2021 · Politica ed elezioni
Il Fattore Draghi e la Politica Italiana
Studio congiunto Sociometrica-Format Research per LibertàEguale: la percezione di Draghi, il suo impatto politico e il peso delle politiche anti-epidemia nel dibattito pubblico.
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Sociometrica (2021). Il Fattore Draghi e la Politica Italiana. https://www.sociometrica.it/research/fattore-draghi
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Il presente Report di Ricerca è stato realizzato per conto dell’Associazione LibertàEguale da un
Gruppo di lavoro di Sociometrica e Format Research diretto da Antonio Preiti (Sociometrica),
Pierluigi Ascani e Gaia Petrucci (Format Research). Il Report è scritto da Antonio Preiti.
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INDICE:
1. Premessa: il “Fattore Draghi” 04
2. Draghi, comunque, alla guida del Paese 05
3. Il Green Pass monopolizza i giudizi 10
4. La percezione politica di Draghi 16
5. Nuovi partiti, nuove alleanze? 22
6. La forza del carattere 27
7. Conclusioni: Draghi leader meta-politico 32
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1. PREMESSA: IL FATTORE DRAGHI
Il Governo Draghi si è formato sotto l’imperativo di realizzare una efficace campagna
di vaccinazione, perciò di contrasto all’epidemia del Covid-19 e per attuare il Piano di
Rinascita e Resilienza del paese.
Nel corso dei mesi la politica italiana è progredita sia in relazione ai provvedimenti del
Governo nelle due materie citate, oltre che su quelle che l’attualità ha via via proposto,
e ha sempre più posto davanti all’attenzione dell’opinione pubblica la figura di Mario
Draghi.
Anche se il programma del Governo ha un carattere preminente di adempiere ai due
grandi compiti citati, sin dal suo nascere ha suscitato molti cambiamenti politici sulla
scena nazionale sia di carattere generale, sia all’interno di alcuni singoli partiti. In
alcuni casi sono cambiati i leader di alcuni partiti e in altri sono cambiati
progressivamente i contenuti programmatici sino a quel momento sostenuti. In alcuni
casi i cambiamenti sono stati vistosi e in altri hanno agito quasi sotto traccia, pur
essendo evidenti i loro esiti politici.
Questo report però non è focalizzato sulla valutazione del confronto politico, sui
cambiamenti, le resistenze e quant’altro si possa dire sul piano strettamente politico,
e neppure sull’evoluzione possibile della politica nazionale, ma a scandagliare l’effetto
che Mario Draghi sta producendo sul piano politico, visto dal punto di vista degli
Italiani. A cominciare, innanzitutto, dalla percezione e valutazione proprio della sua
figura sia in quanto Presidente del Consiglio, sia sul piano più strettamente personale
o, come vedremo meglio, del suo carattere, nell’accezione più ampia che il termine
consente.
È perciò una indagine che vede al centro la figura politica di Mario Draghi attraverso
una valutazione che non può non partire dal giudizio sull’azione del governo da lui
presieduto e sul tema che da mesi occupa l’attenzione dell’intera nazione, l’epidemia
e tutte le controversie nate dall’adozione e dalla regolamentazione del Green Pass, o
Certificazione Verde.
Si tratta di una indagine demoscopica, con le risposte di un campione rappresentativo
della popolazione italiana maggiorenne.
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2. DRAGHI, COMUNQUE, ALLA GUIDA DEL PAESE
Essendo alle soglie dell’elezione del Presidente della Repubblica, ed essendo il nome
di Mario Draghi ampiamente citato dai giornali come possibile candidato a questa
carica, la prima domanda del questionario è intesa proprio a capire gli orientamenti
degli intervistati su questo tema, e attraverso questo tema a capire il ruolo che per gli
Italiani dovrebbe ricoprire il Presidente del Consiglio.
Il risultato forse più evidente dello studio è che gli Italiani, in un ruolo o nell’altro,
vorrebbero che Mario Draghi restasse saldamente al timone del Paese. Il 70% degli
Intervistati (Tab. 1) lo vorrebbe ancora a Palazzo Chigi, mentre il 12% preferirebbe la
sua elezione alla carica di Presidente della Repubblica. Solo il 18% vorrebbe che non
rivestisse nessuno dei due incarichi. Siamo perciò davanti a una nettissima
maggioranza (oltre l’80%) che lo vorrebbe comunque alla guida del Paese. Si tratta di
un risultato molto significativo e vedremo che supera ampiamente le divisioni politiche
pur esistenti intorno al suo governo.
Tab. 1 – Preferenze verso il ruolo di Mario Draghi
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Quando si vanno a esaminare i risultati secondo l’orientamento politico degli
intervistati (durante l’intervista è stato chiesto loro di indicare il partito o la lista che
voterebbero oggi, se dovessero votare per le elezioni politiche) si rimane abbastanza
sorpresi dalla circostanza che nei singoli elettorati non ci si discosta molto dalla media
generale: solo per gli elettori dei Fratelli d’Italia si sta qualche punto sotto la media
generale già vista, ma per tutti gli altri elettorati l’oscillazione intorno alla media è
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minima, con il massimo consenso alla sua permanenza alla presidenza del Consiglio
dei Ministri espressa dagli elettori di Azione, per i quali si arriva all’88%. Nelle
preferenze verso la sua eventuale elezione alla Presidenza della Repubblica si
segnalano solo consensi minori per gli elettori di Forza Italia (9%), del Movimento 5
Stelle (11%) e di Azione (12%). S’intuisce che le ragioni dei tre elettorati non sono
coincidenti, perché probabilmente l’opzione dell’elezione di Silvio Berlusconi alla
Presidenza della Repubblica spinge relativamente i suoi elettori a sostenere questa
ipotesi. Si tratta però di scostamenti contenuti, perché la distanza tra gli elettori di
Forza Italia rispetto alla media generale di chi vorrebbe Draghi alla presidenza della
Repubblica è di 7 punti.
Disaggregando i dati secondo alcune variabili demografiche come l’età, la residenza,
la professione e il genere non si riscontrano vistose differenze, vista anche l’alta
percentuale del 70% ottenuta dall’opzione di preferenza verso la continuità del lavoro
a Palazzo Chigi. Comunque segnaliamo alcune differenze relative non eclatanti e
tuttavia significative:
- il massimo del consenso a Draghi come Presidente della Repubblica arriva
dai più giovani (18/24 anni). Non abbiamo elementi per poterne
descrivere e valutarne le ragioni, tuttavia è interessante segnalarlo;
mentre il massimo consenso per proseguire l’opera al Governo del Paese
arriva dai più adulti (con età oltre i 55 anni). Tuttavia, se sommiamo le
preferenze verso le due cariche, il massimo consenso si registra
esattamente nella fascia d’età tra i 45 e i 54 anni;
- dal punto di vista della residenza, la circoscrizione geografica dove Draghi
raggiunge il minore consenso come capo del Governo (comunque del
68%) si registra nel Centro-Italia e il massimo consenso nelle regioni del
Nord-Est. Tuttavia le differenze geografiche sono sempre inferiori ai 10
punti.
Finora i giudizi sono rivolti alla figura di Mario Draghi in quanto tale, e non coinvolgono
complessivamente il suo governo, o il Governo nel suo insieme. Passiamo allora ai
giudizi complessivi sul Governo, perciò sul complesso dell’azione di governo e non
esclusivamente sulla qualità del suo Presidente. Qui i risultati sono un po’ diversi,
perché il 57% degli Italiani, con varia intensità, è complessivamente contento
dell’operato del Governo, mentre non lo è, anche in questo caso con varia intensità, il
43%. È qui che troviamo la differenziazione degli elettori di Fratelli d’Italia, perché,
mentre – come visto – sono favorevoli a Draghi in quanto leader, diventano al 69%
critici verso l’azione del Governo.
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Ritornando adesso alla generalità della popolazione, riscontriamo che il 24% (Tab. 2)
è molto critico nei confronti del Governo e il 19% esprime delle critiche, anche se in
termini meno intensi. È così che si giunge al 43% prima citato. Possiamo dedurne che
l’area critica verso Draghi in quanto leader e verso Draghi in quanto rappresentativo
del Governo delineino il range degli atteggiamenti critici, che perciò vanno dal 18%,
espresso verso il leader al 24% verso il suo governo.
Tab. 2 – Giudizio sull’operato del Governo nel suo complesso
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Possiamo adesso vedere il giudizio sul Governo secondo l’orientamento politico-
elettorale degli intervistati. Guardando ancora ai singoli elettorati, si scopre che i
maggiori entusiasti del Governo, cioè quanti dicono di essere totalmente soddisfatti
del suo operato, sono gli elettori di Azione (40%), seguiti da quelli di Forza Italia (31%)
e del PD (22%). Fra quanti sono insoddisfatti in assoluto, cioè esprimono un giudizio
nettamente negativo, al primo posto non ci sono né gli elettori di Fratelli d’Italia, né
della Lega (che si collocano al secondo posto), ma gli elettori di estrema sinistra (Art.
1 e Sinistra italiana) per i quali i totalmente contrari arrivano al 44% (Tab. 3).
Se però aggiungiamo ai critici più netti anche quelli che esprimono criticità più
moderate, allora gli elettori di Fratelli d’Italia si avvicinano molto per quantità alle
critiche dei movimenti di estrema sinistra: infatti arrivano al 60%, vicini al 69% dei
movimenti di estrema sinistra. Questi sono gli unici elettorati in cui le opinioni critiche
verso il Governo superano la soglia del 50%. Gli elettori della Lega si fermano al 40%.
Adesso si può disegnare un quadro molto preciso dell’atteggiamento dei suoi elettori
verso il Governo (come si è visto i giudizi su Draghi sono nettamente migliori): il 19%
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degli elettori della Lega è molto critico verso il Governo; il 21% esprime delle
perplessità e anche delle critiche, mentre il 60% lo apprezza.
Tab. 3 – Giudizio sull’operato del Governo secondo l’orientamento elettorale
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Come si può vedere, l’influenza del giudizio dei vertici dei partiti sulle opinioni dei
singoli elettorati conta, ma non è automatico, e per nulla scontato, visto che il 40%
degli elettori di Fratelli d’Italia giudica bene il Governo e il 40% di quelli della Lega
esprime un giudizio critico.1 Si vedrà al proposito quanto la vicenda del Green Pass, e
poi la decisione personale di vaccinarsi o meno sia molto rilevante rispetto ai giudizi
sul Governo, a prescindere, in molti casi, dal partito di riferimento.
Qui vediamo adesso una correlazione molto stringente tra la condizione economica e
il giudizio sul Governo. In generale e in astratto è da attendersi che chi si percepisce in
una condizione economica e sociale migliore tenda ad avere un buon giudizio sul
governo e, viceversa, chi sta peggio abbia giudizi critici. Non è una regola meccanica,
non foss’altro perché la condizione economica di una famiglia difficilmente può essere
attribuibile all’operato di un singolo governo. Questa ricerca, in questa occasione, ci
mostra che il legame non solo esiste, ma è molto netto, e definisce quasi una legge di
proporzionalità inversa tra la percezione della propria condizione economico-sociale
e il gradimento verso il Governo (Tab. 4).
1
Nel caso della Lega esiste comunque un dibattito anche nel vertice del partito sul giudizio da dare sul Governo, o almeno su suoi singoli atti
significativi. Perciò la considerazione appena fatta nel testo, sebbene valida, è da riportare anche alla specifica situazione citata.
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Tab. 4 – Giudizio sull’operato del Governo secondo la condizione economica percepita
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Nella situazione specifica del nostro paese non è azzardato sostenere (sempre al
proposito del legame diretto tra percezione della propria situazione economica e giudizio
sul Governo) che nella mente degli intervistati (e nella realtà effettuale) un legame vi
possa esser costruito e che la responsabilità venga attribuita all’azione dei governi
rispetto alle politiche di contenimento e contrasto dell’epidemia del Covid-19.
Naturalmente, in questo caso, il riferimento sarebbe soprattutto con il Governo
precedente, che ha vissuto la parte più critica dello scoppio dell’epidemia con i lockdown,
le chiusure e il ridimensionamento di alcune attività economiche e poi sulla politica dei
ristori. Se la causa del proprio malessere economico e sociale fosse attribuita nella mente
degli intervistati solo principalmente in relazione alle regolazioni anti-Covid, allora
sarebbe possibile che il legame sia percepito come diretto, o almeno come una diretta
responsabilità governativa o legislativa. Questo, naturalmente, cercando di interpretare
il pensiero degli intervistati, perché non abbiamo qui i dati per categoria economica, con
la possibilità di incrociarli con le risposte degli intervistati secondo la classe
d’appartenenza, per vedere la consistenza oggettiva dei loro giudizi eventualmente
critici.
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3. IL GREEN PASS MONOPOLIZZA I GIUDIZI
Abbiamo visto che c’è un legame tra la percezione della propria situazione economica
e il giudizio sul Governo, ma il legame più forte che registriamo non è sui temi
economici e neppure su quelli sociali, meno che mai sul PNRR, che non sembra
interessare affatto la popolazione, ma sul Green Pass, che è l’issue sulla quale si
sviluppa gran parte del dibattito collettivo e quasi monopolizza la discussione
popolare, molto più di quanto non faccia – e non è poco – sui media. È l’atteggiamento
verso l’ideazione, la regolazione e i controlli relativi al Green Pass che si sviluppa il
giudizio sul Governo, e in parte anche su Draghi stesso.
Anzi, possiamo dire di essere davanti a una legge di proporzionalità diretta tra
l’opinione sul Green Pass e l’opinione sul Governo. Tra quanti sono convinti della bontà
della Certificazione, l’82% (Tab. 5) è favorevole all’azione del Governo; all’opposto, tra
quanti sono nettamente contrari all’adozione del Green Pass (o alle regole che lo
sovraintendono) solo il 22% si esprime a favore del Governo. C’è di più, se
considerassimo solo i “molto favorevoli” al governo, scorporandoli da quelli che sono
“abbastanza favorevoli”, allora la percentuale scenderebbe all’1%.
Tab. 5 – Giudizio sul Governo e giudizio sul Green Pass
70
60
60
57
50
49
44
42
Giudizio sul governo
40
34 Molto positivo
Abbastanza positivo
30
27 Critico
25 24
22 Negativo
21
20
17
14 15
13 12 11
10
7
5
1
0
Green Pass convinto Green Pass abb. né convinto né abbastanza totalmente
Convinto contrario contrario contrario
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
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All’opposto, fatto 100 il numero di persone nettamente contrarie al Green Pass, il
consenso verso il Governo scende al 23%; quando analizziamo le persone che sono
“abbastanza” contrarie al Green Pass, cioè hanno una posizione meno “fondamentalista”,
il giudizio sul Governo migliora un po’, ma non supera la soglia del 50%, fermandosi al
34%. Non c’è bisogno di aggiungere molto altro su questo punto. A ulteriore conferma
vediamo che quanti esprimono un giudizio negativo sul Governo, pochi sostengono il
Green Pass (13%), perciò questa sorta di legge di proporzionalità tra i due giudizi viene
confermata: più si stima il Governo, più si stima il Green Pass e vale anche il vice-versa.
In questo modo si dimostra, ancora una volta, quasi inesorabilmente, e nel bene e nel
male, che i giudizi sui governi si misurano sulla issue principale del momento, cioè
sull’argomento che in un dato periodo prevale nel paese. È stato così per
l’immigrazione (che per alcuni anni ha alimentato i consensi verso la Lega), è così
adesso, ma solo parzialmente, con Fratelli d’Italia rispetto al Green Pass.
Guardiamo allora adesso all’atteggiamento degli Italiani rispetto al Green Pass, a
prescindere dal giudizio sul Governo. In generale, il 45% della popolazione (Tab. 6) è
molto favorevole all’introduzione di questa certificazione e il 21% è abbastanza
favorevole, perciò nel complesso si tratta del 66% degli Italiani favorevole al Green
Pass. C’è poi da considerare che il 13% degli intervistati è piuttosto agnostico, nel
senso che non è né favorevole, né contrario. Le persone contrarie in maniera netta
alla Certificazione Verde rappresentano il 13%, mentre l’8% è abbastanza contrario,
anche se in maniera non assoluta; la somma dei contrari, sia pure con varia intensità,
ci da il 21%, che è la percentuale che poi ritroviamo, come la quota parte di
popolazione che da un giudizio negativo sul Governo (che era tra il 18% e il 24%, come
si ricorderà).
Tab. 6 – Giudizio della popolazione italiana sul Green Pass
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
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La misura del 20% che ritroviamo spesso non è sempre composta dalle stesse persone, o
almeno non è esattamente sovrapponibile rispetto alle varie issue considerate. Quando,
ad esempio, consideriamo i favorevoli al Green Pass nella disaggregazione tra gli elettori
dei diversi partiti, vediamo differenze significative, ma queste differenze non
rispecchiano automaticamente le posizioni dei vertici dei partiti. Ad esempio, fra gli
elettori di Fratelli d’Italia il 33% (Tab. 7) è molto favorevole al Green Pass e il 24% è
abbastanza favorevole, perciò la somma supera la metà dell’elettorato di questo partito.
Quando guardiamo agli altri singoli elettorati vediamo che si trovano tutti al di sopra di
questa soglia, ma con distanze non grandi. Vediamo allora il quadro della situazione con
maggiori particolari e specificazioni:
- la soglia massima tra i “molto favorevoli” al Green Pass si riscontra
nell’elettorato del PD, con il 59%, seguito da quello di Forza Italia con il 51%. Il
minimo si riscontra, come detto, fra gli elettori dei Fratelli d’Italia dove raggiunge
il 33%;
- sommando i “molto favorevoli” con quanti si dicono “abbastanza favorevoli”, i
due partiti prima menzionati (Forza Italia e Pd) sono appaiati al primo posto con il
76%, mentre il resto dei partiti oscilla intorno alla media generale del 66%; seguiti
leggermente più in basso (63%) dagli elettori della Lega, scendendo all’ultimo
posto troviamo gli elettori dei Fratelli d’Italia con il 57%.
Come si può vedere ci sono differenze, in particolare tra la media generale e gli elettori
dei Fratelli d’Italia, ma si tratta di una differenza di 9 punti percentuali: abbastanza per
essere segnalata, non abbastanza per dire che l’orientamento dell’elettorato di questo
partito sia capovolto o molto distante da quello medio della popolazione.
Siamo in una situazione in cui le questioni legate al Covid-19 rispecchiano solo in parte le
posizioni dei vertici dei partiti. Un altro piccolo esempio di questa parziale asimmetria lo
testimoniano gli elettori di +Europa, tra i quali il 29% è contrario al Green Pass e si capisce
che lo siano non per ragioni legate alle tematiche sostenute dai No-vax, da cui sono
lontanissimi, ma da una concezione liberale che li porta a contrastare decisioni che
sembrano limitare le libertà personali. Infatti, quando andiamo a misurare l’incrocio tra
quanti hanno fatto il vaccino e il loro orientamento politico, scopriamo che il 70% degli
elettori di +Europa ha fatto “volentieri” il vaccino e il 15% l’ha fatto sia pure con qualche
perplessità. Si arriva così all’85%, addirittura un punto sopra la media della popolazione.
Il loro caso è “asimmetrico”: perché sono a favore del vaccino, per questa ragione si
vaccinano più della media generale, ma sono contro il Green Pass per ragioni non legate
al rifiuto del vaccino, ma di tipo ideologico.
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Tab. 7 – Giudizio molto favorevole sul Green Pass secondo l’orientamento politico
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Sempre sul tema della vaccinazione, andiamo a osservare adesso la proporzione dei
vaccinati sulla popolazione, prima in generale e poi secondo il loro orientamento politico.
Il 65% degli Italiani (Tab. 8) ha fatto il vaccino volentieri e con piena convinzione (le
interviste sono state fatte dal 15 al 20 novembre); il 19% l’ha fatto, ma quasi di
controvoglia, o comunque con delle perplessità. La somma delle due parti ci porta all’84%
degli intervistati vaccinati. Bisogna considerare anche il 7% che ha detto di attendere di
farlo. Coloro che, invece, sono determinati a non farlo (o comunque lo erano al momento
dell’intervista) rappresentano il 9%. È anche possibile che l’intervistato che dichiari di
essere in attesa di farlo, in realtà voglia piuttosto mascherare la reale volontà di non farlo,
visto che le interviste sono state effettuate a novembre, quindi ci sono stati molti mesi in
cui avrebbero avuto la possibilità di farlo. Se consideriamo anche questa parte di persone
come non intenzionate a fare il vaccino, allora arriviamo al 16% di persone che
probabilmente non ha intenzione di fare il vaccino. Anzi, potremmo dire che la parte di
popolazione che non intende vaccinarsi, anche di fronte a un’ulteriore necessità di far
fronte alle nuove varianti, oscilli tra il 9% e il 16%. Quanto si possa ridurre questa quota
di popolazione dipende da vari fattori, non solo dalla personale convinzione, perché
abbiamo già visto che si sono vaccinate persone che avrebbero preferito non farlo, ma
sono state “costrette” a farlo in relazione a varie circostanze.
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Tab. 8 – Atteggiamento personale verso il vaccino
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Dato l’elevato numero di persone che ha fatto la vaccinazione, è superfluo evidenziare le
disaggregazioni secondo le principali variabili demografiche, perché le differenze sono
minime. È comunque interessante valutare la percentuale non tanto dei vaccinati totali,
ma dei vaccinati che hanno fatto il vaccino con volontà e convinzione distribuiti secondo
il loro orientamento politico. La percentuale più alta di vaccinati (Tab. 9) si registra tra gli
elettori di estrema sinistra (76%), ma in realtà per gli elettorati di tutti i partiti siamo su
percentuali alte (ad esempio, 74% fra gli elettori del Movimento 5 Stelle, 70% per gli
elettori del Pd e 68% per gli elettori di Fratelli d’Italia). Fanno eccezione gli elettori della
Lega, fra i quali quanti dicono di aver fatto il vaccino volentieri e con convinzione si
fermano al 59%, che è sempre la maggioranza, ma distante dalla media generale.
Tab. 9 – Vaccinati secondo l’orientamento elettorale
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
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Per la Lega questo risultato mostra un altro tassello della divisione interna che ha una
radice anche culturale, se non addirittura antropologica: una parte consistente, ma non
maggioritaria, pur la Lega facendo parte del governo, sulla questione del Green Pass, e
anche della vaccinazione personale, fa una resistenza maggiore di quella degli elettori dei
Fratelli d’Italia, partito che sta all’opposizione. A dimostrazione che, in misura maggiore
o minore, le questioni relative all’atteggiamento verso le politiche anti-epidemia fra gli
elettori non si sovrappongono esattamente alle posizioni ufficiali dei vertici dei partiti.
In conclusione, il Green Pass, con le sue regole, la sua applicazione, i cambiamenti nei
suoi modi di applicazione, determina in questo momento una parte molto consistente
dei giudizi complessivi sul Governo. I giudizi sul Green Pass però non rispecchiano
automaticamente le opinioni che i vertici dei singoli partiti hanno su questo punto.
Nella distribuzione delle opinioni appaiono più significative alcune variabili demografiche
rispetto all’orientamento politico: ad esempio, i contrari al Green Pass sono il 27% dei
residenti nelle regioni del Nord-Est e il 24% in quelle del Nord-Ovest, mentre al Sud
scendono al 16%, perciò con circa 10 punti di differenza; le persone più colte e in
condizione economica migliore sono più favorevoli al Green Pass rispetto alla media; gli
uomini sono più favorevoli rispetto alle donne (70% contro il 63%).
Non possiamo dire che il Green Pass abbia ristrutturato i posizionamenti politici: non
siamo a questo punto, però siamo davanti a un processo progressivo e molecolare che
tende a mettere in discussione le appartenenze politiche, a misura che coincidano o
meno le opinioni dell’elettorato con i vertici del proprio partito. Ovviamente, se
l’epidemia resiste, o se si aggrava ancora, allora la redislocazione degli orientamenti
politici sarà più profonda, perché gli elettori, messi davanti alla scelta tra adeguare le
proprie posizioni a quelle del partito di riferimento o cambiare le proprie preferenze
politiche, tendenzialmente seguiranno la seconda strada. In sostanza, il giudizio
sull’epidemia, sul Green Pass prevalgono su quelle politiche.
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4. LA PERCEZIONE POLITICA DI DRAGHI
Qual è la natura politica di Mario Draghi? I Presidenti del Consiglio “tecnici”, cioè non
espressione diretta di un singolo partito o di una coalizione elettorale, con il passare
del tempo, tendono a diventare “politici”, anche nel senso più pieno del termine. Ci
sono vari esempi, da Mario Monti e Lamberto Dini che hanno creato un loro partito,
fino a Giuseppe Conte che è diventato leader di una forza politica dopo la sua
esperienza di Presidente del Consiglio. L’unica eccezione è stata quella di Ciampi.
Allora, la prima questione riguarda proprio la natura dell’esperienza della presidenza
di Draghi, se oggi, a molti mesi dal suo insediamento, abbia sempre una natura tecnica,
o sia percepito come un leader in qualche modo assimilato alla “politica”. La
percezione degli Italiani su questo punto à molto netta: il 46% (Tab. 10) lo vede come
un leader tecnico e il 36% lo vede come un leader tecnico-politico, in cui il primo
termine comunque sopravanza rispetto al secondo. Quanti percepiscono la sua figura
come politica rappresentano il 18%. I mesi al governo non ne hanno perciò modificato
la percezione da tecnico. D’altro canto, nella sua azione di governo ha sempre cercato
di far dipendere le sue decisioni da una “ratio” che sceglie la migliore soluzione da
dare ai problemi (o almeno da quella che appare tale) e non come esito di un
“equilibrio politico” fra i partiti che compongono il governo.
Tab. 10 – Percezione delle caratteristiche della leadership di Draghi
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
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Nell’ampia percezione di Draghi quale leader tecnico, o essenzialmente tecnico, si notano
alcune differenze rispetto all’elettorato di appartenenza degli intervistati. L’idea che
Mario Draghi sia un leader tecnico è prevalente soprattutto all’interno dell’elettorato del
Pd: il 47% (Tab. 11) ritiene sia un tecnico. La dimensione tecnico-politica è maggiormente
presente nella percezione degli elettorati del Pd, della Lega, del Movimento 5 Stelle e
anche dei Fratelli d’Italia. La percezione che Draghi sia già un leader politico è, invece,
soprattutto tra gli elettori di Azione e di Italia Viva, e anche del Movimento 5 Stelle.
S’intuisce per ragioni diverse, e opposte.
Tab. 11 – Percezione della leadership di Draghi come leader tecnico
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Avendo verificato che la percezione di Mario Draghi sia tecnica, o al massimo tecnico-
politica, rimane tuttavia l’esigenza di definirne meglio i contorni politici, sia rispetto ai
partiti esistenti sia, eventualmente, a cambiamenti che si possono realizzare sotto
l’effetto della sua presenza al governo del Paese. Volendo schematizzare e, in qualche
modo, “costringere” a una risposta comunque significativa, si sono presentate tre
opzioni: la prima è che Draghi sia vicino, pur non appartenendovi, a qualcuna delle forze
politiche presenti; la seconda è che rappresenti un’offerta politica nuova, a prescindere
dal suo esplicito consenso o sostegno; la terza è che possa essere considerato una sintesi,
o un mix, di partiti già presenti in Parlamento e nel Paese.
Secondo la percezione degli Italiani, Mario Draghi non è assimilabile a nessuna delle forze
politiche oggi in campo. La maggioranza, con il 54%, ritiene che si tratti di una figura
capace di mettere insieme i partiti esistenti o, altrimenti, di una figura che propone un
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nuovo modo di fare politica, con un set di idee originali, in breve un fenomeno nuovo,
non rapportabile ai partiti esistenti. Le due opzioni, figura di raccordo tra i partiti esistenti
e originalità della presenza politica, pesano allo stesso modo, con ciascuna a
rappresentare il 27% delle preferenze degli intervistati.
Quando si analizzano le percezioni di “vicinanza” a un singolo partito o movimento, i
risultati indicano in Forza Italia e nel Pd i partiti a cui Draghi viene maggiormente
avvicinato (rispettivamente al 17% e al 15%), segue l’insieme dei tre partiti “centristi”
(Azione, +Europa e Italia Viva) con il 7% (Tab. 12). Sono pochissimi quanti “assimilano”
Draghi al Movimento 5 Stelle (4%) e alla Lega (3%), e nessuno a Fratelli d’Italia.
Tab. 12 – La percezione politica di Draghi
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
I dati prima citati si riferiscono alla totalità della popolazione, è ancora molto
interessante, anzi di più, vedere come si esprimono i singoli elettorati, cioè gli intervistati
secondo il loro partito di riferimento. Ad esempio, se il 17% della popolazione indica
Draghi come “vicino” a Forza Italia, cosa ne pensano gli elettori di questo partito?
Analogamente, se il 15% della popolazione “avvicina” Draghi al Pd, cosa ne pensano, a
loro volta, gli elettori di questo partito? e così via, per ciascun elettorato. Vediamo allora
i risultati più significativi:
- ci sono tre forze politiche dove l’auto-attribuzione di “vicinanza” è molto
elevata, vale a dire che per il 51% degli elettori del Pd (Tab. 13), Mario Draghi è
più vicino al Pd: In sostanza, oltre la metà degli elettori del Pd sostiene che Draghi
sia più vicino proprio al Pd. Una percezione analoga si registra per gli elettori di
Azione, che al 45% ritengono che Draghi sia più vicino proprio ad Azione. C’è un
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terzo partito in cui questa auto-attribuzione di vicinanza è nettamente superiore
alla media generale, ed è Forza Italia, per i cui elettori, al 31%, sentono Draghi
più vicino proprio a Forza Italia. In sostanza gli elettorati del Pd, di Forza Italia e
di Azione sono quelli che tendono maggiormente a vedere Draghi come
“proprio”;
- analizzando la frequenza delle risposte rispetto all’ipotesi che Draghi
rappresenti qualcosa di nuovo nel panorama politico italiano, emergono al
primo posto gli elettori della Lega, con il 31% delle preferenze. In sostanza, gli
elettori che ritengono Draghi non assimilabile a un singolo partito esistente e
neppure una sintesi dei partiti esistenti, ma qualcosa di nuovo in assoluto sono
proprio gli elettori della Lega. Ci possono essere varie interpretazioni di questa
“strana” situazione, in cui non ci si “appropria” di Draghi, ma si è convinti che la
sua presidenza sia un fatto politico nuovo e positivo. Quella che ci pare più
verosimile è che si tratti di un elettorato in grande movimento (o grande
difficoltà) che avverte di dover cambiare proprio alla luce del cambiamento
apportato da Draghi, anche se non si identifica con Draghi. Si avverte, in
sostanza, il valore della situazione nuova, che indica, o addirittura “obbliga” a
mutare i contenuti politici della propria presenza politica, senza però che Draghi
possa essere pensato, neppure teoricamente, un “proprio” leader;
- da segnalare, infine, che la minima “auto-appropriazione” di Draghi si registra
fra gli elettori del Movimento 5 Stelle, fra i quali solo l’1% ritiene che Draghi
possa in qualche modo essere avvicinato a questo movimento. Elevati livelli di
“appropriazione” di Draghi si registrano, invece, fra gli elettori di +Europa (24%)
e di Italia Viva (15%).
Anche in questo caso, sia pure in maniera più lieve e avvertibile solo in alcuni elettorati,
la figura di Draghi non è assimilata alla dimensione delle dinamiche attuali dei partiti: c’è
sempre uno scarto, una non coincidenza, o almeno una non coincidenza perfetta, tra la
dislocazione dei partiti e la sua figura che, per un verso o per l’altro, appare sempre
distintiva rispetto al panorama politico pre-esistente alla sua nomina alla Presidenza del
Consiglio.
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Tab. 13 – Percezione politica di Draghi secondo l’orientamento politico
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
La questione della percezione politica di Draghi può essere analizzata anche da altre
prospettive che non siano solo l’elettorato d’appartenenza degli intervistati, ma anche i
caratteri demografici. I due principali risultati su questo punto indicano come sia:
- abbastanza curioso, ma bisognerebbe avere ulteriori elementi per poter
interpretare al meglio questi scostamenti dalla media, che Draghi sia percepito
maggiormente vicino al Pd nelle regioni occidentali del Nord e più vicino a Forza
Italia nelle regioni meridionali e che nelle regioni centrali sia visto maggiormente
come un fenomeno politico nuovo;
- è ugualmente interessante osservare che la novità di Draghi è avvertita
soprattutto dalle categorie professionali più elevate (dirigenti, professionisti,
imprenditori) mentre tra gli operai viene assimilato, in termini relativi, di più a Forza
Italia.
L’effetto politico di Draghi sembra avere così un carattere generale, una sorta di meta-
effetto, cioè qualcosa che influenza il corso degli eventi politici, pur non coincidendo
esattamente con la dinamica di una parte politica specifica. Su questo argomento
torneremo, nel mentre adesso è da districare un’altra questione, che diventa attuale nel
momento in cui una parte consistente degli intervistati vede Draghi come qualcosa di
molto distinto rispetto al panorama politico esistente. La domanda che ci si pone, perciò,
è se questa percezione tratteggi o anticipi la formazione di un partito ispirato a Draghi, o
20
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se i cambiamenti indotti dalla sua azione siano metabolizzati in altro modo dal sistema
politico nazionale. Così il prossimo capitolo affronta esattamente la questione se c’è
domanda di un partito (o di un’alleanza nuova) o se i cambiamenti auspicati si possono
esprimere all’interno degli attuali partiti e/o delle attuali alleanze.
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5. NUOVI PARTITI, NUOVE ALLEANZE?
Se Draghi è visto come un fattore politico nuovo, apprezzato da gran parte degli
intervistati, bisogna capire quali possono essere le conseguenze sul piano della politics,
soprattutto per quanti hanno affermato che si tratta di un fenomeno inedito, distintivo,
e non assimilabile alle dinamiche politiche esistenti.
La formazione di nuovi partiti o di nuove alleanze è una prerogativa dei leader dei partiti,
dei loro vertici, dei gruppi parlamentari, insomma del personale politico che
quotidianamente è impegnato nella direzione delle forze politiche, oppure può arrivare
dall’esterno. Non è però questo l’oggetto della nostra ricerca, quanto di capire il “Fattore
Draghi” cosa sta producendo nella mente delle persone in termini di nuova domanda
politica.
Volendo semplificare e schematizzare, nel questionario utilizzato per l’indagine sono
state presentate tre possibili opzioni: la prima indica come sua conseguenza la nascita di
un nuovo partito o di una nuova alleanza tra partiti esistenti, ispirati alla figura dell’attuale
Presidente del Consiglio; la seconda opzione indica nel “Fattore Draghi” la necessità di
avere novità politiche, anche attraverso, eventualmente, il cambiamento di leader, di
contenuti dei programmi, di stile, anche molto profondi, che non stravolgano però
l’attuale assetto politico generale; la terza opzione indica la continuità, l’idea che il
“Fattore Draghi” possa essere metabolizzato dai partiti esistenti (e perciò dentro le
alleanze esistenti) senza cambiamenti radicali, ma assorbendo quanto di positivo la sua
esperienza di governo sta realizzando.
L’opzione che ottiene la maggioranza dei consensi, anzi esattamente il 50% (Tab. 14), è
quella più “conservatrice”, perciò cambiamenti da apportare seguendo l’esperienza di
Draghi, ma senza cambiare gli attuali assetti dei partiti e delle alleanze. Le altre due
ipotesi si dividono il resto dei consensi: il 27% propende verso la formazione di nuovi
partiti o di nuove alleanze fra i partiti esistenti e il rimanente 23% pensa che i
cambiamenti necessari siano importanti, ma senza stravolgere l’assetto politico
esistente.
E’ difficile una interpretazione univoca di questa distribuzione delle preferenze degli
elettori: sicuramente c’è un “effetto Draghi” che in una versione “minimalista” coinvolge
comunque la meta dell’elettorato, tuttavia la maggior parte delle persone propende
verso cambiamenti che stiano all’interno degli attuali assetti, perciò cambiamenti anche
possibili di leadership, di contenuti e anche di stile, ma senza cambiare radicalmente
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quello che un tempo si chiamava il “quadro politico” del Paese e delle alleanze già
definite.
Naturalmente è anche legittima un’interpretazione più favorevole all’esito della nascita
di un nuovo partito, o di una nuova alleanza, perché una domanda pari al 27%
dell’elettorato non è certo di poco rilievo. Tuttavia, analizzando con maggiore profondità
i dati relativi a questa opzione, si osserva che:
- questa esigenza è trasversale tra i partiti e coinvolge nella stessa misura anche
chi non vota, o chi non esprime una scelta elettorale. Anzi, fra questi ultimi quelli
che domandano nuovi partiti rappresentano il 22%, perciò sotto la media generale;
- se si guarda all’età degli intervistati, si vede che l’esigenza di una nuova offerta
politica è più sentita tra i giovani dove, a secondo dell’età, oscilla intorno al 30-33%,
perciò è più elevata della media, ma non in maniera eclatante;
- se si osserva la domanda di nuovi partiti fra i contrari al Green Pass, anche in
questo caso registriamo una domanda leggermente superiore alla media, ma si
ferma al 29%, appena due punti sopra la media generale. Perciò non esiste la
possibilità che si crei un “partito del Green Pass”, anche perché alcune loro istanze
sono già recepite dai partiti esistenti;
- anche rispetto alla condizione economica non si registra una particolare domanda
verso nuovi partiti da parte, ad esempio, di chi si trova in una condizione meno
favorevole. C’è però una sola eccezione, a suo modo clamorosa, proprio perché si
differenzia da tutte le altre variabili, e si riferisce alla residenza geografica. La
circoscrizione che esprime una vera e propria domanda di nuovi partiti (o nuove
alleanze) viene dalle regioni del Nord-Ovest, vale a dire dalla Lombardia, dal
Piemonte e dalla Liguria. Non abbiamo ulteriori elementi per approfondire la
questione, ma in questo caso la percentuale (42%) è così più alta rispetto alla media
che è necessario segnalarla.
Detto questo, è possibile che qualcuno pensi in via teorica a un’aggregazione interna a
questo 27% sulla novità politica di Draghi, a cui aggiungere forze di partiti politici esistenti.
Non impossibile, ma molto difficile, anche perché il fattore Draghi è legato alla sua
personalità e alla sua leadership e non è detto che un’analoga catalizzazione sia possibile
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in tutti i casi. Rimane indubbia la domanda di novità che si registra nel paese sul piano
politico.2
Tab. 14 – Domanda potenziale di nuovi partiti o alleanze
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Guardiamo adesso all’interno dei singoli elettorati, per vedere dove la situazione interna
è più solida (conseguenza del fatto che registriamo il minimo consenso verso nuovi partiti
e nuove alleanze) e dove, invece, presenta delle situazioni di domanda di novità
inespresse:
- il partito che esprime il massimo di domanda verso la formazione di una nuova
forza politica (Tab. 15) è quello di Italia Viva (il 37% vorrebbe nuovi partiti da creare
o nuove alleanze), seguito a pochi punti percentuali dagli elettori della Lega (che
così si conferma come la forza politica che in questo momento è in maggiore
fibrillazione rispetto al proprio elettorato) e della Sinistra estrema (Sinistra Italiana,
Art. 1);
- all’opposto, il partito che complessivamente esprime la maggiore solidità, nel
senso appunto di una bassa domanda di cambiamento degli assetti interni è quello
di Fratelli d’Italia. Dal punto di vista meramente tecnico-statistico ci sono anche gli
elettori di Azione e di Italia Viva che esprimono una bassa propensione alla
formazione di nuovi partiti, ma per quest’ultima siamo davanti a una sorta di
2
Una recente indagine realizzata da Pew Research, uno dei più apprezzati istituti di ricerca americani, svolta su 18 far i
maggiori paesi del mondo, l’Italia è risultata la rima per insoddisfazioni dei cittadini verso il sistema politico attuale in
ciascun paese. Rif. https://www.pewresearch.org/global/2021/10/21/citizens-in-advanced-economies-want-significant-
changes-to-their-political-systems/
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“dualismo”, perché sono molti coloro che chiedono partiti nuovi e molti sono anche
a chiedere di mantenere i partiti attuali. Questo succede perché al suo interno sono
pochissimi quelli che intendono cambiare i loro attuali assetti interni in mancanza
di cambiamenti di quelli esterni;
- da notare le dinamiche interne al Pd, perché i suoi elettori non chiedono nuovi
partiti, ma sono allo stesso tempo quelli che chiedono maggiormente cambiamenti
interni, appunto sotto l’influenza del “Fattore Draghi”. D’altro canto, si ricorderà
che sono, insieme agli elettori di Forza Italia, quelli che maggiormente si
rispecchiano in Draghi. Questo partito sembra, fra tutti, quello che spinge
maggiormente a un cambiamento interno senza però spostare le attuali alleanze e,
ovviamente, senza formare nuovi partiti.
La situazione complessiva, come si è visto in occasione delle opinioni sul Green Pass, è
molto fluida rispetto all’appartenenza (e alla fedeltà) ai partiti verso cui l’atteggiamento
degli elettori è molto “on-off”, nel senso che condividono le impostazioni del vertice del
partito se coincidono con le proprie, quando però le proprie opinioni divergono da quelle
dei vertici, la tendenza naturale è quella di seguire le proprie convinzioni, piuttosto che
quelle dei partiti verso cui si è orientati. Nel passato, quando l’adesione era
maggiormente ideologica (oggi è più “antropologica”), c’era la tendenza ad assorbire le
divergenze restando tuttavia sulla “linea” del partito. Oggi succede molto meno.
Tab. 15 – Domanda di nuovi partiti o alleanze secondo l’orientamento politico
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Quanto le questioni del Covid e del Green Pass prendano strade proprie rispetto agli
orientamenti dei vertici dei partiti lo si coglie anche da un altro elemento: se
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l’atteggiamento anti-Green Pass fosse tout-court politico dovremmo trovarci al suo
interno la domanda di un maggiore cambiamento del sistema politico, ma non è così: fra
i contrari al Green Pass il 61% vorrebbe assolutamente conservare l’attuale assetto
politico (e di alleanze) e quanti vorrebbero un asseto nuovo (e magari nuovi partiti)
rappresentano il 25%, addirittura due punti in meno della media generale, quelli che sono
contrari al Green Pass.
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6. LA FORZA DEL CARATTERE
Finora si è descritta la percezione di Draghi dal punto di vista politico e di governo. È
evidente che la percezione della sua figura vada oltre gli aspetti della congiuntura attuale
in cui è impegnato a guida dell’esecutivo e attraversa anche tratti di natura personale. Le
caratteristiche personali dei leader sono sempre più importanti per l’elettorato, perché
non sono viste come elementi “accessori” o aggiuntivi, ma costitutivi del valore del
leader. Così ampiamente accade nel caso di Draghi.
Nella politica americana si usa molto il criterio della valutazione del carattere per
giudicare un leader politico. Quel che conta per un leader, in quel Paese, ma sempre più
anche da noi, è il suo carattere. Se guardiamo all’etimologia della parola, che viene dal
greco e significa “impronta” in quanto sostantivo e poi in quanto verbo, “imprimere”,
“scolpire”, “incidere”, capiamo bene il senso di quanto detto. Un leader perciò è giudicato
dalle sue azioni, ma si guarda alle azioni per cercarne il senso, il significato e il mondo
“interiore” che in esse vi è proiettato. Sembra affermarsi una nuova prospettiva nel
giudizio politico degli Italiani, in cui quel che conta non è tanto il valore dell’ideologia di
appartenenza, ma il complesso di sensi, significati evocati che, simbolicamente e
materialmente, si traggono dai suoi atti, dal suo stile e dalle sue parole.
Una parte importante, se non assolutamente preponderante, dell’azione di un leader di
governo sta nel padroneggiare gli eventi che si presentano, e non semplicemente come
adempimento e realizzazione di un programma pre-stabilito. In un mondo imprevedibile,
e la comparsa dell’epidemia, la sua evoluzione e la difficoltà a stimarne il futuro ne sono
la testimonianza più grande, vengono messe in risalto le qualità personali del leader, la
sua affidabilità, lo spessore delle sue capacità, perché nessuno sa con quali problemi ci si
confronterà nel futuro, allora ci si affida al leader che più degli altri mostra di saper
affrontare anche problemi non ancora delineati nei loro contorni e nelle loro
conseguenze.
Nella percezione degli Italiani, Draghi appare come un “compact” molto forte per le sue
caratteristiche personali, per lo stile, anche per alcune virtù psicologiche, che si
estendono al complesso del suo carattere e influenzano la sua azione del governo. Le
connotazioni del carattere assumono così immediatamente una caratura politica. Si
potrebbe dire che le caratteristiche di Draghi lo propongono come un leader meta-
politico, nel senso che la guida del paese non richiede solo abilità nel comporre un
equilibrio politico, cioè federare i partiti su un programma e sulla composizione di un
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governo, ma anche la capacità di collocare l’Italia nel contesto internazionale, oggi
imprescindibile, perché altrimenti è impossibile difendere e sviluppare gli interessi
nazionali. Oltre a questo, a un leader viene chiesto di rappresentare esso stesso, nel suo
stile, nella sua cultura di riferimento, appunto nel suo carattere, l’identità nazionale, che
va oltre la dimensione politica per assumerne una ancora più ampia. Per questa ragione
vediamo, in alcuni casi, l’asimmetria verso Draghi, per cui si apprezzano le doti generali,
anche se allo stesso tempo si criticano (parzialmente) alcune azioni del suo governo.
Volendo cercare un modello di riferimento viene in mente la tradizione filosofica del
pragmatismo, che considera le parole e i pensieri come strumenti e mezzi per risolvere i
problemi, e non per descrivere, rappresentare e rispecchiare il mondo. D’altro canto, la
genesi del suo governo è già “pragmatica” nella sua concezione, perché i due principali
intenti alla base della sua formazione sono la risposta all’epidemia e la realizzazione del
PNRR. Così, attraverso l’azione si delineano sia il carattere, sia il mondo di riferimento sul
piano culturale. “Don’t tell, show” è una battuta americana che spiega molto bene il senso
di come l’azione possa (o meglio, debba) incarnare le idee, che non basti perciò
declamarle perché abbiano effetto, ma inverarle nelle cose.
Consideriamo allora le caratteristiche, positive e negative, che vengono attribuite a Mario
Draghi in quanto persona. Il primo elemento è che il 14% (Tab. 16) non vede nessuna
qualità nel Presidente del Consiglio, di conseguenza tutto il resto degli intervistati indica
almeno una qualità. Al primo posto, quasi appaiate, sono indicate la competenza (32%) e
l’autorevolezza (31%). Un gradino sotto sono citate altre tre qualità: l’intelligenza (26%),
il fatto che sia esperto nella materia del governare (25%) e che sia molto capace di
prendere decisioni (24%). Viene poi molto apprezzata la riservatezza (17%), seguita
dall’indipendenza (12%) e dal coraggio (11%). Poco rilevanti sono l’empatia (4%), la
capacità di ispirare (4%) e l’essere visionario (3%).
È interessante che in un mondo che sembra dominato dall’istante, cioè dai social media,
perciò dalla capacità di conquistare velocemente una qualche notorietà; dalla capacità di
cavalcare l’onda emotiva o di clamore (tipicamente la corsa a fare più in fretta possibile
il tweet che cavalchi la notizia del momento) siano apprezzate qualità di lunga durata
(l’autorevolezza, l’esperienza, la competenza) e sia stimata la riservatezza, o addirittura
la ritrosia verso l’esternalizzazione continua di opinioni e pensieri sui più vari argomenti.
Analizzando i caratteri indicati come negativi, sostanzialmente, sono tutti collegati a
questa riluttanza all’esternalizzazione dei propri pensieri. Il 27% indica come maggiore
elemento negativo la freddezza, il fatto che non comunichi abbastanza (15%) e una certa
asetticità complessiva (14%). Esclusi questi atteggiamenti relativi alla comunicazione di
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sé, le uniche due caratteristiche che potrebbero avere una connotazione più politica e
meno personale, sono l’essere troppo assertivo (9%) e una qualche arroganza (8%). Da
notare che la caratteristica in assoluto minore, nel senso che viene citata da pochissime
persone, è la “vis polemica”, praticamente inesistente.
Tab. 16 – La percezione dei caratteri personali di Mario Draghi
autorevole
30,8
arrogante rispettoso
non chiaro riservato
32,1
assertivo (troppo) competente
17,3
13,0
8,4 8,8
freddo 26,9 esperto
24,5
8,8
asettico 14,1 12,0
indipendente
3,8
14,7 3,6
7,1 2,5
non comunicativo empatico
2,7
sospettoso 10,7 ispiratore
13,6
26,3
polemico 24,0
intelligente
autocrate decisionista
visionario coraggioso
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
Possiamo valutare queste risposte anche dal punto di vista delle caratteristiche
demografiche degli intervistati. Non si segnalano clamorose differenze di percezione
rispetto al genere, all’età e alla circoscrizione di residenza, tuttavia le più significative
appaiono le seguenti:
- gli aspetti di competenza, di autorevolezza e di esperienza sono generalmente più
apprezzate fra gli uomini, mentre fra le donne sono apprezzati maggiormente il
decisionismo e il coraggio;
- l’elemento di visionarietà che abbiamo visto essere debolmente percepito, è
comunque presente fra i più giovani; mentre esperienza, competenza e
autorevolezza, che generalmente vanno insieme, sono maggiormente apprezzate
nelle classi di età più adulte;
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- rispetto alla collocazione geografica, da sottolineare la maggiore densità di giudizi
positivi nelle due circoscrizioni del nord, con un appezzamento particolare per lo
stile, giudicato molto rispettoso nelle regioni del sud.
Quando i dati sono disaggregati secondo l’elettorato di riferimento degli intervistati,
scopriamo un particolare apprezzamento degli elettori di Fratelli d’Italia verso il senso di
indipendenza di Draghi (addirittura più di ogni altro elettorato), anche se poi sono quelli
che ne criticano maggiormente l’”autocrazia” e la scarsa comunicazione rispetto ai
provvedimenti governativi. Da questo punto di vista, fanno il paio con l’elettorato di
estrema sinistra che percepisce il Premier nel medesimo modo, almeno su questi aspetti.
Da notare che l’autorevolezza viene rilevata soprattutto dagli elettori del Pd e di Forza
Italia, che su Draghi sembrano avere visioni molto prossime e convergenti. Gli elettori
della Lega valutano soprattutto il suo stile riservato, mentre gli elettori di Azione
apprezzano soprattutto la sua capacità decisionale.
È molto interessante incrociare le risposte date sulle caratteristiche salienti di Draghi con
le opinioni espresse dagli intervistati sul Green Pass, perché possiamo vedere che gran
parte delle accuse di “autocrazia”, di eccesso di assertività e di “arroganza” provengono
proprio da quanti sono contrari al Green Pass. Tra coloro che sostengono la bontà della
Certificazione Verde, il 28% (Tab. 17) ritiene che Mario Draghi sia “freddo”, ma è della
stessa opinione il 62% di quanti sono nettamente contrari al Green Pass. Andando avanti,
si vede che solo il 2% degli intervistati che è favorevole al Green Pass sostiene che Draghi
sia “arrogante”, mentre è dello stesso parere il 28% di quanti sono contro il Green Pass.
Si può perciò affermare con certezza che gran parte dei giudizi di questa natura si rivelano
proiezioni delle opinioni contro la Certificazione Verde.
L’esempio di come l’avversione a un singolo provvedimento (il Green Pass) diventi la
ragione, quasi esclusiva, di avversione al Governo e di fondazione della valutazione di
“arroganza” del Premier, dimostra nuovamente come per una parte della popolazione,
sebbene minoritaria, la politica di contrasto dell’epidemia sia un argomento totalizzante,
quasi ossessivo, che esclude ogni altra prospettiva di valutazione del Governo e anche
dell’opera del Presidente del Consiglio.
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Tab. 17 – Caratteri personali di Draghi secondo l’opinione sul Green Pass
Fonte: Indagine Sociometrica- Format Research, 2021
È difficile stimare quanto queste qualità attribuite a Draghi, e perciò ritenute molto
positive, come la competenza, l’intelligenza, l’autorevolezza e la capacità di prendere
decisioni si trasferiscano “per li rami”, come criterio fondamentale di scelta
dell’elettorato, nelle scelte politiche quotidiane e nelle occasioni elettorali. In qualche
modo queste sono le doti generali che gli Italiani vedono in Draghi e, si suppone, vogliano
vedere ovunque.
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7. CONCLUSIONI: DRAGHI LEADER META-POLITICO
Dall’insieme della ricerca emerge in maniera molto chiara che gli Italiani non solo si fidano
di Draghi, ma che in qualunque modalità (da Presidente del Consiglio o da Presidente
della Repubblica), vogliono che sia lui a guidare il Paese. Questo intendimento nasce da
molti elementi descritti con grande dettaglio nelle pagine precedenti: la stima della
persona, che si estende alla stima del suo “carattere”, cioè all’insieme degli elementi che
creano la “distintività” di un leader; la condivisione assoluta di uno dei fini fondamentali
che ha dato vita al governo, ovvero la politica di contrasto e contenimento dell’epidemia;
il suo porsi in termini “superiori” rispetto alla consueta disputa fra i partiti politici; la sua
capacità di proporre una strategia-Paese ampiamente condivisa.
Un altro elemento che si percepisce in maniera chiara è che gli Italiani hanno attenzione
in questo momento a due soli temi, e a uno in particolare: la lotta all’epidemia, perciò il
dibattito sul Green Pass è centrale dappertutto, sia fra chi lo condivide, sia, ancor di più,
tra chi non lo condivide. L’altro tema è quello dell’economia. Intorno a questi temi girano
anche gli altri che oggi trovano grande attenzione: il funzionamento da assicurare al
sistema sanitario, alle scuole e ai trasporti. Questi tre temi sono sussunti in quello
generale della lotta all’epidemia, che perciò rimane cruciale per la vita del Paese.
Questa centralità dell’epidemia comporta anche un molecolare ripensamento e
rimescolamento delle posizioni politiche tradizionali degli elettori. Ad esempio,
l’avversione al Green Pass si traduce in un’avversione al Governo tout-court e il sostegno
al Green Pass si traduce in termini, ugualmente immediati, di sostegno al Governo.
Questa sembra una legge quasi matematica. Comporta anche un cambiamento, una
destrutturazione delle appartenenze politiche, perché quando, ad esempio, le posizioni
personali sul Green Pass non coincidono con quelle del partito di riferimento, c’è la
tendenza a seguire la posizione personale piuttosto che considerare tutte le altre variabili
che determinano generalmente l’adesione (o l’avversione) verso un determinato partito.
Viene da considerare che stiamo passando da un’adesione alla politica di carattere
ideologico, a una di carattere antropologico, perché il dibattito sul Green Pass coinvolge
molto più gli aspetti antropologici che quelli prettamente politici.
Il focus della ricerca è però un altro, anche se i risultati hanno reso preminenti le
considerazioni prima esposte, e riguarda i tratti distintivi del tipo di leadership di Draghi,
secondo la percezione e la valutazione degli Italiani. Perché si tratta di una leadership
nata e vissuta sotto l’emergenza Covid, che ha finito con il diventare, in qualche modo,
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un “benchmarking” per le esperienze di governo. In questa prospettiva un peso molto
grande assume proprio la valutazione della personalità e del “carattere” di Draghi, per
come è stato ampiamente descritto in uno specifico capitolo, perché alcune
caratteristiche della sua leadership sembrano assolutamente personali, ma in un modo
che è diventato immediatamente un rispecchiamento collettivo.
Una qualità molto apprezzata dagli Italiani è la capacità di Draghi di decidere. D’altro
canto, si tratta di una leadership originata dalle circostanze, dal governo delle circostanze,
che si fa guidare dalla risposta alle circostanze. I leader, d’altro canto, incarnano i
momenti e oggi il momento è quello dell’emergenza Covid e dell’economia: governare i
momenti significa agire di riflesso, privilegiando la decisione, cioè l’azione. La decisione
unisce pensiero e azione, liberando dall’uso narcisistico dell’indecisione (una forma di
esercizio del potere come attesa infinita, atteggiamento che immobilizza la realtà per
consolidare il potere esistente): “I nostri dubbi sono traditori, e impaurendoci al
momento di tentare, ci fanno perdere il bene che potremmo conseguire” (Misura per
Misura, Shakespeare).
E poi c’è il senso di autorità: “l’autorità, questa semidea…” (idem) ben percepita in Draghi,
che appare quasi un valore invisibile. C’è poi l’aura della distanza dalle cose più frivole; il
sentirsi al proprio posto nel mondo, che evocano anch’essi il senso di autorità in maniera
più immaginifica rispetto al potere esibito con visibilità eccessiva.
Allora di che tipo di leadership si tratta? Siamo in una fase in cui sono ripensate anche le
leadership, ancorate adesso a quello che si può chiamare “adaptive mindset”, vale a dire
un insieme di qualità che nascono dalla capacità di rispondere alle contingenze
immediatamente, in maniera circostanziata, esatta, però mantenendo sempre una
visione complessiva dei problemi e delle soluzioni, con la consapevolezza della gerarchia
delle esigenze collettive, come nel caso della scuola, rispetto alla cui apertura il Governo
Draghi ha subordinato ogni altro elemento; o come il Green Pass, che permette di non
fermare l’economia. Non c’è più la leadership “visionaria” (infatti solo il 2% attribuisce
questa “dote” a Draghi), ma quella dettata dalla visione di lungo periodo, strategica, che
si invera nelle decisioni quotidiane e nel modo come si risponde all’emergenza.
Non c’è qui lo spazio per una disamina ulteriore di come si delineano oggi le nuove
leadership in un mondo incerto, in cui c’è un continuo trade-off tra programma e
congiuntura, tra valori ugualmente importanti, ma in contrasto tra loro; in cui le identità
(territoriali, sociali, nazionali) sono allo stesso tempo affermate e sfumate; in cui gli
interessi nazionali vanno pensati in un modo strategico e non dettate dalle convenienze
congiunturali. Possiamo solo sintetizzare alcuni caratteri: problem-solving piuttosto che
33
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story-telling; innovazione, ma con giudizio; capacità di provare e di correggere ciò che
non funziona, nel caso in cui accadesse; self-awareness rispetto alle proprie capacità e
competenze, sia personali che come Paese; realismo, senza però essere scambiato come
l’ottimo. Sono caratteristiche del nuovo tipo di leadership che si forma nell’evolversi delle
cose.
In questo senso la leadership di Draghi è vista, diremmo, come una leadership meta-
politica, nel senso che oltre alla capacità di governare la congiuntura c’è anche la capacità
di vedere le strategie necessarie per il Paese al di là del dibattito fra i partiti, che si è
nettamente affievolito, proprio perché occorre rispondere ai fatti contingenti prima di
ogni ragionamento più astratto. Questa attitudine è la risposta più efficace contro la
“politica dell’istante”, quella che si poggia sulla capacità di “sfruttare” l’istante di
notorietà, di convenienza, di circostanza. È meta-politica perché propone una politica
dentro un “frame” più grande: urgenze del paese; collocazione del Paese nella, a sua volta
imponente, ristrutturazione del potere nel mondo; gerarchia degli obiettivi con sguardo
lungo (come sanità, economia e scuola da privilegiare). Una meta-politica che sembra
piacere molto agli Italiani.
Da questo punto di vista quella che gli Italiani prefigurano è una sorta di “autorevolezza
democratica”, quasi un inedito, nel senso che tendenzialmente più il potere si verticalizza
e meno viene giudicato “democratico” e s’intende che un potere sia “molto
democratico”, quando è molto distribuito e poco verticalizzato. Questa asimmetria parte
però dal presupposto che tutto il potere stia dentro, e debba rimanere dentro, la politica,
mentre una visione pluralista, liberale, e realmente democratica del potere prevede che
il Governo (cioè il potere statuale) sia semplicemente uno dei poteri dentro la società,
non sopra la società, perciò, quasi come in un paradosso, la concentrazione del potere
politico (la sua verticalizzazione) come chiedono gli Italiani, in questo momento verso
Draghi, è del tutto compatibile, anzi è complementare a una visione in cui la decisione
politica sia più concentrata e allo stesso tempo la politica lasci spazio a tutti gli altri
“poteri” che arrivano dalla società, dai suoi enti intermedi, dal terzo settore, dalle
autonomie locali, dal “potere” della persuasione, che parte dal basso attraverso le
opinioni liberamente espresse attraverso l’articolazione che ogni società occidentale ha
imparato a darsi da sé.
Questa visione è nuova, anche perché dettata dai tempi nuovi. Oggi il potere statuale
nazionale è da un lato diventato più strategico perché il confronto competitivo tra le
nazioni si presenta come un “compact” più ampio (governo + imprese + qualità della
società civile + “soft power”) e non è solo (o principalmente) un confronto tra stati
nell’accezione tradizionale e esclusiva del termine. La potenza di una nazione è perciò
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fatta da tutti questi elementi messi insieme con una logica, una coerenza e una capacità
strategica appunto nazionale. Dall’altro lato, il potere nazionale si è nettamente ridotto
perché una parte è devoluta alla dimensione europea; un’altra parte è -di fatto- ceduta
ai grandi player digitali globali (per i quali i confini nazionali contano poco) dell’economia
digitale e della finanza globale, e moltissimo dipende (e dipenderà sempre di più) dal
posizionamento geo-politico del paese.
Da qui si avverte, o meglio avvertono gli elettori, la necessità che il nostro Paese sia in
grado di esprimere una leadership che garantisca il Paese sul piano geo-strategico
globale, veloce abbastanza per prendere decisioni coerenti con i tempi che un mondo
“più piccolo” e più interconnesso richiedono, e allo stesso tempo, garantire il massimo
sviluppo del libero “perseguimento della felicità” all’interno del Paese stesso, facendo
agire liberamente le sue forze interne secondo il loro specifico potenziale. Questo assetto
probabilmente avrà bisogno di essere ripensato anche in termini istituzionali.
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APPENDICE METODOLOGICA
Qui, di seguito, il questionario utilizzato per l’indagine. Il campione a cui è stato somministrato
è di 1.000 casi, rappresentativo della popolazione italiana adulta. I criteri di definizione del
campione sono stati la residenza geografica, il sesso, l’età e l’attività lavorativa.
Questionario d’indagine:
1. Qual è il suo giudizio complessivo sul Governo a guida Draghi? (Una risposta)
• Molto positivo
1
• Abbastanza positivo
2
• Né positivo, né negativo
3
• Abbastanza negativo
4
• Molto negativo
5
• Preferisco non rispondere
6
2. Mario Draghi è diventato Presidente del Consiglio su indicazione del
Presidente Mattarella e con il voto di gran parte dei partiti in Parlamento,
nasce perciò come tecnico al di fuori delle alleanze politiche; secondo lei, nel
corso del tempo Draghi ha assunto connotazioni più politiche o rimane
essenzialmente un tecnico? (Una risposta)
• Draghi rimane essenzialmente un tecnico
1
• Draghi, pur restando un tecnico, ha comunque assunto una
2
connotazione politica
• Draghi ha assunto nettamente una connotazione politica
3
3. Guardando alle decisioni di governo, alla sua storia e alla personalità di
Mario Draghi, a quale partito, lista o movimento, secondo lei, assomiglia di
più? (Una risposta)
• è un mix di tutti i partiti e movimenti
1
• è qualcosa di completamente nuovo, non assomiglia a nessuno
2
• assomiglia di più al Partito Democratico
3
• Assomiglia di più a Forza Italia
4
• Assomiglia di più a partiti come Azione di Calenda, Italia Viva di
5
Renzi e +Europa di Bonino
• Assomiglia di più alla Lega
6
• Assomiglia di più al Movimento 5 stelle
7
• Assomiglia di più a Fratelli d’Italia
8
4. Secondo la Sua opinione Draghi dovrebbe continuare a fare il Presidente
del Consiglio, oppure essere eletto Presidente della Repubblica o nessuna
delle due cariche? (Una risposta)
• Dovrebbe continuare a fare il Presidente del Consiglio, cioè il
1
capo del Governo
• Dovrebbe essere eletto a Presidente della Repubblica all’inizio
2
del 2022
36
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• Non dovrebbe ricoprire nessuna delle due cariche
3
5. Se dovesse descrivere con più precisione le caratteristiche personali
positive e negative (di leadership) di Mario Draghi, quale dei seguenti
aggettivi userebbe? (massimo tre risposte positive; massimo tre risposte negative;
1=sì, 0=no)
CARATTERISTICHE POSITIVE:
• autentico
|__|
• autorevole
|__|
• rispettoso
|__|
• riservato
|__|
• competente
|__|
• etico
|__|
• esperto
|__|
• indipendente
|__|
• empatico
|__|
• onesto
|__|
• ispiratore
|__|
• intelligente
|__|
• decisionista
|__|
• coraggioso
|__|
• visionario
|__|
• nessuna caratteristica positiva
|__|
CARATTERISTICHE NEGATIVE:
• autocrate (non ascolta nessuno)
|__|
• polemico
|__|
• reticente
|__|
• sospettoso
|__|
• non comunicante
|__|
• asettico
|__|
• gelido
|__|
• distaccato
|__|
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• assertivo (troppo)
|__|
• non chiaro
|__|
• arrogante
|__|
• nessuna caratteristica negativa
|__|
6. Secondo lei ci sarà bisogno di nuovi partiti o di nuove alleanze dei partiti
esistenti per rispecchiare meglio le politiche di Draghi? (Una risposta)
• senz’altro c’è bisogno di un nuovo partito o movimento, o di
1
nuove alleanze per rappresentare la politica di Draghi
• sarebbero utili alcune novità politiche, ma senza stravolgere la
2
situazione attuale dei partiti e degli schieramenti
• non c’è bisogno di rappresentare le politiche di Draghi con nuovi
3
partiti o nuove alleanze
7. Dal 15 ottobre è obbligatorio il green pass sui posti di lavoro e in altri ambiti
della vita collettiva. Lei condivide questo provvedimento? (Una risposta)
• molto d’accordo;
1
• abbastanza d’accordo
2
• né d’accordo né in disaccordo
3
• abbastanza contrario
4
• totalmente contrario
5
8. Lei personalmente ha il green pass? (Una risposta)
• Sì e l’ho fatto volentieri
1
• Sì, ma l’ho fatto malvolentieri
2
• No, ma sono in attesa di averlo o sto aspettando di vaccinarmi
3
• No, non ce l’ho
4
9. Se lei dovesse descrivere nel complesso la situazione economica sua e della
sua famiglia, come la definirebbe? (Una risposta)
• una condizione del tutto soddisfacente
1
• una condizione abbastanza soddisfacente
2
• una condizione sufficientemente soddisfacente
3
• una condizione poco soddisfacente
4
• una condizione del tutto insoddisfacente
5
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10. E se dovesse, invece, paragonarla a quella degli ultimi sei mesi? (Una
risposta)
• nettamente migliore
1
• abbastanza migliore
2
• sostanzialmente uguale
3
• abbastanza peggiore
4
• nettamente peggiore
5
11. Se dovesse votare domani mattina per le elezioni politiche, per quale lista
o partito voterebbe? (Una risposta)
• Fratelli D’Italia 1
• Partito Democratico 2
• Lega 3
• Movimento 5 stelle 4
• Forza Italia 5
• Azione 6
• MDP 7
• Sinistra Italiana 8
• UDC 9
• Verdi 10
• Italia Viva 11
• +Europa 12
• Altri 13
• Preferisco non rispondere 14
CARATTERISTICHE SOCIO-DEMOGRAFICHE
Sesso
• maschio
• femmina
Età
• 18/24 anni
• 25/34 anni
• 35/44 anni
• 45/54 anni
• 55/64 anni
• oltre 64 anni
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Professione
• Imprenditori / Possidenti / Dirigenti / Liberi professionisti
• Impiegati
• Artigiani / Commercianti / Liberi professionisti senza studio
• Agricoltori
• Operai / Salariati agricoli
• Pensionato
• Casalinga
• Studente
• Disoccupato / in cerca di prima occupazione / in cerca di nuova occupazione
Densità abitativa del centro abitato di residenza
• < 5.000 abitanti
• 5.000-40.000 abitanti
• 40.000-250.000 abitanti
• > 250.000 abitanti
Area geografica
• Italia nord ovest
• Italia nord est
• Italia centro
• Italia sud/isole
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The Draghi Factor and Italian Politics
A joint Sociometrica-Format Research study for LibertàEguale: the perception of Draghi, his political impact, and the weight of anti-epidemic policies in public debate.
