2015 · Società e Terzo Settore
La società del 4 per cento
Una radiografia della partecipazione e del disimpegno nella società italiana: chi è quel 4 per cento che fa la differenza.
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Sociometrica (2015). La società del 4 per cento. https://www.sociometrica.it/research/societa-del-4-per-cento
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il
regno
Piemontese
5
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Il
presente
lavoro
è
stato
realizzato
per
l’Associazione
Libertàeguale
da
un
gruppo
di
lavoro
diretto
da
Antonio
Preiti,
con
la
collaborazione
di
Gianfranco
Cataldi.
19
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INDICE:
1.
Il
Paese
reale
Pag.
21
2.
I
fattori
che
spaccano
l’Italia
Pag.
24
3.
Quattro
tipologie,
quattro
filosofie:
Pag.
29
Edonisti
Pag.
29
Impegnati
Pag.
35
Appagati
Pag.
40
Esclusi
Pag.
44
4.
Ricollegare
élite
e
popolo
Pag.
49
Tavole
di
contingenza
dei
cluster
Pag.
54
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1.
Il
Paese
reale
Qual
è
la
realtà
del
paese?
Quali
sono
i
comportamenti
e
le
idee
che
danno
forma
e
sostanza
alla
nostra
comunità
nazionale?
Quali
le
condizioni
e
le
suggestioni
dell’oggi
che
profetizzano
il
futuro?
I
modi,
le
tecniche,
le
metodologie
per
farsi
un’idea
sono
molti
e
non
sempre
soddisfacenti.
Abbiamo
a
disposizione
una
grande
massa
di
dati
su
molti
aspetti
della
vita
nazionale.
Spesso
però
usiamo
solo
l’intuito,
senza
alcuna
verifica
delle
nostre
ipotesi.
Altre
volte
prendiamo
un
singolo
dato
e
su
quello
costruiamo
un’interpretazione
del
mondo,
o
almeno
del
presente.
Da
qualche
anno
abbiamo,
o
potremmo
avere,
a
disposizione
un
nuovo
insieme
di
dati
che
arrivano
dal
mondo
digitale,
dovuti
appunto
alla
rivoluzione
delle
nuove
tecnologie
che
offrono
un
dettaglio
dei
fenomeni
mai
visto
prima.
Tanti
dati,
ma
difficilmente
si
riesce
a
ricavarne
una
visione
unitaria,
sintetica,
convergente
La
difficoltà,
alla
fine,
è
di
avere
allo
stesso
tempo
una
conoscenza
del
Paese
che
vada
in
profondità
e
restituisca
allo
stesso
tempo
risultati
comprensibili,
semplici,
facili
da
interpretare.
Essere
insieme
analitici
e
sintetici,
se
possibile.
La
questione
non
si
ferma
alla
contrapposizione
tra
analisi
e
sintesi,
ma
riguarda
anche
la
natura
dei
dati
da
considerare.
Per
avere
un’effettiva
comprensione
della
realtà
sociale
bisogna
considerare
le
opinioni,
perché
tutto
nasce
nella
mente
delle
persone
(conoscere
quali
siano
le
idee,
aiuta
poi
a
capire
meglio
le
azioni
a
cui
quelle
idee
portano)
e
i
comportamenti.
I
comportamenti
sono
più
forti
delle
idee,
perché
le
sottendono
e
le
danno
spessore.
Misurare
i
comportamenti
è
più
forte
che
registrare
semplicemente
le
idee.
1
Idee
e
comportamenti
sono
elementi
che,
ciascuno
per
il
suo
merito,
e
considerate
insieme,
ci
aiutano
a
capire
il
senso
delle
cose.
Il
metodo
migliore
è
quando
idee
e
comportamenti
sono
misurati
nello
stesso
tempo
e
per
le
stesse
persone.
Così
è
possibile,
nello
stesso
istante,
sapere
qual
è
l’opinione
di
una
persona
su
una
singola
questione,
e
sapere
quali
comportamenti
relativi
a
quell’opinione
sono
messi
in
pratica.
Perciò
il
modo
migliore
è
considerare
più
aspetti
della
vita
personale
e
sociale
presenti
nella
singola
persona,
per
vederne
connessioni,
nessi
causali
e
corrispondenze.
Su
queste
basi
ogni
anno
l’Istat
realizza
un’indagine
particolarmente
interessante
che
si
occupa
di
innumerevoli
aspetti
della
vita
delle
persone.
L’indagine
ha
per
nome
“Aspetti
della
vita
quotidiana”
ed
è
realizzata
1
Questi
due
elementi
(le
opinioni
e
i
comportamenti)
sono
essenziali
per
capire
lo
stato
del
Paese.
Per
esemplificare
la
natura
e
il
peso
dei
due
elementi
possiamo
fare
qualche
esempio.
Una
cosa
è
esprimere,
magari
in
un
sondaggio
specifico,
la
propria
opinione
sui
prodotti
biologici,
un’altra
è
sapere
quante
volte
si
è
andati
in
un
negozio
di
prodotti
biologici
(o
con
quale
abitudine)
o
sapere
ancora
qual
è
il
fatturato
del
settore
biologico.
Allo
stesso
modo,
una
cosa
è
esprimere
un’opinione
sui
partiti,
o
sulla
politica,
un’altra
sapere
quante
volte
si
è
partecipato
a
una
riunione
di
natura
politica,
o
quante
volte
alla
settimana
capita
di
parlare
di
argomenti
politici
e
di
informarsene.
21
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attraverso
un
campione
molto
importante:
sono
24mila
le
famiglie
interpellate
e
54mila
le
persone
intervistate.
Niente
a
che
fare
con
i
sondaggi
che
siamo
soliti
leggere
sui
quotidiani
o
dei
cui
risultati
abbiamo
notizia
nei
talk
show,
quando
il
campione
non
va
oltre
le
1.000
persone
circa.
Il
primo
elemento
rilevante
è
perciò
la
numerosità
del
campione,
che
permette
di
avere
cognizione
anche
di
dimensioni
territoriali
molto
piccole,
e
di
stimare
comportamenti
anche
minoritari.
Il
secondo
è
costituito
dalla
grande
varietà
delle
materie
trattate
nell’intervista
personale,
perché
nello
stesso
colloquio
sono
affrontati
temi
molto
diversi
e
di
solito
affrontati
separatamente.
Le
variabili
considerate
sono
ben
742
e
gli
argomenti
affrontati
sono
molti.
Possiamo
citare
gli
aspetti
demografici
(es.
età,
tipologia
della
famiglia,
livello
di
istruzione,
ecc.);
l’utilizzo
dei
mezzi
di
trasporto
(privati
e
pubblici:
quali,
ogni
quanto,
e
per
quali
ragioni);
i
viaggi
e
le
vacanze
(quante
e
dove);
le
attività
sportive
(ancora
quante
e
quali
e
con
quale
cadenza);
i
consumi
culturali
(teatro,
cinema,
visita
ai
musei,
ecc.);
l’utilizzo
dei
media
(computer,
televisione,
lettura
dei
giornali,
ecc.);
le
attività
di
volontariato
(quante,
quali,
con
quale
impiego
di
tempo);
il
rapporto
con
la
giustizia
(coinvolgimento
in
cause
civili,
conoscenza
di
istituti
come
la
mediazione,
i
motivi
per
cui
non
si
è
fatto
ricorso
alla
giustizia
civile,
ecc.);
i
consumi
e
le
abitudini
alimentari
(cosa
si
mangia
e
in
quale
quantità
e
modalità,
pasti
fuori
casa,
ecc.);
la
sanità
(eventuali
malattie,
ricoveri,
ecc.);
ci
sono
poi
aspetti
di
auto-‐valutazione
della
vita
personale
(quanto
si
è
soddisfatti
della
propria
vita,
del
proprio
lavoro,
delle
relazioni
familiari,
amicali);
il
giudizio
sulla
politica
(sui
partiti
e
sulle
maggiori
istituzioni);
le
valutazione
dei
servizi
pubblici
(traffico,
ambiente,
energia,
scuola,
raccolta
dei
rifiuti,
ecc.);
il
numero
di
oggetti
elettronici
presenti
a
casa
e
altro
ancora.
In
sostanza,
sono
considerati
aspetti
della
vita
quotidiana,
di
cui
abbiamo
altrimenti
percezione
solo
in
termini
di
valore
assoluto
di
un
singolo
aspetto:
sappiamo
quanti
sono,
ad
esempio,
i
biglietti
venduti
al
cinema,
o
al
museo,
ma
non
sappiamo
su
quante
persone
sono
distribuiti.
Nel
2014,
ad
esempio,
sono
stati
venduti
in
Italia
91milioni
di
biglietti
al
cinema.
Siamo
una
popolazione
di
60
milioni
di
persone,
perciò
è
importante
sapere
se
ad
acquistarli
siano
stati
un
milione
di
persone
o
dieci
milioni,
o
addirittura
venti,
nelle
tre
ipotesi
ne
deriverebbe
un
profilo
ben
diverso
del
paese.
E
poi
è
ancora
più
utile
sapere
se
i
milioni
di
biglietti
venduti
al
cinema
e
i
milioni
di
biglietti
al
museo
siano
andati
alle
stesse
persone
o
a
persone
diverse.
Anche
dalla
diversa
(o
uguale)
distribuzione
del
consumo
nella
popolazione
dei
settori
dello
spettacolo
e
della
cultura,
deriva
la
percezione
effettiva
del
paese.
Siamo
troppo
abituati
a
giudicare
i
risultati
dei
singoli
aspetti
nelle
loro
dinamiche
interne
e
non
su
come
siano
“spalmati”
sulla
popolazione.
Una
volta
raccolta
una
così
grande
massa
di
dati,
fatti
gli
incroci
possibili,
arriva
il
problema
della
sintesi.
Il
punto
fondamentale
diventa
creare,
o
22
Pagina 23 — PDF originale
meglio
osservare,
le
connessioni
fra
un
elemento
e
l’altro
e
cercare
quell’elemento
(o
quegli
elementi)
che
influenzano
(e
spesso
determinano)
tutti
gli
altri.
In
particolare,
si
tratta
di
capire
quali
siano
gli
elementi
che
dividono
la
popolazione,
cioè
quelli
che
creano
le
differenze
di
comportamento.
L’obiettivo
è
quello
di
descrivere
la
popolazione
in
maniera
sintetica
e
con
profondità.
Perciò
è
importante
capire
se,
oggi,
il
fattore
che
determina
comportamenti
differenti
e
divergenti
sia
l’età,
la
geografia,
l’ampiezza
del
posto
in
cui
si
vive,
lo
status
di
salute
o
dell’istruzione,
la
frequenza
di
attività
associazionistiche
e
quelle
politiche,
la
famiglia,
i
consumi
o
altro
ancora.
È
un
po’
come
nei
terremoti,
per
capire
l’entità
del
fenomeno
si
cerca
la
faglia,
lì
dove
il
terreno
si
è
diviso,
perché
lì
è
l’epicentro
e
da
lì
bisogna
partire
per
capirne
gli
effetti.
La
tecnologia
statistica
migliore
per
ottenere
questo
risultato
è
la
“cluster
analysis” 2 .
Agisce
sostanzialmente
così:
considera
una
moltitudine
di
variabili
(e
nel
nostro
caso
sono
davvero
tante),
cerca
gli
assi
(i
fattori)
su
cui
si
addensa
il
maggior
numero
di
variabili
e
osserva
la
loro
correlazione.
È
evidente
che
ci
sia
un
legame
tra
occupazione
e
reddito,
fra
occupazione
e
uno
specifico
comportamento,
fra
l’ampiezza
del
centro
in
cui
si
vive
e
specifici
consumi.
Allora
bisogna
vedere
il
legame
non
teorico,
ma
effettivo,
nella
realtà,
qui
e
ora,
di
ciascuna
variabile
con
le
altre
e
capire
quale,
più
di
tutte,
influenza
il
numero
più
grande
di
variabili
e
quali.
Il
legame
non
è
deciso
“ex
ante”
dall’intuito
del
ricercatore,
secondo
la
sua
interpretazione
del
mondo,
ma
è
esattamente
il
risultato
dell’analisi
statistica
delle
corrispondenze.
L’obiettivo
finale
è
di
identificare
specifici
gruppi
sociali
che
abbiano
la
caratteristica
di
essere
al
massimo
omogenei
al
loro
interno
e
al
massimo
distinti
uno
dall’altro.
La
tecnologia
crea
perciò
dei
cluster
(gruppi,
grappoli)
e
identifica
per
ciascun
gruppo
gli
elementi
più
distintivi.
In
questo
modo
si
riesce
nell’impresa
di
avere
profondità
(derivante
dal
numero
di
variabili
considerate
e
della
loro
connessione)
e
sintesi
(un
numero
molto
limitato
di
gruppi
sociali).
La
nostra
analisi
cluster,
originale,
è
perciò
realizzata,
come
detto,
sulla
base
dei
dati
dell’indagine
Istat,
già
citata.
2
Non
è
la
sola,
e
ha
anche
molte
varianti,
ma
ci
sembra
quella
che
promette
di
più,
per
i
fini
della
nostra
analisi.
23
Pagina 24 — PDF originale
2.
I
fattori
che
spaccano
l’Italia
Quali
sono
i
“driver”,
ovvero
i
fattori,
le
variabili,
che
delineano
le
differenze
maggiori
nel
paese?
Ogni
persona
ha
caratteristiche,
soggettive
e
oggettive,
e
alcune
differenze
sono
più
importanti
delle
altre.
Alcune
determinano
le
altre.
Perciò
è
fondamentale
isolare
i
fattori
che
maggiormente
contribuiscono
a
determinare
i
gruppi,
la
loro
consistenza,
la
loro
coerenza
e
la
distanza
tra
l’uno
e
l’altro.
Il
fattore
più
importante,
che
influenza
molte
altre
variabili
e
perciò
una
grande
varietà
di
comportamenti,
è
l’istruzione.
Sembrerebbe
un
elemento
antico,
che
appartiene
al
passato,
quando
istruzione,
reddito
e
peso
sociale
tendevano
a
coincidere.
I
più
ricchi
erano
anche
i
più
colti
e
avevano
anche
i
ruoli
pubblici
più
rappresentativi.
Da
molti
anni
non
è
più
così,
nel
senso
che
la
convergenza
descritta
non
è
più
così
stringente
e
così
definitiva.
Ci
sono
posizioni
di
ricchezza
cui
non
corrisponde
un
livello
di
istruzione
molto
elevato,
allo
stesso
modo
ci
sono
livelli
di
istruzione
molto
elevati
(e
questa
è
la
novità,
se
vogliamo)
cui
non
corrisponde
più
(o
non
necessariamente)
un
livello
di
reddito
ugualmente
elevato.
Per
altro
né
la
ricchezza,
né
l’istruzione
sono
le
esclusive
componenti
nel
ricoprire
incarichi
di
natura
sociale
o
di
rappresentanza
collettiva.
Questo
è
sempre
più
vero,
ma
l’indagine
ci
fa
scoprire
qualcosa
che,
pur
non
smentendo
le
divergenze
prima
citate,
tuttavia
delinea
un
insieme
di
comportamenti,
tutti
legati
uno
all’altro,
che
s’influenzano
a
vicenda,
e
che
sono
determinati
proprio
dal
livello
d’istruzione.
Se
è
vero
che
non
c’è
più
la
piramide
che
fa
convergere
reddito
e
istruzione
in
maniera
stringente,
tuttavia
i
livelli
d’istruzione
determinano
oggi
le
maggiori
disparità
nel
paese.
Prima
di
vedere
quali
siano
i
comportamenti
correlati
tra
loro,
e
determinati
dall’istruzione,
è
necessario
citare
gli
elementi
più
importanti
proprio
di
questa
variabile,
considerata
in
sé.
I
laureati
italiani,
sul
totale
della
popolazione,
rappresentano
il
10,5
(tab.
1),
cui
aggiungendo
i
post
laurea
(0,3
%)
si
arriva
a
poco
meno
dell’11
%3.
Quanti
non
hanno
nessun
titolo
di
studio,
quindi
si
potrebbe
dire
che
sappiano
al
più
leggere
e
scrivere,
rappresentano
addirittura
il
9,9
%,
insomma
appena
un
punto
in
meno
dei
laureati.
In
nessun
altro
paese
europeo
la
quota
di
quanti
hanno
un’istruzione
superiore
è,
più
o
meno,
pari
a
quello
dei
senza
titolo.
Sempre
nel
nostro
paese,
coloro
che
hanno
la
licenza
elementare
rappresentano
il
24,4
%
e
di
scuola
media
il
33,8
%.
Perciò
quasi
il
70
%
del
paese
è
fermo
alla
scuola
dell’obbligo,
cioè
ai
livelli
d’istruzione
imposti
per
legge.
3
Non
c’è
in
questa
sede
l’occasione
di
fare
approfondimenti
sul
tema
dell’istruzione,
ma
si
citano
solo
due
elementi
che
definiscono
il
gap
educativo
del
nostro
paese
rispetto
alla
media
europea:
il
numero
dei
laureati
in
Italia,
nella
fascia
30/34
anni
è
del
20,3
%,
mentre
nel
resto
dell’Europa
(media
fra
i
paesi)
è
del
34,6
%,
quasi
15
punti
di
differenza!
Un
altro
dato
sottolinea
il
peso
delle
famiglie
nella
perpetuazione
del
gap
educativo.
Nelle
famiglie
in
cui
i
genitori
non
siano
arrivati
alla
terza
media,
l’abbandono
scolastico
è
del
27,7
%,
mentre
nelle
famiglie
con
almeno
un
genitore
laureato,
l’abbandono
è
del
2,9
%.
24
Pagina 25 — PDF originale
Tab.
1
–
Livelli
di
istruzione
degli
italiani
nessun
postlaurea
titolo
0%
9%
laurea
elementar 10%
e
18%
diploma
32%
media
inf
31%
Fonte:
Istat,
Aspetti
della
vita
quotidiana,
2015,
elaborazioni
Sociometrica
In
un
paese
nel
quale
la
popolazione
fosse
largamente
distribuita
sui
livelli
medi,
con
una
parte
residuale
dei
“senza
titolo”
e
una
corposa
rappresentanza
della
parte
meglio
istruita
(situazione
che
si
riscontra
in
Francia,
in
Gran
Bretagna,
in
Germania
e
in
altri
paesi)
l’istruzione
in
sé
non
creerebbe
divisioni
così
nette,
come
avviene
nel
nostro
paese.
Quali
sono
allora
i
comportamenti
specifici
che
dipendono
dalla
variabile
istruzione?
Innanzitutto
i
consumi
culturali.
Andare
a
cinema,
a
teatro,
visitare
un
museo,
leggere
i
quotidiani
sono
tutti
consumi
concentrati
nella
parte
di
popolazione
più
istruita.
Non
era
così
un
tempo,
nell’Italia
pre/post
bellica.
Il
cinema
era
molto
popolare,
anche
se
i
livelli
d’istruzione
erano
inferiori
a
quelli
di
adesso;
la
musica
classica
veniva
suonata
nelle
piazze
e
seguita
da
un
pubblico
popolare;
perciò
non
c’è,
in
teoria,
una
legge
necessaria
tra
livello
d’istruzione
e
alcuni
consumi
culturali.
Adesso
però
gran
parte
dei
prodotti
culturali,
dalla
lettura,
al
cinema,
ai
musei
si
concentra
solo
e
quasi
esclusivamente
nella
popolazione
più
istruita;
c’è
un
ritrarsi
della
parte
popolare
nel
consumo
dei
tradizionali
prodotti
culturali.
Naturalmente
l’avvento
della
televisione
ha
cambiato
tutto
e
qui
non
c’è
la
possibilità
di
approfondire
questo
tema,
tuttavia
segnaliamo
che
non
solo
i
prodotti
legati
alla
lettura
(che
evidentemente
hanno
bisogno
dell’istruzione
di
base
necessaria)
ma
qualunque
prodotto
d’ordine
culturale
oggi
è
ampiamente
precluso
all’uso
popolare.
Fa
eccezione,
e
molto
positiva,
il
mondo
nuovo
creato
da
internet,
e
su
questo
ci
torneremo,
perché
è
un
altro
dei
driver
che
divide
il
paese.
Non
sono
solo
i
consumi
culturali
a
essere
influenzati
dalla
variabile
istruzione,
ma
anche
la
partecipazione
politica,
oramai,
è
ampiamente
determinata
dal
livello
d’istruzione.
La
politica
(nel
senso
dell’interesse
generale
verso
la
politica)
è
largamente
influenzata
dal
livello
d’istruzione.
25
Pagina 26 — PDF originale
La
stessa
partecipazione
elettorale
sembra
molto
influenzata
dai
livelli
d’istruzione.
Lo
stesso
uso
di
internet
è
molto
influenzato
dal
livello
di
studio,
sia
come
accesso
al
mondo
di
internet
in
sé,
sia
come
scelte
interne
su
come
utilizzare
le
sue
varie
tipologie
d’utilizzo,
una
volta
avutone
accesso.
Anche
la
partecipazione
civica,
dal
volontariato
all’impegno
nelle
associazioni,
è
fortemente
influenzata
dal
livello
d’istruzione.
Perciò
si
tratta
di
una
variabile
che
scatena
una
serie
di
conseguenze
non
solo
sul
suo
terreno
diretto
(i
consumi
culturali)
ma
su
un
piano
molto
più
ampio.
Il
secondo
fattore,
forse
sorprendente,
è
l’atteggiamento
generale
verso
“gli
altri”.
Nel
questionario
c’erano
alcune
domande
per
comprendere
quanto
sia
elevata
la
propensione
a
farsi
coinvolgere
in
attività,
azioni,
discussioni.
E
altre
ancora
per
misurare
la
percezione
del
mondo
esterno.
Una
domanda,
ad
esempio,
invitava
a
valutare
quanta
fiducia
meritino
gli
altri,
in
generale;
se
insomma
ci
si
possa
fidare
o
meno
di
tutto
ciò
che
non
è
la
propria
famiglia
e
il
proprio
giro
di
amici
e
conoscenti.
Dalla
risposta
a
questa
domanda
ne
discendono
molte
conseguenze.
Il
78,8
%
(tab.
2)
sostiene
che
non
si
possa
avere
fiducia
verso
gli
altri
e
il
21,2
%
che,
invece,
se
ne
possa
avere.
La
conseguenza
è
che
non
fidarsi
degli
altri
porta
a
una
chiusura
e,
in
alcuni
casi,
a
un’implosione
dentro
il
proprio
mondo
di
riferimento.
Se
non
ci
si
fida
degli
altri,
al
limite,
non
si
fanno
neppure
investimenti,
perché
comunque
un
po’
bisogna
fidarsi
degli
altri
(come
soci,
come
fornitori,
come
clienti)
per
fare,
ad
esempio,
un’impresa.
Dove
la
variabile
fiducia
è
negativa,
ne
deriva
un
atteggiamento
anti-‐
politico,
anti-‐associazionismo,
anti-‐dimensione
collettiva
di
ogni
cosa.
Da
qui
il
passaggio
all’auto-‐isolamento,
nonostante
coinvolga
la
maggioranza,
diventa
immediato.
Una
possibile
causa,
o
concausa,
di
questo
sentimento
di
sfiducia
generalizzata
verso
il
mondo
esterno
può
essere
conseguenza
anche
dell’insicurezza
personale:
solo
il
9,5
%
della
popolazione
dice
di
sentirsi
del
tutto
sicuro
sul
piano
personale,
rispetto
alla
criminalità.
Il
47,9
%
si
dice
abbastanza
sicuro,
rimane
perciò
quasi
un
40
%
della
popolazione
che
si
sente
poco
o
per
niente
sicuro
di
“camminare
nelle
strade”,
per
com’era
posta
la
domanda.
Gli
altri,
o
perché
sembrano
aver
perduto
un
sentimento
di
fratellanza,
o
comunque
di
condivisione
del
destino
nazionale
e
civico,
o
perché
sono
confusamente
messi
insieme
a
fenomeni
a
loro
volta
di
natura
molto
diversa
(il
pericolo
della
micro
criminalità,
la
paura
dell’immigrazione,
la
modernità
che
disturba)
sono
accomunati,
oggi,
da
un
sentimento
negativo
generalizzato.
26
Pagina 27 — PDF originale
Tab.
2
–
Livelli
di
fiducia
degli
Italiani
verso
“gli
altri”
miducia
negli
altri
21%
non
miducia
79%
Fonte:
Istat,
Aspetti
della
vita
quotidiana,
2015,
elaborazioni
Sociometrica
Il
terzo
fattore,
al
contrario
del
precedente,
è
quello
meno
sorprendente,
perché
riguarda
il
lavoro
e
l’occupazione.
Avere
un
lavoro,
o
meglio,
essere
in
una
posizione
attiva
nel
mondo
del
lavoro
cambia
radicalmente
le
cose
rispetto
a
chi
non
ce
l’ha,
o
non
ce
l’ha
più,
o
non
ce
l’ha
ancora.
Il
40,2
%
(tab.
3)
è
effettivamente
nel
mondo
del
lavoro,
mentre
il
60,0
%
circa
della
popolazione
o
per
un
motivo
(ritirato)
o
per
l’altro
(casalinga,
studente,
in
cerca
di
occupazione)
ne
è
fuori.
Altra
variante
del
lavoro
che
incide
nella
formazione
dei
gruppi
della
cluster
è
il
tipo
di
lavoro;
fa
differenza
se
nella
pubblica
amministrazione
o
autonomo.
Questa
differenza
connota
in
maniera
netta
due
gruppi
su
quattro:
un
gruppo
è
incardinato
proprio
sul
lavoro
autonomo,
nelle
sue
varie
sfaccettature
e
variazioni
tipologiche
e
l’altro
è
incardinato
sull’impiego
pubblico.
Le
variabili
relative
all’occupazione
perciò
delineano
un’ideale
asse
cartesiano,
dove
nel
primo
caso
si
contrappongono
lavoro
autonomo
e
lavoro
pubblico
e
nel
secondo
l’iper-‐lavoro
(cioè
essere
intensamente
e
più
fronti
impegnati
sul
lavoro)
e
il
non
lavoro
(essere
pensionati,
casalinghe,
o
in
cerca
di
nuova
o
di
prima
occupazione.
Tab.
3
–
Rapporto
degli
Italiani
con
il
lavoro
altro
3%
occupato
ritirato
40%
22%
studente
8%
casalinga
15%
cerca
cerca
prima
occ
nuova
occ
3%
9%
Fonte:
Istat,
Aspetti
della
vita
quotidiana,
2015,
elaborazioni
Sociometrica
27
Pagina 28 — PDF originale
Il
quarto
fattore
è
l’universo
digitale,
o
meglio
internet.
In
questo
caso
non
ci
sono
molte
sfumature,
perché
la
metà
degli
Italiani
usa
correntemente
il
computer
e
il
52,4
%
(tab.
4)
va
su
internet;
inoltre,
in
proporzione
crescente
utilizza
internet
dal
telefono
e
dal
tablet
più
che
dal
computer.
La
“zona
grigia”
è
solo
del
4,6
%
che
occasionalmente
usa
il
computer
e
va
su
internet.
In
sostanza
è
una
situazione
on/off,
la
metà
della
popolazione
vi
ha
accesso
e
l’altra
metà
no.
Vedremo
che
questa
variabile
incide
molto
nel
determinare
l’appartenenza
a
uno
specifico
gruppo,
mentre
non
incide
per
nulla
nell’appartenenza
all’uno
o
l’altro
dei
tre
che
rimangono.
In
sostanza,
chi
non
ha
accesso
a
internet,
solo
per
questa
circostanza,
non
ha
accesso
a
uno
strumento
che
cambia,
talvolta
radicalmente,
i
comportamenti,
le
abitudini
e
gli
stili
di
vita.
Chi,
invece,
è
dentro
il
mondo
di
internet,
lo
è
in
maniera
differenziata,
o
perché
sceglie
alcuni
usi
piuttosto
che
altri,
o
perché
inserisce
in
maniera
differente
internet
nel
menu
del
suo
stile
di
vita.
Tab.
4
–
Accesso
degli
Italiani
a
internet
no
si
internet
internet
sempre
43%
52%
sì
internet
talvolta
5%
Fonte:
Istat,
Aspetti
della
vita
quotidiana,
2015,
elaborazioni
Sociometrica
I
quattro
elementi
sono
distinti,
ma
hanno
una
radice
comune
molto
forte,
e
si
ritrova
proprio
nell’istruzione.
Quest’ultima,
oltre
a
essere
il
fattore
che
determina
maggiormente
le
divisioni
sociali,
è
anche
direttamente
quello
che
influenza
i
consumi
culturali,
e
più
indirettamente,
ma
non
troppo,
anche
le
questioni
che
attengono
al
lavoro
e
all’accesso
nel
mondo
digitale.
Una
qualche
correlazione,
si
è
visto,
c’è
anche
con
il
grado
d’apertura
verso
il
mondo
esterno,
anch’esso
influenzato
dai
livelli
d’istruzione.
Una
volta
identificati
i
fattori
che
maggiormente
contribuiscono
a
determinare
i
profili
dei
gruppi
sociali,
non
resta
che
vedere
quanti
e
quali
siano
questi
gruppi.
28
Pagina 29 — PDF originale
3.
Quattro
tipologie,
quattro
filosofie
L’analisi
delle
corrispondenze,
dei
legami
e
delle
relazioni
tra
le
diverse
variabili
(nel
nostro
caso
quelle
attive
erano
relative
ai
consumi
culturali,
all’uso
di
internet,
al
rapporto
con
la
politica,
alle
valutazione
della
vita
personale,
delle
relazioni
sociali
e
familiari,
della
lettura
dei
quotidiani,
del
rapporto
di
fiducia
con
il
prossimo
e
alle
fonti
di
reddito)
ha
creato
in
automatico,
cioè
attraverso
l’analisi
statistica
dei
valori
assunti
dalle
oltre
700
variabili,
quattro
gruppi
sociali.
Ciascuno
di
essi
ha
uno
o
più
elementi
che
trascinano
tutti
gli
altri
e
ne
delineano
l’identità.
Attraverso
i
nomi
dati
all’uno
e
all’altro
abbiamo
cercato
di
mettere
in
evidenza
il
tratto
unificante
di
ciascun
gruppo.
3.1
Edonisti
Rappresentano
il
12,2
%
della
popolazione.
Il
loro
driver
costitutivo
è
dato
da
una
certa
concezione
della
libertà:
infatti,
scelgono
spesso
professioni
autonome,
liberali,
comunque
non
le
occupazioni
nel
pubblico
impiego
e,
in
generale,
le
occupazioni
stabili,
impiegatizie,
o
che
si
possano
ricondurre
allo
stipendio
fisso.
Naturalmente
talvolta
fanno
arte
combinatoria
tra
un’occupazione
stabile
e
le
attività
extra,
tuttavia
il
dato
prevalente
è
proprio
quello
della
libertà
nel
lavoro.
L’altro
tratto
saliente
è
dato
da
uno
stile
centrato
sulla
qualità
della
vita,
con
un
posto
di
rilievo
per
il
leisure,
perciò
molte
vacanze,
cura
del
corpo,
pratica
dello
sport,
“centralità”
dei
week
end.
E’
un
gruppo
sostanzialmente
di
ottimisti:
ha
una
certa
fiducia
nella
gente,
nel
prossimo,
nel
proprio
lavoro.
E’
soddisfatto
della
propria
vita,
che
sostanzialmente
gira
intorno
alla
persona,
alla
famiglia
e,
molto
più
che
in
altri
gruppi,
agli
amici.
Anagraficamente
è
connotato
dalla
presenza
giovanile
e
non
necessariamente
di
single.
Grande
prevalenza
di
uomini
rispetto
alle
donne,
che
in
questo
gruppo
sono
minoranza.
Fanno
grande
consumo
di
tecnologia,
si
tengono
informati
sulle
cose
politiche,
ma
non
sono
coinvolti,
se
non
per
la
parte
che
può
riguardarli
personalmente
(lavoro,
cittadinanza,
ecc.),
rifuggono
tutto
ciò
che
è
politico
o
collettivo.
Leggono
poco,
vedono
abbastanza
televisione
e
la
metà
non
ha
letto
neppure
un
libro
negli
ultimi
12
mesi.
Molto
presenti
su
internet,
ma
soprattutto
per
la
parte
social,
quella
relazionale
e
poco
per
gli
aspetti
più
professionali
che
comunque
sono
presenti
sul
web.
In
una
parola
molto
facebook,
un
po’
twitter
e
quasi
nulla
Linkedin.
Vediamo
adesso
il
dettaglio
e
le
altre
caratteristiche
del
gruppo.
29
Pagina 30 — PDF originale
Molto
giovani
e
poche
donne
Come
sono
composte
le
famiglie
degli
“Edonisti”?
Il
gruppo
non
è
necessariamente
composto
da
“single”,
anche
perché
l’idea
che
single
sia
sinonimo
di
edonismo
è
una
percezione
del
passato.
Gli
“Edonisti”
hanno
famiglie
piene,
ma
non
numerose.
Nel
gruppo
i
“single”
rappresentano
il
9,9
%,
contro
la
media
della
popolazione
del
13,0%;
mentre
la
modalità
più
consueta
è
quella
di
due
genitori
con
due
figli.
Per
quanto
riguarda
l’età,
sono
presenti
tutte
le
fasce,
con
eccezione
delle
classi
più
anziane.
Mentre
la
media
nazionale
della
classe
d’età
sopra
i
60
anni
è
del
19,5
%,
in
questo
gruppo
si
riducono
all’8,4
%.
C’è
poi
una
prevalenza
notevole
dei
giovani
fino
a
40
anni,
che
rappresentano
circa
la
metà
del
gruppo
(48,6%).
Nel
gruppo
prevalgono
nettamente
gli
uomini,
che
rappresentano
il
66,3
%
e
le
donne
perciò
appena
il
33,7
%.
E’
l’unico
dei
quattro
cluster
individuati
dove
non
c’è
il
bilanciamento
tra
i
sessi.
Occupazioni
libere,
poco
posto
fisso
Sul
piano
dell’istruzione,
i
laureati
sono
in
linea
con
la
media
nazionale
(9,6
%),
ma
leggermente
sotto.
Vi
è,
invece,
una
netta
prevalenza
dei
diplomati
(48,1
%
contro
la
media
del
31,7
%)
e
di
quanti
hanno
la
licenza
media,
34,5
%
contro
la
media
generale
del
30,8
%.
Pochi
quelli
con
licenza
elementare,
pochissimi
quelli
che
non
hanno
nessun
titolo
di
studio.
La
loro
posizione
dal
punto
di
vista
occupazionale
è
molto
positiva,
perché
è
occupato
il
48,6
%,
contro
la
media
del
40,2
%.
Essendo
le
classi
d’età
giovanili
molto
rappresentate,
sono
sopra
la
media
anche
quelli
in
cerca
di
prima
occupazione
o
in
cerca
di
una
nuova
occupazione.
Soprattutto
i
primi.
La
quota
delle
casalinghe
è
pressoché
inesistente
(solo
il
3,1
%
contro
il
15,4
%),
allo
stesso
modo
i
pensionati,
che
rappresentano
appena
il
7,0
%
contro
la
media
del
21,5
%.
Sovra-‐rappresentati
anche
gli
studenti
(22,0
%
contro
l’8,2
%).
Dal
punto
di
vista
del
settore
economico,
prevalgono
le
professioni
autonome,
a
cominciare
dal
commercio.
Il
settore
commercio,
turismo,
con
alberghi
e
ristoranti
e
altre
attività
professionali
come
la
finanza
e
le
assicurazioni
raggiungono
il
35,1%.
In
sostanza
più
di
un
terzo
del
gruppo
è
impegnato
nel
settore
del
terziario
privato.
Buona
anche
la
presenza
nell’edilizia.
Poco
rappresentato
il
settore
dell’istruzione,
della
sanità
e,
in
generale,
della
pubblica
amministrazione.
Non
c’è
una
prevalenza
geografica
spiccata
per
questo
gruppo.
L’insieme
delle
regioni
centrali
del
paese
è
il
territorio
dove
c’è
una
relativamente
30
Pagina 31 — PDF originale
maggiore
rappresentazione
del
gruppo.
Non
ci
sono
però
prevalenze
nette
e
fortemente
distintive.
Una
maggiore
connotazione
si
vede
quando
si
analizza
l’ampiezza
del
comune:
perché
il
gruppo
si
concentra
maggiormente
nei
centri
medio-‐grandi,
le
città
da
cinquanta
a
200
mila
abitanti.
La
prevalenza
del
leisure
E’
un
gruppo
che
ama
molto
viaggiare,
fare
vacanze,
godersi
la
vita,
diremmo.
Dal
punto
di
vista
delle
vacanze,
il
55
%
ne
fa
almeno
una
all’anno
(nella
media
generale
il
numero
di
Italiani
che
fa
almeno
una
vacanza
all’anno
è
circa
il
40
%).
Il
10,5
%
fa
due
periodi
e
il
5
%
ancora
di
più.
Il
viaggio
è
una
componente
dell’edonismo,
ma
naturalmente
non
è
la
sola,
e
forse
neppure
la
principale;
in
questo
gruppo
l’elemento
vacanze
è
molto
presente,
ma
non
lo
distingue
rispetto
al
secondo
e
al
terzo,
mentre
lo
distingue
nettamente
dal
quarto.
Le
destinazioni
scelte
per
la
vacanza
sono
sia
italiane,
sia
estere,
e
in
questo
non
si
distinguono
dagli
altri
due
gruppi
che
pure
“consumano”
molte
vacanze.
Per
quel
che
riguarda
le
attività
di
volontariato,
il
gruppo
è
abbastanza
in
linea
con
la
media
generale,
perciò
non
si
tratta
di
un’attività
distintiva,
né
in
senso
positivo,
né
in
senso
negativo.
Dal
punto
di
vista
della
frequenza
alle
attività
religiose,
il
25,1
%
non
va
mai
in
chiesa,
contro
la
media
generale
del
20,9
%
e
se
a
questa
modalità
si
aggiunge
anche
quella
dell’andare
in
chiesa
una
sola
volta
negli
ultimi
dodici
mesi,
si
arriva
per
questo
gruppo
al
67,2
%,
contro
la
media
generale
del
52,7
%.
Chi
frequenta
la
chiesa
una
volta
o
più
alla
settimana
rappresenta
il
17,2
%
contro
la
media
generale
del
30,1
%.
Insomma,
non
frequentano
molto
la
chiesa.
Il
gruppo
degli
“edonisti”
pratica
molto
lo
sport:
il
40
%
lo
fa
con
continuità,
contro
il
20,4
%
della
media
generale;
bisogna
poi
aggiungere
che
il
24,4
%
lo
fa
in
maniera
saltuaria,
perciò
il
64,4
%
del
gruppo
pratica
uno
sport
contro
la
media
generale
del
32,2
%,
più
del
doppio,
perciò.
Nonostante
la
vena
sportiva,
sul
bere
e
sul
fumo
il
gruppo
è
sopra
la
media,
anche
se
non
è
un
tratto
che
li
separi
in
maniera
netta
e
piena
dal
resto
della
popolazione.
Il
28,0
%
del
gruppo
fuma,
contro
la
media
del
21,1
%,
e
inoltre
è
anche
il
gruppo
che
in
percentuale
ha
smesso
di
fumare
meno
degli
altri:
il
23,0
%
della
popolazione
italiana
oggi
non
fuma,
ma
fumava
prima.
Questa
percentuale
vale
solo
per
il
18,3
%
nel
gruppo
degli
“edonisti”.
31
Pagina 32 — PDF originale
Tanti
televisori
in
casa,
ma
vince
la
radio
Decisamente
sono
appassionati
della
radio:
non
la
ascolta
per
nulla
il
24,7
%
contro
la
media
generale
del
41,9
%.
Chi
la
ascolta
sempre
rappresenta
la
metà
del
gruppo
(50,3
%)
contro
la
media
del
34,1
%.
La
maggioranza
del
gruppo
ascolta
la
radio
per
almeno
un’ora
al
giorno,
e
il
30
%
sopra
le
due
ore
quotidiane.
Insomma,
sono
molto
radioascoltatori.
Rispetto
alla
televisione,
gli
“edonisti”
ne
vedono
abbastanza
e
non
sono
“addicted”:
l’86,6
%
supera
l’ora
media
al
giorno,
e
il
60,0
%
va
oltre
le
due
ore.
Non
ci
sono
gli
“alcolisti”
della
televisione.
Questo
gruppo
prevale
però
sugli
altri
nettamente
per
il
numero
di
televisori
posseduti:
il
25
%
ha
tre
televisori
o
un
numero
ancora
maggiore.
Da
notare
che
il
5,4
%
ha
addirittura
quattro
televisori
in
casa.
Questa
prevalenza
televisiva
si
riscontra
anche
nel
possesso
di
un’antenna
parabolica.
Quasi
la
metà
del
gruppo
(49,2
%)
ne
ha
una,
contro
la
media
generale
del
39,9
%.
E’
il
gruppo
con
la
più
alta
percentuale
di
televisori
e
abbonamenti
satellitari.
Grande
familiarità
con
il
mondo
digitale,
ma
solo
social
Il
computer
è
un
mezzo
largamente
impiegato
dal
gruppo
degli
“edonisti”,
precisamente
dall’84,2
%,
contro
una
media
generale
del
57,0
%.
Non
arrivano
ai
picchi
del
secondo
gruppo,
ma
sono
largamente
oltre
l’utilizzo
medio.
Per
il
loro
accesso
a
internet
usano
ampiamente,
e
più
di
tutti,
il
telefono,
esattamente
nel
36,7
%
dei
casi,
contro
la
media
generale
del
22,8
%.
Anche
il
computer
portatile
è
ampiamente
utilizzato
(nel
21,8
%
dei
casi,
contro
la
media
del
15,1%).
Usano
molto
le
mail,
ma
soprattutto
vivono
con
e
sui
social
media:
ben
il
69,8
%
di
quanti
hanno
accesso
a
internet,
utilizzano
facebook,
twitter
e
il
resto
dei
social
media.
Sono
alla
pari,
anzi
leggermente
superiori,
per
questo
aspetto
al
secondo
gruppo.
A
differenza
di
questi
ultimi,
però,
non
esprimono
opinioni
di
carattere
pubblico
o
politico
sugli
stessi
social
media.
Il
loro
è,
prevalentemente,
un
impiego
di
tipo
relazionale,
interpersonale.
La
prevalenza
interpersonale
nell’uso
di
internet
è
poi
dimostrata
dal
(relativamente)
numero
di
persone
che
legge
gli
ebook
(19,2%).
Un
po’
diversa
è
la
situazione
per
gli
acquisti
on
line
di
oggetti,
di
merce
in
generale,
qui
gli
“edonisti”
sono
sopra
la
media
10,9%
contro
l’8,4%.
Scarse
letture
Per
quanto
riguarda
la
lettura
dei
quotidiani
cartacei,
così
come
del
resto
dei
consumi
culturali,
occorre
fare
una
netta
distinzione
tra
i
primi
tre
gruppi,
con
anche
notevoli
differenze
interne,
e
il
quarto
gruppo,
per
il
32
Pagina 33 — PDF originale
quale
prevale
l’assenza
di
ogni
consumo
di
questa
natura.
Restando
alle
differenze
sui
primi
tre,
si
osserva
che
la
lettura
dei
quotidiani
cartacei
è
presente
ma
non
prevalente
in
questo
gruppo.
Lo
stesso
avviene
per
i
libri:
nessuno
libro
letto
dal
52,0
%
di
questo
gruppo,
inferiore
solo
al
quarto
gruppo,
dove
questa
percentuale
assume
un
peso
esorbitante.
Se
si
considera
che
in
questo
gruppo
c’è
una
parte
considerevole
di
studenti,
si
può
dire
che
il
resto
del
gruppo
non
legge
affatto.
Soddisfatti
della
vita
personale
Ci
sono
vari
livelli
dove
si
può
esprimere
la
soddisfazione
o
meno
per
la
propria
situazione
personale:
quello
economico,
quello
relativo
alla
salute,
alle
relazioni
familiari,
verso
gli
amici
e
per
le
attività
del
tempo
libero.
La
percezione
della
situazione
economica
di
questo
gruppo
è
superiore
alla
media:
solo
per
l’1,6
%
la
situazione
è
“molto
buona”,
ma
per
il
43,0
%
è
abbastanza
buona,
con
la
media
del
41,4
%.
La
quota
di
quanti
vedono
nero
è
il
16,5
%,
contro
la
media
generale
del
19,4%.
Sono
invece
al
primo
posto
per
quanto
riguarda
la
percezione
della
salute:
i
molto
soddisfatti
rappresentano
il
29,4
%,
contro
la
media
del
16,0%.
Certo
incide
nella
percezione
la
circostanza
di
avere
nel
gruppo
pochi
anziani,
tuttavia
il
dato
è
di
grande
ottimismo.
Quelli
che
hanno
una
percezione
negativa
della
propria
salute
rappresentano
lo
0,5
%,
contro
la
media
generale
del
4,3
%.
Buone
anche
le
relazioni
familiari,
ma
che
non
si
discostano
molto
dalla
media.
Migliori
le
relazioni
amicali:
sono
percepite
come
molto
buone
dal
35,3
%
del
gruppo,
contro
il
24,1
%
della
media
generale.
Ancora
migliore
la
percezione
rispetto
alla
soddisfazione
riservata
dal
tempo
libero:
i
molto
soddisfatti
arrivano
a
essere
quasi
il
doppio
rispetto
alla
media
generale.
Richiesti
di
esprimere
un
voto
da
zero
a
dieci
per
esprimere
la
soddisfazione
complessiva
per
la
loro
vita,
il
71,9
%
del
gruppo
indica
un
voto
di
sette
o
superiore.
Si
tratta
perciò
di
persone
che
si
percepiscono
felici,
più
di
ogni
altro
gruppo.
Sulla
percezione
del
futuro
le
cose
non
cambiano.
Secondo
il
37,5
%
del
gruppo
nei
prossimi
cinque
anni
la
loro
situazione
personale
migliorerà.
E’
di
questo
parere
il
22,7
%
della
popolazione.
Quelli
che
ritengono
che
peggiorerà
rappresentano
il
14,1
%,
mentre
il
25,1
%
pensa
che
rimarrà
sostanzialmente
la
stessa.
Informati,
ma
lontani
dalla
politica
Quanto
parlano
di
politica
in
questo
gruppo?
Poco,
si
direbbe,
anche
se
non
pochissimo.
Ne
parla
tutti
i
giorni
il
15,2
%,
perfettamente
in
media
con
il
dato
generale.
Dove
il
gruppo
raggiunge
la
maggioranza
relativa
è
la
33
Pagina 34 — PDF originale
modalità
“qualche
volta
al
mese”,
insomma
la
modalità
saltuaria.
Perciò
la
politica
non
è
centrale
nella
loro
vita.
S’informa
spesso
delle
questioni
politiche.
Pochi
(il
15,8
%)
sono
quelli
che
proprio
non
vogliono
saperne
nulla,
contro
il
22,1
%
della
media
generale.
Il
41,5
%
attribuisce
il
voto
minimo,
zero,
di
fiducia
ai
partiti,
nel
caso
del
gruppo
degli
“edonisti”,
questa
quota
è
leggermente
inferiore,
38,1
%.
Se
consideriamo
tutti
i
voti
positivi,
incluso
il
sei,
la
fiducia
verso
i
partiti
arriva
al
10,3
%,
ancora
leggermente
superiore
alla
media,
che
è
di
9,9
%.
Insomma
siamo
nella
stessa
onda
anti-‐partiti
che
attraversa
tutti
i
gruppi.
In
un
panorama
in
cui
nessuno
si
fida
di
nessuno,
cioè
di
diffusa
sfiducia
verso
gli
altri,
questo
gruppo
ha
una
fiducia
nel
prossimo
superiore
alla
media.
In
generale
solo
il
21,2
%
delle
persone
esprime
fiducia
negli
altri,
in
questo
gruppo
la
quota
sale
al
25,0
%.
Non
è
il
gruppo
dove
la
fiducia
è
al
massimo,
ma
è
comunque
superiore
alla
media.
34
Pagina 35 — PDF originale
3.2
Impegnati
E’
il
gruppo
dei
super.
Hanno
un’istruzione
molto
elevata.
Sono
tutti
occupati,
anzi
super
occupati,
perché
svolgono
anche
più
di
un
lavoro.
Sono
concentrati
nelle
città
più
grandi
e
anche
territorialmente
si
concentrano
nel
nord,
soprattutto
in
Lombardia,
ma
con
buon
presenza
anche
nel
Lazio
e
in
altre
regioni
del
centro-‐nord
come
l’Emilia
Romagna.
Rappresentano
però
solo
il
4,2
%
della
popolazione
italiana.
Un
tratto
spiccato
del
gruppo
è
che
si
fidano
della
gente,
del
prossimo,
perciò
non
sono
ostacolati
nella
loro
predisposizione
verso
la
partecipazione,
in
particolare
nelle
associazioni.
E’
il
gruppo
che
consuma
meno
televisione,
mentre
la
quasi
totalità
del
gruppo
fa
un
consumo
intenso
di
internet
e
del
mondo
digitale,
soprattutto
nell’impiego
di
internet
in
mobilità,
con
il
telefono
e
il
tablet.
Leggono
molti
libri,
molto
anche
i
quotidiani
e
seguono
la
politica.
Ne
parlano
spesso,
partecipano
e
anche
se
giudicano
i
partiti
in
senso
negativo,
come
il
resto
della
popolazione,
comunque
questo
giudizio
è
meno
radicalmente
negativo
e
c’è
una
parte
che
pensa
anche
bene
dei
partiti
e
della
politica.
Altra
connotazione
è
data
dallo
stile
di
vita,
molto
salutista
e,
naturalmente,
da
una
grande
considerazione
di
sé,
oltre
che
di
piena
soddisfazione
per
come
ognuno
conduce
la
propria
vita.
Sono
impegnati
nel
sociale,
sono
dentro
i
gangli
dell’economia,
partecipano
alla
vita
pubblica
e
considerano
i
media
tradizionali
(eccezione
che
per
i
quotidiani)
un
residuo
del
passato.
Sembrerebbero
quelli
che
hanno
in
mano
il
paese,
o
comunque
questa
sensazione
è
data
dal
fatto
che
i
media
sembrano
occuparsi
prevalentemente
di
loro
e
il
dibattito
mediatico
prevalente
tende
a
coincidere
con
la
loro
agenda,
con
poco
spazio
per
gli
altri
gruppi.
Vediamo
adesso
il
dettaglio
numerico
e
le
altre
caratteristiche
del
gruppo.
Equilibrio
di
genere
e
famiglie
“leggere”
Il
gruppo
dal
punto
di
vista
anagrafico
si
divide
in
quattro
fette:
una
buona
porzione
di
single
(16,7
%)
la
più
alta
di
tutti
i
gruppi,
mentre
le
coppie
senza
figli
sono
in
linea
con
la
media
generale
(21,3%),
così
come
le
coppie
con
due
figli
(27,7
%),
mentre
spiccano,
sempre
rispetto
alla
media
generale,
le
coppie
con
un
solo
figlio.
Raramente
si
arriva
ai
tre
figli.
Si
tratta
perciò
di
un
gruppo
demograficamente
molto
leggero.
L’età
più
rappresentata
si
concentra
nelle
classi
centrali,
con
pochi
giovanissimi
e
pochi
anziani;
i
picchi
si
registrano
intorno
ai
30-‐39
anni
(17,7
%)
e
intorno
ai
50-‐59
anni
(16,4
%).
Non
c’è
perciò
una
estrema
35
Pagina 36 — PDF originale
concentrazione
su
classi
particolari
d’età,
salvo
la
sotto-‐rappresentazione
dei
più
anziani.
E’
un
gruppo
che
si
muove
anagraficamente
sulla
falsariga
del
primo,
però
con
meno
giovanissimi
e
un
po’
più
di
anziani.
Dal
punto
di
vista
geografico
questo
gruppo
si
distribuisce
quasi
esclusivamente
al
centro
e
al
nord.
La
regione
con
maggiore
concentrazione
del
gruppo
è
in
Lombardia
(15,0%),
in
Emilia
Romagna
e
Toscana,
e
nel
Lazio.
Le
regioni
meridionali
e
insulari
pesano
pochissimo
in
questo
gruppo.
Guardando,
invece,
all’ampiezza
della
città
dove
vivono
in
maggior
parte,
si
vede
la
prevalenza
relativa
delle
aree
metropolitane
(25,0
%),
il
doppio
rispetto
alla
media
generale
del
12,6
%.
Quasi
inesistenti
in
questo
gruppo
le
persone
che
vivono
in
comuni
con
meno
di
due
mila
abitanti.
Istruzione
elevata,
come
il
lavoro
E’
il
gruppo
con
il
maggior
numero
di
laureati,
37,4
%
rispetto
alla
media
del
10,5
%,
perciò
tre
volte
più
grande.
Alto
anche
il
numero
di
diplomati
(36,0
%)
rispetto
alla
media
di
31,7
%
e
per
conseguenza
poco
rappresentate
le
persone
con
livello
d’istruzione
basso
o
nullo.
La
maggioranza
assoluta
del
gruppo
(54,9
%)
è
rappresentata
da
persone
occupate,
perciò
quasi
quindici
punti
in
più
rispetto
alla
media
generale
(40,2
%).
Il
21,1
%
è
rappresentato
da
studenti
(perciò
tendenzialmente
la
quota
dei
laureati
sarebbe
ancora
maggiore)
e
le
altre
categorie
raccolgono
il
poco
che
resta:
9,3
%
di
pensionati
e
5,5
%
di
casalinghe.
Dal
punto
di
vista
dell’attività
economica,
il
quadro
è
molto
variegato,
anche
se
si
tratta
comunque
di
posizioni
apicali.
Tanti
lavorano
nella
comunicazione
(6,4
%),
nella
finanza
e
nelle
assicurazioni
(5,3%),
ma
anche
nel
campo
dell’istruzione
(14,0%)
si
immagina
universitaria
o
comunque
dell’alta
formazione.
Buona,
ma
non
eccezionale,
la
presenza
industriale
e
del
commercio,
che
sono
maggiormente
rappresentati
nel
gruppo
degli
“edonisti”.
Esterofili
e
salutisti
Tre
persone
su
quattro
(75,1
%)
in
questo
gruppo
fa
almeno
una
vacanza
all’anno.
Una
persona
su
quattro
di
vacanze
ne
fa
due,
e
il
16
%
tre
o
più
di
tre.
Si
tratta
perciò
di
consumatori
intensivi
di
vacanze.
Inoltre,
il
22,3
%
del
gruppo
fa
vacanze
sia
in
Italia,
sia
all’estero
(contro
una
media
del
14,1
%).
Anche
la
componente
di
vacanze
esclusivamente
all’estero
è
la
più
alta,
anche
se
di
poco,
fra
tutti
i
gruppi.
Il
64,7
%
pratica
uno
sport,
o
con
continuità,
il
41,5
%
o
saltuariamente
23,2
%.
Il
che
significa
che
la
pratica
sportiva
è
il
doppio
rispetto
alla
media
generale,
che
si
ferma
al
32,2
%:
36
Pagina 37 — PDF originale
E’
un
gruppo
piuttosto
salutista,
ma
di
recente
riconversione
al
salutismo,
si
direbbe.
La
cosa
più
interessante
si
registra
sulla
questione
fumo:
quelli
che
fumano
nel
gruppo
sono
il
21,3
%,
perfettamente
in
linea
con
la
media
generale,
che
è
del
21,0
%;
ma
il
25,1
%
fumava
un
tempo
e
adesso
non
fuma
più.
E’
la
percentuale
più
alta
tra
tutti
i
gruppi
pentiti
del
fumo.
Iperdigitali
e
non
amano
la
televisione
Questo
gruppo
non
ama
la
televisione,
infatti
è
il
gruppo
dove
c’è
la
maggior
parte
di
quanti
non
guardano
affatto
la
televisione,
almeno
come
consumo
abitudinario.
Se
quanti
non
la
guardano
affatto
rappresentano
il
4,2
%
(esattamente
meno
di
un’ora
al
giorno
in
media),
la
maggioranza
si
limita
a
stare
dentro
le
due
ore
medie.
Non
vedere
troppo
la
televisione
non
limita
il
numero
di
apparecchi
in
casa.
Ovviamente
la
tv
c’è
in
tutte
le
case,
ma
il
20,3
%
ne
ha
da
tre
e
cinque
apparecchi.
Il
92,0
%
di
questo
gruppo
usa
il
computer
e
l’81,1
%
lo
usa
in
maniera
continuativa.
Si
tratta
del
gruppo
che
ha
maggiore
familiarità
con
il
mondo
digitale.
Le
percentuali
di
uso
di
internet
sono
allineate
all’uso
del
computer,
perciò
tendono
a
coincidere.
Anzi
quanti
hanno
accesso
a
internet
(93,4
%)
supera
il
numero
degli
stessi
possessori
di
pc.
Sempre
in
questo
gruppo
c’è
la
quota
maggiore
di
persone
che
accede
a
internet
attraverso
il
telefono
mobile
(37,9
%)
contro
la
media
generale
del
22,8
%.
Alta
è
la
quota
di
quanti
vi
accedono
via
laptop,
questo
grazie
al
maggior
impiego
oltre
che
dei
telefoni,
anche
dei
tablet.
In
sostanza,
siamo
davanti
al
gruppo
più
attrezzato
dal
punto
di
vista
tecnologico
con
percentuali,
che
se
fossero
estesi
alla
popolazione,
supererebbero
la
California
e
ogni
altro
contesto
geografico
disponibile.
Questo
viene
confermato
dal
93,4
%
che
ha
mandato
e
ricevuto
mail
nell’ultimo
trimestre,
dal
66,3
%
che
ha
preso
parte
a
qualche
attività
di
interrelazione
con
internet
(chat,
forum,
ecc.)
contro
la
media
del
49,8
%
e
dal
65,3
%
che
ha
fatto
qualche
attività
sui
social
media.
Da
notare
che
per
quanto
alta
questa
percentuale,
è
comunque
più
bassa
rispetto
al
gruppo
degli
“edonisti”.
Notevole
è
anche
l’attività
in
questo
gruppo
di
intervento
civico
su
internet:
il
37,0
%
ha
espresso
ed
esprime
opinioni
sugli
argomenti
di
attualità,
contro
la
media
del
21,8
%;
il
23,6
%
partecipa
ad
iniziative
di
intervento
sociale
che
si
coagulano
su
internet;
il
34,3
%
legge
gli
ebook,
contro
la
media
generale
del
17,7
%
e
l’11,1
%
ha
comprato
almeno
un
prodotto
su
internet
negli
ultimi
tre
mesi;
l’82,3
%
segue
i
giornali
on
line.
37
Pagina 38 — PDF originale
Iperlettori
È
il
gruppo
dove
si
legge
di
più,
e
in
misura
nettamente
superiore
a
quella
degli
altri
gruppi.
Solo
il
terzo
gruppo
si
avvicina,
ma
gli
altri
due
sono
lontani.
Per
l’esattezza,
in
questo
gruppo
l’85,3
%
legge
libri,
contro
la
media
generale
del
42,2
%,
perciò
oltre
il
doppio.
Anche
sulla
lettura
dei
giornali
si
riscontrano
notevoli
differenze:
il
78,1
%
legge,
anche
saltuariamente,
un
quotidiano,
contro
la
media
generale
del
49,4
%.
Se
poi
si
guarda
la
quota
di
quanti
leggono
due
quotidiani
con
una
certa
regolarità
(12,7
%),
si
vede
che
è
quasi
il
doppio
rispetto
alla
media
generale
del
7,3
%.
In
questo
gruppo
ci
sono
anche
molti
lettori
delle
pubblicazioni
settimanali,
64,8
%
contro
il
39,0
della
media
generale,
e
il
20,7
%
arriva
addirittura
a
tre
settimanali
letti.
Grande
considerazione
di
sé
Il
61,8
%
delle
persone
che
appartiene
a
questo
gruppo
si
dice
molto
o
abbastanza
soddisfatto
della
propria
vita,
contro
una
media
generale
del
41,4
%.
Si
tratta
del
gruppo
che
ha
la
migliore
considerazione
del
proprio
status.
La
controprova
sta
anche
nel
peso
di
coloro
che
non
sono
per
nulla
soddisfatti
della
loro
vita,
che
in
questo
gruppo
si
ferma
al
9,4
%,
che
nella
media
generale
pesa
per
il
19,4
%.
Se
poi
ci
concentriamo
sul
giudizio
migliore,
quando
si
è
“molto”
soddisfatti,
che
nella
media
generale
riguarda
l’
1,7
%
della
popolazione,
in
questo
gruppo
è
tre
volte
maggiore:
5,0%.
Il
giudizio
sintetico
di
questo
gruppo
verso
la
propria
situazione
personale
è
ampiamente
positivo,
decisamente
il
migliore
dei
quattro
gruppi.
Richiesti
di
esprimere
la
loro
valutazione
con
un
voto
da
zero
a
dieci,
quanti
citano
i
voti
peggiori
(da
zero
a
quattro)
rappresentano
solo
il
2,4
%,
contro
la
media
generale
del
7,8
%.
Quanti
esprimono
i
voti
migliori
(da
sette
a
dieci)
arrivano
al
77,6
%,
di
oltre
quindici
punti
superiore
alla
media
generale,
che
si
ferma
a
61,0
%.
Questo
gruppo
è
pieno
anche
di
ottimisti.
Il
41,4
%
pensa
che
la
sua
situazione
personale
nei
prossimi
cinque
anni
migliorerà,
contro
la
media
generale
del
22,7
%.
Perciò
nel
gruppo
dimora
quasi
il
doppio
degli
ottimisti.
La
controprova
si
ottiene
dalla
misura
dei
pessimisti:
in
questo
gruppo
lo
è
il
13,1
%,
contro
la
media
del
24,2
%,
quasi
il
doppio.
In
sostanza
siamo
davanti
al
gruppo
che
ha
la
migliore
percezione
di
sé,
e
la
esprime
su
una
gamma
molto
ampia
di
situazioni
e
di
aspetti
della
vita
personale.
38
Pagina 39 — PDF originale
La
politica
al
centro
Siamo
in
un
gruppo
che
respira
politica,
la
segue,
si
tiene
informato,
partecipa.
Il
28,8
%
parla
di
politica
tutti
i
giorni,
contro
la
media
generale
del
15,3
%.
Aggiungendo
anche
coloro
che
non
ne
parlano
tutti
i
giorni,
ma
più
volte
la
settimana,
si
arriva
alla
cifra
record
del
70,0
%.
Solo
il
7,9
%
di
questo
gruppo
non
parla
mai
di
politica.
Non
solo
ne
parla,
ma
si
tiene
molto
informato:
il
59,7
%
del
gruppo
(contro
il
38,3
%
della
media
generale)
s’informa
tutti
i
giorni
e
il
22,9
%
più
volte
alla
settimana.
Chi
non
s’informa
mai
di
politica
in
questo
gruppo
rappresenta
solo
il
5,5
%,
contro
la
media
generale
del
22,1
%,
perciò
circa
quattro
volte
meno.
Non
si
tratta
solo
però
di
parlarne
e
di
informarsi,
perché
questo
gruppo
esprime
una
fiducia
leggermente
migliore
verso
i
partiti
politici,
anzi
per
essere
esatti,
esprime
la
minore
sfiducia.
Richiesti
di
esprimere
con
un
voto
da
zero
a
dieci
la
fiducia
verso
i
partiti,
coloro
che
usano
un
voto
positivo
(sei
o
superiore)
arrivano
all’11,5
%,
contro
la
media
generale
del
9,9
%.
Coloro
che
svolgono
attività
di
volontariato
rappresentano
il
27,7
%,
la
quota
più
alta
tra
i
gruppi.
Grande
fiducia
verso
gli
altri
Il
tratto
forse
più
sorprendente,
che
forse
è
proprio
l’elemento
di
fondo
che
produce
tutti
gli
altri,
o
contribuisce
notevolmente
a
produrre
tutti
gli
altri,
oltre
l’istruzione,è
il
grado
di
fiducia
verso
gli
altri.
In
questo
gruppo
il
39,7
%
esprime
una
percezione
positiva
della
gente,
contro
la
media
del
21,2
%.
Si
tratta
del
gruppo
con
la
migliore
predisposizione
verso
il
mondo
esterno.
Questo
elemento
è
particolarmente
importante,
perché
introduce
un
elemento
antropologico,
o
psicologico,
nell’atteggiamento
verso
il
mondo
esterno,
che
produce
risultati
su
una
gamma
molto
ampia
di
settori.
39
Pagina 40 — PDF originale
3.3
Appagati
E’
il
gruppo
che
si
coagula
intorno
al
tipo
di
occupazione.
Si
tratta
di
persone
che
lavorano
generalmente
nella
pubblica
amministrazione,
inclusi
il
mondo
dell’istruzione
e
della
sanità.
Rappresentano
il
17,5
%
della
popolazione
italiana.
Gran
parte
degli
appartenenti
al
gruppo
ha
un
lavoro
di
tipo
impiegatizio,
che
comprende
anche
il
settore
dei
trasporti,
di
un’ampia
gamma
di
servizi,
per
lo
più
pubblici.
Non
ha
una
particolare
concentrazione
territoriale
e
si
spalma
su
tutto
il
territorio
nazionale.
Si
tratta
di
un
gruppo
dove
prevale
la
tipologia
familiare
più
tradizionale,
con
famiglie
anche
con
più
di
due
figli.
Il
livello
d’istruzione
è
elevato,
anche
se
non
tocca
i
picchi
del
gruppo
degli
Impegnati.
Anche
rispetto
al
mondo
digitale
il
gruppo
è
molto
attrezzato,
perché
usa
costantemente
il
computer
e
si
serve
di
internet.
Ne
fa
però
un
uso
non
ad
ampio
spettro,
perché
vengono
privilegiati
gli
acquisti,
l’informazione
on
line,
mentre
il
lato
professionale
è
in
disparte.
Elevato
è
anche
il
livello
della
lettura,
dei
quotidiani,
oltre
che
dei
libri.
Parlano
molto
di
politica,
anzi
sono
quelli
che
ne
parlano
di
più,
anche
se
partecipano
meno
di
quel
che
il
livello
d’informazione
potrebbe
far
credere.
Criticano
molto
i
partiti,
ma
si
tengono
molto
informati.
La
percezione
della
loro
situazione
economica
è
positiva.
Addirittura
leggermente
superiore
alla
media.
Quasi
sempre
hanno
una
sola
occupazione,
e
trattandosi
di
un
impiego
pubblico,
se
ne
deduce
che,
per
quanto
economicamente
non
dia
le
soddisfazioni
che
una
persona
appartenente
ai
primi
due
gruppi
s’attenderebbe,
tuttavia
il
senso
di
sicurezza,
la
certezza
di
avere
un
lavoro
più
protetto
produce
un
senso
di
soddisfazione
che
va
ben
oltre
il
dato
quantitativo
del
reddito
percepito.
Questo
gruppo
è
particolarmente
soddisfatto
delle
relazioni
personali,
familiari
e
amicali.
Si
direbbe
che
l’appartenere
a
organizzazione
lavorative
pubbliche,
perciò
spesso
molto
grandi,
produce
una
dimensione
relazionale
molto
intensa,
e
questo
rafforza
il
senso
di
sicurezza
del
gruppo
e
perciò
il
suo
senso
di
appagamento.
Vediamo
adesso
le
caratteristiche
del
gruppo.
Famiglia
tradizionale
Qui
troviamo
la
maggiore
rappresentazione
della
famiglia
tradizionale,
se
così
si
può
dire,
composta
dai
due
genitori
e
due
figli
(27,2%).
Ma
questa
prevalenza
è
molto
limitata,
perché
questo
gruppo
non
presenta
particolarità
anagrafiche
di
alcun
tipo,
si
profila
secondo
il
profilo
medio
della
composizione
dl
Paese.
40
Pagina 41 — PDF originale
C’è
una
maggiore
presenza
di
bambini,
il
15,0
%
del
gruppo
ha
infatti
meno
di
13
anni,
e
di
conseguenza
le
classi
di
età
più
rappresentate
sono
quelle
che
vanno
dai
30
ai
55
anni,
49,2
%
contro
la
media
generale
del
43,0
%.
Il
gruppo,
dal
punto
di
vista
geografico
è
presente
un
po’
di
più
nelle
regioni
del
sud
e
nelle
isole.
Infatti,
la
somma
delle
regioni
meridionali
nel
gruppo
da
il
44,6
%.
Istruzione
elevata
e
impiego
pubblico
In
questo
gruppo
i
laureati
rappresentano
il
22,5
%,
il
doppio
rispetto
alla
media
generale
del
10,8
%.
Non
è
il
gruppo
con
più
laureati,
che
rimane
quello
degli
“Impegnati”,
ma
siamo
in
presenza
di
un
grado
d’istruzione
elevato.
Anche
i
diplomati
sono
sopra
la
media
generale.
Oltre
la
metà
del
gruppo,
il
55,9
%
è
occupato.
Pochi
sono
quelli
i
cerca
di
occupazione,
o
in
cerca
di
una
nuova
occupazione,
così
come
poche
sono
poche
le
casalinghe.
La
connotazione
del
gruppo
si
evince
in
maniera
evidente
dall’attività
economica
svolta
dalla
maggioranza.
Il
12,8
%
è
impegnato
nel
campo
dell’istruzione,
in
gran
parte
di
insegnanti,
l’11,3
%
lavora
nella
pubblica
amministrazione
e
l’
8,7
%
lavora
nella
sanità.
Se
aggiungiamo
la
componente
di
servizi
non
meglio
specificata,
che
spesso
ha
natura
pubblica
e
i
trasporti,
che
hanno
anch’essi
natura
pubblica,
si
arriva
a
percentuali
ben
oltre
il
50
%.
Il
popolo
delle
ferie
La
modalità
usuale
di
questo
gruppo
per
quanto
riguarda
le
vacanze
è
quella
della
classica
vacanza
annuale
estiva.
Su
questa
modalità
si
raccoglie
il
39,3
%
del
gruppo,
contro
la
media
generale
del
27,7
%.
Il
15,5
%
arriva
a
fare
anche
due
periodi
di
vacanza
all’anno,
ma
il
37,7
%
non
ne
fa
nessuna.
Si
tratta
della
rappresentazione
classica
del
“popolo
delle
ferie”,
per
cui
la
vacanza
coincide
con
le
ferie
lunghe
estive.
Nel
62,9
%
dei
casi
si
tratta
di
destinazioni
italiane
e
nel
19,8
%
di
luoghi
stranieri.
In
questo
gruppo
la
pratica
sportiva
non
è
molto
frequentata.
Il
66,7
%
non
fa
alcuna
partica
sportiva,
né
in
maniera
continua,
né
saltuaria.
L’equilibrio
tv
e
internet
Nel
consumo
di
televisione,
questo
gruppo
è
dentro
i
parametri
generali,
con
una
media
giornaliera
di
visione
tra
l’una
e
le
tre
ore.
41
Pagina 42 — PDF originale
E’
un
gruppo
che
ha
un’ottima
familiarità
con
il
mondo
digitale
e
con
internet:
il
79,3
%
usa
correntemente
il
computer,
contro
la
media
generale
del
52,2
%;
il
68,4
%
va
su
internet
correntemente.
Si
tratta
di
un
utilizzo
in
ufficio
o
da
casa,
mentre
l’utilizzo
in
mobilità
è
meno
frequente.
Poco
diffuso
anche
l’utilizzo
sui
laptop,
anche
in
questo
caso
leggermente
superiore
alla
media
generale,
ma
inferiore
a
quella
dei
due
gruppi
prima
citati.
Grandi
lettori
E’
uno
dei
gruppi
dove
si
legge
di
più:
il
70,0
%
ha
letto
almeno
un
libro
nell’ultimo
anno,
percentuale
inferiore
solo
a
quella
degli
“Impegnati”
e
nettamente
superiore
alla
media
generale,
ferma
al
42,2
%.
Alta
anche
la
lettura
dei
quotidiani,
anche
se
limitata
prevalentemente
a
un
solo
quotidiano.
Buona
la
lettura
delle
riviste
settimanali,
nettamente
superiore
alla
media
generale.
Questo
conferma
il
quadro
generale
di
questo
gruppo
rispetto
alla
cultura
e
al
mondo
digitale:
è
un
gruppo
di
elevata
istruzione,
perciò
con
facile
accesso
sia
all’universo
di
internet
e
dei
computer
sia
della
lettura.
Soddisfazione
per
la
vita
di
relazione
In
questo
gruppo
la
percezione
della
situazione
economica
personale
è
sopra
la
media:
il
54,9
%
si
dichiara
molto
o
abbastanza
soddisfatto,
contro
il
41,4
%.
Il
termine
che
però
è
più
frequente
è
di
“abbastanza”
(52,5
%).
Richiesti
di
esprimere
la
loro
valutazione
con
un
voto
da
zero
a
dieci,
quanti
citano
i
voti
peggiori
(da
zero
a
quattro)
rappresentano
il
3,8
%,
contro
la
media
generale
del
7,8
%.
Quanti
esprimono
i
voti
migliori
(da
sette
a
dieci)
arrivano
al
71,6
%,
di
oltre
quindici
punti
superiore
alla
media
generale,
che
si
ferma
a
61,0
%.
Questo
gruppo
è
abbastanza
ottimista,
non
come
gli
“edonisti”
e
gli
“impegnati”.
Il
30,3
%
pensa
che
la
sua
situazione
personale
nei
prossimi
cinque
anni
migliorerà,
contro
la
media
generale
del
22,7
%.
La
controprova
si
ottiene
dalla
misura
dei
pessimisti:
in
questo
gruppo
lo
è
il
17,1
%,
contro
la
media
generale
di
pessimisti
del
24,2
%.
Tanta
politica,
poca
fiducia
nei
partiti
Il
rapporto
con
la
politica
di
questo
gruppo
è
intenso,
ma
non
come
avviene
per
gli
“Impegnati”.
Il
21,3
%
parla
di
politica
tutti
i
giorni,
contro
la
media
del
15,3
%.
Il
36,8
%
ne
parla
più
volte
la
settimana,
perciò
coloro
che
seguono
la
politica
in
maniera
più
o
meno
intensa
rappresenta
oltre
la
metà
del
gruppo:
il
58,1
%,
contro
la
media
generale
del
43,3
%.
42
Pagina 43 — PDF originale
E’
il
gruppo
che
è
più
informato
delle
vicende
politiche,
rispetto
a
tutti
gli
altri.
Essendo
persone
che
vivono
nel
mondo
pubblico,
la
cosa
è
comprensibile.
Insomma
l’
80,1
%
di
questo
gruppo
ha
un’informazione
sulla
politica
con
frequenza
almeno
settimanale.
Nonostante
la
grande
mole
di
informazione,
e
l’elevato
livello
di
discussione
sulla
politica
in
cui
sono
impegnati,
non
esprimono
una
grande
fiducia
sui
partiti
politici.
Richiesti
di
esprimere
con
un
voto
da
zero
a
dieci
la
fiducia
verso
i
partiti,
coloro
che
usano
un
voto
positivo
(sei
o
superiore)
arrivano
al
9,5
%,
contro
la
media
generale
del
9,9
%.
Si
tratta
perciò
di
un
gruppo
che
considera
moltissimo
la
politica,
ne
parla,
ne
segue
le
vicende,
si
tiene
informata,
ma
nel
giudizio
sui
partiti
resta
sulla
media
generale.
43
Pagina 44 — PDF originale
3.4
Esclusi
E’
il
gruppo
più
grande.
E’
la
maggioranza
del
paese.
E’
un
universo
sociale
che
i
media
quasi
non
considerano.
Ha
caratteristiche
che
si
ritrovano
in
ogni
paese,
ma
in
quei
paesi,
più
o
meno,
resta
in
percentuali
“fisiologiche”,
tra
il
5
e
il
15
%,
ma
non
oltre.
Nel
nostro
caso
rappresentano
il
66,2
%,
perciò
abbondantemente
oltre
la
metà
della
popolazione
italiana.
Ma
non
si
tratta
di
“esclusi”
in
senso
classico,
come
sinonimo
di
marginalità,
come
accede
nelle
percentuali
prima
citate
per
alcuni
grandi
paesi
come
la
Germania
o
la
Francia.
Ma
esclusi
in
un
senso
molto
italiano.
Si
direbbe
che
sono
esclusi,
o
meglio
si
auto-‐escludono
dalla
dimensione
pubblica
della
vita
collettiva.
Sono
dentro
il
proprio
mondo
di
riferimento,
che
spesso
coincide
con
la
famiglia.
Sono
i
piccoli
nuclei
di
socializzazione
primaria,
e
poco
altro
va
oltre
la
cerchia
che
si
è
deciso
di
ritagliarsi
intorno.
E’
un
gruppo
che
ha
fondamentalmente
un
potere
di
delega.
Non
vuole
entrare
in
campo,
come
soggetto
collettivo,
pubblico,
ma
preferisce
attendere
ai
propri
interessi,
delegando
la
dimensione
pubblica
ad
altri.
Delega
che
si
concede
e
che
si
ritrae
senza
ponderate
ragioni,
ma
seguendo
l’onda
del
momento.
Oggi
si
vota
per
questo
partito,
perché
sembra
meritarselo,
sembra
capace
di
risolvere
i
problemi,
ma
non
è
detto
che
subito
dopo
non
sia
ritratto
per
attribuirlo
a
un
altro
soggetto,
collettivo
o
leader.
E’
un
gruppo
con
livelli
di
istruzione
molto
bassi,
con
la
grande
maggioranza
del
gruppo
che
è
ferma
alla
scuola
dell’obbligo,
e
una
larga
fetta
che
è
addirittura
sotto,
con
una
parte
che
sa
poco
più
che
leggere
e
scrivere.
Tre
persone
su
quattro
del
gruppo
sono
fuori
dal
mondo
del
lavoro:
o
sono
pensionati,
o
in
cerca
di
un
primo
lavoro,
o
in
cerca
di
un
nuovo
lavoro.
Sono
fuori
dal
cuore
della
vita
economica
del
paese.
E’
spalmato
su
tutto
il
territorio
nazionale,
ma
è
sovra-‐rappresentato
nelle
regioni
del
Mezzogiorno.
Rappresentano
una
sorta
di
marginalità
composta
dalla
mancata
partecipazione
alla
vita
sociale
e
dalla
mancata
partecipazione
(o
minore
partecipazione)
alla
vita
economica.
La
gran
parte
del
gruppo
ha
un
giudizio
totalmente
negativo
sui
partiti
e
la
politica.
Non
segue
le
discussioni
sulla
politica,
non
vive
in
nessuna
associazione,
non
partecipa
neppure
alla
dimensione
sindacale
delle
associazioni.
Anche
se
il
giudizio
sulla
loro
vita
personale
non
è
negativo,
tuttavia
il
futuro
è
visto
come
una
minaccia
e
percepito
come
peggiore
del
presente
e
del
passato.
Si
salvano
solo
le
relazioni
familiari
che
sono
salde
e
che
permettono
l’esistenza
di
un
tessuto
sociale
non
azzerato.
Tutta
la
vita,
escluso
appunto
le
relazioni
familiari,
si
ritrova
nella
televisione,
con
livelli
di
esposizione
altissimi.
Nessuna
lettura
di
libri
o
di
44
Pagina 45 — PDF originale
quotidiani,
totale
assenza
di
consumi
culturali
di
ogni
tipo,
incluso
il
cinema.
Così
come
il
gruppo
è
estraneo
al
mondo
digitale,
internet
incluso.
L’atteggiamento
verso
il
mondo
esterno
è
connotato
dalla
sfiducia
verso
gli
altri.
Addirittura
la
sfiducia
verso
il
prossimo
è
superiore
alla
sfiducia
verso
la
politica.
Perciò
ogni
dimensione
sociale,
inclusa
anche
quella
generica,
è
depotenziata
alla
partenza,
senza
l’onere
della
prova.
E’
un
gruppo
che
si
sente
“tradito”,
se
vogliamo
usare
questo
termine
psicologico
per
interpretare
un
generale
atteggiamento
di
auto-‐
emarginazione
e
di
auto-‐collocazione
dentro
il
nucleo
familiare
in
senso
stretto.
Questo
non
esclude,
anzi
esalta,
la
capacità
di
risolvere
i
problemi
su
un
piano
“particulare”,
cioè
districandosi
nelle
regole
mal
disegnate,
ricorrendo
alle
relazioni
personali,
usando
l’arte
combinatoria
per
raggiungere
comunque
una
situazione
di
soddisfazione
personale
sulla
base
del
perimetro
specifico
entro
cui
ci
si
è
collocati.
Sembra
quasi
che
nessuno
pensi
che
nessuno
dei
suoi
problemi
(o
attese,
o
speranze)
possa
trovare
sbocco
in
una
dimensione
sociale,
o
comunque
più
ampia.
Ecco
di
seguito
il
dettaglio
e
le
caratteristiche
del
gruppo.
Età
media
molto
alta
In
questo
gruppo
sono
maggiormente
rappresentate
le
classi
d’età
superiori
ai
55
anni.
Gli
anziani
(oltre
i
65
anni)
sono
praticamente
quasi
tutti
in
questo
gruppo.
In
sostanza
sono
rappresentate
molte
classi
d’età,
raccogliendo
oltre
la
metà
della
popolazione
nazionale,
ma
il
suo
tratto
distintivo
è
dato
dall’età
media
più
elevata
e
dalla
presenza
solo
in
questo
gruppo
delle
famiglie
numerose.
La
rappresentazione
di
genere
non
è
molto
diversa
dalla
media,
c’è
però
una
leggera
sovra-‐rappresentazione
del
genere
femminile.
Il
gruppo
ha
una
concentrazione
geografica
molto
accentuata
nelle
regioni
meridionali,
che
pesano
per
il
44,6
%.
E’
un
gruppo
che
si
concentra
soprattutto
nei
centri
più
piccoli
del
paese,
tanto
che
il
65,6
%
vive
in
comuni
al
di
sotto
dei
50
mila
abitanti
e
il
35,3
%
al
di
sotto
dei
10mila
abitanti.
E’
perciò
un’Italia
minore,
se
con
questo
termine
si
vuole
intendere
i
centri
più
piccoli,
che
comunque
raccoglie
buona
parte
della
popolazione
italiana.
Livelli
d’istruzione
molto
bassi,
troppo
bassi
In
questo
gruppo
si
registra
il
livello
più
basso
d’istruzione:
solo
il
5,8
%
è
rappresentato
da
laureati,
sei
volte
meno
del
gruppo
degli
“Impegnati”.
45
Pagina 46 — PDF originale
Uno
su
dieci
non
ha
neppure
un
titolo
di
studio,
incluso
quello
elementare,
perciò
sono
appena
alfabeti.
Se
sommiamo
le
persone
senza
titolo
di
studio,
e
coloro
che
hanno
la
licenza
elementare
e
di
scuola
dell’obbligo,
si
arriva
al
68,1
%;
perciò
oltre
i
due
terzi
ha
compiuto
al
massimo
la
scuola
dell’obbligo.
Fuori
dal
mondo
del
lavoro
In
questo
gruppo
dominano
due
categorie:
i
pensionati,
27,4
%
e
le
casalinghe,
20,5
%,
la
cui
somma
dà
il
47,9
%,
perciò
circa
la
metà
dell’intero
gruppo.
Gli
occupati
rappresentano
appena
il
33,4
%,
perciò
solo
un
terzo
è
coinvolto
nella
vita
attiva
del
lavoro.
Considerando
le
persone
attive,
il
12,0
%
è
occupato
nell’agricoltura,
il
16,6
%
nell’industria
manifatturiera,
l’
11,3
%
nel
commercio
e
il
9,2
%
nell’edilizia.
Sono
mondi
che
sembrano
marginali,
in
quanto
vengono
ricoperti
ruoli
non
dirigenziali
e
di
responsabilità.
Fermo
restando
che
i
due
terzi
è
proprio
tagliato
fuori
dal
mondo
del
lavoro.
Consumi
bassi,
poco
leisure
Il
71,8
%
di
questo
gruppo
non
fa
nessuna
vacanza
durante
l’anno
(o
meglio
non
ha
fatto
nessuna
vacanza
negli
ultimi
12
mesi
precedenti
il
girono
dell’intervista).
Quindi
a
consumare
viaggi
e
vacanze
è
solo
il
28,2
%.
Da
notare
anche
che
nel
69,6
%
dei
casi
si
tratta
di
vacanze
nel
nostro
Paese.
Anche
con
lo
sport
non
c’è
una
grande
familiarità:
l’88,2
%
non
fa
nessuna
attività
sportiva
con
regolarità
e
solo
il
7,3
%
la
fa
in
maniera
saltuaria.
Perciò
è
un
consumo
quasi
del
tutto
estraneo,
e
non
è
solo
questione
d’età,
anche
se
quella
contribuisce
a
determinarla
per
una
certa
parte.
Il
mondo
dentro
la
tv
L’86,5
%
segue
sempre
la
televisione.
Il
22,9
%
la
vede
almeno
quattro
ore
o
più
al
giorno,
con
il
4,0
%
che
arriva
a
7
ore
e
più.
Solo
il
10,2
%
sta
sotto
l’ora
al
giorno
di
visione.
Anche
se
in
casa
non
ci
sono
molti
televisori:
il
44,3
%
ne
ha
solo
uno
e
il
41,6
%
arriva
a
due,
comunque
la
televisione
è
al
centro
del
loro
tempo.
In
questo
gruppo
la
familiarità
con
i
computer
e
con
il
mondo
digitale
è
scarsa:
solo
il
37,1
%
usa
correntemente
il
computer
e
il
36,4
%
ha
accesso
a
internet.
Pochi
hanno
l’accesso
a
internet
sul
telefono
e
ancora
meno
sul
computer
portatile.
Solo
il
6,1
%
ha
acquistato
qualche
oggetto
su
internet.
Il
70,1
%
del
gruppo
non
ha
letto
nessun
libro
negli
ultimi
12
mesi,
ben
oltre
qualunque
percentuale
riscontrata
negli
altri
gruppi.
46
Pagina 47 — PDF originale
Vale
solo
quel
che
è
molto
vicino
In
questo
gruppo
la
percezione
della
situazione
economica
personale
è
negativa.
In
particolare
il
41,4
%
è
poco
soddisfatto
della
propria
situazione
economica
e
il
22,5
%
non
lo
è
per
nulla.
Anche
sul
piano
della
salute
la
soddisfazione
non
è
alta,
il
18,1
%
è
poco
soddisfatto
e
il
6,2
%
per
nulla
soddisfatto.
Solo
sulle
relazione
familiari,
invece,
non
c’è
differenza
tra
questo
gruppo
e
il
resto
della
popolazione.
Anche
nelle
relazioni
amicali
in
questo
gruppo
c’è
una
minore
soddisfazione
rispetto
agli
altri
gruppi:
il
16,2
%
è
poco
soddisfatto,
più
del
doppio,
o
addirittura
del
triplo,
rispetto
agi
altri
tre
gruppi
e
il
4,6
%
per
nulla
soddisfatto.
Richiesti
di
esprimere
la
valutazione
intorno
alla
propria
vita
con
un
voto
da
zero
a
dieci,
quanti
citano
i
voti
peggiori
(da
zero
a
quattro)
rappresentano
addirittura
il
10,0
%,
il
doppio
o
più,
a
seconda
dei
casi,
rispetto
agli
altri
tre
gruppi.
Quanti
esprimono
i
voti
migliori
(da
sette
a
dieci)
comunque
rappresentano
la
maggioranza
con
il
54,8
%,
però
di
venti
punti
circa
inferiore
alla
media
dei
tre
gruppi.
In
sostanza,
il
voto
che
il
gruppo
da
alla
propria
vita,
seppure
inferiore
alla
media,
si
mantiene
comunque
in
termini
positivi.
Si
ottiene
perciò
in
parallelo
una
pessima
percezione
del
mondo
pubblico
e
buon
percezione
del
proprio
mondo,
quello
più
vicino
e
più
concretamente
conosciuto.
Questo
gruppo
è
pessimista
sul
futuro:
Il
29,0
%
pensa
che
la
sua
situazione
personale
nei
prossimi
cinque
anni
peggiorerà,
e
solo
il
16,2
%
pensa
che,
al
contrario,
migliorerà.
Lontanissimi
dalla
politica
Quanto
si
parla
di
politica
in
questo
gruppo?
Poco,
pochissimo.
Ne
parla
tutti
i
giorni
il
12,8
%,
al
di
sotto
della
media
generale.
Il
35,9
%
risponde
però
“mai”,
nel
senso
che
non
pala
mai,
durante
l’anno,
di
politica
e
il
10,1
%
qualche
volta.
In
sostanza
solo
il
36,5
%
ha
un
rapporto
di
qualche
continuità,
solo
informativa,
con
le
vicende
politiche,
il
resto
è
zero
o
quasi.
La
politica
non
solo
non
è
centrale
nella
loro
vita:
non
è
neppure
presente.
I
partiti
politici
non
riscuotono
nessuna
fiducia.
Richiesti
di
un
voto
da
0
a
10
sulla
fiducia
verso
i
partiti,
il
43,8
%
da
il
voto
zero.
Coloro
che,
invece,
hanno
buona
fiducia,
e
perciò
il
voto
va
da
7
(compreso)a
10,
rappresentano
appena
il
3,7
%.
Il
90,0
%
non
svolge
nessuna
attività
di
volontariato.
E’
il
gruppo
dove
questo
fenomeno
è
meno
sviluppato,
ma
in
questo
caso
la
distanza
con
gli
altri
gruppi
non
è
notevole,
escluso
che
per
la
cluster
degli
“Impegnati”.
47
Pagina 48 — PDF originale
La
fiducia
negli
altri
E’
un
gruppo
che
in
assoluto
ha
meno
fiducia
verso
gli
altri,
verso
il
mondo
esterno.
l’83,3
%
non
ha
fiducia
verso
la
gente,
verso
gli
altri,
venti
punti
in
più,
in
media,
rispetto
alla
media.
L’elemento
della
fiducia
verso
l’esterno,
verso
gli
altri,
si
delinea
come
uno
dei
driver
principali,
se
non
addirittura
il
principale,
di
questo
gruppo,
insieme
all’istruzione
e
al
lavoro.
48
Pagina 49 — PDF originale
4.
Ricollegare
élite
e
popolo
Riformismo
e
domanda
di
protezione
1.
Dall’indagine
emerge
un
paese
fortemente
diviso,
con
una
élite
che
occupa
il
terreno
di
gioco,
e
due
ali
più
consistenti
ai
lati,
di
cui
una
è
determinata,
in
sostanza,
dal
lavoro
autonomo
e
la
seconda
dall’incardinamento
nel
pubblico
impiego.
La
maggioranza
resta
però
alla
finestra,
smarrita,
almeno
quando
si
affrontano
i
temi
della
dimensione
pubblica
della
vita
sociale.
Dentro
questa
poderosa
maggioranza
c’è
di
tutto,
da
un
naturale
distacco
dalla
dimensione
pubblica,
che
in
tutti
i
paesi
occidentali
ha
talvolta
un
aspetto
fisiologico,
al
senso
di
sfiducia
verso
tutto
e
verso
tutti,
che
alimenta
un
atteggiamento,
a
seconda
dei
casi,
di
distacco,
di
rabbia
e
di
frustrazione,
tutt’altro
che
fisiologico.
Questi
sentimenti
sono
quelli
che
alcuni
alimentano,
e
usano
come
una
clava
contro
ogni
ipotesi
riformista,
o
semplicemente
di
cambiamento.
È
evidente
che
non
ci
sia
consapevolezza
di
come
l’emarginazione
della
maggioranza
sia
il
frutto
di
un
combinato
disposto
che
pure
è
il
bersaglio
dei
riformatori.
Pensiamo
alla
questione
dell’istruzione
che
rappresenta
il
filo
rosso
di
tutta
l’indagine.
L’istruzione
debole
non
permette
ai
ceti
popolari
di
accedere
a
posizioni
di
responsabilità;
non
permette
mobilità
sociale;
non
permette
al
nostro
paese
di
vincere
la
battaglia
competitiva
nella
società
della
conoscenza;
permette,
al
contrario,
alle
lobby
di
consolidare
il
proprio
potere,
perché
non
si
trovano
davanti
un
esercito
che
potrebbe
scardinare,
con
la
sua
numerosità,
il
loro
recinto,
ma
solo
una
continuità
minuta
che
governano
facilmente
con
l’inclusione
e
la
cooptazione
selettiva.
Va
da
sé
che
l’istruzione
debole
non
permette
l’accesso
all’economia
digitale;
a
proporre
e
incorporare
innovazione
tecnologica
nei
prodotti
e
nei
servizi;
così
come
non
permette
di
creare
posizioni
lavorative
intermedie
dotate
di
una
competenza
digitale.
Per
tutte
queste
ragioni,
il
miglioramento
delle
prestazioni
scolastiche
dovrebbe
essere
interesse
fondamentale
non
solo
del
paese
in
generale,
ma
in
specifico
dei
ceti
popolari.
Eppure
la
riforma
della
scuola
in
discussione
ha
provocato
una
reazione
conservativa,
di
difesa,
come
se
il
fine
fosse
di
ridurre
il
contenuto
educativo,
invece
che
di
esaltarlo.
Un
corto
circuito
che
coinvolge,
insieme
a
una
delle
ali
della
società
italiana,
quella
pubblica,
anche
parte
della
maggioranza
esclusa,
che
non
avverte
la
consapevolezza
di
come
proprio
una
politica
di
cambiamento
49
Pagina 50 — PDF originale
possa
portare
a
modificare
una
situazione
che
penalizza
proprio
la
maggioranza
delle
persone
e
privilegia
solo
una
parte
della
società,
in
maniera
clamorosa,
il
4
%,
e
in
maniera
più
moderata
il
30
%.
D’altro
canto
la
situazione
economica
difficile
alimenta
la
domanda
di
protezione,
vede
i
cambiamenti
non
(solo)
come
speranza,
ma
anche
come
minaccia.
E
questo
complica
enormemente
l’offerta
di
politiche
riformatrici.
Il
corto
circuito
dell’informazione
2.
I
media
sembrano
occupati
in
maniera
militare
e
impermeabile
dal
4
%
della
popolazione.
La
loro
agenda
è
l’agenda
dei
media.
I
due
gruppi
intermedi
hanno
spazi
ristretti,
ma
il
gruppo
maggioritario
è
considerato
solo
“audience”.
La
distanza
è
reciproca:
il
grosso
della
popolazione
quasi
non
legge
i
quotidiani
e
questi
con
difficoltà
rispecchiano
il
loro
pensiero.
E
più
la
sensazione
di
estraneità
si
approfondisce,
più
il
fossato
si
allarga,
per
cui
il
gruppo
maggioritario
accomuna
i
media
alla
critica
radicale
e
sprezzante
verso
i
partiti
e
la
classe
dirigente;
e
i
media,
magari
sottilmente
e
indirettamente,
giudicano
quel
gruppo,
pur
maggioritario,
come
retrogrado,
primitivo,
irredimibile.
È
una
questione
antica
del
paese,
ma
che
oggi
troviamo
con
chiarezza
inusuale.
L’agenda
dei
media
coincide
con
l’agenda
del
4
%.
I
temi
che
sono
privilegiati
dai
media
sono
gli
argomenti
quotidiani
del
4
%.
Solo
in
un
alcuni
casi,
come
questioni
che
attengono
a
sfere
più
ampie
della
popolazione
(il
lavoro,
la
scuola,
la
tassazione,
l’immigrazione),
l’interlocuzione
si
allarga
fino
a
comprendere
anche
le
voci
della
maggioranza
esclusa,
ma
il
tempo,
la
scala
di
preferenza,
persino
gli
aggettivi,
sono
quelli
tipici
del
4
%.
È
evidente
che
questo
è
il
portato
storico
della
società
italiana
dove,
appunto,
l’istruzione
ha
costituito
la
barriera
più
grande
all’allargamento
della
partecipazione
sociale
e
della
democrazia.
Però
oggi
siamo
davanti
a
un
cambiamento
epocale
provocato
proprio
da
internet.
Facciamo
solo
attenzione
all’informazione
politica.
Un
tempo
era
sostanzialmente
riservata
ai
quotidiani
e
persino
ai
libri.
Poi
è
arrivata
la
televisione
che
ha
diffuso
l’informazione
politica
all’intera
popolazione,
sia
pure
con
le
modalità
sue
specifiche,
più
da
talk
show
che
altro.
Adesso
l’era
di
internet
sta
cambiando
tutto.
Basta
vedere
i
dati
su
quanto
e
come
viene
veicolata
l’informazione
politica
nel
nostro
paese.
Solo
il
15
%
legge
regolarmente
i
quotidiani,
e
perciò
ottiene
quell’informazione
più
sedimentata,
rispetto
alla
tv,
sulla
politica.
Ma
la
stessa
informazione
politica
dei
quotidiani
viene
letta
su
internet
con
regolarità
dal
62
%
di
chi
ha
accesso
a
internet.
Per
non
parlare
dei
social
media
che
appaiono
sempre
di
più
lo
strumento
principale
anche
per
l’informazione
politica.
Siamo
perciò
a
una
rivoluzione
che
scardina
la
corrispondenza
biunivoca
tra
4
%
della
società
e
dibattito
politico.
Almeno
potenzialmente.
50
Pagina 51 — PDF originale
Mezzogiorno:
politica
ubiqua,
senza
soggettività
3.
Dall’indagine
emerge
una
situazione
particolarmente
difficile
del
Mezzogiorno,
proprio
su
un
piano
strutturale,
oltre
a
una
certa
desertificazione
dei
consumi
culturali.
Guardando
alla
fonte
principale
del
reddito
dei
residenti
nelle
regioni
meridionali,
si
osserva
che
la
più
numerosa
è
quella
del…
mantenimento
da
parte
della
famiglia
(qui
entrano
i
figli
minori,
le
casalinghe,
le
persone
che
non
hanno
un
lavoro,
gli
anziani
e
le
altre
figure
che
non
producono
autonomamente
del
reddito),
poi
ci
sono
i
pensionati,
con
il
25,4
%,
a
pari
merito
con
il
lavoro
dipendente,
25,1%.
In
sostanza,
il
lavoro
autonomo
è
fonte
principale
di
reddito
solo
per
il
9,5
%
della
popolazione,
mentre
un
alto
2,3
%
vive
con
indennità
pubbliche.
La
sintesi
è
che
gran
parte
dei
redditi
rappresentano
trasferimenti
dello
stato,
o
sotto
forma
di
pensioni,
o
di
stipendi
pubblici,
o
d’indennità
di
vario
tipo.
Se
togliamo
i
dipendenti
privati,
che
sono
comunque
una
frazione
molto
piccola
del
totale
dei
dipendenti
a
tempo
indeterminato
(l’indagine
non
ci
permette
di
averne
con
esattezza
la
misura),
possiamo
dire
che
circa
85
%
della
popolazione
vive
di
redditi
che
arrivano
dai
bilanci
pubblici.
Naturalmente
dovremmo
anche
considerare
il
“sommerso”
che
potrebbe
modificare
in
qualche
misura
la
situazione,
soprattutto
quando
si
tratta
di
economie
familiari,
di
lavori
informali
e
di
quelli
occasionali.
Tutto
ciò
sposterebbe
un
po’
in
alto
il
reddito
medio,
ma
non
modificherebbe
i
dati
strutturali
in
maniera
sostanziale,
perché
il
numero
dei
pensionati
è
quello
ufficiale;
il
numero
dei
dipendenti
a
tempo
indeterminato,
pubblici
e
privati,
è
quello
ufficiale;
così
come
ufficiale
è
il
numero
delle
indennità
pubbliche.
Quello
che
potrebbe
variare
è
qualche
reddito
aggiuntivo
delle
categorie
precedenti,
e
qualche
attività
sommersa
tra
coloro
che
ufficialmente
non
hanno
un
lavoro.
L’architettura
economica
della
società
però
non
cambierebbe
in
maniera
significativa.
In
questa
situazione,
almeno
teoricamente,
ci
si
aspetterebbe
una
grande
attenzione
verso
le
politiche
pubbliche,
anzi
verso
la
politica
complessivamente
intesa,
ma
la
politica
in
senso
stretto
è
partecipata
solo
dall’1,4
%
della
popolazione.
Il
fatto
poi
che
il
31,0
%
s’informi
regolarmente
sui
fatti
della
politica
forse
è
la
contraddizione
più
evidente
di
questo
scenario.
Insomma,
quasi
una
persona
su
tre
si
tiene
informata
sulle
vicende
politiche,
s’immagina
soprattutto
di
quelle
locali,
mentre
solo
una
su
dieci
fa
politica,
nel
senso
di
frequentare
partiti,
associazioni,
partecipare
ai
dibattiti
pubblici.
Perciò
la
politica
è
una
condizione
ubiqua
della
realtà
meridionale,
oggettivamente
presente,
ma
soggettivamente
derubricata
a
pura
cognizione
dello
stato
delle
cose,
senza
intervento
soggettivo
per
modificarla.
Se
a
questo
leghiamo
il
livello
particolarmente
alto
(84,4
%)
della
sfiducia
verso
il
mondo
esterno
e
il
livello
molto
basso
di
qualunque
consumo
culturale
(il
70
%
della
popolazione
non
ha
letto
nessun
libro
negli
ultimi
51
Pagina 52 — PDF originale
12
mesi
e
non
legge
nessun
quotidiano),
scopriamo
una
situazione
particolarmente
difficile
e
delicata,
in
cui
la
soggettività
collettiva
si
ritrova
al
valore
minimo.
La
delega
alla
politica
per
cambiare
(o
no)
il
Paese
4.
Un
elemento
che
è
apparso
evidente
in
tutta
la
ricerca,
anche
se
non
è
sorprendente
in
senso
assoluto,
è
la
soddisfazione
per
la
vita
personale,
soprattutto
per
le
relazioni
familiari
e
amicali,
contrapposta
all’insoddisfazione
per
ciò
che
accade
al
di
fuori
della
propria
persona.
Sembrerebbe
un
errore,
o
almeno
un
paradosso,
che
nel
momento
in
cui
la
maggioranza
è
felice
della
propria
vita,
poi
la
somma
di
queste
soddisfazioni-‐micro
non
dia
una
soddisfazione-‐macro.
La
famiglia
continua
a
essere
un
baluardo
della
tenuta
del
paese,
basti
pensare
all’enorme
numero
di
persone
che
vivono
con
i
soldi
della
famiglia,
così
come
le
relazioni
interpersonali
continuano
a
essere
fonte
di
soddisfazione
e
di
equilibrio
personale.
Allora
il
punto
centrale
è
la
dimensione
pubblica,
non
seguendo
una
visione
un
po’
schematica
(e
forse
banale)
come
se
il
4
%
dovesse
sciogliersi
nel
62
%,
che
è
un
po’
la
sintesi
di
una
visione
populista,
quanto,
al
contrario,
trovare
meccanismi
che
permettano
al
ghiacciaio
del
62
%
di
sciogliersi
e
di
abbattersi
sul
4
%
per
arricchirlo
di
nuovi
soggetti,
di
nuovi
meccanismi
e
di
nuovi
modi
d’essere
della
classe
dirigente.
È
evidente
che
nel
paese
ci
sia
la
questione
fondamentale
della
circolazione
delle
classi
dirigenti.
S’è
visto
nell’indagine
che
la
dimensione
familiare
è
decisiva
per
perpetuare
le
differenze
e
la
scuola
non
riesce
più
né
a
essere
(abbastanza)
un
ascensore
sociale,
né
a
creare
(abbastanza)
nuovi
meccanismi
di
selezione
fondati
sul
merito.
In
un
mondo
(fuori
d’Italia)
dove
dominano
aziende
che
hanno
un’anzianità
di
15
anni
e
molte
anche
di
meno,
è
inverosimile
che
nel
nostro
paese,
a
tutti
i
livelli,
il
passaggio
generazionale
sia
tutto
interno
alle
famiglie,
cioè
all’interno
del
medesimo
segmento
sociale.
Inoltre,
la
società
è
bloccata
principalmente
per
il
mancato
allargamento,
o
avvicendamento,
delle
classi
dirigenti.
Basti
pensare
che
solo
in
Inghilterra
c’è
una
relazione
più
stringente
che
in
Italia
tra
i
redditi
dei
padri
e
dei
figli.
Per
fare
solo
un
esempio,
in
Danimarca
e
in
Austria
la
probabilità
che
i
figli
abbiano
la
stessa
appartenenza
socioeconomica
dei
padri
è
del
15
%,
in
Italia
è
del
47
%,
e
in
Inghilterra
del
50
%
(dati
OECD).
Lo
scardinamento
dello
status
quo,
insostenibile
per
il
peso
straripante
degli
esclusi
dalla
dimensione
pubblica,
perché
dovunque
c’è
un’élite
che
pesa
intorno
al
5
%,
o
una
parte
autonoma
(magari
in
misura
superiore
al
52
Pagina 53 — PDF originale
12
%)
o
una
parte
pubblica
(ugualmente
intorno
al
17
%)
diventa
allora
l’istanza
politica
principale.
Alcuni
meccanismi,
come
quelli
della
selezione
in
base
all’istruzione,
hanno
bisogno
di
tempo
per
realizzarsi,
ma
altri
di
liberalizzazione
della
competizione
e
di
riduzione
del
peso
burocratico,
che
sempre
più
assume
i
contorni
non
della
regolazione
dei
fenomeni,
ma
dell’impedimento
(o
imbrigliamento)
dei
cambiamenti,
sono
necessari
nell’immediatezza.
In
questo
compito
c’è
un
alleato
oggettivo,
travolgente
e
convincente,
che
è
la
digitalizzazione
dell’economia
e
della
vita
sociale.
Queste
innovazioni
portano
trasparenza,
sono
anti-‐burocratiche
per
loro
natura,
richiamano
sempre
a
una
dimensione
di
massa,
e
per
una
volta,
non
vedono
il
sud
nettamente
staccato
dal
resto
del
paese
(le
differenze
ci
sono,
ma
sono
meno
intense
di
quelle
che
si
registrano
sul
lavoro
e
sull’istruzione).
L’Italia
può
raggiungere
risultati
spettacolari,
se
riesce
a
trasformare
la
vitalità
(quasi
tutta
sul
piano
micro)
della
maggioranza
del
Paese
in
una
vitalità
anche
nella
dimensione
macro.
Non
è
ragionevole
aspettarsi
che
una
maggioranza
così
ampia
si
trasformi
in
un
soggetto
collettivo
unitario,
compatto
e
con
idee
pienamente
condivise.
Dentro
quell’universo
ci
sono
molte
anime
e
idee
anche
contraddittorie,
che
si
vedranno
nel
disgelo,
quando
avverrà.
Certamente
è
fondamentale
la
relazione
dei
soggetti
politici
con
questo
mondo.
La
divisione
fondamentale
è
tra
chi
chiede
la
delega
per
perpetuare
il
loro
status,
impaurito
e
confinato
nel
recinto
personal-‐familiare,
e
chi
la
chiede
per
dispiegarne
le
potenzialità
sul
piano
riformatore.
Come
cambia
il
tipo
di
delega,
così
cambia
(o
non
cambia)
il
Paese.
53
Pagina 54 — PDF originale
Tavole
di
contingenza
dei
cluster
54
Pagina 55 — PDF originale
Numero componenti della famiglia. Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Numero 1 9,9% 16,7% 11,0% 13,9% 13,0%
componenti 2 17,1% 21,3% 22,9% 25,0% 23,5%
3 22,5% 27,7% 27,2% 23,3% 24,1%
4 35,5% 27,7% 28,2% 25,1% 27,0%
5 10,9% 5,0% 8,5% 8,4% 8,6%
6 3,3% 1,6% 1,8% 3,4% 3,0%
7 0,7% 0,0% 0,3% 0,4% 0,4%
8+ 0,2% 0,4% 0,3%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Età in classi * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Età in classi da 0 a 2 3,8% 2,5%
da 3 a 5 4,0% 2,6%
da 6 a 10 1,3% 1,9% 9,4% 4,4% 4,8%
da 11 a 13 1,6% 2,6% 5,6% 1,6% 2,4%
da 14 a 17 9,3% 5,6% 5,9% 1,9% 3,6%
da 18 a 19 6,8% 5,6% 2,2% 0,8% 2,0%
da 20 a 24 18,7% 9,4% 5,8% 2,8% 5,5%
da 25 a 29 13,8% 10,7% 5,6% 3,1% 5,2%
da 30 a 34 9,4% 8,6% 6,1% 4,7% 5,7%
da 35 a 39 8,9% 9,1% 8,3% 7,0% 7,6%
da 40 a 44 7,1% 6,2% 9,7% 7,5% 7,8%
da 45 a 49 7,1% 8,1% 10,4% 7,8% 8,2%
da 50 a 54 4,8% 8,8% 8,1% 7,5% 7,4%
da 55 a 59 2,9% 7,6% 6,6% 6,8% 6,3%
da 60 a 64 2,4% 5,2% 6,9% 7,1% 6,4%
da 65 a 74 4,3% 8,4% 6,8% 13,4% 10,9%
da75 a 84 1,6% 2,1% 2,1% 11,6% 8,3%
85 + 0,1% 0,3% 0,3% 4,2% 2,9%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Sesso * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Sesso Maschio 66,3% 48,9% 47,3% 45,8% 48,7%
Femmina 33,7% 51,1% 52,7% 54,2% 51,3%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Livello di istruzione * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
livello dottorato post laurea 0,1% 2,2% 0,8% 0,1% 0,3%
laurea 9,5% 37,4% 21,7% 5,7% 10,5%
diploma 48,1% 36,0% 38,7% 26,1% 31,7%
55
Pagina 56 — PDF originale
lic. media 34,5% 17,7% 20,6% 33,8% 30,8%
lic. elementare 6,2% 4,3% 8,2% 24,4% 18,2%
nessun titolo 1,6% 2,4% 9,9% 9,9% 8,5%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Condizione occupazionale * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
condizione occupato 48,6% 54,9% 55,9% 33,4% 40,2%
in cerca nuova occ 10,7% 5,3% 7,3% 9,2% 8,9%
in cerca prima occ 7,8% 2,1% 1,5% 2,0% 2,7%
casaling 3,1% 5,5% 8,3% 20,5% 15,4%
studente 22,0% 21,2% 12,6% 3,3% 8,2%
ritirato 7,0% 9,3% 13,4% 27,4% 21,5%
altro 0,6% 1,7% 1,0% 4,3% 3,1%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Attività economica * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
attività agricoltura 4,6% 1,1% 2,1% 12,0% 8,9%
estrattive energia 1,7% 2,6% 1,7% 1,4% 1,5%
manifatturiera 15,5% 9,6% 11,4% 16,6% 15,3%
edile 9,3% 2,7% 4,8% 9,2% 8,1%
commercio 16,6% 8,6% 10,4% 11,3% 11,7%
trasporti 4,1% 1,5% 2,5% 4,7% 4,1%
alberghi e ristoranti 8,2% 7,4% 5,5% 6,6% 6,6%
comunicazione 2,7% 6,4% 3,1% 1,6% 2,2%
finanza e assicurazione 4,1% 5,3% 5,5% 2,0% 3,0%
immobiliare 0,2% 0,6% 1,0% 0,3% 0,4%
professionali, servizi 4,2% 7,9% 5,7% 2,6% 3,6%
pubblica amministrazione 6,0% 11,4% 11,3% 6,7% 7,6%
istruzione 2,5% 14,0% 12,8% 4,4% 6,0%
sanità 3,8% 8,5% 8,7% 5,9% 6,2%
altri 16,3% 12,4% 13,3% 15,0% 14,7%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Regione di residenza * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
regione Piemonte 7,1% 6,1% 8,4% 6,9% 7,2%
Valle d'Aosta 2,0% 3,1% 2,1% 1,8% 1,9%
Lombardia 7,8% 15,0% 11,9% 9,1% 9,7%
Bolzano 3,1% 3,3% 2,3% 1,7% 2,0%
Trento 0,9% 1,2% 1,3% 1,6% 1,4%
Veneto 5,8% 6,5% 7,2% 6,7% 6,7%
Friuli-Venezia Giulia 2,1% 2,5% 2,5% 1,7% 2,0%
Liguria 4,4% 3,3% 2,8% 2,8% 3,0%
Emilia-Romagna 6,5% 8,0% 6,7% 6,8% 6,8%
Toscana 6,9% 7,2% 6,3% 4,6% 5,3%
Umbria 2,8% 4,2% 3,8% 3,0% 3,2%
Marche 2,6% 1,8% 2,3% 2,2% 2,2%
56
Pagina 57 — PDF originale
Lazio 5,4% 10,7% 11,2% 6,5% 7,3%
Abruzzo 8,6% 4,9% 6,0% 7,0% 6,9%
Molise 2,1% 2,4% 1,5% 3,1% 2,7%
Campania 10,0% 7,3% 8,1% 9,9% 9,5%
Puglia 6,0% 5,5% 6,0% 7,2% 6,8%
Basilicata 0,7% 0,2% 0,6% 0,8% 0,7%
Calabria 2,6% 1,2% 1,8% 4,0% 3,3%
Sicilia 9,4% 3,1% 5,1% 9,4% 8,4%
Sardegna 3,1% 2,4% 2,3% 3,2% 3,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Circoscrizione geografica * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
circoscrizione Italia Nord-Occidentale 21,3% 27,5% 25,1% 20,6% 21,8%
Italia Nord-Orientale 18,4% 21,5% 20,0% 18,6% 18,9%
Italia Centrale 17,8% 23,9% 23,5% 16,2% 18,0%
Italia Meridionale 30,0% 21,6% 24,0% 32,0% 29,9%
Italia Insulare 12,5% 5,5% 7,4% 12,6% 11,4%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Ampiezza del comune di residenza * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
ampiezza città metropolitana 11,9% 25,0% 19,6% 10,4% 12,8%
Periferia città metropolitana 9,0% 12,2% 11,6% 10,6% 10,7%
meno 2 mila 8,6% 4,4% 4,5% 7,8% 7,2%
da 2mila a 10mila 24,9% 19,9% 21,1% 27,5% 25,7%
da 10 a 50mila 25,7% 20,0% 24,0% 27,1% 26,1%
più 50 mila 19,9% 18,6% 19,1% 16,6% 17,5%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Numero di vacanze svolte ultimi 12 mesi * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
numero vacanze 0 45,8% 24,9% 37,7% 71,8% 60,7%
1 39,6% 35,7% 39,3% 22,0% 27,7%
2 10,5% 24,2% 15,1% 4,3% 7,7%
3 2,4% 7,2% 4,2% 1,1% 2,0%
4 0,9% 4,9% 2,3% 0,4% 1,0%
5 0,3% 1,6% 0,5% 0,2% 0,3%
6 0,1% 0,9% 0,3% 0,2% 0,2%
7 0,1% 0,4% 0,0% 0,0% 0,1%
8+ 0,4% 0,3% 0,6% 0,0% 0,2%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Luogo della vacanza * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
luogo 1 italia 63,0% 46,3% 62,9% 69,6% 64,8%
2 estero 21,3% 22,3% 19,8% 21,7% 21,1%
57
Pagina 58 — PDF originale
3 sia Italia sia estero 15,8% 31,3% 17,4% 8,7% 14,1%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Pratica sportiva continuativa * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
pratica sport No 60,0% 58,5% 66,7% 88,2% 79,6%
con continuità Si 40,0% 41,5% 33,3% 11,8% 20,4%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Pratica sportiva occasionale * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
pratica sport No 75,6% 76,8% 76,9% 92,7% 88,2%
occasionalmente Si 24,4% 23,2% 23,1% 7,3% 11,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Pratica attività di volontariato * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
pratica attività No 87,1% 72,3% 80,5% 90,1% 87,3%
di volontariato Si 12,9% 27,7% 19,5% 9,9% 12,7%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Consumo vino fuori dai pasti * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
numero bicchieri 1 11,0% 4,7% 10,7% 10,5% 10,2%
bevuti fuori dal 2 18,2% 30,5% 25,0% 18,9% 20,6%
pasto
3 25,1% 26,3% 22,3% 16,9% 21,0%
4 8,2% 11,5% 12,9% 14,6% 12,1%
5 12,1% 11,5% 11,6% 9,9% 10,9%
6 5,3% 9,0% 3,0% 6,8% 6,0%
7 8,1% 1,4% 4,6% 8,8% 7,3%
8 0,7% 0,2% 1,6% 1,6% 1,2%
9 0,1% 0,3% 0,2%
10 + 11,1% 4,1% 6,1% 11,8% 9,7%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Comportamento rispetto al fumo * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
fumo fumatore 28,0% 21,3% 19,7% 20,1% 21,1%
non fumatore, ma prima si 18,3% 25,1% 22,8% 23,9% 23,0%
non fumatore da sempre 53,7% 53,6% 57,5% 56,0% 55,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Comportamento di ascolto della radio * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
58
Pagina 59 — PDF originale
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
radio no 24,7% 24,6% 29,6% 49,9% 41,9%
si abitualmente 50,3% 47,1% 42,1% 27,8% 34,1%
si talvolta 25,0% 28,4% 28,3% 22,3% 24,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Numero di ore ascolto della radio * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
numero ore 0 16,2% 22,7% 20,3% 15,6% 17,1%
1 22,5% 21,3% 26,1% 24,4% 24,3%
2 13,9% 17,8% 14,1% 14,8% 14,6%
3 6,6% 5,8% 4,2% 5,8% 5,6%
4 2,9% 2,9% 1,4% 2,6% 2,4%
5 1,6% 2,1% 1,3% 1,5% 1,5%
6 1,4% 2,0% 0,8% 1,4% 1,3%
7 0,5% 0,5% 0,2% 0,5% 0,4%
8 2,3% 1,2% 1,4% 1,4% 1,5%
9 0,4% 0,2% 0,3% 0,3%
10 + 0,6% 0,3% 1,0% 0,9% 0,7%
non risponde, non sa, non 31,2% 23,5% 29,0% 31,0% 30,2%
proponibile
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Comportamento di visione della Tv * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
televisione no 4,9% 10,9% 7,3% 5,3% 5,9%
si sempre 82,2% 71,1% 82,3% 86,5% 84,5%
si talvolta 13,0% 18,1% 10,4% 8,2% 9,6%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Numero di ore davanti alla Tv * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
numero ore 0 1,5% 4,2% 2,3% 1,6% 1,8%
1 11,9% 19,4% 13,6% 9,6% 11,0%
2 26,2% 32,6% 29,7% 23,7% 25,5%
3 19,4% 16,9% 18,0% 17,8% 18,0%
4 8,7% 5,3% 7,7% 10,2% 9,3%
5 3,4% 2,6% 3,1% 5,6% 4,8%
6 1,8% 2,3% 1,3% 3,2% 2,7%
7 0,8% 0,2% 0,3% 0,8% 0,7%
8 0,5% 1,2% 0,7% 1,5% 1,2%
9 0,1% 0,1% 0,2% 0,2%
10 + 0,4% 0,4% 0,4% 1,7% 1,3%
non risponde, non sa, non 25,3% 15,0% 22,8% 24,4% 23,9%
proponibile
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Uso del personal computer * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
59
Pagina 60 — PDF originale
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
pc Sì 84,2% 90,0% 85,1% 41,5% 57,0%
No, mai 15,8% 8,0% 15,0% 58,5% 43,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Uso di internet* Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
uso internet Sì 84,8% 92,5% 84,4% 40,9% 52,4%
No, mai 15,2% 7,6% 15,6% 59,1% 43,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Frequenza uso di internet * Numero di cluster del caso (solo chi usa internet)
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Frequenza uso Tutti i giorni 70,1% 78,5% 63,8% 50,4% 60,1%
internet Qualche volta alla settimana 24,1% 18,8% 27,5% 36,8% 30,4%
Qualche volta al mese 5,1% 2,7% 7,2% 10,1% 7,7%
raramente 0,8% 0,0% 1,5% 2,6% 1,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Uso internet al cellulare * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Internet sul No 63,3% 62,1% 75,0% 87,5% 77,2%
cellulare Sì 36,7% 37,9% 25,0% 12,5% 22,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Uso internet su lap top * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
internet su lap No 78,2% 72,9% 82,7% 91,3% 84,9%
top Si 21,8% 27,1% 17,3% 8,7% 15,1%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Utilizzo posta elettronica * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
spedito/ricevuto No 13,0% 6,6% 17,1% 24,0% 18,6%
emali ultimi 3 Si 87,0% 93,4% 82,9% 76,0% 81,4%
mesi
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Iscritto ai social media * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Iscritto social No 30,2% 34,7% 49,8% 53,4% 46,3%
media Si 69,8% 65,3% 50,2% 46,6% 53,7%
60
Pagina 61 — PDF originale
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Opinioni sui social media * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
esprime opinioni No 70,9% 63,0% 77,8% 84,4% 78,2%
su web Si 29,1% 37,0% 22,2% 15,6% 21,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Lettura giornali e siti informazione on line * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
giornali on line No 35,9% 17,7% 34,4% 45,6% 38,4%
Si 64,1% 82,3% 65,6% 54,4% 61,6%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Lettura ebook * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Letto qualche No 80,8% 65,7% 77,0% 89,2% 82,3%
volta ebook Si 19,2% 34,3% 23,0% 10,8% 17,7%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Acquisto su internet * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
e-commerce Sì, abitualmente 21,3% 36,7% 25,8% 15,2% 20,8%
Sì, talvolta 22,4% 23,2% 21,5% 16,0% 19,4%
No, mai 56,4% 40,1% 52,6% 68,8% 59,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Lettura dei quotidiani (su carta) * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
legge quotidiani No 39,9% 21,9% 40,3% 57,8% 50,6%
Sì, talvolta 30,9% 29,4% 27,0% 21,8% 24,3%
Sì, spesso 12,9% 19,27% 12,2% 8,2% 10,1%
Sempre 16,3% 29,4% 20,5% 12,2% 15,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Lettura libri (ultimi 12 mesi) * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Almeno 1 libro No 52,0% 14,7% 30,0% 70,1% 57,8%
letto Si 48,0% 85,3% 70,0% 29,9% 42,2%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Numero libri letti ultimi 12 mesi * Numero di cluster del caso
61
Pagina 62 — PDF originale
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
nlibri 1 11,0% 3,8% 7,5% 12,7% 10,1%
2 23,6% 5,9% 16,9% 25,1% 20,6%
3 19,3% 12,3% 16,3% 17,6% 17,0%
4 12,1% 6,8% 10,4% 8,8% 9,6%
5 7,0% 10,8% 9,4% 7,1% 8,1%
6 4,0% 8,5% 6,9% 5,6% 6,0%
7 1,9% 3,7% 2,6% 1,8% 2,2%
8 2,4% 2,5% 3,9% 2,0% 2,7%
9 0,8% 0,8% 0,9% 0,5% 0,7%
10 + 18,1% 45,6% 24,7% 18,0% 22,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Lettura dei settimanali * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Lettura No 53,0% 35,2% 50,1% 61,0% 56,8%
settimanali Sì, talvolta 24,1% 37,2% 24,6% 20,1% 22,2%
Sì, spesso 15,4% 20,7% 16,6% 12,0% 13,7%
Sì, sempre 7,5% 6,9% 8,7% 6,8% 7,3%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Frequenza della chiesa * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Frequenza tutti i giorni 0,4% 1,5% 1,2% 1,8% 1,5%
chiesa più volte alla settimana 3,9% 7,7% 7,1% 7,7% 7,1%
una volta settimana 12,9% 22,1% 24,1% 24,0% 22,5%
ogni mese 15,6% 13,0% 17,6% 16,1% 16,2%
ogni anno 42,1% 31,2% 29,6% 30,4% 31,8%
Mai 25,1% 24,4% 20,4% 20,0% 20,9%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Giudizio sulla propria situazione economica * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
situazione Molto bene 1,6% 5,0% 2,8% 1,2% 1,7%
economica Abbastanza bene 41,4% 56,8% 52,1% 34,9% 39,7%
Poco bene 40,4% 28,8% 32,2% 41,4% 39,1%
Per niente bene 16,5% 9,4% 12,9% 22,5% 19,4%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Giudizio sul proprio stato di salute * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
salute Molto bene 29,4% 25,2% 20,3% 11,4% 16,0%
Abbastanza bene 64,8% 68,4% 70,7% 64,3% 65,6%
Poco bene 5,3% 5,1% 8,1% 18,1% 14,0%
Per niente bene 0,5% 1,3% 0,9% 6,2% 4,3%
62
Pagina 63 — PDF originale
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Giudizio sulle relazioni familiari * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
relazioni Molto bene 38,4% 38,9% 35,1% 32,4% 34,0%
familiari Abbastanza bene 57,1% 55,2% 58,3% 58,9% 58,4%
Poco bene 4,1% 4,9% 5,6% 6,8% 6,2%
Per niente bene 0,5% 1,0% 0,9% 1,8% 1,4%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Giudizio sulle relazioni con gli amici * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
relazioni amicali Molto bene 35,3% 38,8% 27,9% 19,8% 24,1%
Abbastanza bene 59,0% 53,3% 62,5% 59,5% 59,7%
Poco bene 5,3% 5,9% 8,4% 16,2% 12,9%
Per niente bene 0,4% 1,9% 1,1% 4,6% 3,3%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Giudizio sulla soddisfazione rispetto al proprio tempo libero * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
soddisfazione Molto bene 21,4% 20,9% 15,0% 10,5% 13,2%
tempo libero Abbastanza bene 54,4% 57,4% 56,3% 48,5% 51,0%
Poco bene 21,1% 18,5% 25,0% 30,5% 27,7%
Per niente bene 3,1% 3,2% 3,7% 10,5% 8,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Frequenza con cui parla di politica * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Parla di politica tutti giorni 15,2% 28,8% 21,3% 12,8% 15,3%
qualche volta settimana 33,1% 41,2% 36,8% 23,7% 28,0%
una volta alla settimana 6,7% 6,1% 7,3% 4,3% 5,3%
qualche volta al mese 16,3% 10,8% 12,8% 13,0% 13,3%
qualche volta all’anno 9,3% 5,3% 8,0% 10,1% 9,4%
mai 19,4% 7,9% 13,8% 35,9% 28,6%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Frequenza con cui s’informa sulla politica * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
frequenza tutti giorni 37,0% 59,7% 48,9% 34,2% 38,3%
s'informa qualche volta settimana 28,5% 22,9% 26,8% 20,4% 22,7%
politica
una volta alla settimana 3,2% 2,8% 4,0% 4,1% 3,9%
qualche volta al mese 10,6% 6,3% 7,0% 7,6% 7,9%
qualche volta all’anno 4,9% 2,8% 2,9% 5,9% 5,1%
mai 15,8% 5,5% 10,4% 27,6% 22,1%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
63
Pagina 64 — PDF originale
Giudizio soddisfazione sulla propria vita (voto 0-10) * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
voto vita 0 0,1% 0,1% 0,5% 1,4% 1,0%
1 0,3% 0,1% 0,3% 0,7% 0,6%
2 0,3% 0,8% 0,3% 1,5% 1,1%
3 1,0% 0,0% 1,2% 2,5% 1,9%
4 2,3% 1,4% 1,5% 3,9% 3,2%
5 7,2% 7,9% 7,5% 13,8% 11,6%
6 17,0% 12,1% 17,3% 21,3% 19,6%
7 30,5% 36,0% 28,7% 23,4% 25,9%
8 27,8% 30,6% 31,7% 20,6% 23,9%
9 8,7% 8,2% 7,1% 5,8% 6,5%
10 4,9% 2,8% 4,1% 5,0% 4,7%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Previsione a 5 anni sulla propria vita * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Giudizio sulla migliorerà 37,5% 41,4% 30,3% 16,2% 22,7%
propria vita fra uguale 25,1% 27,4% 31,1% 26,1% 26,9%
cinque anni
peggiorerà 14,1% 13,1% 17,1% 29,0% 24,2%
non sa 23,3% 18,1% 21,5% 28,8% 26,3%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Fiducia generale nella gente * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
fiducia nella Fiducia 25,0% 39,7% 30,3% 16,7% 21,2%
gente Non fiducia 75,0% 60,3% 69,7% 83,3% 78,8%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Giudizio sui partiti (voto 0-10) * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
Fiducia nei 0 38,1% 33,0% 38,1% 43,8% 41,5%
partiti 1 8,6% 10,0% 7,4% 8,0% 8,1%
2 9,9% 7,7% 11,0% 10,0% 10,0%
3 11,0% 12,1% 11,6% 8,7% 9,7%
4 9,9% 11,4% 10,5% 8,4% 9,1%
5 12,0% 14,3% 12,1% 11,3% 11,7%
6 6,8% 7,3% 5,5% 6,1% 6,1%
7 2,1% 2,1% 2,4% 2,0% 2,1%
8 1,3% 0,7% 0,9% 1,1% 1,1%
9 0,1% 0,0% 0,3% 0,2% 0,2%
10 0,0% 1,4% 0,4% 0,4% 0,4%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
Numero di televisori in casa * Numero di cluster del caso
% entro Numero di cluster del caso
64
Pagina 65 — PDF originale
Numero di cluster del caso
Edonisti Impegnati Appagati Esclusi Totale
numero 1 30,0% 37,7% 34,4% 44,3% 40,5%
televisori 2 44,9% 42,0% 42,6% 41,6% 42,2%
3 18,9% 16,3% 19,3% 11,5% 14,0%
4 5,4% 3,5% 3,4% 2,2% 2,9%
5 0,7% 0,5% 0,4% 0,3% 0,4%
6 0,0% 0,0% 0,0% 0,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%
65
The 4 Percent Society
An X-ray of participation and disengagement in Italian society: who is the 4 percent that makes the difference.
