2015 · Turismo
Semantica Elba
L'analisi semantica della conversazione online sull'Isola d'Elba: percezione, attrattori e reputazione della destinazione.
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Sociometrica (2015). Semantica Elba. https://www.sociometrica.it/research/semantica-elba
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Il potere della
folla
Analisi semantica delle destinazioni turistiche della Toscana e
dell’isola d’Elba
Antonio Preiti
Conoscere l’autentico
pensiero dei turisti è lo
strumento fondamentale
per muoversi sul mercato e
fare buona comunicazione.
Nelle conversazioni sui
social media si esprimono
giudizi, si lasciano
commenti, si rivelano i
sentimenti. Una
metodologia inedita fa
scoprire i segreti del
pensiero autentico di chi ha
fatto una vacanza in
toscana negli ultimi mesi.
dicembre 2015
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Hanno collaborato alla stesura del rapporto:
Filippo Nardelli, Direttore TLab di Expert System, esperto di tecnologie semantiche
Dario Nardis, Analista, data scientist, esperto di tecnologie
Il lavoro è stato realizzato con l’utilizzo della tecnologia semantica di Expert System
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INDICE
1. Sommario dei risultati
1.1 La misura dell’attrazione 4
1.2 Fatti e numeri in breve 7
1.3 Oltre i dati, dalla geografia alla semantica 10
2. La novità dei big data
2.1 Il potere della folla 19
2.2 La quantità è qualità 22
2.3 Esse est percipi 24
3. I risultati della ricerca: Elba e Toscana
3.1 Di cosa si parla: più trasporti che cultura 26
3.2 La percezione dell’Isola d’Elba 32
3.3 Le destinazioni principali 37
3.4 Il sentiment verso i luoghi dell’isola 40
Metodologia 42
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1. SOMMARIO DEI RISULTATI
1.1 La misura dell’attrazione
Siamo abituati a parlare del valore delle nostre città, dei musei, dei paesaggi e di tutto
il resto; più raramente ci occupiamo dell’effettivo impatto che hanno sui visitatori, su
quale sia la loro concreta esperienza di soggiorno, su quali sentimenti il soggiorno
suscita, alimenta e sedimenta.
Siamo interessati ai sentimenti delle persone, dei nostri ospiti, di quelli che
genericamente, e con una punta di distacco, definiamo turisti, perché nella
definizione di ospiti c’è implicito un nostro ruolo, un nostro compito, in quella di
turisti c’è quasi la ratifica che si tratta di “altri”. Quale che sia la definizione resta il
punto fondamentale di avere cognizione e misura del sentimento verso la regione e
verso le particolari destinazioni che di volta in volta hanno scelto di frequentare.
Siamo interessati a saperne di più anche per ragioni molto pratiche, perché solo
conoscendo i sentimenti, gli umori e le critiche dei visitatori, potremo organizzare
un’offerta e una comunicazione migliori, avere più gente interessata alla Toscana e
facilitare la consapevolezza del valore di questo territorio.
Talvolta siamo abituati a cogliere il pensiero dei visitatori sovrapponendo la nostra
mente alla loro, magari pensando (o sperando) che coincidano. Il loro pensiero è però
loro; e vale la pena conoscerlo proprio attingendo alla fonte diretta, senza filtri e
senza interferenze, delle loro parole. Così abbiamo cercato di fare, utilizzando le
tecnologie che oggi sono disponibili.
L’analisi qui presentata si occupa dell’esperienza della visita in Toscana, valutata dal
punto di vista soggettivo di chi l’ha compiuta. In sostanza si tratta di un parametro
per valutare l’esperienza della vacanza secondo il punto di vista del visitatore.
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Le opinioni sono raccolte su internet, attraverso la lettura e l’analisi dei messaggi,
opinioni, review e quant’altro. Le fonti sono i social media che si occupano di viaggi,
dove si trova la maggior parte di commenti.
I testi sono indicizzati (cioè classificati secondo gli argomenti trattati) e analizzati con
la tecnologia semantica originale di Expert System, la quale riduce ogni testo, cioè un
messaggio, un post o un articolo, ai suoi elementi (concetti) essenziali. Per ciascun
concetto viene poi calcolato il sentiment, l’impatto emotivo che ha sulla persona.
Nel testo sono presentati i risultati dell’analisi semantica realizzata da Sociometrica,
attraverso la tecnologia Cogito©, su una base di 547.400 post, dalla quale sono stati
estratti i testi di persone che hanno visitato una località della Toscana negli ultimi 12
mesi. Essendo un’analisi di tipo semantico, la selezione è avvenuta considerando la
citazione di singoli termini che appartengono all’universo della Toscana.
Il maggior numero di citazioni è riferito alla città di Firenze (tab. 1), seguita a grande
distanza da Tuscany, poi da Siena e da Pisa e Lucca. Tutto il resto delle località ha un
numero di citazioni estremamente inferiore. Da notare che la dizione di Tuscany
raccoglie meno citazioni di Firenze, ma più di ogni altra destinazione, solo Siena e
Pisa vi tengono testa. Vedremo però che questa è una scoperta inedita di questa
ricerca perché Tuscany si delinea come un brand fra i brand, piuttosto che come
riferimento geografico di città che hanno una fortissima notorietà e non richiedono di
specificare necessariamente la regione d’appartenenza. Ma su questo si tornerà tra
poco, perché è forse il principale risultato di questo lavoro.
Tab. 1 – Numero di citazioni per le principali destinazioni della Toscana
Destinazione, ‘brand’ Numero citazioni
Florence 37.763
Tuscany 9.960
Siena 9.860
Pisa 6.080
Lucca 3.950
Isola d’Elba 2.650
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Da notare che il numero di citazioni di Firenze è pari al 7,0 % circa del totale delle
recensioni di turisti che scrivono in lingua inglese e che hanno fatto una vacanza in
Italia negli ultimi 12 mesi.
Questi dati rappresentano un primo risultato della ricerca, perché mostrano che c’è
una forte condensazione delle conversazioni intorno al capoluogo della regione e alle
due città d’arte più famose.
Piccola digressione. Ai dati delle citazioni dei commenti possiamo aggiungere quelli
visivi, cioè il numero di foto che vengono postate a commento di un viaggio o di una
vacanza. Generalmente fare fotografie è un comportamento tipico di chi è in vacanza,
perciò il numero delle foto fatte in un dato luogo sono un buon indicatore. Molti sono
i siti e le applicazioni che raccolgono le foto, la più importante è Instagram, abbiamo
perciò considerato il numero di foto che contiene l’hashtag del nome della
destinazione. Il risultato conferma il dato relativo ai commenti, con una netta
prevalenza di Firenze e di Tuscany, seguiti a molta distanza da Pisa e Siena.
Tab. 2 – Numero di foto delle destinazioni della Toscana su Instagram
Destinazione, ‘brand’ Numero foto
Florence 2.326.854
Tuscany 1.396.048
Pisa 749.756
Siena 488.895
Lucca 344.943
Isola d’Elba 208.689
L’analisi semantica consiste nel classificare e interpretare “testi non strutturati”,
come si chiamano, in senso tecnico, i post che chiunque pubblica sui social media.
Per ogni post la tecnologia individua i concetti chiave che lo compongono e ne valuta
il sentiment che si evince dalla lettura. Il quale può essere positivo, negativo o neutro.
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I giudizi sono riportati su una scala da 0 a 100, dove al numero massimo corrisponde
la migliore valutazione.
Si tratta, come detto, di testi destrutturati, e non scritti (almeno la grande
maggioranza) con finalità di valutazione critica da un punto di vista esperto, ma
semplicemente la comunicazione esterna di uno stato d’animo colto durante o dopo il
soggiorno. L’analisi semantica serve a ordinare la massa di opinioni e informazioni,
in maniera da offrirne un quadro sintetico, che può essere così riassunto nei suoi
termini essenziali: 1) di cosa si parla; 2) come se ne parla; 3) con quali aggettivazioni
se ne parla. Abbiamo così un quadro spontaneo, diretto, immediato di quel che i
visitatori pensano, di come e da cosa sono (o non sono) emozionati, e con quali
pensieri escono dalla visita a uno specifico museo o un sito archeologico.
Naturalmente nell’esperienza della visita entra in gioco ogni elemento che la persona
valuta come importante. Perciò possono essere le condizioni di accesso, i trasporti, il
contesto urbano, l’organizzazione del museo o del sito, e naturalmente la qualità delle
collezioni esposte, il loro display e la modalità effettiva con cui si svolge la visita.
Non sono argomenti già predisposti, come si farebbe con una indagine con un
questionario strutturato che puntualizzi, eventualmente, ogni aspetto della visita e
delle sue condizioni, ma sono l’espressione autentica, immediata, personale di chi ha
fatto la visita. Non ci sono filtri, non ci sono “interpretazioni”, non ci sono valutazioni
“a priori”, ma semplicemente il quadro dei pensieri, delle idee, e delle emozioni di chi
ha fatto una visita e per farlo ha speso tempo, soldi e un investimento emotivo non
piccolo. Di qui la grande importanza di conoscere le loro emozioni, perché sono loro
stessi, con i loro testi e le loro considerazioni a determinare giudizi e valutazioni.
1.2 Fatti e numeri in breve
La Toscana, secondo il vissuto dei turisti, espresso con libertà e spontaneità con
commenti e giudizi pubblicati su internet, ha riservato un’esperienza molto
soddisfacente.
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L’analisi semantica dei commenti ha permesso di avere un quadro molto dettagliato
della percezione delle principali destinazioni della regione, oltre che dei punti di
vantaggio competitivo e di criticità maggiormente presenti.
I risultati più rilevanti dell’indagine si possono riassumere nei punti che seguono:
• La Toscana, secondo il diretto e non sollecitato giudizio dei turisti di
lingua inglese che vi hanno soggiornato, ha riservato loro
un’esperienza molto soddisfacente, che nella scala di gradimento da
0 a 100, raggiunge il punteggio di 80 punti, perciò oltre la soglia
della piena soddisfazione, fissata convenzionalmente a 75 punti;
• L’aggettivo che gli ospiti maggiormente utilizzano per descrivere la
loro esperienza nelle destinazioni toscane è good. Questo aggettivo,
insieme ad altri dello stesso tenore, sottolinea l’abilità del territorio
nel garantire uno standard elevato del soggiorno fatto di
apprezzamento del cibo, della qualità del pernottamento e del mix
di cui si compone il concreto vivere per un periodo di tempo nel
territorio regionale; il secondo elemento è dato dalla bellezza, sia
paesaggistica sia dei centri urbani e, naturalmente dell’arte e della
cultura; al terzo posto è lo charme, cioè l’eleganza su cui possono
contare alcune destinazioni; al quarto posto quello che si può
definire “effetto wow”, cioè lo stupore, la sorpresa di essere davanti
a qualcosa di unico e di valore, al quinto e ultimo posto è
quell’insieme di elementi che vanno sotto la dizione di “fattori
freddi”, o razionali, che considerano l’economicità, la comodità e la
semplicità dell’esperienza turistica in Toscana.
• Elementi razionali che si ritrovano, con faccia rovesciata, anche nel
mix dei fattori negativi, che comunque è estremamente contenuta.
Infatti, su oltre 24 mila giudizi valutati, quasi 20 mila sono positivi.
Comunque fra le valutazioni negative dell’esperienza al primo posto
è che si tratti di destinazioni expensive, perciò costose, aggettivo
seguito da un gruppo che indicano problemi, difficoltà,
complicazioni di varia natura, insomma l’esperienza della vacanza,
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nonostante i suoi grandissimi vantaggi, contiene un basso livello di
semplicità. Altro elemento critico è dato dall’affollamento, le attese
e una certa lentezza. Se però condensiamo gli aspetti critici nei
cinque cluster che raggruppano i sentimenti umani negativi più
frequenti, vedremo che soltanto l’irritazione e la delusione
raggiungono una qualche percentuale significativa, mentre quelli
più pesanti: la rabbia, il disgusto e la paura, sono pressoché assenti.
• Le destinazioni turistiche di cui gli ospiti sono maggiormente
soddisfatti, cioè quella su cui si concentra la maggior parte dei
giudizi positivi, sono Lucca e l’isola d’Elba, con 81 punti. Al terzo
posto Arezzo, con 78 punti, seguita da Firenze e Livorno con 77
punti, seguite da altre due destinazioni a pari merito con 76 punti:
Siena e Viareggio;
• Fra i luoghi più famosi, i cosiddetti must-see, l’esperienza migliore
la riserva il Duomo di Firenze con 87 punti, seguito dalla Piazza
Grande di Arezzo, le mura di Lucca, la Basilica di San Miniato e il
Monte Argentario. Un livello di grande soddisfazione lo registrano
le spiagge dell’isola d’Elba, in particolare quella di Sansone, che
addirittura raggiunge i 92 punti, la media delle spiagge dell’isola è
comunque sopra la soglia degli 80 punti: dato che si tratta di decine
di spiagge, la media dipende da quanto ampia è la scelta di quelle da
includere, perché per alcune di esse non ci sono giudizi abbastanza
numerosi per poter ragionevolmente considerarli come l’esatta
valutazione del pubblico. Senza dubbio le spiagge dell’Elba sono
uno dei must della regione;
• Quando si osservano i diversi elementi di cui si compone
l’esperienza turistica complessiva della regione, si trova che la
maggiore soddisfazione, comparata rispetto alle attese è data dal
vino, seguito dalle spiagge e poi si resta ancora nell’universo
alimentare, perché seguono i ristoranti, il cibo e i bar, più indietro lo
shopping e ancora più indietro i musei. Agli ultimi posti, ma sempre
con punteggio ancora positivo (sopra i 60 punti) l’esperienza di
guida dell’automobile e i taxi;
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• Nella graduatoria degli argomenti di cui si parla (main topics), al
primo posto c’è il mondo dei trasporti, soprattutto ferroviari,
seguito dalle strade e poi dai collegamenti aerei; segue l’arte, la
lingua, l’architettura, i monumenti e tutto l’insieme dell’heritage.
1.3 Oltre i dati: dalla geografia alla semantica
L’analisi semantica, oltre al pregio di esprimere l’autentico pensiero dei turisti, ha
anche una grande capacità di dettaglio, cioè di rompere ogni barriera disciplinare o di
competenza e di trattare ogni elemento alla pari e in grande profondità. Dopo di che
c’è bisogno non solo di una sintesi numerica: il calcolo del valore del sentiment sul
tutto o su uno specifico elemento, ma anche di ricavarne delle tesi, dei fenomeni che
si lasciano leggere attraverso le proprietà specifiche del linguaggio e delle sue
connessioni.
Tuscany non è contenitore, ma brand
Tuscany non è un contenitore, un puro riferimento geografico, o puramente
amministrativo, ma un brand. Andiamo con ordine. Ogni località ha sue proprietà
fisiche, logistiche, storiche, paesaggistiche e così via, ma nel mondo del turismo, per
le sue caratteristiche turistiche prende la denominazione di destinazione. Un luogo è
(o non è) una destinazione turistica se ha alcune caratteristiche specifiche (alberghi,
attrazioni, ecc.). Ogni destinazione ha una sua percezione e questa percezione si
misura con le percezioni delle altre destinazioni, perciò assume un carattere, una
connotazione specifica, una identità. Questo insieme di caratteristiche sono i fattori
che definiscono un brand. Un nome racchiude perciò un insieme di significati che
passano da persona a persona e si solidificano, per quanto fluiscano senza soluzione
di continuità, nell’immaginario turistico. Non c’è bisogno di fare esempi, tanto è
evidente come nel mondo turistico ogni destinazione abbia una percezione che ne
definisce il valore, che possiamo ben chiamare il valore di brand. Così Firenze è un
brand come Siena e come Forte dei marmi e le altre destinazioni. Di solito la regione
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è un fatto amministrativo: non c’è, ad esempio, il brand turistico del Lazio,
semplicemente è il contenitore politico-amministrativo di luoghi che sono anche
destinazioni turistiche e ricadono nel suo territorio di giurisdizione. Nel caso della
Toscana è diverso: la Toscana è un brand in sé, con sui connotazioni che non
coincidono esattamente con nessuna delle sue destinazioni turistiche. Il nome
Versilia evoca un insieme di valori, sensazioni, circostanze diverse da quelle suscitate,
ad esempio da Lucca e lo stesso vale per l’Argentario o per il Monte Amiata. La
Toscana evoca un insieme che non si ritrova in nessuna specifica destinazione.
Proviamo solo a mettere in fila i termini che gli ospiti di lingua inglese citano a fronte
del nome Tuscany: car, tour, train, hotel, countryside, wine, rental, winery, guide,
food; c’è bisogno di altro per vedere che si tratta di ingredienti che delineano un
profilo specifico di vacanza, ancorata al giro in auto, al vino, alla scoperta dei
produttori, del buon cibo e delle sensazioni specifiche che il territorio può riservare.
Non che questi elementi, o alcuni di essi, non si ritrovino nel concetto di Firenze o di
Arezzo, ma è solo intorno al nome di Tuscany che si fanno pieni, distinti,
conseguenti. Emerge perciò un profilo distintivo di Tuscany, non come contenitore di
una collezione di brand, ma come contenuto, brand essa stessa: in sostanza allineata
come una perla dentro la stessa collana, piuttosto che la collana che tine insieme tutte
le altre.
Dalla geografia alla semantica
La ricercaci fa capire una cosa fondamentale, che la mappa del turismo sul territorio è
fatta più dalla semantica che dalla geografia. Siamo abituati a seguire la divisione
amministrativa per definire le destinazioni turistiche, ma queste oramai si
definiscono, anzi sono percepite dall’esterno, secondo parametri di
contenuto/percezione e non di posizione geografica. Certo la geografia conta, e una
destinazione sul mare avrà sempre sue connotazioni distintive rispetto a una tipica
città d’arte, ma scavando più profondamente, e provando a delineare le tendenze del
futuro, ci viene sempre più evidente che è la tipologia del consumatore a definire la
destinazione. Perciò potremmo avere una destinazione balneare completamente
distinta da un’altra destinazione sempre balneare, non per le sue caratteristiche
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orografiche (che generalmente non disegnano differenze consistenti ) ma per le
caratteristiche del pubblico che la frequenta e per la sua percezione prevalente,
insomma per il suo carattere, per i valori che si concentrano (e per quelli che
escludono) nel brand. Lo stesso vale per le città d’arte, che sempre meno si
connotano per il loro essere “città d’arte”, ancor più in Toscana, dove ce n’è grande
abbondanza, ma per l’intreccio che sapranno costruire tra la loro identità e la loro
percezione presso il pubblico. Sarà la percezione a selezionare il pubblico. Anche se
non è un gioco unilaterale, ma un continuo scambio di influenze.
La promozione perciò si riempie di maggiore sofisticazione, perché passa da una
strategia unitaria, legata alla geografia, a una di differenziazione e di specializzazione,
in maniera da cogliere tutte (o quel che è possibile) delle opportunità del mercato.
Diventa un’attività tipicamente da “business intelligence”. Pensiamo, a solo titolo di
esempio, a quante differenziazioni di linguaggio, di strumenti del comunicare e di
contenuto passano dalla promozione presso i “Millennials” e presso i “Baby
Boomers”: non è solo una questione di età. Ma appunto di entrare nei loro differenti
universi, gli opposti linguaggio, e la diversità dei loro valori. La vacanza non è un
ritaglio rispetto alla vita ordinaria, alla struttura dei comportamenti della vita di ogni
giorno. Quel che viviamo, come viviamo, le parole con cui viviamo, si ritrovano tal
quali nella vacanza. Se poi, come in Toscana, il mercato è il mondo, le cose si fanno
insieme più complicate e più affascinanti.
L’opera successiva dovrebbe giocarsi su due campi distinti ma collegati: il primo
riguarda una maggiore profondità nell’analisi della percezione delle singole
destinazioni turistiche, della loro immagine e di conseguenza dei concetti e degli
strumenti che possano portare a indirizzarla in una direzione diversa (nei casi in cui
questo si renda opportuno o necessario); il secondo pone l’attenzione su come ogni
destinazione s’incardini sulle tendenze prevalenti del mercato e su come costruisce
una maggiore distinzione e specializzazione. L’universo valoriale della Toscana è
molto ampio e perciò c’è tutta la possibilità che ciascuno coltivi l’aspetto che gli viene
più congeniale e più connotante.
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Questi ragionamenti potrebbero sembrare troppo astratti o troppo generali, ma
proviamo a elencare i cinque cluster principali che raggruppano i moventi che
alimentano la vacanza: il desiderio di esplorare (incontrare nuove persone, vivere
esperienze emozionanti, vivere avventure, ecc.); la realizzazione di un sogno (vedere
cose famose, stare in posti dove si è sempre avuto desiderio di andare, essere serviti e
riconosciuti come persone eccellenti, ritrovare gente a cui si è affezionati, ecc.);
simulare, o meglio vivere per un periodo limitato di tempo, una sorta di “vita ideale”
(shopping, mangiar bene, apprezzare i vini, frequentare bei posti, sedere in ottimi
ristoranti, ecc.); vivere in un mondo cosmopolita (ritrovarsi in luoghi frequentati da
persone che arrivano da ogni parte del mondo, utilizzare brand globali); seguire le
attrazioni specifiche della destinazione (il balneare, il termale, la montagna, ecc.).
Una destinazione potrebbe rafforzarsi in uno di questi cluster, costruirne un mix
inedito, o differenziarsene in maniera creativa, sempre e comunque tenendo conto
che il passaggio dalla geografia al significato comporta proprio la grande
considerazione di questi elementi, su cui ruota la decisione, anzi il bisogno o
desiderio, di fare un viaggio.
Queste considerazioni non valgono solo per le destinazioni in senso proprio, ma
anche per gli alberghi. Una prima conseguenza è l’aderenza, in generale, di un
albergo allo “spirito” di una destinazione. Le vocazioni di una destinazione non
nascono con decreto o con senso giuridico, ma nascono dalla comune volontà di tutti
gli attori nel costruire una destinazione che abbia caratteristiche e connotazioni sue
distintive. Anche all’interno di una destinazione ci possono, anzi è bene che ci siano,
differenziazioni nel carattere dell’ospitalità, secondo il tipo di clientela, di prezzo, di
motivazioni, dello stesso sentiment. Non c’è una linea precisa da tracciare sul dove la
differenziazione arriva a estendersi fino a modificare lo spirito complessivo di una
destinazione, ma ciascuno può farsene un’idea. L’importante è che la personalità di
una destinazione nasca dal basso, dai protagonisti del territorio stesso, poi sarà
compito del soggetto regionale di promozione di valorizzare le differenze di brand fra
le varie destinazioni, inclusa quella di Tuscany, la più intrigante, flessibile, adattabile,
eppur percepita in maniera chiara, distinta, precisa dai turisti che l’hanno
frequentata.
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Picchi e valli dell’esperienza turistica
La ricerca ci restituisce un altro importante risultato: nell’esperienza di un turista
conta tutto, non ci sono argomenti di serie A, quelli che contano e quelli di serie B che
non contano. Abbiamo visto che l’argomento di cui si parla di più riguarda i trasporti,
ma quello che dà maggiori soddisfazioni è l’universo del cibo e del vino. Abbiamo
visto che le critiche hanno riguardato aspetti che magari non sono neppure
contemplati nel quadro che spesso si fa del “turista”, come la difficoltà a raggiungere
dei luoghi o la complicata organizzazione di qualche servizio. Insomma conta tutto. E
non basta che ci sia un’emozione positiva su un aspetto, perché una negativa
potrebbe, da sola, cancellare tutte le altre. Non è questo il caso della Toscana, ma
emerge un’importanza di tutti gli aspetti che sono vissuti nell’esperienza del viaggio e
del soggiorno.
Proviamo a immaginare il percorso tipico di un ospite: arrivo in aeroporto, o stazione
ferroviaria, o autostrada, perciò impatto con i trasporti; poi impatto con i trasporti
interni (o strade interne) con bus e taxi; poi impatto con le attrazioni, con i musei, le
piazze e i borghi o quel che è; poi impatto con i ristoranti e, in genere, con la
ristorazione; impatto con il pernottamento, con gli hotel e così via. Ognuna di queste
azioni non è neutra, non è astratta, e porta con sé delle emozioni, talvolta le cose si
delineano come sono attese, perciò non spostano le condizioni di partenza, talaltra
sono migliori o peggiori, e comunque ogni momento produce un impatto di qualche
natura. Quel che è importante è che il vissuto dell’esperienza non è basato solo sui
picchi (i musei, l’arte, la grande ristorazione), cioè su ciò che ex ante riteniamo più
importante, facendo diventare insignificante quello che accade nelle valli (i trasporti,
il pernottamento), ma su ogni elemento dell’insieme. Con anche una certa
asimmetria, perché dal taxi o dal bus non ci aspetta particolari emozioni, ma
semplicemente che sia frequente, accessibile, non costoso, però se non funziona
scatta l’emozione critica, che non è meno potente, in alcune circostanze,
dell’emozione positiva di un altro momento.
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Questo excursus è suggerito non dalla necessità di essere didascalici, ma dalla grande
importanza che deriva dal buon funzionamento di tutti i servizi e per sottolineare che
la qualità del soggiorno e l’intero universo del turismo non stanno completamente
dentro il settore del turismo, ma abbracciano aree più grandi e più trasversali.
Insomma la qualità del turismo non dipende solo dall’industria dell’ospitalità.
La costruzione del mito
Un esercizio che spesso si rivela fondamentale è quello di capire dove nasce il mito di
una destinazione, perché si è formata una percezione di assoluto valore che il “potere
della folla” ha determinato nel corso degli anni.
L’analisi semantica, che lavora sulle parole e i concetti si adatta molto a questo scopo,
ci fa capire che il mito si costruisce attraverso la percezione di singoli valori assoluti e
dall’unicità del loro mix. Quello che fa mito è essere il numero uno. Poi si apprezza
tutto, ma quello che alimenta, brucia, spinge la motivazione a viaggiare è proprio la
percezione che ci sia qualcosa di valore assoluto, che non si può mancare. Può essere
l’arte, e può essere il cibo, può essere la Ferrari (per dire del prodotto industriale con
più elevata percezione) e può essere lo stile dell’ospitalità, il suo calore umano. Nel
menù della motivazione del viaggio la varietà degli elementi di valore che possono
entrarvi è molto ampia.
Nel caso della Toscana e delle sue destinazioni, i valori assoluti si ritrovano nel vino e
nel cibo, nell’arte, nel paesaggio e nella percezione che ci sia valore anche nel piccolo
(i borghi, l’artigianato, l’alimentazione) oltre che nel grande (l’arte, il paesaggio, la
monumentalità). La presenza simultanea di più elementi permette una grande varietà
di pubblico teoricamente interessato e il fatto che un luogo sia percepito come
eccellente e di valore assoluto crea un suo mercato specifico, che è composto proprio
da quelli che frequentano i luoghi famosi, proprio per il fatto di essere famosi. La
fama senza la folla che lo confermi non ha grande forza attrattiva, si pensi al caso di
Atene, che pur essendo patria di una cultura millenaria e avendo monumenti di
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valore assoluto, non riesce a essere percepita come un must see; perciò serve avere un
valore assoluto, ma serve di più averne il riconoscimento popolare.
Nel mondo specifico dell’ospitalità il mito è dato dalla figura del “Grand Hotel”.
Basterebbe dire quanti film ne hanno celebrato il mito per avere il senso del suo
valore fondante. Il servizio del Grand Hotel nell’immaginario collettivo è inteso come
ideale di un servizio perfetto, con estensione del concetto a “vita perfetta”. Un mondo
della perfezione, dove i gesti sono una retorica, dove nulla è lasciato al caso, dove la
comunicazione ha il fascino di essere indiretta, di cogliere i momenti, le sensazioni
più raffinate. Dove i ruoli sono definiti e come scolpiti nel marmo e tutto offre una
grande sicurezza. Dove il mondo fuori appare come un’entità confusa, irreale, in lotta
sempre co sé stessa, mentre nelle dorate e silenziose stanze tutto sembra immutabile
e definito.
Il Grand Hotel parte sempre dal riconoscimento della singola persona (non a caso
citare il nome quando si relaziona con il cliente è una certezza inviolabile del perfetto
servizio) e perciò sembra che il suo compito essenziale non sia semplicemente
permettere di vedere quello che c’è fuori (arte, cibo, paesaggio), insomma il
pernottamento, ma prendersi cura della persona per quel che è, nella sua vacanza,
riconoscerle un’unicità che, alla fine, sembra la vera domanda di chi vi soggiorna.
Siamo dalle parti del lusso, un altro, se non il principale mito (almeno per una parte
degli ospiti) delle destinazioni della Toscana. Il lusso è fatto dai prodotti che si
vedono nelle vetrine, dalle scarpe, dalle borse, dal vino, dai gioielli, ecc. da tutto
quello che promana dalla pubblicità, quel che si riverbera del potere della folla che lo
ripropone nell’infinità del conversare. È la percezione di vicinanza al lusso, di
appartenenza, sia pure occasionale o permanente, alla sua natura che nutre il mito
delle destinazioni turistiche della Toscana e di altre. O che da alcune destinazioni si
promana sull’intero territorio. Il lusso genera desiderio, il desiderio attrazione, e
l’attrazione il viaggio. C’è questa sorta di reattore condensato e compatto al centro
della domanda turistica, che influenza tutte le percezioni, direttamente o
indirettamente e che spinge le persone a decidere che… bisogna partire.
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Il senso dell’Elba
Nel contesto delle destinazioni toscane, l’isola d’Elba fa parte a sé. Non tanto, e non
solo, perché si tratta di un’isola, il che in generale comporta sempre una dimensione
autonoma, distaccata, indipendente, ma perché le connotazioni, i valori, i moventi
che comprende sono del tutto diversi dal resto delle destinazioni truistiche, anche di
quelle balneari. Se il brand Tuscany fa pensare a un mix eccellente di paesaggio,
cucina, cultura, civiltà borghigiana, tradizioni d’eccellenza nella produzione agricola
e, in alcuni, casi anche lo charme e il lusso, il brand Elba è fatto da un mix tutto
diverso: autenticità, prima di tutto, originalità, legame naturalistico con i mare, un
certo grado di esotismo e una percezione da località remota, pur non essendo affatto
remota (sarà per l’idea di napoleone, che suscita immediatamente l’identità di un
luogo lontano, inaccessibile, difficile da raggiungere?).
Il tratto essenziale dell’isola è la scoperta: la spiaggia giusta da scoprire, l’accesso
giusto da scoprire, il lembo di mare da scoprire. Nella sua essenza l’isola d’Elba è
natura, contrapposta al resto della regione che è, invece, cultura. Qui non si vuole
dire che non ci siano nell’isola risorse d’ordine culturale, perché ce ne sono parecchie
e sono sottolineate in certi casi, ma si vuole dire qualcosa di più profondo. Se
pensiamo al mondo come un oggetto che può essere interessante o per le cose che la
natura ha fatto (e l’uomo conservato) o per le cose che l’uomo ha fatto (nel corso della
sua storia), l’Elba è percepito come il luogo della natura, dove l’identità è data proprio
dalle connotazioni della natura.
Il resto della Toscana è cultura, nel senso che le città sono state create dall’uomo,
naturalmente anche le opere d’arte, le chiese e i monumenti. Allo stesso modo le
produzioni agricole, le tradizioni della cucina e le opere dell’artigianato artistico e
industriale. Non che queste cose non siano presenti in una certa misura anche
nell’isola d’Elba, ma non ne sono la connotazione prevalente. Non si va nell’isola
principalmente per queste ragioni, non sono quelle che rimangono più impresse o che
si raccontano. Quello che impressiona è la natura, quello che attrae è la natura, quello
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che rappresenta il centro delle attività in vacanza è legato alla natura, tutto respira
con il respiro della natura.
Questa situazione non è un problema, ovviamente, né per l’isola né per il resto della
regione. Un territorio così ampio e vario come la Toscana vive proprio della presenza
di una molteplicità di brand, e più ampia è la gamma di valori, suggestioni, moventi
che nel complesso le destinazioni riescono a sviluppare, più attraente ancora sarà la
regione nel suo complesso.
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2. LA NOVITA’ DEI BIG DATA
2.1 Il potere della folla
I big data sono una tecnologia che può restituire potere alla folla, ai consumatori, al
mercato.
Fino a oggi, almeno nel turismo, non c’erano molti strumenti per capire i reali bisogni
dei turisti. Era l’offerta a definire il pensiero, i desideri e le attese della domanda. Nel
mercato dei beni di consumo c’è un riscontro immediato del mercato, c’è la leva del
prezzo, e ci sono le tecnologie che fanno conoscere il mercato in maniera esaustiva.
Prendiamo il prodotto x, misuriamo le vendite sul mercato libero, e abbiamo
immediatamente cognizione del suo successo, poi si confronta l’andamento del
singolo prodotto con l’andamento generale del mercato di quel settore, e si ottiene
l’informazione su quanto è dovuto alla crescita del settore in generale e quanto alla
crescita del singolo marchio. Questo per evitare l’illusione ottica, per cui vediamo
crescere il nostro prodotto e siamo felici, mentre in realtà cresce il mercato in
generale mentre perdiamo quote di mercato; o per evitare un analogo malinteso
quando le vendite calano, ma se lo fanno meno della media del mercato, dovremmo
dedurne che la nostra forza non solo è intatta, ma addirittura accresciuta, sia pure in
presenza di valori assoluti negativi.
Sui mercati del largo consumo si può inoltre far ricorso a tutta la cassetta degli
attrezzi delle metodologie di studio dei mercati: dalle interviste telefoniche per capire
i comportamenti, ai “focus group”, per cogliere le preferenze meno “razionali”, più
recondite, o semplicemente per sperimentare nuovi prodotti o per testare una nuova
comunicazione su gruppi di pochi consumatori per poi trasferirla sulla popolazione.
Nel caso del turismo, o meglio dell’industria dell’ospitalità, le questioni sono meno
afferrabili per una semplice ragione: quel che si vende sul mercato è qualcosa che
difficilmente si può circoscrivere e definire con esattezza. Si tratta di una destinazione
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turistica, perciò di un insieme composito, fatto da tutto ciò che è presente sul
territorio, sia pure a differenti gradi di coinvolgimento.
C’è l’immagine complessiva della destinazione, a sua volta determinata dall’immagine
delle sue componenti interne. Ci sono gli alberghi, c’è l’offerta culturale, il paesaggio.
C’è l’atteggiamento ospitale o meno, empatico o meno, della popolazione; la
situazione dei trasporti e complessivamente della logistica; c’è la politica di
promozione; l’attrazione (eventuale) delle terme, della cucina e quant’altro.
Insomma, è un’offerta che mette insieme più cose. E in realtà il primo problema è
proprio di stabilire quello che incide di più nella percezione della singola
destinazione. E qui ognuno dei soggetti fa la sua parte. Perciò i responsabili della
cultura diranno, non senza ragione, che è proprio la cultura che attrae; gli albergatori
diranno, e non senza ragione, che è qualità del servizio ospitale che crea attrazione; i
produttori agricoli diranno, e non senza ragione, che le tipicità e la cucina attraggono
prevalentemente gli ospiti e così via. In astratto è proprio così: qualunque elemento
può essere potenzialmente un attrattore.
Il punto è di stabilire qui e ora, per la singola destinazione come il paniere si
compone. Finora il solo strumento era l’intuizione o le indagini svolte attraverso le
interviste agli ospiti. Strumenti, a parte l’intuizione, utilizzati ben di rado. Per non
parlare poi delle indagini comparative, strumento davvero importante. Così come il
venditore di automobili ha un gran bisogno di conoscere le ragioni per cui i
consumatori acquistano un’auto da un altro produttore, anche ogni destinazione
avrebbe gran bisogno di sapere per quali ragioni concrete, qui e ora, perciò non
astratte e sempiterne, portano a visitare altre destinazioni e altri paesi. Solo così si
potrebbe capire, con gli occhi di chi sceglie altro, quali siano i punti di debolezza, e
come fare per superarli. Ma questo genere di indagini sono pressoché sconosciute e
perciò poco utilizzate.
Ci troviamo perciò davanti a un mercato di massa, quello dell’industria dell’ospitalità,
dove il pensiero dei clienti, cioè degli ospiti, di quelli che concretamente e
liberamente scelgono di visitare l’una o l’altra tali conoscenze e informazioni, si
svolge sempre sulle generali. L’unico dato considerato è quello degli arrivi e delle
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presenze, e si confrontano le classifiche internazionali WTO, anch’esse di pura
raccolta di dati forniti da soggetti esterni (i vari paesi) su cui non si può certo
costruire una strategia.
Il mondo big data rappresenta una straordinaria novità. Siamo naturalmente
all’inizio di queste tecnologie, che di giorno in giorno, diventano sempre più raffinate,
sempre più puntuali, sempre più valutabili nella loro consistenza e nel loro valore.
L’avvento dell’universo big data non significa che gli altri strumenti siano da buttare
o che declineranno senza dubbio. E’ semplicemente l’evoluzione naturale delle cose
che consegue dalla digitalizzazione dell’economia e della vita sociale. Oggi si
producono tantissimi dati, che è possibile archiviare (prima era difficile e costoso
farlo), analizzare (con computer oggi potentissimi) e finalizzare (cioè rapportarli a
obiettivi conoscitivi specifici).
Succederà come succede nel mondo dei media, dove internet non ha soppiantato la
televisione, ma l’ha ridefinita; la televisione non ha cancellato la radio (ma l’ha
ridefinita nei comportamenti del pubblico); la radio non ha cancellato i quotidiani
(ma li ha, anch’essa, ridefiniti).
I big data perciò si dimostrano uno strumento formidabile per conoscere le opinioni
degli ospiti, per misurare i flussi in tempo reale sui mezzi di trasporto, e per altre
funzioni ancora. Non sostituiscono le ricerche di mercato tour court, ma ne sono un
essenziale ausilio. Non sostituiscono la parte micro-economica, cioè la gestione degli
alberghi e la loro struttura, ma ne sono, anche in questo caso, un ottimo ausilio (ad
esempio per misurare la forza del brand, la reputazione e così via).
Fondamentalmente i big data, e in particolare l’analisi semantica dei giudizi, dei testi
di qualunque tipo, su un albergo o su una destinazione, servono a capire cosa ne
pensano i consumatori, cosa ne pensa la gente. Oggi la reputazione e la percezione è
un flusso continuo di testi che arriva dalle fonti più disparate, in varie lingue, anche
se prevale quella inglese, e non è controllabile, ma solo misurabile. E’ perciò
essenziale, per qualunque politica turistica relativa alla destinazione, o
semplicemente per ogni albergo di una qualche consistenza, mettere sotto controllo
questo flusso incessante di informazioni. Da un lato si potrà conoscere il pensiero
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autentico dei clienti, dall’altro si potranno adottare le strategie più pertinenti per
migliorare la percezione e il valore del brand, che sia di un albergo o di una
destinazione nel suo complesso.
2.2 La quantità è qualità
L’approccio big data è completamente diverso dagli approcci tradizionali delle
indagini demoscopiche e dei sondaggi. E’ essenziale capire questa differenza per
evitare che arrivino obiezioni che hanno un senso nella ricerca tradizionale, ma non
in quella fondata sui big data. Cerchiamo di capire meglio la logica differente dei due
approcci, che naturalmente possono essere utilizzati congiuntamente in un progetto
di miglioramento delle conoscenze di mercato di una destinazione turistica.
La ricerca tradizionale è fondata sulla statistica descrittiva. Si formula un’ipotesi,
quale che essa sia, suggerita dall’intuizione. Ad esempio: i prezzi sono troppo alti, la
qualità non è adeguata, i servizi non soddisfano abbastanza, i trasporti non sono
efficienti e così via. Si cerca allora di verificare l’ipotesi. Si prende un campione
rappresentativo di una popolazione. Si struttura un questionario che naturalmente
deve essere molto preciso e deve ottemperare alle regole di inequivocità della risposta
e altre qualità ancora. Facciamo un esempio molto semplice, anche la domanda
“dov’è stato in vacanza” deve essere posta in termini che non portino ad ambiguità.
Nel caso dell’analisi semantica (cui specificamente è dedicato questo report) le
persone non stanno rispondendo a un questionario, ma spontaneamente scrivono
sulla loro vacanza, perciò diranno, ad esempio, Madonna di Campiglio, anche se è
comune di Pinzolo, diranno Chianti, senza curarsi se sono in provincia di Siena o di
Firenze, diranno Lago di Garda senza curarsi di dire, magari, se in Trentino, in
Veneto o in Lombardia.
La ricerca fondata sui big data ha un percorso opposto: non si parte da nessuna
ipotesi. Perciò non c’è nulla da verificare. Semplicemente, si analizza il flusso di dati
che si riferisce a una destinazione, la distribuzione dei termini impiegati, i temi
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specifici a cui si riferiscono e dall’insieme di queste permanenze e dalle loro
correlazioni si delinea un quadro, una mappa, sulla quale si possono formulare
ipotesi e interpretazioni. Nel caso delle ricerche tradizionali si parte dall’intuito, si
formula un’ipotesi, si verifica scientificamente (per quanto possibile) e si arriva a
verificarla o a smentirla. Nell’analisi semantica si parte dall’insieme di dati, un
insieme che dev’essere molto cospicuo, imponente, si indicizzano i termini, si vede la
loro distribuzione, si studia la loro semantica, cioè il loro significato e li si ordina. La
mappa che ne emerge è l’oggetto su cui l’intuito, questa volta interpretativo, si può
applicare e sviluppare.
Nell’analisi semantica ci sono tre fattori decisamente importati: 1. Si parte dai giudizi
degli ospiti, dei clienti, perciò non c’è nessuna interpretazione “a priori”, non c’è
alcun “pregiudizio” da parte di chi interpreta rispetto all’oggetto dell’interpretazione.
Detto in parole semplici: si parte esclusivamente da quello che gli ospiti
percepiscono, in piena autonomia e libertà, senza interferenze; 2. La grande mole di
dati è un valore in sé. Questo significa che non si ha neppure bisogno di creare un
campione, perché è l’universo stesso di riferimento che può essere analizzato. La
grande massa di dati assorbe tranquillamente i dati anomali. Cioè i dati determinati
da mal comprensioni, errori della tecnologia impiegata, approssimazioni della
cognizione; 3. La possibilità di connettere qualunque flusso di dati con ogni altro
flusso, in maniera da vederne le eventuali connessioni di fatto, anche se non previste
da una teoria. Es. i dati dei flussi turistici non hanno nulla a che vedere con il
successo di un film. Ma se si mettono a confronto i due flussi, si potrà vedere se uno
specifico film ha avuto (o meno) impatto sui flussi. Non è qualcosa che si possa
definire in via di principio (naturalmente sempre possibile), ma solamente con lo
studio delle (eventuali) correlazioni. In sostanza i tre punti possono essere sintetizzati
con questi tre concetti: 1. Esiste solo il punto di vista dei turisti; 2. La quantità (dei
dati) diventa qualità; 3. Ogni connessione tra fenomeni è teoricamente possibile (a
condizione di dimostrarla).
Ovviamente quando si parla di analisi semantica, cioè di analisi dei significati, è
evidente che valgono i criteri della soggettività. I quali, en passant, sono gli unici che
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valgono nel turismo: si decide, infatti, di visitare una destinazione per una visione
soggettiva e non oggettiva delle cose e dei luoghi. Insomma, non serve a nulla
contestare che il termine “wonderful” sia stato impiegato per un museo “minore” più
che per un museo “maggiore”, o per una destinazione meno famosa di un’altra, o per
qualunque altra cosa che “oggettivamente” sia considerata minore di un’altra.
L’analisi semantica somma le opinioni soggettive e, così facendo, ne determina una
sua originale oggettività. E’ la traduzione moderna dell’antica (ed eterna) “vox
populi”.
2.3 Esse est percipi
Qui arriviamo a un nodo essenziale della domanda turistica. I “turisti”, cioè persone
normali, di ogni censo e di ogni livello culturale, non sono obbligati a visitare una
destinazione, così come non sono obbligati a dividere il loro tempo di vacanza
secondo gerarchie decise da qualcun altro. Non c’è una cosa che vale più di un’altra,
perché qualcuno l’ha stabilito per gli altri. Non necessariamente stare sdraiati su una
spiaggia per tre ore è inferiore a spendere tre ore in un museo e così via. Il punto
fondamentale è che le scelte dei consumatori, cioè dei turisti si svolgono sulla base
della loro percezione delle destinazioni e di tutto quello che ci vedono/trovano
dentro, e non secondo un valore “oggettivo. Né tanto meno può valere un approccio
pedagogico, per cui i “turisti” devono essere istruiti si ciò che devono vedere (ben
altro è il discorso sull’essere informati su quello che stanno vedendo…). Sono loro a
spendere il loro tempo e i loro soldi, perciò decideranno loro, secondo appunto le loro
percezioni, come spendere soldi e tempo.
Una volta posta questa base, a favore della soggettività delle scelte, naturalmente si
apre un discorso molto ampio e raffinato su come le percezioni si formano, si
diffondono e cambiano. E’ evidente che le percezioni dipendono dall’incrocio di due
flussi: uno arriva dall’interno dei turisti e attiene alla loro psicologia, ai loro valori di
riferimento, alle esperienze personali, alle analogie di percezioni; l’altro flusso arriva
dall’esterno, sia quello programmato (in termini di promozione turistica) sia da tutto
ciò che accade in una destinazione e della forma e dei contenuti con cui si diffonde e
viene comunicato. E quest’ultima modalità è la più importante.
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Ogni persona sta all’incrocio di questi venti, da quello interiore, che si modifica
anch’esso col tempo, e da quelli che arrivano dall’esterno nello loro infinite variazioni
(quando ci sono) e nei vari canali della comunicazione. Su questo incrocio, una o più
volte all’anno, arriva la decisione di fare un viaggio o una vacanza e perciò la
destinazione da frequentare. Nella sua complessità la percezione delle destinazioni in
concorrenza tra loro si compone e si scompone in continuità. Naturalmente le
percezioni si solidificano in quello che si chiama valore del brand. Valore che, quasi
come i titoli della borsa, hai suoi andamenti, in salita o in ribasso, a seconda appunto
di quel che succede nel mondo e nella destinazione e del modo in cui se ne parla, a
cominciare dai social media e da internet. Ecco perciò che si torna alla centralità
dell’analisi semantica che segnala, indicizza e valuta le percezioni.
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3. I RISULTATI DELLA RICERCA: ELBA E TOSCANA
3.1 Di cosa si parla: più trasporti che cultura
Di cosa si parla quando si parla di Toscana? Domanda della serie di cosa parlano i
turisti quando commentano la loro esperienza di vacanza? C’è una distanza tra quello
che noi pensiamo dovrebbero parlare e quello di cui effettivamente parlano. Anche
per questo l’analisi semantica è molto utile, perché si tratta di analizzare non le
risposte a un questionario strutturato, in cui chi svolge la ricerca si fa un quadro ex
ante e poi invita a rispondere sulla base del quadro che ha strutturato. In questo caso
non ci sono domande predisposte, argomenti già definiti e decisi, ma semplicemente
l’analisi di quanto spontaneamente, cioè senza nessuna sollecitazione o obbligo, gli
ospiti decidono di parlare.
L’analisi dei “main topics” ci restituisce un quadro forse sorprendente: al primo posto
c’è tutto l’universo dei trasporti. Ricordiamo che essere presente negli argomenti più
discussi di per sé non è né un segno positivo, né uno negativo (sul significato e la
direzione dei commenti vedremo tra poco). Ci si può occupare di un argomento
perché favorevolmente colpiti, o perché negativamente colpiti, o perché
semplicemente si è interessati, se ne vorrebbe sapere di più o si pensa che gli altri
possano essere maggiormente interessati proprio a quegli argomenti. Gli argomenti
che stanno in cima alla graduatoria sono senz’altro quelli su cui ruota l’esperienza del
viaggio e del soggiorno, perché non si parla mai di cose a cui non si annette nessuna
importanza. Perciò i trasporti è uno degli argomenti principali su cui ruota
l’esperienza viva, concreta, reale del turista, secondo la loro gerarchia.
In dettaglio al primo posto ci sono i trasporti ferroviari, soprattutto locali, leggendo
un po’ i commenti singoli, al secondo posto i collegamenti stradali e al terzo quello
relativo agli aeroporti e perciò dei voli. Da un certo punto di vista è abbastanza
naturale che chi sta fuori casa ed è in viaggio per vedere luoghi, città e siti particolari
si occupi di come arrivarci, dall’altro è possibile che proprio la difficoltà ad avere le
informazioni sui trasporti poi induca a occuparsene anche oltre il livello fisiologico e
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naturale. Per altro è del tutto evidente che la qualità dei trasporti e dell’informazione
intorno al loro funzionamento, siano la precondizione e spesso anche la condizione
sia di realizzare il programma di visite che si ha in mente, sia della qualità
complessiva della propria esperienza turistica. Se consideriamo una visita come
l’insieme delle attività svolte durante la vacanza e dei relativi servizi utilizzati (ne
vedremo il sentiment tra qualche riga) allora è importante capire quali elementi siano
più importanti e quale sia il relativo sentiment, anche per uscire dall’indistinto del
concetto di esperienza del turista, che altrimenti rimarrebbe astratta e senza
connotazioni e valutazioni di merito.
Da aggiungere la sottolineatura che la Toscana, per la pluralità di destinazioni
turistiche e la loro distribuzione sul territorio, rende centrale proprio la qualità dei
trasporti e la loro informazione. È importante distinguere anche questi due aspetti,
perché dentro la qualità dei trasporti è inclusa anche la loro informazione: avere un
collegamento eccellente che però non è comunicato a sufficienza o non bene riduce la
qualità complessiva del servizio.
Dopo i trasporti arriva il blocco di argomenti legati all’arte, alla cultura e all’heritage,
con una curiosa – ma, a pensarci bene, nemmeno tanto – sottolineatura verso il
language, insomma l’italiano, i suoi modi di dire, il significato delle cose, il racconto
dietro i nomi e le espressioni lessicali. Chiude il blocco della cultura la musica,
argomento generalmente poco trattato nella comunicazione turistica, ma che trova
un interesse fra gli ospiti solo leggermente inferiore a quello dei siti monumentali e
storici.
Seguono in classifica altri argomenti come il riferimento alle automobili, alla
religione alla letteratura e ai dipinti. Subito dopo le prime dieci posizioni c’è
l’interesse verso la criminalità, intesa come di quella di strada, dei furti e degli scippi.
Dopo ancora arriva l’interesse verso l’economia, gli aspetti storici e politici. In fondo
ai primi argomenti l’agricoltura.
Quando guardiamo alla specifica gerarchia dei visitatori dell’isola d’Elba, troviamo
conferma al primo posto dell’interesse verso i trasporti, che anzi è ancora maggiore
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nell’isola rispetto al resto della regione. Al secondo posto ci sono le informazioni
relative alle spiagge (qual è la migliore, qual è la più facile, qual è la più accessibile,
qual è quella dove il panorama è più suggestivo o i fondali più spettacolare), seguite
dalle informazioni sui parcheggi. Questa sembra proprio un ossessione: dove
parcheggiare, quanto costa, come si fa a risparmiare, dove si può lasciare l’auto senza
incorrere nelle multe e così via. Subito dopo ancora informazioni correlate alle
spiagge: l’indicazione dei sentieri per arrivarci e i sentieri da seguire. Da notare che
le informazioni sui sentieri riguardano anche altre parti dell’isola e non solo le
spiagge. Al quinto posto ci sono conversazioni incentrate su un aspetto che in prima
battuta sembra sorprendente: la paura o la registrazione di piccoli incidenti, tanto
che spesso alla meraviglia per la bellezza del panorama si fa seguire una indicazione
sull’attenzione per gli scogli e per le scarpe da portare sempre con sé. La paura di
incidenti sembra una costante dell’Elba. A seguire le conversazioni che hanno per
tema la storia dell’isola e le sue testimonianze, a cominciare dalla figura di
Napoleone, perciò anche la cultura e, infine, il cibo.
Tab. 3 - Principali topic delle conversazioni sull’isola d’Elba
(valori percentuali)
cibo
cultura
Storia
Incidenti
Percorsi e sentieri
Parcheggi
Spiagge
Trasporti
0 10 20 30 40 50 60 70
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Accanto a questa graduatoria generale possiamo averne anche una più dettagliata,
con i singoli argomenti più commentati. Al primo posto c’è la questione dei
parcheggi, in tutte le sue sfumature (nei pressi delle spiagge, nei centri abitati, a
Piombino, ecc.), seguito dai prezzi, molto spesso anch’essi correlati al costo del
parcheggio, e poi l’opportunità di fare dei tour. Seguono poi le conversazioni sui
ristoranti, gli hotel, i musei e quel che solitamente si trova fra le persone in vacanza.
Tab. 4 – Argomenti di conversazioni (dettaglio) sull’isola d’Elba
parcheggio
prezzi
tour
paesaggio
ristoranti
B&B
ticket
auto
musei
hotel
villa
guide
auto
guidare
internet
noleggio auto
mezzi pubblici
cibo
appartamenti
suggerimenti
aeroporto
stazione treno
taxi
bar
prezzi
bus
valore
tipicità
treni
campagna
vino
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Altro elemento di grande importanza intorno alle conversazioni degli ospiti della
Toscana è la graduatoria dei luoghi di cui si parla. Quando fissiamo il filtro “Tuscany”
abbiamo la lista di località che sono correlate al lemma “Tuscany”, la loro quantità è
segno di come vengono collegate alla vacanza nella regione. Di gran lunga in testa è
Firenze, seguito da Siena, Roma e Venezia. In sostanza chi parla di Toscana cita poi
oltre a Firenze e a Siena anche due città “lontane” come Roma e Venezia. Questo
risultato delinea un aspetto ancora più importante, perché indica come ogni
destinazione turistica s’intrecci con le altre: Firenze, soprattutto, e come derivazione
Siena, è connessa principalmente con Roma e Venezia. È l’indicazione che il circuito
turistico entro cui si colloca Firenze, ad esempio, non attraversa molto il resto della
Toscana, ma principalmente Roma e Venezia. Qui bisogna ricordare che l’analisi si
riferisce a quanti hanno scritto i loro commenti in lingua inglese, perciò è facile
presumere che la maggioranza è composta da americani, per cui il loro classico tour
tra le tre grandi città d’arte italiane viene ampiamente confermato dalle
conversazioni. Si va nei posti di cui si parla, o meglio si parla dei posti dove si va. E i
posti dove si va sono collegati tra loro nella concretezza di un circuito di spostamenti
e quello che coinvolge Firenze porta direttamente a Roma e Venezia.
Seguono Pisa e Lucca e poi ancora cinque località/destinazioni turistiche extra-
regionali: Milano, Napoli, Bologna, Sorrento e Assisi. Potrebbe sembrare strano, ma
non è così, perché le principali destinazioni turistiche toscane appartengono a circuiti
ben più ampi dei confini regionali, perciò niente di strano se chi visita Pisa o Firenze
poi decide di passare altri giorni a Napoli e Sorrento, o a Milano. È tanto vero che
solo Arezzo interrompe la continuazione della lista delle destinazioni extra-regionali:
Verona, Pompei, Parigi, Padova, Perugia, Parma e così via.
Nel caso dell’Elba la città maggiormente citata nelle conversazioni è Piombino, il che
è del tutto naturale. Seguono Firenze, Pisa e Lucca a cui spesso si collega la vacanza
(da o per Firenze è una delle questioni che attirano un gran numero di
conversazioni). A seguire Livorno e Grosseto. Anche in questo caso non abbiamo
citazioni di città non vicine fisicamente all’isola: Milano, la prima, è parecchio
lontana. Il che ci conferma nell’idea che l’Elba è proprio un mondo a sé, non
collegabile facilmente con null’altro.
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Tab. 5 - Di quali città si parla, quando si parla dell’isola d’Elba
Piombino
Firenze
Pisa
Lucca
Livorno
Grosseto
Milano
Livorno
Arezzo
Bologna
Napoli
Olbia
0 50 100 150 200 250 300 350 400
Si è detto prima di come l’esprienza di un viaggiatore, espressa secondo la propria
cultura, le proprie necessità e i propri desideri, non sia un indistinto, ma si componga
degli elementi principali che la formano. Perciò l’esperienza ha un inizio con l’arrivo,
con il mezzo di trasporto utilizzato e poi prosegue con tutti i servizi che via via si
rendono necessari o utili al suo soggiorno. È importante questa volta vedere il
sentiment verso ciascuno dei singoli elementi che compongono l’esperienza di viaggi
o e di soggiorno.
L’esperienza all’Elba che garantisce la massima soddisfazione, perciò con il sentiment
più alto, sono le gite in barca, con addirittuua 93 punti, seguite dalle spiagge più
famose, che raggioungono i 92 punti. Sono questi due elementi dell’esperienza di
vacanza nell’isola che regalano le esperienze più apprezzate. Seguono i ristoranti (86
punti), gli hotel (84 punti) e i gelati (82 punti). Non particolarmente elevato il
sentiment verso l’offerta culturale e verso lo shopping: sono sempre positivi, ma non
raggiungono lòivelli di piena soddisfazione come i primi citati.
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Tab. 6 – Sentiment verso speicifici elementi dell’offerta dell’Elba
gite in barca
spiagge
ristoranti
Hotel
gelati
acquario
musei
shopping
0 20 40 60 80 100
Il sentiment meno eccellente in assoluto è verso l’affollamento delle spiagge e
dell’isola in generale, soprattutto nei mesi centrali dell’estate. Il sentiment verso
l’affollamento si ferma a 56 punti, il più basso registrato per i principali elementi che
determinano l’0fferta dell’isola. Poco più alto, ma non distante, con 58 punti, è la
situazione dei parcheggi, evidentemente non soddisfacente e la percezione di prezzi
in generale più alti di quelli attesi. In questo caso il sentiment è di 62 punti, non
negativo, ma ancora lontano dalla soglia dei 75 punti che convenzionalmente si
utilizza per fissare il livello di soddisfazione.
3.2 La percezione dell’isola d’Elba
Qual è la percezione complessiva dell’isola d’Elba? Chi vi ha soggiornato ha espresso,
com’è facile attendersi, molti aggettivi, con una grande varietà di sfumature.
Addirittura si è arrivati a un numero di 326 diverse connotazioni positive e di 125
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negative. Si tratta della varietà del vocabolario e non del peso delle opinioni positive e
negative, per le quali il conteggio è il seguente: su 3.850 opinioni espresse, 3.120, pari
all’81,0 % è stato positivo, mentre per il 19,0 % sono state negative. Perciò la bilancia
pesa nettamente sul lato positivo.
Tab. 7 – Numero giudizi complessivi sull’Elba
Tipo di commenti Valori assoluti Valori percentuali
Positivi 3.120 81,0
Negativi 730 19,0
Totale 3.850 100,0
Il concetto positivo più largamente impiegato (dai visitatori di lingua inglese) è di
good, seguito da great, enjoy, beautiful e love. Nella lingua italiana prevalgono
definizioni come: bella, bellissima, spettacolare, e varie aggettivazioni che si
riferiscono al colore del mare.
Per semplificare l’interpretazione abbiamo diviso tutti i concetti espressi in cinque
sentimenti fondamentali, secondo il loro carattere prevalente. Ogni carattere è in
realtà un cluster, cioè raggruppa più concetti vicini tra loro (per una descrizione più
dettagliata si veda la nota metodologica). In questo modo è più facile focalizzare quali
siano davvero gli elementi dell’offerta regionale che vengono maggiormente
apprezzati.
Il punto di maggiore forza che gli ospiti rivelano è che nell’isola d’Elba e in Toscana si
sta bene, insomma la bontà dell’esperienza turistica, al di là della bellezza del
paesaggio e delle città, o dell’effetto wow, cioè di meraviglia e di stupore, che pure si
registrano con un certo peso.
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Tab. 8 – Cluster dei sentimenti positivi sull’esperienza in Toscana e all’Elba
40
35
30
25
20 Toscana
Elba
15
10
5
0
wow star bene bellezza charme razionale
I cinque sentimenti, spiegati in dettaglio nella metodologia, si riferiscono al “fattore
wow”, appunto di stupore, meraviglia per un luogo, che incide per il 15,4 % per il
complesso della Toscana, ma sale al 24 % nel caso dell’Elba; il fattore che abbiamo
definito dello “star bene”, cioè di un soggiorno di piena soddisfazione, è in testa con il
31,8 % fra le destinazioni della Toscana, ma scende al 20 % nel caso dell’Elba; il
sentimento di ammirazione verso la bellezza in senso ampio (paesaggistico o urbano)
arriva al 24,0 % per la Toscana, ma sale al 38 % nel caso dell’Elba; mentre il “fattore
charme”, che è correlato più alla qualità dei servizi, dei negozi, dell’esclusività, pesa
per il 17,9 % nelle destinazioni principali della Toscana, ma scende al 6 % per l’Elba; il
sentimento definito come “razionale”, cioè organizzativo, logistico, di valutazione del
rapporto della qualità ricevuta con il prezzo pagato, pesa per l’11,3 % in Toscana, ma
crolla al 2 % per l’Elba.
È difficile fare raffronti tra le destinazioni turistiche, essendo la tecnologia semantica
fondata sulla soggettività, perciò ciò che è bello per una persona non è detto che lo sia
per un’altra o, ancora, che il ranking del bello sia uguale per tutti, comunque si può
dire che nell’isola d’Elba prevalgono la bellezza, l’effetto stupore (wow) e il
complessivo star bene, mentre sono più deboli i richiami dello charme e della
razionalità, intesa come comodità, rapporto qualità/prezzo dei servizi, facilità
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dell’accesso, ecc.
I fattori negativi sono bassi, ma non del tutto marginali per le destinazioni della
Toscana, mentre per l’Elba, se si fa eccezione per l’affollamento e i parcheggi, in
sostanza non ci sono problemi di sorta. Il sentimento critico maggiore si riferisce al
fatto che la vacanza in Toscana è costosa.
Anche in questo caso si sono raggruppate le critiche secondo i cinque sentimenti
negativi prevalenti: la delusione (e tristezza), la rabbia, la paura, il disgusto e
l’irritazione. Sono i sentimenti umani più diffusi e più riconosciuti, potremo così
vedere quanto e come siano presenti nelle persone ospiti in Toscana.
Tab. 9 – Cluster dei sentimenti sull’esperienza in Toscana e all’Elba
70
60
50
40
Toscana
30 Elba
20
10
0
irritazione delusione rabbia disgusto paura
I due sentimenti negativi che hanno maggiore frequenza, sia per la Toscana che per
l’isola d’Elba, sono l’irritazione, cioè quell’insieme di critiche che esprimono un
sentimento non totalmente o complessivamente negativo, ma si collegano con aspetti
particolari dell’esperienza, che comunque incidono sul “bilancio sentimentale”, fatto
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di contrattempi, regole magari complicate, difficoltà a risolvere problemi pratici e
così via. Nel caso dell’Elba questi fattori, sul complesso dei fattori negativi, pesano
per il 60 %, in quello della Toscana si raggiunge il 38 %; la delusione pesa molto più
nel caso della Toscana (28 % contro il 16 %); i sentimenti peggiori, come la rabbia, il
disgusto e la paura sono minimi dovunque, solo la rabbia raggiunge il 10 % sul
complesso dei giudizi negativi per le destinazioni regionali, ma pesa solo nel 4 % nel
caso dell’Elba; il disgusto e la paura, invece, all’Elba sono fermi allo zero, mentre
sono lievemente presenti nel resto delle destinazioni della Toscana.
Siamo davanti a una regione che gode di una grande immagine, di un posto
importante nell’immaginario turistico internazionale, perciò la delusione è l’altra
faccia della fama o della notorietà. I sentimenti più aspri, più totalmente e
ferocemente negativi, la rabbia, il disgusto e la paura, sono poco presenti e sono del
tutto marginali, soprattutto la paura. Quest’ultimo sentimento di solito è quello che,
una volta trasmesso ad altri, comunicato, fatto conoscere, è quello che più di tutti gli
altri induce a rinunciare al viaggio anche per chi è fortemente attratto dalla
destinazione. Nel caso della Toscana questo sentimento è irrilevante, all’Elba è
totalmente assente.
Abbiamo visto il numero di giudizi positivi e il numero di quelli negativi e li abbiamo
pesati in termini percentuali, poi abbiamo visto il contenuto e la distribuzione dei
concetti positivi e di quelli negativi con grande dettaglio analitico; lo stesso abbiamo
fatto con il versante negativo dei giudizi. La tecnologia semantica ci permette non
solo di analizzare fino all’estremo dettaglio ogni informazione, ma anche di fornirci
una sintesi del sentiment. In sostanza riusciamo a fornire un valore sintetico, in
questo caso il sentiment complessivo di migliaia di persone che hanno fatto
l’esperienza di una vacanza in una o più destinazioni della Toscana. L’indicatore è
alimentato dalle quantità (quanti giudizi e commenti() e dall’analisi appunto
semantica della loro qualità, ovvero del loro significato. Questo indicatore, per
convenzione, è collocato su una scala da che va da 0 a 100, dove il valore massimo
corrisponde a un esperienza totalmente significativa (si ricorda che i testi neutri –
che contengono solo informazioni d’ordine pratico e senza alcuna aggettivazione non
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sono considerati -), totalmente positiva e abbastanza numerosa.
Il valore complessivo dell’esperienza turistica in Toscana, sulla scala da 0
a 100, è di 80 punti e quella dell’isola d’Elba è maggiore, raggiungendo gli
81 punti. Si tratta di un risultato eccellente, perché convenzionalmente l’area di
piena soddisfazione è collocata oltre la soglia dei 75 punti e, in un’analoga indagine,
svolta luglio da Sociometrica, sulle principali 30 destinazioni turistiche nazionali, il
valore medio registrato è stato di 76 punti.
3.3 Le principali destinazioni
Lucca con l’isola d’Elba raggiungono il massimo del sentiment rispetto all’esperienza
turistica. Com’è stato già sottolineato, non si tratta di un giudizio sulla località, né
tantomeno sul suo valore dal punto di vista della storia dell’arte o della qualità
dell’ospitalità alberghiera, quanto l’esito dell’esperienza degli ospiti nella
destinazione secondo la traduzione in termini numerici delle loro opinioni espresse
sui social.
Tab. 10 – Sentiment verso le principali destinazioni della Toscana
Destinazione Sentiment
Lucca 81
Isola d’Elba 81
Arezzo 78
Firenze 77
Livorno 77
Siena 76
Viareggio 76
Pisa 75
Pistoia 73
Prato 70
Grosseto 69
Al di là della classifica, che presenta ben sette destinazioni su dieci al di sopra della
soglia convenzionale di piena soddisfazione, che promuove sistematicamente le
principali destinazioni e che restituisce differenze minime tra le destinazioni, è
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importante sottolineare quali sono i tratti specifici di ciascuna di essa, o meglio come
si raggruppano, nel caso, una con l’altra, secondo la percezione e perciò lo stile di
vacanza e di viaggio degli ospiti.
Ci sono due elementi che bisogna considerare prima di entrare nel merito. Il primo è
che è evidente che trattandosi di messaggi e commenti ripresi dal linguaggio comune
gli aggettivi più utilizzati per tutte le destinazioni sono quelli tipici che si usano in una
conversazione: un posto bello, ottimo, bellissimo, affascinante e così via, che nella
lingua inglese si ritrova negli aggettivi di good (che ha un significato più ampio che
nella nostra lingua e comprende lo star bene, l’apprezzamento generale e così via), di
great, di valutazione della bellezza e del valore, di enjoy, per dire che ci si diverte, si è
felici dell’esperienza e di nice, che esprime il senso di apprezzamento ancora una
volta della bellezza. Naturalmente ci sono varie gradazioni semantiche nei termini,
ma non è questa la sede per andare oltre nell’analisi testuale.
Tab. 11 – Principali connotazioni delle destinazioni turistiche della Toscana
Destinazione Connotazioni specifiche
Firenze, Siena, Pisa Bellezza, stupore, valore, piena
soddisfazione dell’esperienza
Lucca Le connotazioni precedenti + relax + una
maggiore “Tuscany experience”
Livorno Ragionevole, facile, divertente, maggiore
livello di “friendship” con la popolazione
residente
Viareggio Piena soddisfazione dell’esperienza senza l’
“effetto wow”, sensazione di economicità,
facilità.
Arezzo “Effetto wow” meno eclatante ma più
sorprendente, senso di severità e maggiore
discrezione della bellezza.
Isola d’Elba Straordinaria qualità della natura.
Autenticità. Scoperta. Unicità e personalità
delle spiagge
Sostanzialmente Firenze, Siena e Lucca hanno un profilo identico, con maggiore o
minore, a seconda dei casi, di singole aggettivazioni. In sostanza il modello è città
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d’arte, esperienza del cibo, tempo speso con piena soddisfazione, sensazione di valore
e appartenenza a circuiti extra-toscani.
Già Lucca e Arezzo, pur appartenendo allo stesso modello, ma in quantità minori,
assumono aspetti ciascuno più particolare: per Lucca c’è la maggiore semplicità di
“utilizzo” della destinazione e una maggiore capacità di produrre anche una
esperienza più legata al brand “Tuscany” in senso proprio”. La differenza è data, alla
fine, molto dalla logistica: per Firenze, Pisa e Siena l’arrivo in aereo e in treno ne
condiziona poi gli spostamenti e i comportamenti, Lucca con il maggiore uso dell’auto
permette una menù del soggiorno più vario, includendo anche il mare. Arezzo ha una
bellezza della stessa natura del terzetto di destinazioni prima citate, ma è più
sorprendente, perché meno atteso, inoltre dà una sensazione di austerità, di
silenziosità e di minore affollamento che le fa assumere le caratteristiche di
deuteragonista rispetto alle prime tre.
Livorno ha uno schema più a sé stante: ha il pregio della facilità, appare
“ragionevole”, qui s’intende rispetto ai prezzi e all’organizzazione della città e ha una
sensazione di maggiore dimensione sociale e più facile, meno ingessata e meno
monumentale.
Per l’isola d’Elba, come detto, prevale la connotazione naturalistica, di autenticità,
oltre che dello star bene, mentre sono poco presenti altri elementi che caratterizzano
le altre destinazioni turistiche della regione.
Sono valutazioni che non possono essere definite con l’accetta, si tratta piuttosto di
nuance differenti su una medesima trama: è evidente che gli elementi che
accomunano tutte le destinazioni sono maggiori di quelli che le differenziano. Però il
pregio dell’analisi sta proprio nella capacità di cogliere anche le sfumature oltre a ciò
che è auto-evidente o comune a tutte le situazioni. Una volta sviluppate le differenze
potrebbero portare, in una politica di marketing ancora più sofisticata, a una
maggiore capacità di incontrare nicchie e segmenti di mercato che magari sono più
facili da cogliere in una destinazione piuttosto che in un’altra. Ma qui, naturalmente,
si passerebbe direttamente alle politiche.
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3.4 Il sentiment verso i principali luoghi dell’Elba
La tecnologia semantica ci permette di scandagliare non solo i luoghi, o meglio le
destinazioni, ma anche di analizzare ogni singolo elemento dell’offerta turistica, o dei
servizi che vengono offerti ai visitatori. L’unica condizione è che ci sia un sufficiente
numero di commenti su cui lavorare.
La classifica che qui è presentata non è realizzata sulla enorme lista di luoghi di
interesse turistico dell’isola, ma su quelle maggiori, più citate nelle conversazioni. Il
risultato, che non sempre è confermato in altre situazioni, è che grosso modo la
notorietà e la soddisfazione per la visita tendono a coincidere. Questa circostanza in
altre situazioni è tutt’altro che confermata. In un precedente lavoro, realizzato
sempre da Sociometrica e da Expert System e dedicato a Roma, questa coincidenza
non era affatto dimostrata: il monumento più citato, il Colosseo non era quello che
garantiva la migliore esperienza di visita. Nel caso specifico in testa erano luoghi
meno noti ma che, evidentemente, riserbano un’esperienza migliore, o percepita
come quale. Nel caso dell’Elba, invece, questa corrispondenza della quantità e della
qualità, è sostanzialmente confermata.
Tab. 12 – Sentiment verso le principali risorse turistiche dell’Elba
Sentiment interno all’Elba Citazioni Sentiment
Spiaggia di Sansone 791 92
Spiaggia del Relitto 293 89
Monte Capanne 327 88
Spiaggia di Capo Bianco 483 86
Spiaggia di Cavoli 663 86
Spiaggia di Padulella 131 85
Spiaggia di Barabarca 213 79
Spiaggia di Sant’Andrea 190 78
Spiaggia di Biodola 590 76
Parco Minerario dell’Elba 158 75
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Al primo posto come percezione di qualità dell’esperienza è quella della Spiaggia di
Sansone, con 92 punti su 100 e la seconda è la Spiaggia del Relitto con 85 punti su
100. La Spiaggia di Sansone è anche quella che ottiene il maggior numero di citazioni,
perciò prima in quantità e in qualità. Poi le due graduatorie si sgranano. Comunque i
primi dieci sightseening della regione sono tutti al di soglia dei 75 punti, la soglia
convenzionale di piena soddisfazione.
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METODOLOGIA
Come funziona l’analisi semantica che è alla base di questo rapporto?
Innanzitutto si sceglie il canale distributivo da cui prendere i testi da analizzare.
Possono essere i social media (facebook, twitter, ecc.), i siti turistici dedicati alle
recensioni (Trip Advisor), i siti di prenotazione alberghiera che prevedono recensioni
degli utenti (expedia.it, hotels.com, booking, ecc.), i forum sul turismo, i blog che si
occupano di turismo, le sezioni dei quotidiani on line che si occupano di viaggi e
vacanze e altre tipologie ancora di siti che hanno per oggetto i viaggi e le vacanze e
che prevedano una qualche forma di intervento/valutazione/giudizio dei
clienti/utenti. Nel nostro caso abbiamo considerato i siti turistici (Trip Advisor e
altri).
Una volta definito l’universo di riferimento (cioè, le fonti) si stabilisce il periodo
temporale di riferimento (nel nostro caso sono gli ultimi sei mesi, esattamente dal 4
giugno al 4 dicembre 2014). A questo punto comincia l’analisi semantica vera e
propria. Ogni testo, che sia di poche righe o di molte righe, viene ridotto ai suoi
elementi essenziali (argomenti di cui si parla) e per ogni argomento si analizza se e
quale connotazione valutativa contiene. Ad esempio, una frase del tipo: “Poi ho preso
il treno a Firenze per venire a Lucca” contiene i seguenti elementi: Firenze, treno e
Lucca. In questo caso nessuno dei tre elementi contiene valutazioni di merito, perciò
è valutato come neutrale e non si considera in alcun modo nella parte “mood”, cioè
“sentiment”, analisi di merito della percezione. Prediamo un’altra frase: “Poi ho preso
il treno a Firenze e dopo un viaggio piacevole sono arrivato a Lucca.” Anche in questo
caso i tre elementi sono Firenze, treno e Lucca. Solo che questa volta il termine treno
contiene una connotazione (positiva e valutabile di buona soddisfazione). Allo stesso
modo si procede per tutte le frasi scritte. Nel nostro caso i testi analizzati sono stati
547.400, di cui 115mila hanno per oggetto la Toscana e in 24.601 casi vi è espresso un
qualche giudizio o una qualche aggettivazione.
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Su questa base per ogni oggetto considerato (nel nostro caso le maggiori destinazioni
turistiche) si ottiene una valutazione sintetica (cioè che somma tutte le singole
valutazioni su ogni elemento da loro considerato nei loro testi). Il valore considera
naturalmente sia le connotazioni positive che quelle negative e le bilancia. Il valore
sintetico è collocato su una scala da 0 a 100.
Il dettaglio e la sintesi
Per ogni destinazione, come detto, sono elencati gli elementi che contribuiscono a
determinare il “sentiment” o “mood” per ciascuna di esse. E’ un elenco piuttosto
lungo e molto utile perché riesce a cogliere ogni aspetto positivo o negativo di ogni
destinazione. Perciò una destinazione può ricevere un punteggio alto soprattutto
perché è economica, o perché riesce a stupire per la sua bellezza, o ancora perché il
livello dei servizi è eccellente o per altre ragioni. Allo stesso modo una destinazione
può essere valutata male per una gamma di ragioni molto ampia. Il dettaglio dei
concetti collegati a ogni destinazione è perciò essenziale.
Chi voglia lavorare per migliorare una destinazione, ottiene così un quadro dei punti
di vantaggio e di svantaggio molto puntuale. In alcuni casi si tratta di differenze
molto leggere, quasi di sinonimi, (ad esempio tra beautiful e wonderful), in altri casi
sono sfumature leggere ma importanti di una stessa idea (ad esempio, worth,
recommend), altre volte sono concetti ugualmente positivi ma di differente e distinta
natura (ad esempio, quiet e charming, o ancora dear e cheap). Allo stesso modo, nel
campo dei giudizi negativi, fa differenza che una destinazione sia bocciata perché non
troppo attraente o perché si avverte un pericolo per la sicurezza personale. Solo
attraverso una cognizione puntuale, esatta, dei fattori che determinano la percezione
é possibile approntare una strategia di risposta.
Naturalmente, c’è anche un’esigenza di condensa delle opinioni, di avere un livello
intermedio tra il giudizio sintetico assoluto (un numero sulla scala da 0 a 100) e la
“nuvola” dei singoli elementi che compongono il sentiment. Abbiamo perciò
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individuato sette fattori fondamentali di successo (dove ciascuno di essi riunisce
percezioni che hanno la stessa natura, o una natura analoga) e sette fattori principale
di insuccesso (anche in questo caso riunendo per analogia termini tra loro omogenei).
I cinque sentimenti positivi:
- Il sentimento “wow”. È quando una destinazione colpisce l’ospite in maniera
molto intensa. Siamo davanti a una percezione di grande bellezza, della trasmissione
di un senso di unicità e di valore che colpisce direttamente le emozioni. In questo
caso sono riuniti concetti come beautiful, wonderful, fantastic, gorgeous e altri dello
stesso tenore;
- Il sentimento dello star bene, del divertimento. È quello generalmente più
utilizzato. Ha un carattere generale e significa che ci si è trovati bene nella
destinazione, si è avuto un periodo piacevole e il soggiorno è stato soddisfacente. Non
c’è una caratteristica specifica a essere indicata, ma una valutazione nel suo
complesso. Si ritrova perciò sostanzialmente il termine good, e altri dello stesso
tenore generale come enjoy, happy, fun e altri ancora;
- La bellezza. Si tratta di un giudizio complessivo sulla destinazione, espresso in
relazione al suo aspetto, alla sua bellezza, all’insieme di piacevolezza che trasmette,
sia sul piano paesaggistico che su quello dei servizi, della conformazione urbana e
delle attrazioni che vi si può trovare. Sono perciò radunati termini come: great, nice,
fine, like, interesting;
- Lo charme. È quando una destinazione viene percepita per la sua connotazione
glamour, perché è capace di trasmettere un senso di distinzione e di elevatezza. In
questo fattore è incluso anche l’aspetto anche trasgressivo, quando riscontrato. Si
ritrovano perciò termini come: lovely, dear, love, charming, lovely, hot, e altri della
stessa natura;
- La razionalità. Si tratta di caratteristiche della destinazione e della sua offerta di
servizi che si fanno apprezzare per il loro valore che colpisce non tanto l’emozione,
quanto la razionalità, la considerazione dei “fattori freddi”, come i prezzi non troppo
alti, la facilità con cui si raggiunge la destinazione e ci si muove al suo interno, l’essere
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semplice e intuitiva nel modo in cui si propone. In questo caso i termini che vi sono
radunati sono: safe, quiet, close, easily, save, simple, certainly,
I cinque sentimenti negativi:
Per quanto riguarda la parte negativa della gamma delle opinioni, la condensazione
può seguire allo stesso modo cinque sentimenti principali:
- Il sentimento di delusione, di tristezza. È quando ci si aspetta un qualcosa
che poi si rivela inferiore. In genere si parte dal presupposto che ognuno sceglie
quello che ritiene migliore, o quanto meno migliore alle condizioni date (di tempo, di
disponibilità economica, di circostanze di fatto). Perciò la delusione può scattare per
tante ragioni, ovviamente soggettive e oggettive, a seconda dei casi. Trattandosi di
percezioni, l’importante è segnalare la loro esistenza. In questo ambito sono presenti
termini come: cheap e low. Il primo si riferisce alla povertà di quello che si è
incontrato. Qui cheap è inteso come opposto di worth, cioè di valore. Allo stesso
modo low è qualcosa di inadeguato rispetto alle attese e poi ancora sad, miss, not
enjoy e così via;
- Il sentimento di rabbia. È uno degli elementi più pesanti e si riferisce non al
valore della destinazione, ma alle circostanze di fatto, all’esperienza negativa della
vacanza. È esattamente l’idea della rabbia quando arriva qualcosa che non
sopportiamo e che si traduce in un capovolgimento del concetto stesso di vacanza,
dallo star bene allo star male. I termini più impiegati sono: wrong, worse, mistake,
impossible, ecc.;
- Il sentimento di paura. È uno dei peggiori che si possono incontrare e si
riferisce alla sicurezza personale. Si tratta di termini come worry, violent, scare e
altri della stessa natura. Non si incontrano quasi mai nei migliaia di commenti degli
ospiti della Toscana;
- Il sentimento di disgusto. È un sentimento anch’esso molto forte. Anche questo
si registra raramente nei commenti degli ospiti della Toscana e, quando succede,
prende i termini di rough, lazy, hassle bad, severity, e così via;
- Il sentimento d’insofferenza. È quando viene meno uno degli elementi che ci
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si aspetta di trovare in una destinazione turistica. In fondo è un mondo magico,
quello della vacanza, dove si suppone siano sospesi gli elementi della vita ordinaria,
soprattutto quelli negativi. In questa categoria sono inclusi termini come difficult,
problem, expensive e altri dello stesso genere.
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Semantics Elba
Semantic analysis of the online conversation about Elba Island: perception, attractors and destination reputation.
