2026 · Turismo
Open air Report
Il primo rapporto sul settore del tempo libero all'aria aperta (campeggi e villaggi turistici), comprensivo di una stima del valore aggiunto generato. Un'analisi dell'impatto economico complessivo e della creazione di posti di lavoro.
Il primo rapporto sul settore del tempo libero all'aria aperta (campeggi e villaggi turistici), comprensivo di una stima del valore aggiunto generato. Un'analisi dell'impatto economico complessivo e della creazione di posti di lavoro.
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Sociometrica (2026). Open air Report. https://www.sociometrica.it/research/db-6
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Il presente Report è stato realizzato da un gruppo di lavoro di Sociometrica, diretto da Gianfranco Cataldi, su
incarico della FAITA. Il testo è stato scritto da Antonio Preiti.
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Indice
Introduzione ........................................................................................................................... 4
Capitolo 1 — Il valore aggiunto turistico ............................................................................. 6
Capitolo 2 — Il valore aggiunto dell'Open Air nei comuni italiani ................................... 12
Capitolo 3 — La geografia comunale dell'Open Air .......................................................... 28
Capitolo 4 — Dal valore al lavoro: una lettura occupazionale figurativa ....................... 38
Capitolo 5 — Il moltiplicatore economico dell'Open Air .................................................. 43
Capitolo 6 — Il nuovo fascino dell'Open Air ..................................................................... 50
Conclusione ......................................................................................................................... 56
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Introduzione
Per decenni, chi ha provato a raccontare l'economia del turismo italiano lo ha fatto quasi
sempre ignorando l’open air. Non è un caso né una disattenzione: è la conseguenza naturale
di come si sono costruite, nel tempo, le statistiche ufficiali, le classifiche di settore, il linguaggio
stesso con cui in Italia si parla di ospitalità. In questo racconto consolidato, il campeggio e il
villaggio turistico — il comparto che in questo lavoro chiamiamo, con espressione ormai
corrente nel linguaggio di settore, appunto Open Air — hanno quasi sempre occupato una
posizione defilata: una nota a margine, una voce residuale dentro la più ampia e indistinta
categoria dell'extra-alberghiero, un fenomeno raccontato per aneddoti — la vacanza
economica, la tenda sul lago, il camper in autostrada ad agosto — più che per numeri.
Questo rapporto nasce dalla convinzione che quel racconto sia, oggi, sostanzialmente
incompleto. Non perché sia falso in qualcosa che dice, ma per ciò che tace: il peso reale
dell'Open Air nell'economia turistica italiana — il valore che genera, il lavoro che sostiene, il
benessere che porta a decine di comuni per i quali rappresenta, semplicemente, l'unica
economia turistica esistente — non è mai stato misurato con lo stesso rigore, la stessa
sistematicità, la stessa attenzione che da decenni si riserva alle imprese alberghiere. È un
silenzio statistico prima ancora che culturale, e trattare l'Open Air come un fatto marginale —
o peggio, residuale — dell'intera economia dell'ospitalità significa non vedere una parte
rilevante di ciò che il turismo italiano oggi realmente è. È un silenzio che questo lavoro ha
voluto colmare.
Il risultato che il lettore troverà nelle pagine seguenti racconta un comparto tutt'altro che
marginale: un comparto che vale, da solo, più di un decimo dell'intero valore aggiunto turistico
nazionale, e che — una volta contabilizzati gli effetti che genera lungo le filiere di fornitura e
nell'indotto dei redditi che distribuisce — mobilita un impatto economico complessivo quasi
doppio rispetto al semplice valore diretto. Ma il valore aggiunto, per quanto sia la misura più
rigorosa a disposizione, è solo una parte della storia: un'economia si misura anche, e forse
soprattutto, dal lavoro che sostiene e dalle vite che sorregge. Per questo il rapporto non si è
fermato all'aggregato nazionale, ma è sceso fino al singolo comune, per raccontare come lo
stesso valore, alla scala locale, si trasformi in qualcosa di ben più radicale: per decine e decine
di comuni italiani, l'Open Air non è una componente fra le tante dell'offerta turistica, ma la
componente che tiene in piedi intere economie locali — l'unica in molti casi capace di generare
reddito e occupazione sufficienti, in assenza di qualunque alternativa comparabile.
Per arrivare a queste cifre abbiamo scelto di lavorare con il massimo rigore possibile, e con
altrettanta trasparenza. Ogni stima contenuta in questo rapporto nasce da fonti ufficiali —
Istat, in primo luogo, integrata dove necessario con le rilevazioni di settore più autorevoli
disponibili — e ogni passaggio metodologico, ogni ipotesi, ogni approssimazione necessaria
a colmare i vuoti che inevitabilmente si incontrano quando si lavora a un livello di dettaglio
così fine, è stato dichiarato in modo esplicito, non nascosto dentro un numero finale presentato
come definitivo. Dove due metodi indipendenti — un percorso top-down, dal dato nazionale
verso il dettaglio, e uno bottom-up, dal singolo comune verso l'aggregato — hanno permesso
di verificare la stessa stima da due angolazioni diverse, lo abbiamo fatto, e ne diamo conto.
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Dove i dati non bastavano, e occorreva un'estrapolazione, lo abbiamo detto con la stessa
chiarezza, distinguendo sempre un dato misurato da una stima costruita. È una scelta che
nasce da una convinzione semplice: un lavoro che vuole cambiare la percezione di un intero
settore deve poter essere verificato, discusso, persino messo alla prova nel merito — non
semplicemente creduto sulla parola.
Le pagine che seguono ricostruiscono l'Open Air italiano da più angolazioni complementari:
quanto vale, a livello nazionale e con quale margine di attendibilità; dove si concentra sul
territorio, comune per comune e regione per regione; quante persone, con quale intensità
stagionale, fa lavorare; quanto valore aggiuntivo genera indirettamente nell'economia dei
territori che lo ospitano; e, non da ultimo, perché è tornato — o forse non ha mai davvero
smesso di essere — uno dei prodotti turistici più coerenti con lo spirito del nostro tempo. È un
lavoro importante, condotto su un settore che è, a sua volta, importante: non per dichiarazione
di principio, ma per quello che i numeri di questo rapporto, letti nella loro interezza, dimostrano
con chiarezza.
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Capitolo 1
Il valore aggiunto turistico1
1.1 Il punto di partenza
La stima del peso economico del turismo italiano nel suo complesso muove da un dato certo,
pubblicato da Istat nell'ambito del Conto Satellite del Turismo per l'Italia: nel 2023 il valore
aggiunto turistico (VA) è stato pari a 103.061 milioni di euro, generato da 447.170.049
presenze registrate negli esercizi ricettivi (alberghieri ed extra-alberghieri). Dividendo il primo
dato per il secondo si ottiene un coefficiente che useremo come base di tutto il ragionamento
che segue:
V.A. pro-capite 2023 = 103.061.000.000 € / 447.170.049 presenze ≈ 230,47 € per presenza.
Questo coefficiente non è un dato Istat in sé, ma una nostra elaborazione: esprime, nell'anno
base, quanto valore aggiunto genera in media ogni singola presenza turistica (arrivo con
almeno un pernottamento) in Italia. È lo strumento che ci permette di trasferire la stima dal
2023 a un anno più recente, il 2025, per il quale non esiste ancora un Conto Satellite del
Turismo pubblicato.
1.2 Il 2025 a prezzi costanti: isolare l'effetto volume
Le presenze turistiche registrate nel 2025 sono state 535.463.245, in crescita del 19,74%
rispetto al 2023. Applicando a questo nuovo volume di presenze il coefficiente pro-capite
2023, tenuto fermo per costruzione, si ottiene una prima stima del valore aggiunto turistico
2025:
V.A. 2025 a prezzi costanti 2023 = 230,47 € × 535.463.245 presenze ≈ 123,41 miliardi di
euro.
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Spesso si fa confusione sul significato dei termini economici, anche relativi all’economia del turismo. Vediamo allora in breve i
tre termini maggiormente usati e il loro significato. I tre concetti in sintesi:
Consumo turistico — la spesa diretta dei visitatori per viaggio, alloggio, pasti, trasporti e attività ricreative (esclusi beni
durevoli e fitti imputati per le seconde case). È la misura più stretta della domanda turistica.
Spesa turistica — il consumo turistico ampliato: vi si aggiungono i servizi collettivi forniti dalla Pubblica Amministrazione a
beneficio dei visitatori e gli investimenti/formazione di capitale in beni specifici legati al turismo. È quindi sempre ≥ al consumo
turistico.
Valore aggiunto turistico (VAT) — la quota di ricchezza (PIL) effettivamente generata da quella spesa/consumo, dopo aver
sottratto i costi dei beni e servizi intermedi acquistati dalle imprese per produrre ciò che i turisti hanno comprato. Non è più una
misura di domanda, ma di output economico netto.
Come si collegano
Consumo turistico → spesa turistica (versione estesa) → valore aggiunto turistico (ciò che di quella spesa si traduce in
ricchezza reale per l'economia).
In termini di grandezza, il VAT è sempre inferiore alla spesa/consumo turistico, perché parte della spesa serve a pagare input
intermedi e importazioni che non generano nuovo valore nel paese. Detto in una parola, il VAT è la ricchezza creata dal
turismo.
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Questo passaggio merita una precisazione metodologica che struttura tutto il resto del
capitolo. Il numero appena calcolato è un valore a prezzi costanti: risponde alla domanda
“quanto varrebbe oggi il turismo italiano se il valore generato da ogni presenza fosse rimasto
identico a quello del 2023?”. È una misura di crescita reale, depurata dall'inflazione, e per
questo motivo isola correttamente l'effetto di un solo fattore: l'aumento della quantità di turismo
(più pernottamenti), non l'aumento dei prezzi. Non è però, e non può essere, il valore che si
osserverebbe realmente nell'economia del 2025, perché nel frattempo i prezzi sono saliti — e
un euro speso nel 2025 non equivale a un euro speso nel 2023.
1.3 La scelta del deflatore: perché l'inflazione generale non basta
Per convertire la stima a prezzi costanti in una stima a prezzi correnti serve un deflatore, cioè
un indice che misuri quanto sono saliti i prezzi tra il 2023 e il 2025. La scelta più immediata
sarebbe l'indice generale dei prezzi al consumo (NIC, la misura standard dell'inflazione in
Italia), che secondo i dati Istat definitivi è cresciuto dell'1,0% nel 2024 e dell'1,5% nel 2025,
per una variazione cumulata del 2,5% circa nel biennio.
Questa scelta, tuttavia, è imprecisa per lo scopo che ci siamo posti. L'indice generale misura
la dinamica dei prezzi dell'intero paniere di consumo delle famiglie italiane — dall'energia agli
alimentari, dai trasporti alle comunicazioni — e il turismo rappresenta una frazione di quel
paniere. Se il prezzo di un pernottamento in albergo o in un campeggio è salito più o meno
della media generale, usare il deflatore generale distorce la stima. Ed è esattamente ciò che
accade: la divisione di spesa Istat “Servizi ricettivi e di ristorazione” — il paniere più vicino,
per composizione, all'attività turistica in senso stretto — ha registrato una crescita dei prezzi
superiore alla media generale in entrambi gli anni considerati:
Inflazione settoriale (Servizi
Anno Inflazione generale (NIC)
ricettivi e di ristorazione)
2024 (vs 2023) +1,0% +3,9%
2025 (vs 2024) +1,5% +3,4%
Fonte: Istat, Comunicato stampa "Prezzi al consumo", dicembre 2024 e dicembre 2025 (dati definitivi).
Il divario è sistematico, non episodico: in entrambi gli anni il comparto ricettivo-ristorativo ha
corso a un ritmo tre-quattro volte superiore rispetto al resto dell'economia — un effetto legato
al recupero dei prezzi nel periodo post-pandemico e all'incidenza più marcata, in questo
settore, dei costi energetici e del lavoro. Per una stima corretta del valore aggiunto turistico a
prezzi correnti, il deflatore da utilizzare è dunque quello settoriale, non quello generale.
Concatenando le due variazioni annue (non si sommano: si moltiplicano i fattori di crescita) si
ottiene l'inflazione cumulata di settore per il biennio:
(1 + 0,039) × (1 + 0,034) − 1 = 1,074326 − 1 ≈ +7,43%.
1.4 Il valore aggiunto turistico 2025 a prezzi correnti
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Applicando questo fattore di rivalutazione alla stima a prezzi costanti — equivalentemente,
aggiornando il coefficiente pro-capite dal livello 2023 al livello di prezzi 2025 — si ottiene la
stima finale, a prezzi correnti, del valore aggiunto turistico nazionale:
V.A. pro-capite 2025 (prezzi correnti) = 230,47 € × 1,074326 ≈ 247,60 €/presenza
V.A. turistico 2025 (prezzi correnti) = 123,41 mld € × 1,074326 ≈ 132,58 miliardi di euro.
Misura Valore Che cosa cattura
V.A. 2023 (dato Istat) 103,06 mld € —
Solo l'effetto volume (+19,7%
V.A. 2025 a prezzi costanti 2023 123,41 mld €
presenze)
V.A. 2025 a prezzi correnti (deflatore Effetto volume + effetto prezzi di
132,58 mld €
settoriale) settore
La crescita complessiva del valore aggiunto turistico tra 2023 e 2025, a prezzi correnti, è di
29,52 miliardi di euro (+28,6%). Scomponendo questa crescita nelle sue due componenti —
quantità e prezzo — emerge un equilibrio molto diverso da quello che si otterrebbe con il
deflatore generale:
Componente della crescita 2023→2025 Contributo % della crescita totale
Effetto volumi (più presenze) 20,35 mld € 68,9%
Effetto prezzi (inflazione di settore) 9,17 mld € 31,1%
Con il deflatore generale, l'effetto prezzi pesava solo il 13,2% della crescita; con il deflatore
corretto per il settore, pesa quasi un terzo. La differenza non è un dettaglio tecnico: significa
che una quota rilevante della crescita del “valore” del turismo italiano tra 2023 e 2025 non
riflette più turismo in senso reale, ma il fatto che pernottare e mangiare fuori casa in Italia
costano oggi di più.
1.5 Il contributo di campeggi e villaggi turistici
Nel capitolo precedente si è arrivati a una cifra sola: 132,58 miliardi di euro, il valore aggiunto
complessivo generato dal turismo italiano nel 2025, a prezzi correnti. È un numero che chiude
un ragionamento, ma ne apre subito un altro. Un aggregato di questa grandezza, per quanto
solidamente costruito, dice ancora poco sulla natura del fenomeno che descrive: non distingue
chi genera quel valore, dove si concentra, quali forme di ricettività lo producono. Il passo
naturale, allora, è entrare dentro quella cifra e scomporla nelle sue parti costitutive —
cominciando dalla distinzione più elementare, quella tra alberghiero ed extra-alberghiero, per
poi affinare ulteriormente lo sguardo fino a isolare, dentro l'extra-alberghiero, la componente
che qui interessa più da vicino: i campeggi e i villaggi turistici, che indicheremo d'ora in avanti,
con espressione ormai invalsa nel linguaggio del settore, come comparto Open Air.
Un dato finalmente diretto
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Isolare la componente Open Air dalle presenze extra-alberghiere ha tradizionalmente
richiesto, in assenza di una rilevazione Istat che scomponga l'extra-alberghiero per singola
tipologia a livello di dettaglio comunale, un metodo indiretto: stimare la quota riconducibile a
campeggi e villaggi a partire dalla loro incidenza sui posti letto. Quel metodo resta, come si
vedrà nei capitoli successivi, l'unico strumento disponibile per scendere al dettaglio del singolo
comune, dove questa granularità non è pubblicata.
A livello nazionale, però, disponiamo ora di un dato diretto e ufficiale: la ripartizione delle
presenze turistiche 2025 per tipologia di esercizio ricettivo, con la componente campeggi e
villaggi turistici isolata come voce a sé stante. È la stessa fonte già richiamata in apertura di
questo lavoro — la rilevazione Istat sul movimento turistico 2025 — che restituisce la seguente
ripartizione:
Tipologia ricettiva Presenze 2025
Esercizi alberghieri 288.181.878
Esercizi extra-alberghieri, di cui: 247.281.367
— Campeggi e villaggi turistici (Open Air) 69.484.362
— Altri esercizi extra-alberghieri 177.797.005
Totale 535.463.245
Il dato alberghiero, 288.181.878, coincide praticamente con la stima approssimativa di circa
288 milioni già circolata in fonti Istat di sintesi sul 2025 (uno scarto di appena 182 mila
presenze, lo 0,06% del totale): una conferma puntuale, prima ancora di procedere oltre, della
coerenza interna delle fonti utilizzate in questo lavoro.
Dalle presenze al valore: la scomposizione completa
Con le presenze ripartite per tipologia, il passaggio al valore aggiunto è un'operazione
aritmetica diretta: si moltiplica ciascuna componente per il coefficiente pro-capite corrente, i
247,60 euro per presenza ricavati nel paragrafo 1.4 applicando il deflatore specifico del settore
ricettivo e della ristorazione. Il risultato è un quadro che, per la prima volta in questo lavoro,
mostra la composizione interna del valore aggiunto turistico italiano anziché la sua sola
grandezza complessiva.
Peso sul
Componente Presenze 2025 V.A. a prezzi correnti
totale
Alberghiero 288.181.878 71,35 mld € 53,82%
Open Air (campeggi/villaggi) 69.484.362 17,20 mld € 12,98%
Altro extra-alberghiero 177.797.005 44,02 mld € 33,20%
Totale turistico nazionale 535.463.245 132,58 mld € 100,00%
Altro extra-alberghiero comprende bed & breakfast, alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale,
agriturismi, ostelli, case per ferie e rifugi di montagna.
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Il dato che emerge con più forza da questa tavola è la dimensione, tutt'altro che marginale,
del comparto Open Air: oltre 17,2 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a un ottavo
abbondante dell'intero valore generato dal turismo italiano. Non è un dettaglio residuale
dell'offerta extra-alberghiera, come talvolta si tende a percepirlo nel dibattito pubblico, ma una
componente che vale quasi un quarto dell'intera offerta alberghiera nazionale in termini di
valore — e che, si vedrà nei capitoli successivi, si concentra in una geografia molto precisa e
circoscritta di comuni costieri e lacustri.
Un'asimmetria che merita attenzione
Il dato diretto appena presentato permette anche una verifica che, fino a questo momento,
non era stata possibile: confrontare la quota reale dell'Open Air sulle presenze extra-
alberghiere con quella implicita nel metodo dei posti letto, lo stesso che — in assenza di
alternative — viene utilizzato nei capitoli successivi per stimare il fenomeno a livello di singolo
comune.
Il confronto restituisce una differenza non trascurabile. La quota di posti letto Open Air sul
totale extra-alberghiero nazionale è pari al 24,09%; applicata alle presenze extra-alberghiere
reali (247.281.367), avrebbe previsto circa 59,6 milioni di presenze Open Air. Il dato certo,
69.484.362, è superiore di quasi 9,9 milioni di presenze: il 16,6% in più rispetto alla stima
basata sui posti letto.
La spiegazione più plausibile di questo scarto è che il tasso di occupazione medio dei
campeggi e dei villaggi turistici sia sistematicamente più alto di quello delle altre forme di
ricettività extra-alberghiera — bed & breakfast, affittacamere, agriturismi — cioè che, a parità
di posti letto disponibili, un campeggio venga occupato più intensamente, e più a lungo, di una
struttura extra-alberghiera media. È un'ipotesi coerente con quanto si osserva sul campo: i
grandi campeggi costieri lavorano a piena capacità per gran parte della stagione estiva, con
una rotazione elevata delle piazzole, mentre una parte consistente dell'offerta extra-
alberghiera minore — B&B diffusi, affittacamere in contesti extra-costieri — registra tassi di
occupazione più contenuti e più dispersi lungo l'anno.
Questa scoperta ha un'implicazione che accompagnerà il lettore nei capitoli successivi di
questo lavoro: le stime comunali costruite con il metodo dei posti letto — necessarie, in
assenza di un dato analogo a quello nazionale appena presentato, per scendere al dettaglio
del singolo comune — vanno lette come una stima prudenziale, un limite inferiore plausibile
del reale contributo economico dell'Open Air, più che come una misura esatta. Il valore
aggiunto realmente generato dai campeggi e dai villaggi turistici italiani, comune per comune,
è verosimilmente superiore a quanto le tavole dei capitoli successivi riportano.
1.6 Top-down e bottom-up: una convergenza parziale, e perché
Vale la pena, prima di chiudere questo capitolo, soffermarsi su un secondo confronto
metodologico, complementare al primo: quello tra la stima nazionale appena ottenuta per via
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diretta — il percorso che in questo lavoro chiamiamo top-down — e la stima costruita risalendo
dal basso, comune per comune — il percorso bottom-up.
La stima top-down, basata sul dato certo di presenze per tipologia, colloca il peso dell'Open
Air al 12,98% del valore aggiunto turistico nazionale. Il percorso bottom-up, condotto in un
capitolo successivo selezionando i 500 comuni italiani a maggiore vocazione Open Air e
sommando il valore aggiunto stimato in ciascuno di essi con il metodo dei posti letto,
restituisce invece una quota del 10,91%: un divario di poco più di due punti percentuali.
A differenza di quanto si sarebbe potuto scrivere prima di disporre del dato diretto sulle
presenze per tipologia, questo divario non è più interpretabile come un margine di incertezza
statistica trascurabile: alla luce dell'asimmetria nei tassi di occupazione appena discussa, è
ragionevole attribuirlo, almeno in parte, proprio al limite strutturale del metodo dei posti letto,
che nei comuni a più alta densità di campeggi tende sistematicamente a sottostimare le
presenze realmente generate. Le due stime, lette insieme, non si contraddicono: descrivono
piuttosto un intervallo plausibile — un limite inferiore, quello bottom-up, e una misura più
verosimilmente vicina al dato reale, quella top-down — entro cui si colloca il contributo
economico dell'Open Air italiano.
Verso il dettaglio territoriale
Il valore aggiunto dell'Open Air italiano, alla luce del dato diretto disponibile per il 2025, si
colloca in un intorno di 17,2 miliardi di euro, e rappresenta un ottavo abbondante dell'intero
valore economico prodotto dal turismo nazionale — una quota superiore a quanto le sole
stime comunali, per i motivi appena discussi, sono in grado di restituire. È una cifra aggregata,
però, e come ogni aggregato nazionale rischia di appiattire una realtà che è, per sua natura,
fortemente disomogenea nel territorio: i campeggi e i villaggi turistici non sono distribuiti in
modo uniforme lungo lo stivale, ma si concentrano in un numero relativamente ristretto di
comuni costieri e rivieraschi, dal litorale veneto ai laghi del Nord, dalla costa toscana al
Gargano. Il prossimo capitolo scende perciò dal livello nazionale a quello comunale, tenendo
a mente che le stime che vi si troveranno vanno lette, alla luce di quanto appena emerso,
come un pavimento prudenziale più che come un tetto.
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Capitolo 2
Il valore aggiunto dell'Open Air nei comuni
italiani
Nei capitoli precedenti il valore aggiunto generato dai campeggi e dai villaggi turistici italiani è
stato misurato a livello nazionale: un aggregato che si è rivelato consistente, intorno ai 17
miliardi di euro, ma che per sua natura racconta una sola metà della storia. Un numero
nazionale, per quanto solido nella costruzione, appiattisce necessariamente le differenze
territoriali che ne stanno alla base: dice quanto vale l'Open Air per l'Italia nel suo complesso,
ma non dice nulla su dove quel valore si concentri, su quali economie locali ne dipendano, su
quali comuni, tolto l’open air, resterebbero con ben poco altro a sostenere il proprio turismo.
È una domanda che si può porre solo scendendo alla dimensione comunale, la più piccola
disponibile nei dati Istat e, non a caso, l'unica alla quale il ruolo economico dell'Open Air
smette di essere un'astrazione statistica e diventa un fatto visibile: la spina dorsale di
un'economia locale, oppure una componente fra le tante di un'offerta turistica più ampia e
diversificata. Questo capitolo raccoglie tre letture complementari dello stesso fenomeno — il
volume assoluto, il peso relativo, e il confronto diretto con la componente alberghiera —
costruite tutte sulla stessa base di dati e sullo stesso metodo di stima già presentato: le
presenze extra-alberghiere comunali attribuite ai campeggi e ai villaggi in proporzione alla loro
quota di posti letto sul totale extra-alberghiero locale, moltiplicate per il coefficiente di valore
aggiunto pro-capite.
La base di partenza resta quella già descritta: su 1.136 comuni italiani che nel 2025 ospitano
almeno un campeggio o un villaggio turistico, 827 dispongono di dati di movimento completi
e utilizzabili per il calcolo — gli altri sono esclusi perché Istat ne secreta i dati per tutela
statistica. È su questi 827 comuni, e sui 200 che ne generano di più, che si costruiscono le tre
classifiche che seguono.2
2.1 La classifica per volume: dove l'Open Air vale di più
La prima lettura è la più diretta: quali comuni generano, in termini assoluti, il maggior valore
aggiunto stimato dalla componente campeggi e villaggi turistici. La tavola che segue riporta i
primi 100, ordinati in ordine decrescente. Da sola, questa Top 100 concentra circa 10,32
miliardi di euro di valore aggiunto open air — poco meno dell'intero valore generato dai 200
2
È da specificare il metodo di calcolo sul piano comunale, naturalmente coerente con quello nazionale. Anzitutto va chiarito
che il valore aggiunto è calcolato sulla base di ogni tipologia di spesa effettuata da un turista nella località, perciò comprende
trasporti (anche esterni), acquisti nei negozi, spesa per attrazioni, ecc., e non solo la spesa relativa al ricettivo. Quest’ultima
rappresenta il 23% della spesa complessiva di un turista nella località, il resto è imputabile ad altri settori dell’economia.
Essendo di natura generale, la spesa e quindi il valore aggiunto, deriva dal numero delle presenze turistiche per comune.
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comuni più rilevanti (12,00 miliardi), a conferma di quanto il fenomeno sia concentrato ai vertici
della classifica prima ancora che diffuso lungo la sua coda.
In testa, con ampio margine, Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia: da solo, un valore
aggiunto open air stimato in 1.361,8 milioni di euro, più del doppio del secondo comune in
classifica. Seguono Lazise, Peschiera del Garda e Caorle — tutti e tre affacciati sul Garda o
sull'Adriatico veneto — poi Ravenna e Comacchio in Emilia-Romagna, Vieste in Puglia. Il
pattern territoriale è lo stesso già incontrato nei capitoli sull'offerta ricettiva: costa veneta, costa
romagnola, Garda, Gargano e costa toscana si alternano nelle prime posizioni, con Roma —
ottava, con 261 milioni di euro — come unico grande caso di comune non a vocazione
specificamente balneare o lacustre a comparire così in alto, semplicemente in virtù delle sue
dimensioni assolute. Il centesimo comune della classifica, Aquileia, si ferma a 25,4 milioni di
euro: una soglia che, pur lontana dai vertici, resta un valore economico tutt'altro che
trascurabile per un singolo comune di queste dimensioni.
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Figura 7.1 — Mappa dei primi 40 comuni per V.A. open air stimato, 2025 (milioni di €). Dimensione e colore
della bolla proporzionali al valore; i riquadri isolano i due cluster più densi (Garda/Laguna veneta e costa
toscana) per la leggibilità delle etichette. Fonte: elaborazione su Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per
comune 2025; Istat, Arrivi e presenze per comune 2025; Istat, Conto Satellite del Turismo 2023.
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Rank Regione Comune V.A. open air (mln €)
1 Veneto Cavallino-Treporti 1.361,8
2 Veneto Lazise 659,0
3 Veneto Peschiera del Garda 351,5
4 Veneto Caorle 343,2
5 Emilia-Romagna Ravenna 292,5
6 Emilia-Romagna Comacchio 284,1
7 Puglia Vieste 267,4
8 Lazio Roma 261,4
9 Veneto Bardolino 251,7
10 Veneto San Michele al Tagliamento 216,2
11 Veneto Chioggia 207,6
12 Toscana Bibbona 197,1
13 Toscana Castagneto Carducci 155,9
14 Veneto Jesolo 148,2
15 Toscana Orbetello 140,7
16 Emilia-Romagna Cesenatico 133,8
17 Toscana Castiglione della Pescaia 127,1
18 Marche Fermo 126,2
19 Toscana Piombino 124,1
20 Lombardia San Felice del Benaco 123,1
21 Piemonte Verbania 120,4
22 Veneto Rosolina 112,1
23 Friuli-Venezia Giulia Grado 109,5
24 Toscana San Vincenzo 109,1
15
Pagina 16 — PDF originale
Rank Regione Comune V.A. open air (mln €)
25 Veneto Venezia 106,7
26 Toscana Massa 101,4
27 Toscana Capoliveri 101,2
28 Toscana Viareggio 95,7
29 Lombardia Manerba del Garda 95,6
30 Trento Arco 94,7
31 Emilia-Romagna Riccione 91,8
32 Toscana Grosseto 91,4
33 Calabria Corigliano-Rossano 91,3
34 Toscana Cecina 91,1
35 Lombardia Iseo 85,9
36 Toscana Rosignano Marittimo 84,3
37 Lombardia Moniga del Garda 83,4
38 Veneto Castelnuovo del Garda 82,6
39 Liguria Albenga 78,2
40 Toscana Figline e Incisa Valdarno 78,1
41 Lazio Fondi 73,5
42 Marche Porto Recanati 71,3
43 Lombardia Toscolano-Maderno 69,0
44 Veneto Valeggio sul Mincio 68,8
45 Marche Fano 68,4
46 Toscana Pisa 68,3
47 Trento Levico Terme 63,8
48 Campania Capaccio Paestum 63,8
16
Pagina 17 — PDF originale
Rank Regione Comune V.A. open air (mln €)
49 Puglia Peschici 62,8
50 Marche Cupra Marittima 62,5
51 Lombardia Sirmione 61,2
52 Abruzzo Roseto degli Abruzzi 60,7
53 Friuli-Venezia Giulia Lignano Sabbiadoro 56,6
54 Marche Porto Sant'Elpidio 52,2
55 Campania Sessa Aurunca 51,8
56 Trento Calceranica al Lago 50,9
57 Piemonte Baveno 50,1
58 Emilia-Romagna Cervia 46,2
59 Lazio Ardea 45,8
60 Campania Camerota 45,6
61 Abruzzo Giulianova 45,4
62 Veneto Porto Tolle 44,4
63 Abruzzo Tortoreto 43,5
64 Marche Senigallia 43,5
65 Emilia-Romagna Savignano sul Rubicone 43,4
66 Piemonte Dormelletto 43,4
67 Piemonte Cannobio 43,3
68 Lombardia Desenzano del Garda 42,6
69 Puglia Gallipoli 42,3
70 Sardegna Alghero 41,4
71 Campania Sorrento 40,2
72 Sardegna Aglientu 40,0
17
Pagina 18 — PDF originale
Rank Regione Comune V.A. open air (mln €)
73 Sardegna Muravera 39,5
74 Marche Numana 38,7
75 Abruzzo Martinsicuro 38,1
76 Veneto Malcesine 37,8
77 Veneto Eraclea 37,8
78 Marche Altidona 36,4
79 Toscana Follonica 35,7
80 Bolzano - Bozen Sesto/Sexten 35,7
81 Lombardia Domaso 35,6
82 Lazio Tarquinia 35,5
83 Trento Ledro 34,5
84 Lombardia Padenghe sul Garda 34,1
85 Sardegna Tortolì 33,2
86 Umbria Magione 33,0
87 Sardegna Palau 32,8
88 Toscana Portoferraio 32,8
89 Sicilia Gioiosa Marea 32,6
90 Bolzano - Bozen Lana/Lana 32,3
91 Bolzano - Bozen Dobbiaco/Toblach 32,2
92 Puglia Carovigno 31,9
93 Sardegna Orosei 31,8
94 Puglia Lecce 31,8
95 Toscana Scarlino 29,8
96 Veneto Cortina d'Ampezzo 29,8
18
Pagina 19 — PDF originale
Rank Regione Comune V.A. open air (mln €)
97 Trento San Giovanni di Fassa-Sèn Jan 28,8
98 Lazio Terracina 28,5
99 Calabria Ricadi 27,4
100 Friuli-Venezia Giulia Aquileia 25,4
Tabella 7.1 — Top 100 comuni italiani per Valore Aggiunto open air stimato (campeggi + villaggi turistici),
2025, milioni di euro. Fonte: elaborazione su Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per comune 2025; Istat,
Arrivi e presenze per comune 2025; Istat, Conto Satellite del Turismo 2023.
19
Pagina 20 — PDF originale
2.2 Dove l'Open Air è (quasi) tutta l'economia locale
Il volume assoluto, però, racconta solo la scala del fenomeno, non la sua importanza relativa
per l'economia del singolo comune. Un comune con 40 milioni di euro di valore aggiunto open
air può essere un piccolo centro dell'entroterra per il quale quei 40 milioni sono l'unica
economia turistica esistente, oppure una frazione minima del bilancio turistico di una grande
città. Per distinguere i due casi occorre una seconda lettura, costruita non più sul volume ma
su un indicatore di quota: Q, il rapporto fra il valore aggiunto open air e il valore aggiunto
turistico complessivo dello stesso comune (open air più alberghiero, più residenziale). È
importante essere chiari su cosa sia questa seconda classifica: non una nuova selezione di
comuni, ma lo stesso gruppo di 200 già incontrato nel paragrafo precedente, semplicemente
riordinato secondo un criterio diverso — dal volume assoluto al peso relativo. Per leggibilità,
la tabella che segue ne riporta solo i primi 50; i valori relativi all'intero gruppo dei 200, coda
inclusa, sono commentati per esteso nel testo.
Il risultato è una gerarchia quasi rovesciata. Al vertice per quota non ci sono più le grandi
destinazioni balneari di scala importante, ma comuni dove il valore aggiunto alberghiero è
marginale o del tutto assente: Altidona, nel Fermano, e Cavriglia, in provincia di Arezzo,
raggiungono entrambi una quota del 100%, perché in questi due comuni non risulta alcun
valore aggiunto alberghiero — l'intera economia turistica locale, per come i dati la
restituiscono, coincide con il campeggio o il villaggio turistico presente sul territorio. Subito
dopo, con una quota superiore al 90%, si trovano comuni come Calceranica al Lago (Trento),
Porto Tolle e Savignano sul Rubicone: realtà di dimensione medio-piccola, spesso
dell'entroterra o di tratti di costa meno noti al grande turismo alberghiero, dove il campeggio
non è un segmento fra i tanti ma, semplicemente, l'unica o quasi unica forma di offerta ricettiva
capace di generare reddito turistico locale.
Il quadro d'insieme dei 200 comuni conferma che questa non è un'eccezione isolata: 35
comuni superano una quota dell'80%, 88 superano il 50% — cioè in più di quattro comuni
su dieci di questa classifica il valore aggiunto open air non è semplicemente presente,
ma è la componente maggioritaria dell'intera economia turistica locale. La quota
mediana dell'intero gruppo si attesta al 42,4%. All'estremo opposto della classifica si collocano
invece i grandi nomi già incontrati nella Top 100 per volume assoluto — Roma, Bologna,
Rimini, Firenze, Milano — che pur generando decine o centinaia di milioni di euro di valore
aggiunto open air vedono quella cifra ridursi a una frazione marginale (tra lo 0,7% e il 3,7%)
del proprio bilancio turistico complessivo, schiacciata da una base alberghiera e residenziale
di dimensioni molto maggiori. Non stupisce, allora, che la sovrapposizione fra le due
classifiche sia parziale: dei primi 100 comuni per volume assoluto, solo 69 compaiono anche
fra i primi 100 per quota. Le due tavole, lette insieme, descrivono due geografie complementari
20
Pagina 21 — PDF originale
dell'Open Air italiano: quella della scala, concentrata su poche decine di comuni costieri e
lacustri ad alta densità turistica, e quella della dipendenza, diffusa su un numero maggiore di
comuni piccoli o intermedi per i quali il campeggio non compete con altre forme di ricettività
open air perché, semplicemente, è l'unica presente.
Figura 7.2 — Mappa dei primi 40 comuni per Q, quota % del V.A. open air sul V.A. turistico totale
comunale, 2025. Colore = intensità della quota (più scuro = più vicino al 100%), dimensione della bolla =
V.A. open air assoluto. I riquadri isolano i cluster dei laghi del Nord e della riviera marchigiana. Fonte:
21
Pagina 22 — PDF originale
elaborazione su Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per comune 2025; Istat, Arrivi e presenze per comune
2025; Istat, Conto Satellite del Turismo 2023.
V.A. open air V.A. alberghiero
Rank Regione Comune Q
(mln €) (mln €)
1 Marche Altidona 36,4 0,0 100,0%
2 Toscana Cavriglia 14,9 0,0 100,0%
3 Veneto Cavallino-Treporti 1.361,8 61,6 95,7%
4 Trento Calceranica al Lago 50,9 2,9 94,5%
5 Veneto Porto Tolle 44,4 2,8 94,0%
6 Emilia-Romagna Savignano sul Rubicone 43,4 2,8 94,0%
7 Lazio Ardea 45,8 3,1 93,7%
8 Lazio Fondi 73,5 5,3 93,3%
9 Lombardia Idro 16,2 1,2 92,8%
10 Marche Fermo 126,2 10,4 92,4%
11 Umbria Tuoro sul Trasimeno 16,0 1,3 92,3%
Friuli-Venezia
12 Aquileia 25,4 2,3 91,7%
Giulia
13 Lombardia Sorico 17,6 1,8 90,8%
14 Liguria Framura 21,8 2,3 90,3%
15 Sardegna Lotzorai 14,3 1,6 90,0%
16 Toscana Bibbona 197,1 23,6 89,3%
17 Liguria Albenga 78,2 10,2 88,5%
18 Abruzzo Torino di Sangro 16,7 2,2 88,3%
19 Marche Porto Sant'Elpidio 52,2 6,9 88,3%
20 Piemonte Dormelletto 43,4 5,9 88,1%
21 Veneto Valeggio sul Mincio 68,8 9,9 87,4%
22
Pagina 23 — PDF originale
V.A. open air V.A. alberghiero
Rank Regione Comune Q
(mln €) (mln €)
22 Veneto Rosolina 112,1 16,7 87,1%
23 Marche Cupra Marittima 62,5 9,5 86,8%
24 Lombardia Moniga del Garda 83,4 13,3 86,2%
25 Toscana Lamporecchio 11,4 1,8 86,1%
26 Marche Potenza Picena 23,3 3,9 85,6%
27 Veneto Lazise 659,0 112,1 85,5%
28 Toscana Figline e Incisa Valdarno 78,1 13,4 85,4%
29 Trento Caldonazzo 13,3 2,5 84,2%
30 Lombardia Domaso 35,6 7,2 83,2%
31 Lombardia Iseo 85,9 18,6 82,2%
32 Emilia-Romagna Comacchio 284,1 63,3 81,8%
33 Toscana Castagneto Carducci 155,9 36,0 81,2%
34 Marche Porto Recanati 71,3 16,9 80,9%
35 Veneto Peschiera del Garda 351,5 84,7 80,6%
36 Toscana Scarlino 29,8 7,6 79,8%
37 Toscana Orbetello 140,7 37,0 79,2%
38 Lombardia San Felice del Benaco 123,1 32,4 79,2%
39 Lazio Montalto di Castro 23,8 6,7 77,9%
40 Lazio Tarquinia 35,5 10,3 77,4%
41 Umbria Magione 33,0 11,1 74,7%
42 Toscana Piombino 124,1 45,6 73,1%
43 Piemonte Verbania 120,4 44,5 73,0%
44 Sardegna Aglientu 40,0 14,9 72,9%
23
Pagina 24 — PDF originale
V.A. open air V.A. alberghiero
Rank Regione Comune Q
(mln €) (mln €)
45 Piemonte Castelletto sopra Ticino 21,6 8,6 71,5%
46 Campania Sessa Aurunca 51,8 20,8 71,3%
47 Lazio Anzio 20,6 8,3 71,3%
48 Veneto Chioggia 207,6 83,8 71,3%
49 Veneto Eraclea 37,8 15,4 71,1%
50 Toscana Rosignano Marittimo 84,3 35,2 70,5%
Tabella 7.2 — Primi 50 comuni per Q (quota % del V.A. open air sul V.A. turistico totale comunale), estratti
e riordinati dagli stessi 200 comuni della Tabella 7.1, 2025. A parità di quota prevale il maggior V.A. open
air assoluto. I dati relativi all'intero gruppo di 200 comuni (inclusi i casi di quota più bassa, commentati nel
testo) sono disponibili nel file di lavoro. Fonte: elaborazione su Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per
comune 2025; Istat, Arrivi e presenze per comune 2025; Istat, Conto Satellite del Turismo 2023.
24
Pagina 25 — PDF originale
2.3 Dove l'Open Air supera gli alberghi
Una terza lettura, più diretta ancora, chiude il quadro: in quanti comuni italiani il valore
aggiunto open air supera, in valore assoluto, quello generato dagli alberghi? La domanda
richiede di tornare all'intero database di base — non più soltanto ai 200 comuni con il maggior
volume open air, ma a tutti gli 827 comuni con dati di movimento utilizzabili, comprese realtà
minori che non compaiono nelle due classifiche precedenti proprio perché il loro volume
assoluto è modesto. Il risultato: 302 comuni su 827, poco più di uno su tre, hanno un
valore aggiunto open air superiore a quello alberghiero. Non è un fenomeno di nicchia
statistica, ma una condizione strutturale diffusa su una parte rilevante del tessuto turistico
open air italiano.
La tavola seguente riporta i primi 30 di questi 302 comuni, ordinati per volume assoluto di
valore aggiunto open air. In testa resta Cavallino-Treporti, che qui assume un ruolo ancora più
significativo: il suo valore aggiunto open air (1.361,8 milioni di euro) è pari a 22,1 volte quello
alberghiero — il rapporto più estremo fra i grandi comuni turistici italiani, e la conferma più
netta di un'economia locale costruita quasi per intero attorno al campeggio. Interessante
notare chi, pur presente nella Top 100 assoluta, esce da questa classifica: Jesolo e
Cesenatico, ad esempio, restano fra i comuni con il maggior volume open air in termini
assoluti, ma in entrambi il valore aggiunto alberghiero è più alto di quello campeggistico. Al
contrario, comuni come Fermo, Bibbona e Rosolina compaiono qui con rapporti fra 6 e 12
volte, a conferma che l'appartenenza a questa lista dipende dalla loro specializzazione
economica.
V.A. open air V.A. alberghiero
Rank Regione Comune Rapporto
(mln €) (mln €)
1 Veneto Cavallino-Treporti 1.361,8 61,6 22,12x
2 Veneto Lazise 659,0 112,1 5,88x
3 Veneto Peschiera del Garda 351,5 84,7 4,15x
4 Veneto Caorle 343,2 286,6 1,20x
5 Emilia-Romagna Ravenna 292,5 291,5 1,00x
6 Emilia-Romagna Comacchio 284,1 63,3 4,49x
7 Puglia Vieste 267,4 151,5 1,76x
8 Veneto Bardolino 251,7 190,1 1,32x
25
Pagina 26 — PDF originale
V.A. open air V.A. alberghiero
Rank Regione Comune Rapporto
(mln €) (mln €)
9 Veneto Chioggia 207,6 83,8 2,48x
10 Toscana Bibbona 197,1 23,6 8,35x
11 Toscana Castagneto Carducci 155,9 36,0 4,33x
12 Toscana Orbetello 140,7 37,0 3,81x
13 Toscana Castiglione della Pescaia 127,1 53,5 2,38x
14 Marche Fermo 126,2 10,4 12,17x
15 Toscana Piombino 124,1 45,6 2,72x
16 Lombardia San Felice del Benaco 123,1 32,4 3,81x
17 Piemonte Verbania 120,4 44,5 2,70x
18 Veneto Rosolina 112,1 16,7 6,72x
19 Toscana San Vincenzo 109,1 63,5 1,72x
20 Toscana Massa 101,4 68,2 1,49x
21 Toscana Capoliveri 101,2 84,1 1,20x
22 Toscana Viareggio 95,7 89,2 1,07x
23 Lombardia Manerba del Garda 95,6 42,1 2,27x
24 Trento Arco 94,7 51,3 1,85x
25 Toscana Grosseto 91,4 87,3 1,05x
26 Calabria Corigliano-Rossano 91,3 61,2 1,49x
27 Toscana Cecina 91,1 38,2 2,39x
28 Lombardia Iseo 85,9 18,6 4,62x
29 Toscana Rosignano Marittimo 84,3 35,2 2,39x
30 Lombardia Moniga del Garda 83,4 13,3 6,27x
Tabella 7.3 — Primi 30 comuni (su 302 complessivi, database di 827 comuni) dove il V.A. open air supera il
V.A. alberghiero, ordinati per V.A. open air assoluto, 2025. Fonte: elaborazione su Istat, Capacità degli
26
Pagina 27 — PDF originale
esercizi ricettivi per comune 2025; Istat, Arrivi e presenze per comune 2025; Istat, Conto Satellite del
Turismo 2023.
2.4 Una lettura d'insieme: un contributo centrale
Le tre classifiche di questo capitolo, lette una accanto all'altra, convergono verso una
conclusione che i soli aggregati nazionali non potevano restituire con altrettanta chiarezza.
Sul piano nazionale, si è visto nei capitoli precedenti, l'Open Air resta una componente minore
del valore aggiunto turistico italiano: un ottavo abbondante del totale, un dato che colloca il
comparto in una posizione di rilievo ma non certo dominante nel panorama complessivo
dell'offerta ricettiva del Paese. Scendendo alla scala comunale, però, quella stessa cifra si
scompone in una geografia molto più eterogenea e, in un numero rilevante di casi, molto più
radicale: per decine e decine di comuni italiani — quelli con una quota superiore all'80%, quelli
dove il valore aggiunto alberghiero è marginale o assente, quelli dove il rapporto fra le due
componenti supera le cinque, dieci, perfino venti volte a favore del campeggio — l'Open Air
non è affatto un contributo aggiuntivo o accessorio a un'economia turistica più ampia. È
l'economia turistica locale, quasi per intero.
Sono comuni per i quali, tolto il campeggio o il villaggio turistico, non resterebbe un'offerta
alberghiera capace di generare un reddito turistico paragonabile, né un'occupazione
stagionale sufficiente a sostenere l'indotto commerciale e di servizi che da quel flusso di
presenze dipende: pubblici esercizi, commercio al dettaglio, manutenzione, trasporti locali, e
la stessa filiera occupazionale trattata nei capitoli precedenti. In questi contesti l'Open Air non
compete con l'albergo per una quota di mercato — semplicemente occupa uno spazio
economico che, in sua assenza, resterebbe vuoto. È una lettura che rovescia la prospettiva
più comune sul settore: se osservato dall'alto, a livello nazionale, l'Open Air italiano appare
come un comparto importante ma di secondo piano rispetto all'impresa alberghiera; osservato
dal basso, comune per comune, si rivela come un'infrastruttura economica vitale per una parte
non piccola del tessuto turistico del Paese, e come un fattore che arricchisce e diversifica
l'offerta turistica nazionale nel suo complesso, portando presenze e reddito in territori —
costieri, lacustri, ma anche interni e collinari, come mostrano i casi di Cavriglia o Tuoro sul
Trasimeno — che un'offerta esclusivamente alberghiera non sempre riuscirebbe a
raggiungere con la stessa capillarità.
27
Pagina 28 — PDF originale
Capitolo 3
La geografia comunale dell’Open Air
I capitoli precedenti hanno misurato il comparto Open Air come una grandezza nazionale: un
totale di posti letto, una quota sull'extra-alberghiero, un valore aggiunto, un numero di
occupati. Sono cifre che dicono molto sulla dimensione del fenomeno, ma nulla sulla sua
forma nello spazio — e i campeggi e i villaggi turistici, più di quasi ogni altra tipologia ricettiva,
sono un fenomeno profondamente disomogeneo sul territorio: non si distribuiscono in
proporzione alla popolazione o alla superficie dei comuni, ma seguono la geografia delle
coste, dei laghi e di poche altre vocazioni turistiche consolidate. Questo capitolo scende perciò
dal dato nazionale al dettaglio dei 7.375 comuni italiani per cui Istat rileva una capacità ricettiva
extra-alberghiera, per rispondere a due domande distinte: quanto pesa l'Open Air sull'extra-
alberghiero nel suo complesso, e quali sono i comuni che, in valore assoluto, ospitano più
posti letto in campeggi e villaggi. Un'ultima lettura, per regione, chiude il quadro.
3.1 Un quarto dell'extra-alberghiero italiano: il quadro nazionale
Il punto di partenza è la stessa cifra già incontrata nel capitolo precedente, qui ripresa come
base di riferimento per le classifiche che seguono: su un totale nazionale di 5.387.096 posti
letto extra-alberghieri, 1.297.866 si trovano in campeggi e villaggi turistici. Il comparto Open
Air rappresenta dunque il 24,09% dell'intera capacità ricettiva extra-alberghiera italiana — un
quarto abbondante — mentre il restante 75,91% (4.089.230 posti letto) si distribuisce fra bed
& breakfast, affittacamere, agriturismi, ostelli, case per ferie e rifugi di montagna.
% sul totale extra-
Voce Posti letto (2025)
alberghiero
Campeggi e villaggi turistici (Open Air) 1.297.866 24,09%
Altro extra-alberghiero 4.089.230 75,91%
Totale extra-alberghiero 5.387.096 100,00%
Fonte: elaborazione su Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per comune, anno 2025 (file
Quota_campeggi_villaggi_su_extralberghiero.xlsx). "Altro extra-alberghiero" comprende bed & breakfast,
alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale, agriturismi, ostelli, case per ferie e rifugi di montagna.
Dietro questo 24,09% nazionale, tuttavia, si nasconde una concentrazione territoriale molto
marcata. Dei 7.375 comuni censiti, solo 1136 (poco più di uno su sette) dichiarano almeno un
posto letto in campeggi o villaggi turistici; la grandissima maggioranza dei comuni italiani,
semplicemente, non ha alcuna offerta Open Air, e affida l'intera propria capacità extra-
alberghiera ad altre tipologie. È un dato che da solo giustifica il resto del capitolo: un fenomeno
28
Pagina 29 — PDF originale
che riguarda un comune su sette merita di essere guardato comune per comune, non solo
come media nazionale.
3.2 I cento comuni che pesano di più: la classifica per posti letto
La classifica che segue ordina i comuni Open Air per il dato più immediato — il numero
assoluto di posti letto in campeggi e villaggi turistici — e la limita ai primi 100. È una selezione
ristretta, appena l'1,4% dei comuni italiani e meno di un decimo dei comuni con una qualche
offerta Open Air, eppure questi cento comuni da soli concentrano 61,99% dell'intera capacità
Open Air nazionale; i primi dieci, da soli, ne concentrano già 19,75%. La curva di
concentrazione è ripida quasi quanto ci si aspetterebbe da un settore guidato dalla rendita di
posizione geografica: bastano 58 comuni per raggiungere metà dei posti letto Open Air italiani,
e appena 243 — meno di un quarto dei comuni con offerta Open Air — per arrivarne all'80%.
In testa alla classifica, con ampio margine, c'è Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia:
64.558 posti letto in campeggi e villaggi turistici, quasi il doppio del secondo in classifica e pari
da solo al 5,0% dell'intera capacità Open Air nazionale. Seguono Vieste, nel Foggiano, con
30.360 posti letto, e Lazise, sul lago di Garda veronese, con 28.354. Il resto della parte alta
della classifica conferma un pattern già anticipato nei capitoli precedenti: costa adriatica
veneta ed emiliano-romagnola, costa toscana, litorale garganico e sponde del Garda si
alternano nelle prime posizioni, con Roma — undicesima, 14.524 posti letto — come unico
grande caso di comune non a vocazione specificamente balneare o lacustre a comparire così
in alto, semplicemente in ragione delle sue dimensioni assolute.
Posti letto Posti letto
# Comune Provincia Regione Open Air extra-alb. Quota %
(AL) (BB)
1 Cavallino-Treporti Venezia Veneto 64.558 71.258 90,60%
2 Vieste Foggia Puglia 30.360 39.769 76,34%
3 Lazise Verona Veneto 28.354 34.336 82,58%
Emilia-
4 Comacchio Ferrara 23.028 36.142 63,72%
Romagna
5 Caorle Venezia Veneto 21.513 45.152 47,65%
Emilia-
6 Ravenna Ravenna 20.589 30.206 68,16%
Romagna
7 Massa Massa Carrara Toscana 20.222 27.935 72,39%
8 Chioggia Venezia Veneto 17.249 26.798 64,37%
9 Bibbona Livorno Toscana 15.545 19.871 78,23%
10 Orbetello Grosseto Toscana 14.897 20.269 73,50%
11 Roma Roma Lazio 14.524 271.724 5,35%
12 Peschiera del Garda Verona Veneto 14.476 20.564 70,39%
29
Pagina 30 — PDF originale
Posti letto Posti letto
# Comune Provincia Regione Open Air extra-alb. Quota %
(AL) (BB)
13 San Michele al Tagliamento Venezia Veneto 14.332 64.030 22,38%
14 Castiglione della Pescaia Grosseto Toscana 13.672 26.419 51,75%
15 Castagneto Carducci Livorno Toscana 13.354 18.645 71,62%
16 Grosseto Grosseto Toscana 12.034 24.652 48,82%
17 Fondi Latina Lazio 11.800 14.012 84,21%
18 Viareggio Lucca Toscana 11.750 19.466 60,36%
19 Rosolina Rovigo Veneto 11.339 21.953 51,65%
20 Jesolo Venezia Veneto 11.300 37.955 29,77%
21 Anzio Roma Lazio 10.960 14.401 76,11%
22 Fermo Fermo Marche 10.757 12.732 84,49%
23 Bardolino Verona Veneto 10.320 16.024 64,40%
24 Tarquinia Viterbo Lazio 10.226 12.846 79,60%
25 Peschici Foggia Puglia 9.667 14.639 66,04%
Friuli-Venezia
26 Lignano Sabbiadoro Udine 9.038 81.158 11,14%
Giulia
Friuli-Venezia
27 Grado Gorizia 8.898 17.257 51,56%
Giulia
28 Piombino Livorno Toscana 8.428 13.847 60,87%
29 Camerota Salerno Campania 8.406 12.994 64,69%
30 Capaccio Paestum Salerno Campania 8.118 10.582 76,72%
31 Albenga Savona Liguria 8.012 10.667 75,11%
32 Rosignano Marittimo Livorno Toscana 7.768 14.291 54,36%
33 Terracina Latina Lazio 7.693 11.992 64,15%
34 Manerba del Garda Brescia Lombardia 7.444 11.074 67,22%
35 Corigliano-Rossano Cosenza Calabria 7.208 9.168 78,62%
36 Capoliveri Livorno Toscana 7.168 15.570 46,04%
Emilia-
37 Cesenatico Forli' Cesena 7.052 16.750 42,10%
Romagna
Emilia-
38 Riccione Rimini 7.013 12.283 57,10%
Romagna
39 Cecina Livorno Toscana 6.957 12.272 56,69%
40 San Vincenzo Livorno Toscana 6.932 15.956 43,44%
Verbano Cusio
41 Verbania Piemonte 6.789 9.991 67,95%
Ossola
42 Roseto degli Abruzzi Teramo Abruzzo 6.706 9.774 68,61%
43 San Felice del Benaco Brescia Lombardia 6.626 8.157 81,23%
44 Gallipoli Lecce Puglia 6.249 20.705 30,18%
45 Porto Recanati Macerata Marche 6.094 9.333 65,30%
30
Pagina 31 — PDF originale
Posti letto Posti letto
# Comune Provincia Regione Open Air extra-alb. Quota %
(AL) (BB)
Pesaro E
46 Fano Marche 5.968 10.192 58,56%
Urbino
47 Iseo Brescia Lombardia 5.863 6.893 85,06%
48 Moniga del Garda Brescia Lombardia 5.800 8.096 71,64%
49 Tortoreto Teramo Abruzzo 5.036 8.605 58,52%
50 Levico Terme Trento Trento 5.033 6.550 76,84%
51 Porto Sant'Elpidio Fermo Marche 4.926 6.436 76,54%
52 Numana Ancona Marche 4.874 16.527 29,49%
53 Castelnuovo del Garda Verona Veneto 4.817 7.658 62,90%
54 Sestri Levante Genova Liguria 4.772 12.403 38,47%
55 Senigallia Ancona Marche 4.699 9.296 50,55%
56 Altidona Fermo Marche 4.639 4.919 94,31%
57 Toscolano-Maderno Brescia Lombardia 4.611 8.126 56,74%
58 Follonica Grosseto Toscana 4.548 17.769 25,60%
59 Venezia Venezia Veneto 4.449 58.236 7,64%
Emilia-
60 Imola Bologna 4.448 5.880 75,65%
Romagna
61 Pisa Pisa Toscana 4.375 18.244 23,98%
62 Ardea Roma Lazio 4.330 5.356 80,84%
63 Bernalda Matera Basilicata 4.306 5.165 83,37%
64 Figline e Incisa Valdarno Firenze Toscana 4.280 5.998 71,36%
65 Cassano all'Ionio Cosenza Calabria 4.223 4.519 93,45%
Emilia-
66 Cervia Ravenna 4.212 14.265 29,53%
Romagna
67 Cupra Marittima Ascoli Piceno Marche 4.185 5.731 73,02%
68 Arco Trento Trento 4.161 7.742 53,75%
69 Lecce Lecce Puglia 4.110 16.203 25,37%
70 Isola di Capo Rizzuto Crotone Calabria 4.107 5.234 78,47%
71 Alghero Sassari Sardegna 4.029 23.080 17,46%
72 Giulianova Teramo Abruzzo 4.004 5.779 69,29%
Verbano Cusio
73 Cannobio Piemonte 3.832 5.707 67,15%
Ossola
74 Sirmione Brescia Lombardia 3.831 8.713 43,97%
75 Calceranica al Lago Trento Trento 3.787 4.111 92,12%
76 Porlezza Como Lombardia 3.730 4.334 86,06%
77 Aglientu Sassari Sardegna 3.699 6.439 57,45%
78 Dormelletto Novara Piemonte 3.658 4.017 91,06%
31
Pagina 32 — PDF originale
Posti letto Posti letto
# Comune Provincia Regione Open Air extra-alb. Quota %
(AL) (BB)
79 Ostuni Brindisi Puglia 3.636 17.291 21,03%
80 Carovigno Brindisi Puglia 3.494 7.599 45,98%
81 Muravera Sud Sardegna Sardegna 3.486 9.096 38,32%
82 Palau Sassari Sardegna 3.426 10.468 32,73%
83 Martinsicuro Teramo Abruzzo 3.418 6.391 53,48%
84 Bolsena Viterbo Lazio 3.407 5.464 62,35%
85 Ugento Lecce Puglia 3.386 13.678 24,76%
86 Castelletto sopra Ticino Novara Piemonte 3.332 3.847 86,61%
87 Centola Salerno Campania 3.325 4.894 67,94%
88 Ricadi Vibo Valentia Calabria 3.318 6.947 47,76%
89 Scarlino Grosseto Toscana 3.262 6.281 51,93%
90 Scalea Cosenza Calabria 3.247 5.163 62,89%
91 Eraclea Venezia Veneto 3.178 6.619 48,01%
92 Vasto Chieti Abruzzo 3.164 7.768 40,73%
93 Arzachena Sassari Sardegna 3.163 19.901 15,89%
94 Ceriale Savona Liguria 3.148 5.539 56,83%
95 Cortina d'Ampezzo Belluno Veneto 3.123 11.895 26,25%
96 Otranto Lecce Puglia 3.116 12.852 24,25%
Verbano Cusio
97 Baveno Piemonte 3.070 5.219 58,82%
Ossola
98 Praia a Mare Cosenza Calabria 3.051 5.388 56,63%
99 Valeggio sul Mincio Verona Veneto 3.030 4.993 60,68%
100 San Giovanni in Fiore Cosenza Calabria 3.000 3.347 89,63%
Top 100 comuni italiani per posti letto in campeggi e villaggi turistici (AL), anno 2025. Fonte: elaborazione
su Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per comune. La colonna "Quota %" indica il peso dei posti letto
Open Air sul totale extra-alberghiero dello stesso comune.
Un dato merita di essere sottolineato perché non era affatto scontato: anche nei comuni dove
l'Open Air pesa di più in termini assoluti, il comparto non è quasi mai un'aggiunta marginale
all'offerta extra-alberghiera locale. All'interno di questi cento comuni, la quota mediana di posti
letto Open Air sul rispettivo totale extra-alberghiero è del 61,61% — cioè, nella metà
abbondante dei cento comuni con più campeggi e villaggi in valore assoluto, l'Open Air
rappresenta anche la maggioranza dell'offerta extra-alberghiera locale. Fa eccezione, in modo
istruttivo, Roma: con 271.724 posti letto extra-alberghieri complessivi, distribuiti su una filiera
ricettiva enormemente diversificata, i suoi 14.524 posti letto Open Air pesano appena il 5,35%
del totale — una conferma che nelle grandi città l'Open Air resta comunque una componente
32
Pagina 33 — PDF originale
fra le tante, mentre nei comuni a vocazione turistica specializzata tende a diventare la
componente dominante.
3.3 Una lettura per regione: dove si concentra il volume
L'ultimo passaggio del capitolo aggrega il dato comunale a livello regionale, considerando —
per ciascuna regione — i soli comuni con più di un posto letto in campeggi e villaggi turistici
(si esclude cioè il caso limite, statisticamente irrilevante, di comuni con un solo posto letto
registrato: sono appena due in tutta Italia, ed è ragionevole trattarli come rumore statistico più
che come vera offerta Open Air). La cartina e la tavola che seguono restituiscono lo stesso
dato in due forme complementari — la prima per coglierne a colpo d'occhio la geografia, la
seconda per il dettaglio numerico esatto — ordinato non per numero di comuni coinvolti, ma
per il dato che più conta ai fini della dimensione economica del fenomeno: la somma dei posti
letto Open Air di ciascuna regione, con la relativa quota calcolata sullo stesso totale.
Figura 6.1 — Distribuzione regionale dei posti letto in campeggi e villaggi turistici (Open Air), anno 2025.
Intensità del colore proporzionale alla somma dei posti letto per regione (Trento e Bolzano aggregate in
33
Pagina 34 — PDF originale
Trentino-Alto Adige, coerentemente con i confini amministrativi standard). Fonte: elaborazione su Istat,
Capacità degli esercizi ricettivi per comune.
Regione N. comuni (AL>1) Somma posti letto AL % sul totale posti letto
Veneto 49 232.282 17,90%
Toscana 88 191.300 14,74%
Lazio 47 94.315 7,27%
Puglia 46 92.550 7,13%
Emilia-Romagna 69 91.197 7,03%
Lombardia 97 89.040 6,86%
Marche 101 65.440 5,04%
Liguria 58 57.100 4,40%
Piemonte 123 54.840 4,23%
Calabria 55 51.694 3,98%
Sardegna 47 49.498 3,81%
Trento 62 42.607 3,28%
Abruzzo 42 40.454 3,12%
Campania 40 38.245 2,95%
Friuli-Venezia Giulia 26 27.392 2,11%
Sicilia 55 22.704 1,75%
Bolzano 48 17.908 1,38%
Valle d'Aosta 36 17.417 1,34%
Umbria 23 11.144 0,86%
Basilicata 14 7.138 0,55%
Molise 8 3.599 0,28%
Regioni ordinate per somma di posti letto in campeggi e villaggi turistici nei comuni con più di un posto letto
(AL>1), anno 2025. La percentuale è calcolata sul totale dei posti letto Open Air della tavola (1.297.864, su
un totale nazionale di 1.297.866). La colonna "N. comuni" è riportata a fini informativi e non determina
l'ordinamento. Fonte: elaborazione su Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per comune.
Ordinata per volume, la tavola restituisce una gerarchia quasi rovesciata rispetto a quella che
emergerebbe contando semplicemente i comuni coinvolti. Il Veneto guida nettamente la
classifica con 232.282 posti letto, quasi il 18% del totale nazionale attribuibile a questo gruppo
di comuni, pur avendo soltanto 49 comuni con una presenza Open Air significativa — la media
più alta fra tutte le regioni, oltre 4.700 posti letto per comune. Segue la Toscana, con 191.300
posti letto (14,74%) e una base di 88 comuni, quindi Lazio e Puglia, entrambe sopra i 92.000
posti letto pur con un numero di comuni relativamente contenuto (47 e 46). Il Piemonte, che
34
Pagina 35 — PDF originale
nella lettura per numerosità comunale risultava la regione più diffusa in assoluto con 123
comuni, scivola qui alla nona posizione: i suoi 54.840 posti letto pesano infatti solo il 4,23%
del totale, a conferma che l'offerta piemontese è capillare ma composta in larghissima parte
da strutture di piccola scala.
Il confronto più istruttivo è forse quello fra Sicilia e Calabria, che condividono esattamente lo
stesso numero di comuni con presenza Open Air — 55 — ma si collocano a distanze molto
diverse in questa tavola: la Calabria, con 51.694 posti letto, è decima; la Sicilia, con appena
22.704, è sedicesima, penultima fra le regioni del Mezzogiorno. A parità di diffusione
territoriale, in altre parole, la dimensione media delle strutture può differire sensibilmente da
regione a regione. Specularmente, il Trentino-Alto Adige diviso nelle sue due province
autonome — Trento (42.607 posti letto, 62 comuni) e Bolzano (17.908, 48 comuni) — mostra
volumi assoluti contenuti nonostante una presenza comunale non trascurabile, coerente con
un modello alpino fatto di strutture numerose ma di dimensioni ridotte, orientate al turismo
escursionistico e ai laghi minori più che a una domanda di massa.
3.4 Due velocità, una sola etichetta statistica
Messe a confronto, le due chiavi di lettura di questo capitolo — il volume assoluto dei singoli
comuni e la sua aggregazione regionale — raccontano la stessa disomogeneità territoriale da
due angolazioni diverse, e insieme restituiscono un quadro più fedele di quanto farebbe
ciascuna presa da sola. A livello comunale, appena cento comuni — l'1,4% del totale
nazionale — concentrano oltre sei decimi dell'intera capacità Open Air italiana, con Cavallino-
Treporti a fare da caso limite di una industria matura e di scala. A livello regionale, la stessa
logica si ripete su scala più ampia: Veneto e Toscana, da sole, valgono insieme quasi un terzo
dei posti letto Open Air nazionali fra i comuni a vocazione consolidata, mentre regioni come il
Piemonte — pur presenti in modo capillare su un numero di comuni superiore a qualunque
altra regione italiana — pesano relativamente poco in termini di posti letto complessivi. È la
stessa sproporzione, osservata a due livelli di aggregazione: un comparto che in Italia non
cresce distribuendosi in modo uniforme sul territorio, ma addensandosi in poche aree dove le
condizioni — costa, lago, tradizione turistica consolidata — ne hanno permesso lo sviluppo
su scala industriale.
3.5 Il perimetro dei dati
Prima di chiudere il capitolo vale la pena fermarsi un momento non sui risultati, ma sui dati
stessi — su quanti comuni, esattamente, stanno dietro a ciascuna delle cifre incontrate finora
in questo lavoro, e con quale grado di completezza. È una domanda che riguarda tanto questo
capitolo quanto quelli precedenti sul valore aggiunto, ed è utile risolverla qui, ora che il
dettaglio comunale è stato esplorato per intero.
35
Pagina 36 — PDF originale
% su totale
Livello N. comuni % su base di riferimento
comuni (7.896)
Comuni italiani totali (universo) 7.896 100,0% —
Comuni con almeno 1 presenza
4.531 57,4% —
turistica
Comuni senza alcuna presenza
3.365 42,6% —
turistica registrata
Comuni con almeno un
1.136 14,4% —
campeggio/villaggio turistico
↳ di cui con dati movimenti completi 72,8% dei comuni con
827 10,5%
(usati nel calcolo V.A.) campeggi
21,9% dei comuni con
↳ di cui con dati secretati da Istat 249 3,2%
campeggi
↳ di cui assenti nel file Movimenti 60 0,8% 5,3% dei comuni con campeggi
4,4% dei comuni “turistici” ·
Top 200 comuni per V.A. stimato
200 2,5% 17,6% dei comuni con
campeggi/villaggi
campeggi
Fonti: Istat, Capacità degli esercizi ricettivi per comune 2025; Istat, Arrivi e presenze per comune 2025;
Istat, Conto Satellite del Turismo 2023 (per il coefficiente di V.A. pro-capite). Elaborazione su Top 200
comuni per V.A. stimato campeggi/villaggi turistici.
L'universo di riferimento Istat conta 7.896 comuni italiani. Di questi, poco più della metà —
4.531, il 57,4% — registra almeno una presenza turistica nel 2025, mentre i restanti 3.365
(42,6%) non hanno alcun pernottamento rilevato: sono, nella grande maggioranza dei casi,
comuni privi di qualunque struttura ricettiva, o con strutture così marginali da non generare
movimento registrabile. È un dato che va tenuto distinto da quello, leggermente diverso,
incontrato in apertura di capitolo: i 7.375 comuni per cui il file sulla capacità ricettiva rileva un
qualche posto letto extra-alberghiero sono più numerosi dei 4.531 comuni “turistici” per
movimento, perché la capacità — l'esistenza di posti letto — è una condizione meno esigente
della presenza — l'arrivo effettivo di ospiti che vi pernottano. Sono due fonti Istat distinte,
capacità e movimenti, con popolazioni di comuni non perfettamente coincidenti.
Dentro questo perimetro più ampio si colloca il dato che interessa più da vicino questo
capitolo: i comuni con almeno un campeggio o villaggio turistico sono 1.136 — esattamente
lo stesso numero già incontrato nel paragrafo 6.1, ottenuto in modo del tutto indipendente a
partire dal solo file sulla capacità ricettiva. Non è una coincidenza priva di significato: è la
controprova che le due fonti Istat, per quanto costruite con criteri di rilevazione diversi — l'una
sui posti letto disponibili, l'altra sui pernottamenti effettivi — individuano in modo coerente la
stessa popolazione di comuni a vocazione Open Air, e che le cifre presentate in questo
capitolo poggiano su una base solida.
36
Pagina 37 — PDF originale
Di questi 1.136 comuni, però, non tutti hanno un dato sui movimenti turistici sufficientemente
completo da poter essere usato per stimare, comune per comune, il valore aggiunto generato
dai campeggi — l'esercizio condotto nei capitoli precedenti. Solo 827 (il 72,8% dei comuni con
campeggi) dispongono di un dato di presenze completo; per 249 comuni (21,9%) il dato è
secretato da Istat a tutela statistica, secondo la stessa logica già incontrata a livello nazionale
nel capitolo 4; per altri 60 (5,3%) il dato è del tutto assente dal file dei movimenti,
verosimilmente per l'esiguità delle strutture presenti. È su questa base di 827 comuni con dati
completi — non sull'intero universo di 1.136 — che è stata costruita la selezione dei Top 200
comuni impiegata per le stime di valore aggiunto bottom-up: 200 comuni che rappresentano
appena il 2,5% dell'universo comunale italiano, il 4,4% dei comuni con presenze turistiche
registrate, ma ben il 17,6% dei comuni con offerta Open Air. È lo stesso principio di
concentrazione già osservato nei paragrafi precedenti, qui applicato al disegno stesso della
rilevazione: non serve coprire l'intera popolazione di comuni con campeggi per catturarne la
parte preponderante del fenomeno, perché — come mostrato nel paragrafo 6.2 — un numero
relativamente ristretto di comuni concentra già la grande maggioranza dei posti letto, e con
essi, verosimilmente, del valore economico generato.
37
Pagina 38 — PDF originale
Capitolo 4
Dal valore al lavoro: una lettura occupazionale figurativa
Fin qui il valore aggiunto turistico è stato misurato, scomposto, ripartito tra alberghiero ed
extra-alberghiero, isolato nella sua componente Open Air — ma sempre in euro. È una scelta
obbligata, perché l'euro è l'unità di misura in cui il valore aggiunto esiste per definizione, ma è
anche una scelta che tiene a distanza una domanda che chiunque legga questi numeri finisce
prima o poi per porsi: quante persone ci sono, dietro a 17,2 miliardi di euro? Quanti posti di
lavoro tiene in piedi un comparto che, nell'immaginario diffuso, evoca soprattutto ombrelloni,
piazzole e roulotte, e che invece genera un valore economico paragonabile a quello di intere
filiere industriali di medie dimensioni? Questo capitolo prova a rispondere, con tutta la cautela
che una domanda di questo tipo richiede.
4.1 Perché tradurre un valore in lavoro, e perché farlo con
prudenza
Tradurre un valore aggiunto in un numero di occupati è, in linea di principio, un'operazione
semplice: basta dividere il primo per la produttività media del lavoro nel settore di riferimento,
cioè per la quantità di valore che un occupato genera in media in un anno. Il risultato, però,
non è un censimento — non conta le persone che davvero lavorano nei campeggi e villaggi
italiani, ma restituisce il numero di occupati che sarebbe coerente con quel valore aggiunto,
se la produttività fosse esattamente quella media. È per questo che l'esercizio va definito, fin
dal titolo, figurativo: uno strumento per dare una scala umana e comprensibile a un aggregato
monetario, non una stima previsionale né tantomeno un dato di fonte amministrativa
sull'occupazione reale del settore.
Detto questo, un esercizio figurativo condotto con criterio resta uno strumento di lettura
legittimo, e per molti versi necessario: un numero come "17,2 miliardi di euro" comunica una
grandezza economica, ma non trasmette immediatamente la sua rilevanza sociale — quante
famiglie, quante comunità costiere, quanta parte del tessuto occupazionale stagionale italiano
dipenda, direttamente o indirettamente, da quel valore. Tradurlo in lavoro, pur con tutte le
cautele necessarie, risponde a questa esigenza.
38
Pagina 39 — PDF originale
4.2 La produttività delle imprese turistiche
Il parametro di conversione utilizzato proviene dalla stessa fonte che ha accompagnato l'intero
impianto di questo lavoro, il Conto Satellite del Turismo Istat per il 2023, che riporta un dato
preciso: la produttività media del lavoro nelle imprese turistiche, nel 2023, è stata di 99.015
euro — un valore inferiore del 30% rispetto alla produttività media dell'intera economia italiana,
a conferma di un settore ad alta intensità di manodopera e a bassa capitalizzazione relativa.
È importante segnalare che questa produttività è calcolata non su un semplice conteggio di
posizioni lavorative, ma su unità di lavoro (ULA): una misura che riporta a equivalente tempo
pieno anche i contratti part-time e le seconde attività, così da restituire un denominatore
comparabile indipendentemente dalla forma contrattuale. È una distinzione tutt'altro che
tecnica, perché il turismo — e il comparto Open Air in particolare — è per sua natura un settore
in cui la stessa massa di lavoro viene distribuita su un numero di persone fisiche superiore a
quello delle posizioni equivalenti a tempo pieno.
Per applicare questo parametro ai valori 2025 espressi a prezzi correnti, occorre prima
aggiornarlo allo stesso modo in cui è stato aggiornato ogni altro dato monetario in questo
lavoro: applicando il deflatore specifico del settore dei servizi ricettivi e di ristorazione, che nel
biennio 2023-2025 è cresciuto in misura cumulata del 7,43%. La produttività 2023 si trasforma
così in una produttività coerente con i prezzi del 2025:
99.015 € × 1,074326 ≈ 106.374 €/ULA (prezzi correnti 2025).
4.3 L'occupazione figurativa del turismo italiano
Applicando questo coefficiente a ciascuna delle grandezze di valore aggiunto ricostruite nel
capitolo precedente, si ottiene una lettura occupazionale dell'intero sistema turistico
nazionale, scomposta nelle stesse componenti già utilizzate per il valore economico:
V.A. 2025 (prezzi Occupazione figurativa
Componente
correnti) (ULA)
Turismo totale (Italia) 132,58 mld € ≈ 1.246.400
di cui Alberghiero 71,35 mld € ≈ 670.700
di cui Open Air (campeggi/villaggi) 17,20 mld € ≈ 161.700
di cui altro extra-alberghiero 44,02 mld € ≈ 413.800
39
Pagina 40 — PDF originale
Il turismo italiano, nel suo complesso, corrisponde così a circa 1,25 milioni di occupati
equivalenti a tempo pieno — poco più del 5% dell'intera occupazione nazionale, che nel 2023
contava 23,58 milioni di occupati secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro Istat. È una
quota che, va ricordato, riguarda soltanto il valore aggiunto attivato direttamente dalla spesa
turistica: se si guardasse all'insieme più ampio delle industrie turistiche, comprensivo anche
dei servizi resi a clientela non turistica, il numero di ULA coerente con quell'aggregato
salirebbe proporzionalmente, avvicinandosi ai 2,5 milioni di unità di lavoro impliciti nello stesso
dato Istat di produttività.
All'interno di questo quadro, il comparto Open Air — campeggi e villaggi turistici — corrisponde
a circa 161.700 occupati equivalenti a tempo pieno: un numero che, isolato dal resto, può
sembrare modesto in termini assoluti, ma che assume un peso diverso se confrontato con la
sua base territoriale. Non stiamo parlando di un settore diffuso in modo omogeneo sull'intero
Paese, come la ristorazione o il commercio, ma di un'attività fortemente concentrata in poche
centinaia di comuni costieri e lacustri — gli stessi che i capitoli precedenti hanno già mappato.
In quei comuni, un'occupazione equivalente di questa dimensione rappresenta, con ogni
probabilità, una delle voci più rilevanti del mercato del lavoro locale.
4.4 Ciò che un'unità di lavoro non racconta
Prima di chiudere con una stima più concreta, è necessario fermarsi su un limite intrinseco di
ogni misura in ULA, un limite che nel caso del comparto Open Air è particolarmente marcato.
Un'unità di lavoro annuale rappresenta un anno intero di occupazione a tempo pieno: dodici
mesi continuativi. Ma i campeggi e i villaggi turistici italiani, salvo eccezioni concentrate nelle
aree a clima più mite del Mezzogiorno, non operano dodici mesi l'anno. La loro stagione utile
— quella in cui le strutture sono aperte, il personale è al lavoro e i posti letto vengono
effettivamente occupati — si concentra tipicamente tra la primavera e l'inizio dell'autunno, con
un nucleo di attività piena limitato ai mesi centrali dell'estate. Il resto dell'anno, la maggior
parte di queste strutture riduce drasticamente il personale o chiude del tutto.
Questo significa che le 161.700 ULA figurative del comparto Open Air non corrispondono, con
ogni probabilità, a 161.700 persone che lavorano tutto l'anno in un campeggio: corrispondono,
molto più verosimilmente, a un numero sensibilmente più alto di persone fisiche, ciascuna
delle quali lavora per una parte soltanto dell'anno — chi due mesi, chi cinque, chi l'intera
stagione — e la cui somma di ore, riportata a equivalente tempo pieno, restituisce quella
stessa cifra di 161.700 unità di lavoro annuali.
40
Pagina 41 — PDF originale
4.5 Dalle unità di lavoro alle persone: una stima
Non esiste, per quanto risulta, un coefficiente ufficiale Istat che traduca specificamente le ULA
del comparto Open Air in numero di lavoratori fisici: è un dato che la statistica corrente non
isola a questo livello di dettaglio settoriale. Quello che segue è dunque un'estrapolazione,
costruita esplicitamente per rispondere alla domanda posta in apertura di capitolo, e va letta
come tale — una stima ragionata, non un dato ufficiale.
Il punto di partenza è la durata tipica della stagione operativa di un campeggio o villaggio
turistico in Italia. La generalità delle strutture apre tra aprile e maggio e chiude tra settembre
e ottobre, con una stagione piena che si aggira, per la gran parte del comparto, attorno ai
quattro-cinque mesi l'anno; una minoranza di strutture nelle regioni meridionali e insulari resta
aperta più a lungo, mentre altre, nelle aree montane o lacustri del Nord, operano stagioni
ancora più brevi, concentrate sui soli mesi estivi. Assumendo una durata media della stagione
lavorativa nell'ordine di quattro mesi e mezzo — una cifra centrale tra questi casi, che pesa
implicitamente di più le strutture costiere dove si concentra la maggioranza dei posti letto Open
Air italiani, come mostrato nei capitoli sulla distribuzione comunale — un'unità di lavoro
annuale (dodici mesi) corrisponde a circa 2,7 persone fisiche impiegate per la durata media
della stagione.
161.700 ULA × (12 / 4,5 mesi) ≈ 431.000 persone fisiche.
Applicando un intervallo più prudente attorno a questa cifra centrale — una stagione lavorativa
media compresa tra quattro e cinque mesi, a seconda della composizione territoriale e della
quota di strutture aperte più o meno a lungo — la stima si colloca in un intervallo tra circa
388.000 e 485.000 persone fisiche impiegate, in un momento qualsiasi dell'anno, nei
campeggi e nei villaggi turistici italiani.
Moltiplicatore ULA → Persone fisiche
Ipotesi di stagione media
persone stimate
5 mesi (stagione lunga) 2,4x ≈ 388.000
4,5 mesi (stima centrale) 2,7x ≈ 431.000
4 mesi (stagione breve) 3,0x ≈ 485.000
Stima elaborativa dell'autore, non basata su un coefficiente ufficiale Istat specifico per il comparto Open
Air; l'ipotesi di durata stagionale è desunta dai pattern di apertura tipici del settore in Italia.
Circa 431.000 persone, in questa lettura, è il numero che meglio restituisce l'ampiezza reale
del bacino occupazionale del comparto Open Air italiano — non nel senso di un dato di
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censimento, che solo una rilevazione dedicata potrebbe fornire con precisione, ma nel senso
di un ordine di grandezza plausibile, costruito applicando alla stima economica un'ipotesi
esplicita e verificabile sulla stagionalità del lavoro. È una cifra che restituisce, meglio delle
161.700 unità di lavoro equivalenti, il peso sociale del settore: un esercito stagionale, in larga
parte giovane e in parte rilevante composto da lavoratori che ogni anno si spostano lungo le
coste italiane seguendo il calendario delle stagioni turistiche, che sostiene un pezzo
importante dell'economia costiera e lacustre del Paese per pochi mesi l'anno, con un'intensità
occupazionale che le sole 161.700 unità di lavoro a tempo pieno non riescono, da sole, a
comunicare.
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Capitolo 5
Il moltiplicatore economico dell'Open Air
I capitoli precedenti hanno costruito, passo dopo passo, una fotografia sempre più dettagliata
del comparto Open Air italiano: quanto vale in termini di valore aggiunto diretto (17,2 miliardi
di euro, un ottavo abbondante del valore aggiunto turistico nazionale), quanti posti di lavoro
equivalenti sostiene direttamente (circa 161.700 unità di lavoro annue, tradotte in un ordine di
grandezza di 388-485 mila persone fisiche coinvolte nella stagione), e dove si concentra sul
territorio, comune per comune e regione per regione. Tutte queste cifre condividono però un
limite concettuale preciso: misurano solo l'effetto diretto — ciò che accade dentro i confini dei
campeggi e dei villaggi turistici stessi. Un campeggio, però, non è un'economia isolata:
acquista alimentari dal produttore locale, paga un'impresa edile per la manutenzione delle
piazzole, fa lavorare la lavanderia industriale del paese vicino, e i suoi dipendenti stagionali
spendono parte del proprio salario nei negozi della zona. Ciascuno di questi passaggi genera
altro valore aggiunto, altrove nell'economia, che non compare in nessuna delle cifre viste
finora. Il concetto che permette di stimare questo effetto aggiuntivo è quello di moltiplicatore
economico — nella sua declinazione più nota, il moltiplicatore keynesiano — ed è il tema di
questo capitolo.
5.1 Che cos'è un moltiplicatore, e da dove nasce
L'idea del moltiplicatore nasce nel 1931 da un'intuizione dell'economista britannico Richard
Kahn, allievo di John Maynard Keynes, e viene incorporata da quest'ultimo cinque anni più
tardi nella Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta. Il meccanismo di
base è semplice: un euro di spesa aggiuntiva in un'economia — che sia consumo,
investimento o spesa pubblica — non si esaurisce nella prima transazione. Chi riceve
quell'euro come reddito ne spende a sua volta una parte, generando un secondo giro di reddito
per qualcun altro, che ne spende ancora una parte, e così via, in una catena che si affievolisce
progressivamente man mano che una quota crescente del denaro viene risparmiata, tassata
o spesa fuori dal perimetro dell'economia considerata (le cosiddette "perdite" o leakage,
tipicamente importazioni). Il moltiplicatore semplice si esprime come 1 diviso la quota di
reddito non re-immessa nel circuito economico locale, e la sua applicazione più nota in politica
economica riguarda l'efficacia della spesa pubblica: la letteratura empirica più recente colloca
il moltiplicatore della spesa pubblica in un intorno di 1 in condizioni normali, con stime che
raramente superano 1,5.
L'applicazione di questo stesso principio al turismo si deve principalmente a Brian Archer e
Christine Owen, che a partire dai primi anni Settanta hanno adattato il modello keynesiano
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alla spesa turistica, distinguendo tre livelli di effetto: l'effetto diretto (il primo giro di spesa del
turista presso alberghi, campeggi, ristoranti), l'effetto indiretto (gli acquisti di beni e servizi
intermedi che queste imprese effettuano lungo la propria catena di fornitura) e l'effetto indotto
(la spesa dei redditi da lavoro generati nei primi due passaggi). La somma dei tre effetti,
rapportata all'effetto diretto, è il moltiplicatore. Archer stesso, in un lavoro del 1982 diventato
un riferimento classico della disciplina, ha insistito su un punto che guida anche l'impostazione
di questo capitolo: il valore di un moltiplicatore non è mai un numero universale, ma dipende
in modo cruciale dalla dimensione e dal grado di apertura dell'economia a cui si applica —
quanto più un'economia è piccola e dipendente dalle importazioni, tanto più le perdite lungo
la catena sono rapide, e tanto più il moltiplicatore si riduce.
5.2 Ordini di grandezza: la letteratura internazionale e italiana
Questa dipendenza dalla dimensione economica emerge con chiarezza dalla letteratura
empirica accumulata nei decenni successivi ai lavori di Archer. Le economie insulari di piccole
dimensioni, fortemente dipendenti dalle importazioni per soddisfare la domanda turistica,
mostrano tipicamente moltiplicatori di reddito (definiti come rapporto fra reddito generato
localmente e spesa turistica, non fra impatto totale ed effetto diretto) inferiori a 1: Singapore
fra 0,62 e 0,95 a seconda del tipo di turista, le Seychelles attorno a 0,88, le Fiji 0,72, le Cayman
0,65. In questi contesti, gran parte di ogni euro speso da un turista "esce" rapidamente
dall'economia locale per pagare beni importati, lasciando un residuo di reddito interno
relativamente contenuto.
Le economie più grandi e diversificate, al contrario, trattengono una quota molto maggiore
della spesa turistica lungo filiere produttive interne più lunghe e articolate, e i rapporti tra
impatto economico complessivo ed effetto diretto — un concetto distinto dal moltiplicatore di
reddito in senso stretto, più vicino a un moltiplicatore di output — si collocano tipicamente fra
1,5 e 2,5: è l'intervallo riportato dalla letteratura sugli eventi sportivi e culturali.
Per il turismo italiano nel suo complesso, la stima più solida e recente proviene da SRM, il
centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, in un rapporto del 2024: a fronte di un valore
aggiunto turistico diretto stimato in 103,6 miliardi di euro — pari al 5,9% del PIL nazionale —
l'impatto complessivo, includendo gli effetti indiretti e indotti, porterebbe il contributo del
turismo al 10,8% del PIL. Il rapporto fra questi due valori, 10,8 diviso 5,9, restituisce un
moltiplicatore pari a circa 1,83: per ogni euro di valore aggiunto turistico diretto, se ne
attiverebbero altri 0,83 nel resto dell'economia italiana.
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5.3 Un moltiplicatore specifico per l'Open Air?
Prima di applicare un moltiplicatore generico al valore aggiunto Open Air calcolato nei capitoli
precedenti, è corretto chiedersi se esista in letteratura un moltiplicatore costruito
appositamente per il comparto campeggi e villaggi turistici, più preciso di un valore mutuato
dal turismo nel suo complesso.
Un moltiplicatore keynesiano dell'Open Air pubblicato come tale, con la stessa impostazione
metodologica esplicita del lavoro di Archer, non risulta disponibile in alcuna fonte pubblica
reperibile. Quello che si trova, però, è comunque rilevante, e vale la pena riportarlo per intero.
Gli studi del CISET per FAITA Federcamping, condotti a livello regionale, misurano un
rapporto di spesa che non è propriamente un moltiplicatore di reddito ma ne condivide la logica
di fondo: quanta spesa aggiuntiva, oltre a quella per il pernottamento, viene attivata sul
territorio da un ospite dei campeggi e dei villaggi turistici. In Trentino, per ogni euro speso in
alloggio, gli ospiti ne spendono in media altri 2,1 in beni e servizi, dentro e fuori la struttura
ricettiva — un rapporto di spesa totale su spesa di alloggio pari a 3,1. In Veneto il rapporto
scende a 1,4 euro di spesa extra per ogni euro di alloggio (totale 2,4), mentre in Friuli-Venezia
Giulia sale a 1,9 (totale 2,9).
Spesa extra per 1€ di Rapporto spesa
Territorio (fonte)
alloggio totale/alloggio
Trentino (CISET-Ca' Foscari per FAITA, 2025) 2,1 € 3,1x
Friuli-Venezia Giulia (FAITA/HBenchmark, 2024) 1,9 € 2,9x
Veneto (FAITA/HBenchmark, 2024) 1,4 € 2,4x
Rapporti fra spesa turistica "extra-alloggio" (ristorazione, attività, acquisti) e spesa di alloggio dichiarata
dagli ospiti di campeggi e villaggi turistici, per territorio. Fonte: FAITA Federcamping, CISET Università Ca'
Foscari di Venezia, HBenchmark.
Questi rapporti, per quanto genuinamente specifici del comparto Open Air, misurano una
grandezza diversa da quella che serve a questo capitolo: descrivono la composizione della
spesa turistica complessiva (fatturato attivato), non il valore aggiunto — al netto cioè dei costi
intermedi che ciascuna impresa lungo la filiera deve sostenere per produrre quel fatturato.
Una fonte, tuttavia, permette di superare questo limite: lo stesso SRM, nel rapporto del 2024
già citato per il dato aggregato nazionale, dedica una sezione specifica al turismo Open Air
italiano, che stima in circa 70 milioni di presenze nel 2024 (il 16% del totale turistico nazionale)
e un valore aggiunto diretto di circa 5 miliardi di euro — il 4,8% del valore aggiunto turistico
complessivo italiano, una quota diversa da quella ottenuta nei capitoli precedenti di questo
lavoro (13,0%), verosimilmente per una diversa definizione statistica del perimetro Open Air
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e per un diverso metodo di stima, un divario che è corretto segnalare con la stessa trasparenza
con cui in questo lavoro si sono sempre dichiarate le proprie ipotesi. Ciò che più interessa in
questa sede, però, è un secondo dato che SRM riporta accanto al primo: ogni notte trascorsa
da un turista Open Air genera in media 131 euro di PIL sul territorio, un valore che — a parità
di spese e investimenti — salirebbe a oltre 144 euro qualora l'offerta si arricchisse di un mix
più ampio di attività balneari, enogastronomiche e culturali.
Dividendo il valore aggiunto diretto dichiarato da SRM per le presenze Open Air dello stesso
rapporto si ottiene il valore diretto: 5 miliardi di euro ÷ 70 milioni di presenze ≈ 71,4 € per
notte.
Il rapporto fra i 131 euro di PIL complessivo per notte e i 71,4 euro di valore diretto per notte
restituisce un moltiplicatore implicito pari a 1,83 — una cifra che coincide, fino alla seconda
cifra decimale, con il moltiplicatore aggregato dell'intero turismo italiano calcolato al paragrafo
precedente (10,8/5,9 = 1,83). Lo scenario di offerta diversificata (144 euro) implica invece un
moltiplicatore di 2,02. Questa coincidenza fra il moltiplicatore aggregato e quello specifico
dell'Open Air non è probabilmente casuale: è ragionevole ritenere che SRM applichi,
esplicitamente o implicitamente, lo stesso coefficiente di trasformazione da diretto a
complessivo sia al turismo nel suo insieme sia alle sue componenti, incluso l'Open Air. Che
sia il risultato di una scelta metodologica dichiarata o di una semplificazione, la conseguenza
pratica per questo lavoro è comunque utile: il moltiplicatore 1,83 non è soltanto "il"
moltiplicatore generico del turismo italiano richiamato in apertura di capitolo, ma è anche, nella
misura in cui la fonte lo consente di verificare, coerente con l'unica stima reperibile
specificamente riferita al comparto Open Air italiano.
La conclusione di questo tentativo di ricerca, riportata con la stessa onestà con cui il resto di
questo lavoro dichiara i propri metodi, è dunque duplice. Da un lato, un moltiplicatore
keynesiano dell'Open Air costruito con una metodologia di input-output esplicita e pubblicata,
comparabile a quanto Archer ha prodotto per il turismo britannico o per le economie insulari,
non esiste allo stato attuale nella letteratura pubblica consultabile. Dall'altro, i dati settoriali
effettivamente disponibili — i rapporti di spesa CISET-FAITA e, soprattutto, il moltiplicatore
implicito ricavabile dai dati SRM sul PIL per notte Open Air — non contraddicono affatto l'uso
del moltiplicatore generico del turismo italiano: lo confermano, nell'unico punto in cui è
possibile verificarlo con dati specifici del comparto. Il paragrafo che segue applica dunque
questo valore — 1,83, con un intervallo di sensibilità da 1,50 a 2,02 — al valore aggiunto
diretto Open Air stimato nel capitolo precedente.
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5.4 Dal valore aggiunto diretto all'impatto economico complessivo
Applicando il moltiplicatore così stabilito al valore aggiunto diretto Open Air — la stima centrale
di 17,2 miliardi di euro già utilizzata nei capitoli precedenti — si ottiene l'impatto economico
complessivo del comparto, comprensivo degli effetti indiretti (le filiere di fornitura) e indotti (la
spesa dei redditi generati). La tavola seguente riporta tre scenari: un limite prudenziale di 1,50
— vicino al valore più basso riscontrato nella letteratura sui moltiplicatori di scala regionale —
lo scenario centrale di 1,83 derivato da SRM, e lo scenario di offerta diversificata di 2,02,
anch'esso di fonte SRM.
Impatto economico di cui indiretto +
Scenario Moltiplicatore
complessivo indotto
Basso (prudenziale) 1,50x 25,8 mld € 8,6 mld €
Centrale (SRM, turismo/Open Air
1,83x 31,5 mld € 14,3 mld €
Italia)
Alto (SRM, offerta diversificata) 2,02x 34,7 mld € 17,5 mld €
Applicazione del moltiplicatore al valore aggiunto diretto Open Air (stima centrale 17,2 mld €, capitolo 1).
Fonte del moltiplicatore: elaborazione su SRM-Intesa Sanpaolo (2024) e letteratura citata nei paragrafi 7.2-
7.3.
Nello scenario centrale, il comparto Open Air italiano — pur rappresentando direttamente un
ottavo abbondante del valore aggiunto turistico nazionale — mobiliterebbe complessivamente
oltre 31 miliardi di euro di attività economica se si tiene conto delle filiere di fornitura e della
spesa indotta dai redditi che genera. I 14,3 miliardi di euro di effetto indiretto e indotto nello
scenario centrale non sono, è bene ribadirlo, un dato misurato: sono una stima costruita
applicando a un valore aggiunto diretto solido — perché ora ancorato a un dato diretto e certo
sulle presenze per tipologia, come mostrato nel capitolo 1 — un moltiplicatore che, pur non
essendo un coefficiente Open Air pubblicato come tale, trova nell'unica verifica sul campo
disponibile (il dato SRM sul PIL per notte) una conferma diretta.
5.5 Una stima figurativa dell'occupazione indiretta e indotta
Il capitolo precedente di questo lavoro aveva tradotto il valore aggiunto Open Air diretto in un
ordine di grandezza occupazionale, usando la produttività media del lavoro nel comparto
turistico italiano — circa 99.015 euro di valore aggiunto per unità di lavoro annua (ULA) — per
stimare in 161.700 le posizioni lavorative a tempo pieno direttamente sostenute dai campeggi
e dai villaggi turistici. Applicando lo stesso coefficiente di produttività al valore aggiunto
indiretto e indotto appena stimato — un esercizio dichiaratamente figurativo quanto quello del
capitolo precedente, e soggetto alla stessa cautela metodologica — si ottiene un ordine di
grandezza dell'occupazione complessivamente attivata, diretta più indiretta più indotta, dal
comparto Open Air.
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ULA aggiuntive ULA totali
Scenario V.A. indiretto+indotto
(indiretto+indotto) (diretto+indiretto+indotto)
Basso 8,6 mld € ≈ 86.900 ≈ 248.600
Centrale 14,3 mld € ≈ 144.200 ≈ 305.900
Alto 17,5 mld € ≈ 177.200 ≈ 338.900
ULA aggiuntive = valore aggiunto indiretto+indotto ÷ 99.015 € (produttività media del lavoro turistico,
capitolo 4). ULA totali = 161.700 ULA dirette (capitolo 4) + ULA aggiuntive. Stima figurativa: la produttività
del lavoro nei settori che beneficiano degli effetti indiretti e indotti (edilizia, commercio, agroalimentare,
servizi alla persona) non è necessariamente identica a quella media del turismo, e va quindi trattata come
un ordine di grandezza, non come una misura diretta dell'occupazione indiretta.
Una cautela ulteriore, distinta da quella già usata al proposito della differenza fra ULA e
persone fisiche, riguarda qui la natura stessa del moltiplicatore occupazionale. La letteratura
internazionale segnala sistematicamente che il moltiplicatore dell'occupazione non coincide,
in generale, con quello del reddito o del valore aggiunto: uno studio di VisitBritain
sull'economia turistica britannica stima, ad esempio, un'elasticità dell'occupazione alla spesa
turistica pari a 0,89 nel comparto alberghiero e della ristorazione — inferiore a 1, a indicare
che l'occupazione aggiuntiva cresce in proporzione leggermente minore rispetto alla spesa
che la genera, poiché parte dell'aumento di attività viene assorbita da un utilizzo più intenso
della manodopera già impiegata anziché da nuove assunzioni. Le cifre di questo paragrafo,
per coerenza con l'impostazione dichiaratamente illustrativa dell'intero esercizio, non
correggono per questo effetto, e vanno quindi lette come un limite superiore plausibile
piuttosto che come una stima puntuale.
5.6 Sintesi
Questo capitolo ha aggiunto un'ultima dimensione al valore economico dell'Open Air italiano,
dopo il valore aggiunto diretto, l'occupazione diretta e la geografia territoriale: la stima di
quanto valore aggiuntivo il comparto attiva altrove nell'economia, attraverso le sue filiere di
fornitura e la spesa dei redditi che genera. Il percorso seguito è stato deliberatamente cauto:
prima di applicare un moltiplicatore generico, si è cercato — senza successo, per un
coefficiente costruito esplicitamente per il comparto con metodologia di input-output
pubblicata — un moltiplicatore specifico dell'Open Air; si sono riportati con onestà i dati
settoriali realmente disponibili (i rapporti di spesa CISET-FAITA su base regionale, che
misurano però il fatturato e non il valore aggiunto); e si è infine trovata, nei dati SRM sul PIL
generato per notte dal turismo Open Air italiano, una conferma indipendente che il
moltiplicatore aggregato del turismo nazionale — 1,83, applicato in questo lavoro come
scenario centrale — è coerente con l'unica evidenza specifica del comparto disponibile.
Il risultato finale — un impatto economico complessivo stimato in uno scenario centrale
di 31,5 miliardi di euro, quasi il doppio del valore aggiunto diretto, e un bacino
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occupazionale complessivo dell'ordine di 306.000 unità di lavoro equivalenti — non va
letto come una cifra definitiva, ma come l'ordine di grandezza più difendibile ottenibile con i
dati oggi pubblicamente disponibili. È una misura che restituisce, meglio di quanto potesse
fare il solo valore aggiunto diretto, il ruolo che campeggi e villaggi turistici svolgono per
l'economia dei territori in cui sorgono: non solo strutture ricettive, ma nodi di una rete di scambi
economici locali — dal fornitore alimentare all'impresa edile, dal negozio di paese al lavoratore
stagionale che vi spende parte del proprio salario — la cui dimensione complessiva supera
sensibilmente quella, già rilevante, del solo fatturato diretto del settore.
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Capitolo 6
Il nuovo fascino dell'Open Air
6.1 Introduzione: il paradosso del campeggio del ventunesimo secolo
C'è una domanda che, posta trent'anni fa, sarebbe suonata quasi assurda, e che oggi invece
guida le scelte di investimento di buona parte dell'industria turistica italiana ed europea:
perché sempre più persone, potendosi permettere un hotel a quattro o cinque stelle, scelgono
di dormire sotto una tenda — o in una sua versione contemporanea, spesso più vicina a una
suite en plein air che a un accampamento? La risposta a questa domanda è il filo conduttore
di questo capitolo, ed è una risposta che ribalta decenni di luoghi comuni sul campeggio come
vacanza di ripiego: la vacanza per chi non può permettersi altro, la vacanza spartana buona
solo per famiglie con il portafoglio leggero, fatta di docce fredde in comune e giornate scandite
dal solo andirivieni verso la spiaggia o il lago.
Quello che sta accadendo al campeggio italiano — e non solo italiano — non è un piccolo
aggiustamento di mercato. È una trasformazione culturale silenziosa e progressiva che,
nell'ultimo decennio, ha spostato il comparto open air dal margine al centro di alcune fra le
tendenze più interessanti del turismo contemporaneo. E lo ha fatto intercettando, quasi per
convergenza naturale, esattamente i desideri che la vita urbana di oggi ha reso più urgenti: il
bisogno di natura vera, non filtrata da uno schermo; il bisogno di silenzio, in un mondo che
non smette mai di produrre rumore e notifiche; il bisogno di muoversi e di essere fisicamente
attivi, dopo mesi passati seduti davanti a un computer; e il bisogno, non ultimo, di vivere — e
di raccontare, prima di tutto a sé stessi — una vacanza che sia esperienza autentica e non
semplice consumo di un pacchetto preconfezionato.
Questo capitolo ricostruisce quella trasformazione in due passaggi. Il primo racconta come
eravamo: l'immagine del campeggio nell'Italia del Novecento, così radicata nell'immaginario
collettivo da essere diventata quasi uno stereotipo. Il secondo analizza il punto di svolta, cioè
le grandi tendenze sociali e culturali dell'ultimo decennio — dalla riscoperta della natura al
culto del benessere, dalla vacanza attiva alla sostenibilità come standard — che hanno
intercettato l'open air e lo hanno reso, quasi inaspettatamente, uno dei prodotti turistici più
coerenti con lo spirito del tempo. Il terzo porta alcuni casi concreti, strutture e numeri che
rendono tangibile un cambiamento che, altrimenti, rischierebbe di restare un'affermazione
astratta. Chiude il capitolo una tavola sinottica che mette a confronto, voce per voce, la
percezione di ieri e quella di oggi: la sintesi visiva di un ribaltamento che ha pochi eguali nella
storia recente del turismo.
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6.2 Come eravamo: l'immagine del campeggio nel Novecento
Per capire quanto sia radicale il cambiamento in corso, occorre prima ricordare da dove si
parte. Il campeggio organizzato nasce in Italia relativamente presto rispetto ad altri paesi
europei: le prime vacanze in tenda promosse dal Touring Club Italiano risalgono al 1922, con
un primo raduno ai piedi della Marmolada a cui parteciparono circa trecento pionieri; nel 1932
nasce la prima associazione italiana di campeggiatori, l'Auto Campeggio Club Piemonte; il
primo campeggio italiano nel senso moderno del termine — a pagamento, sorvegliato, dotato
di servizi — apre nel 1949 al Parco Leopardi, vicino a Torino. Ma la parola chiave di questi
decenni fondativi è una sola: spartano. I soggiorni si svolgevano in tende molto simili a quelle
militari, con brandine ravvicinate in poco spazio e una grande tenda comune per consumare i
pasti — un'organizzazione collettiva, quasi caserma-style, lontanissima dall'idea di vacanza
come spazio privato e personalizzato.
Negli anni Settanta il campeggio italiano vive il suo primo vero boom di massa, trainato dalla
diffusione delle caravan: un'auto di famiglia, una roulotte agganciata al gancio di traino,
settimane intere sulla costa per l'intera stagione estiva. Si stima che in quegli anni un italiano
su dieci scegliesse la vacanza in tenda, roulotte o camper — un dato impressionante, ma che
racconta anche il motivo profondo di quella scelta: prima ancora che una passione per l'aria
aperta, un fattore economico. Il campeggio costava meno dell'albergo, e per milioni di famiglie
del boom economico rappresentava l'unico modo per permettersi comunque una vacanza al
mare. A questo si affiancava, negli stessi anni, un secondo filone più anticonformista: il
cosiddetto campeggio libero, nato sull'onda dei movimenti giovanili del Sessantotto e delle
filosofie orientali arrivate dai viaggi in India, fatto di tende improvvisate, sacchi a pelo e
fornelletti a gas su spiagge e in valli di tutta Europa — un'espressione di libertà e insofferenza
verso le convenzioni, più che una forma di turismo strutturato, e destinata peraltro a
scomparire negli anni Ottanta.
Da questa doppia radice — il campeggio di necessità economica e il campeggio libero
anticonformista — discende l'immagine che il campeggio ha conservato per gran parte del
secolo scorso e che, in una parte non trascurabile dell'immaginario collettivo, resiste ancora
oggi: una vacanza minore, priva di status, priva di comfort, priva soprattutto di contenuto. Una
vacanza "scarna", per usare un aggettivo che rende bene l'idea: legata esclusivamente alla
presenza del mare, del lago o della montagna, senza nulla che riempisse le giornate se non
il bagno, la passeggiata, la partita a carte sotto il gazebo. Il campeggio, insomma, come
formula residuale — quello che si sceglie quando non ci si può permettere altro, non quello
che si sceglie perché è, semplicemente, la vacanza migliore per ciò che si sta cercando. È
esattamente questa premessa che negli ultimi dieci anni è stata smontata, pezzo per pezzo,
dalle tendenze che il paragrafo successivo racconta.
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6.3 Il punto di svolta: perché il mondo ha cominciato ad amare l'aria
aperta
Non esiste un singolo evento che spieghi l’affermazione dell'open air. Esiste piuttosto la
convergenza di più tendenze, alcune specifiche del settore turistico, altre molto più ampie e
legate al modo in cui la società contemporanea — sempre più urbana, sempre più connessa,
sempre più sedentaria — ha iniziato a interrogarsi sui costi nascosti del proprio stile di vita.
Cinque di queste tendenze, in particolare, hanno agito da moltiplicatore per il comparto open
air, ed è utile analizzarle una per una.
6.3.1 Il valore ritrovato della natura e del silenzio
La prima e più profonda di queste tendenze riguarda il rapporto con la natura, che negli
ultimi anni ha smesso di essere uno sfondo passivo della vacanza per diventarne il
contenuto principale. Non è un caso isolato italiano: secondo le stime aggiornate delle
Nazioni Unite (World Urbanization Prospects 2025, elaborato da UN-DESA), oggi le città
ospitano il 45% degli 8,2 miliardi di abitanti del pianeta — più del doppio della quota del
20% registrata nel 1950 — mentre, considerando anche i centri urbani minori, la
popolazione che vive in un contesto urbano supera il 58% del totale mondiale. È il più
grande spostamento demografico della storia umana, e porta con sé una conseguenza
psicologica tutt'altro che marginale: milioni di persone che hanno perso, spesso per la
prima volta nella storia della propria famiglia, un rapporto quotidiano con lo spazio
naturale.
Da questa distanza nasce il desiderio, ricercato attivamente più che semplicemente
atteso, di silenzio. Il fenomeno ha ormai un nome riconosciuto a livello internazionale —
hushpitality, letteralmente "ospitalità del silenzio" — individuato dal report Hilton sulle
tendenze di viaggio come una delle direttrici che più stanno orientando l'offerta ricettiva
verso esperienze quiete, rigeneranti, a basso impatto sensoriale. Il Global Wellness
Institute colloca in una traiettoria simile il cosiddetto analog travel: soggiorni pensati per
restituire agli ospiti sensazioni ed esperienze perdute nella vita iperconnessa, dalle
mappe di carta alle vecchie macchine fotografiche, fino alle zone dichiaratamente phone-
free. Non stupisce che il mercato del cosiddetto digital detox tourism — le vacanze
pensate esplicitamente per disconnettersi — sia stimato in crescita da 1,42 miliardi di
dollari nel 2024 a quasi 2,93 miliardi entro il 2033. In questo scenario, un campeggio
immerso in una pineta, lontano dal traffico e dalle luci artificiali, smette di essere una
scelta di ripiego e diventa, semplicemente, il prodotto più coerente con ciò che una parte
crescente di viaggiatori sta attivamente cercando.
6.3.2 Dalla vacanza statica alla vacanza attiva
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La seconda tendenza riguarda il modo in cui si passano le giornate. Il campeggio del
passato era, come si è detto, una vacanza "scarna": il tempo libero si riempiva con poco,
perché poco veniva offerto. Il campeggio di oggi, al contrario, è diventato uno dei terreni
più fertili per quella che gli operatori del settore chiamano apertamente "vacanza attiva":
un'offerta strutturata di sport e movimento che riempie la giornata in modo radicalmente
diverso rispetto a trent'anni fa. Nei campeggi costieri si moltiplicano le proposte di sport
acquatici — vela, windsurf, kitesurf, immersioni, stand up paddle, canoa — spesso con
corsi organizzati e attrezzatura a noleggio direttamente in struttura; nei campeggi lacustri
il ciclismo, su strada e in mountain bike, è diventato un pilastro dell'offerta, con itinerari
segnalati che partono dal cancello del campeggio stesso; nei campeggi di montagna
trekking, arrampicata, parapendio e — in inverno — sci alpino, sci di fondo e ciaspole
hanno trasformato strutture un tempo aperte solo in estate in destinazioni per vacanze
attive tutto l'anno.
Il dato più interessante, però, non è la semplice disponibilità di attrezzature, ma la
strutturazione dell'offerta in veri e propri programmi. Alcuni villaggi turistici propongono
oggi palestre attrezzate con marchi internazionali del fitness, campi da padel, piscine
olimpioniche per il nuoto agonistico, percorsi di nordic walking segnalati; altri hanno
costruito intorno al movimento un'intera filosofia di soggiorno, con programmi quotidiani
che vanno dallo yoga all'alba alla ginnastica posturale, dal pilates alla meditazione
guidata, coordinati da professionisti del settore sportivo e del benessere. È la
dimostrazione più evidente di come il campeggio abbia smesso di essere il posto dove
non si fa nulla, per diventare il posto dove si fa, semmai, anche troppo — nel senso
migliore del termine: un'offerta capace di riempire una settimana di vacanza attiva quanto
e più di un resort tradizionale, ma con la natura, e non la sala corsi climatizzata, come
scenario.
6.3.3 Il benessere totale: wellness, cibo, comfort
La terza tendenza riguarda il comfort, ed è probabilmente quella che ha inciso più a fondo
sull'immagine pubblica del settore. Il termine che meglio la racconta è glamping — la crasi
tra glamour e camping — che descrive un segmento ricettivo ormai autonomo, cresciuto
a livello globale a ritmi che pochi comparti turistici possono vantare: secondo le stime di
Grand View Research il mercato mondiale del glamping valeva 3,8 miliardi di dollari nel
2025, con una proiezione a 7,9 miliardi entro il 2033 — una crescita annua composta del
9,5% — e con l'Europa che da sola rappresenta oltre un terzo della domanda globale.
Dietro questi numeri non c'è solo una tenda più bella: ci sono tende safari con pavimenti
rialzati e verande panoramiche, casette sugli alberi collegate da ponti sospesi, chalet di
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design con vetrate a tutta altezza, letti con materassi di livello alberghiero, bagni privati,
riscaldamento e — sempre più spesso — piccole spa private in giardino.
Il salto di qualità non riguarda solo l'alloggio, ma l'intera esperienza del soggiorno. I grandi
campeggi italiani a cinque stelle, in particolare lungo la costa veneta, hanno costruito negli
ultimi anni parchi con più piscine — in alcuni casi anche dieci vasche diverse, tra piscine
con onde, scivoli giganti e aree idromassaggio — accompagnati da centri benessere con
sauna, bagno turco e area fitness, oltre a vere e proprie vie dello shopping interne, con
negozi, ristoranti e gelaterie che riproducono, in scala, il passeggio di un centro storico.
Sul fronte del cibo il cambiamento è altrettanto netto: dalla cucina da campeggio,
essenziale e funzionale, si è passati a ristoranti interni con proposte gourmet, menù à la
carte, prodotti a chilometro zero e, in alcuni casi, vere e proprie carte dei vini curate come
in un ristorante di città.
6.3.4 La sostenibilità come nuovo standard, non come eccezione
La quarta tendenza è, in un certo senso, trasversale alle altre tre: la sostenibilità
ambientale, che nel campeggio contemporaneo ha smesso di essere un valore aggiunto
opzionale per diventare un requisito competitivo. Il settore open air, per la sua stessa
natura — strutture immerse nel verde, spesso in contesti costieri o lacustri di pregio
paesaggistico — si è trovato nella posizione ideale per intercettare questa domanda, e lo
ha fatto dotandosi di un sistema di certificazioni che oggi orienta concretamente le scelte
di prenotazione: l'etichetta ecologica che valuta gestione dei rifiuti, risorse energetiche e
idriche, alimentazione biologica, mobilità sostenibile e riduzione dell'inquinamento
acustico.
Il punto non è tanto la singola certificazione, quanto il segnale culturale che essa
rappresenta: un turista che sceglie il campeggio non lo fa più solo, o non lo fa più soltanto,
per risparmiare, ma anche per una scelta di coerenza con uno stile di vita più attento. È
lo stesso pubblico che cerca la filiera corta nel piatto, che preferisce una mobilità dolce
— la bicicletta, il cammino — a quella motorizzata. Il campeggio, semplicemente per
come è storicamente strutturato — piazzole immerse nel verde, spazi comuni, un rapporto
diretto con l'ambiente circostante — si trova ad avere, quasi per definizione, un vantaggio
competitivo che alberghi e resort tradizionali devono invece costruire da zero.
6.3.5 La generazione urbana e il nuovo status symbol dell'aria aperta
La quinta tendenza, infine, riguarda il pubblico. Se il campeggio del Novecento era
percepito come una vacanza per famiglie a reddito limitato, il campeggio di oggi — e in
particolare il suo segmento più contemporaneo, il glamping — è trainato in larga parte da
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un pubblico giovane e urbano, spesso con una capacità di spesa medio-alta e una forte
propensione a condividere l'esperienza sui social media.
È un rovesciamento, per questi aspetti, quasi completo del pubblico storico del
campeggio. Non più, o non solo, la famiglia che sceglie la tenda perché non può
permettersi l'hotel, ma il professionista urbano trentenne che sceglie consapevolmente il
campeggio come alternativa più autentica e più fotogenica rispetto a un soggiorno
alberghiero standardizzato. È una domanda che nasce esattamente dalla popolazione
più urbanizzata, quella che vive nei centri delle grandi città, lontana dalla natura per 350
giorni l'anno.
6.4 Tavola sinottica: come è cambiata la percezione dell'Open Air
La tavola che segue sintetizza, voce per voce, il ribaltamento descritto in questo capitolo: da
un lato la percezione che ha accompagnato il campeggio per gran parte del secolo scorso,
dall'altro la percezione che il settore ha conquistato, o sta conquistando, nell'ultimo decennio.
Dimensione Percezione passata Percezione contemporanea
Vacanza scelta con consapevolezza
Vacanza "di serie B": la scelta di chi non
Immagine sociale anche da chi potrebbe permettersi
può permettersi altro
l'hotel
Tenda propria, roulotte, servizi igienici Glamping, tende safari, chalet di design,
Comfort e alloggio
in comune, spazi essenziali suite en plein air con bagno privato
Vacanza "scarna": mare, lago o Programmi strutturati di sport, fitness,
Giornata tipo
montagna, e poco altro escursioni e attività per ogni età
Valore centrale della scelta; silenzio e
Sfondo passivo della vacanza, quasi un
Rapporto con la natura paesaggio ricercati attivamente
dettaglio scontato
(hushpitality)
Cucina da campeggio, essenziale, Ristoranti gourmet, cucina a chilometro
Cibo
spesso autogestita zero, chef e carte dei vini curate
Famiglie a reddito limitato, Mix intergenerazionale; Millennial e Gen
Pubblico di riferimento
prevalentemente italiane Z fino al 44% del mercato glamping
Domotica, app di prenotazione; ma
Tecnologia Assente per definizione
anche digital detox ricercato come lusso
Sinonimo assoluto di risparmio rispetto Prezzo premium per le sistemazioni di
Prezzo
all'albergo fascia alta
Esperienza da non raccontare, quasi da Esperienza aspirazionale, ampiamente
Percezione di status
giustificare condivisa sui social media
Concorrente diretto dell'hotellerie
Posizionamento
Alternativa di ripiego rispetto all'hotel tradizionale, in alcuni territori leader di
competitivo
mercato
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Tavola 8.1 — Sintesi comparativa della percezione sociale dell'Open Air, ieri e oggi. Elaborazione su fonti
citate nel capitolo: Faita-Federcamping, Osservatorio del Turismo Outdoor (Human Company-Thrends),
Grand View Research, UN-DESA, Global Wellness Institute, Hilton Trends Report, Legambiente Turismo.
6.5 Conclusione: la giovinezza ritrovata del campeggio
C'è un'espressione che ricorre spesso, ormai, fra gli addetti ai lavori del settore open air, ed è
quella di "revamp": il campeggio come prodotto turistico che ha saputo reinventarsi,
aggiornarsi, tornare interessante per un pubblico che trent'anni fa lo avrebbe guardato con
sufficienza. Ma forse la parola più giusta non è revamp, bensì giovinezza — nel senso più
letterale del termine: un comparto che, invece di invecchiare insieme alla generazione che lo
aveva reso popolare negli anni Settanta, ha saputo intercettare esattamente i valori e i desideri
della generazione più giovane e più urbanizzata di sempre. Il campeggio di oggi non chiede
scusa per essere ciò che è; al contrario, rivendica con orgoglio la propria autenticità, e lo fa
proprio nel momento storico in cui l'autenticità — non filtrata, non digitale, non standardizzata
— è diventata uno dei beni più rari e più desiderati sul mercato del tempo libero.
Non è un caso che questa trasformazione avvenga proprio ora. È il prodotto di una
convergenza precisa fra un'offerta che ha saputo innovarsi — investendo in comfort,
benessere, sport, gastronomia e sostenibilità — e una domanda che, uscendo da un decennio
di iperconnessione e di vita sempre più urbana, ha ricominciato a cercare esattamente ciò che
il campeggio, nella sua essenza più profonda, ha sempre offerto: il contatto diretto con la
natura, il tempo rallentato, la possibilità di vivere all'aperto. La differenza, oggi, è che a questa
essenza si è aggiunto tutto il resto — il comfort, il design, i servizi, l'attenzione al dettaglio —
senza che quell'essenza venisse tradita. È probabilmente questa la chiave più autentica del
successo dell'open air contemporaneo: non aver rinnegato le proprie origini, ma aver
dimostrato che la semplicità della vita all'aria aperta e la ricercatezza dell'esperienza turistica
più contemporanea non sono, come si è creduto per decenni, due mondi opposti — ma,
semplicemente, due facce della stessa, rinnovata idea di vacanza.
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Conclusione
Chiudiamo questo rapporto tornando al punto da cui siamo partiti: un settore a lungo
raccontato come marginale, che i dati raccolti e analizzati in queste pagine restituiscono
invece come una delle componenti più solide, più diffuse e più vitali dell'intera economia
turistica italiana. Riassumere in poche pagine un lavoro che ha attraversato il valore aggiunto
nazionale, la geografia comunale e regionale, l'occupazione stagionale, l'impatto indiretto
sull'economia dei territori e le tendenze culturali che stanno ridisegnando l'immagine pubblica
del comparto significa necessariamente scegliere che cosa portare in primo piano. Quattro
risultati, in particolare, meritano di restare impressi.
Un valore aggiunto che pesa un ottavo abbondante dell'intero turismo
Il primo risultato riguarda la dimensione economica diretta del comparto. L'Open Air italiano
— campeggi e villaggi turistici — genera un valore aggiunto stimato in 17,2 miliardi di euro a
prezzi correnti 2025, pari a un ottavo abbondante (13,0%) dell'intero valore aggiunto turistico
nazionale, a sua volta stimato in 132,6 miliardi di euro. È una cifra costruita per via diretta, a
partire dal dato certo Istat sulle presenze turistiche 2025 per tipologia di esercizio ricettivo —
il metodo più affidabile a disposizione. Un secondo percorso, costruito risalendo dal singolo
comune (bottom-up), restituisce una stima più prudente, 14,5 miliardi di euro: un divario di
circa due punti percentuali che, come illustrato nel primo capitolo di questo lavoro, riflette un
tasso di occupazione dei campeggi sistematicamente più alto di quello medio dell'extra-
alberghiero, e che il metodo comunale — in assenza di un dato altrettanto diretto a quella
scala — non è in grado di catturare pienamente. Le due stime, lette insieme, disegnano un
intervallo plausibile più che una cifra singola: un pavimento prudenziale e una misura più
verosimilmente vicina al dato reale. E non è tutto: applicando un moltiplicatore economico
prudente, coerente con l'unica evidenza specifica reperibile sul comparto, il valore diretto si
traduce in un impatto economico complessivo stimato in circa 31,5 miliardi di euro — quasi il
doppio — una volta contabilizzati gli effetti indiretti lungo le filiere di fornitura e indotti dalla
spesa dei redditi che il settore genera.
Un esercito stagionale: l'impatto sull'occupazione
Il secondo risultato riguarda il lavoro. Dietro quei miliardi di euro si stima un bacino
occupazionale diretto di circa 161.700 unità di lavoro equivalenti a tempo pieno — un numero
che, una volta corretto per la forte stagionalità tipica del comparto, corrisponde a un ordine di
grandezza di circa 431.000 persone fisiche effettivamente impiegate nel corso della stagione,
in un intervallo prudenziale compreso fra 388.000 e 485.000. Considerando anche
l'occupazione attivata indirettamente nell'indotto, la cifra sale a un ordine di 306.000 unità di
lavoro equivalenti complessive. Non si tratta, in altre parole, di un fenomeno di nicchia: si tratta
di un esercito stagionale di lavoratori — in larga parte giovani — che ogni anno sostiene
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l'economia costiera e lacustre del Paese, con un'intensità occupazionale che il solo valore
aggiunto, espresso in euro, non riesce da solo a comunicare.
Una geografia concentrata: dove l'Open Air è quasi tutto
Il terzo risultato è, forse, il più capace di cambiare la prospettiva con cui si guarda al settore:
la sua distribuzione geografica. L'Open Air italiano non è distribuito in modo uniforme sul
territorio, ma si concentra con un'intensità sorprendente: appena cento comuni, l'1,4% del
totale nazionale, ospitano oltre sei decimi dell'intera capacità ricettiva Open Air del Paese, e
due sole regioni — Veneto e Toscana — valgono da sole quasi un terzo dei posti letto
nazionali. Ma è scendendo alla scala comunale, più che a quella nazionale o regionale, che il
vero significato di questi numeri si rivela: per decine e decine di comuni italiani, dove il valore
aggiunto Open Air supera anche di venti volte quello alberghiero, il campeggio o il villaggio
turistico non è una componente fra le tante dell'offerta locale — è, semplicemente, l'economia
turistica del comune, quasi per intero. Senza quell'attività, molti di questi territori non
avrebbero né un reddito turistico paragonabile né un'occupazione stagionale sufficiente a
sostenere il proprio tessuto commerciale e di servizi.
Un settore in sintonia con il proprio tempo
Il quarto risultato, infine, guarda non al passato ma al presente del comparto. L'Open Air
italiano non è soltanto economicamente rilevante: è anche, nel senso più genuino del termine,
di moda — perché intercetta, meglio di quasi ogni altra forma di ricettività turistica, le tendenze
più forti del nostro tempo. La riscoperta della natura e del silenzio in una società sempre più
urbanizzata e iperconnessa, la domanda di vacanze attive fatte di sport e movimento più che
di ombrellone e sdraio, la sostenibilità ambientale diventata standard competitivo più che
opzione accessoria, il benessere totale che ha trasformato migliaia di piazzole in autentici
resort a cinque stelle: sono tutte tendenze che il comparto Open Air, quasi per vocazione
naturale, sa intercettare meglio di molte forme di ospitalità più tradizionali.
Indicatore Valore
Valore aggiunto turistico nazionale 2025 132,6 mld €
Valore aggiunto diretto Open Air 17,2 mld € (13,0% del totale)
Impatto economico complessivo Open Air (diretto + indiretto +
≈ 31,5 mld €
indotto)
Occupazione diretta Open Air (ULA equivalenti tempo pieno) ≈ 161.700
Persone fisiche stimate impiegate in stagione ≈ 431.000
Occupazione complessiva (diretta + indiretta + indotta, ULA) ≈ 305.900
Posti letto Open Air (% sul totale extra-alberghiero) 1.297.866 (24,1%)
Comuni italiani con almeno un campeggio/villaggio turistico 1.136
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Indicatore Valore
Concentrazione: quota dei primi 100 comuni sui posti letto
61,99%
Open Air nazionali
Concentrazione regionale: quota di Veneto + Toscana sui
≈ 32,6%
posti letto nazionali
Tavola di sintesi — Sociometrica: I numeri chiave dell'Open Air italiano, 2025. Elaborazione su fonti Istat
(Capacità degli esercizi ricettivi, Arrivi e presenze, Conto Satellite del Turismo 2023) e sulle stime originali
presentate nei capitoli precedenti di questo rapporto.
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