2022 · Turismo
Fragili, robuste e antifragili: Ranking delle destinazioni turistiche
Come 3.390 comuni turistici italiani hanno reagito al biennio del Covid-19: il primato di Como e la classifica tra destinazioni fragili, robuste e antifragili.
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FRAGILI, ROBUSTE E
ANTIFRAGILI
RANKING DELLE DESTINAZIONI TURISTICHE
NEL BIENNIO DEL COVID-19
ANTONIO PREITI
29 LUGLIO 2022
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ATTRIBUZIONI
Il presente Report è stato realizzato da un gruppo di lavoro di Sociometrica, guidato da Antonio Preiti. Si
ringrazia Fabrizio Arosio per il contributo prezioso fornito allo studio.
www.sociometrica.it - apreiti@sociometrica.it - www.antoniopreiti.it -
https://www.linkedin.com/in/antonio-n-preiti-288b20b/?originalSubdomain=it
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INDICE
Parte 1: La congiuntura turistica 2019-2021 3
METODOLOGIA 4
IL RANKING: IL PRIMATO DI COMO 5
IL MERCATO DOMESTICO 11
IL MERCATO INTERNAZIONALE 12
Parte 2: La struttura turistica italiana 15
L’ANDAMENTO PRE-COVID (2014-19) 15
LA STRUTTURA MOLECOLARE DELL’OFFERTA 16
IL “REDDITO INTERNO” DEL TURISMO 19
CONCLUSIONI 20
APPENDICE 21
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Parte 1. La congiuntura turistica 2019-2021
Il nostro Paese, come il resto del mondo, è stato colpito dall’epidemia del Covid-19 che ha manifestato i
suoi effetti sul turismo e i viaggi sin dal febbraio 2020, per proseguire nel corso dei mesi fino a oggi, con
una molteplicità di forme, intensità e variazioni di cui siamo stati tutti testimoni. Dopo una primissima
fase di lockdown molto stringente, in cui è stato vietato pressoché ogni tipo di spostamento e di viaggio,
nel corso dei mesi successivi si sono alternati vari tipi di situazione, di regole per gli spostamenti e
nell’organizzazione dei viaggi.
Il sistema turistico italiano è stato colpito pesantemente, come mai era successo prima nella sua pur
lunga storia. Non ci siamo accontentati però di queste valutazioni d’ordine generale, e abbiamo voluto
capire di più sulla natura, l’intensità e la varietà di questo tsunami che ha colpito il settore. Non ci sono
bastate neppure le valutazioni al livello regionale, perché quasi sempre si tratta di aree molto ampie,
che raccolgono destinazioni turistiche molto diverse tra loro. Per altro, la destinazione turistica non solo
è l’unità di grandezza essenziale sul mercato turistico, ma è anche quella che realmente viene scelta dal
viaggiatore.
Si potrebbe fare un lungo, ma non certo inutile, approfondimento su cosa debba intendersi per
“destinazione turistica”: fondamentalmente conta la percezione del turista, perciò se considera
Madonna di Campiglio come destinazione turistica a sé stante e compiuta, non farà caso al fatto che sia
frazione del comune di Pinzolo, allo stesso modo nessuno bada alla distinzione amministrativa del Garda
tra le tre regioni a cui appartengono le sue destinazioni turistiche: la Lombardia, il Trentino e il Veneto,
perché considerano o il Garda nel suo insieme o ciascuna singola destinazione con la sua specifica
identità. Non potevamo usare “l’arbitrio” di sostituirci alla percezione di ogni singolo turista, e perciò
abbiamo scelto l’unità amministrativa del comune come una “proxy” della destinazione turistica. Nella
stragrande maggioranza dei casi così è nella realtà. E, comunque, non possiamo avere dati secondo la
visione soggettiva dei turisti, ma solo sulla base comunale. E così abbiamo fatto, cioè abbiamo
considerato i dati comunali e solo i dati ufficiali dell’Istat.
Raramente si ragiona sulle destinazioni turistiche, nonostante la loro centralità, perché si preferisce
appunto la dimensione regionale. In questo caso, abbiamo un motivo in più per centrare l’attenzione
sulle singole destinazioni, cioè sui comuni, perché senza questa granularità non avremmo capito le
differenze che l’impatto del Covid ha portato nei territori e come le singole destinazioni abbiano risposto
all’incredibile impatto dell’epidemia. Inoltre, solo studiando le differenti performance possiamo capire
anche la strada che si apre davanti alle nostre destinazioni turistiche: quali strategie funzionano e quali
meno; dove intervenire con più vigore e dove con minore priorità. Insomma, solo l’analisi delle singole
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destinazioni turistiche ci restituisce una dinamica autentica della realtà.
METODOLOGIA
Siamo partiti dall’analisi dei dati relativi a 3.390 comuni italiani, tutti quelli che l’Istat segnala come
comuni “turistici”, ovverosia comuni in cui è presente almeno una struttura ricettiva di qualunque tipo.
Da questo numero di comuni siamo passati all’elaborazione dei dati sui primi 500 comuni più
rappresentativi. La rappresentatività l’abbiamo calcolata guardando alle presenze turistiche
complessive, di ogni ordine e tipologia, registrate nel 2019. Abbiamo limitato ai primi 500 comuni per tre
ordini di ragioni: 1) rappresentano complessivamente oltre il 95% del movimento turistico; 2) si
eliminano i dati “outlier”, cioè cambiamenti “abnormi” dovuti però solo al numero estremamente basso
di abitanti del comune; 3) aumenta la significatività dei confronti tra comuni.
Sui 500 comuni più turistici abbiamo creato un database che contiene: 1) tutte le informazioni di
carattere turistico, ad esempio gli arrivi e le presenze per comune, la consistenza dell’offerta turistica,
sia alberghiera che extra-alberghiera; 2) alcune informazioni di base, come la popolazione, la zona
altimetrica, la tipologia turistica del comune e altre ancora; 3) alcune informazioni di carattere
economico, come il numero dei contribuenti e, soprattutto, il numero dei contribuenti con un reddito
pari o superiore a 55 mila euro. Com’è noto non sono molte le informazioni economiche (reddito
complessivo, consumi, produzione industriale, ecc.) disponibili al livello comunale, mentre lo sono al
livello provinciale e regionale. Perciò sulla parte economica la scelta è stata, per forza di cose, limitata.
Lavorando con i dati comunali abbiamo creato un ranking dei comuni turistici, ovvero una classifica
calcolata sulla base della loro performance nel 2021 e nel 2020 rispetto al 2019. Inoltre, abbiamo creato
delle classifiche parziali, ad esempio dei comuni con più camere alberghiere, quelli con la migliore
performance di medio periodo, quelli con il rapporto più elevato tra strutture extra-alberghiere e
alberghi, e altre ancora per dare un’idea più circostanziata di cos’è oggi il sistema turistico italiano.
Ogni classifica parziale è stata talvolta rapportata a 100, perciò sulla base di un numero-indice, in
maniera da poter operare un confronto tra le diverse classifiche e, inoltre, di poter delineare una
valutazione generale della turisticità, che tenga conto sia della congiuntura (anni dal 2014 al 2021) che
della struttura (entità dell’offerta turistica).
In sostanza, abbiamo lavorato su tre tipi di dati: a) dati in valore assoluto; b) indicatori statistici e c)
valori diacronici, in maniera da avere un quadro insieme di grande dettaglio, ma comparabile al suo
interno.
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IL RANKING: IL PRIMATO DI COMO
Prima di entrare nell’analisi al livello comunale diamo uno sguardo d’insieme all’andamento dei flussi
turistici complessivi nazionali: come si può vedere, si è passati nel primo anno di pandemia da 436
milioni di presenze turistiche a 208 milioni, oltre la metà del mercato perduto, che in termini percentuali
è del 47,7% (Tab. 1). Se si tiene conto che la pandemia è scoppiata in termini di impatto collettivo nel
febbraio 2020 e che il lockdown è stato deciso nel marzo successivo, in realtà, in termini sostanziali la
caduta è ben più alta di quello che il conteggio annuale fa registrare. Nel 2021 si sono registrati 289
milioni di presenze turistiche, circa 20 punti percentuali di recupero rispetto ai dati del 2020, arrivando
così al 66,2% rispetto al 2019.
Tab. 1 - Andamento complessivo presenze turistiche su tutto il territorio nazionale
Presenze turistiche Numero totale presenze valore percentuale
complessive turistiche (2019=100)
2021 289.178.142 66,2
2020 208.447.085 47,7
2019 436.739.271 100,0
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
Vediamo adesso l'analisi al livello comunale, cioè delle singole destinazioni turistiche, considerando
complessivamente tutto il biennio 2020-21.
Nonostante che nel suo complesso il turismo italiano abbia ricevuto un pesantissimo impatto
dall’epidemia, 25 comuni fanno registrare nel 2021 un numero di presenze turistiche addirittura
superiore rispetto al 2019. Al primo posto in questa speciale graduatoria, che vorremmo chiamare della
resilienza del turismo, o forse sarebbe utilissimo usare il concetto di “antifragile” di Nassim Taleb, c’è
Como, che nel 2019 ha fatto registrare 757mila presenze turistiche complessive (vale a dire notti passate
nelle strutture ricettive del comune) e nel 2021, dopo due anni di epidemia, si supera, registrando un
milione e 148mila presenze turistiche, vale a dire il 51,5% in più rispetto a due anni prima (Tab. 2). Un
risultato clamoroso, tanto che la destinazione che si trova al secondo posto, Padenghe sul Garda, con il
40,8%, fa registrare una crescita elevata, ma distante oltre 10 punti da Como, e per ogni posizione
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inferiore della classifica il successo si riduce ogni volta di quasi 10 punti: + 38,0% Fermo, + 26,0%
Castagneto Carducci, + 18,9% Manciano, + 12,1% Porto Cesareo e + 10,3% Sirolo.
Si è appena accennato al concetto di antifragile, perché sembra molto adatto a descrivere il fenomeno
che abbiamo registrato. Solitamente si contrappone alla fragilità la robustezza, cioè la qualità che rende
possibile per una entità, qualunque essa sia (una persona, un’azienda, una città, una nazione) di
rispondere alle congiunture sfavorevoli. Chi è robusto riesce a rispondere meglio. Il concetto di
antifragile è qualcosa di più, perché indica una qualità delle entità osservate non solo di rispondere agli
eventi negativi, ma di sapersene avvantaggiare. Non c’è qui il proposito, né lo spazio, per approfondire
la teoria di Taleb, che peraltro ha coniato anche la metafora del “cigno nero”, ampiamente usata proprio
nel caso della pandemia, ma semplicemente per indicare che nel panorama complicatissimo, e a tratti
disastroso, dell’impatto del Covid-19 sull’industria turistica, alcune destinazioni non solo sono riuscite a
“resistere” o a “rispondere”, cioè a essere “resilienti”, ma con un intreccio non facilmente districabile di
fattori soggettivi (le loro specifiche politiche) e oggettivi (la loro posizione geografica, le loro
caratteristiche orografiche, la loro percezione mediatica), si sono dimostrate antifragili, cioè capaci di
trarre vantaggio da una difficoltà generale.
Se scorriamo questa speciale graduatoria delle 200 destinazioni “antifragili” e di quelle “robuste” (Tab.
11 dell’Appendice) vediamo alcuni fattori che accomunano le destinazioni turistiche più antifragili e più
robuste. Naturalmente si tratta di mettere in luce tendenze generali da situazioni che sono ciascuna a sé
stante, in quanto nella dimensione comunale ricadono molti fattori, anche particolari, che è pressoché
impossibile riportare a un loro significato generale. Nonostante la varietà delle situazioni che si possono
incontrare al livello comunale, senz’altro si fanno notare i seguenti fenomeni:
- un primo elemento che possiamo definire “Fattore A”, dove la lettera A sta per “affidabilità”. Non si
tratta di un fattore oggettivo (anche se ha componenti oggettive), ma della percezione soggettiva che
una destinazione sia più sicura, più adeguata (“fitting”) con la situazione che si è venuta a creare con
l’epidemia. Non si tratta di provvedimenti specifici, ma della sensazione complessiva che una
destinazione offre di sé;
- questo elemento s’intreccia poi con elementi oggettivi, di cui il più importante sembra essere il lago.
Non è chiaro perché, ma è netta la sensazione che i turisti vedano nelle località lacuali un elemento di
preferenza sia rispetto alle città, sia anche rispetto a una buona parte delle località balneari. Difficile fare
una introspezione psicologica di questa sensazione, probabilmente percepiscono un senso di bassa
pressione sia della presenza delle persone che della logistica: i laghi spesso sono lontani dalle grandi vie
di trasporto; una certa intensità del verde sembra quasi protettiva; la lentezza dei suoi soggiorni sembra
più “consona” al periodo vissuto;
- un terzo elemento, che vedremo con maggiore chiarezza quando andremo a dividere le presenze
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turistiche italiane da quelle straniere, è dato dalla montagna che, soprattutto per quanto riguarda il
turismo straniero, è l’unica, soprattutto la parte alpina, che si dimostra anch’essa antifragile, o
comunque robusta, perché riesce a contenere le perdite di turismo estero, cosa che non riesce quasi a
nessuna altra destinazione italiana;
- un altro elemento è dato dal successo delle località balneari che potremmo definire di relativa
difficoltà d’accesso, intesa più in senso di percezione, che in senso di effettiva, oggettiva, difficoltà. Fatto
sta che destinazioni come Fermo, nelle Marche; Sirolo, sempre nelle Marche; Castagneto Carducci in
Toscana; Ugento, nell’estrema punta della provincia di Lecce; l’isola di Favignana in Sicilia; Roseto degli
Abruzzi sembrano destinazioni “fuori mano”, riservate, meno note e perciò immaginate con meno
persone, e perciò con una minore pressione antropica. Non è esattamente il “turismo di prossimità”,
perché le destinazioni balneari vicino alle grandi città sono tendenzialmente in difficoltà, ma sembra
vincere la prossimità più sicura, ma più lontana dai flussi dei grandi centri abitati;
- l’insieme di questi elementi dà vita a una sensazione comune, uniforme, e in qualche modo superiore a
ogni altro elemento citato, che potremmo definire dell’elogio dell’”eremo d’eccellenza”, cioè di
destinazioni che stanno generalmente fuori dai grandi flussi, ma che mantengano un appeal elevato, o
comunque non inferiore alle destinazioni usualmente considerate di classe o di qualità. È un sentimento
sottile, quello che si evince, di considerare la qualità come un antidoto all’epidemia. Come se le
destinazioni, e gli alberghi, con il loro servizio personalizzato, potessero contenere i pericoli
dell’epidemia. Parliamo di sensazioni, di qualcosa che si avverte, che non si può magari definire con
esattezza, ma che determina inesorabilmente la scelta di dove fare un viaggio o una vacanza.
Il numero complessivo di comuni italiani che sono cresciuti nonostante, o forse a causa), dell’epidemia
sono appena 25, mentre 28 comuni sono rimasti sostanzialmente sui numeri del 2019. Possiamo così
dire che l’epidemia non ha colpito per nulla, o non in maniera rilevante solo 50 comuni sui 3.390
esaminati, per questa ragione è importante capire quali sono e provare a capire anche il perché questo
fenomeno sia avvenuto.
In questo modo è possibile uscire da una dimensione generica in cui tutto il mondo del turismo sembra
essere colpito in maniera uniforme, cominciando a mettere in rilievo le differenze, che talvolta possono
essere molto significative.
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Tab. 2 - Andamento presenze turistiche tra il 2021 e il 2019 (Top 20)
Ranking Comune Presenze turistiche Presenze turistiche Variazione
2019 2021 percentuale
1 Como
757.901 1.148.096 51,5
2 Padenghe sul Garda
191.739 269.884 40,8
3 Fermo 452.596 624.745 38,0
4 Castagneto Carducci 799.029 1.006.801 26,0
5 Manciano
178.469 212.174 18,9
6 Porto Cesareo
306.481 343.501 12,1
7 Sirolo 199.795 220.460 10,3
8 Ugento
759.282 806.024 6,2
9 Eraclea 495.225 523.957 5,8
10 Termoli 159.000 166.773 4,9
11 Favignana 208.358 218.400 4,8
12 Numana
616.612 643.412 4,3
13 Asiago 185.344 193.023 4,1
14 Gallipoli 509.586 525.603 3,1
15 Chioggia 1.376.237 1.415.488 2,9
16 Vieste 1.915.749 1.969.531 2,8
17 Potenza Picena 167.584 170.860 2,0
18 Roseto degli Abruzzi 487.239 493.902 1,4
19 Rodi Garganico 329.371 334.021 1,4
20 Cupra Marittima 281.520 285.073 1,3
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
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Per completare il quadro dell’impatto dell’epidemia sul complesso delle destinazioni turistiche italiane, è
utile sintetizzare i comuni secondo il livello della loro performance nel biennio 2019-2021 (Tab. 3).
Abbiamo 25 comuni che si sono dimostrati antifragili, cioè hanno utilizzato a proprio favore le difficoltà
generali apportate dal Covid-19. Un numero quasi pari di comuni (27) si è dimostrato robusto e un
numero molto più elevato (154) “abbastanza robusto”, mentre i comuni fragili, che hanno perso tra il
25% e il 50% delle presenze turistiche, sono 211 e quelli che, seguendo la triade antifragilità, robustezza
e fragilità, si trovano in una situazione di particolare fragilità sono 83. Ricordiamo che abbiamo
considerato per queste elaborazioni i primi 500 comuni turistici del Paese.
Il concetto di fragilità, così come gli altri due della triade, sono da considerarsi non un giudizio di valore
sulle destinazioni, ma semplicemente come la constatazione di come un evento improbabile, e
naturalmente da nessuno previsto, abbia costituito un terribile e inedito “stress-test” per le destinazioni
turistiche. È evidente che se ci fosse uno stress-test inedito, con un accadimento imprevisto, il tipo di
fragilità, o di antifragilità manifestate sarebbero probabilmente diverso. In qualche modo anche
l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia rappresenta un “cigno nero”, anche se meno importante
per il turismo del “cigno nero” per eccellenza rappresentato dall’epidemia del Covid-19. Con i dati del
2022 vedremo anche le conseguenze del conflitto sulle singole destinazioni turistiche e la loro capacità
di dimostrarsi antifragile o meno su un vento di natura diversa, anche se ugualmente imprevisto.
Tab. 3 - Destinazioni turistiche italiane secondo il livello di risposta alla crisi
Tipologia della destinazione Numero comuni valore percentuale
Antifragile (+ presenze sul 2019) 25 5,0
Robusta (-5% presenze sul 2019) 27 5,4
Abbastanza robusta (-25% presenze sul 2019) 154 30,8
Fragile (perdita presenze dal 25% al 50%) 211 42,2
Molto fragile (perdita presenze oltre il 50%) 83 16,6
Totale comuni 500 100,0
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
Anche se le graduatorie sono realizzate sui primi 500 comuni turistici italiani, è evidente che le
differenze tra un comune e l’altro, come peso turistico (vedremo anche quello), è notevole. Abbiamo
perciò isolato quelle destinazioni che l’Istat definisce come “grandi città (con turismo
multidimensionale)” per vedere le loro performance nel biennio. Si tratta in gran parte delle grandi città
d’arte.
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Firenze è la destinazione turistica che ha performato peggio nel biennio, con una caduta in due anni del
71,4% delle presenze turistiche (Tab. 4). Segue Roma non distante, con il 71,1%, e poi Napoli con il
64,0% e Milano (- 59,9%); leggermente meglio Venezia, che si è fermata al – 55,8%. Fra le grandi città
quelle che hanno performato meno peggio sono: Genova, Bari, Palermo, Torino, Bologna, Catania e
Verona. Si tratta di città che hanno un peso minore del turismo in generale, e ancora meno di quello
internazionale. Dove il turismo ha una forte “dipendenza” dalle dinamiche internazionali, con una quota
spesso maggioritaria di turismo straniero rispetto a quello nazionale, questa caratteristica che è sempre
molto positiva, in questo caso ha mostrato una fragilità.
Se si scorre la classifica delle prime 200 destinazioni turistiche in base alla migliore performance nel
biennio dell’epidemia, si scopre che alcune città medie sono andate meglio delle grandi destinazioni. Ad
esempio, Ancora e Livorno fanno registrare rispettivamente un appena - 1,6% e un - 4,8%. Non male
neppure Pesaro con - 12,6%, Ravenna con – 19,3%, Savona con – 20,1% e Pistoia con il – 21,3%. In
sostanza, le città medie sono apparse o meno “pericolose”, o più affidabili, o semplicemente perché
hanno una componente internazionale inferiore alle grandi. Vedremo che la componente turismo
straniero rispetto al turismo domestico è una variante molto importante, ma non definisce al 100% la
performance delle destinazioni turistiche. Savona, Ravenna, Pistoia hanno una percentuale di turismo
straniero non disprezzabile. Comunque dedicheremo la prossima parte proprio ad analizzare
distintamente le due componenti turistiche, quella italiana e quella straniera per capire come hanno
inciso rispettivamente sull’andamento delle singole destinazioni turistiche.
Tab. 4 – Grandi destinazioni turistiche italiane secondo il livello d’impatto del Covid-19
variazione Variazione
Grandi destinazioni Grandi destinazioni
2021-19 2021-19
Firenze -71,4 Catania -44,2
Roma -71,1 Bologna -40,9
Napoli -64,0 Torino -39,1
Milano -59,9 Palermo -38,1
Venezia -55,8 Bari -31,9
Verona -48,1 Genova -25,1
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
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IL MERCATO DOMESTICO
Analizziamo adesso la componente del mercato domestico. Dal totale generale prima visto eliminiamo la
componente del turismo straniero. Vale a dire analizziamo il contributo dei turisti italiani (“residenti”)
alle dinamiche nel biennio delle 500 destinazioni turistiche italiane. Anche in questo caso misuriamo le
dinamiche del totale delle presenze turistiche dal 2019 alla fine del 2021 (Tab. 5).
Come si può vedere, sono molte le destinazioni turistiche italiane che nel biennio hanno accresciuto il
numero delle presenze turistiche nazionali, nonostante l’epidemia. Abbiamo così Como in testa, che ha
addirittura quasi triplicato la sua clientela nazionale (+ 181,2%). Anche Positano e Praiano, così come
altre destinazioni della Costiera Amalfitana (Sorrento, Amalfi, Ravello), hanno accresciuto notevolmente
la loro parte di presenze turistiche di italiani. Com’è noto, soprattutto nel 2020, ma anche nel 2021, la
stragrande maggioranza degli italiani (ma analogamente hanno fatto anche i residenti negli altri paesi)
ha preferito frequentare luoghi turistici all’interno del Paese. Nel complesso, le destinazioni turistiche
nazionali che hanno visto crescere il numero di turisti italiani sono state 153 su 500. Se ne deduce che
non tutte le destinazioni hanno tratto vantaggio da questa “forzata” scelta domestica dei turisti italiani.
Diventa così interessante vedere le dinamiche delle preferenze all’interno di questa classifica che
diversifica molto i risultati, passando dal quasi raddoppio di Como alle 347 destinazioni turistiche che
hanno perso turisti italiani fino a un massimo di – 88,9%.
Tab. 5 – Andamento presenze turistiche degli italiani tra il 2021 e il 2019 (Top 20)
variazione variazione
Comune Comuni
2021-19 2021-19
Como 181,2 Castagneto Carducci 53,2
Positano 145,7 Sorrento 52,1
Praiano 105,5 Cannobio 47,7
Padenghe sul Garda 95,5 Pienza 46,6
Sciacca 83,4 Amalfi 46,5
Riomaggiore 80,8 Fermo 43,7
Termeno ssd vino/Tramin 67,7 Eraclea 42,2
Limone sul Garda 65,5 Montepulciano 40,9
Cefalù 59,7 Ravello 35,1
Porto Tolle 59,3 Ostuni 34,9
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
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Una tendenza generale, che abbiamo già visto nella graduatoria generale, è la preferenza dei turisti
italiani verso le località lacuali, perché oltre a Como, tra le prime 20 ci sono Padenghe sul Garda, Limone
sul Garda, Cannobio, e ancora nelle prime 30 posizioni anche Malcesine e Manerba sul Garda.
Un “pienone” di turisti italiani, come si è detto, ha fatto la Costiera Amalfitana, che evidentemente ha
saputo sostituire la caduta del turismo straniero, lì molto presente, con la componente italiana.
Affiorano anche nelle prime posizioni destinazioni “minori” della Toscana come Pienza e Montepulciano,
e in genere l’area meridionale della provincia di Siena e le destinazioni balneari della provincia di
Grosseto. Da notare anche che la risposta all’epidemia è stata più pronta nelle destinazioni turistiche
“dominate” dalla presenza alberghiera, perché si tratta di aziende che hanno un rapporto vivo, intenso
sul mercato, a differenze di quelle dove “dominano” le case in affitto, le cui dinamiche sono più inerziali,
e comunque lasciate all’iniziative di singoli proprietari. Da aggiungere anche che molti proprietari di
seconde case che generalmente mettono sul mercato degli affitti, in questi due anni le hanno usate con
maggiore intensità per il loro uso personale, perciò le hanno tolte dal mercato. Queste due tendenze
hanno così determinato che la risposta migliore la dessero le destinazioni con una relativamente
maggiore presenza di alberghi. Vediamo adesso le dinamiche della componente straniera del mercato.
IL MERCATO ESTERO
Quando guardiamo al confronto nei due anni rispetto al turismo internazionale vediamo un quadro
completamente diverso: solo 5 comuni su 500 hanno più presenze turistiche nel 2021 rispetto al 2019.
Al primo posto c’è sempre Como, primato confermato anche sul turismo straniero, ma nel mentre su
quello nazionale abbiamo registrato quasi un raddoppio, in quello internazionale siamo al + 22,9%. I
comuni che hanno contenuto le perdite, ad esempio scendendo fino a un massimo del 25% rispetto al
2019, sono 65, perciò 430 comuni su 500 hanno registrato una caduta del turismo straniero oltre, e
spesso ben oltre, il 25%, con 50 comuni che hanno perso oltre l’80% delle presenze turistiche straniere
pre-covid.
Quando si analizzano le dinamiche interne delle destinazioni rispetto al turismo internazionale, a parte
la posizione di Como, che sembra avere dinamiche positive di immagine, di percezione di valore, di
appeal, sue proprie, osserviamo un peso ancora importante, ma minore, delle destinazioni lacuali
rispetto a quello che abbiamo registrato per il turismo nazionale: sono “solo” due i comuni sul lago nelle
prime 20 posizioni, comunque si tratta di una presenza consistente, perché le destinazioni lacuali sono in
genere una parte minoritaria del mercato turistico italiano, mentre hanno un grande successo le
destinazioni balneari con alcune caratteristiche: sono le più prossime rispetto ai paesi confinanti (si
sottolinea che il mezzo di trasporto prevalente nel biennio è stata l’automobile, piuttosto che l’aereo o il
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treno) come Sarzana, Sestri Levante, Finale Ligure e Chioggia; altre sono in posti “ai confini del mondo”,
nel senso che si trovano geograficamente nei posti più lontani, ad esempio Ugento, all’estremo della
provincia di Lecce; altre ancora sono legate ai porti, perché comunque un po’ di traffico di merci e di
persone nei porti è continuato. Una parte rilevante nel contenimento della perdita delle presenze
straniere la fa l’area dell’Alto Adige/Sud Tirolo, sia per la presenza nelle prime 20 posizioni di ben tre
destinazioni: San Martino in Passiria, che ha perso solo l’1,9% delle presenze turistiche straniere,
Appiano sulla Strada del Vino (- 6,3%) e Caldaro sulla Strada del Vino (- 12,7%). Inoltre, nelle prime 30
posizioni compaiono anche Termeno e Chiusa sempre in provincia di Bolzano. In questo caso sono
scattati più elementi: la prossimità all’Austria; la montagna che è sembrata più sicura rispetto alle città e
anche al mare; una sensazione di “rimanere a casa”, determinata dalla comune lingua tedesca, che
naturalmente ha coinvolto anche i turisti dalla Germania (Tab. 6).
Tab. 6 – Andamento presenze turistiche degli stranieri tra il 2021 e il 2019 (Top 20)
variazione variazione
Comune Comuni
2021-19 2021-19
Como 22,9 Appiano ssd vino/Eppan -6,3
Taranto 19,0 Castiglione della Pescaia -9,7
Padenghe sul Garda 17,7 Scarlino -10,0
Ugento 7,9 Chioggia -11,2
Sarzana 7,0 Vieste -11,3
Castagneto Carducci -0,3 Finale Ligure -11,9
Porto Azzurro -1,6 Arco -11,9
San Martino in Passiria/St. Martin -1,9 Caldaro sulla strada del vino/Kaltern -12,7
Manerba del Garda -4,6 Sestri Levante -12,9
Capoliveri -5,7 Gargnano -13,3
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
Finora abbiamo visto e analizzato la congiuntura del biennio 2019-2021, adesso vediamo qualcosa di più
sulla “struttura” del turismo italiano visto attraverso le singole destinazioni turistiche. Come si è detto,
spesso le analisi sono fatte o sul totale del Paese, o sulle regioni; si tratta, naturalmente, di analisi e dati
molto utili, ma non sono sufficientemente dettagliate, perché nella stessa regione ci sono destinazioni
grandi e piccole, connotate in maniera diversa (balneari, cittadine, montane, ecc.), e con mercati di
riferimento molto diversi tra loro. Solo attraverso un’analisi al livello delle singole destinazioni turistiche
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si riesce ad avere un quadro insieme più esaustivo e di dettaglio. D’altro canto l’unità di grandezza
nell’industria del turismo è la destinazione: si va in vacanza avendo in testa (e nella pratica) una specifica
destinazione. Anche quando si tratta di tour (che rappresentano comunque una minoranza) l’attenzione
va alla “collezione” di destinazioni che si intendono visitare, piuttosto che un tutto generico dentro cui
stare. In sostanza, la destinazione è il centro dell’universo turistico. Nella seconda parte analizzeremo
alcuni dei dati più importanti al livello comunale, per dare una reale immagine dell’offerta turistica
italiana.
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Parte 2. La struttura turistica italiana
Il biennio definito dall’epidemia ha naturalmente scomposto tutta la geografia delle destinazioni
turistiche, come abbiamo visto nelle pagine precedenti. Abbiamo trovato in testa alla classifica della
congiuntura Como, e poi tutta una serie di piccole destinazioni. Questo è il quadro determinato dalla
congiuntura, ma vale la pena fare un’analisi strutturale dell’offerta turistica italiana, realizzata attraverso
le singole destinazioni turistiche.
Vedremo di seguito quali sono le destinazioni turistiche più importanti del Paese, come si distribuisce tra
loro l’offerta ricettiva e anche un calcolo inedito di quello che possiamo definire il “rendimento interno”
dell’industria dell’ospitalità, cioè delle destinazioni che riescono a creare, in termini proporzionali, cioè
relativi, più ricchezza dal turismo.
Prima però di addentrarci in queste analisi facciamo una sorta “flashback” ritornando al periodo
precedente lo scoppio dell’epidemia, per vedere le performance migliori delle singole destinazioni
turistiche negli ultimi cinque anni che hanno preceduto il Covid-19.
L’ANDAMENTO PRE-COVID (2014-2019)
Per ottenere la stima migliore dell’andamento del mercato per le principali 500 destinazioni turistiche
italiane negli ultimi cinque anni che hanno preceduto il Covid-19, cioè dal 2014 al 2019, abbiamo
calcolato una regressione sulla serie storica dei dati relativi alle presenze turistiche. Il risultato è il
coefficiente angolare della regressione che indica a quale ritmo annuale è cresciuto il mercato di
ciascuna singola destinazione.
La città che è cresciuta di più nei cinque anni pre-covid è Roma, seguita da un insieme molto variegato di
destinazioni turistiche di varia natura che possono così essere raggruppate: alcune destinazioni balneari,
soprattutto della Puglia; altre due grandi città turistiche come Firenze e Milano; alcune città medie come
Belluno, Arezzo e Bologna. Anzi, se una tendenza univoca può essere estratta dallo scorrere le prime 50
posizioni di questa classifica, è la grande presenza delle città, soprattutto di quelle medio-grandi.
Abbiamo visto già Bologna, ma subito dopo i Top 20 troviamo Verona, Napoli, Rimini e Torino. E ancora
Matera, Genova, Padova e Como (Tab. 7).
Si delinea perciò una crescita pressoché uniforme, ma soprattutto al centro-nord, delle città medie che
affiancano alla normale attività economica anche un crescente flusso turistico. Per il resto ci sono meno
uniformità, nel senso che coesistono sia comuni montani (soprattutto Alto Adige, Trentino e Val
d’Aosta), sia comuni della Toscana “minori” e di altre regioni centrali del Paese.
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Tab. 7 – Andamento presenze turistiche tra il 2014 e il 2019 (Top 20)
Tasso di Tasso di
Comune variazione Comuni variazione
2014-19 2014-19
Roma 6,1 Cremona 2,4
Monopoli 5,0 Oristano 2,3
Gioiosa Marea 4,6 Modica 2,1
Polignano a Mare 4,6 Firenze 2,0
Trani 3,7 Melendugno 1,7
Sirolo 3,1 Milano 1,6
Taranto 3,1 Porto Azzurro 1,4
Belluno 2,7 Porto Tolle 1,2
Venezia 2,6 Arezzo 1,1
Castagneto Carducci 2,4 Bologna 1,0
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
LA STRUTTURA MOLECOLARE DELL’OFFERTA TURISTICA
Quando si passa da entità regionali molto ampie alla struttura molecolare della rete delle destinazioni
turistiche si ha un’esatta cognizione delle “forze in campo”, cioè dell’insieme delle destinazioni turistiche
che formano l’offerta del nostro Paese.
Perché è importante focalizzare l’attenzione sulle singole destinazioni turistiche? Per molte ragioni. La
prima è che rappresentano il reale “prodotto” acquistato dall’ospite; la seconda è che nel mercato
turistico funziona in maniera totalizzante la percezione del valore del brand, per cui l’Italia è un brand,
ma anche ciascuna destinazione turistica, o almeno quelle più famose sono un brand esse stesse. Il
mercato turistico è un mercato di brand, per cui Roma è un brand, Firenze, lo stesso, e così anche Como,
Venezia, Capri e così via. L’appeal di una destinazione è il suo capitale sociale, e nessuna geografia
amministrativa può cancellare o deviare la percezione sostanziale del turista, cioè della domanda; la
terza ragione principale è che ogni brand ha la sua “personalità”, il suo “messaggio” o, per dirla in un
termine solo, il suo “target”. Anche a prescindere dalla propria volontà.
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Non possiamo avere un ranking dei brand, cosa che si può ottenere con altri tipi di analisi di carattere
demoscopico, ma abbiamo una buona proxy, rappresentata dal numero di camere alberghiere presente
in ogni destinazione turistica. La presenza degli alberghi è la prima traccia, o meglio la prima indicazione
che lì, in quella destinazione, c’è una domanda turistica, cioè un certo numero di persone che
potenzialmente vorrebbe visitarla. Spesso nelle statistiche dell’offerta turistica ci si sofferma su due dati:
il numero degli alberghi e il numero dei posti-letto. In realtà, quello che si vende è la camera alberghiera,
non il posto-letto, per cui le statistiche sui posti-letto sono vetuste e, per di più, imprecise, perché di
fatto il numero dei posti letto è variabile (letti aggiunti, brandine, ecc.) Ovviamente conta il numero degli
alberghi, ma la vera dimensione dell’offerta turistica è data dal numero delle camere alberghiere.
Vediamo perciò il ranking relativo a quest’ultima.
Di gran lunga è Roma la destinazione turistica con la maggiore offerta, con 61mila camere alberghiere
(Tab.8); al secondo posto, con circa la metà delle camere, è Rimini (34mila), seguita a breve da Milano,
che offre 29mila camere. Venezia e Jesolo hanno rispettivamente circa la metà delle camere di Rimini e
un quarto rispetto a Roma. Firenze è leggermente sotto le due destinazioni venete prima citate. Da
notare che la Riviera Romagnola conta ben sei destinazioni fra le prime 20, anzi per essere più esatti,
ben 6 tra le prime 11: oltre a Rimini, ci sono Cervia, Riccione, Bellaria, Cesenatico e Cattolica. Detto in
altri termini, la Riviera Romagnola, se sommata, supera persino Roma e sta appena sotto la somma delle
camere delle tre grandi città d’arte Roma, Firenze e Venezia.
Tab. 8 – Offerta di camere alberghiere (Top 20)
Offerta di Offerta di
Comune camere Comuni camere
alberghiere alberghiere
Roma 61.321 Cattolica 9.277
Rimini 34.993 Torino 7.681
Milano 29.047 Bologna 6.616
Venezia 15.827 Lignano Sabbiadoro 6.463
Jesolo 15.730 Napoli 6.444
Firenze 14.661 Abano Terme 6.039
Cervia 14.162 Caorle 5.888
Riccione 13.073 Chianciano Terme 5.684
Bellaria-Igea Marina 11.352 San Michele al Tagliamento 5.303
Cesenatico 10.782 Sorrento 5.015
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
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Un altro modo per misurare la consistenza, cioè il peso specifico di ogni singola destinazione turistica è
di misurare, oltre che l’offerta turistica, anche la domanda, che nell’industria dell’ospitalità è
rappresentata dal conteggio delle presenze turistiche, ovvero delle notti spese nella specifica
destinazione durante l’anno. Prendiamo come riferimento il 2019, perché naturalmente i due anni
successivi hanno sconvolto – come si è visto – il mercato. D’altro canto, i primi segnali del 2022 indicano
che si sta rapidamente ritornando alla situazione precedente all’epidemia. Una volta concluso l’anno
potremo vedere quanto, come e con quali differenze il 2022 ha riportato la situazione al 2019. Per
adesso consideriamo il 2019 come l’anno di riferimento.
Come si può notare Roma mantiene il primato anche adottando la prospettiva della domanda turistica
con 30milioni di presenze, seguita a distanza da Venezia con quasi 13milioni e Milano appena dopo
(12milioni). Seguono poi Firenze, Rimini e Cavallino-Treporti, vicino a Venezia (Tab. 9). Non c’è una
perfetta coincidenza tra offerta di camere e presenze, ma questo dipende molto anche dalla
stagionalità, cioè dal differente periodo di apertura degli alberghi, soprattutto quelli balneari.
Tab. 9 – Totale presenze turistiche (Top 20)
Presenze Presenze
Comune Comuni
turistiche turistiche
Roma 30.980.083 Riccione 3.632.025
Venezia 12.948.519 Torino 3.626.036
Milano 12.474.208 Lazise 3.606.249
Firenze 10.955.345 Lignano Sabbiadoro 3.495.091
Rimini 7.548.135 Cervia 3.468.948
Cavallino-Treporti 6.269.451 Cesenatico 3.403.237
San Michele al Tagliamento 5.851.482 Bologna 3.188.040
Jesolo 5.438.519 Sorrento 2.756.578
Caorle 4.319.483 Verona 2.743.943
Napoli 3.765.847 Ravenna 2.719.090
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
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IL REDDITO INTERNO DEL TURISMO
Il turismo non viene considerato, in quanto tale, nella contabilità nazionale. C’è il settore alberghi e
ristoranti, quello delle agenzie di viaggio, ma non c’è nessuna misura diretta di calcolo del reddito
nazionale prodotto dall’industria dell’ospitalità. Naturalmente ci sono varie stime sia del suo contributo
alla produzione della ricchezza nazionale, sia rispetto ai suoi notevoli effetti moltiplicativi.
Abbiamo il numero delle presenze turistiche che indicano un dato generale, vale a dire il numero di notti
spese, ma non sappiamo il prezzo medio a cui queste notti vengono acquistate. Perciò se volessimo
calcolare il reddito prodotto nel suo insieme dal turismo per ogni singola destinazione sarebbe molto
difficile.
Abbiamo voluto fare un altro calcolo, molto importante, che possiamo definire del “rendimento interno”
dell’industria dell’ospitalità, per ogni singola destinazione turistica. La differenza rispetto al reddito
complessivo (di cui il numero delle presenze turistiche è in qualche modo valutabile come una proxy), è
data dalla circostanza che in questo caso non è il totale che conta, ma la percentuale, in senso evocativo,
di “valore aggiunto” che viene prodotto dalla singola unità. Avessimo i dati del rendimento interno
medio di ogni camera alberghiera di ogni singola destinazione, quello sarebbe il valore. Ma questi dati
non sono disponibili, allora abbiamo calcolato quello che, in qualche modo, possiamo definire l’impatto
del valore aggiunto turistico sul reddito generale dei residenti nella destinazione.
In sostanza, abbiamo considerato per ogni destinazione turistica quanta parte dei suoi contribuenti
(quota percentuale) dichiara un reddito elevato (maggiore di 55mila euro) sul totale dei contribuenti.
Sappiamo benissimo che non tutti i contribuenti di una destinazione turistica lavorano direttamente nel
settore, ma moltissimi ne sono influenzati in tanti modi. L’ipotesi perciò è che se una destinazione riesce
a creare un “valore aggiunto” notevole, questo non potrà non diffondersi tra la popolazione. Si tratta di
un indicatore, non molto di più, di qualcosa che oggi è impossibile calcolare. Di qui il suo valore.
L’indicatore si dimostra molto efficace, nonostante la sua metodologia molto più indiretta di quella che
servirebbe. In sostanza, possiamo dire che Portofino è la destinazione turistica italiana dove si estrae
pro-capite, il maggior “valore aggiunto” dell’industria dell’ospitalità (Tab. 10). Il concetto di valore
aggiunto è messo nelle virgolette proprio perché non è esattamente la sua misura, ma in qualche modo
la evoca e la approssima.
La lista dei comuni è una sorta di collana delle destinazioni più famose, quelle dove più intensa è la
presenza degli alberghi, e all’interno di questi di quelli di maggiore pregio. Dopo Portofino c’è Milano,
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poi Forte dei Marmi, Courmayeur, Camogli e addirittura tre destinazioni della provincia di Bolzano:
Corvara in Badia, Selva di val Gardena e Appiano.
Il ranking dimostra, una volta di più, la capacità del fenomeno turistico in generale, e dell’industria
dell’ospitalità in particolare, di diffondere reddito e benessere anche verso chi non è impegnato
direttamente in questo settore dell’economia. Questo dipende sia dalla circostanza che il settore
dell’ospitalità è un settore ad alta intensità di lavoro (perciò l’automazione può sostituire poco) e anche
perché i settori economici che vi sono coinvolti sono molto ampi: dall’agricoltura all’edilizia; dai servizi
professionali all’industria dei beni di consumo.
Tab. 10 – Contribuenti con reddito maggiore di 55mila euro sul totale contribuenti (Top 20)
Presenze Presenze
Comune Comuni
turistiche turistiche
Portofino 17,0 Siena 9,5
Milano 13,1 Roma 9,4
Forte dei Marmi 12,6 Appiano sulla strada del vino 9,4
Courmayeur 12,0 Capri 9,4
Camogli 11,7 Positano 9,4
Corvara in Badia/Corvara 11,6 Bologna 9,0
Peschiera Borromeo 11,6 Pisa 8,9
Cortina d'Ampezzo 11,1 Sestriere 8,9
Selva di Val Gardena 9,9 Santa Margherita Ligure 8,8
Sauze d'Oulx 9,8 Cernobbio 8,8
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
CONCLUSIONI
Scriviamo il report nel mese di luglio, quindi nel pieno dell’estate del 2022, quando il turismo sembra
aver ripreso la sua consistenza pre-Covid: le destinazioni turistiche sono piene, gli aeroporti ancor di più
e, complice il caldo straordinario di queste settimane, si ha proprio l’impressione che l’industria
dell’ospitalità abbia ripreso a marciare ai ritmi del 2019.
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In questo studio abbiamo cercato di capire quale sia stato l’impatto dell’epidemia sulle singole
destinazioni turistiche. Troppo spesso si valutano i dati nazionali, o regionali, che nella loro ampiezza
non riescono a mettere in luce le differenze interne, talvolta notevoli, se non notevolissime, che si
riscontrano tra le singole destinazioni turistiche.
Abbiamo trovato una situazione estremamente differenziata:
- Como si rileva una delle poche, se non pochissime, destinazioni turistiche che ha addirittura
guadagnato dal confronto tra il 2019 e il 2021, nel senso che ha avuto più presenze turistiche di due anni
prima. Abbiamo usato per Como il concetto di antifragile, cioè di una entità che non solo risponde bene
alla crisi, ma addirittura se ne avvantaggia. È evidente che per Como siamo in presenza di una crescita
evidente del suo appeal in questi ultimi anni; la sua collocazione sul lago, tipologia molto preferita in
questi due anni dai turisti; il suo essere “turismo di prossimità” per residenti in paesi stranieri. Quale sia
l’esatto mix di elementi, certo è che Como esce bene dalla terribile congiuntura determinata
dall’esplosione dell’epidemia;
- situazione opposta per le grandi città d’arte, che hanno accusato un colpo enorme, clamoroso,
dall’epidemia, con cadute che al primo anno hanno toccato oltre il 70% e poi hanno lievemente
migliorato nel secondo;
- ottime performance hanno avuto le località lacuali del nord del Paese, perché sono sembrate più
affidabili, più “rarefatte”, cioè con un minore carico antropico e più “lente”, nel senso che
nell’immaginario turistico sono sembrate più “fitting”, cioè più aderenti ai tempi nuovi che si stavano
realizzando;
- buona anche la risposta delle destinazioni montane, soprattutto della provincia di Bolzano, dove oltre
la percezione della montagna come più rassicurante, vi è stata la capacità di contenere la perdita dei
turisti stranieri che, invece, hanno quasi azzerato la loro presenza nelle grandi città;
- una capacità di contenimento, e talvolta anche di crescita, anche delle città media che, in qualche
modo, hanno “sostituito” quelle più grandi, quando si è trattato comunque di scegliere per la vacanza
un contesto urbano o per seguire una spiccata tendenza verso il turismo culturale.
La conclusione è che i due anni di epidemia non hanno colpito in maniera indistinta e totalizzante tutto il
turismo italiano, ma lo hanno fatto con innumerevoli distinzioni, rispetto all’orografia delle destinazioni,
rispetto alla loro ampiezza e rispetto alla percezione, a tratti insondabile, di differente sicurezza che
l’una o l’altra ha fornito.
Sotto traccia, e talvolta anche in maniera evidente, si leggono trasformazioni e cambiamenti che
disegnano un modo di concepite la vacanza estremamente flessibile, pronta a cambiare tipologia di
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destinazione non appena vincoli o opportunità si presentano; a cambiare mezzo di trasporto; a cercare
magari destinazioni “al confine del mondo” nell’immaginario, ma molto vicine fisicamente, com’è
apparso in alcune delle scelte dei turisti che hanno più sorpreso. Siamo entrati in un’epoca di grande
elasticità rispetto al tipo di vacanza e anche di grande volatilità delle posizioni conquistate. Tutto è in
discussione, tutto è in cambiamento.
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APPENDICE
Tab. 11 – Ranking delle destinazioni turistiche secondo la migliore performance 2019-2021
Comune Tot. presenze Tot. presenze Variazione
2019 2021 percentuale
Como 757.901 1.148.096 51,5
Padenghe sul Garda 191.739 269.884 40,8
Fermo 452.596 624.745 38,0
Castagneto Carducci 799.029 1.006.801 26,0
Manciano 178.469 212.174 18,9
Porto Cesareo 306.481 343.501 12,1
Sirolo 199.795 220.460 10,3
Ugento 759.282 806.024 6,2
Eraclea 495.225 523.957 5,8
Termoli 159.000 166.773 4,9
Favignana 208.358 218.400 4,8
Numana 616.612 643.412 4,3
Asiago 185.344 193.023 4,1
Gallipoli 509.586 525.603 3,1
Chioggia 1.376.237 1.415.488 2,9
Vieste 1.915.749 1.969.531 2,8
Potenza Picena 167.584 170.860 2,0
Roseto degli Abruzzi 487.239 493.902 1,4
Rodi Garganico 329.371 334.021 1,4
Cupra Marittima 281.520 285.073 1,3
Peschici 623.071 628.788 0,9
Scarlino 306.203 309.022 0,9
Bibbona 1.086.188 1.095.053 0,8
Porlezza 228.485 230.061 0,7
Rio 211.440 212.716 0,6
Manerba del Garda 593.277 592.262 -0,2
Porto Azzurro 216.884 215.946 -0,4
Porto Tolle 193.710 192.889 -0,4
Grosseto 1.125.514 1.115.275 -0,9
Capoliveri 997.182 987.615 -1,0
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Taranto 264.083 260.657 -1,3
Savignano sul Rubicone 184.823 181.971 -1,5
Ancona 332.331 327.079 -1,6
Ostuni 410.669 403.746 -1,7
Albenga 461.783 453.127 -1,9
Portoferraio 562.332 549.234 -2,3
Mondolfo 175.749 171.597 -2,4
Martinsicuro 444.285 433.237 -2,5
Tortolì 602.866 587.477 -2,6
Massa 808.721 783.282 -3,1
San Martino in Passiria/St. Martin in Passeier 332.392 321.266 -3,3
Lerici 227.230 219.714 -3,3
Dormelletto 190.307 184.006 -3,3
Melendugno 502.977 486.058 -3,4
Ledro 356.543 344.443 -3,4
Castiglione del Lago 203.365 196.208 -3,5
Castiglione della Pescaia 1.506.463 1.445.818 -4,0
Fano 579.554 552.383 -4,7
Livorno 365.631 348.041 -4,8
Piombino 884.187 840.828 -4,9
Sestri Levante 398.740 378.651 -5,0
Tignale 256.453 243.743 -5,0
Calceranica al Lago 219.579 208.126 -5,2
Ceriale 190.182 180.353 -5,2
Civitanova Marche 173.962 164.349 -5,5
Cecina 627.456 590.119 -6,0
Gabicce Mare 563.060 528.708 -6,1
Comacchio 1.998.304 1.869.800 -6,4
Tortoreto 518.908 484.619 -6,6
Lavagna 207.927 193.876 -6,8
Marciana 227.952 210.444 -7,7
Passignano sul Trasimeno 179.658 165.767 -7,7
Nardò 259.000 237.977 -8,1
Formigine 157.557 144.485 -8,3
San Quirico d'Orcia 180.626 164.768 -8,8
Castellabate 171.024 155.882 -8,9
Funes/Villnöß 158.071 143.451 -9,2
Caorle 4.319.483 3.913.376 -9,4
Salò 191.028 172.229 -9,8
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Belluno 175.193 157.915 -9,9
Arco 738.403 663.906 -10,1
Porto Recanati 475.540 427.508 -10,1
Appiano sulla strada del vino/Eppan 528.546 474.571 -10,2
Spotorno 251.156 225.341 -10,3
San Benedetto del Tronto 790.326 708.298 -10,4
San Leonardo in Passiria/St. Leonhard 314.278 281.741 -10,4
Alba Adriatica 489.281 437.678 -10,5
Gatteo 674.057 602.938 -10,6
Domaso 199.311 177.537 -10,9
Otranto 695.674 618.225 -11,1
Cavallino-Treporti 6.269.451 5.521.085 -11,9
Rosignano Marittimo 615.589 542.261 -11,9
Sarzana 189.253 166.461 -12,0
Mattinata 196.792 172.708 -12,2
Termeno sulla strada del vino/Tramin 188.304 164.742 -12,5
Pesaro 809.322 707.562 -12,6
Sessa Aurunca 328.416 287.116 -12,6
Grottammare 291.008 254.154 -12,7
Gargnano 178.507 155.780 -12,7
Brescia 641.130 558.675 -12,9
Maratea 244.369 212.608 -13,0
Villasimius 641.665 557.901 -13,1
Spoleto 239.963 208.519 -13,1
Senigallia 912.434 788.960 -13,5
Jesolo 5.438.519 4.694.759 -13,7
Rosolina 1.077.293 929.398 -13,7
Montepulciano 245.464 211.745 -13,7
Viareggio 1.037.111 893.697 -13,8
Monte Argentario 181.055 156.089 -13,8
Finale Ligure 767.506 660.188 -14,0
Urbino 587.560 505.291 -14,0
Brenzone sul Garda 428.545 368.664 -14,0
San Felice del Benaco 676.495 581.016 -14,1
Lignano Sabbiadoro 3.495.091 2.998.813 -14,2
Piacenza 277.086 237.222 -14,4
Cesenatico 3.403.237 2.903.667 -14,7
Cervia 3.468.948 2.956.250 -14,8
Caldaro sulla strada del vino/Kaltern an der 626.566 533.183 -14,9
Weinstraße
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Montalcino 183.451 156.177 -14,9
Porto Sant'Elpidio 350.451 297.723 -15,0
Montesilvano 511.249 434.077 -15,1
Pineto 332.198 281.707 -15,2
Monza 251.961 213.120 -15,4
Chiusa/Klausen 181.237 152.916 -15,6
Marlengo/Marling 230.768 194.305 -15,8
Massa Marittima 157.882 132.609 -16,0
Lana/Lana 615.067 515.769 -16,1
Parcines/Partschins 310.181 260.070 -16,2
Moneglia 179.775 150.700 -16,2
Campo nell'Elba 542.689 453.117 -16,5
Naturno/Naturns 494.402 411.424 -16,8
San Mauro Pascoli 243.743 202.438 -16,9
Faenza 157.100 130.527 -16,9
Malcesine 1.130.236 936.516 -17,1
Laces/Latsch 269.425 223.321 -17,1
Levanto 352.332 290.407 -17,6
Monfalcone 233.805 192.558 -17,6
La Maddalena 223.926 184.534 -17,6
Bardolino 2.101.596 1.727.860 -17,8
Misano Adriatico 828.304 680.678 -17,8
San Vincenzo 1.198.640 984.353 -17,9
Scena/Schenna 1.055.167 866.799 -17,9
Giulianova 535.089 439.569 -17,9
Iseo 372.439 305.918 -17,9
Lazise 3.606.249 2.957.876 -18,0
Valle di Casies/Gsies 266.215 218.125 -18,1
Terni 214.678 175.676 -18,2
Ventimiglia 171.708 140.380 -18,2
Monteriggioni 156.457 128.019 -18,2
Porto San Giorgio 161.956 132.320 -18,3
Riccione 3.632.025 2.962.870 -18,4
Lipari 413.661 337.467 -18,4
Tirolo/Tirol 836.565 682.188 -18,5
Imperia 209.988 171.193 -18,5
Lagundo/Algund 576.971 469.152 -18,7
Pienza 158.867 129.218 -18,7
Auronzo di Cadore 316.453 256.951 -18,8
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Cannobio 298.357 242.060 -18,9
Forlì 222.516 180.235 -19,0
Ravenna 2.719.090 2.194.639 -19,3
Orbetello 1.165.731 940.947 -19,3
Castiadas 314.513 253.409 -19,4
Imola 198.337 159.954 -19,4
Bellaria-Igea Marina 2.216.032 1.780.397 -19,7
Bari Sardo 171.949 138.018 -19,7
Ginosa 162.480 130.529 -19,7
Laigueglia 198.605 159.310 -19,8
Follonica 549.142 440.121 -19,9
San Giuliano Terme 401.209 321.286 -19,9
Rapallo 282.734 226.482 -19,9
Monopoli 442.818 354.153 -20,0
Sciacca 287.640 229.965 -20,1
Savona 224.779 179.682 -20,1
Foligno 201.710 160.886 -20,2
Silvi 294.286 233.811 -20,5
San Michele al Tagliamento 5.851.482 4.632.666 -20,8
Bernalda 241.746 191.519 -20,8
Cattolica 1.848.353 1.459.013 -21,1
Prato allo Stelvio/Prad am Stilfserjoch 192.948 152.290 -21,1
Trapani 187.640 147.816 -21,2
San Bartolomeo al Mare 318.653 250.719 -21,3
Pistoia 150.580 118.478 -21,3
La Spezia 545.406 427.385 -21,6
Domus de Maria 160.479 125.838 -21,6
Camerino 294.951 230.559 -21,8
Brindisi 186.872 145.751 -22,0
Silandro/Schlanders 167.276 130.440 -22,0
Avelengo/Hafling 329.954 256.815 -22,2
Tremosine sul Garda 280.785 218.562 -22,2
Toscolano-Maderno 473.437 366.009 -22,7
Oristano 153.926 118.874 -22,8
Dorgali 389.815 300.101 -23,0
Badesi 245.331 188.959 -23,0
Gardone Riviera 241.182 185.536 -23,1
Moniga del Garda 570.150 437.673 -23,2
Sirmione 1.209.423 928.012 -23,3
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Pagina 29 — PDF originale
Lecce 710.707 544.832 -23,3
Villabassa/Niederdorf 163.587 125.534 -23,3
Pieve Emanuele 385.572 294.460 -23,6
San Vito Lo Capo 536.856 409.568 -23,7
Renon/Ritten 411.863 314.076 -23,7
Castellaneta 343.669 261.747 -23,8
Carovigno 549.789 418.630 -23,9
Zambrone 242.015 184.103 -23,9
Camaiore 565.166 429.470 -24,0
Capalbio 170.028 129.022 -24,1
Desenzano del Garda 881.502 666.982 -24,3
Nova Siri 454.751 344.414 -24,3
Limone sul Garda 1.167.770 881.130 -24,5
Riva del Garda 1.590.189 1.198.418 -24,6
Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2022
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Fragile, Robust and Antifragile: Ranking of Tourism Destinations
How 3,390 Italian tourism municipalities reacted to the two Covid-19 years: Como's primacy and the ranking of fragile, robust and antifragile destinations.
