2023 · Turismo
Primo Rapporto sull'overtourism
Dalla primavera 2023 l'overtourism è al centro del dibattito pubblico: il primo rapporto sul fenomeno che ha colpito Venezia, Firenze e Roma.
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Sociometrica (2023). Primo Rapporto sull'overtourism. https://www.sociometrica.it/research/primo-rapporto-overtourism
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presenta
RAPPORTO
SULL’OVERTOURISM
FOCUS SUL VENETO
Realizzato da Antonio Preiti
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Il presente Rapporto di Ricerca è stato realizzato da un gruppo di lavoro di
Sociometrica, diretto da Antonio Preiti, su incarico di Federalberghi Veneto, e con il
contributo di Teamwork e Cherry Bank.
ottobre 2023
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INDICE
6 PREMESSA
PARTE I:
OVERTOURISM TRA STATO D’ANIMO E REALTA’
8 1. LA SFUGGENTE DEFINIZIONE DI OVERTOURISM
9 2. LA VIA MAESTRA DELLA METODOLOGIA
16 3. TOURISM EXPOSURE: LA SINTESI DI TUTTO
PARTE II:
FOCUS SUL VENETO
18 2.1 L’INDICE DI INTENSITÀ
24 2.2 L’INDICE DI ESTENSIONE
27 2.3 LA TOURISM EXPOSURE DEI COMUNI DEL VENETO
CONCLUSIONI:
CAUSE E RIMEDI DELL’OVERTOURISM
32 3.1 L’IMPRESCINDIBILE CRESCITA DEL TURISMO
34 3.2 LE CAUSE DELL’OVERTOURISM
38 3.3 LA SOTTIGLIEZZA DELLA PERCEZIONE
40 3.4 L’AFFIORARE DELL’ANTI-TURISMO
42 3.5 RICONFIGURAZIONE DEL TURISMO
E LA “SPINTA GENTILE”
4 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
HOSPITALITY REPORT 2020
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RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
TEAMWORK 5
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PREMESSA
Dall’inizio della primavera 2023, la problematica dell’overtourism ha acquisito
un’importanza crescente nel discorso pubblico. Questo fenomeno, che indica
un’elevata concentrazione di visitatori in specifiche destinazioni, ha particolarmente
colpito luoghi storici e culturali come Venezia, Firenze e Roma. Media tradizionali e
piattaforme digitali hanno ampiamente diffuso immagini di strade storiche, tipiche
di queste città, affollate di turisti. Queste rappresentazioni hanno innescato intense
reazioni sui social media, spesso tingendosi di toni di indignazione e, in alcuni casi,
di aperta avversione verso i turisti. Per altro, alla percezione di carattere generale e
onnicomprensiva, si aggiunge una scelta di linguaggio con una semantica per cui il
turista sembra un alieno, un’entità remota, di cui non si conosce l’identità e ciò che
lo muove a visitare un luogo. Si potrebbe, al proposito, suggerire una terminologia
più inclusiva, riferendosi ai visitatori come “ospiti”, promuovendo così una cultura di
accoglienza e di comprensione reciproca.
Il turismo, con le sue dinamiche e peculiarità, inevitabilmente porta a momenti di elevata
affluenza in specifiche aree. Tuttavia, eventi puntuali possono assumere una risonanza
tale da diventare rappresentativi di una problematica più estesa. Così, l’affollamento
in punti nevralgici come Venezia o le aree monumentali di Roma e Firenze ha portato
a una percezione generalizzata del fenomeno, estendendolo a ogni angolo di rilievo
culturale o storico, finendo poi con l’includere anche le destinazioni balneari.
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Di fronte a questa situazione emerge una problematica di riconfigurazione della
narrativa del turismo. Un settore che ha tradizionalmente promosso la connessione
culturale e generato significativi benefici economici ora rischia di essere percepito
come una minaccia per l’integrità delle città e la qualità della vita dei residenti.
Questa percezione distorta potrebbe avere gravi ripercussioni sulle economie locali, in
particolare per quelle città e piccoli centri che dipendono fortemente dal turismo.
Questo Report, con una particolare attenzione alla regione del Veneto, intende
analizzare in dettaglio le dinamiche dell’overtourism. Obiettivo principale è identificare
criteri chiari per definire l’”eccesso” di affluenza turistica, stabilendo indicatori tangibili
e comprendendo le circostanze e modalità con cui si manifesta. S’intende, inoltre,
investigare le cause profonde dell’overtourism, superando interpretazioni superficiali,
e fornire raccomandazioni concrete per una gestione sostenibile e rispettosa dei flussi
turistici.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 7
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PARTE PRIMA: OVERTOURISM TRA
STATO D’ANIMO E REALTA’
1.1 La sfuggente definizione di Overtourism
Nonostante la crescente attenzione sul fenomeno, manca ancora una definizione
universalmente accettata di “overtourism”. Numerosi studi hanno cercato di inquadrare
il problema, ma la complessità del fenomeno rende difficile la convergenza verso una
definizione univoca. Tuttavia, la prospettiva offerta da Harold Goodwin nel 2017, nel
suo lavoro “The Challenge of Overtourism”, offre un interessante spunto. Secondo
Goodwin, l’overtourism si manifesta quando sia residenti che visitatori percepiscono
un afflusso eccessivo di turisti, al punto da compromettere la qualità della vita e
dell’esperienza turistica.
La percezione emerge come elemento chiave. Essa, pur essendo collettiva, è radicata
in una soggettività che varia da individuo a individuo. È fondamentale considerare
che l’overtourism influisce non solo sui residenti, ma anche sui turisti. Se questi
ultimi continuassero a frequentare una destinazione nonostante l’affollamento, ciò
potrebbe indicare quanto meno la presenza di fattori compensativi. Per altro, è difficile
pensare che gli ospiti di una destinazione continuino a frequentarla se la percepissero
eccessivamente affollata. Questa complessità ci spinge a cercare una definizione più
solida e misurabile dell’overtourism, che tenga conto di molteplici variabili e comprenda
una maggiore varietà di prospettive, che non il solo aspetto dell’affollamento.
Un ulteriore aspetto da considerare riguarda la capacità delle singole destinazioni di
gestire i flussi turistici. L’organizzazione, l’infrastruttura e i servizi offerti giocano un
ruolo cruciale nella percezione dell’affollamento. In assenza di una gestione efficace,
anche un afflusso moderato può essere percepito come eccessivo.
In questo contesto, il Report si propone di esplorare approfonditamente metodologie e
indicatori oggettivi per quantificare l’overtourism, offrendo una panoramica completa
e multidimensionale del fenomeno.
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1.2 La via maestra della metodologia
La presente analisi non intende certo trascurare l’importanza dei fattori soggettivi;
infatti, questi ultimi rappresentano spesso gli elementi cardine nella percezione di
una destinazione turistica. La percezione del valore intrinseco di una destinazione
costituisce, senza dubbio, il suo asset fondamentale. L’obiettivo, piuttosto, è di
articolare un insieme di indicatori - tangibili e quantificabili - che possano accogliere
sia le emozioni soggettive che i dati oggettivi, convergendo in un’analisi integrata per
determinare l’effettiva presenza dell’overtourism.
Il primo imperativo metodologico è circoscrivere le manifestazioni tangibili
dell’overtourism, per poi identificare gli indicatori idonei a misurare tali manifestazioni.
Iniziamo delineando i fenomeni che possono suggerire l’emergere di effetti avversi
correlati all’overtourism.
L’overtourism non rappresenta unicamente o semplicemente un elevato afflusso
di visitatori, ma si concretizza nell’eventuale disequilibrio tra visitatori e comunità
locali, nonché nella pressione esercitata sul patrimonio naturale, culturale e sulle
infrastrutture di una destinazione, come delineato nei criteri sopra illustrati. Pertanto,
si potrebbe postulare che la simultanea presenza di tutti questi criteri, o di una loro
preponderante maggioranza, conferisca a una località la definizione di “iper-turistica”.
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Come, dunque, quantificare e valutare tali criteri? O, in altre parole, come possiamo
costruire un insieme di dati che ci permetta di esaminare in maniera accurata l’influenza
del turismo su una determinata destinazione? Gli indicatori proposti sono i seguenti:
1. Definizione dei dati di riferimento:
1.1 Metodi Quantitativi: raccolta di dati statistici sul numero di visitatori, tassi di
occupazione delle strutture ricettive, uso dei mezzi di trasporto, ecc.;
1.2. Metodi Qualitativi: conduzione di interviste, gruppi di discussione o sondaggi con
residenti, proprietari di attività commerciali e turisti per comprendere le loro percezioni
dell’esperienza turistica;
2. Analisi Spaziale: utilizzo dei Sistemi di Informazione Geografica (SIG) per mappare
i movimenti dei turisti, le aree congestionate e altri modelli spaziali legati al turismo;
3. Analisi Storica: comprendere come i modelli di turismo si sono evoluti nel tempo in
una determinata località può offrire informazioni sull’emergere dell’over-turismo;
4. Coinvolgimento degli Stakeholder: coinvolgere diversi attori, tra cui il governo
locale, gli enti turistici, i residenti e i turisti, per raccogliere prospettive diverse;
5. Analisi Comparativa: confrontare destinazioni con caratteristiche simili ma diversi
livelli di turismo può fornire informazioni sulle cause e sugli effetti dell’over-turismo;
6. Valutazione delle Interventi: analizzare l’impatto delle politiche o delle misure
attuate per mitigare l’eventuale overtourism, come i limiti al numero di turisti, i sistemi
di bigliettazione o le campagne promozionali per le stagioni meno affollate.
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Da questo insieme di indicatori si possono ricavare le informazioni per capire se e
come, per una specifica destinazione, si è in presenza o meno di overtourism. In questo
set di indicatori alcuni sono soggettivi (metodi qualitativi); altri sono oggettivi (dati
sui visitatori, ecc.) e altri ancora sono valutativi, come, ad esempio gli ultimi tre punti,
perché riguardano un giudizio sull’intero processo. Perciò l’equazione possibile per
giudicare se si è davanti a un eccesso di impatto antropico del turismo, si compone di:
Overtourism=fattori soggettivi + fattori oggettivi + fattori interpretativi.
Com’è facile capire, si tratta di analisi costose; necessariamente sono da svolgere comune
per comune; perciò non si possono, ad esempio, campionare comuni per rappresentare
una provincia o addirittura regione. I dati delle province e delle regioni non possono
che essere la media dei risultati comunali, ma alla dimensione comunale non si sfugge.
Si dovrebbe, ad essere precisi fino al massimo, capire per quali destinazioni turistiche
la dimensione comunale non basta e allora bisognerebbe sommare i dati dei comuni
coinvolti. Si scelga la dimensione che si vuole, ma a quella comunale non si può –
appunto - sfuggire.
C’è un metodo ancora piò oggettivo e suo modo sintetico, perché tralascia tutti fattori
soggettivi e interpretativi, cioè il calcolo della capacità di calcolo, per definire perciò
quando vi sia una Capacity Exceeded, vale a dire siamo in presenza dl fenomeno
dell’overtourism. Il metodo consiste in questo:
- calcolare la sostenibilità sul piano del soggiorno: è evidente che il numero
di alberghi presente essendo stato autorizzato, il massimo che può fare
l’offerta alberghiera è di avere un tasso d’occupazione del 100% tutti i
giorni dell’anno. A parte che questo è praticamente impossibile anche per il
miglior albergatore e per la migliore destinazione turistica, per definizione
non c’è nessun eccesso, perché essendo state autorizzate il numero di
camere già presenti, il loro riempimento, non potendo eccedere oltre le
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camere presenti, non può generare degli eccessi. Per altro, i servizi connessi:
parcheggi, raccolta della spazzatura, impatto generale sulla destinazione,
essendo gli alberghi presenti da molti anni e molto spesso da decenni,
sono già stati incorporati dentro l’organizzazione dei servizi. Il numero che
varia è quello delle case private in offerta sulle piattaforme digitali, perché
non c’è una pianificazione della loro presenza, ma dipendono totalmente
da quanti proprietari privati di abitazioni residenziali e per il periodo di
tempo desiderano, presentano un’offerta di soggiorno aggiuntiva. Quindi,
in questo caso la misura dell’eccesso dovrebbe toccare il limite di offerta
di abitazioni private a scopo turistico consentita in quella determinata
destinazione. Solo in questo caso si può manifestare una Capacity Exceeded
in una destinazione, non altrimenti;
- calcolare la sostenibilità sul piano dei trasporti. Esiste certamente una
capacità di carico ad esempio per gli impianti di risalita facilmente calcolabile;
per gli autobus urbani, le metro e i trasporti interni, non altrettanto facile da
calcolare, ma calcolabile attraverso una proxy. La complicazione arriva però
dalla circostanza che non si può fare un calcolo medio, ma vale il principio
del “collo di bottiglia”, per cui potremmo non avere nessuna difficoltà per gli
impianti di risalita o averla nei bus che collegano gli alberghi agli impianti,
o viceversa; potremmo non aver nessun eccesso di capacità per l’insieme
della rete di autobus in una grande città, ma averla per una singola linea, o
per alcune singole linee, quelle maggiormente frequentate;
- un terzo ambito del calcolo della sostenibilità riguarda naturalmente
le attrazioni: è evidente che nei musei e in qualunque altra attrazione di
qualunque tipo si può porre un problema di eccesso di capacità di carico.
Ancora una volta questo calcolo andrà fatto sulla singola attrazione non
vale il calcolo medio, che comprenda tutte le attrazioni;
- l’altro grande ambito in cui verificare la sostenibilità riguarda le strade.
In questo caso la situazione è davvero complicata, perché anche in questo
caso non vale molto un calcolo medio, ma bisogna capire se in quali strade,
e per quanto tempo, e in quali giorni si verifichi (o non si verifichi) un
eccesso di portata. Sono proprio le strade quelle che tipicamente creano
maggiormente i colli di bottiglia nella logistica delle destinazioni turistiche.
Il calcolo della capacità di una destinazione turistica di avere un certo numero di ospiti
secondo i parametri oggettivi che abbiamo or ora descritto, sarebbe il metodo migliore
e quello più consigliabile per avere valutazioni molto accreditate. Questo calcolo, oltre
che complicato, è davvero molto costoso, perché deve monitorare un così elevato
numero di paramenti, la cui stima dovrà essere fatta in sostanza giorno per giorno per
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le grandi città, che hanno flussi importanti praticamente tutto l’anno, e nei giorni estivi
e invernali nelle destinazioni che hanno l’una o le due le stagionalità. In sostanza, un
lavoro improbo, anche se è possibile farlo.
Per altro, l’eventuale disponibilità questi dati dovrà essere comunque oggetto di
valutazione, perché alcune tipologie di destinazioni turistiche sono tradizionalmente,
e inevitabilmente, soggette a picchi di presenze. Tipico è il caso delle destinazioni
balneari, che avranno certamente un picco nelle due settimane centrali di agosto,
determinato dalla modalità con cui gli italiani organizzano le proprie vacanze. Perciò
è del tutto fisiologico che in alcuni giorni vi sia una presenza turistica “eccessiva”, così
come avviene nei giorni prima del Natale nei negozi, o per il traffico nelle adiacenze di
uno stadio il giorno della partita. Diverso è se questo eccesso si dovesse prolungare nel
tempo, oltre il periodo fisiologico, o fosse permanente.
Dobbiamo allora disporre di indicatori più semplici, anche se non sono esaustivi della
complessità del tema, fondati su dati disponibili, che chiunque può verificare e che
abbiano un valore oggettivo.
L’indicatore “Tourism Exposure” è il migliore indicatore che risponda a questi tre
criteri di fondo perché: a) è semplice; b) si basa su dati disponibili e costanti nel tempo;
c) è composto da dati oggettivi, da chiunque verificabili.
Questo indicatore di “esposizione al turismo”, meno impegnativo della capacità di
carico (“Capacity Exceeded”), meno complesso del set di indicatori che abbiamo prima
descritto e meno costoso di altri set possibili, è un modo per quantificare e valutare
l’impatto del turismo su una destinazione. Spesso tiene conto dell’intensità del turismo
in rapporto alla popolazione locale o alla dimensione dell’area. Questo indicatore può
fornire informazioni sulla possibile pressione del turismo in una località.
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L’indicatore di “Tourism Exposure” intende misurare due dimensioni fondamentali
dell’overtourism: l’intensità e l’estensione. Approfondiamo la natura di questi due
indicatori:
a. Intensità dell’Overtourism:
Definizione:
Questa dimensione misura la concentrazione di turisti in una specifica area o
destinazione durante un determinato periodo, rispetto alla popolazione locale.
Natura e Implicazioni:
• Cattura la densità dei turisti, che può essere intesa come il numero di turisti in
rapporto alla popolazione residente.
• Un’alta intensità può portare a congestione in aree specifiche, specialmente in luoghi
turistici popolari o attrazioni.
• Può mettere sotto pressione le infrastrutture locali, i servizi e le risorse, portando a
problemi come sovraffollamento, tempi di attesa più lunghi e aumento dei rifiuti.
Misurazione:
• Le metriche comuni includono le presenze turistiche per residente;
• Un ulteriore indicatore di misura della sostenibilità dei flussi turistici è dato dal
numero delle abitazioni offerte nell’ambito degli affitti brevi delle residenze private
rispetto alle camere alberghiere: uno squilibrio tra le due componenti, a favore delle
residenze private, comporterebbe una intensità ulteriore del fenomeno turistico
determinata da presenze non regolate e non prevedibili.
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b. Estensione dell’Overtourism:
Definizione:
Questa dimensione valuta la diffusione geografica o distribuzione dei turisti su un’area
o regione più ampia.
Natura e Implicazioni:
• Cattura quanto sia diffusa la presenza turistica. Ad esempio, quanto i turisti siano
concentrati in una città o sono distribuiti in tutto il comune;
• Una destinazione con una vasta estensione di overtourism potrebbe vedere molteplici
aree interessate dall’afflusso di turisti, non solo le principali attrazioni;
• Ciò può portare a una gamma più ampia di aree che sperimentano gli impatti del
turismo, sia positivi (come i benefici economici) che negativi (come la degradazione
ambientale);
• Anche se distribuire i turisti può alleviare la pressione su specifici punti caldi, può
anche significare che più aree devono essere gestite e protette da potenziali impatti
negativi.
Misurazione:
Questo indicatore può essere valutato utilizzando dati spaziali, mettendo perciò in
relazione le presenze turistiche con la superficie del comune. Qui si presenta un problema
di non poco conto, soprattutto quando siamo davanti a comuni molto estesi; o a comuni
con varie frazioni, alcune con grande presenza di turisti e altre con una presenza
minore o minima; o ancora, comuni che ricevono visitatori che pernottano nei comuni
limitrofi (il caso più eclatante è quello di Venezia) e che perciò non sono “catturati” dalla
registrazione delle presenze turistiche nel comune con maggiore attrazione turistica.
Se si è consapevoli di questi limiti, e perciò non prendere sempre e comunque, e in
tutti i casi gli indicatori come “puri” e non come ottime approssimazioni, allora questo
indicatore è molto utile. Il problema è che raramente si hanno a disposizione i dati
della superficie di un comune suddivisa in tutte le sue aree, e quand’anche ci fosse,
non è detto che siano esattamente rappresentate le aree turistiche distinte dalle altre.
In questo lavoro abbiamo considerato l’unico caso di suddivisione sub-comunale per
Venezia, perché la dimensione fisica dell’isola ha permesso di farlo.
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1.3 Tourism Exposure: la sintesi di tutto
Mentre l’intensità dell’overtourism si concentra sulla profondità o concentrazione
della presenza turistica rispetto alla popolazione, l’estensione dell’overtourism guarda
l’ampiezza o la diffusione di quella presenza sullo spazio geografico. Entrambe le
dimensioni sono cruciali per comprendere e gestire gli impatti del turismo su una
destinazione. Da qui nasce l’esigenza di un indicatore sintetico che le consideri
contemporaneamente. Qui la loro descrizione in senso tecnico:
1. Indice di intensità: Questo rapporto viene calcolato prendendo il numero delle
presenze turistiche presenti in un giorno medio e dividendo per la popolazione locale.
Un rapporto più alto indica una maggiore esposizione ai turisti.
Indice di intensità = Numero di presenze turistiche al Giorno / Popolazione Residente
2. Indice di estensione: Questo rapporto viene calcolato prendendo sempre il numero
delle presenze turistiche presenti in un giorno medio e dividendo per l’area totale (in
chilometri quadrati) della destinazione.
Indice di estensione = Numero di presenze turistiche al Giorno / Superficie del
comune (kmq)
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Perciò il primo passaggio è quello di calcolare per ogni comune l’indicatore relativo
alla intensità del turismo e il secondo è quello di calcolare l’indicatore relativo alla
estensione del turismo sempre nel medesimo comune. Una volta ottenuti i due
indicatori, si tratta di metterli assieme, cioè combinarli in maniera da avere un unico
indicatore complessivo per misurare la presenza del turismo in ogni singolo comune.
1. Normalizzazione: La normalizzazione scalerà i valori di ogni rapporto in modo
che rientrino nell’intervallo [0, 1]. Ciò garantisce che un rapporto non influenzi
eccessivamente l’indice combinato a causa della sua grandezza. La formula di
normalizzazione è:
valore minimo del dataset
valore normalizzato =
(valore massimo del dataset−valore minimo del dataset)
2. Combinazione: Dopo la normalizzazione, possiamo fare la media dei due valori
normalizzati per ottenere un indice unificato per ogni città. Abbiamo perciò normalizzato
i due rapporti (“turisti-per-kmq” e “turisti-per-residente”) e poi abbiamo calcolato un
indice unificato per ogni città facendo la media dei due valori normalizzati.
Possiamo perciò calcolare per ogni comune, nel nostro caso, per ogni comune turistico
del Veneto questo indicatore composito, che chiamiamo “Tourism Exposure”, che ci da
un’idea generale della presenza turistica in ogni singolo comune.
Come si è già detto, questi due indicatori scontano anomalie nel confronto, perché le
superfici dei comuni ovviamente non sono proporzionali alla popolazione, e perché
la distribuzione della popolazione ha diversi modi di realizzarsi, talvolta in un unico
centro, talaltra in varie frazioni. Tuttavia, questi indicatori sono un punto di riferimento
di grande importanza, perché oggettivi; perché fondati su dati pubblici e disponibili;
perché salvo appunti anomalie eclatanti, come nel caso di Venezia, sostanzialmente
“reggono” a questa diversificazione dei differenti punti di partenza. Naturalmente,
quando si voglia o si possa fare un’analisi su un singolo comune si potranno capire
meglio queste diversificazioni interne, e fare un’analisi di maggiore dettaglio. In assenza
di questa teorica possibilità, e praticamente molto difficile, i due indicatori descritti
e quello sintetico finale sono un’ottima soluzione. Vedremo nel prossimo capitolo il
valore degli indicatori per i comuni turistici del Veneto.
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PARTE SECONDA:
FOCUS SUL VENETO
2.1 L’indice di intensità
La nostra analisi comincia da un esame analitico della presenza turistica nei comuni
del Veneto. Nella regione ci sono 563 comuni, e di questi ben 369 hanno presenze
turistiche di qualche rilievo; di conseguenza il 65,5% del territorio veneto è interessato
al fenomeno turistico. Questo dato serve semplicemente a inquadrare il peso del
turismo nella regione. Andiamo adesso alle analisi necessarie per misurare l’indicatore
di “Tourism Exposure”.
Il primo indicatore, come abbiamo già detto, si riferisce all’intensità di turismo, cioè il
rapporto tra le presenze turistiche e la popolazione residente. Analizziamo allora tutti
i comuni del Veneto. Abbiamo considerato il totale delle presenze turistiche ufficiali,
perciò sia quelle alberghiere che quelle extra-alberghiere regolarmente registrate
nelle statistiche. Faremo poi un approfondimento sul numero effettivo di turisti che
frequenta i comuni turistici della regione; per il momento restiamo sui dati ufficiali e
certificati dall’Istat.
Dopo aver considerato il totale delle presenze turistiche, vale a dire il numero delle
notti spese nel territorio comunale da non residenti (italiani e stranieri) e regolarmente
alloggiati in una struttura ufficiale, abbiamo diviso questo numero per il numero dei
giorni dell’anno, ottenendo perciò il numero medio di persone ospiti delle strutture
ricettive ogni giorno. Sappiamo benissimo che la presenza turistica non è uguale a
seconda dei mesi, delle settimane, e ancor più dei giorni. Non sono però disponibili i
dati comunali per ciascun giorno dell’anno. Se fossero disponibili potremmo trovare
il giorno di maggior picco di presenze; il giorno con il minor picco di presenze e le
medie settimanali. Ovviamente il dato medio è estremamente importante, tanto più
significativo per destinazioni che non hanno differenze stagionali troppo elevate.
Sono certamente utilissimi per fare confronti fra tipologie di designazioni turistiche
omogenee, del tipo all’interno di tutte quelle balneari, di quelle alpine o di uno stesso
comprensorio.
Una volta ottenuto il dato sul numero delle presenze medie giornaliere, si possono
rapportare con la popolazione del singolo comune. Il comune del Veneto che ha il più
elevato rapporto tra presenze turistiche e popolazione è quello di Lazise, dove per ogni
residente abbiamo 1,5 turisti, vale a dire che i turisti in un giorno medio rappresentano
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il 150% della popolazione residente. Un discorso a parte va fatto per Venezia, e lo
faremo più avanti, perché considerando la popolazione dell’intero comune, l’indicatore
è 0,12 vale a dire 12 turisti per 100 residenti; se però consideriamo la popolazione
dell’isola di Venezia, allora l’indicatore è ben diverso. Andiamo però per gradi e vediamo
adesso la graduatoria dell’intensità di turismo considerando la popolazione dell’intero
comune.
Scorriamo le prime 20 posizioni di questo ranking e scopriamo che sono tre i comuni,
oltre Lazise, dove il numero dei turisti medio è uguale o superiore alla popolazione
residente: Cavallino-Treporti, San Michele al Tagliamento e Caorle. Per tutti gli altri si è
sotto questa soglia. C’è una grande varietà tipologica nelle prime venti posizioni: alcuni
sono destinazioni lacuali, altre balneari e altre ancora montane; meno intensa è la
presenza turistica nelle città, naturalmente perché le città hanno un numero maggiore
di abitanti.
Tab. 1 – Comuni con maggiore rapporto tra presenze “ufficiali” e popolazione
Fonte: Sociometrica, su dati Istat, 2023
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Abbiamo già scritto che un discorso a parte riguarda Venezia, che non compare nella
graduatoria dei primi 20 comuni del Veneto considerata nella completezza dei suoi
confini amministrativi, cioè del Comune. La popolazione dell’isola di Venezia è di
49.977 persone, mentre quella dell’intero comune è di 256.083 abitanti. Naturalmente,
l’indicatore cambia di molto se rapportato alla popolazione dell’isola, dove notoriamente
si svolge la vacanza, o se rapportato all’intera popolazione del comune. Avendo scelto il
metodo di considerare sempre le dimensioni comunali nella loro interezza, sia quando
si tratta della popolazione, sia quando si tratta della superficie, anche per Venezia ci
siamo attenuti a questo criterio, però, data la particolare situazione di Venezia, un’isola
dove insiste quasi tutto il turismo all’interno del comune, abbiamo voluto calcolate
gli stessi indici per l’isola di Venezia propriamente detta. Perciò, se consideriamo gli
abitanti dell’isola di Venezia, e supponiamo che tutti i flussi turistici si dirigano verso
l’isola, allora il valore dell’indicatore di intensità di turismo diventa 0,6, che colloca
Venezia (isola) subito dopo Selva di Cadore, dunque al nono posto.
Tab. 2 – Maggiore rapporto tra presenze “ufficiali” e popolazione
Fonte: Sociometrica, su dati Istat, 2023
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Finora abbiamo considerato il totale delle presenze turistiche così come emergono
dalle statistiche ufficiali certificati da Istat e che comprendono i soggiorni regolari
nelle strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere. Naturalmente non sono
computate le presenze turistiche derivanti dai cosiddetti affitti brevi, cioè dall’offerta
di abitazioni private disponibili sulle piattaforme online per pernottamenti anche di
una sola notte. Si tratta di una parte importante delle presenze turistiche che non si
può ignorare, soprattutto nelle destinazioni più famose come Venezia. Non essendoci
nessun dato ufficiale, abbiamo provveduto a fare una stima dell’ammontare di queste
presenze. Abbiamo così considerato i primi 50 comuni del Veneto per numero di
presenze turistiche ufficiali e per ciascuno di essi abbiamo considerato il numero
di “units”, cioè gli appartamenti, case camere offerte sulle piattaforme, secondo il
loro tasso di occupazione e sottraendo dal totale una stima della quota parte che
presumibilmente è già presente nelle statistiche ufficiali. Si tratta perciò di una stima
prudente, tendenzialmente più per difetto che per eccesso.
Consideriamo allora i primi 50 comuni turistici del Veneto e vediamo come cambia il
totale delle presenze turistiche e, di conseguenza, l’indicatore di intensità di turismo
per ciascun comune.
Tab. 3 – Maggiore rapporto tra presenze “ufficiali e non ufficiali” e popolazione
Fonte: Sociometrica, su dati Istat, 2023
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Considerando questa prospettiva, quella del rapporto fra la presenza media dei turisti
e la popolazione residente, potremmo dividere i comuni veneti in quattro categorie:
• Presenza molto alta: comuni dove il numero dei turisti medi al giorno è pari o superiore
alla popolazione, vale a dire che per ogni residente c’è un turista, o più di uno;
• Presenza alta: comuni dove il numero dei turisti medi al giorno pesa per dal 25% al
100% della popolazione, vale a dire che per 100 residenti, ci sono da 25 a 99 turisti;
• Presenza media: comuni dove il numero dei turisti medi al giorno pesa per dal 10%
al 25% della popolazione, vale a dire che per 100 residenti, ci sono da 10 a 25 turisti;
• Presenza bassa: comuni dove il numero dei turisti medi al giorno pesa sotto il 10%
della popolazione; vale a dire che per 100 residenti, ci sono meno di 10 turisti
I comuni dove l’intensità turistica è molto alta, appunto quando la popolazione ospite
supera la popolazione ospitante, sono 5 (Graf. 1); i comuni con un’intensità alta sono
18 (ai comuni inclusi nella classifica dei primi 20, sono da aggiungere Abano Terme,
Auronzo di Cadore e San Vito di Cadore); i comuni dove è media sono 70 e i comuni
dove è bassa, nel senso che ci sono al massimo 10 turisti su 100 abitanti, sono 263.
A questi bisognerebbe aggiungere quei comuni (254) che non avendo un minimo
consistente di flussi turistici non fanno parte di questa analisi.
Graf. 1 - Comuni del Veneto secondo l’intensità del turismo
Fonte: Sociometrica, su dati Istat e stime interne sulle presenze turistiche “non osservate”, 2023
La massima intensità di turismo rimane quella del comune di Lazise, seguito da
Cavallino-Treporti, che però ha le peculiarità che gli derivano dal turismo “open air”
come anche San Michele al Tagliamento e poi c’è Caorle. Per gli altri comuni ad alta
intensità turistica non c’è una sola tipologia prevalente, perché ci sono comuni lacuali, di
montagna e balneari. Trattandosi della popolazione, generalmente le città più popolose
non sono in cima alla classifica. L’indicatore del comune di Venezia con le presenze non
ufficiali sale a 0,15 (era 0,12 senza questo tipo di presenze) e raggiunge la posizione
numero 27 nella classifica, ma se considerata l’isola di Venezia, allora “svetta” alla
22 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
Pagina 23 — PDF originale
settima posizione e l’indicatore arriva a 0,79, vale a dire 79 turisti per 100 residenti
nell’isola.
Inoltre, bisogna fare una annotazione speciale, oltre che per Venezia, anche per
Verona, perché se considerassimo non l’intera popolazione del comune, ma quella della
sua prima circoscrizione, che coincide con il suo centro storico, dove presumibilmente
si concentra il maggior numero di turisti, e considerando anche le presenze turistiche
non ufficiali, cioè non registrate, allora Verona rientrerebbe nelle Top 20 posizioni
(esattamente al 19.mo posto della classifica). Infatti, nel centro storico di Verona
(Circoscrizione 1) vivono 28.894 abitanti e l’indicatore sarebbe di 0,38 subito dopo
Alleghe e prima di San Zeno di Montagna.
Una volta calcolato per ogni comune l’indicatore riferito all’intensità di turismo, e
prim’ancora di calcolare l’altro indicatore, relativo all’estensione del turismo, che
insieme definiscono l’indicatore generale della “Tourism Exposure”, è utile anticipare
una questione che ritornerà più avanti nell’analisi. La domanda più pertinente a questo
punto è: quando si può parlare di overtourism, almeno considerando questo solo
indicatore? Nella letteratura scientifica non c’è una sorta di “tipping point”, oltre il
quale comincia l’overtourism e prima del quale, invece, non esiste.
Qualcuno potrebbe affermare che sia ha overtourism quando la popolazione ospitata
supera quella ospitante, ma in quasi tutte le destinazioni balneari di qualche successo,
e almeno per alcune settimane dell’anno, questa soglia è sempre superata, e non per
questo si può parlare di overtourism. Ovviamente, non consideriamo i picchi di una
stagione, perché non avrebbe senso, così come non ha senso considerare i picchi come
standard in ogni ambito: non consideriamo, ad esempio, l’“over-commercio” i giorni
prima di Natale, quando tutti affollano i negozi, o l’“over-traffico” quando si crea un
traffico anomalo durante un incontro di calcio importante. È evidente che il concetto
di overtourism va riferito a periodi che siano un po’ più lunghi rispetto ai giorni di
picco. Qualcun altro potrebbe affermare che fino al 10 o al 20 % di ospiti rispetto alla
popolazione sia un livello ideale. Siamo però davanti allo stesso quesito: esiste un reale
punto di rapporto quantitativo tra numero degli ospiti e numero della popolazione
oltre il quale si possa parlare di overtourism? La risposta non può che passare a
questioni qualitative, quali quelle già citate all’inizio di questo lavoro: la percezione
della popolazione; la capacità di gestione dei flussi turistici e altri elementi ancora,
su cui torneremo nella parte finale di questo lavoro. Adesso andiamo a calcolare il
secondo indicatore per i comuni del Veneto, che è dato dal rapporto tra numero dei
turisti e superficie del territorio comunale, l’indicatore di estensione del turismo.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 23
Pagina 24 — PDF originale
2.2 L’indice di estensione
Dopo avere calcolato l’indice di intensità per ogni comune turistico del Veneto, passiamo
al calcolo dell’indicatore di estensione dei flussi turistici. Mentre il primo indicatore
considera il rapporto del numero dei turisti con la popolazione residente, il secondo lo
fa con la superficie del comune. È evidente che la pressione si possa creare sia nell’uno
che nel secondo caso o in entrambi. Per maggiore sintesi abbiamo considerato Venezia
nella duplice veste, di superficie dell’intero comune, sia considerando la sola isola, dove
per altro si realizza gran parte dei flussi turistici, anche se altre isole ne sono coinvolte.
Però l’ipotesi di considerare che i flussi turistici che si rivolgono alle isole minori non
comprendano comunque di visitare l’isola di Venezia non appare molto sensata e di
comune intuito.
Al primo posto di questa graduatoria “svetta” l’Isola di Venezia, con 3.845 turisti per
chilometro quadrato. Se, invece, avessimo considerato l’intero territorio comunale
di Venezia, avremmo 94,7 turisti per chilometro quadrato. Come detto, e per ragioni
evidenti, Venezia è l’unico caso in cui abbiamo considerato distintamente l’area
di maggiore attrazione turistica del comune rispetto al resto del territorio. Questa
operazione si potrebbe fare anche per altri comuni, ma mancano i dati relativamente
alla parte della superficie da considerare a maggiore attrazione turistica, oltre alla
difficoltà generale di distinguere cos’è “attrattivo” da quello che non lo è. La situazione
orografica di Venezia, un’isola, e la sua riconosciuta primazia turistica all’interno del
comune, rende questa opzione facile da percorrere.
24 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
Pagina 25 — PDF originale
È evidente che i criteri con cui sono stati definiti i confini territoriali non sono costanti:
contano l’orografia, la storia, lo sviluppo urbano di ciascun comune e altri elementi
ancora. Al lordo di queste differenze, il rapporto è particolarmente significativo per
offrire elementi di valutazione sull’overtourism. Già nel secondo comune (o meglio,
il primo, visto che l’isola di Venezia non è comune a sé) il numero di persone per
chilometro quadrato scende a 410, un numero elevato, ma “sopportabile” (Tab. 4).
Al terzo posto (o secondo), Peschiera sul Garda, che scende a 333 e così via, finché
alla decima posizione (Bardolino) si arriva a 120 turisti al chilometro quadrato e alla
ventesima posizione a 20 ospiti al chilometro quadrato.
Anche nel caso della superficie di un comune non vi è un limite oltre il quale si possa
parlare di “overtourism”. Non c’è un testo di letteratura scientifica dove vi sia stabilito
questo limite, anche perché bisogna considerare ulteriori elementi: la natura del
territorio, la distribuzione dei flussi al suo interno, l’organizzazione della logistica, e
altri elementi ancora. Tuttavia il rapporto ospiti/superficie è significativo e ognuno
potrà fare le proprie considerazioni. Naturalmente, c’è una grande differenza tra avere
migliaia di ospiti per chilometro quadrato o centinaia o decine. In questi casi vale il
criterio del buon senso.
Tab. 4 – Maggiore rapporto tra presenze “ufficiali” per superficie
Fonte: Sociometrica, su dati Istat, 2023
Finora si sono considerati solo i dati ufficiali, cioè quelli che si possono ricavare dalle
statistiche dell’Istat. Come abbiamo già fatto nel caso del calcolo del rapporto tra
presenze turistiche e popolazione, anche questa volta dovremo considerare il numero
delle presenze non solo ufficiali, ma anche quelle non registrate nelle statistiche
alberghiere ed extra-alberghiere che, fondamentalmente, derivano dall’affitto per brevi
periodi di residenze private utilizzate per ospitare turisti.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 25
Pagina 26 — PDF originale
La classifica non cambia molto delle posizioni, ma moltissimo nei valori assoluti. L’isola
di Venezia arriva così raggiungere la quota di 5.048 turisti per chilometro quadrato,
mentre per Cavallino-Treporti la differenza è lievissima, perché si passa da 410 turisti
per chilometro quadrato a 416. Lo stesso vale per Peschiera del Garda, dove si passa
da 333 turisti per kilometro quadrato a 366. Anche in località molto famose e molto
frequentate, come Jesolo, la differenza è minima, passando da 147 turisti per chilometro
quadrato a 156. Più rilevante è la crescita in alcune città, ad esempio Verona, dove si
passa da 33 turisti al chilometro quadrato a quasi 50; così come di un certo rilievo è
anche la crescita di impatto delle presenze non registrate a Padova, da 41 a 53 persone
per chilometro quadrato.
Queste differenze hanno rilievo non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche dal
punto di vista della distribuzione geografica, perché la localizzazione degli alberghi
è già definita dalle regole urbanistiche vigenti, mentre per le case private adibite
all’ospitalità turistica non vi è alcun obbligo di ottemperare alle regole urbanistiche
per cui possono “spuntare” in qualunque area della città. Inoltre, l’organizzazione dei
servizi pubblici, a cominciare dai trasporti e dalla raccolta dei rifiuti, è rapportata alla
popolazione residente, non alla quota aggiuntiva turistica ospitata nelle case private.
Tab. 5 – Maggiore rapporto tra presenze “ufficiali e non ufficiali” per superficie
Fonte: Sociometrica, su fonti autonome e dati Istat, 2023
26 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
Pagina 27 — PDF originale
2.3 La Tourism Exposure
dei comuni del Veneto
Una volta calcolati i due indicatori, si tratta di “normalizzarli”, vale dire di considerarli
su una scala comune comparabile, e poi di combinarli insieme, per creare l’indicatore
fondamentale sintetico della Tourism Exposure.
L’esposizione al turismo di una località viene così calcolata attraverso i due indicatori,
con il primo che connette i flussi turistici con la popolazione residente e il secondo
con la superficie del comune medesimo. Li abbiamo chiamati indicatore di intensità
e indicatore di estensione. Come abbiamo ampiamente spiegato non c’è un livello del
primo, così come del secondo che ci possa far dire di essere di fronte a un fenomeno
di overtourism o meno.
L’indicatore sintetico della “Tourism Exposure” è calcolato su una scala da 0 a 1, dove le
destinazioni raggiungono il valore zero, significa che in quelle destinazioni sia l’intensità
che l’estensione del fenomeno turistico è minimo, o del tutto inesistente. Nel caso in
cui il valore fosse 1, significherebbe che si è in presenza della massima esposizione del
comune al turismo.
Analizziamo prima ciascuno dei due indicatori, ognuno a sé stante e poi la loro
combinazione nell’indicatore sintetico della “Tourism Exposure”. Anche in questo caso
abbiamo considerato Venezia sia come comune nella sua interezza, sia Venezia intesa
come isola propriamente detta, considerando perciò sia la popolazione dell’isola che la
sua superficie.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 27
Pagina 28 — PDF originale
Il comune veneto con il più elevato indice di intensità del turismo è Lazise, dove
l’indicatore normalizzato arriva a 1, il che vuol dire che il numero dei turisti supera il
numero dei residenti nel comune. Al secondo posto c’è San Michele al Tagliamento,
seguita da Cavallino-Treporti, Caorle e Malcesine. Si tratta degli unici comuni dove
l’indicatore supera il valore di 0,6. Non si tratta ancora di overtourism perché -come
vedremo- non basta a determinarlo un unico calcolo numerico, ma altre specifiche
condizioni, come la logistica, la capacità di gestire i flussi turistici da parte delle
amministrazioni comunali e di grado superiore, la percezione della popolazione e così
via. Servono però a dare l’indicazione di quanto sia intenso, cioè frequente il turismo
nella località. L’isola di Venezia non è al primo posto, e questa è una “notizia”, ma
al settimo. Incide, com’è intuibile l’entità della popolazione residente che negli altri
comuni è nettamente inferiore. Il Comune di Venezia nel suo complesso non compare
tra i primi venti comuni con l’indicatore di intensità più alto e non compare nessun altro
capoluogo di provincia. Trattandosi di un rapporto, è dirimente oltre che l’incidenza dei
flussi turistici, anche l’ammontare della popolazione residente.
Graf. 2 – Top 20 comuni secondo l’indicatore normalizzato dell’intensità
28 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
Pagina 29 — PDF originale
Analizziamo adesso il secondo indicatore riferito al rapporto tra flussi turistici e la
geografia, vale a dire con l’estensione del territorio comunale. In questo caso vediamo
una differenza gigantesca tra la situazione dell’isola di Venezia propriamente detta e il
resto dei comuni veneti. In questo caso l’isola raggiunge il valore 1, ma già Cavallino-
Treporti, al secondo posto, si colloca al livello di 0,1, così come il resto degli altri
comuni. Consideriamo, per altro, la particolare specificità di quest’ultimo comune, con
una grande presenza del turismo “open air”. Ovviamente, l’enorme numero dei turisti
rispetto alla modesta estensione del territorio dell’isola di Venezia, fa quasi “saltare”
la scala, perché tutti gli altri comuni sono “appiattiti” da quel valore molto importante.
Graf. 3 – Top 20 comuni secondo l’indicatore normalizzato dell’estensione
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 29
Pagina 30 — PDF originale
Arriviamo così all’indicatore “principe” di questo lavoro, cioè l’esposizione del comune
al fenomeno turistico, la “Tourism Exposure”. Al primo posto, com’è facile immaginare,
c’è Venezia intesa come isola, che raggiunge il valore di 0,76, appunto sulla scala da
0 a 1. Volendo descrivere il senso di questo valore, potremmo dire che, rispetto a una
teorica saturazione totale della popolazione e del territorio dell’isola di Venezia rispetto
al turismo, ci troveremmo al 76% di questa saturazione, con un massimo teorico del
100%. Se invece, considerassimo Venezia in quanto comune, perciò considerando sia il
totale della popolazione, sia il totale dell’estensione del comune, allora il comune nella
sua interezza sarebbe al ventottesimo posto.
In termini strettamente comunali, al primo posto c’è Lazise, con l’indice combinato
dello 0,52; seguito da San Michele al Tagliamento, a pari merito con Cavallino-Treporti
(0,49) e Caorle (0,37). Il primo capoluogo di provincia è Venezia, seguito da Verona,
Padova e tutti gli altri.
Graf. 4 – Top 20 comuni secondo l’indicatore di Tourism Exposure
Anche nel caso di questo indicatore sintetico e generale, non si può definire un valore
oltre il quale vi sia un totale e complessivo overtourism, se non quando si raggiunga
il valore massimo di 1 o ci si colloca nelle sue vicinanze. Più si è vicini a questo valore,
più vicini si è alla saturazione. Si possono, naturalmente, costruire delle fasce per
classificare i comuni, ma l’operazione è controvertibile. L’impressione è che oltre il
valore di 0,75, cioè di saturazione di oltre i tre quarti del complessivo potenziale di
30 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
Pagina 31 — PDF originale
ospitalità di una destinazione, si può parlare di un punto oltre il quale la presenza
turistica diventa difficilmente sostenibile e si innescano meccanismi negativi sia dal
lato della domanda, perché i turisti non troverebbero grande soddisfazione in una
località “crowded”; sia dal lato dell’offerta, perché i residenti avrebbero la sensazione
che sulla bilancia i sacrifici sulla qualità della vita peserebbero più dei vantaggi arrecati.
Quando l’indicatore si colloca oltre il livello di 0,50 e inferiore a 0,75 (nel nostro caso
ci sono Lazise con 0,52 e i due comuni di San Michele al Tagliamento e di Cavallino-
Treporti, che sono appena sotto questa soglia con lo 0,49), sebbene vi sia un’alta
esposizione al turismo, bisognerebbe andare oltre il valore dell’indicatore, per capire se
la gestione dei flussi turistici da parte dei tre comuni sia adeguata, nel qual caso non
si registrerebbero fenomeni negativi di percezione di “eccesso” del turismo: se fosse
inadeguata, sicuramente porterebbe a una percezione negativa da parte dei residenti
del fenomeno turistico in generale.
Sopra il livello dell’indice 0,20 l’esposizione sarebbe naturalmente “alta”; si può parlare
di esposizione media al di sotto dello 0,20 e sopra lo 0,10; mentre sotto questa soglia
sarebbe bassa. Si potrebbero, naturalmente, creare altre fasce, o moltiplicarle, o
restringerle. Quel che conta è che siamo davanti a una logica relativa, cioè si riferiscono
e hanno significato all’interno dell’universo per cui vengono calcolate, dove esistono
dei valori massimi e minimi che costituiscono i termini effettivi della comparazione.
Per essere più chiari: se questa stessa metodologia fosse applicata in un’altra regione,
avremmo la stessa tassonomia, da 0 a 1, ma il significato, ad esempio, del valore 0,5 di
una regione non sarebbe lo stesso (probabilmente) di quello di un’altra regione. I valori
relativi di ciascuna regione sarebbero invece del tutto comparabile, se l’analisi fosse
fatta su tutta l’Italia, dove allora i valori massimi e minimi di riferimento sarebbero
quelli più alti in tutto il territorio nazionale, e questo renderebbe comparabile il dato
di qualunque comune di qualunque regione con un altro di un altro comune di un’altra
regione. Si tratta perciò di un indicatore che fornisce elementi di giudizio molto
importanti, anzi essenziali, il cui valore cresce al crescere dell’universo di riferimento.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 31
Pagina 32 — PDF originale
CONCLUSIONI: CAUSE E RIMEDI
DELL’OVERTOURISM
3.1 L’imprescindibile crescita del turismo
La fase introduttiva della nostra analisi è stata dedicata all’esplorazione delle
sofisticate metodologie utilizzate per catturare l’essenza del termine “overtourism”.
Questa terminologia, che evoca l’idea di un “eccesso”, solleva domande di rilevanza
cruciale. Qual è il punto di riferimento che determina tale eccesso? Come tracciare
questi confini? E quali sono le variabili che influiscono su questi limiti? Queste sono
state le questioni che hanno guidato la nostra rigorosa indagine.
Le nostre analisi hanno identificato due indicatori salienti: il primo correla i flussi turistici
alla demografia del luogo, mentre il secondo li situa rispetto all’ampiezza territoriale
della destinazione in questione. Se analizzati in un ambiente stabile e ben definito -
una premessa complessa in sé - tali indicatori possono fornire una metrica di grande
valore per determinare la presenza, o meno, di “overtourism”. Attraverso l’elaborazione
di questi dati nel nostro indicatore composto, denominato “Tourism Exposure”, siamo
stati in grado di consolidare l’insieme delle informazioni in un’unica dimensione metrica.
Ciò ci ha permesso di effettuare comparazioni tra diverse destinazioni, nello specifico
i comuni del Veneto.
32 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
Pagina 33 — PDF originale
E’ facile identificare specifici driver che hanno potenziato i flussi turistici. Questi
driver hanno catalizzato l’interesse mediatico e hanno stimolato l’opinione pubblica a
utilizzare il termine “overtourism”. È fondamentale sottolineare che ci troviamo di fronte
a movimenti di portata globale che influenzano profondamente l’intero ecosistema
turistico.
Per offrire una prospettiva, prendiamo in considerazione l’evoluzione degli arrivi
internazionali. Nel decennio 2010-2019, l’Organizzazione Mondiale del Turismo
(UNWTO) ha evidenziato una crescita degli arrivi turistici internazionali, che passano
da circa 950 milioni nel 2010 a 1,5 miliardi nel 2019, con un tasso di crescita annuo
medio tra il 4% e il 5%. Malgrado l’inevitabile contrazione dovuta alla pandemia del
Covid-19, nel 2023 il settore ha mostrato segni di ottima ripresa. Un dato emblematico
è rappresentato dalla data dell’11 agosto 2023, quando si è registrato un numero
record di 259.493 voli in un solo giorno, con picchi di oltre 20.000 aerei in volo
simultaneamente. Mai prima nella storia del mondo c’è stato un così alto numero di
voli aerei in un solo giorno.
La dinamica di crescita del turismo sta vivendo una fase di espansione senza
precedenti, alimentata da una serie di fattori: la globalizzazione e la sua capacità di
avvicinare culture e nazioni; la democratizzazione del viaggio aereo che rende le mete
più accessibili; l’apertura turistica di nazioni con popolazioni significative, la crescita
economica di paesi storicamente a basso reddito; l’irresistibile attrazione delle grandi
destinazioni; l’ubiquità e la capacità persuasiva dei social media, e una filosofia di vita
che privilegia il tempo libero, il viaggio e la sfera esperienziale.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 33
Pagina 34 — PDF originale
3.2 Le cause dell’overtourism
La crescita del turismo a livello globale è indiscutibilmente una notizia positiva,
specialmente per l’Italia, nazione che beneficia significativamente dal turismo
internazionale. L’Italia gode, infatti, di una spesa sostenuta dagli stranieri nettamente
superiore a quella degli italiani all’estero, generando così un saldo positivo inconfondibile.
Di conseguenza, è nell’interesse nazionale che il flusso turistico globale continui nella
sua traiettoria ascendente. Si pone allora il problema di un limite possibile per questa
crescita. Il punto è dunque come l’offerta turistica possa adattarsi e rispondere alle
crescenti esigenze.
Questo limite è già in sostanza pre-determinato dall’offerta di soggiorni disponili nelle
strutture ricettive ufficiali. La domanda non potrà andare oltre le disponibilità: più
del 100% dell’occupazione delle camere esistenti non si può andare. Magari si può
pensare ad accrescere l’offerta disponibile, ma finché non c’è, i posti sul mercato sono
quelli dati.
Guardiamo sempre al Veneto. Negli ultimi otto anni (2014-2022) il numero dei
posti-letto complessivi, a disposizione dei turisti, è passato da 214.137 a 214.710,
un incremento che vale perciò lo 0,3%; il numero delle camere, entità principale
delle statistiche sull’offerta turistica, è addirittura diminuito, passando da 112.012
a 109.724, mentre il numero degli alberghi è cresciuto da 3.055 a 3.146, perciò +
3,0%. In sostanza, gli alberghi si sono ristrutturati proponendo camere più grandi. È
difficile attribuire l’overtourism al cambiamento dell’offerta ricettiva ufficiale, perché
nella sostanza non è cambiato in dieci anni in nulla di sostanziale dal punto di vista
della quantità complessiva dei pernottamenti offerti.
Tab. 6 – Esercizi ricettivi, camere e posti-letto nel Veneto (2014-2022)
Fonte: elaborazioni Sociometrica su dati Istat, 2023
34 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
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Se passiamo a specifiche destinazioni la situazione cambia, ma non in maniera troppo
rilevante. Ad esempio, a Venezia il numero di posti-letto nello stesso periodo è passato
da 29.522 a 32.655, perciò con un incremento del 10,6%; a Lazise, il comune con la
maggiore intensità di turismo, da 2.467 a 2.838, perciò più 15,0%, ma già a Jesolo
sono diminuiti del 4,1% e a Verona la crescita è stata dello 0,9%: da 5.981 posti-letto
a 6.094. Anche la crescita più elevata, quella di Lazise, è intorno all’1,5-2,0% all’anno.
Insomma, non sono dinamiche che -da sole- possano far pensare a un’esplosione delle
presenze turistiche nel territorio.
Non abbiamo i dati su un arco temporale così lungo per l’offerta di abitazioni private
a uso turistico, i cosiddetti “affitti brevi” presenti sulle piattaforme on-line, ma solo
quelli relativamente al 2022 e al 2023. Considerando i primi 50 comuni turistici della
regione, l’offerta di “units” sulle piattaforme è di 23.122 (naturalmente una parte è
composta da B&B e altre tipologie registrate ufficialmente), con una crescita del 13,4%
rispetto allo scorso anno. Se ci fosse anche per gli anni precedenti un andamento
simile, avremmo una crescita delle abitazioni private in offerta turistica dieci volte
superiore rispetto alle dinamiche già registrate per gli esercizi alberghieri.
Mentre per gli esercizi ricettivi le differenze tra comune e comune sono modeste, per
l’offerta di abitazioni private le differenze sono, al contrario, molto accentuate, perché
si passa dal più 91% in un anno per Noventa di Piave, al più 87% per Villafranca di
Verona e al più 27% per la stessa Verona, per arrivare a una riduzione del 16% per
Selva di Cadore e Abano Terme. Questi dati sono relativi ai primi cinquanta comuni
turistici della regione, quelli dove, per altro, l’offerta di abitazioni private per turisti è
più consistente, anche se il fenomeno si è andato allargando anche verso le destinazioni
meno rilevanti.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 35
Pagina 36 — PDF originale
Tab. 7 – Offerta “units” ricettive sulle piattaforme digitali (2023- % sul 2022)
Fonte: stime Sociometrica, 2023
36 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
Pagina 37 — PDF originale
Siamo perciò di fronte a dinamiche molto diverse tra i due comparti di offerta di soggiorno
nelle destinazioni venete. Quel che conta, rispetto alla percezione dell’overtourism,
è come questi cambiamenti si configurino rispetto all’organizzazione comunale,
soprattutto dei servizi pubblici. Gli alberghi sono già conurbati nel tessuto comunale,
perché esistono da decine di anni, e in alcuni casi da più di cento, perciò il loro fabbisogno
di raccolta dei rifiuti, organizzazione dei trasporti, organizzazione interna rispetto alle
esigenze dei turisti, ha avuto tutto il tempo di affinarsi e di trovare un equilibrio. Ben
diversa può essere la situazione quando l’offerta ricettiva di appartamenti privati arriva
senza preavviso, in zone dove non era prevista un’organizzazione dei servizi pubblici
per flussi turistici, ma solo per i residenti. Un palazzo di civili abitazioni produce un
certo numero di rifiuti, tendenzialmente costante, perché non cambia la geografia dei
residenti. Nel momento in cui ci sono ospiti che cambiano ogni giorno, è evidente che
cambia la quantità di rifiuti prodotti e anche la loro tipologia.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 37
Pagina 38 — PDF originale
3.3 La Sottigliezza della percezione
Nell’ambito della nostra meticolosa indagine, ci siamo impegnati fin dalle prime fasi
a delineare con precisione la connotazione dell’overtourism. Ci siamo interrogati
sull’esatto momento in cui, all’interno della collettività, si manifesta la sensazione
che il turismo trascenda il limite dell’accettabilità, diventando invasivo o, nei casi più
gravi, insostenibile. Abbiamo constatato che, in numerose situazioni, tale fenomeno
potrebbe rispecchiare una sorta di “sentimento collettivo” piuttosto che il risultato di
un’analisi rigorosamente oggettiva. In virtù di tale constatazione, abbiamo rivolto la
nostra attenzione a criteri oggettivi, elaborando e analizzando dati puntuali relativi ai
comuni del Veneto.
Tuttavia, nell’analizzare il fenomeno dell’overtourism alla luce del dibattito pubblico
contemporaneo, emerge prepotentemente l’importanza della “percezione”. Quando
in una determinata destinazione turistica la convivenza tra turisti e comunità locale
si svolge in maniera armoniosa e senza frizioni, il concetto stesso di overtourism è
assente o appare attenuato, indipendentemente dalle cifre e dai dati concreti. In una
data località, un migliaio di turisti potrebbe generare un senso di disordine e caos;
mentre in un altro contesto analogo, con lo stesso numero di visitatori potrebbe essere
percepito come una risorsa positiva e stimolante. Evidentemente, la vera differenza
non risiede nella mera quantità.
Il fulcro di tale divergenza è spesso riconducibile all’efficienza logistica e all’organizzazione
integrata della destinazione. Come abbiamo ampiamente sottolineato nei capitoli
precedenti, un elemento determinante è rappresentato dalla capacità di accoglienza e
gestione del flusso turistico da parte della destinazione, che dipende da una miriade
di fattori: dalla qualità e efficienza delle infrastrutture; dalla disponibilità di parcheggi;
dalla fluidità dei trasporti, e dalla capacità dei servizi pubblici di rispondere alle esigenze
di un pubblico in continuo mutamento. Quando la logistica si dimostra all’altezza
della situazione e perfettamente integrata con le esigenze del territorio, la percezione
negativa associata all’overtourism tende a mitigarsi. Se tali elementi risultano carenti,
la percezione negativa diviene più incisiva.
38 RAPPORTO SULL’OVERTOURISM
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Da tale riflessione, emerge un ulteriore punto di analisi: la necessità di confrontare
la resilienza e l’adattabilità logistica durante i periodi di normale affluenza turistica
rispetto ai periodi di picco stagionale. Numerose destinazioni turistiche, in particolare
le località balneari e montane, sono soggette a queste fluttuazioni stagionali. Nel
contesto urbano, sebbene esistano delle variazioni, queste tendono a essere meno
accentuate.
Il fenomeno turistico, per sua natura, è intriso di ciclicità. Questi picchi e valli sono
inevitabili, dato che l’essenza del turismo è strettamente connessa alle dinamiche del
tempo libero e alle variazioni stagionali. Di conseguenza, è essenziale che le destinazioni
turistiche si preparino in maniera proattiva, mirando a una logistica che sia in grado di
gestire sia i periodi di normale affluenza che quelli di massimo afflusso. Attraverso una
pianificazione meticolosa e un’organizzazione logistica ottimizzata si potrà attenuare
la potenziale insorgenza di percezioni negative legate al fenomeno turistico nella sfera
pubblica.
Pagina 40 — PDF originale
3.4 L’affiorare dell’anti-turismo
Al di là di tutti i ragionamenti che si possono fare sul se e quando si debba parlare
appropriatamente di overtourism, quel che in questi ultimi mesi si va delineando è la
crescita di una corrente d’opinione, quasi una corrente culturale, che colloca il turismo,
schematicamente, non più dal lato del bene, ma del male. Si usano per il turismo le stesse
parole, gli stessi concetti, le stesse semantiche che si usano per l’inquinamento o altri
fenomeni “duri” di insostenibilità. È evidente che la parola inquinamento è negativa in
sé: anche un piccolo livello di inquinamento è negativo: si può tollerare, ma comunque è
percepito in maniera negativa. Allo stesso modo sembra quasi che, impercettibilmente,
anche il turismo debba essere trattato come un fenomeno negativo, di cui non resta
che stabilire il livello di sostenibilità o di sopportabilità.
Il turismo però non è un fenomeno negativo, tutt’altro: è un fenomeno che connota le
società affluenti; permette alle persone di incontrarsi; di conoscere luoghi improntati
alla bellezza; è un fenomeno economico importante per molti luoghi, tanto che vari paesi
piccoli non sopravviverebbero senza il turismo (basti fare il confronto in montagna tra
le località che hanno turisti e che resistono e crescono e quelle che non ce l’hanno, che si
spopolano e declinano). C’è sempre stata una gara fra i luoghi a definirsi turistici, come
sinonimo di valore, di bellezza e di sviluppo economico. Oggi sembra che il termine
turistico sia una diminutio, qualcosa quasi di negativo, come se ospitare le persone sia
un atto economico e non anche un atto sociale, culturale, di apertura al mondo.
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Tra l’altro ci si pone anche una domanda che potrebbe sembrare singolare, ma non lo
è: quanti criticano non (solo) l’overtourism, ma l’idea stessa di condividere con altri
una destinazione turistica, non fanno mai viaggi e non trascorrono mai un periodo di
vacanza? E quando lo fanno non si sentono anche loro “turisti”, o anche “over-turisti”?
Insomma, “over-turisti” sono sempre gli altri? Altro elemento di senso comune che
viene dato come scontato, mentre è vero il suo contrario: è che la gente cerchi posti
solitari, isolati e senza nessuno. L’esperienza ci dice esattamente il contrario: la gente
va dove c’è l’altra gente; sceglie le destinazioni che scelgono tutti, perché vogliono far
parte di chi per sé sceglie il meglio. Ovviamente, c’è un limite, ma appunto il limite è
dato dall’organizzazione, non dalla volontà di stare soli o in pochi.
Il pericolo insito nella diffusione di questo tipo di “statement”, apparentemente di senso
comune, è quella di derubricare il turismo dalla sua veste nobile (incontrare persone
e culture diverse; incontrare la bellezza; gioire insieme agli altri di un bene comune) a
quelle del “fastidio”, magari da sopportare per ragioni utilitaristiche, economiche, ma
non da lodare. Se arriva questo approdo, di concepire il turismo come un fenomeno che
sta dal lato sbagliato della sostenibilità, allora tutta la semantica solitamente dedicata
ai fenomeni critici come gli inquinamenti di ogni genere, si riverserà anche sul turismo,
con effetti nefasti su decine e decine di località che vedono nel turismo un motivo
d’orgoglio e di investimento collettivo.
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3.5 Riconfigurazione del turismo
e la “spinta gentile”
In un contesto di crescente globalizzazione, si assiste a una profonda metamorfosi
del panorama turistico. L’elevazione del reddito medio in nazioni precedentemente ai
margini del mercato turistico, coniugata all’espansione dei collegamenti aerei e alla
competitività delle tariffe, ha catalizzato un’inaspettata effervescenza della domanda
turistica internazionale. Questa dinamica si traduce in un processo che potremmo
definire come “universalizzazione” dell’esperienza turistica: quello che un tempo era
un lusso riservato a un’élite, si è progressivamente democratizzato, abbracciando
dapprima il mondo occidentale e successivamente una vasta porzione del globo. Tale
evoluzione, salvo cataclismi economici di proporzioni storiche, sembra irreversibile e,
in generale, auspicabile.
Una diretta conseguenza di tale fenomeno risiede nella concentrazione della domanda
verso le destinazioni di spicco. Sospinti da aspirazioni di eccellenza e desideri di esplorare
i luoghi più celebri, i turisti si riversano nelle mete più rinomate. Questa tendenza
è ulteriormente accentuata dai meccanismi intrinseci del digitale, in particolare dal
concetto di “clickbait”. La natura stessa dei social media e delle piattaforme online si
nutre dell’attenzione dell’utente, e pertanto, contenuti che promuovono destinazioni
esclusive o offerte allettanti risultano irresistibili. Questo meccanismo, combinato con
l’innata attrazione di certi luoghi, amplifica la disparità tra le mete turistiche di primo
piano e quelle meno note, nonostante queste ultime possano vantare inestimabili
patrimoni culturali o paesaggistici.
L’approccio proibizionista o eccessivamente normativo potrebbe rivelarsi
controproducente, alimentando ulteriormente l’attrazione per le mete già popolari.
Piuttosto, l’intervento strategico dovrebbe focalizzarsi su aspetti strutturali, quali
la logistica e la regolamentazione delle offerte di case private per affitti a breve
termine, accompagnato da tattiche di “spinta gentile”, o “nudging” nel campo della
comunicazione, al fine di indirizzare in modo sottile le scelte turistiche.
La teoria della “spinta gentile”, traduzione del termine originale di “nudge”, parte dalla
premessa che le persone spesso prendono decisioni basate su pregiudizi irrazionali o
abitudini, piuttosto che su un’analisi oggettiva. Modificando in modo sottile il modo in
cui le scelte vengono presentate o strutturate, si può “indirizzare” gli individui verso
decisioni migliori. La progettazione di come vengono presentate le scelte gioca un
ruolo cruciale. Piccole modifiche in questa architettura possono avere un impatto
significativo sulle decisioni.
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Le politiche di spinta gentile sono utilizzate nelle politiche pubbliche, sanità, finanza
ed altri settori per promuovere comportamenti positivi come una sana alimentazione,
risparmio per la pensione o riduzione del consumo energetico. Il termine “nudge” e i
suoi principi sottostanti sono stati resi popolari dal libro del 2008 “Nudge: La spinta
gentile - La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità”
di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein. Thaler è stato successivamente premiato
con il Premio Nobel per l’Economia nel 2017 per i suoi contributi all’economia
comportamentale, inclusa la teoria del nudge.
Nell’ecosistema contemporaneo del turismo, la comunicazione emerge come uno
strumento fondamentale, capace di influenzare profondamente le scelte e le preferenze
dei viaggiatori. In questo contesto, l’arte della comunicazione può essere il catalizzatore
per una reimmaginazione del panorama turistico, orientando le masse verso esperienze
più variegate e sostenibili.
Nel dettaglio, quando ci si riferisce alla progettazione comunicativa, è di vitale
importanza elevare quelle destinazioni meno conosciute, trasformando le loro
peculiarità in veri e propri punti di forza di valore generale. Presentando queste mete
in una luce positiva e costruendo una narrazione avvincente attorno ad esse, si può
garantire che, nell’infinito universo del web, tali luoghi non vengano percepiti come
anonimi o secondari, ma come valide alternative alle classiche destinazioni.
Le nuove tecnologie digitali e le piattaforme online offrono strumenti inestimabili in
questo percorso. Banner pubblicitari mirati, campagne di marketing digitali su misura
e algoritmi di suggerimento possono indirizzare efficacemente gli utenti, proponendo
destinazioni alternative o itinerari turistici più ampi e variegati. L’ambizione è di
contrastare la tendenza prevalente, che vede una crescente concentrazione di turisti
in poche, celeberrime mete, spingendo invece verso una distribuzione più omogenea
delle presenze. Se immaginiamo il mercato turistico come una piramide, l’obiettivo è
di spostare l’attenzione dal vertice, sovraffollato, “schiacciandolo” verso una base più
ampia e diversificata, allentando le barriere di percezione tra le destinazioni più note e
quelle meno note.
Tuttavia, pur essendo la comunicazione un aspetto cruciale, non è l’unico elemento da
considerare. Oltre alle misure strutturali e logistiche precedentemente menzionate,
è essenziale esplorare una serie di iniziative complementari. Attraverso schemi di
incentivazione, sia economici che promozionali, si potrebbe modulare la domanda,
alleviando la pressione su alcune destinazioni e promuovendo una distribuzione
turistica più equilibrata e sostenibile.
RAPPORTO SULL’OVERTOURISM 43
First Report on Overtourism
Since spring 2023 overtourism has been at the centre of public debate: the first report on the phenomenon hitting Venice, Florence and Rome.
