2025 · Turismo
Il petrolio dell'Italia. Luoghi comuni che fanno male al turismo
Con dati e intelligenza, Antonio Preiti smonta i luoghi comuni che bloccano il turismo italiano: non folclore, ma cultura, lavoro e innovazione.
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Sociometrica (2025). Il petrolio dell'Italia. Luoghi comuni che fanno male al turismo. https://www.sociometrica.it/research/petrolio-dellitalia
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Pagina 2 — PDF originale
ANTONIO PREITI
Il petrolio dell’Italia
I luoghi comuni che fanno male
al turismo (e al Paese)
Scritto da Edito da Illustrazioni di
Antonio Preiti Federalberghi Anna Regge
antoniopreiti.it federalberghi.it annaregge.it
Grafica e impaginazione di Stampato da Pubblicato da
Studiomeme Gamedit CFMT
studiomeme.it gamedit.it cfmt.it
Coordinamento a cura di Alessandro Massimo Nucara e Angela Cozza.
All’operazione di ascolto propedeutica alla redazione del report hanno contribuito Daniele
Barbetti, Marco Barbieri, Gianni Battaiola, Corrado Luca Bianca, Barbara Maria Casillo, Angelo
Giuseppe Candido, Davide Cardella, Alessandra Cortopassi, Flavia Maria Coccia, Alberto Luigi
Corti, Fabrizio D’Agostino, Francesco De Toffol, Anna Maria Di Sessa, Oscar Fusini, Alessandro
Giorgetti, Zeno Govoni, Raffael Mooswalder, Gino Notarangelo, Anna Chiara Olini, Cristina
Peroglio, Manfred Pinzger, Claudio Scarpa, Nicola Spagnuolo, Tommaso Tanzilli e Luigi
Taranto.
Grazie ai direttori e segretari delle organizzazioni aderenti a Federalberghi per la
collaborazione.
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I luoghi comuni cezione. Figuriamoci quando
siamo davanti al dominio dei
che fanno male luoghi comuni che talvolta si
dispongono in opposizione
alla realtà e spesso ne alterano
proporzioni e contesti.
Perché un libro sui “luoghi
Il turismo ha il vantaggio della
comuni del turismo”? Sem-
popolarità: pochi nella loro
brerebbe un gioco, una leg-
vita non hanno mai fatto un
gerezza, un qualcosa di irrile-
viaggio o una vacanza; perciò,
vante rispetto ai “destini” del
si tratta di un fenomeno am-
turismo, per i quali si usano
piamente sperimentato dalla
solitamente altre modalità,
grande maggioranza della
altri riferimenti e anche altri
popolazione.
linguaggi.
Da questa popolarità nasce
Sarebbe così, se il turismo nel
però una debolezza, perché
dibattito pubblico non fosse,
tutto sembra estremamen-
invece, spesso incentrato pro-
te semplice, maneggevole e
prio su questi luoghi comuni.
comprensibile anche nei suoi
dettagli più minuti.
La loro conseguenza è tutt’al-
tro che leggera, perché agi-
Molte percezioni nascono dalle
scono sia in modo aperto e
singole esperienze personali,
diretto e, ancora più spesso, in
diremmo “one-man panel”,
maniera implicita, forse anche
cioè analisi basate sulla rispo-
subliminale, e così facendo
sta di un solo intervistato.
determinano una percezione
del turismo distorta, talvolta
Il problema però non è, natu-
irreale o falsata, sempre ridut-
ralmente, della popolazione
tiva.
che rispetto al turismo, così
come per ogni altro settore
La percezione, soprattutto nel
dell’economia, o fenomeno
mondo iper-mediatico in cui
sociale, non può che avere
viviamo, definisce la realtà,
giudizi basati sulla propria
e invece si dovrebbe partire
esperienza personale o poco
dalla realtà e determinare una
più in là.
conseguente e coerente per-
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Il problema è la qualità del Questo succede perché, anche
dibattito pubblico, che rinun- in presenza di studi di qualità,
cia all’analisi accurata, per di opinioni anche distintive e
assecondare ogni percezione di riferimenti internaziona-
immediata, ogni considera- li importanti, nulla sembra
zione che apparendo magari riuscire a scalfire alcuni luoghi
verosimile, perciò stesso viene comuni.
assunta come vera, o ancora
peggio, incoraggiando ciò che
appare appunto un luogo co- Nonostante che in vent’anni il
mune e niente di più. turismo da fenomeno ampio,
ma globalmente limitato, sia
I luoghi comuni sono trappo- diventato universale; nono-
le che vengono disseminate stante la nascita di nuove
lungo il discorso turistico in e formidabili destinazioni
cui è facilissimo cadere, con turistiche in luoghi impensa-
il risultato che la consapevo- bili; nonostante la rivoluzione
lezza autentica del fenomeno digitale che ha cambiato tutto
turistico rimane sempre scarsa, il modo in cui si distribuisco-
sotterrata appunto dall’immane no le informazioni, si diffon-
peso dei luoghi comuni. de la percezione turistica e si
comprano viaggi e vacanze,
E se questi ne occupano l’in- il discorso turistico è rimasto
tera cognizione, non rimane quasi “immune” dalla consa-
spazio per un’analisi efficace e pevolezza di questi cambia-
solida. menti e delle loro implicazioni.
Non è un caso che i discorsi Per questa ragione rimuove-
sul turismo siano sempre gli re i luoghi comuni, o almeno
stessi. Si provi a leggere quan- tentare di farlo, è la condi-
to è detto adesso al riguardo e zione indispensabile affinché
quanto è stato detto cinque o consapevolezze nuove, studi
dieci anni fa e non si troverà e progetti non scorrano come
nessuna differenza. E proba- acqua sul marmo e il “che fare”
bilmente non la si troverebbe nel turismo non sia la mera
neppure se andassimo più ripetizione del già visto.
indietro nel tempo.
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01 02
Non possiamo Abbiamo oltre la
essere un popolo metà del patrimonio
di camerieri culturale mondiale
9 15
05 06
Con il turismo Il turismo ci fa
consumiamo le perdere l’identità
risorse del territorio
39
33
09 10
È tutto Il turismo è il
overtourism petrolio d’Italia
55 61
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03 04
Il turismo Il turismo
mordi e fuggi è solo un ripiego,
non una scelta
21
27
07 08
Il turismo L’Italia si
è un affare vende da sola
per pochi
51
43
Indice dei
contenuti
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01
“Non
possiamo
essere
un popolo
di camerieri”
L’idea che il turismo renda gli italiani un popolo
di “camerieri” è sbagliata. La qualità del servizio
nel turismo contemporaneo è un rito sofisticato,
un atto professionale e culturale, lontano
dall’immagine stereotipata della servitù.
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L’espressione: “Non possiamo essere come quello dei camerieri e si evoca
un popolo di camerieri”, mostra una una espansione assoluta del turismo,
evidente alterigia, come dire: noi che cioè dei camerieri, quasi che un paese
siamo sempre stati dalla parte dei così grande e importante come l’Italia
“serviti”, come possiamo immaginarci possa immaginare di vivere “solo” di
nella parte dei “servitori”? Si tratta di turismo.
un’idea maturata pensando a sé stessi,
ma subito allargata al Paese intero. Si direbbe lo stesso della Francia,
paese che si vanta di avere il record
Questa prospettiva fa venire in mente, mondiale del turismo internazionale,
agli albori del cinema, addirittura il apparentemente più dell’Italia (se sia
1927, con quel film visionario e mera- vero è materia di un’altra occasione)?
viglioso di Fritz Lang, in cui viene de- È la Francia un “popolo di camerieri”?
scritta la società del futuro come una E si direbbe la stessa cosa di Parigi,
babilonia d’acciaio e vetro divisa in Londra o New York, che siano “città di
due parti nette e incomunicabili: una camerieri”? No di certo, allora perché
sulla superficie della terra con perso- non appena si sottolinea, o appena si
ne che vivono nel lusso e benessere, cita, la possibilità che il turismo possa
riprese a fare sport, coltivare le arti e svolgere un ruolo ancora più impor-
la forma fisica, rappresentati tutti con tante nell’economia e nella vita sociale
abiti chiari (e spesso bianchi) a indica- del paese scatta l’allarme sul “popolo
re purezza e con nessuna “ibridazio- di camerieri”?
ne” con lo “sporco” del lavoro manua-
le, che invece è tutto svolto da chi vive La verità di fondo che produce questo
nei sotterranei, quasi le catacombe disprezzo verso il lavoro dei camerieri
della città, intenti a far girare ogni e, in genere del servire, ha la radice
tipo di macchina, di cui sono quasi nella totale incomprensione di cosa
una estensione anonima, grigia, come sia oggi (non nel Medioevo) il servi-
s’addice appunto a una macchina. zio nel mondo dell’ospitalità; vale a
In questo mondo alla Metropolis, esi- dire, quale sia la sua natura e come sia
stono solo due categorie di persone: un indice non di arretratezza, ma di
quelle che vivono sopra e coltivano le sofisticazione, semmai. Bisogna allora
loro “vocazioni” personali e quelle che approfondire proprio la nozione di
vivono sotto, che cancellano la loro servizio.
vita affinché gli altri possano svilup-
pare la loro. Le professioni tipiche del settore
dell’ospitalità sono fatte di servizio,
L’implicita conseguenza dell’espres- proprio nel senso più proprio della
sione “non possiamo essere un popolo parola, cioè di un servire. Ospitare si-
di camerieri” evoca questa rappresen- gnifica servire. Ora, la parola servizio
tazione in bianco e nero. Si dice allo è sempre stata connotata in maniera
stesso tempo tutto il male possibile molto negativa, anche se siamo da un
su un lavoro assolutamente dignitoso secolo totalmente dentro la “società
10 ∙ Il petrolio dell’Italia
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dei servizi”, e ben oltre la metà della anche solo in senso evocativo, o c’è
popolazione lavora in settori che ge- dell’altro.
neralmente sono classificati appunto
come servizi. L’etimologia del termine, Ecco il punto centrale della questio-
dal latino servus, servo, schiavo, la ne. Il cameriere che serve un piatto
rende sempre di difficile accettazione. al cliente non lo fa certo perché si sia
Anche se oggi si parla di servizi me- stabilita tra loro una relazione perso-
dici, servizi ingegneristici, servizi di nale, primitiva, definita tra qualcuno
consulenza, e perciò l’accezione della che ordina e qualcuno che è obbliga-
parola è diventata sempre più neutra, to a obbedire. No di certo: in questo
ma non appena ci si riferisca al mon- caso siamo piuttosto all’adempiere
do dell’ospitalità, quella connotazio- a un rito, perché nella fattispecie, ad
ne di servire diventa di servitù, cioè esempio, nel rito della ristorazione si
sinonimo di costrizione e rimanda a vuole che ci sia qualcuno che è servito,
funzioni inferiori. e qualcun altro che serve. Si tratta di
un’oggettività impersonale del servi-
Occorre allora capire se proprio di zio. Ad esempio, l’attore serve il rito
questo si tratta, di servitù, nel caso del dello spettacolo, interpretando una
turismo, mondo pieno di camerieri, parte, dando voce e vita sul palco a un
receptionist, hostess, autisti: se sia carattere, a una figura, e il pubblico
questa la connotazione predominante, adempie anch’esso al rito, applauden-
Le soft skills più richieste a camerieri e baristi
Flessibilità e adattamento
63%
Lavorare in gruppo
62%
Lavorare in autonomia
38%
Problem solving
34%
0 20 40 60 80
01 | “Non possiamo essere un popolo di camerieri” ∙ 11
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do o criticando. L’attore non serve il
pubblico, almeno non lo fa personal-
mente, anche se è la persona fisica
dell’attore che vi è impegnata, ma
adempie a un rituale, a una oggettiva-
zione che prende il nome di “teatro”.
È l’assecondare a un rito che toglie la
condizione servile al servizio turisti-
co. Le persone che lavorano nel tu-
rismo s’incaricano di distribuire,
comunicare, scambiare messag-
gi, ma in maniera imperso-
nale, senza coinvolgersi con
il messaggio stesso. Questa
particolarissima accezione
rituale del servire, porta a dedu-
zioni importanti, innanzitutto sulla
qualità del servizio turistico, su come
debba essere inteso un buon servizio
e sul contenuto, sulla natura, del farsi
ospitare, cioè del fare ospitalità.
La qualità del servizio nel mondo
dell’ospitalità coincide con l’intensi-
tà dell’impiego di personale su una
singola unità di servizio, o per cliente.
Il servizio dei migliori ristoranti ha
camerieri dedicati a ogni tavolo. Nella
prima classe di un aereo c’è più perso-
nale per ogni passeggero, etc. La qua-
lità dei servizi turistici perciò, almeno
ex ante, è data proprio dall’intensità
con cui il personale è impiegato per
unità di servizio.
Se la qualità di un servizio del risto-
rante è la cura, l’attenzione, il pren-
dersi carico personalmente del cliente,
è evidente che quella qualità lì non
è sostituibile. Naturalmente, ci può
essere una organizzazione del lavo-
ro migliore, un’efficienza maggiore e
12 ∙ Il petrolio dell’Italia
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una maggiore tecnologia nelle cucine, d’essere. Ogni gesto ha il suo codice; i
l’utilizzo di nuovi materiali che fanno tempi sono definiti esattamente, quel
risparmiare energia e rendono il sog- che viene prima e quel che viene dopo
giorno in albergo più soddisfacente; le sono scanditi precisamente. Insomma,
luci si possono regolare in automatico, tutto ha significato e niente è lasciato
ma l’elemento cruciale della qualità al caso.
del servizio rimane sempre nelle per-
sone, nello “human touch”. Se il servizio fosse visto come rela-
zione personale (la ricerca del ser-
La qualità del servizio è un’approssi- vizio come “sincero”) creerebbe un
mazione a un ideale. Tende alla perfe- meccanismo ambiguo, perché a una
zione e come tutte le cose umane che cordialità di superficie si potrebbe ac-
tendono alla perfezione, anche se non compagnare, nell’ombra, a una qual-
la raggiungono, si distinguono dal che forma di possibile risentimento.
resto, perché mantengono sempre una Soltanto una persona psicologica-
tensione continua verso il migliora- mente dedicata al servizio in maniera
mento, verso il come dovrebbe essere, totale e gratuita (le persone che fanno
e sul come si possa raggiungere quella volontariato, ad esempio) possono
perfezione ideale. svolgere un servizio personalizzato
senza lasciarsi intaccare dall’ostilità
In quanto gesto estetico, un buon ser- repressa che emana l’ombra del ser-
vizio dà a chi lo compie e a chi lo rice- vizio/servitù. Perciò il rito, le fun-
ve, un senso di perfezione, il piacere zioni, tutto dev’essere pensato come
della bellezza dell’esecuzione impec- “oggettivo” (anche se è una relazione
cabile, aggiungendo valore a qualcosa tra singoli soggetti), “impersonale”
che altrimenti sarebbe solo una fun- (anche se l’impersonalità non signifi-
zione neutra. E l’esecuzione impec- ca distacco dal cliente, ma particolare
cabile è esattamente la definizione di cura, semmai, del cliente, secondo
“
rito. Nel rito ogni cosa ha il suo signi- regole prestabilite) e “astratto” (anche
ficato, la sua funzione, la sua ragion se le azioni sono concrete e la cura del
cliente autentica).
Adempiere a un rito significa che,
affinché il rito si avveri, ci dev’essere
un gioco delle parti, un dato servi-
zio astratto da svolgere, con funzioni
Tensione impersonali da realizzare. È l’obietti-
vità del lavoro che trasforma il ser-
continua verso vizio in un’attività rituale. Una delle
conseguenze è che il comunicare nel
il miglioramento. turismo richieda una sottile complici-
tà con l’ospite, che “recita” non meno
del cameriere che lo serve. È piuttosto
01 | “Non possiamo essere un popolo di camerieri” ∙ 13
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un gioco di ruolo, un entrare in una perché vengono meno al vero conte-
parte, anche se quella parte è (magari nuto che si compra: l’esperienza di
paradossalmente) il sé più autentico, gratificazione promessa e attesa.
o quello che si vorrebbe che fosse. La
“complicità” rende la relazione ospi- Non intendere la differenza tra adem-
tante-ospite molto “calda”, piena di piere a un rito, come oggettività
“human touch”, ma è compiuta su un impersonale, e interpretare il proprio
piano professionale. lavoro come fatto relazionale per-
sonale, porta a delle conseguenze di
Le cadute di tono del servizio altro totale incomprensione della realtà. Il
non sono, alla fine, che scoperture servizio impeccabile non è il massi-
(disclosure) delle ritualità. Perché ci mo della servitù, ma il massimo della
si arrabbia tanto per cose che sem- modernità, cioè la capacità di creare
brano irrilevanti (un’attesa eccessiva, un rito sociale in cui lo scambio eco-
un atteggiamento del cameriere non nomico toglie al servizio ogni “medio-
conforme, ecc.) nell’ospitalità? Perché evalismo”.
strappano il sipario, offendono il rito,
“ Ogni gesto ha il suo codice;
i tempi sono definiti esattamente,
quel che viene prima e quel
che viene dopo sono scanditi
precisamente. Insomma, tutto
ha significato e niente è lasciato
al caso.
14 ∙ Il petrolio dell’Italia
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02
“Abbiamo
oltre la metà
del patrimonio
culturale
mondiale”
L’Italia non possiede oltre metà del patrimonio
culturale mondiale. Serve meno retorica e più
impegno per trasformare questa ricchezza
in un reale vantaggio competitivo, investendo
in servizi e valorizzazione concreta.
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C’è uno sport molto diffuso nel no- nel tempo, se non attribuendola allo
stro Paese che consiste nella nostra spirito, prima evocato, della facilità
auto-laudazione per il patrimonio con cui è automatico accrescere ogni
artistico, per il nostro paesaggio e vanto che sia auto-referente, retorico e
peraltro ancora che abbiamo ereditato. pomposo.
Non che non sia vero che abbiamo una
ricchezza senza limiti nel patrimonio Ricostruiamo la storia. L’Unesco (Or-
storico-artistico o che i nostri pae- ganizzazione delle Nazioni Unite per
saggi talvolta non siano mozzafiato l’Educazione, la Scienza e la Cultura),
e pieni di lirismo, ma non è questo il agenzia specializzata delle Nazioni
punto. Il punto sono le conseguenze Unite, è stata fondata nel 1945 il cui
di affermazioni piene di retorica a cui scopo principale è promuovere la
non corrisponde un’adeguata respon-
sabilità, ma andiamo per gradi.
Naturalmente non è sbagliato (ci
mancherebbe!) essere consapevoli di
quanto di bello il nostro Paese possa
offrire; quello che non è condivisibile
è quando se ne fa un motivo di vanto e
orgoglio (fermo restando che il nostro
Heritage, come suggerisce la parola
stessa, è qualcosa che abbiamo eredi-
tato dalle generazioni passate, e non
è certo opera nostra) quasi fosse una
bandierina da alzare in ogni momen-
to, e la cui unica funzione, sembra solo
di toglierci ogni incombenza derivante
dal “che fare”, per inoltrarci nell’infi-
nita convinzione che come noi non c’è
nessuno.
Noi? Le passate generazioni, dovrem-
mo dire, ma non si va per il sottile
quando si tratta di trarre vanto senza
restituire in cambio responsabilità e
impegno. Allora cominciamo con il
dire che l’affermazione: “l’Italia ha la
metà e oltre del patrimonio cultura-
le del mondo”, rappresenta un luogo
comune inveterato, che sentiamo
ripetere a ogni passo, non è vera. Non
si sa come si sia affermata e persista
16 ∙ Il petrolio dell’Italia
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pace e la comprensione tra le nazioni rappresentano – appunto – un patri-
attraverso l’educazione, la scienza, e monio dell’intera umanità. Si scorge,
la cultura. L’Unesco si occupa anche insomma, un diritto più grande e pri-
della tutela del patrimonio culturale migenio rispetto al diritto delle singo-
mondiale, proteggendo siti storici e le nazioni di fare quel che vogliono del
naturali di grande importanza attra- proprio patrimonio storico-artistico.
verso la Convenzione sul Patrimonio Insomma, non è un campionato, ma
Mondiale, adottata nel 1972. Sulla base semplicemente un’azione per mettere
di questa assunzione, l’Unesco sceglie davanti agli occhi del mondo che al-
i siti mondiali culturali più importanti cuni siti non devono essere toccati per
e li include nella lista del Patrimonio nessuna ragione.
Mondiale. Il “sottotitolo” di questa de-
cisione è che, qualunque controversia, Peraltro, questa lista cresce continua-
guerra e decisioni governative di ogni mente, a mano a mano che istanze
genere, questi siti culturali dovranno d’inclusione di nuovi siti vengono
essere protetti e conservati perché presentate ed approvate. Al momento
ci sono 1.223 UNESCO World Herita-
ge Sites, di cui 952 sono siti culturali,
231 siti naturali e 40 misti, nel senso
che appartengono ad entrambe le due
categorie. Parliamo allora dei soli siti
culturali, nel nostro caso. Nella lista
dei siti distribuita secondo il paese
02 | “Abbiamo oltre la metà del patrimonio culturale mondiale” ∙ 17
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d’appartenenza, l’Italia è al primo Quel che più colpisce di questo luogo
posto con 60 siti segnalati dall’Unesco, comune è una conseguenza di questo
però la Cina (a cui nessuno attribuisce ragionare (si fa per dire): se la forza
“la metà del patrimonio storico-ar- del nostro Paese sta nel possedere così
tistico del mondo”) ne ha 59, appena tanta eredità artistico-culturale, allora
uno in meno. La Germania che pochi non c’è bisogno di fare altro. Non
giudicherebbero al vertice del patri- c’è bisogno, ad esempio, di produrre
monio storico-artistico del mondo ne cultura o di produrre nuove opere, se
ha 54. Se solo comparassimo la perce- restiamo nel campo della cultura, o di
zione del peso dell’heritage italiano a approntare servizi di ospitalità ade-
quello tedesco, diremmo che sia dieci guati, di qualità, se vogliamo passare
o cento volte inferiore, invece ci sono a un discorso più generale sull’ospita-
solo 6 siti in meno. lità.
Visti questi dati, l’Italia ha il 6,3% dei Tra il valore storico-artistico e la
siti Unesco del mondo, non oltre il presenza effettiva dei visitatori c’è
50%, per essere esatti, rispetto alla bisogno del ponte dell’ospitalità,
realtà dei siti culturali. Naturalmente senza questo “ponte” non restano che
siamo fierissimi di avere questa pri- il vanto, la retorica e i libri con bellis-
mazia, sebbene avanti di una incolla- sime fotografie. Ci sono interi paesi
tura rispetto alla Cina e poco distanti che stanno nei primi dieci posti della
da Germania, Francia e Spagna, ma graduatoria dell’Unesco, ma turistica-
non ci consente le affermazioni ro- mente stanno molto più in basso, ad
boanti come quella di attribuirci oltre esempio l’India che è sesta come nu-
la metà della ricchezza culturale del mero di siti Unesco presenti, sta però
mondo. molto più in basso nelle graduatorie
delle presenze turistiche. La stessa
D’altro canto, è piuttosto banale tra- Atene, che contende a Roma il prima-
sporre il fatto che siamo il paese con to sul patrimonio storico-artistico, sul
più siti Unesco segnalati, a un signi- piano turistico non fa parte delle
ficato più onnicomprensivo, facendo Top 10 destinazioni europee.
passare una equazione ben più com-
plessa. Peraltro, non tutti i siti hanno C’è anche una contro-deduzione: la
lo stesso valore, e chi attribuisce valo- cultura può essere “inventata” anche
re a ogni sito? Secondo quale prospet- da chi non ce l’ha per storia o, an-
tiva? Siamo occidentali e perciò alcuni cora meglio, da chi ne ha per storia
monumenti e opere d’ingegno ci sem- ma finora non l’aveva organizzata in
brano più importanti, ma i templi di termini di facile accesso al pubblico,
un’altra cultura come li compariamo? o creando nuovi musei. Siamo ancora
E poi c’è la cultura come produzione troppo eurocentrici ma se guardiamo
culturale e non come heritage: come la ai Top 20 musei più visitati al mondo,
calcoliamo e, ad esempio, Shakespeare sei sono in Cina e Taiwan; Abu Dhabi
quanto vale? nel 2017 ha aperto una “succursale”
18 ∙ Il petrolio dell’Italia
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Lista dei paesi con più siti Unesco (top 10)
Fonte: UNESCO, 2025
Italy (60)
China (59)
Germany (54)
France (53)
Spain (50)
India (43)
Mexico (35)
United Kingdom (35)
≥60 siti
Russia (32) 50-59 siti
40-49 siti
Iran (28) 30-39 siti
≤29 siti
0 10 20 30 40 50 60
02
02| |“Abbiamo
“Abbiamooltre
oltrelalametà
metàdel
delpatrimonio
patrimonio culturale
culturale mondiale”
mondiale” ∙∙ 19
19
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del Louvre e anche il Guggenheim ha In conclusione, non è vero che l’Italia
aperto un museo nella stessa città, abbia oltre la metà del patrimonio sto-
che ospita altri due musei di gran- rico-artistico mondiale; siamo felici di
de rilievo e a Dubai tre grandi musei essere il Paese con più siti Unesco, un
cercano di occupare buona parte degli podio che però è attaccato dalla Cina
interessi culturali: uno sulla storia e da altri paesi: sembra incredibile
dell’Emirato e le sue eredità archeo- che un paese possa “sorpassarne” un
logiche; uno sull’arte contemporanea altro in un campo che è il patrimonio
e il terzo sul futuro. Questo per dire storico-artistico, ma se pensiamo che
che, anche se parliamo di patrimonio sia un organismo internazionale a de-
storico-artistico, non possiamo pensa- cidere quale sito accettare e quale no
re che il mondo stia fermo e che quel e con quali equilibri lo faccia, diventa
che è dato è dato, e tutto è immutabi- credibile. Il punto però non è (solo)
le, mentre c’è una grande vivacità su questo, ma l’erronea idea che il patri-
nuove offerte museali e soprattutto monio storico-artistico basti (da solo)
per le mostre di valore internaziona- a fare di una città o di un Paese una
le, dove raramente si trovano mostre grande destinazione turistica, servono
italiane. manutenzioni, restauri, valorizzare
con attenzione l’effettiva fruizione
Bisogna inoltre allargare lo sguardo, dei visitatori, con aperture più estese
quando si parla di patrimonio stori- dei musei e, perciò, investimenti su
co-artistico, anche alla cultura, cioè vari piani, inclusa la comunicazione
alla produzione culturale in senso am- e l’innovazione tecnologica per “av-
pio, perché devono essere compresi gli vicinare” questi beni anche a turisti
eventi; l’edu-entertainment; le mostre che, arrivando da luoghi lontani dalla
e ogni altra manifestazione culturale nostra cultura, hanno bisogno di un
(incluse la musica, l’opera, la danza e supplemento di conoscenza per poter-
ogni performing art). Offerta culturale ne percepire appieno il valore.
non è solo l’heritage.
“Bisogna inoltre allargare lo sguardo,
quando si parla di patrimonio
storico-artistico, anche alla cultura.
20 ∙ Il petrolio dell’Italia
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03
“Il turismo
mordi e fuggi”
Il turismo breve, spesso criticato come superficiale,
è una modalità diffusa e apprezzata in tutto
il mondo. Non è un fenomeno negativo,
ma un’opportunità che va compresa e gestita
con efficacia.
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Ci sono espressioni giornalistiche che Ci piace pensare le cose così.
per la loro carica espressiva, anche
se destituite di ogni fondamento, Lo stesso avviene nel turismo dove
passano nell’opinione pubblica con l’espressione “mordi e fuggi” va per la
una facilità disarmante. Non ci sono maggiore. Ci sono un sacco di me-
più distinzioni tra tempesta, acquaz- ta-messaggi che quest’espressione,
zone, temporale o pioggia persistente, felice per il successo, infelice perché
ma tutte le situazioni sono “bombe non ci fa comprendere le cose, riesce
d’acqua”; allo stesso modo, ci sono “le a veicolare. Nel suo insieme indica
classi pollaio”: non serve a nulla sa- lo “sfruttamento” della città da parte
pere che il numero di studenti in ogni dei turisti: arrivano si prendono il
ordine e grado diminuisca costante- meglio e non ci lasciano nulla. Quasi
mente da molti anni, mentre non di- dei “rapinatori”. In questa accezione
minuisce il numero degli insegnanti, “predatoria” si sviluppano ancora altri
ma le classi restano sempre “pollaio”. ragionamenti: non ci lasciano soldi,
Forse il meta-messaggio nel primo sembrerebbero intendere alcuni;
caso è la sorpresa (piove! come se la non ci lasciano nessuna relazione,
pioggia fosse un risultato inatteso e cioè non sono interessati a “noi”, ma
sorprendente, o semplicemente che solo alle nostre bellezze (tradimento
non sempre si tratta di una pioggerel- “sentimentale”). Quasi un Ratto delle
lina gentile…); forse nel secondo caso Sabine, ma sul patrimonio culturale,
succede che, data l’età degli studenti sulla città e sulla propria identità.
nelle scuole primarie, è da attendersi
che non stiano seduti composti e sem- Implicitamente, si guarda ai turisti,
brino sempre “un pollaio”. In entrambi anzi ai nostri ospiti, quasi fossero
i casi l’accezione è sempre negativa, alieni: non sono persone come le
come se volendo essere in generale altre, ma sono una “specie” partico-
negativi, si prenda quel che succede lare. Anzi, si potrebbe dire che “turisti
e gli si dipinge attorno una patina sono sempre gli altri”, perché chi ha
“
lamentosamente negativa, a prescin- questa percezione dei turisti forse non
dere dalla corrispondenza alla realtà. pensa che anche lui, quando si trova
Vorrà vedere le belle cose d’Italia:
non “morde”, perché evidentemente
“assapora” il gusto delle nostre città.
22 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 22 — PDF originale
Permanenza media dei clienti negli hotel
di alcune località in Italia e all’estero
Fonte: istituti nazionali di statistica, anni 2023 e 2024
Nazionali Stranieri Tutti
Roma 3,7 3,9 3,8
Barcellona 2,0 2,9 2,6
Parigi 1,9 2,6 2,3
Firenze 1,7 2,4 2,2
Madrid 1,8 2,3 2,0
Milano 1,6 2,2 2,0
Venezia 1,8 2,1 2,0
a fare una visita in una città, fa né bile riferimento di fatto, è allo stesso
più, né meno quello che fanno tutti: modo ostile e sprezzante. È ostile
soggiornare per un breve numero di perché sono visti come “cavallette”,
giorni, vedere le cose più interessanti, come “invasori” del proprio territorio
ottimizzare la visita in maniera da e dall’altro sprezzante, perché s’in-
renderla il più possibile soddisfacente tende che siano “ignoranti”, perché chi
(secondo il criterio che ognuno sce- mai resterebbe per così poco tempo
glie), avere una qualche parsimonia (quanto, non è dato sapere) in una
nello spendere e così via. Né più, né destinazione con tanti tesori? Solo chi
meno. non capisce, non sa, non s’informa.
Anche in questo caso l’accusa non è Questa percezione di ignoranza trova
ben chiara, non si capisce a chi ci si ampie smentite, perché vediamo più
riferisca, forse ai gruppi che danno spesso visitatori con gli occhi sulle
l’idea di essere particolarmente “mor- guide o sul tablet per capire cosa
denti e fuggitivi” o non si sa a quale stanno vedendo, piuttosto che vedere
altra tipologia. Quel che è certo è che residenti che studiano le cose che
questa definizione, al di là del possi- guardano ogni giorno.
03 | “Il turismo mordi e fuggi” ∙ 23
Pagina 23 — PDF originale
Veniamo però al punto oggettivo, al ropa sono comprese le città con colle-
di là delle interpretazioni e dei me- gamento aereo diretto (già la presenza
ta-messaggi che l’affermazione evoca. di uno scalo intermedio preclude gran
Il punto del luogo comune è che le parte di questo mercato); sono com-
persone pernotterebbero poco tempo presi i viaggi in treno dentro lo stesso
nelle destinazioni, soprattutto in paese o verso paesi limitrofi o, ancora,
quelle d’arte, nonostante abbiano a il viaggio in auto, appunto di alcune
disposizione un patrimonio che me- ore.
riterebbe… ben altra attenzione. Serve
allora andare alla “scienza” turistica, o Il “city-break”, al di là dalle qualità
almeno al marketing turistico. storico-culturali della destinazione;
al di là del grado di istruzione dei
Le visite alle città d’arte (in genere non visitatori (se riferiti ai paesi europei,
si visitano città che non siano d’arte dovremmo dire che in Italia abbiamo
o ricche di storia, a meno che non vi un gap culturale notevole, visto che
siano qualità paesaggistiche speciali) abbiamo circa il 10% in meno dei lau-
hanno un nome ben definito nel les- reati della media europea…); al di là
sico dei mercati turistici e si chiamano della volontà di relazionarsi con la po-
“city-break” e già la definizione dice polazione residente, ha dei vincoli di
molto, se non già tutto. Sono viaggi tempo, di spazio ed economici molto
che si fanno per interrompere la rou- precisi.
tine quotidiana lavorativa e, perciò,
si fanno lungo tutto l’anno (salvo Sembrerebbe, sempre secondo un
a ridursi un po’ nei mesi invernali altro meta-messaggio di questo luogo
per questioni climatiche… è difficile comune, che questo “mordi e fuggi” è
passeggiare con il freddo, la pioggia, subìto solo, o soprattutto, dal nostro
il maltempo) e sono brevi: in genere paese, quasi fossimo “vittime” pre-
un week-end o un week-end “lungo”. destinate di questo fenomeno (noi,
Nel primo caso abbiamo due notti, invece, sembra che quando ci muo-
nel secondo caso si arriva a tre notti. viamo di casa facciamo sempre lunghi
Questo è lo standard dei city-break, soggiorni, e non anche noi solo dei
anche per la ragione che raramente week-end più o meno lunghi).
(almeno sulla singola destinazione) si
“investono” tutte le vacanze lunghe, Vediamo però se la nostra teoria sui
per le quali si scelgono altre tipologie: “city-break” è confermata e, soprat-
il mare anzitutto, la montagna o i tour tutto, se è una legge generale e non
in più città. una “piaga” del turismo del nostro
paese. Ecco, allora, i dati sulla perma-
Naturalmente molto dipende dalle nenza media di alcune grandi città.
distanze tra luogo di residenza e A Parigi, città che offre molte cose da
destinazione: il “city-break” non può vedere, la permanenza media è di 2,7
prendere più di 3-4 ore di tempo per il notti per i turisti stranieri e di 2,0 notti
viaggio e perciò per i residenti in Eu- per i francesi; anche per New York
24 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 24 — PDF originale
la situazione è identica: la media del americano, il più importante per le
pernottamento dei turisti internazio- destinazioni italiane principali: Roma,
nali oscilla tra le 2 e le 3 notti e quella Firenze, Venezia e Milano. È evidente
“domestica” è ancor più bassa; per che non si tratta di “city-break” intesi
Amsterdam ci fermiamo a 2,3 notti; come prima descritti.
per Londra la media è di 2,7 notti e
per Madrid ci si ferma a 2 notti. In Il viaggio medio di un turista ameri-
sostanza, se sei una città non ti puoi cano in Europa è di 9/10 giorni; però
aspettare una media molto più alta è una media che un po’ “tradisce” la
di quella qui descritta; se è un “male”, realtà, meglio rappresentata, statisti-
non è un “male” italiano. camente, dalla sua “moda”, piuttosto
che dalla media aritmetica. In realtà,
Finora abbiamo parlato del “ci- la modalità prevalente del viaggio
ty-break”, la modalità di marketing prende due settimane (14 notti), la se-
migliore con cui possiamo intendere conda modalità principale prende una
questo tipo di viaggi. Dobbiamo però settimana (7 notti). Quindi abbiamo
allargare il campo e comprendere queste due prevalenti modalità. Nes-
meglio quanto sia errato il concetto di suna persona che ragionevolmente
“mordi e fuggi” anche quando si tratta vuole approfittare del viaggio decide
di un viaggio importante che richiede di passare 14 notti solo a Venezia, o
un tempo maggiore delle 4 o 5 ore solo a Roma o a Firenze (se ha deciso
prima citato. Prendiamo il mercato di limitare il viaggio al nostro Paese)
03 | “Il turismo mordi e fuggi” ∙ 25
Pagina 25 — PDF originale
o 14 notti solo a Londra, o a Parigi, o a In sostanza, il “mordi e fuggi”, tranne
Madrid (se ha deciso di visitare “l’Eu- particolarissime eccezioni, è un fan-
ropa”). Se con un’ora e mezzo si può tasma, esprime qualcosa che non c’è o,
andare da Roma a Firenze e con poco meglio, che c’è (la vacanza breve) ma
più da Firenze a Venezia o a Milano, che non porta a nessuna delle acce-
perché dovrebbero scegliere di vedere zioni negative che si attribuiscono alla
una sola città, visto che non si fa tutti definizione del “mordi e fuggi”.
“
gli anni un viaggio dagli Stati Uniti
all’Italia? Chi farebbe una scelta di-
versa?
Siccome le statistiche sul turismo
sono fatte su base comunale, ovvia-
mente il turista “modale” americano
sembrerà un “mordi e fuggi”, perché
ha dormito, ad esempio, 3 notti a
Roma, 2 a Firenze e 2 a Venezia. In-
Ottimizzare
vece, è tutt’altro tipo: magari ha stu- la visita
diato bene le varie città, che per lui (o
lei) rappresentano quasi delle “perle” in maniera
della stessa collana e vorrà vedere le
belle cose d’Italia dedicandovi tutto il
da renderla
tempo compatibile con il suo tempo di
vacanza: non “morde”, perché eviden-
il più possibile
temente “assapora” il gusto delle no- soddisfacente
stre città secondo un pensiero unitario
e, soprattutto, non “fugge” perché (secondo
da noi spende complessivamente un
sacco di giorni.
il criterio
che ognuno
Per questa ragione le vacanze lunghe
spese in una o più città sono solo sceglie).
appannaggio del viaggio “long-haul”,
da altri continenti, ma non per il Né più,
turismo domestico o anche continen-
tale. Per avere vacanze “long-stay”
né meno.
bisogna pensare alle vacanze al mare
che fanno gli italiani in agosto e per
gli europei comunque in estate; o
alle vacanze in montagna, anche se
anche lì in inverno la modalità “set-
timana bianca”, è sempre meno set-
timana, perché crescono i week-end.
26 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 26 — PDF originale
04
“Il turismo
è solo un
ripiego,
non una
scelta”
Il lavoro nel turismo non è necessariamente
precario o sottovalutato. Anzi, rappresenta
una scuola di vita e un trampolino professionale
importante che valorizza competenze trasversali
e relazionali.
Pagina 27 — PDF originale
Un luogo comune non sempre espli- lavoro, e che va rapportata allo specifi-
citato, ma comunque ben presente, co lavoro nell’ospitalità che andremo a
sostiene che la penalizzazione mag- analizzare con più precisione.
giore di chi lavora nel turismo è data
dal fatto che si lavora quando gli altri Un altro luogo comune, non tanto sui
si divertono, vale a dire in agosto, nei dati di merito, ma su tutti i ragiona-
week-end, nelle domeniche e così via. menti che vi stanno attorno è quello
Questa caratteristica, naturalmente, di considerare i lavori nel turismo
vale anche per i gestori, e non solo per precari e mal pagati. Intanto, c’è da
i lavoratori, cioè per tutto il settore distinguere fra i due casi, perché la
dell’ospitalità, il quale è strutturato “precarietà” è un fatto e le retribuzio-
proprio a servire le persone al di fuori ni basse un altro, anche se si possono
dell’usuale periodo di lavoro. Bisogna incontrare insieme.
però aggiungere che sempre di più,
in una società che tende a funzionare Partiamo dalla precarietà che induce a
ventiquattro ore su ventiquattro, un sviluppare due filoni di ragionamen-
numero crescente di persone lavora to: uno attende alla natura precipua
anche in orari e giorni inusuali. Suc- del lavoro nell’ospitalità e l’altro alla
cede per molti lavoratori dei servizi di considerazione che precario sia co-
lavorare, ad esempio, di notte a tutto munque un’accezione negativa, anche
il settore della sicurezza e della sanità nelle particolari circostanze di cui
durante le feste e quando il resto del diremo tra poco. L’offerta ospitale ha
mondo sta nel suo tempo libero. È una una macro-suddivisione settoriale:
“penalizzazione” che comunque ha i ci sono destinazioni che sono aper-
suoi fattori di compensazione, come te tutto l’anno, come le grandi città
“
previsto in tutti i contratti collettivi di d’arte e tutte le altre che sono meno
grandi, ma non differiscono dalle
prime in termini di tempi d’apertura.
C’è l’offerta balneare che per quanto
siamo (tutti) ossessionati dal mantra
sulla “destagionalizzazione”, non può
cancellare la sua “dipendenza” dal
È qui che sviluppa clima. Questo significa che almeno per
sei mesi all’anno queste destinazioni
una “palestra” siano “chiuse”. Può esserci un lavo-
ro che continua anche se le strutture
molto particolare, dell’ospitalità sono chiuse? Difficile
quella determinata pensarlo. Già la montagna potrebbe
avvicinare con la doppia stagionalità
dal contatto ad aperture quasi-annuali, ma biso-
con gli altri. gna fare i conti con il tempo organiz-
zato delle persone: il numero di giorni
di ferie non è estensibile e nessuno
28 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 28 — PDF originale
“Lavorare nel turismo è una forma di
apprendimento di com’è fatto il mondo.
vuole scambiare una settimana di lu-
glio o di agosto con una di novembre.
Certo, ci sono segmenti che possono
o soltanto per poche ore al giorno è
vista con grande attenzione perché
risolve piccoli problemi, ma che sareb-
giocare sui mesi, come i “retired”, o bero grandi se quell’opportunità non
come ospiti di altri paesi dove non esi- ci fosse: come si pagherebbe la camera
ste la chiusura agostana come da noi, in affitto senza quel di più che questi
ma rimane il fattore climatico, que- lavori consentono e così non si pesa
sto difficilmente cancellabile. Perciò sulla famiglia che spesso non ha tutte
quella precarietà che vive un’accezione le disponibilità che vengono richieste?
negativa, come se fossero lavoratori
che vengono “frammentati” non si sa Restando nella biforcazione, consi-
bene per quale recondita ragione. deriamo chi pensa di fare un lavoro
nell’ospitalità come attività professio-
L’altro fattore è il benchmark, se così nale di lungo periodo. Lo sbocco più
lo si vuole chiamare, del posto fisso. In naturale non è tanto di fare il came-
un mondo fortemente “fluido”, in cui riere tutta la vita (tranne che in parti-
nessuno sogna di fare lo stesso lavoro colarissime situazioni), ma di passare
per sempre, è difficile pensare che si a ruoli imprenditoriali. In queste si-
faccia un lavoro stagionale, giovanile, tuazioni il lavoro precario rappresenta
occasionale per sempre. Nella realtà una sorta di periodo di apprendistato
si assiste a una grande biforcazione della professione futura: l’aiuto cuoco
del lavoro nell’ospitalità: una parte che diventa cuoco e apre un ristoran-
maggioritaria delle persone lo acco- te; l’addetto alla reception che apre
glie come un modo per lavorare facil- un’attività ricettiva o fa carriera nei
mente, per sostenersi agli studi, per grandi alberghi. In sostanza, quel
avere dei soldi disponibili, insomma lavoro “precario” è sempre (o nella
per le mille ragioni per cui da giovani grande maggioranza dei casi) tempo-
si fa un lavoro verso cui non si ha un raneo (termine più neutro rispetto a
interesse di lungo periodo. In questa precario), perciò sarà un periodo della
prospettiva la facilità con cui si riesce propria vita che sarà ricordato come
a lavorare anche per poche settimane, impegno e volontà per seguire gli stu-
o per uno o due giorni alla settimana, di; o come esperienza di vita vissuta; o
04 | “Il turismo è solo un ripiego, non una scelta” ∙ 29
Pagina 29 — PDF originale
come preludio all’imprenditoria, o in zione digitale, fredda, anonima e che
altri modi ancora, ma non come una sembra non tenere conto abbastanza
mancata assunzione a tempo indeter- del dovere (o del piacere) dell’empatia.
minato. Nel mondo dell’ospitalità domina (nei
casi migliori) il piacere dell’empatia e
Lavorare nel settore dell’ospitalità ha dove non arriva il piacere, subentra il
una caratteristica che lo rende spesso dovere. Empatia: atteggiamento raro e
come propedeutico a ogni altro lavo- istruttivo, che dal mondo dell’ospitali-
ro. È qui che sviluppa una “palestra” tà dovrebbe “conquistare” tutto il resto
molto particolare, quella determina- del mondo.
ta dal contatto con gli altri, quasi un
conoscere il mondo nella sua varietà Se lavorare nel turismo è una forma di
in un microcosmo. Quante volte si ha apprendimento di com’è fatto il mon-
nella vita (soprattutto da giovanissi- do, questo non esime dall’avere una
mi) l’occasione di entrare, per quel che formazione professionale di alto livel-
può essere, nella vita degli altri? Avere lo. Bisogna in qualche modo rompere
una sorta di catalogo dei comporta- il circolo vizioso secondo cui lavorare
menti, dei tipi umani, della diversi- nel turismo è penalizzante; perciò,
tà delle persone. Non sono molte le ci dovrebbe andare solo chi non ha
professioni dove gli addetti vengono altre chance; e allora nelle scuole
“gettati” nel mondo senza troppi alberghiere ci devono andare non chi
paracadute: sono “costretti” a inter- – come per qualunque altra professio-
loquire, a parlare, a confrontarsi con ne – sente una vocazione all’ospitalità,
una varietà che raramente si incontra ma chi non trova di meglio e così via
in una scuola, in un ufficio o in altre in un circolo che a negatività aggiunge
professioni più “ritirate”. S’impara a negatività.
essere empatici, che è quasi l’unica
vera caratteristica professionale di Fare anche il più semplice dei mestieri
chi lavora nel settore dell’ospitalità. dell’ospitalità, come il cameriere, co-
“
L’empatia è in ritiro diremmo, in un munque richiede di saper parlare, nel
mondo che si affida a una comunica- presentare i piatti o nel seguire l’ospi-
Prendersi cura delle persone, sia pure
per un periodo breve di tempo, non è
cosa banale.
30 ∙ Il petrolio dell’Italia
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04 | “Il turismo è solo un ripiego, non una scelta” ∙ 31
Pagina 31 — PDF originale
te nelle sue opzioni di scelta; richiede riali che stanno più in basso, come
un certo portamento, non dato solo le attività per i “servizi alla persona”,
dalla postura fisica, ma dalla consa- a cui non sarebbe del tutto sbagliato
pevolezza del proprio ruolo; richiede rapportare gli stipendi di chi lavora
una conoscenza delle qualità non solo nel campo alberghiero; i “servizi di
in fatto di cibo, del territorio; richiede vigilanza” sono pagati meno; lo stes-
una capacità psicologica di gestire le so alcune categorie di lavoratori nel
persone e lo stress (management ha settore dell’istruzione e nel settore
la sua radice in “man” e “ager”, cioè si dell’assistenza sanitaria.
riferisce a chi lavora con le persone e
per le persone); richiede anche un cer- Nessuno però individua come carat-
to “savoir faire” necessario per svolge- tere distintivo di questi settori il basso
re un servizio soddisfacente. Insom- livello degli stipendi. Invece, nel caso
ma, prendersi cura delle persone, sia del turismo, forse a causa del fatto che
pure per un periodo breve di tempo, è considerato “speciale”, si crea un’a-
non è cosa banale. spettativa fiabesca, fatalmente desti-
nata a sfociare nella delusione quando
Se così è, allora le scuole alberghiere si tocca con mano che la retribuzione
dovrebbero assumere queste caratte- non è una variabile indipendente dai
ristiche come fondamentali per questo parametri gestionali.
lavoro, e gli studenti assumere questi
obiettivi come quelli veri per il loro Collocando il lavoro nel settore dell’o-
successo professionale. Non si può spitalità all’interno del complessivo
pensare di avere un grande servizio mercato del lavoro nazionale scopria-
ospitale senza avere una grande scuo- mo qualcosa che è evidente a tutti,
la professionale. ma di cui non sempre se ne traggono
coerenti ragionamenti, vale a dire che
Passiamo alle retribuzioni, quelle in complessivamente gli stipendi dei
vigore nel settore turistico sono più lavoratori in Italia sono particolar-
basse rispetto alla media degli altri mente bassi in tutti i settori: nel 2022,
settori, ma guardiamo meglio questi lo stipendio medio lordo annuo in
dati, prima di riflettere su altri aspetti Italia era di circa 33.000 euro, mentre
che spesso sfuggono, ma necessari la media europea si aggirava intorno
per avere un quadro completo. Con- ai 40.000 euro. Questo significa che
sideriamo i dati Inps, i più attendibili un lavoratore italiano guadagna in
nel campo del lavoro. Consideriamo la media circa 7.000 euro lordi in meno
retribuzione per “settimana utile”, cioè all’anno rispetto a un lavoratore eu-
per settimana effettivamente lavorata. ropeo e l’impressione è che in questi
Nel settore alberghiero corrisponde a ultimi due anni la forbice si sia addi-
406 euro settimanali. Effettivamen- rittura accresciuta. Pensiamo che in
te non stiamo nella parte alta della un mondo con stipendi bassi, facciano
graduatoria, ma nemmeno in fondo, eccezione gli stipendi di chi lavora nel
perché ci sono otto categorie setto- settore dell’ospitalità?
32 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 32 — PDF originale
05
“Con il turismo
consumiamo
le risorse
del territorio”
Il turismo non consuma semplicemente risorse
territoriali, ma genera crescita economica e sociale,
rigenerando comunità e territori che altrimenti
rischierebbero l’abbandono, come avviene per tutti
i comuni montani non turistici.
Pagina 33 — PDF originale
C’è un’idea diffusa, spesso presentata agli investimenti che il turismo attira.
come verità incontestabile, secondo Invece di impoverire il territorio, il
cui il turismo rappresenta un semplice turismo ha il potenziale di generare
“sfruttamento” delle risorse naturali benefici diffusi e duraturi.
e abbia un peso crescente negativo
sulle infrastrutture pubbliche. Questa A differenza delle attività economiche
visione nasce dalla convinzione che lo che esauriscono progressivamente le
sviluppo turistico imponga un sacrifi- risorse (come l’estrazione mineraria o
cio ai territori: più turisti significa più la deforestazione intensiva), il turismo
consumo del suolo, più inquinamento opera su un modello che è, o può esse-
e un sovraccarico dei servizi pubblici. re, rigenerativo. I territori che diven-
In sostanza, si presume che il turismo tano destinazioni turistiche tendono
operi in un sistema a somma zero, in a ricevere investimenti finalizzati alla
cui il vantaggio economico derivato conservazione del patrimonio natu-
dall’aumento di visitatori corrisponde rale e culturale, alla riqualificazione
a una perdita netta per le comunità urbana e all’ampliamento delle com-
locali, sotto forma di degrado ambien- petenze locali. L’attrattiva di un luogo
tale, stress infrastrutturale e impove- per i turisti dipende infatti dalla sua
rimento del capitale naturale. bellezza, dal suo patrimonio stori-
co e dalla qualità dei servizi offerti:
In realtà, questa narrazione è fuor- elementi che, per essere mantenuti
viante e non tiene conto dei mecca- nel tempo, richiedono un’attenzione
nismi che rendono il turismo uno dei costante e un approccio sostenibile.
motori di crescita più efficaci per le Questa logica spinge le comunità a
comunità locali, soprattutto per le aree migliorare e preservare ciò che possie-
interne e quelle al di fuori delle prin- dono, trasformando l’ambiente circo-
cipali direttrici. Le risorse naturali non stante in una risorsa sempre più ricca,
sono “consumate” dal turismo, ma piuttosto che in un elemento destinato
possono essere valorizzate, protette e, al deterioramento.
in molti casi, rigenerate proprio grazie
Aree interne del mezzogiorno -4,7 per mille
Diminuzione
del numero Aree interne -2,4 per mille
dei residenti
in Italia Media nazionale -0,6 per mille
Fonte: Istat, 2024, variazioni
rispetto all’anno precedente
Centri -0,1 per mille
34 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 34 — PDF originale
“
Il turismo
opera su un
modello che è,
o può essere,
rigenerativo.
05 | “Con il turismo consumiamo le risorse del territorio” ∙ 35
Pagina 35 — PDF originale
Uno degli effetti più importanti del Inoltre, la presenza di turisti spinge
turismo è la capacità di attrarre inve- molte comunità a diversificare la pro-
stimenti. Quando un territorio diventa pria offerta economica. Laddove un
una meta desiderata, si creano oppor- tempo il reddito locale poteva dipen-
tunità per nuovi alberghi, ristoranti, dere esclusivamente da agricoltura o
attività ricreative, servizi di trasporto industrie tradizionali, il turismo intro-
e centri culturali. Questi investimenti duce nuovi flussi di reddito e stimola
non solo generano posti di lavoro, ma lo sviluppo di settori collegati: artigia-
stimolano la crescita di competenze nato, prodotti locali, enogastronomia
professionali in settori come l’ospi- e attività culturali. Questa diversifica-
talità, il marketing, la gestione degli zione aumenta la stabilità economi-
eventi e la tutela del patrimonio. Le ca, riduce la dipendenza da un’unica
competenze acquisite da chi lavora nel fonte di reddito e rende il territorio
turismo si trasferiscono poi ad altri più capace di affrontare eventuali crisi
ambiti economici, rendendo il tessuto future.
sociale ed economico più resiliente e
innovativo.
36 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 36 — PDF originale
Un caso emblematico è rappresentato torio in cerca di opportunità altrove, le
dai comuni montani. In molte regio- attività economiche diminuiscono e il
ni di montagna, lo sviluppo turistico tessuto sociale si impoverisce.
ha segnato la differenza tra il declino
e la rinascita. I comuni che hanno Se consideriamo la totalità della popola-
investito nel turismo mostrano tassi zione dei comuni montani (2.487 comu-
di crescita demografica e redditi medi ni), negli ultimi dieci anni è diminuita
nettamente superiori rispetto a quelli del 5% e ancora di più se estendiamo
che hanno mantenuto un’economia la ricerca agli ultimi 20 e ancora di più
tradizionale senza apertura ai visi- se la estendiamo agli ultimi 30 anni.
tatori. Nelle aree dove il turismo si è Se guardiamo ai comuni montani con
radicato, si osservano infrastrutture sviluppo turistico notiamo due fenome-
migliori, servizi più efficienti e una ni, ampiamente correlati: la popolazione
maggiore attrattività per i giovani. Al cresce in tanti casi, o al minimo rimane
contrario, nei comuni montani che stabile, mentre il reddito complessivo
non hanno abbracciato il turismo, dei comuni turistici è molto più alto
predomina lo spopolamento: le giova- di quelli non turistici. È evidente che
ni generazioni abbandonano il terri- senza uno sviluppo del turismo questi
05 | “Con il turismo consumiamo le risorse del territorio” ∙ 37
Pagina 37 — PDF originale
comuni, solitamente di poche miglia- della vita dei residenti. Strade riqua-
ia di abitanti, sarebbero destinati alla lificate, trasporti pubblici potenziati,
marginalizzazione, allo spopolamento infrastrutture culturali migliorate e
e, infine, all’abbandono. una più ampia gamma di servizi non
sono vantaggi riservati ai visitatori:
Un discorso nella stessa direzione va diventano risorse per l’intera comu-
fatto per i comuni meridionali che nità. Una città che diventa più pulita,
stanno sul mare, quasi sempre turisti- vivace e ben collegata grazie al turi-
ci, rispetto a quelli che si trovano nelle smo offre un ambiente di vita migliore
zone interne e anche in quelle monta- ai suoi abitanti. Questo si traduce in
ne: sistematicamente i comuni marit- un circolo virtuoso: i residenti apprez-
timi, o comunque turistici, hanno un zano le migliorie, l’attrattività della
reddito più alto, spesso decisamente città aumenta e il turismo continua a
più alto, rispetto a quelli che si trova- sostenere la crescita.
no nelle aree interne. Quindi, si può
affermare proprio il contrario: dove Contrariamente al luogo comune che
prospera l’economia del turismo si dipinge il turismo come uno “sfrut-
creano occupazione, investimenti e la tamento” delle risorse naturali e un
popolazione resta dove è nata, mentre peso per le comunità locali, la realtà
dove questo non si verifica, avviene il dimostra che esso è un potente mol-
contrario: questo soprattutto al sud, tiplicatore di risorse. Il turismo attira
dove il turismo rappresenta una voce investimenti, stimola l’innovazione
importane del reddito collettivo. e la formazione di competenze, crea
opportunità economiche diversificate
Il turismo, quindi, non è uno “spreco” e contribuisce alla conservazione e al
di risorse naturali, ma una forma di miglioramento del territorio. Invece
sviluppo che stimola la conservazione di impoverire, il turismo arricchisce;
attiva del patrimonio naturale e cultu- invece di sottrarre, aggiunge valore.
rale. Gli investimenti legati al turismo Riconoscere e promuovere questo
spesso includono progetti di recupe- modello virtuoso è fondamentale per
ro ambientale, come il ripristino di sfatare il falso mito e valorizzare il
sentieri escursionistici, la protezione potenziale rigenerativo del turismo.
di habitat locali e la promozione di
pratiche sostenibili. Questo model-
lo di gestione integrata delle risorse
consente di mantenerle accessibili e
fruibili per le generazioni future.
Infine, uno degli argomenti più forti
a favore del turismo è che i miglio-
ramenti apportati per rendere una
destinazione attrattiva per i turisti si
riflettono positivamente sulla qualità
38 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 38 — PDF originale
06
“Il turismo
ci fa perdere
l’identità”
L’identità culturale non è minacciata dal turismo.
Al contrario, è proprio attraverso l’ospitalità che
comunità locali riaffermano e promuovono i loro
tratti distintivi, trasformandoli in valore economico
e culturale.
Pagina 39 — PDF originale
All’avvio della stagione turistica nella sti ne traggono beneficio, e sono visti
pubblicistica si sviluppa un dibattito dagli stessi residenti con una punta
di natura culturale, con delle “vertigi- d’orgoglio. Felici tutti che si apra un
ni” emotive non lievi, sul come il turi- nuovo ristorante, che un negozio alla
smo sia una sorta di killer dell’identità moda faccia capolino, che qualcosa
dei luoghi. della città si trasferisca anche lì. Felici
tutti, ma non loro, perché vedono in
La tesi può essere riassunta in questi ciascuno di questi atti di modernità
termini: ogni luogo, soprattutto quelli una minaccia.
che hanno più storia e un maggiore
patrimonio culturale, s’intende i più Gli aspetti che convergono sono
belli (nessuno si occupa dei luoghi appunto tanti: una sorta di nostalgia
brutti, che pur loro avrebbero un’i- per il buon tempo andato: a tutti fa
dentità), deve “difendere” la propria piacere il “com’eravamo”; a tutti piace
identità che merita di essere conser- fermare il mondo a com’è sempre
vata. Secondo questa tesi, il turismo stato (lasciamo da parte implicazio-
con la sua “invasione barbarica”, con il ni freudiane…); a tutti piace ritrovare
suo trascinare in questi luoghi com- intatto quel che s’è lasciato. I residenti
portamenti “cittadini” (ma qui la tesi hanno una prospettiva diversa: non
è molto più sottile, perché fa capire vorrebbero, loro, essere lasciati fuori
che siano stili di vita un po’ tratti dalla dal mondo che cammina (e che corre
televisione, o comunque dal mondo spesso), anzi vedono nel turismo un
contemporaneo, incolto) finisce con il modo per restare al passo del mon-
diluire il senso dei luoghi e nel lungo do, per quanto possibile. Un secondo
periodo a cancellarne i tratti distintivi. aspetto è la concezione dei luoghi tu-
ristici come irreali, favolistici, da con-
Nel linguaggio anglosassone questo servare dentro una cupola trasparente,
processo viene definito di “cultural in cui l’interno non deve cambiare, af-
commodification”, vale a dire la cultu- finché chi ne sta fuori di tanto in tanto
ra ridotta a merce senza valore, a un vi possa rientrare, senza perdere nulla
bene del tutto fungibile, appunto una di quello che ha, ma respirando anche
“commodity”, a qualcosa che non me- quello che non è cambiato. Avere i due
rita alcuna attenzione essendo priva di lati insieme. La condizione fondamen-
qualunque virtù. tale è che dentro la campana niente
cambi. Un terzo aspetto, più blando,
C’è una moltitudine di aspetti che con- ma non meno efficace, è vedere in
vergono in questa tesi e si alimentano questa “arcadia” l’infanzia del mondo,
l’uno con l’altro, magari senza men- come quando si sfoglia l’album di foto
zionarsi, ma che ognuno sembra avere e ci si vede da bambini. Lì dove usano
ben presente. Tutto questo a dispetto ancora i metodi del passato remoto,
del fatto che i cambiamenti di questi la terra sa di fatica e ogni cosa sa di
luoghi sono naturalmente voluti e rea- sentimento.
lizzati dai residenti, al massimo i turi-
40 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 40 — PDF originale
“
nazione cerca di coltivare, valorizzare,
esasperare ogni suo tratto distintivo.
Questo è il modo, magari confuso,
magari artificioso, magari inatten-
dibile, che ogni popolazione investe
Identità culturale sulla sua identità. Quale altro modo ci
e turismo marciano sarebbe? Vanno bene anche i convegni
naturalmente; vanno bene le rifles-
convergendo, non sioni dotte (anzi, sono indispensabili);
cancellandosi. vanno benissimo le pubblicazioni, ma
l’espressione popolare di una ricerca
dell’identità non può che prendere
forme sociali, di partecipazione collet-
Concepire il turismo, cioè le destina-
tiva.
zioni turistiche, come fuori dal mondo
è naturalmente una velleità. Peraltro,
Uno sviluppo di questi argomenti ci
nessuno che vive nelle destinazioni
porta direttamente sul piano del mar-
turistiche pensa di essere o di voler
keting, perché, al di là di qualunque
rappresentare il “prodotto culturale”
nostalgia le vacanze sono un prodotto
di qualcun altro; nessuno pensa che il
che si acquista, i servizi dell’ospitalità
proprio luogo, la propria vita debba-
sono servizi e quindi hanno un loro
no solo essere il sogno o la nostalgia
prezzo. Insomma, il turismo sta den-
altrui.
tro il mercato e nel mercato, nel corso
dei decenni, sono cambiate molte cose
La visione dei residenti è molto più
nel mondo dei consumi.
pragmatica: sono consapevoli di esse-
re un motivo di attrazione, qualunque
Quello che la concezione arcadica non
sia il motivo, e credono che questo
valuta, o non riesce a vedere, o ancora
“talento”, sia ereditato dalle genera-
non vuole vedere, è che il turismo sta
zioni passate, come per il patrimonio
dentro il mondo dei consumi, come
culturale, sia costruito con la loro
ogni altra cosa per cui c’è un prezzo
opera, possa garantire loro una vita
di vendita. Nel mondo dei consumi si
più soddisfacente da molti punti di
possono vedere i mercati come una
vista, dal reddito alla qualità della vita
collezione di brand. Così come nella
stessa. Sanno perfettamente che la
moda ogni brand cerca di mostrare la
(eventuale) perdita di identità cultu-
sua personalità attraverso lo stile, così
rale significa una caduta di attratti-
nel turismo la personalità di una de-
vità della destinazione, tanto che - se
stinazione. Tende come ogni brand a
guardiamo allo zibaldone (in accezio-
essere riconoscibile, a racchiudere un
ne positiva) delle sagre, fiere, feste che
insieme di valori, a sintetizzare una
investe ogni località – dovremmo af-
percezione.
fermare proprio l’opposto: ogni desti-
06 | “Il turismo ci fa perdere l’identità” ∙ 41
Pagina 41 — PDF originale
La sua identità in quanto identità Posto perciò che la dimensione eco-
culturale si racchiude in un brand, nomica, inevitabile, nulla tolga alla
allo stesso modo come un libro, oltre dimensione culturale e identitaria,
a essere un insieme di contenuti è rimane vuoto di contenuto il luogo
anche un prodotto editoriale. Nessuno comune del turismo che cancella l’i-
si scandalizza che un’opera di Shake- dentità culturale. Un’ulteriore prova la
speare abbia un “mercato” in quanto troviamo andando anche indietro nel
libro; niente toglie al suo valore cul- tempo, quando non c’era il turismo,
turale il fatto di essere una “merce” ma la sua forma primordiale, quella
come le altre merci. Nel mondo delle del pellegrinaggio, quando persino in
merci, ogni cosa è una merce (almeno quelle occasioni c’era in contempo-
le cose in vendita), ma le buone “mer- ranea con la festa del Santo, anche la
ci” conservano il loro valore di conte- fiera commerciale, che sempre pren-
nuto, diremmo il senso del loro valore deva il nome del Santo. Erano meno
trascendentale, nel senso di trascen- sante allora le feste? O la fiera non era
dere la sua natura di merce. Anche le che il modo più popolare di festeggia-
opere di Leonardo erano pagate dai re il Santo? Perciò identità culturale e
committenti, ma importa a qualcuno? turismo marciano convergendo, non
cancellandosi.
42 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 42 — PDF originale
07
“Il turismo
è un affare
per pochi”
Il turismo non è affare esclusivo di pochi
imprenditori. La ricchezza generata si distribuisce
capillarmente attraverso moltiplicatori economici
che beneficiano ampi settori della società
e dell’economia.
Pagina 43 — PDF originale
Un luogo comune molto diffuso, an- con l’identificare il “turismo” con solo
che se non troppo esplicitato e spesso questa voce e poche altre.
detto sottovoce è la convinzione che,
alla fine, il turismo arricchisca poche Ci sono altre metodologie statistiche
persone: gli albergatori in primis, i che danno effettivo riscontro della
ristoratori, chi gestisce le attrazioni e potenza economica del turismo, come
pochi altri. La storia della sua econo- il cosiddetto “Conto satellite del turi-
mia finirebbe qui. Forse questa conce- smo”, che considera non solo la spesa
zione deriva dalla ovvia constatazione per alberghi e pubblici esercizi, ma
che il presupposto della vacanza e del anche la quota-parte di altri settori
viaggio sia dormire fuori casa, e perciò attribuibile al fenomeno turistico: ad
essendo i destinatari “necessari”, gli esempio, è evidente che gran parte dei
albergatori, alla fine siano gli unici, o i voli aerei siano imputabili a ragioni
maggiori a guadagnare. “turistiche” (utilizziamo le virgolette
perché anche i viaggi business debbo-
Anche le statistiche ufficiali contribu- no essere considerati “turistici”, così
iscono a determinare, sia pur implici- come i congressi e i meeting). D’altro
tamente, questo luogo comune, perché canto, quando si va in hotel non viene
nella contabilità nazionale non c’è la chiesta qual è la ragione del viaggio,
voce “turismo”, ma come “turismo” si l’ambiguità nasce da una confusione
fa riferimento alla sola voce “alberghi semantica: se chiamiamo questo feno-
e pubblici esercizi” e a qualche altra meno come turismo inevitabilmente
voce minore, sicché la conseguenza lo associamo al “leisure”, cioè al tempo
non voluta (dall’Istat, che segue criteri libero, ma l’economia dell’ospitalità vi
di classificazione rigorosi e condivisi comprende anche le altre motivazioni
“
con l’Unione Europea) è che si finisca del viaggio.
Il turismo appare come un
fenomeno ‘leggero’, fatto di sorrisi,
pernottamenti e alimentazione,
ma a ben guardare coinvolge molti
settori ‘pesanti’ dell’economia.
44 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 44 — PDF originale
La spesa dei turisti Alberghi
suddivisa 18,6%
per categoria
Fonte: Istat, Conto
satellite del turismo
Ristorazione
13,1%
Altro
68,3%
Il “Conto satellite” perciò considera del 70% va ai trasporti, allo shopping e
tutte le voci economiche innestate sul a una serie molto lunga di beni e ser-
fenomeno turistico. Guardiamo allo- vizi che non sono ascrivibili al turismo
ra cosa succede. Succede che la spesa inteso come faccenda di albergatori e
alberghiera pesa per il 18,6% del totale di ristoratori. Già da questo si evince
della spesa (già la spesa per apparta- che non è vero che “il turismo è un
menti in affitto è del 13,2%); la risto- affare per pochi”.
razione pesa per il 13,1%. In sostanza,
se sommiamo alberghi e ristorazione Veniamo però alla parte più interes-
(escludiamo le case perché appar- sante, cioè alla capacità del turismo di
tengono alla categoria generale dei avere impatto su tanti altri settori del-
proprietari di case, non a una catego- la vita economica di una destinazione
ria economica altrimenti definibile) turistica e del Paese nel suo comples-
arriviamo al 31,7%, perciò la spesa so. Ecco la descrizione di questi indi-
turistica che si rivolge direttamente ai catori, insieme a spiegazioni di come
“titolari” dei servizi “necessari” (dor- funzionano nel contesto del turismo:
mire e nutrirsi) è inferiore, seppur di
poco, a un terzo della spesa comples-
siva. Questo ammontare di poco meno
07 | “Il turismo è un affare per pochi” ∙ 45
Pagina 45 — PDF originale
1.
2.
Moltiplicatore
keynesiano:
misura l’aumento delle vendite in tutti
i settori dell’economia derivante da
un importo iniziale di spesa turistica.
Ad esempio, se un turista spende 100
euro in un hotel, l’hotel può utilizzare
parte di quel denaro per acquistare Moltiplicatore
cibo dagli agricoltori locali, che a loro di input/output:
volta possono spendere parte dei loro
guadagni nei negozi locali. Questo misura l’aumento della produzione
crea un effetto a catena, con i 100 euro complessiva di beni e servizi nell’eco-
iniziali che generano vendite aggiun- nomia dovuto alla spesa turistica. Ad
tive in tutta l’economia. Ci sono molte esempio, se viene costruito un nuovo
stime del valore del moltiplicatore hotel per ospitare i turisti, ciò porterà
turistico del reddito. Allo stesso modo, ad un aumento della produzione nel
se un ristorante assume più persona- settore edile, nonché nei settori che
le per servire i turisti, ciò aumenterà forniscono beni e servizi agli hotel,
il reddito di quei dipendenti, che poi come i produttori di mobili e i fornito-
spenderanno parte dei loro guadagni ri di biancheria. Anche in questo caso
nell’economia locale, generando ulte- ci sono molte valutazioni e solitamen-
riore reddito per altre imprese. Solita- te gli indicatori arrivano a toccare fino
mente oscillano intorno all’1,6/1,8 in al 2,0% soprattutto sul piano degli
economie miste come le nostre (dove investimenti, che hanno maggiore
non c’è mai, se non in particolarissi- capacità d’impatto rispetto al moltipli-
me situazioni geograficamente molto catore del reddito visto in precedenza.
piccole, un’economia solo turistica).
46 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 46 — PDF originale
Indicatori del turismo
e funzionamento
3.
Moltiplicatore
4.
dell’occupazione:
misura l’aumento del numero di posti
di lavoro creati, sia direttamente che
indirettamente, a causa dell’attività
turistica. Ad esempio, se viene co-
struita una nuova attrazione turistica,
questo creerà posti di lavoro diret- Moltiplicatore
tamente presso l’attrazione, nonché delle entrate fiscali:
indirettamente nei settori che suppor-
misura l’aumento delle entrate fisca-
tano l’attrazione, come i trasporti e gli
li riscosse dal governo a causa della
alloggi. Da tener conto che il turismo
spesa turistica. Ad esempio, se i turisti
è un settore “labour-intensive”, cioè
spendono soldi per alloggio, cibo e
ha bisogno di molte unità di lavoro,
attività, questo genererà entrate fiscali
a parità di spesa da lato dell’offerta e
per il governo attraverso le tasse sulle
anche l’automazione non riesce a ri-
vendite, l’IVA e le tasse sul reddito del-
durre l’impiego di lavoro fisico; perciò,
le imprese turistiche e dei dipendenti.
è un settore per il momento al “riparo”
Queste entrate possono quindi essere
in maniera consistente dell’innovazio-
utilizzate per finanziare servizi pub-
ne digitale.
blici e infrastrutture.
07 | “Il turismo è un affare per pochi” ∙ 47
Pagina 47 — PDF originale
C’è da aggiungere che esiste anche
una distorsione non tanto sulla for-
mazione del reddito derivante dal
turismo, quanto dalla sua “fuga” verso
percettori esterni e spesso esteri. Ci si
riferisce alla parte della spesa turistica
che lascia l’economia locale. Ci si rife-
risce alla circostanza che un biglietto
aereo viene incassato dalla compa-
gnia aerea estera; che una quota della
spesa alberghiera sia trattenuta dal
sito estero che gestisce prenotazione
e pagamento e da altre circostanze
simili. Questa fuga di reddito può
verificarsi attraverso vari canali, come
tour operator, compagnie aeree, hotel
di proprietà straniera e beni e servizi
importati. L’entità della fuga di capitali
può influenzare in modo significati-
vo l’entità dell’effetto moltiplicatore.
Ridurre al minimo la fuga di capitali
promuovendo le imprese locali, ap-
provvigionandosi di beni e servizi a
livello locale e incoraggiando i turisti
a spendere i loro soldi all’interno della
comunità può massimizzare i benefici
economici del turismo. Questa os-
servazione non riduce la capacità del
turismo di generare reddito e ricchez-
za, piuttosto si riferisce alla sua distri-
buzione tra i vari soggetti che vi sono
coinvolti.
Va poi considerato un altro effet-
to fondamentale del turismo: la sua
capacità di creare domanda di infra-
strutturazione, perché c’è bisogno di
strade, di collegamenti ferroviari, di
stazioni, di aeroporti molto spesso, di
reti energetiche sviluppate così come
di quelle digitali. Insomma, appare
come un fenomeno “leggero”, cioè,
fatto di sorrisi, pernottamenti e ali-
48 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 48 — PDF originale
07 | “Il turismo è un affare per pochi” ∙ 49
Pagina 49 — PDF originale
“
mentazione, ma a ben guardare coin-
volge molti settori “pesanti” dell’e-
conomia. È evidente che la strada, il
binario e l’aeroporto non sono con-
teggiate nell’economia turistica, ma in
quella dei settori specifici a cui questi
investimenti appartengono, ma senza
il turismo probabilmente non sareb-
Il turismo
bero stati fatti. è una forza
L’impatto del turismo sull’economia trainante per
locale va perciò ben oltre i benefici
“necessari” per albergatori e ristorato-
la crescita
ri. È una forza trainante per la crescita
economica che crea posti di lavoro
economica
in diversi settori, stimola gli investi- che crea posti
menti in infrastrutture e promuove lo
sviluppo in molti ambiti anche poco di lavoro in
considerati, come l’artigianato, i servi-
zi alle persone e l’agricoltura. Il turi-
diversi settori,
smo è un’attività ad alta intensità di
lavoro che offre opportunità di lavoro
stimola gli
a persone di diversa estrazione socia- investimenti in
le e livello di istruzione. Attribuire i
benefici del turismo solo ad alberghi infrastrutture
e ristoranti è una visione miope che
ignora la sua pervasività in tutta l’eco-
e promuove
nomia e il suo potenziale di sviluppo
economico a lungo termine.
lo sviluppo in
molti ambiti
anche poco
considerati.
50 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 50 — PDF originale
08
“L’Italia
si vende
da sola”
La bellezza del nostro Paese da sola non basta.
È necessario sviluppare strategie turistiche mirate
e digitali per competere a livello globale e soddisfare
le esigenze di turisti sempre più informati ed
esigenti.
Pagina 51 — PDF originale
C’è una convinzione diffusa, radicata nazioni turistiche più visitate al mon-
nelle chiacchiere da bar, e talvolta an- do, accogliendo 17,15 milioni di visita-
che in convegni e occasioni che me- tori internazionali. Con investimenti,
riterebbero ben altra serietà, secondo promozione e strategie ben precise.
cui il turismo – alla fine – non avreb-
be bisogno di pensiero, o almeno di Noi partiamo avvantaggiati, certo:
strategie, analisi e sapere specialistico. nessuno nega che il nostro Paese ab-
“L’Italia si vende da sé”, si dice con bia una grandissima disponibilità di
aria sognante, ammiccante, complice, risorse storiche e paesaggistiche. Ma
come se bastasse una foto del tramon- non basta. Perché oggi non si compete
to su Venezia o evocare una passeg- più solo con la Francia, la Spagna e gli
giata in un sito archeologico o ancora Stati Uniti, ma con tutto il mondo. E il
uno scorcio di un paesino a picco sul mondo si muove veloce. Se una volta
mare per convincere milioni di turisti i nostri mercati di riferimento erano
a comprare biglietti aerei e prenotare principalmente l’Europa e gli Stati
alberghi. Dopotutto, chi potrebbe resi- Uniti, oggi dobbiamo confrontarci con
stere al fascino del nostro patrimonio l’Asia, il Medio Oriente, l’America Lati-
culturale, dei nostri paesaggi mozza- na. Nuovi viaggiatori, nuove abitudini,
fiato e della nostra ristorazione? Basta nuove esigenze. Se non li capiamo, li
aprire le porte e il turismo scorrerà perdiamo.
come un fiume in piena. Peccato che
le cose non funzionino proprio così. Il turismo, oggi, non è in gran parte
un flusso spontaneo di persone attrat-
Se fosse vero che il turismo si vende te dalla bellezza. È un’attività regola-
da sé, non esisterebbe un mercato ta da logiche economiche, digitali e
turistico globale che, nel 2024, ha con- culturali precise. Chi viaggia oggi lo fa
tribuito con 11,1 trilioni di dollari al con modalità completamente diverse
PIL mondiale, rappresentando il 10% rispetto a venti o trent’anni fa: sceglie
dell’economia globale. Destinazioni le destinazioni online, legge recen-
emergenti come Dubai, Abu Dhabi e sioni, confronta esperienze, segue
più recentemente Riad si contendono influencer di viaggio. Non è più solo
i viaggiatori a colpi di investimenti questione di vedere un bel posto, ma
strategici, marketing e infrastrutture. di vivere un’esperienza su misura. E
Non esisterebbero campagne pro- questo implica che non solo le desti-
mozionali multimilionarie, strategie nazioni, ma anche i prodotti turistici
digitali sofisticate, analisi di mercato devono essere studiati, segmentati,
dettagliate. E invece esistono eccome. promossi con strategie precise.
E funzionano. Non è un caso se mete
un tempo impensabili, prive di storia e I mercati si sono differenziati: non
di paesaggi naturali straordinari, oggi esiste più “il turista” generico, ma
siano tra le più visitate del pianeta. segmenti con esigenze diverse. Giova-
Dubai, in meno di trent’anni, è passata ni backpacker, famiglie con bambini,
da deserto anonimo a una delle desti- viaggiatori di lusso, turisti senior con
52 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 52 — PDF originale
esigenze di comfort, e ancora, turisti informazioni in tempo reale.
gastronomici, sportivi, culturali, espe-
rienziali. E ogni segmento ha bisogni, Le destinazioni devono dotarsi di
desideri e modalità di spesa differenti. strumenti avanzati per monitorare la
Pensare di attrarre tutti con lo stesso loro brand reputation. Esistono piat-
approccio è ingenuo e, peggio ancora, taforme e strumenti di social liste-
rischioso. ning che permettono di raccogliere
dati su come una destinazione viene
Entriamo però con maggiore pro- percepita sui social media, sui siti di
fondità nel merito di cosa voglia dire recensioni e sui blog di viaggio. Capire
oggi creare pensiero e produrre stra- in che termini si parla di una destina-
tegie nel turismo. Le fasi del “travel zione è cruciale: è percepita come una
journey” si sono ormai spostate quasi meta per giovani avventurosi o per
interamente nel mondo digitale. Dalla coppie in cerca di relax? È vista come
fase di ispirazione, quando si valuta una città ordinata e sicura o come un
dove andare, fino all’acquisto vero e luogo caotico ma affascinante? Queste
proprio del viaggio e alla permanen-
za nella destinazione, tutto avviene
online. Questo significa che la prima
esigenza è dotarsi di strumenti anali-
tici capaci di monitorare l’universo di-
gitale. Abbiamo la fase di ispirazione,
dove YouTube, Instagram e TikTok
hanno un ruolo cruciale. I filmati
emozionali, i blog di viaggio e le
esperienze condivise dagli utenti
creano un desiderio profondo di
visitare una destinazione. C’è poi
la fase informativa con i siti uf-
ficiali delle destinazioni turisti-
che per avere itinerari, mappe
interattive, guide PDF scari-
cabili e collegamenti diretti a
prenotazioni. Nella fase di acquisto
ci sono gli aggregatori di voli e ho-
tel. Inoltre, la possibilità di prenotare
esperienze locali su varie piattaforme.
Inoltre, nella fase di esperienza nella
destinazione ci saranno sempre più
gli assistenti virtuali, le app di viag-
gio personalizzate e le chatbots, che
sono strumenti sempre più usati per
aiutare i turisti a orientarsi e ottenere
08 | “L’Italia si vende da sola” ∙ 53
Pagina 53 — PDF originale
informazioni sono essenziali per affi- si ruoli tra i soggetti pubblici e quelli
nare la strategia di comunicazione. privati. Dove i primi devono lavorare
per la promozione generale del terri-
Nessuna destinazione può puntare a torio e i secondi essere liberi di poter
tutto il mercato turistico. La chiave è fare il proprio mestiere di servire al
individuare la propria nicchia e svi- meglio gli ospiti. Spesso nel campo
luppare un’offerta su misura, sapendo alberghiero ci sono regole dettaglia-
di essere davanti a una distanza, più o tissime su cosa si possa o non si possa
meno grande a seconda dei casi, tra il fare: quanto grandi devono essere i
“rate of dream” e il “rate of market”. Il letti; in quali modi il ristorante deve o
primo per l’Italia è altissimo: il nostro non deve essere aperto ai clienti non
Paese è nell’immaginario collettivo dell’hotel; se si possono o meno avere
mondiale da secoli, grazie anche al camere differenziate nello stesso
Grand Tour dell’Ottocento e alla nar- albergo e così via. Perciò accanto alla
rativa di viaggio. Ma questo non si tra- valorizzazione delle attrazioni, che fa
duce automaticamente in una quota di bene a tutti, bisogna che gli impren-
mercato proporzionale, perché il “rate ditori abbiano piena facoltà di decide-
of market” si costruisce con azioni re come ospitare al meglio dentro le
concrete: campagne mirate, ottimizza- proprie aziende.
zione dell’offerta, logistica efficiente e
strategie digitali ben definite. Nessuno oggi può pensare che basti
avere le attrazioni. È certamente una
In un mondo in cui la competizione condizione necessaria, ma non è suffi-
è feroce, non basta avere una desti- ciente. Peraltro, non esiste la bellezza
nazione bellissima. Bisogna saperla in sé, ma esiste la bellezza percepita,
posizionare, raccontare e vendere cioè quella bellezza deve trovare il
nel modo giusto. Detto in una parola modo di farsi conoscere e di creare
bisogna produrre pensiero turistico, attrazione intorno a sé, altrimenti ri-
perché esiste questo grande malinte- mane bellezza, ma sconosciuta, o non
so: siccome il turismo, cioè l’attività di conosciuta abbastanza. Questa osser-
visitare altre città, è di tipo “residuale” vazione ci fa superare lo schematismo
nella vita delle persone, perché è lega- precedente, perché anche la bellezza
ta al “leisure time”, insomma al tempo per poter “effondere” la sua influenza
che resta dal tempo lavorativo, allora ha bisogno di una strategia di comu-
sembra che anche tutto l’universo nicazione e di promozione: quante
economico che si sviluppa intorno a bellezze ci sono nella terra che sono
questo fenomeno sia “residuale”, cioè sconosciute? Perciò, alla fine, anche in
non conti. Per capire il turismo sem- questo senso la bellezza non è suffi-
bra sufficiente fare qualche viaggio, ciente. O quanto meno è sufficiente
vedere i turisti che frequentano la solo per poche, pochissime destina-
destinazione e tanto sembra bastare. zioni (per le quali si pone comunque
un problema di qualità, anche se non
Inoltre, bisogna ben intendere i diver- di quantità) e non per tutte.
54 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 54 — PDF originale
09
“È tutto
overtourism”
Il fenomeno dell’overtourism va compreso
nelle sue reali dimensioni e gestito attraverso
una pianificazione attenta, logistica efficiente
e comunicazione mirata, senza demonizzare
il turismo in sé.
Pagina 55 — PDF originale
L’overtourism è il luogo comune che questo tema ha assunto un’impor-
batte tutti gli altri per la sua capacità tanza crescente nel dibattito italiano,
di diffondersi e infondersi in molte catalizzando l’attenzione e generando
delle maglie della percezione sociale accese discussioni. Le immagini di
e nei vari mezzi della comunicazio- strade storiche affollate in città em-
ne pubblica, sia in quelli tradizionali blematiche come Venezia, Firenze e
che in quelli digitali. Nel panorama Roma hanno stimolato reazioni che
del turismo globale contemporaneo, spaziano dall’indignazione condizio-
poche questioni hanno acquisito tanta nata (dall’importanza economica del
rilevanza mediatica e in così breve turismo) all’aperta avversione verso i
tempo quanto il cosiddetto overtouri- flussi turistici, contribuendo a forma-
sm. A partire dalla primavera del 2023, re una percezione generalizzata di un
Numero di annunci pubblicati su Airbnb
relativi ad alloggi italiani
Fonte: InsideAirbnb
600.000
450.000
300.000
167.148
106.965
150.000
60.589
30.567
10.698
1.962
220
52
0
Dic. 2008 Dic. 2010 Dic. 2012 Dic. 2014
56 ∙ Il petrolio dell’Italia
Pagina 56 — PDF originale
turismo divenuto eccessivo e insoste- viaggiatori, pochi gli alberghi) a una
nibile. domanda e un’offerta di molti, moltis-
simi, se non di tutti: oltre la metà della
C’è da pensare che in una civiltà di popolazione in Occidente fa vacanze e
massa, dove l’istruzione è di mas- anche l’offerta si è dilatata all’infinito,
sa (per fortuna), la sanità è di massa basta mettere su una piattaforma il
(ancora per fortuna), i consumi sono proprio appartamento e, d’emblée, si
di massa (ancora e ancora per fortu- fa offerta turistica.
na), come fa il turismo a non essere
“di massa”? Nel turismo la “grande Quindi l’overtourism è ineluttabi-
trasformazione” è il passaggio da una le? Saremo sommersi, come dicono
domanda e offerta di pochi (pochi i gli apocalittici, dai turisti (sempre
≥500.000 400.000 300.00 200.000 ≤100.000
- 499.999 -399.999 -299.999
503.612
457.752
448.127
440.785
440.305
397.314
356.081
209.952
Dic. 2016 Ago. 2018 Ago. 2020 Ago. 2022
09 | “È tutto overtourism” ∙ 57
Pagina 57 — PDF originale
gli altri, ovviamente) o abbiamo vie fattori oggettivi + fattori interpretativi.
d’uscita? Vediamo prima di tutto la Sentite un brivido? Ecco, quel brivido
semantica di questo nuovo “verbo”: è anche mio.
dire overtourism è gratificante (già
il pronunciarla fa tanto auto-stima); Amiamo le statistiche e il buon senso,
indefinibile (esattamente cos’è?), ina- e soprattutto la loro combinazione.
gibile (se pur fosse vero, che si fa? Si Diremmo che quando su base gior-
chiudono gli ingressi; si porta il ticket naliera la popolazione ospite supera
dalla furbata dei 5 euro ai 50 o ai 500 quella ospitante, tendenzialmente sia-
euro)? mo in una situazione di overtourism.
In uno studio condotto sui comuni del
L’overtourism si manifesta quando Veneto (realizzato da Sociometrica) il
sia residenti che visitatori percepi- calcolo dell’indice di Tourism Expo-
scono un afflusso eccessivo di turisti, sure (combinazione normalizzata dei
al punto da compromettere la qualità due indici) supera la soglia dello 0,5
della vita dei primi come dei secondi. su 1,0 solo in due comuni, a Venezia e
Ma qual è il livello eccessivo? Non c’è Lazise, nel resto dei comuni l’indica-
un indicatore condiviso, anche perché tore è al di sotto. Qualcuno potrebbe
dal punto di vista statistico l’impre- dire che bisogna abbassarlo allo 0,4;
sa è improba: in termini oggettivi, si insomma, ritorniamo all’interpreta-
potrebbe raffrontare il numero dei tu- zione…
risti con la popolazione (intensità del
turismo) e con il territorio (estensione Lasciamo da parte statistiche, indi-
del turismo), ma questi due indicatori catori e calcoli per concentrarci sulla
variano di giorno a giorno, anzi di ora realtà dell’offerta alberghiera. Pren-
in ora; perciò, una qualunque media diamo le città accusate di overtourism:
non significa nulla: si può calcolare Roma, Venezia e Firenze. Dal 2014 al
la media ogni ora? Impresa improba, 2023 Roma è passata da 54mila ca-
appunto. mere alberghiere a 59mila, solo 5mila
in più in dieci anni; lo stesso a Vene-
Se bastassero i parametri oggettivi, zia, dove le camere sono passate da
avremo difficoltà di calcolo, ma cal- 15mila a 16mila, davvero un’inezia, e
colare sarebbe tuttavia possibile; però a Firenze, addirittura, le camere sono
ci sono anche i parametri soggettivi, diminuite, da 14mila a 13mila! Al
sicché per una persona c’è overtouri- netto dei flussi relativi agli escursio-
sm quando non riesce a camminare a nisti (persone che visitano una città
piedi e per un altro appena vede visi e pernottano in un’altra), ci si chiede
sconosciuti. Basta? Non basta, per- dove dormano queste persone che
ché c’è anche una interpretazione, determinano l’overtourism. Inevitabil-
diciamo un bias da considerare: per mente negli appartamenti privati, che
qualcuno il turismo è male e per altri nella neolingua sono “affitti brevi”. Il
è bene. La formula dell’overtourism che pone l’intera questione su un altro
sarebbe perciò: fattori soggettivi + piano che qui non approfondiamo,
58 ∙ Il petrolio dell’Italia
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ma che dimostra in maniera eviden- evento, ben organizzato, accresce la
te che se il fenomeno esiste e nelle desiderabilità di una città, mentre un
circostanze che esiste è determinato piccolo evento, mal pensato, può met-
non tanto dall’ospitalità alberghiera et tere a soqquadro la vita di un borgo.
similia (strutture extra-alberghiere), Lavorare perciò sul lato “nascosto” del
ma dall’ondata di questa nuova offerta fenomeno: logistica, crescita discipli-
turistica fatta di appartamenti privati. nata dell’ospitalità, trasporti pubblici,
organizzazione degli accessi. Quando
Torniamo all’overtourism come fe- la “macchina” funziona l’overtourism
nomeno generale, determinato anche non si manifesta: c’è solo una città in
dalla crescente domanda di viaggi e festa. La chiave è la capacità di carico
vacanze un po’ in tutto il mondo. Biso- di una città, ma questa dipende da
gna lavorare su più piani, innanzitutto come è organizzata.
sulla logistica e, in generale, su come
approntare la “macchina” dell’ospi- Sul lato della domanda bisogna lavo-
talità, perché l’overtourism è spesso rare sull’informazione (il vero dio di
un problema di gestione. Un grande questi anni) e sulla promozione (la
09 | “È tutto overtourism” ∙ 59
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vera inerzia che bisogna cambiare). cose: nel migliore si approntano mi-
Abbiamo una teoria, quella di Thaler sure per gestire la dimensione “over”
e Sunstein; un nome, “spinta genti- per attenuare (o eliminare) l’impatto e
le” (o meglio Nudge); un esecutore di nel peggiore di considerare le difficol-
prim’ordine, Obama, che l’ha impie- tà come ineluttabili e perciò farsene
gata per migliorare i comportamenti una ragione. Mai e poi mai si butta –
degli americani nella previdenza, nella come si dice – il bambino con l’acqua
sanità e nel risparmio. Come può fun- sporca: nessuno pensa di cancellare le
zionare nel turismo? Indirizzando le partite di calcio (o dire che il calcio è
scelte comportamentali (cosa vedere, un fenomeno negativo in sé); nessuno
dove andare, cosa privilegiare) attra- pensa di chiudere i negozi o ridurre il
verso l’informazione oggi dominata valore del Natale perché il traffico au-
dai big player digitali i quali ovvia- menta e neppure svolgere la maratona
mente mirano al clickbait (proporre in strade extra-urbane.
le cose più note per attrarre più click),
ma che può radicalmente cambiare Nel caso del turismo si è passati (non
se si adottano nelle città gli assisten- sempre, ma spesso) da una critica
ti virtuali sostenuti dall’intelligenza alle sue “punte” e ai suoi “over”, a una
artificiale e informazione indipenden- critica generalizzata rispetto al feno-
te. Si può fare promozione su ciò che meno in sé, al fare turismo in quanto
è meno noto, ma non di minor valore, tale con appunto una doppia ipocri-
ovvero al “second best” che attende, sia: la prima è che nessuno – proprio
avendone le possibilità, di raggiungere nessuno – pensa di poter rinunciare
una notorietà e frequentazione analo- ai benefici economici che il turismo
ga a quella delle prime della classe. garantisce alla popolazione in forma
diretta, indiretta e indotta e la secon-
Non si può sottacere, anche per questo da è che, se davvero fare turismo, fare
luogo comune, questa coltre un po’ di una vacanza, è un male in sé, allora
disprezzo che compare anche nel caso chi lo sostiene non dovrebbe fare
dell’overtourism riferita al fenome- viaggi e vacanze, essendo consapevole
no stesso del turismo, con una vena di contribuire al “degrado” della desti-
non piccola anche di ipocrisia, anzi di nazione che sceglie, presupponendo
doppia ipocrisia. In molte occasioni che anche loro non frequentino i posti
nella nostra società si creano aspetti dove non va nessuno, ma i “miglio-
“over”: la partita di calcio che scon- ri”. D’altro canto: gli overturisti sono
volge il traffico; l’inevitabile “fuga al sempre gli altri. Siamo perciò davanti
mare” nei week-end dei mesi estivi; i a un luogo comune particolare, nel
parcheggi insufficienti nelle settima- senso che non si nega l’esistenza del
ne prima di Natale (ma anche lonta- fenomeno in alcune destinazioni, in
no da Natale); la maratona cittadina alcuni giorni e in alcune ore, si nega
che chiude il centro storico per intere che questo sia – tout court – rapporta-
mattinate e oltre; così anche in altre bile al concetto generale che ospitare
occasioni. In genere succedono due turisti sia un fatto negativo in sé.
60 ∙ Il petrolio dell’Italia
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10
“Il turismo
è il petrolio
dell’Italia”
Paragonare il turismo al petrolio è riduttivo
e fuorviante. Bisogna riconoscere e valorizzare
l’importanza del lavoro e delle competenze
necessarie per trasformare il patrimonio
storico-artistico in reale valore economico e sociale.
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La rassegna dei luoghi comuni nel tu- espressione è diventata comune da
rismo non può che finire con il luogo quel momento in avanti, anche se
comune “par excellence”: il turismo è adesso è un po’ dismessa: i giacimenti
il petrolio dell’Italia. Questa espressio- culturali.
ne, o forse meglio chiamarla invoca-
zione, ha avuto un successo straordi- Perciò il nostro patrimonio stori-
nario, tanto che la sua origine si perde co-artistico all’improvviso assume
nella notte dei tempi, negli anni della questa connotazione di “giacimento”.
prima crisi petrolifera del 1973-74, e Così come in Arabia Saudita ci sono i
non ha mai finito di “affascinare” me- giacimenti di petrolio, da noi ci sono
dia ed esponenti politici, come si dice i “giacimenti” culturali. Il parallelo è
in questi casi, di ogni ordine, apparte- fortissimo: adesso si tratta di sfruttar-
nenza e grado. li.
Analizzato in termini letterari non Questa analogia tra qualcosa che ci
significa nulla, ma in termini evocativi troviamo (senza aver fatto nulla per
significa moltissimo, altrimenti non averlo), il petrolio sottoterra e il pa-
avrebbe avuto la diffusione e la “re- trimonio culturale sopra, ha spazzato
silienza” che ha avuto. Anche se negli via ogni altra metafora: non abbiamo
anni il prezzo del petrolio ha oscillato occhi, perché se li avessimo, capirem-
parecchio e in opposte direzioni, l’idea mo che si tratta (solo!) di sfruttare i
che il turismo sia “il petrolio dell’Ita- “giacimenti” culturali per farci del
lia” è rimasta imperitura. turismo, che è appunto il nostro “pe-
trolio”. Di loro, queste espressioni non
Se la sua forza è tutta evocativa, allora hanno nulla di male (alla fine si parla
occorre cercare in quale senso lo sia, bene di una “eredità” della natura nel
quali ragionamenti evoca, quali emo- primo caso, dell’opera dell’uomo nel
zioni susciti. Insomma, dobbiamo fare secondo), ma i ragionamenti che li
uno studio della psiche sociale, perché hanno creati, che vi stanno intorno e
in termini razionali – appunto – non che germogliano nel sottosuolo del
significa nulla. loro linguaggio meritano una critica
serrata.
L’inizio è appunto lo shock petrolife-
ro, quando paesi che si supponevano Qual è il senso di questo “fenomeno”
poveri e senza alcun asset di produ- linguistico? È molto semplice: sia-
zione industriale, si sono “scoperti” mo stati graziati dalla storia che ci
ricchi puntando su una risorsa come ha donato un patrimonio, oltre che
il petrolio e sulla decisione di creare storico anche paesaggistico, e perciò
un cartello per far crescere il prez- si tratta di sfruttarlo. La percezione di
zo. L’espressione che veniva usata di “semplicità” del mercato petrolifero
più era “oro nero”, vista la percezione è disarmante: il petrolio va cercato e
di preziosità. Lo shock ha creato un trovato, va estratto, va raffinato, va
nuovo linguaggio, tanto che un’altra trasportato, va distribuito nelle pom-
62 ∙ Il petrolio dell’Italia
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“
ammirare per aver compiuto il lavoro:
insomma, basta metter su i biglietti
e un minimo di organizzazione e il
gioco è fatto. In questo abbaglio di
luce straordinaria, dato dalla bellezza
del patrimonio, si cancella tutto, come
Accogliere bene se l’esistenza stessa del patrimonio sia
è un’arte. ragione necessaria e sufficiente per
trasformare tutto in oro, anzi in oro
nero. In questo modo viene cancella-
ta tutta l’economia e l’imprenditoria
dell’ospitalità.
pe di benzina di tutto il mondo e vi
si deve creare attorno un marketing Cosa vuol dire? Che per trasformare la
adeguato. Non è un caso che proprio bellezza del patrimonio storico-arti-
in questo settore si siano sviluppate stico in un brulicare di visitatori nelle
le campagne di marketing più impor- nostre destinazioni turistiche ci vuole
tanti e più sofisticate: di per sé nessun l’opera di qualcuno che lavori nel set-
prodotto petrolifero è distinguibile tore dell’ospitalità. I visitatori per go-
dall’altro, bisogna che lo sia attraverso dere della bellezza dovranno trovare le
una diversificazione del marchio e la condizioni adatte: un buon servizio di
sua proposta di valore sul piano della ospitalità negli alberghi; un buon ser-
comunicazione. Detto in breve: dal vizio di ristorazione; un buon servizio
momento in cui si decide di estrar- di trasporti e una gamma molto ampia
re del petrolio al momento in cui la di servizi alla persona che da sempre e
benzina scorre nel serbatoio dell’auto per sempre accompagnano chi si trova
ci sono un sacco di passaggi, un sacco a soggiornare fuori casa. Senza questa
di lavoro, un sacco di intelligenza, trama di lavoro la bellezza resta tale,
nonostante la percezione che vendere ma non si trasforma in valore econo-
petrolio sia semplice. mico o valore in senso generale.
Questa semplicità apparente ha stre- Non si tratta solo di una questione
gato il turismo e ha segnato il succes- “meccanica”, cioè della rappresenta-
so della metafora: abbiamo siti arche- zione di una serie di servizi di ausilio
ologici fantastici, abbiamo Pompei, necessari per rendere possibile la vista
abbiamo gli Uffizi, abbiamo il Colos- ai musei e al patrimonio storico-arti-
seo, abbiamo le isole Eolie, abbiamo le stico, ma di una ben più importante:
colline toscane, che ci vuole a estrarre il senso della bellezza che pervade
ricchezza da questo insieme? una destinazione non può non rispec-
chiarsi anche nei servizi di ospitalità.
Il corollario di questo ragionamento è Possiamo immaginare un luogo di
la percezione che si tratti di beni quasi bellezza assoluta che ha intorno a sé
“devozionali”, che sia sufficiente farli servizi e strutture dell’ospitalità me-
10 | “Il turismo è il petrolio dell’Italia” ∙ 63
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diocri? Allo stesso modo, possiamo zione “meccanica” dell’industria con
pensare che gli stessi servizi di ospita- quella “relazionale” insita nel servizio.
lità non contribuiscano per loro con- Se perciò il luogo comune intende
to, e nelle loro modalità, al senso di che il turismo debba diventare “indu-
bellezza di una destinazione? stria”, la realtà ci dice che è l’industria
a trasformarsi, passo dopo passo, in
E poi c’è un altro luogo comune che “servizio”.
nasce dall’ambiguità o dalla mal
comprensione dei termini. Si parla di Una destinazione turistica di qua-
“industria del turismo”, forse ripren- lità non vive solo della qualità delle
dendo il termine inglese “industry” sue attrazioni, o della sua attrazione
che in quella lingua viene utilizzato principale, ma di quel senso diffuso di
come sinonimo di “settore”, ma il ter- qualità che l’attrazione crea, ma che il
mine industria propriamente detto è contesto deve confermare e ribadire.
oramai desueto anche… nell’industria; Anzi, in taluni casi l’attrazione prin-
infatti, si privilegia la definizione di cipale, la “fama” di una destinazione
“attività produttive”, più generale e più è determinata proprio dalla presenza
significativa. Talvolta nei convegni, di alberghi “iconici” che simbolizzano
addirittura la parola “industria” viene e testimoniano il valore di una de-
declamata sillaba per sillaba, quasi stinazione. Quanto ha fatto il Grand
che fosse un ideale che al turismo, e Hotel di Rimini, che a sua volta è stato
in genere ai servizi, è sempre nega- protagonista dei film di Fellini, a sta-
to: magari foste industria! Sembrano bilire l’identità e il valore dell’intera
dire, mentre ne declamano la parola. destinazione? Non è la presenza di
alcuni alberghi particolarmente belli,
A fronte di questa (mal posta) enfasi inattesi e unici a rendere alcune isole
retorica sul termine industria, regi- esotiche particolarmente attraenti e
striamo l’esatto opposto, vale a dire distinte dalle migliaia di isole che ci
la convinzione che il mondo sempre sono nel mondo? Non traggono alcu-
più associ i servizi alla vendita dei ne destinazioni la loro identità dalla
beni materiali: lo si vede dappertutto presenza di alberghi resi famosi dalla
dalle automobili al tessile. Sempre letteratura, dai film o dalla loro stessa
più si tende a vendere servizi “perso- architettura?
nalizzati”, cioè “fitting” con la singola
persona, ma è proprio quello che il Gli alberghi, e l’ospitalità in generale,
turismo fa da sempre e che ne conno- non sono solo il “mezzo” per un “fine”,
ta l’essenza; sempre più la produzione cioè il servizio necessario per poter
materiale dei beni è fatta in maniera visitare una destinazione, ma spesso
automatizzata con la supervisione fanno parte del “fine”, perché sono
del servizio dei controllori, sì addetti loro stessi protagonisti della qualità
all’industria, ma il cui contenuto del di una destinazione, se non in taluni
lavoro è comunque un servizio; sem- anche della loro bellezza.
pre più si tende a “sciogliere” la perce-
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ANTONIO PREITI
Il petrolio dell’Italia
I luoghi comuni che fanno male
al turismo (e al Paese)
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Italy's Oil. Clichés That Harm Tourism
With data and insight, Antonio Preiti dismantles the clichés holding back Italian tourism: not folklore, but culture, jobs and innovation.
