2025 · Società e Terzo Settore
Cittadini, volontariato e vita sociale in Toscana
Indagine su un campione rappresentativo della popolazione toscana: volontariato, partecipazione civica e il rapporto tra cittadini, istituzioni e Terzo settore.
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Sociometrica (2025). Cittadini, volontariato e vita sociale in Toscana. https://www.sociometrica.it/research/cittadini-volontariato-toscana
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Cittadini, volontariato e vita sociale in Toscana
a cura di Antonio Preiti
Report ricerche - 1 aprile 2025
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INDICE
Premessa 04
Capitolo 1. Percezione e partecipazione al volontariato
1.1. Analisi delle opinioni sul volontariato 06
1.2. Il coinvolgimento del volontariato 07
1.3. L’opzione individuale e associativa 09
1.4. Incentivazione del volontariato 11
1.5. Le fonti di informazione 14
1.6. Le motivazioni del bene comune 16
Capitolo 2. Qualità della vita civica e politica
2.1. La percezione del declino civico 19
2.2. Implicazioni per la qualità della democrazia 20
2.3. I rischi della democrazia nell’era digitale 24
2.4. Età, genere e formazione delle opinioni 28
Capitolo 3. Bisogni sociali e ruolo del volontariato
3.1. Dove il volontariato può incidere in Toscana 32
3.2. Percezione dei servizi del welfare 34
3.3. Social media e volontariato 37
Capitolo 4. Fiducia, media e formazione dell’opinione pubblica
4.1. I pilastri dell’educazione digitale: famiglie e scuola 40
4.2. Fiducia nella società: il trionfo della gratuità e del dono 43
Conclusioni: l’antidoto del volontariato 47
Appendice. Nota metodologica e questionario d’indagine 52
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Il presente rapporto di ricerca è stato realizzato da Sociometrica su incarico di Cesvot.
Il gruppo di lavoro è stato coordinato da Antonio Preiti.
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Premessa
Il presente report illustra i risultati di un'indagine statistica condotta su un campione rappresentativo
della popolazione toscana in merito al volontariato, alla partecipazione civica e al rapporto tra cittadini,
istituzioni e terzo settore. In un contesto sociale ed economico in evoluzione, comprendere le
dinamiche che caratterizzano l'impegno civico e il volontariato risulta fondamentale per orientare le
politiche pubbliche e le strategie del terzo settore.
L'indagine si articola in quattro aree tematiche principali, interconnesse tra loro, che permettono di
tracciare un quadro completo del fenomeno del volontariato in Toscana e del suo ruolo all'interno della
società civile: la percezione e partecipazione al volontariato; la qualità della partecipazione civica e
politica; i bisogni pubblici e ruolo del volontariato; i media e formazione dell'opinione pubblica.
Questa struttura progressiva non è casuale, ma segue un percorso logico che parte dall'analisi delle
percezioni individuali sul volontariato per arrivare a comprendere il ruolo dei media nel plasmare
l'opinione pubblica su temi di rilevanza sociale.
In un periodo storico caratterizzato da profondi cambiamenti sociali, economici e tecnologici, il
volontariato assume un ruolo sempre più strategico nel rispondere ai bisogni emergenti della comunità.
La Toscana, con la sua storica tradizione di partecipazione civica e associazionismo, rappresenta un
contesto privilegiato per analizzare queste dinamiche.
L'indagine è stata realizzata attraverso la somministrazione di un questionario strutturato, articolato in
sedici domande che esplorano diversi aspetti del fenomeno. I risultati quantitativi ottenuti permettono
di delineare tendenze significative e di fornire un supporto empirico per la comprensione delle
interconnessioni tra le diverse dimensioni analizzate.
La sequenza delle aree tematiche del questionario riflette un preciso disegno analitico:
Percezione e partecipazione al volontariato
La prima sezione esplora la percezione che i cittadini toscani hanno del volontariato, analizzando sia
l'opinione generale sul fenomeno sia il coinvolgimento personale in attività di volontariato. Le
domande indagano non solo la partecipazione effettiva, ma anche le condizioni che potrebbero favorire
un maggiore impegno e le motivazioni principali che spingono all'attivismo civico. Questa base
conoscitiva è essenziale per contestualizzare le successive analisi.
Qualità della vita civica e politica
La seconda area amplia l'orizzonte dalla dimensione del volontariato a quella più ampia della
partecipazione civica e politica. Questa sezione permette di comprendere se e come sia cambiata la
propensione dei cittadini a partecipare alla vita pubblica e quali fattori potrebbero incentivare un
maggiore coinvolgimento. Il collegamento con la prima area è evidente: il volontariato rappresenta una
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delle principali forme di partecipazione civica.
Bisogni sociali e ruolo del volontariato
La terza sezione affronta il tema cruciale del rapporto tra volontariato e welfare. L'analisi si concentra
sui bisogni più urgenti percepiti dalla popolazione toscana, sulla percezione dell'accessibilità ed
efficacia dei servizi pubblici e sul ruolo potenziale del volontariato nel colmare eventuali carenze.
Questo passaggio è fondamentale per comprendere le aspettative dei cittadini nei confronti del terzo
settore e la fiducia riposta nelle diverse istituzioni.
Fiducia, media e formazione dell'opinione pubblica
L'ultima area esplora il ruolo dei diversi canali informativi nella formazione dell'opinione pubblica su
temi sociali e civici. In un'epoca di trasformazione digitale, comprendere come i cittadini si informano
e quale impatto hanno i social media sulla partecipazione al volontariato diventa essenziale per
sviluppare strategie comunicative efficaci. Questa sezione completa il quadro analitico, collegando la
dimensione individuale e sociale del volontariato con quella informativa e culturale.
L'analisi integrata delle quattro aree tematiche permette di cogliere le complesse interrelazioni tra
percezioni individuali, comportamenti collettivi, bisogni sociali e flussi informativi. Solo attraverso una
lettura trasversale dei risultati è possibile comprendere appieno il fenomeno del volontariato nella sua
dimensione sociale, politica e culturale.
Nei capitoli seguenti, verranno presentati in dettaglio i risultati dell'indagine statistica, analizzando le
risposte alle singole domande e proponendo chiavi di lettura interpretative. L'obiettivo è fornire non
solo dati quantitativi, ma anche spunti di riflessione per orientare le politiche pubbliche e le strategie
del terzo settore in un'ottica di maggiore efficacia e rispondenza ai bisogni della comunità toscana.
In un contesto di crescente complessità sociale, questa indagine intende offrire un contributo
conoscitivo significativo per tutti gli attori coinvolti nel sistema di welfare regionale: istituzioni
pubbliche, organizzazioni del terzo settore, cittadini attivi e professionisti dei media.
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Capitolo 1
Percezione e partecipazione al volontariato
1.1. Analisi delle opinioni sul volontariato
Dall'analisi dei dati relativi all'opinione dei toscani sul volontariato nel periodo 2020-20251, emergono
tendenze significative che evidenziano un crescente apprezzamento per l'attività di volontariato e i
volontari nella regione.
Figura 1. Opinione sui volontari in Toscana (2020-2025)
La percezione dei volontari come "persone da ammirare" mostra una tendenza positiva
significativa, con un incremento di 9.6 punti percentuali dal 2020 (74,8%) al 2025 (84,4%). Questo dato
rappresenta il valore più alto registrato nell'intero periodo di osservazione, suggerendo un
rafforzamento del riconoscimento sociale verso chi dedica il proprio tempo agli altri.
In parallelo, si osserva una notevole fluttuazione nella categoria "fanno cose positive, ma niente di
speciale", che dal 13,1% del 2020 è scesa fino al minimo del 2,3% nel 2023, per poi risalire all'8,0%
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Preiti A., Opinione pubblica e volontariato in Toscana. Indagine demoscopica, report di ricerca, Cesvot;
www.cesvot.it/documentazione/report-di-ricerca-e-altre-pubblicazioni. L’assenza dei dati sul 2024 è dovuta alla circostanza
che la domanda aveva opzioni diverse da quelle previste per tutti gli altri anni, perciò non comparabile.
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nel 2025. Questa oscillazione potrebbe riflettere cambiamenti nella percezione del valore sociale del
volontariato.
La percezione dei volontari come "persone come tante che fanno cose positive" mostra
variazioni moderate nel periodo, oscillando tra il 3,7% e il 9,3%, senza una tendenza definita.
Relativamente stabile, invece, il giudizio meno positivo su chi fa volontariato attribuito a "motivi
personali", che si mantiene su valori contenuti tra l'1,6% e il 4,0% nell'intero periodo considerato.
I dati mostrano chiaramente che la società toscana esprime un apprezzamento sempre più marcato per
l'attività di volontariato. Nel 2025, oltre l'84% dei toscani considera i volontari come “persone da
ammirare”, confermando una tendenza di crescente valorizzazione dell'impegno nel terzo settore.
Questa tendenza positiva è particolarmente significativa se consideriamo il contesto sociale ed
economico degli ultimi anni, segnato da molteplici crisi. L'incremento dell'apprezzamento per il
volontariato potrebbe essere interpretato come un riconoscimento del ruolo fondamentale che il terzo
settore ha svolto nel rispondere alle necessità emergenti della comunità.
La diminuzione delle risposte "neutre" ("cose positive ma non speciali") a favore del massimo
apprezzamento suggerisce inoltre una maggiore consapevolezza dell'impatto reale che l'attività di
volontariato ha sulla società.
Queste evidenze offrono importanti spunti per le politiche di promozione del volontariato in Toscana,
indicando che esiste un terreno fertile per ulteriori iniziative di sensibilizzazione e coinvolgimento dei
cittadini.
1.2. Il coinvolgimento nel volontariato
I dati relativi alla partecipazione dei toscani alle attività di volontariato rivelano un quadro
particolarmente positivo e significativo. L'analisi evidenzia come il volontariato - indipendentemente
dalla forma in cui si realizza - rappresenti una componente rilevante dell'impegno civico nella regione.
I risultati mostrano che il 31,8% dei toscani svolge qualche forma di attività di volontariato, un dato
notevolmente alto nel contesto italiano ed europeo. Questo elevato livello di partecipazione si suddivide
in due principali modalità:
17,7% svolge volontariato in forma organizzata, all'interno di associazioni strutturate come
organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale o cooperative sociali;
14,1% pratica volontariato in forme non associate e non formali.
Il dato sul volontariato organizzato (17,7%) è particolarmente rilevante poiché dimostra la tradizionale
e radicata sensibilità dei toscani verso le forme strutturate di impegno sociale. Questo elemento
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suggerisce la presenza di un solido tessuto associativo che riesce ad attrarre e coinvolgere una porzione
considerevole della popolazione.
Questi risultati, tradotti in valore assoluto e considerando alcune variabili da tenere presenti (ad
esempio: il volontariato può essere svolto regolarmente ma con cadenze molto variabili nel tempo; il
volontariato spontaneo e occasionale può invece riferirsi a circostanze particolari, etc.), permettono di
affermare che 556.310 persone nella regione (riferito al 17,7%) sono coinvolte in attività di
volontariato in forma organizzata.
Altrettanto importante è la quota di persone che svolgono volontariato in forma non associata (14,1%).
Questa modalità di partecipazione, più flessibile e meno vincolante, rappresenta una risposta
alternativa ai bisogni di solidarietà e una diversa espressione della cittadinanza attiva, spesso più
accessibile per chi ha vincoli familiari o professionali stringenti.
La somma di queste due modalità di partecipazione (31,8%) evidenzia come quasi un terzo della
popolazione toscana sia direttamente coinvolto in attività di supporto alla comunità. Questo dato
conferma la Toscana come una delle regioni italiane con la più alta propensione al volontariato e riflette
una radicata cultura della solidarietà e dell'impegno civico. La significativa partecipazione dei toscani
al volontariato rappresenta un importante capitale sociale per la regione.
Il fatto che quasi un toscano su tre dedichi parte del proprio tempo ad attività di volontariato suggerisce
la presenza di valori solidaristici diffusi e di una consolidata tradizione civica, elementi che possono
rappresentare importanti fattori di sviluppo sociale e di benessere collettivo per il territorio regionale.
Figura 2. Partecipazione alle attività di volontariato in Toscana
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1.3. L’opzione individuale e associativa
L'analisi della frequenza con cui i toscani partecipano ad attività di volontariato offre ulteriori ed
importanti elementi per comprendere la natura dell'impegno civico nella regione. Questi dati, relativi
al 31,8% della popolazione che svolge attività di volontariato indipendentemente dalla forma in cui si
realizza, permettono di approfondire le modalità dell'aiuto spontaneo.
Particolarmente significativo è anche il dato relativo a chi svolge attività di volontariato regolarmente:
il 28,4% degli intervistati dichiara un impegno continuativo. Rapportato all'intera popolazione toscana,
questo valore rappresenta 282.869 persone, circa il 9% dei cittadini: una percentuale considerevole che
indica la presenza di un nucleo stabile di persone per le quali l'aiuto agli altri è diventato parte
integrante della propria quotidianità.
Solo una piccola minoranza (3,1%) dei volontari dichiara di impegnarsi raramente, confermando che
chi sceglie di dedicarsi al volontariato lo fa con una certa costanza.
Questi risultati, se analizzati in relazione ai dati sulla partecipazione generale al volontariato, offrono
interessanti spunti di riflessione:
Stratificazione dell'impegno: i dati evidenziano una "piramide dell'impegno" nella società
toscana, con un ampio strato di persone che offrono aiuto occasionalmente (circa il 21,8% della
popolazione totale); un nucleo più ristretto ma significativo che lo fa regolarmente (circa il 9%);
e una piccolissima frazione che interviene solo raramente (circa l'1%).
Complementarità tra forme organizzate e non: considerando che il 17,7% dei toscani
partecipa al volontariato in forma organizzata, mentre il volontariato in forma non associata è
praticato dal 14,1%, si può ipotizzare una parziale sovrapposizione tra le due modalità. Molte
persone potrebbero combinare l'impegno in associazioni con forme di aiuto non associato,
creando una rete di supporto più articolata.
Cultura dell'aiuto diffusa: l'elevata percentuale di persone che prestano aiuto almeno
occasionalmente testimonia l'esistenza di una cultura dell'aiuto reciproco ben radicata nel
tessuto sociale toscano. Questo rappresenta un capitale sociale di grande valore, che
contribuisce alla resilienza delle comunità locali.
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La prevalenza della modalità occasionale nel volontariato riflette probabilmente i vincoli di tempo che
caratterizzano la vita contemporanea, ma anche una tendenza alla flessibilità nell'impegno sociale.
Questo non diminuisce il valore del contributo: anche l'aiuto prestato occasionalmente può avere un
impatto significativo sulla qualità della vita delle persone che lo ricevono.
D'altra parte, la presenza di un nucleo considerevole di volontari regolari (28,4%) rappresenta una
risorsa preziosa per la comunità, garantendo continuità nell'assistenza e nei servizi informali di
supporto.
In conclusione, i dati sulla frequenza del volontariato (vedi figura 3) completano il quadro di una
società toscana caratterizzata da un'ampia disponibilità all'aiuto, che si esprime in forme e intensità
diverse ma che nel complesso costituisce una significativa rete di protezione sociale informale.
Questa caratteristica, unita all'alto apprezzamento per i volontari evidenziato nella prima domanda
(84,4% li considera "persone da ammirare"), conferma la Toscana come una regione con una spiccata
sensibilità verso i valori della solidarietà e della partecipazione civica.
Figura 3. Frequenza della partecipazione al volontariato in Toscana
(per ‘individuale’ - nel grafico - si intende ‘il cittadino’ che, in qualunque forma, svolge attività di volontariato)
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1.4. Incentivazione del volontariato
L'analisi delle condizioni che potrebbero favorire l'accettazione di attività di volontariato da parte di
chi attualmente non è impegnato in questo ambito (il 68,2% della popolazione - figura 2) offre
importanti spunti strategici per le organizzazioni del terzo settore e illumina ulteriormente il quadro
della partecipazione civica in Toscana.
Il dato più rilevante è sicuramente la significativa apertura dei toscani verso un possibile impegno nel
volontariato: ben il 74,5% degli intervistati, perciò oltre 2 milioni di persone, non impegnati in attività
di volontariato si dichiara potenzialmente disponibile, sebbene con “diverse condizioni”. Solo il 25,5%
esclude categoricamente questa possibilità, dimostrando che esiste un ampio bacino potenziale per le
associazioni del terzo settore.
Analizzando le condizioni più frequentemente indicate, emergono diverse dimensioni significative:
1. Flessibilità e gestione del tempo: la condizione più citata (28,3%) riguarda la possibilità
di svolgere attività saltuarie, per conciliare il volontariato con altri impegni personali. Questo
conferma quanto emerso nelle analisi precedenti sulla prevalenza della modalità occasionale
nel volontariato.
2. Fiducia e reputazione: il 26,4% valuterebbe prima l'associazione e le persone coinvolte,
evidenziando l'importanza della credibilità e dell'affidabilità percepita delle organizzazioni del
terzo settore.
3. Significato e impatto dell'attività: complessivamente, il 33,3% degli intervistati considera
determinante il contenuto e il valore dell'impegno, suddivisi tra chi richiede un impatto
concreto e tangibile (17,6%) e chi desidera attività in linea con le proprie passioni e interessi
(15,7%).
4. Chiarezza organizzativa: il 12,3% accetterebbe solo se compiti e tipo di impegno venissero
concordati chiaramente, segnalando l'importanza della trasparenza e della definizione dei ruoli.
5. Disponibilità incondizionata: solo una piccola percentuale (5,2% - pari a 168.832 cittadini)
si dichiara disponibile senza particolari condizioni, rappresentando un nucleo di persone con
una forte predisposizione all'impegno sociale.
Questi risultati, che includono la possibilità di offrire fino a due risposte, se interpretati in relazione alle
analisi precedenti, offrono una visione più completa del fenomeno:
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La prevalenza della richiesta di flessibilità temporale (28,3%) è coerente con quanto emerso
sulla frequenza del volontariato, dove il 68,5% dei volontari dichiara di impegnarsi
occasionalmente.
Il fatto che tre quarti dei non volontari siano potenzialmente disponibili a impegnarsi amplia
significativamente il quadro della predisposizione all'impegno civico già emersa dall'alta
percentuale (31,8%) di toscani che svolgono qualche forma di volontariato.
L'attenzione all'impatto concreto delle attività (17,6%) si allinea con l'alto apprezzamento per i
volontari emerso nella prima domanda (84,4% li considera "persone da ammirare"),
suggerendo che il valore sociale del volontariato è ampiamente riconosciuto.
I dati sulle condizioni di accettazione del volontariato offrono importanti indicazioni strategiche per le
organizzazioni del terzo settore:
Opportunità di crescita: esiste un ampio potenziale di crescita per il volontariato in Toscana,
considerando che tre quarti dei non volontari potrebbero essere disponibili a condizioni
specifiche.
Flessibilità organizzativa: le associazioni dovrebbero sviluppare modelli di partecipazione
più flessibili, che permettano impegni saltuari e compatibili con altri obblighi personali.
Trasparenza e comunicazione: è fondamentale investire nella reputazione e nella
comunicazione chiara dei compiti e delle responsabilità.
Significato dell'impegno: evidenziare l'impatto concreto delle attività e offrire opportunità di
impegno in linea con gli interessi personali potrebbe aumentare significativamente l'attrattività
del volontariato.
In conclusione, questi dati suggeriscono che il volontariato in Toscana ha ancora significativi margini
di crescita, soprattutto se le organizzazioni sapranno adattare le proprie modalità operative alle
esigenze e alle aspettative dei potenziali volontari. La combinazione di flessibilità, trasparenza,
significatività dell'impegno e attenzione alle relazioni interpersonali sembra essere la chiave per
espandere ulteriormente la già significativa partecipazione civica nella regione.
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Figura 4. Condizioni per accettare attività di volontariato
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1.5. Le fonti di informazione
L'analisi delle fonti di informazione utilizzate o potenzialmente utilizzabili dai toscani per avvicinarsi
al volontariato offre preziose indicazioni sui canali di comunicazione più efficaci per le organizzazioni
del terzo settore.
Il dato più significativo è la netta prevalenza del passaparola tra amici e familiari come fonte
principale di informazione, indicato dal 49,3% degli intervistati2. Questo conferma l'importanza
fondamentale delle reti sociali e delle relazioni personali nel promuovere e diffondere la cultura del
volontariato. La fiducia riposta nelle esperienze e nei consigli di persone vicine rappresenta un fattore
decisivo nell'orientare le scelte di impegno civico.
I canali digitali rappresentano complessivamente una risorsa informativa significativa, con il 39,9%
degli intervistati che li indica come fonte di riferimento (sommando siti web/piattaforme dedicate e
social media). È interessante notare la netta prevalenza dei siti web e delle piattaforme dedicate
(28,2%) rispetto ai social media (11,7%). Questo suggerisce che, quando si tratta di volontariato,
le persone preferiscono rivolgersi a fonti più strutturate, istituzionali e specializzate, piuttosto che ai
canali social generici.
Non va sottovalutata l'importanza degli eventi e degli incontri pubblici, indicati dal 22,8% degli
intervistati. Questo dato conferma il valore del contatto diretto e delle occasioni di incontro fisico con
le realtà del terzo settore, che permettono di conoscere da vicino le attività, le persone coinvolte e
l'atmosfera delle organizzazioni.
Un dato che merita particolare attenzione è la percentuale di persone che non saprebbero dove
cercare informazioni sul volontariato (18%). Questa lacuna informativa rappresenta un potenziale
ostacolo alla partecipazione e suggerisce la necessità di strategie comunicative più capillari e inclusive.
Questi risultati possono essere interpretati in relazione alle analisi precedenti:
L'importanza del passaparola si collega alla percezione molto positiva dei volontari (84,4% li
considera "persone da ammirare"), suggerendo che l'esperienza positiva dei volontari esistenti
diventa un potente strumento di diffusione.
La preferenza per siti web dedicati rispetto ai social media è coerente con l'esigenza di fiducia
e valutazione dell'organizzazione emersa nelle condizioni per accettare attività di volontariato
(26,4% valuterebbe prima l'associazione e le persone coinvolte).
L'importanza degli eventi e incontri pubblici riflette il valore attribuito al contatto diretto e alla
conoscenza personale delle realtà associative, in linea con l'importanza delle relazioni che
caratterizza tutto il fenomeno del volontariato in Toscana.
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Erano possibili più risposte alla domanda.
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I dati sulle fonti di informazione suggeriscono diverse strategie per le organizzazioni del terzo settore
che intendono ampliare la base dei volontari:
Valorizzare i volontari attuali come ambasciatori e promotori, incentivando il passaparola
attraverso iniziative che coinvolgano amici e familiari. Investire in piattaforme web
specializzate, curate e facilmente accessibili, che forniscano informazioni chiare e
dettagliate sulle opportunità di volontariato.
Organizzare eventi pubblici e occasioni di incontro diretto con la comunità, per far conoscere
le attività e creare occasioni di primo contatto con potenziali volontari.
Sviluppare strategie informative più inclusive, per raggiungere quel 18% che non sa
dove trovare informazioni sul volontariato.
In conclusione, il quadro che emerge suggerisce la necessità di un approccio multicanale alla
comunicazione e al coinvolgimento, che valorizzi sia le relazioni personali che i canali digitali
strutturati, senza trascurare le occasioni di incontro diretto. L'integrazione strategica di questi diversi
canali, calibrata sulle specificità del contesto toscano, potrebbe contribuire significativamente ad
ampliare la già considerevole base di volontari nella regione.
Figura 5. Fonti di informazione per attività di volontariato
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1.6. Le motivazioni del bene comune
L'analisi delle motivazioni che spingono i toscani a partecipare alla vita civica e associativa rivela un
complesso intreccio di valori, aspirazioni e bisogni personali e sociali. I dati raccolti consentono di
tracciare un quadro articolato delle diverse dimensioni che sostengono l'impegno nel volontariato.
La distribuzione percentuale delle motivazioni mostra una netta prevalenza di due orientamenti
principali:
1. Contribuire al bene comune (43,9%): la motivazione più diffusa, che evidenzia una forte
componente altruistica.
2. Sentirsi utile e parte di una comunità (31,9%): la seconda motivazione per importanza,
che unisce bisogni identitari e relazionali.
3. Collaborare con altre persone su temi comuni (19,3%): la dimensione collaborativa e
di condivisione.
4. Organizzazioni che rappresentano i propri interessi (4,4%): la componente più
pragmatica e strumentale.
5. Altro (0,5%): altre motivazioni non specificate.
Adesso possiamo analizzare con maggiore dettaglio ciascuna delle motivazioni citate.
Contribuire al bene comune
Oltre quattro toscani su dieci indicano come motivazione principale per l'impegno civico il desiderio di
contribuire al bene comune. Questa forte prevalenza dell'orientamento altruistico riflette una
concezione del volontariato come impegno etico finalizzato al miglioramento della società nel suo
complesso. Tale prospettiva si radica nei valori della solidarietà, della responsabilità sociale e della
cittadinanza attiva.
L'alta percentuale di questa motivazione è particolarmente significativa in quanto indica una matura
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consapevolezza dell'importanza dell'impegno individuale per il benessere collettivo, andando oltre la
visione del volontariato come semplice risposta a bisogni contingenti. Questo dato può essere
interpretato anche come indicatore di un forte senso civico radicato nella tradizione culturale toscana.
Sentirsi utile e parte di una comunità
Quasi un terzo degli intervistati indica come motivazione principale il bisogno di appartenenza e di
utilità sociale. Questa motivazione unisce due dimensioni complementari:
la dimensione identitaria (sentirsi utile);
la dimensione relazionale (essere parte di una comunità).
Questo dato evidenzia come il volontariato risponda anche a esigenze personali di realizzazione, riconoscimento
sociale e appartenenza. Il volontariato diventa così non solo un modo per aiutare gli altri, ma anche un percorso
di crescita personale e di costruzione di significato nella propria vita.
Questa motivazione sottolinea la funzione del volontariato come spazio di integrazione sociale e di
valorizzazione delle competenze individuali.
Collaborare con altre persone su temi comuni
Circa un quinto degli intervistati considera prioritaria la dimensione collaborativa dell'impegno civico.
Questa motivazione evidenzia l'importanza della condivisione di obiettivi e valori con altre persone,
sottolineando il volontariato come spazio di cooperazione e di azione collettiva.
Tale prospettiva valorizza gli aspetti relazionali e partecipativi dell'impegno civico, inteso come
occasione per costruire legami e reti sociali attorno a interessi e preoccupazioni condivise. Il
volontariato diventa così un contesto in cui sperimentare forme di democrazia partecipativa e di
cittadinanza attiva.
Organizzazioni che rappresentano i propri interessi
Una percentuale più ridotta, ma comunque significativa, è motivata dall'allineamento con interessi
specifici. Questa motivazione più pragmatica evidenzia come alcune persone si avvicinino al
volontariato anche per sostenere cause o organizzazioni che rispecchiano valori o interessi personali.
Sebbene meno diffusa, questa motivazione rappresenta comunque un importante canale di accesso
all'impegno civico e riflette un approccio più mirato e selettivo alla partecipazione associativa.
Raggruppando le motivazioni in macro-categorie, emerge che le motivazioni relazionali e di
appartenenza (51,2% - sommando "sentirsi parte di una comunità" e "collaborare con altre persone")
superano leggermente quelle orientate al bene collettivo (43,9%). Questo suggerisce che, accanto alla
forte componente altruistica, il volontariato in Toscana risponde in modo significativo anche a bisogni
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di socialità, appartenenza e realizzazione personale.
Questi risultati, letti in relazione ai dati precedenti sull'alta partecipazione al volontariato dei toscani
(31,8%) e sulla prevalenza dell'impegno occasionale (68,5%), offrono una chiave interpretativa più
profonda del fenomeno:
l'alta percentuale di motivazioni orientate al bene comune si collega all'elevato apprezzamento
sociale per i volontari (84,4% li considera "persone da ammirare");
l'importanza delle motivazioni relazionali è coerente con la prevalenza del passaparola come
canale informativo (49,3%);
la combinazione di motivazioni altruistiche e relazionali può spiegare la disponibilità
condizionata al volontariato (74,5% disponibile con condizioni specifiche).
In conclusione, il volontariato in Toscana appare sostenuto da un ricco intreccio di valori civici, bisogni
relazionali e aspettative di crescita personale, confermando la sua natura multidimensionale come
fenomeno sociale che risponde contemporaneamente a esigenze individuali e collettive.
Questa complessità motivazionale rappresenta una risorsa importante per le organizzazioni del terzo
settore, che possono fare leva su diverse leve per attrarre e mantenere i volontari.
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Capitolo 2
Qualità della vita civica e politica
2.1. La percezione del declino civico
L'indagine sulla percezione dei toscani riguardo ai livelli di partecipazione civica e politica rivela un
quadro complessivamente critico per la vitalità democratica. I dati mostrano una prevalente percezione
di arretramento della partecipazione rispetto al passato, sebbene con significative sfumature
interpretative.
Analizzando i risultati nel loro complesso, emerge una visione prevalentemente negativa della
partecipazione attuale rispetto al passato:
Il 48,1% degli intervistati percepisce un deterioramento della partecipazione, suddiviso tra chi
ritiene che i cittadini siano "poco partecipativi rispetto al passato" (40,4%) e chi esprime un
giudizio ancora più severo, ritenendo che oggi "non partecipano affatto" (7,7%).
Il 31,5% esprime invece un giudizio positivo, considerando i cittadini più partecipativi rispetto
al passato, con il 24,2% che li ritiene "abbastanza partecipativi" e il 7,3% "molto più
partecipativi".
Un significativo 20,4% non rileva cambiamenti sostanziali, ritenendo che il livello di
partecipazione sia rimasto invariato.
Questa distribuzione delle risposte conferma l'ipotesi di un certo arretramento rispetto alla
partecipazione civile, anche se le distanze rispetto al passato non appaiono clamorose.
La percezione prevalente di un declino della partecipazione civica e politica può essere interpretata alla
luce di diversi fenomeni sociali e culturali:
1. Trasformazione delle forme di partecipazione: potrebbe riflettere non tanto una
diminuzione assoluta dell'impegno civico, quanto una trasformazione delle sue modalità. Le
forme tradizionali di partecipazione politica (militanza nei partiti, partecipazione a comizi, etc.)
sono effettivamente in declino, mentre emergono forme più fluide, occasionali e spesso mediate
dalla tecnologia.
2. Crisi delle appartenenze politiche tradizionali: il declino delle grandi narrazioni
ideologiche e delle appartenenze politiche stabili ha modificato profondamente il rapporto tra
cittadini e sfera pubblica, rendendo l'impegno più frammentato e meno visibile.
3. Individualizzazione della società: l 'accentuata tendenza all'individualizzazione che
caratterizza le società contemporanee può contribuire a indebolire il senso di responsabilità
collettiva e la propensione all'impegno pubblico.
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4. Sfiducia nelle istituzioni: la crescente sfiducia verso le istituzioni politiche può scoraggiare la
partecipazione, alimentando un circolo vizioso di disimpegno e ulteriore deterioramento della
qualità democratica.
È particolarmente interessante leggere questi risultati in relazione ai dati precedenti sull'impegno nel
volontariato. Emerge un apparente paradosso:
da un lato, si percepisce un declino della partecipazione civica e politica (48,1%);
dall'altro, l'indagine ha evidenziato un elevato livello di partecipazione al volontariato (31,8%
degli intervistati) e un forte apprezzamento per questa forma di impegno (84,4% considera i
volontari "persone da ammirare").
Questa apparente contraddizione suggerisce una possibile distinzione nella percezione dei toscani tra:
partecipazione politica in senso stretto (percepita in declino),
impegno solidaristico (che appare invece vitale e diffuso).
Tale distinzione potrebbe indicare uno spostamento dell'impegno pubblico dal piano strettamente
politico a quello sociale e civico, con una preferenza per forme di partecipazione percepite come più
concrete, efficaci e meno compromesse dalle dinamiche partitiche.
2.2. Implicazioni per la qualità democratica
I risultati sollevano interrogativi cruciali sulla qualità della democrazia. Come sottolineato in
precedenza, "la qualità della libertà e della democrazia dipendono molto dalla partecipazione attiva
della popolazione, non soltanto il giorno del voto".
In questa prospettiva, la percezione di un arretramento della partecipazione rappresenta un segnale
preoccupante che richiede attenzione da parte delle istituzioni e degli attori della società civile. Allo
stesso tempo, la vitalità dell'impegno nel volontariato rappresenta una risorsa preziosa che potrebbe
essere valorizzata per rivitalizzare anche la partecipazione politica.
La sfida che emerge da questi dati riguarda la capacità di riconoscere, valorizzare e connettere le
diverse forme di partecipazione, costruendo ponti tra l'impegno nel volontariato e la partecipazione
alla vita democratica in senso più ampio. Questo approccio potrebbe contribuire a rinnovare la sfera
pubblica, arricchendola con le motivazioni, le competenze e le reti che si sviluppano nell'ambito del
volontariato e dell'impegno civico.
20
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Figura 6. Percezione aggregata della partecipazione
L'analisi degli incentivi che potrebbero favorire una maggiore partecipazione civica dei cittadini
toscani offre preziose indicazioni per comprendere le leve motivazionali dell'impegno pubblico e per
sviluppare strategie efficaci di coinvolgimento. I dati rivelano un quadro articolato in cui diverse
dimensioni si intrecciano, suggerendo la necessità di un approccio multidimensionale per rivitalizzare
la partecipazione.
Dai risultati emergono sei principali ambiti di intervento per promuovere una maggiore partecipazione
civica (si tenga conto che erano possibili più risposte):
Comunicazione ed informazione (48,2%): sommando "una comunicazione più efficace"
(29,0%) e "più informazioni sulle opportunità" (19,2%), questa dimensione risulta nettamente
prevalente, suggerendo che molti cittadini non sono adeguatamente informati sulle possibilità
di partecipazione esistenti.
Trasparenza istituzionale (27,0%): la richiesta di maggiore trasparenza nelle
organizzazioni e nelle istituzioni evidenzia come la percezione di opacità rappresenti un
21
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significativo ostacolo all'impegno civico.
Opportunità di collaborazione (20,7%): la domanda di più occasioni di collaborazione
tra cittadini, associazioni e istituzioni indica l'importanza di creare spazi di incontro e
cooperazione tra diverse realtà sociali.
Accessibilità e semplicità (15,7%): la necessità di strumenti più semplici e accessibili
sottolinea l'esistenza di barriere pratiche che limitano la partecipazione.
Riconoscimento dell'impegno (14,7%): la valorizzazione sociale dell'impegno civico emerge
come fattore motivazionale non trascurabile.
Qualità dell'esperienza partecipativa (14,3%): sebbene non primeggi in termini
percentuali, la richiesta di esperienze più gratificanti e impattanti per la comunità rappresenta
una dimensione cruciale che merita particolare attenzione.
Nonostante la percentuale relativamente contenuta (14,3%), la dimensione della gratificazione
nell'esperienza partecipativa assume un'importanza fondamentale per la sua valenza qualitativa. Non
si tratta semplicemente di aumentare le occasioni di partecipazione, ma di assicurare che queste siano
effettivamente significative e trasformative, tanto per i partecipanti quanto per la comunità.
La gratificazione nell'esperienza partecipativa può assumere diverse forme:
Efficacia decisionale: la percezione di incidere realmente sui processi decisionali, con la
possibilità di influenzare le scelte che riguardano la propria comunità.
Impatto tangibile: la constatazione di un effetto concreto e visibile delle decisioni prese, che
permetta ai cittadini di vedere realizzati i risultati del proprio impegno.
Superamento delle contrapposizioni ideologiche: l'inserimento in dinamiche collaborative
che vadano oltre la tradizionale polarizzazione politica, privilegiando un approccio pragmatico
orientato alla soluzione dei problemi.
Riconoscimento del contributo: la valorizzazione del ruolo dei cittadini come co-protagonisti
della vita pubblica, non semplici destinatari di decisioni prese dall'alto.
Una partecipazione civica che permetta ai cittadini di vedere l'effetto tangibile del proprio contributo
e che sia sganciata da logiche di schieramento rigido rappresenta un potente fattore di motivazione che
potrebbe contrastare efficacemente la disaffezione verso la sfera pubblica evidenziata nella domanda
precedente.
I dati suggeriscono che per rivitalizzare la partecipazione civica sia necessario un approccio
multidimensionale che integri diverse strategie:
Potenziamento della comunicazione: sviluppare strategie comunicative più efficaci e
inclusive, capaci di raggiungere fasce diverse della popolazione.
22
Pagina 23 — PDF originale
Aumento della trasparenza: rendere più trasparenti i processi decisionali e le attività delle
istituzioni e delle organizzazioni.
Promozione della collaborazione: creare occasioni strutturate di incontro e cooperazione
tra cittadini, associazioni e istituzioni, superando le tradizionali separazioni.
Semplificazione degli strumenti: rendere più accessibili e comprensibili i meccanismi di
partecipazione, riducendo le barriere tecniche e burocratiche.
Valorizzazione dell'impegno: riconoscere adeguatamente il contributo dei cittadini attivi
attraverso forme di riconoscimento sociale.
Qualificazione dell'esperienza: progettare esperienze partecipative realmente gratificanti,
che diano ai cittadini la possibilità di incidere concretamente sulla realtà e di vedere l'impatto
del proprio impegno.
In particolare, la qualificazione dell'esperienza partecipativa appare come una dimensione trasversale
che può potenzialmente influenzare anche le altre. Una partecipazione che permetta ai cittadini di
essere realmente protagonisti del cambiamento sociale, in un clima di dialogo costruttivo e orientato al
bene comune, potrebbe rappresentare un potente antidoto alla disaffezione e al disimpegno rilevati
nella domanda precedente.
La sfida per le istituzioni e le organizzazioni della società civile toscana consiste quindi nel ripensare le
modalità di coinvolgimento dei cittadini, privilegiando approcci che combinino efficacia
comunicativa, trasparenza, accessibilità e, soprattutto, la capacità di offrire esperienze partecipative
realmente significative e trasformative.
Figura 7. Incentivi per una maggiore partecipazione civica
23
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2.3. I rischi della democrazia nell'era digitale
L'analisi delle percezioni dei toscani riguardo ai potenziali rischi delle tecnologie digitali per la
democrazia (figura 8) rivela una diffusa preoccupazione. I dati mostrano una consistente maggioranza
di cittadini che identifica, seppur con diverse sfumature di gravità, dei pericoli significativi legati
all'impatto dei media digitali sui processi democratici.
La distribuzione delle risposte evidenzia tre posizioni principali:
Percezione di rischio condizionato (49,1%): la posizione maggioritaria è quella di chi
percepisce rischi significativi ma condizionati alla gestione degli stessi, ritenendo che il futuro
della democrazia dipenderà molto da come verranno governati i pericoli legati alle tecnologie
digitali.
Percezione di rischio elevato (33,2%): un terzo degli intervistati esprime una
preoccupazione netta e decisa, ritenendo che i valori della democrazia siano "seriamente
minacciati" dall'evoluzione tecnologica.
24
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Percezione di evoluzione positiva (17,7%): solo una minoranza non percepisce particolari
pericoli, considerando i cambiamenti in atto come un'evoluzione naturale dei valori democratici
nel contesto tecnologico contemporaneo.
Aggregando i primi due dati, emerge che ben l'82,3% degli intervistati percepisce qualche forma di
minaccia ai valori democratici legata alla diffusione delle tecnologie digitali.
Le preoccupazioni espresse dalla maggioranza degli intervistati sono fondate su diversi rischi
potenziali che i social media e altre tecnologie digitali comportano per la qualità della democrazia:
Disinformazione e fake news
La rapida circolazione di notizie false o fuorvianti inquina il dibattito pubblico e compromette la
possibilità di un confronto basato su fatti condivisi. Questo fenomeno mina uno dei presupposti
fondamentali della democrazia deliberativa: la possibilità di un dialogo razionale tra cittadini informati.
La viralità che caratterizza i social media può amplificare esponenzialmente la diffusione di contenuti
ingannevoli, creando narrazioni alternative alla realtà difficili da contrastare.
Polarizzazione e "camere d'eco"
Gli algoritmi delle piattaforme social tendono a creare "bolle informative" in cui gli utenti sono esposti
principalmente a contenuti che confermano le loro convinzioni preesistenti. Questa dinamica accentua
la polarizzazione sociale e politica, ostacolando il dialogo tra posizioni diverse e riducendo gli spazi di
confronto costruttivo. La frammentazione dell'opinione pubblica in gruppi sempre più isolati e
reciprocamente ostili rappresenta una seria minaccia per la coesione sociale necessaria al
funzionamento democratico.
Incitamento all'odio e radicalizzazione
I social media possono amplificare messaggi d'odio verso gruppi specifici, minando la coesione sociale
e il rispetto per il pluralismo che sono alla base della convivenza democratica. I meccanismi di
ricompensa algoritmica tendono a premiare i contenuti più provocatori ed emotivamente carichi,
incentivando toni aggressivi e divisivi nel dibattito pubblico. Questo ambiente può favorire processi di
radicalizzazione politica e ideologica.
Superficialità del dibattito
Il formato dei social media, caratterizzato da messaggi brevi e immediatezza, favorisce la
semplificazione eccessiva di questioni complesse e riduce il dibattito pubblico a slogan e
contrapposizioni schematiche. L'approfondimento e la complessità, elementi essenziali per affrontare
le sfide contemporanee, vengono scoraggiati dalla logica dell'attenzione immediata che
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governa queste piattaforme. Si assiste così a un impoverimento del dibattito pubblico, che diventa
sempre più superficiale e incapace di affrontare temi complessi.
Manipolazione algoritmica
Gli algoritmi che determinano la visibilità dei contenuti sulle piattaforme sono ottimizzati per
massimizzare l'engagement piuttosto che la qualità del dibattito, favorendo contenuti divisivi o
sensazionalistici. Inoltre, possono essere sfruttati per campagne mirate di manipolazione dell'opinione
pubblica, come dimostrato da diversi casi recenti di interferenza elettorale. L'opacità di questi algoritmi
aggrava il problema, rendendo difficile comprendere e contrastare i meccanismi di manipolazione.
Privacy e sorveglianza
La raccolta massiccia di dati personali da parte delle piattaforme digitali solleva questioni di privacy e
può portare a forme di controllo sociale che limitano la libertà individuale e collettiva, presupposto
essenziale della partecipazione democratica. Il modello di business basato sulla profilazione degli
utenti crea asimmetrie informative che possono essere sfruttate per influenzare comportamenti e
opinioni in modo difficilmente rilevabile.
La posizione prevalente tra gli intervistati (49,1%), che sottolinea l'importanza di come verranno gestiti
i rischi digitali, suggerisce la necessità di un approccio proattivo alla governance della trasformazione
in corso. La percezione condizionata del rischio indica una consapevolezza della complessità della
questione e rifiuta sia il determinismo tecnologico negativo (tutto è perduto) sia quello positivo (la
tecnologia risolverà tutto).
Questo atteggiamento apre la strada a una riflessione su possibili strategie per governare
democraticamente la trasformazione digitale:
Regolamentazione efficace delle piattaforme digitali, con particolare attenzione alla trasparenza
algoritmica e alla moderazione dei contenuti nocivi.
Educazione digitale e mediatica diffusa per rafforzare il pensiero critico e la capacità di valutare
l'affidabilità delle informazioni.
Promozione di norme e pratiche di comunicazione responsabile negli spazi digitali, con
incentivi per il dibattito costruttivo.
La sfida per il futuro consiste nel massimizzare le potenzialità democratiche delle tecnologie digitali,
minimizzando al contempo i rischi di manipolazione, polarizzazione e impoverimento del dibattito
pubblico. La percezione prevalentemente critica ma sfumata che emerge dall'indagine suggerisce che
i toscani sono consapevoli di questa complessità e riconoscono la necessità di un approccio equilibrato
che non demonizzi la tecnologia ma ne governi responsabilmente l'evoluzione.
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Figura 8. Percezione del rischio per la democrazia nell’era digitale
27
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2.4. Età, genere e formazione delle opinioni
L'analisi delle fonti utilizzate dai toscani per informarsi sull'attualità, incrociata con le variabili
demografiche di genere ed età, rivela pattern significativi che riflettono profonde trasformazioni nel
consumo mediatico. I dati, che riflettono la possibilità di fornire più risposte, mostrano una complessa
stratificazione di abitudini informative, con differenze marcate sia tra uomini e donne che tra le diverse
generazioni.
L'analisi per genere evidenzia divergenze sostanziali nelle preferenze informative di uomini e donne:
La differenza più marcata riguarda l'utilizzo dei social media video, che mostrano un gap di
genere di oltre 20 punti percentuali: il 42,1% delle donne li utilizza come fonte di informazione,
contro solo il 21,8% degli uomini. Questo dato è particolarmente significativo e suggerisce una
netta preferenza femminile per modalità informative più visual, interattive e integrate nelle
piattaforme di socializzazione.
In contrapposizione, gli uomini mostrano una maggiore fedeltà ai canali informativi
tradizionali. Il telegiornale e i programmi TV di approfondimento vengono utilizzati
dal 73,4% degli uomini contro il 58,4% delle donne (gap di 15 punti). Similmente, i siti web
sono una fonte informativa per il 37,6% degli uomini contro il 23,2% delle donne (differenza
di 14,4 punti).
Anche altri canali informativi mostrano differenze di genere rilevanti: la radio è preferita dalle
donne (22,8% contro 14,9%), così come i podcast (10,3% contro 5,9%) e le newsletter (7,1%
contro 4,5%). Queste differenze, sebbene di entità minore, confermano un pattern generale di
preferenze di genere diversificate.
L'analisi per età rivela tendenze altrettanto significative, ma con alcune sorprese:
La fonte che mostra la più netta tendenza correlata all'età sono i quotidiani cartacei: utilizzati
solo dal 6,4% dei giovani tra 19-29 anni, la percentuale cresce progressivamente con l'età fino
a raggiungere il 24,3% tra gli over 65 (una differenza di 17,9 punti). Questo dato conferma il
declino strutturale della carta stampata tra le nuove generazioni.
Anche i telegiornali e programmi TV mostrano un chiaro gradiente generazionale: dal
41,1% tra i 19-29enni al 71,2% tra gli over 65 (differenza di 30,1 punti). La TV resta comunque
il mezzo più utilizzato in assoluto, mantenendo una posizione dominante anche tra i più
giovani, nonostante il calo relativo.
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l'utilizzo dei social media video non mostra
un declino lineare con l'età. Se la fascia 19-29 anni li utilizza ampiamente (49,5%), la
percentuale scende nelle fasce intermedie (33,6% tra i 30-54enni; 28,7% tra i 55-64enni) per
poi risalire leggermente tra gli over 65 (30,9%). Questo pattern suggerisce che i social media
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hanno ormai penetrato tutte le fasce d'età, con una relativa omogeneizzazione delle pratiche
digitali.
Anche per i siti web si osserva un pattern simile: dalla punta del 42,4% tra i giovani si scende
al 34,2% nella fascia 30-54 anni, per stabilizzarsi intorno al 28% nelle fasce più anziane. Questo
suggerisce un digital divide generazionale meno pronunciato di quanto ci si potrebbe aspettare.
Aggregando le fonti in macro-categorie, emergono tre distinti pattern generazionali:
1. Media tradizionali (quotidiani cartacei, telegiornali e TV): mostrano un chiaro trend crescente
con l'età, passando dal 23,8% di utilizzo medio tra i 19-29enni al 47,8% tra gli over 65.
2. Media digitali (social media, siti web, podcast, newsletter): esibiscono un trend decrescente
con l'età, ma con un declino meno ripido di quanto si potrebbe immaginare: dal 30,1% tra i 19-
29enni al 18% tra gli over 65.
3. Media ibridi (quotidiani online, radio): mostrano un pattern più complesso, con un picco nelle
fasce intermedie (27,1% tra i 30-54enni e 29% tra i 55-64enni), valori più bassi tra i giovani
(14,9%) e un calo moderato tra gli anziani (24,5%).
I dati sul consumo mediatico in Toscana delineano un panorama informativo in profonda
trasformazione, caratterizzato da significative differenze di genere e generazionali, ma anche da
inaspettate continuità e dalla crescente ibridazione tra canali tradizionali e innovativi. Questa
complessità richiede un ripensamento delle strategie comunicative sia per le istituzioni pubbliche che
per le organizzazioni del terzo settore, che devono adattarsi a un ecosistema mediatico sempre più
diversificato e segmentato1.
1
Si precisa che nella figura 10 - relativa alle fonti informative per genere ed età - la colonna “totale” indica la media
complessiva, mentre le altre colonne riportano la media relativa a ciascuna categoria specificata.
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Figura 9. Fonti di informazione per genere ed età in Toscana
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Figura 10. Trend generazionali nell’uso dei media
31
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Capitolo 3
Bisogni sociali e ruolo del volontariato
3.1. Dove il volontariato può incidere in Toscana
L'analisi delle questioni considerate più urgenti in cui il volontariato può incidere nelle politiche locali
in Toscana rivela priorità chiare e significative. I dati1 mostrano una netta prevalenza delle questioni
legate al welfare, alla cura delle persone più fragili e alla salute pubblica, delineando un quadro delle
aspettative dei cittadini toscani verso il terzo settore.
In primo piano si colloca il supporto alle persone vulnerabili, indicato dal 49,3% degli intervistati
come ambito prioritario di intervento per il volontariato. Questa percentuale, che rappresenta quasi la
metà del campione, segnala la diffusa percezione dell'importanza del terzo settore nel sostenere le fasce
più fragili della popolazione, attraverso interventi di prossimità e accompagnamento che integrano e
talvolta suppliscono all'azione dei servizi pubblici.
Questa priorità trova conferma e amplificazione se considerata insieme ad altre questioni affini:
alleviare la povertà e l'emarginazione (39,9%) e aiutare l'integrazione e l'inclusione sociale
(26,7%). Complessivamente, la macro-area del supporto sociale e dell'inclusione raccoglie il maggior
numero di indicazioni, evidenziando come il volontariato sia percepito innanzitutto come una risorsa
essenziale per la coesione sociale e il contrasto alle disuguaglianze.
Al secondo posto si posiziona il miglioramento della prevenzione e della salute pubblica
(41,1%), ambito in cui il volontariato toscano ha una lunga e consolidata tradizione di impegno. Questo
dato riflette la consapevolezza del ruolo fondamentale che le associazioni di volontariato svolgono nel
sistema socio-sanitario regionale, sia attraverso servizi diretti (trasporto sanitario, assistenza
domiciliare, supporto ai malati) sia attraverso attività di prevenzione ed educazione alla salute.
La rilevanza attribuita a questo ambito appare particolarmente significativa alla luce delle sfide
sanitarie contemporanee e dell'esperienza recente della pandemia, che hanno evidenziato tanto la
centralità della prevenzione quanto l'importanza di un sistema di welfare capace di integrare risorse
pubbliche e apporto del volontariato.
Con percentuali inferiori ma comunque significative, seguono ambiti di intervento che testimoniano la
multidimensionalità del contributo del volontariato alle politiche locali:
Ambiente e sostenibilità (sostenibilità ambientale 20,8% e agricoltura sostenibile 7,6%),
settore in cui il volontariato può promuovere pratiche innovative e sensibilizzazione.
1
Si potevano indicare i due problemi più urgenti.
32
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Cultura e formazione (valorizzazione della cultura 16,9% e offerta educativa 15,1%), ambiti
in cui l'associazionismo può arricchire l'offerta territoriale e promuovere inclusione attraverso
l'accesso culturale.
Significativamente più contenuta è la percentuale relativa all'innovazione tecnologica (4,8%),
probabilmente percepita come ambito in cui altri attori (imprese, istituzioni di ricerca) possono giocare
un ruolo più incisivo.
La distribuzione delle risposte delinea un quadro articolato delle priorità sociali percepite in Toscana
e del ruolo che il volontariato può svolgere nel rispondervi. Le alte percentuali ottenute da più opzioni
(tre superano il 39%) suggeriscono che gli intervistati riconoscono al terzo settore una pluralità di
funzioni e potenzialità d'intervento.
Emerge tuttavia con chiarezza una gerarchia di priorità in cui prevalgono nettamente le questioni legate
al welfare, alla cura delle persone e alla salute. Questo orientamento riflette probabilmente tanto i
bisogni percepiti nel territorio quanto la tradizione storica del volontariato toscano, particolarmente
radicato negli ambiti socio-sanitari e assistenziali. A conferma di ciò, il 32,0% dei rispondenti ritiene
che il volontariato sia essenziale e il 41,7% ne riconosce un ruolo importante, seppur limitato ad alcuni
ambiti.
Questi dati forniscono indicazioni preziose per orientare le politiche di sostegno e valorizzazione del
volontariato:
Rafforzare il ruolo del volontariato nel sistema di welfare, riconoscendone la funzione
complementare e talvolta innovativa rispetto ai servizi pubblici.
Promuovere la collaborazione tra volontariato e sistema sanitario, con particolare
attenzione alla prevenzione e alla promozione della salute.
Sostenere le iniziative volte all'inclusione sociale e al contrasto alla povertà, ambiti
in cui il terzo settore può svolgere un ruolo cruciale di innovazione sociale.
Valorizzare l'apporto del volontariato anche in settori emergenti come la
sostenibilità ambientale e lo sviluppo culturale.
In conclusione, i dati suggeriscono che, nell'opinione dei toscani, il volontariato può giocare un ruolo
particolarmente significativo nel rispondere alle sfide sociali contemporanee, con un focus prioritario
sul supporto alle persone in condizione di vulnerabilità e sulla promozione della salute pubblica.
Questa visione evidenzia la percezione del terzo settore come componente essenziale del sistema di
welfare locale, capace di agire in sinergia con le istituzioni pubbliche per garantire coesione sociale,
inclusione e benessere collettivo.
33
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Figura 11. Questioni urgenti in cui il volontariato può incidere in Toscana
3.2. Percezione dei servizi di welfare
L'analisi dei dati sulla percezione dell'accessibilità ed efficacia dei servizi pubblici di welfare in
Toscana rivela un quadro critico. I risultati mostrano una netta maggioranza di cittadini che percepisce
un deterioramento del sistema di welfare, suggerendo l'esistenza di criticità significative che meritano
un'attenta considerazione.
I dati sono inequivocabili: quasi sette toscani su dieci (68,9%) ritengono che negli ultimi anni i servizi
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di welfare - con particolare riferimento a sanità, pensioni e assistenza sociale - siano diventati meno
accessibili o meno efficaci rispetto al passato. Solo il 31,1% non rileva un peggioramento significativo.
Questa percezione largamente negativa assume un significato ancora più rilevante considerando che la
Toscana è tradizionalmente una regione con un sistema di welfare pubblico articolato e di qualità,
spesso considerato un modello a livello nazionale. Il fatto che oltre due terzi dei cittadini percepiscano
un deterioramento dell'accessibilità o dell'efficacia dei servizi indica che qualcosa di importante sta
cambiando nella relazione tra cittadini e sistema di protezione sociale.
Sebbene i dati non forniscano dettagli specifici sui singoli ambiti di welfare, è ragionevole ipotizzare
che la percezione negativa sia influenzata da diversi fattori contestuali:
L'impatto al livello nazionale delle politiche di austerità e dei tagli alla spesa pubblica
che hanno caratterizzato gli ultimi anni a livello nazionale e che hanno inevitabilmente
influenzato anche i servizi regionali.
L'aumento della domanda di servizi socio-sanitari legato all'invecchiamento della
popolazione toscana, che crea pressioni crescenti su un sistema non sempre in grado di
adeguare l'offerta.
Le difficoltà di accesso ai servizi sanitari acuite dalla pandemia, con l'allungamento delle
liste d'attesa, la riduzione di alcuni servizi non urgenti e la riorganizzazione delle modalità di
accesso.
La percezione di inadeguatezza dei sostegni economici (pensioni, sussidi) rispetto
all'aumento del costo della vita, particolarmente significativo negli ultimi anni.
La complessità burocratica che può ostacolare l'accesso ai servizi, soprattutto per le fasce più
vulnerabili della popolazione, come anziani, persone con basso livello di istruzione o cittadini
stranieri.
Questa percezione diffusa di arretramento dei servizi di welfare ha conseguenze potenzialmente
significative per l'intero sistema sociale:
erode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche, elemento fondamentale per la
legittimazione democratica;
alimenta sentimenti di insicurezza sociale e preoccupazione per il futuro, con possibili
ripercussioni sul benessere psicologico collettivo;
aumenta la pressione sul volontariato e sul terzo settore, chiamati a compensare le carenze del
sistema pubblico;
può accentuare le disuguaglianze sociali, penalizzando maggiormente chi non può ricorrere a
soluzioni private per rispondere ai propri bisogni.
Quest'ultimo punto è particolarmente rilevante in relazione alla domanda precedente sulle questioni
urgenti in cui il volontariato può incidere. Il fatto che il supporto alle persone vulnerabili (49,3%) e la
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salute pubblica (41,1%) siano state indicate come aree prioritarie di intervento per il volontariato può
essere interpretato anche come una risposta alla percezione di arretramento del welfare pubblico. Si
crea così un nesso significativo tra il deterioramento percepito dei servizi e il ruolo compensativo
attribuito al terzo settore.
I dati suggeriscono la necessità di un ripensamento delle politiche di welfare che tenga conto della
percezione diffusa di minore accessibilità ed efficacia dei servizi. Occorre probabilmente rivedere:
la quantità delle risorse destinate al welfare, in particolare in settori strategici come la sanità
territoriale e l'assistenza sociale;
le modalità organizzative dei servizi, per renderli più rispondenti alle esigenze emergenti
della popolazione;
i percorsi di accesso e la semplificazione burocratica, per facilitare il contatto con i
servizi da parte delle persone più fragili;
l'integrazione tra servizi pubblici e reti di solidarietà del territorio, valorizzando la
complementarità tra intervento pubblico e azione del terzo settore.
Figura 12. Percezione dell’accessibilità dei servizi pubblici di welfare
36
Pagina 37 — PDF originale
3.3. Social media e volontariato
L'analisi dei dati sulla percezione dell'impatto dei social media sulla partecipazione al volontariato
rivela un quadro complessivamente positivo, sebbene con alcune significative sfumature. I risultati
mostrano che la maggioranza dei toscani riconosce le potenzialità dei social media come strumenti per
favorire l'impegno civico e la partecipazione alle attività di volontariato.
I dati evidenziano una percezione prevalentemente positiva del ruolo dei social media:
Il 50,2% degli intervistati ritiene che i social media favoriscano la partecipazione al
volontariato, "aumentando la consapevolezza e il coinvolgimento".
Solo il 12,6% esprime una percezione negativa, ritenendo che i social media ostacolino la
partecipazione perché "creano un impegno più superficiale".
Una percentuale significativa, il 37,2%, assume una posizione neutrale, considerando che i
social media non abbiano un impatto significativo sulla partecipazione al volontariato.
Il fatto che la percezione favorevole (50,2%) sia quattro volte superiore a quella sfavorevole (12,6%) è
particolarmente significativo e suggerisce che, nell'esperienza della maggioranza dei toscani, i benefici
dei social media per la promozione del volontariato superano nettamente i rischi.
La prevalenza della visione positiva riflette il riconoscimento delle molteplici opportunità che i social
media offrono per la promozione e lo sviluppo del volontariato:
1. Amplificazione della visibilità: i social media consentono di raggiungere pubblici ampi e
diversificati, aumentando la conoscenza delle iniziative di volontariato.
2. Mobilitazione rapida: facilitano il coinvolgimento immediato di persone in occasione di
emergenze o campagne specifiche.
3. Coinvolgimento di nuovi pubblici: permettono di raggiungere fasce di popolazione, in
particolare giovani, altrimenti difficili da coinvolgere attraverso i canali tradizionali.
4. Storytelling efficace: offrono piattaforme per condividere storie ed esperienze in modo
coinvolgente, favorendo l'identificazione emotiva con le cause sociali.
5. Abbattimento delle barriere informative: semplificano l'accesso alle informazioni e alle
opportunità di volontariato.
La considerevole percentuale (37,2%) di chi non attribuisce ai social media un impatto rilevante sulla
partecipazione al volontariato evidenzia come, per molti, l'impegno civico rimanga radicato in
motivazioni, valori e relazioni che trascendono la dimensione digitale. Questa visione neutrale può
riflettere:
la convinzione che le motivazioni profonde all'impegno sociale derivino da fattori culturali,
valoriali e relazionali che i social media possono al massimo amplificare, ma non generare;
l'esperienza diretta di forme di volontariato che si sviluppano principalmente attraverso reti di
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relazioni personali e comunitarie;
la percezione che l'impatto dei social media sia variabile e dipenda dalle modalità di utilizzo da
parte delle organizzazioni.
Sebbene minoritaria, la percezione negativa (12,6%) esprime preoccupazioni che meritano attenzione.
Questi timori riguardano principalmente:
il fenomeno del "slacktivism" o "attivismo da divano", per cui l'impegno si riduce a semplici
gesti online (like, condivisioni) senza tradursi in partecipazione concreta;
la superficialità dell'approccio, che può favorire reazioni emotive immediate ma effimere,
a scapito di un impegno continuativo e approfondito;
la possibilità che il tempo e l'attenzione dedicati ai social media sottraggano energie
all'impegno diretto sul campo.
I dati offrono indicazioni preziose per le organizzazioni del terzo settore su come ottimizzare l'uso dei
social media:
1. Integrazione strategica: utilizzare i social media come parte di una strategia comunicativa
più ampia, non come canale esclusivo.
2. Connessione online-offline: creare collegamenti espliciti tra l'engagement online e le
opportunità concrete di partecipazione.
3. Narrativa autentica: sviluppare contenuti che raccontino l'impatto reale del volontariato,
evitando la spettacolarizzazione.
4. Interazione bidirezionale: favorire il dialogo e il coinvolgimento attivo degli utenti, non solo
la diffusione di informazioni.
5. Trasparenza e concretezza: mostrare con chiarezza come l'impegno sui social possa tradursi
in cambiamenti tangibili.
La percezione prevalentemente positiva del rapporto tra social media e volontariato suggerisce che
questi strumenti rappresentano una risorsa preziosa per il terzo settore toscano. Il loro potenziale per
aumentare consapevolezza e coinvolgimento è ampiamente riconosciuto dalla maggioranza dei
cittadini.
Tuttavia, per massimizzare l'efficacia dei social media e minimizzare i rischi di superficialità, è
importante che le organizzazioni li utilizzino in modo strategico, integrandoli in un approccio
comunicativo che valorizzi anche l'incontro reale, l'esperienza concreta e la costruzione di relazioni
significative.
In definitiva, i social media possono rappresentare un potente alleato per promuovere il volontariato,
a condizione che vengano utilizzati come strumento per facilitare e arricchire, non per sostituire,
l'esperienza autentica dell'impegno civico e della partecipazione sociale.
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Figura 13. Impatto dei social media sulla partecipazione al volontariato
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Capitolo 4
Fiducia, media e opinione pubblica
4.1. I pilastri dell'educazione digitale: famiglia e scuola
L'analisi della percezione dei toscani riguardo a chi dovrebbe avere il ruolo principale nell'educare i
giovani all'uso del digitale rivela un quadro chiaro e significativo. Emerge con forza la centralità
attribuita ai due pilastri tradizionali dell'educazione: la scuola (42,4%) e la famiglia (40,2%), che
insieme raccolgono oltre l'82% delle preferenze.
La distribuzione delle risposte assegna una netta priorità alle figure educative tradizionali, relegando in
posizioni decisamente più marginali le istituzioni pubbliche (11,1%), la peer education (4,9%) e le
associazioni del terzo settore (1,5%). Questo dato è particolarmente significativo in un'epoca
caratterizzata dalla diffusione pervasiva delle tecnologie digitali e dei social media, che potrebbe far
pensare a una necessità di interventi specialistici esterni.
Invece, i toscani sembrano riconoscere che l'educazione digitale non è un ambito separato o puramente
tecnico, ma parte integrante del processo educativo complessivo, profondamente interconnesso con lo
sviluppo di valori, capacità critiche e responsabilità civica.
La leggera prevalenza attribuita alla scuola (42,4%) riflette probabilmente il riconoscimento del suo
ruolo strutturato e sistematico nell'educazione. L'istituzione scolastica può offrire:
un approccio metodologico all'educazione digitale, integrandola trasversalmente nei
programmi;
un contesto di apprendimento collettivo, dove affrontare i temi etici, sociali e civici del digitale;
un ambiente guidato da figure educative preparate, capaci di orientare l'utilizzo critico delle
tecnologie;
esperienze pratiche di cittadinanza digitale, attraverso progetti e attività strutturate.
Questo risultato suggerisce l'importanza di politiche educative che rafforzino le competenze degli
insegnanti nell'ambito digitale e che promuovano l'integrazione organica dell'educazione ai media nei
curricoli scolastici, superando approcci meramente strumentali o tecnici.
Il ruolo fondamentale attribuito alla famiglia (40,2%) evidenzia la consapevolezza che l'educazione
digitale inizia in casa, dove:
avvengono le prime esperienze di utilizzo delle tecnologie;
s i instaurano abitudini e modelli di comportamento digitale;
i genitori possono monitorare, accompagnare e orientare le pratiche digitali dei più giovani;
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si apprende il valore relazionale e lo spazio che le tecnologie devono occupare nella vita
quotidiana.
È significativo che i toscani riconoscano questa responsabilità educativa familiare in un'epoca in cui
spesso si assiste a un "capovolgimento generazionale", con i giovani più competenti tecnicamente dei
loro genitori. Questo suggerisce che, al di là delle abilità pratiche, viene riconosciuto il valore della
guida valoriale e dell'accompagnamento educativo che solo la famiglia può offrire.
Le istituzioni pubbliche (11,1%) e le associazioni del terzo settore (1,5%) raccolgono
complessivamente il 12,6% delle preferenze, a indicare un ruolo significativo ma complementare
nell'educazione digitale. Questi soggetti possono intervenire attraverso:
campagne di sensibilizzazione e informazione;
regolamentazione degli ambienti digitali;
percorsi formativi specifici per situazioni particolari;
supporto tecnico e consulenza a scuole e famiglie.
Il dato indica che, pur riconoscendo l'importanza di un quadro regolativo e di supporto, i toscani non
delegano a questi soggetti la responsabilità primaria dell'educazione digitale.
Interessante, infine, il dato sulla peer education (4,9%), che sebbene minoritario riconosce il valore del
confronto tra pari nell'apprendimento digitale. I giovani, nativi digitali, possono effettivamente
rappresentare una risorsa educativa importante, soprattutto se il loro contributo viene valorizzato
all'interno di un contesto guidato e strutturato da adulti di riferimento.
I dati suggeriscono che per i toscani l'educazione all'uso del digitale richiede un approccio integrato, in
cui scuola e famiglia mantengono la centralità del processo educativo, supportate da istituzioni e terzo
settore, e valorizzando anche le competenze dei giovani stessi in un contesto di peer education.
Questa visione riconosce la complessità dell'educazione digitale, che non si limita agli aspetti tecnici ma
coinvolge dimensioni etiche, sociali e civiche fondamentali per lo sviluppo di una cittadinanza digitale
consapevole e responsabile. In un'epoca in cui i rischi dei social media per la democrazia sono
ampiamente percepiti (come evidenziato dalla domanda precedente), questa responsabilità educativa
condivisa tra scuola e famiglia appare ancora più cruciale per formare cittadini digitali capaci di
navigare criticamente e responsabilmente il complesso ambiente mediatico contemporaneo.
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Figura 14. Soggetti educativi per l’uso del digitale tra i giovani
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4.2. Fiducia nella società: il trionfo della gratuità e del dono
L'analisi dei dati sulla fiducia dei toscani nei confronti di diverse istituzioni e soggetti sociali rivela un
quadro fortemente polarizzato, con una chiara distinzione tra organismi basati sulla gratuità e sul dono,
che godono di elevata fiducia, e quelli fondati su logiche istituzionali o di mercato, caratterizzati invece
da una diffusa sfiducia.
In cima alla scala della fiducia si collocano due soggetti fondati su relazioni di gratuità e reciprocità:
1. Famiglia e rete sociale personale: 86,2% di fiducia positiva (55,4% "abbastanza" e 30,8%
"molto");
2. Volontariato e terzo settore: 82,7% di fiducia positiva (62,1% "abbastanza" e 20,6%
"molto").
La famiglia, con i suoi legami primari basati sull'affetto e la solidarietà, si conferma come il pilastro
fondamentale della fiducia sociale. Particolarmente significativo è il dato relativo alla "molta fiducia"
(30,8%), che per la famiglia risulta nettamente superiore rispetto a tutti gli altri soggetti.
Questo elevato livello di fiducia riflette la persistente centralità dell'istituzione familiare nella cultura e
nella società toscana, non solo come spazio affettivo ma anche come rete di protezione e supporto nei
momenti di difficoltà.
Altrettanto rilevante è l'altissimo livello di fiducia nel volontariato e nel terzo settore (82,7%), con una
percentuale di sfiducia ("per niente" e "poco") estremamente contenuta (17,3%). Questo dato, già
emerso nella domanda sull'opinione verso i volontari (dove l'84,4% li considerava "persone da
ammirare"), conferma il forte riconoscimento sociale delle realtà fondate sulla gratuità e l'impegno
solidale.
In una posizione intermedia si collocano chiesa e organizzazioni religiose, con il 47,8% di
fiducia positiva (39,4% "abbastanza" e 8,4% "molto"). Pur facendo parte degli organismi basati sul
principio della gratuità e del dono, queste realtà raccolgono un livello di fiducia significativamente
inferiore rispetto a famiglia e volontariato. Questo dato riflette probabilmente la maggiore complessità
del rapporto con la dimensione religiosa nella società toscana contemporanea, segnata da processi di
secolarizzazione ma ancora legata a forme di religiosità popolare e di impegno sociale di matrice
cattolica.
All'estremo opposto si collocano le istituzioni basate su logiche burocratiche o di mercato:
Istituzioni pubbliche: 36,0% di fiducia positiva (31,4% "abbastanza" e 4,6% "molto").
Aziende private e settore profit: 33,1% di fiducia positiva (29,9% "abbastanza" e 3,2%
"molto").
Questi dati rivelano una profonda crisi di fiducia nei confronti della sfera pubblica istituzionale
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(comuni, regioni, stato) e del mondo economico e imprenditoriale. In entrambi i casi, oltre il 60% degli
intervistati esprime sfiducia, con percentuali significative di sfiducia totale ("per niente": 11,9% per le
istituzioni; 15,9% per le aziende).
Il contrasto tra l'elevata fiducia negli organismi basati sulla gratuità e la sfiducia in quelli fondati su
logiche istituzionali o di mercato è particolarmente eloquente (figura 15, p. 46):
media di fiducia positiva per organismi basati su gratuità e dono: 72,2%;
media di fiducia positiva per organismi basati su logiche istituzionali o di mercato:
34,6%.
Questo divario, superiore a 37 punti percentuali, segnala una netta polarizzazione della fiducia sociale
ed evidenzia come, nella percezione dei toscani, la gratuità e il dono rappresentino fattori cruciali per
la costruzione della fiducia.
Questa geografia della fiducia ha implicazioni profonde per comprendere le dinamiche della
partecipazione civica e politica in Toscana:
Declino della partecipazione politica tradizionale: la scarsa fiducia nelle istituzioni
pubbliche (36%) offre una chiave di lettura importante per la percezione di declino della
partecipazione civica e politica (48,1% nella domanda precedente). Quando le istituzioni non
sono percepite come affidabili, si riduce la motivazione a partecipare ai processi decisionali
formali.
Vitalità dell'impegno nel volontariato: al contrario, l'elevata fiducia nel volontariato e nel
terzo settore (82,7%) spiega la significativa partecipazione dei toscani alle attività di
volontariato (31,8% complessivamente). I cittadini tendono a investire tempo ed energie negli
ambiti in cui ripongono maggiore fiducia.
Spostamento dell'impegno sociale: il contrasto tra fiducia nelle relazioni di prossimità e
sfiducia nelle istituzioni suggerisce uno spostamento dell'impegno dalle forme tradizionali di
partecipazione politica verso forme di cittadinanza attiva più immediate e concrete, basate sulla
solidarietà diretta.
Importanza delle reti informali: la centralità della fiducia nella famiglia e nelle reti sociali
personali (86,2%) spiega perché il passaparola sia indicato come principale canale informativo
per avvicinarsi al volontariato (49,3%). Le informazioni che transitano attraverso canali fiduciari hanno
maggiore probabilità di tradursi in azione.
Il dato più significativo che emerge dall'analisi è la stretta correlazione tra gratuità/dono e fiducia. Gli
organismi che si fondano su principi di gratuità, reciprocità e solidarietà (famiglia, volontariato)
raccolgono livelli di fiducia nettamente superiori rispetto agli altri.
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Figura 15. Fiducia nei vari organismi della società toscana
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Conclusioni: l’antidoto del volontariato
L'indagine condotta sulla popolazione toscana in merito al volontariato, alla partecipazione civica e al
rapporto tra cittadini, istituzioni e terzo settore ha permesso di delineare un quadro articolato e
complesso della società toscana contemporanea. Dall'analisi integrata dei risultati emergono alcune
tendenze significative che meritano di essere evidenziate e approfondite.
1. La centralità e il riconoscimento del volontariato nella società toscana
Uno dei dati più rilevanti emersi dall'indagine è l'altissima considerazione che i toscani nutrono nei
confronti del volontariato. Ben l'84,4% degli intervistati considera i volontari come "persone da
ammirare", un dato in crescita rispetto al passato che testimonia un riconoscimento sociale in aumento.
Questa percezione estremamente positiva si accompagna a un livello significativo di partecipazione
diretta: quasi un terzo della popolazione toscana (31,8%) dichiara di svolgere attività di volontariato,
sia in forma associata (17,7%) che non (14,1%).
Il volontariato in Toscana gode inoltre di un elevatissimo livello di fiducia (82,7%), secondo solo alla
famiglia e alle reti sociali personali. Tale credibilità, in un contesto generale di crisi della fiducia nelle
istituzioni, conferisce al terzo settore un capitale sociale di straordinario valore.
La percezione del ruolo del volontariato risulta particolarmente significativa in relazione ai bisogni
sociali: gli intervistati vedono nel terzo settore un attore cruciale per il supporto alle persone vulnerabili
(49,3%), per il miglioramento della prevenzione e della salute pubblica (41,1%) e per contrastare la
povertà e l'emarginazione (39,9%). Il volontariato è quindi percepito come un pilastro fondamentale
del welfare locale, in grado di rispondere ai bisogni emergenti della società toscana.
Questa centralità del volontariato va letta anche in relazione alla motivazione prevalente che spinge
all'impegno civico: il desiderio di "contribuire al bene comune" (43,9%), seguito dal bisogno di
"sentirsi utile e parte di una comunità" (31,9%). Tali dati evidenziano come l'impegno volontario
risponda sia a un'esigenza altruistica di miglioramento collettivo, sia a bisogni identitari e relazionali.
Particolarmente significativo è infine il potenziale di crescita del volontariato: tra chi non è attualmente
impegnato, il 74,5% si dichiara potenzialmente disponibile, seppur a determinate condizioni. Questo
dato suggerisce che, con opportune strategie di coinvolgimento basate sulla flessibilità, sulla
trasparenza e sulla significatività dell'esperienza, la partecipazione al volontariato potrebbe crescere
ulteriormente.
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2. La crisi della partecipazione politica e della fiducia nelle istituzioni
In netto contrasto con la vitalità dell'impegno nel volontariato, l'indagine evidenzia una preoccupante
percezione di declino della partecipazione civica e politica in senso stretto. Il 48,1% degli intervistati
ritiene che oggi i cittadini partecipino meno alla vita sociale e politica rispetto al passato, con un 7,7%
che addirittura considera la partecipazione pressoché inesistente.
Questa percezione di disimpegno si accompagna a una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni
pubbliche, che raccolgono solo il 36% di giudizi positivi, con un misero 4,6% di "molta fiducia".
Ancora più bassa è la fiducia nelle aziende private (33,1%). Il divario di fiducia tra gli organismi basati
sulla gratuità e sul dono (famiglia e volontariato, con una media del 72,2% di fiducia) e quelli fondati
su logiche istituzionali o di mercato (media del 34,6%) è particolarmente eloquente e preoccupante.
La percezione di deterioramento riguarda anche i servizi pubblici di welfare: il 68,9% degli intervistati
ritiene che negli ultimi anni i servizi di sanità, pensioni e assistenza sociale siano diventati meno
accessibili o meno efficaci. Questa valutazione negativa del sistema di protezione sociale pubblico
contribuisce ulteriormente ad erodere la fiducia nelle istituzioni.
Un segnale positivo emerge tuttavia dall'analisi degli incentivi alla partecipazione civica: la
comunicazione più efficace (29%), la maggiore trasparenza (27%) e più occasioni di collaborazione
(20,7%) emergono come leve potenziali per rivitalizzare l'impegno pubblico. Soprattutto, l'importanza
attribuita a "esperienze più gratificanti e impattanti per la comunità" suggerisce che esiste una domanda
di partecipazione qualitativamente diversa, meno ideologica e più orientata all'efficacia e alla
concretezza.
Si delinea quindi un quadro di "migrazione dell'impegno" dalla sfera politica tradizionale a quella
dell'impegno civico e solidaristico, percepita come più efficace, trasparente e gratificante. Questa
tendenza, se da un lato mantiene vitale il tessuto solidaristico della società toscana, dall'altro rischia di
indebolire ulteriormente la sfera politico-istituzionale.
3. I pericoli della trasformazione digitale per la democrazia
Un terzo tema cruciale emerso dall'indagine riguarda la percezione dei rischi che la trasformazione
digitale, e in particolare i social media, comportano per la qualità della democrazia. L'82,3% degli
intervistati percepisce qualche forma di minaccia ai valori democratici legata alla diffusione delle
tecnologie digitali, con un terzo (33,2%) che ritiene i valori democratici "seriamente minacciati" e
circa la metà (49,1%) che esprime una preoccupazione condizionata alla gestione dei rischi.
I timori principali riguardano la disinformazione e le fake news, la polarizzazione e le "camere d'eco",
l'incitamento all'odio, la superficialità del dibattito, la manipolazione algoritmica e i rischi
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per la privacy. Tutti questi fattori vengono percepiti come minacce potenziali alla qualità del dibattito
pubblico e alla capacità dei cittadini di formarsi opinioni informate e ragionate.
Significativamente, i toscani attribuiscono un ruolo centrale alla famiglia (40,2%) e alla scuola
(42,4%) nell'educazione all'uso del digitale, evidenziando come questa non sia percepita come una
questione meramente tecnica ma come parte integrante del processo educativo complessivo, che
coinvolge dimensioni etiche, sociali e civiche.
L'analisi delle fonti informative utilizzate dai toscani, incrociata con le variabili demografiche, rivela
inoltre significative differenze di genere ed età. Particolarmente rilevante è il divario nell'uso dei social
media come fonte di informazione tra donne (42,1%) e uomini (21,8%), così come la persistenza del
digital divide generazionale, sebbene con alcuni segnali di attenuazione.
Nonostante le preoccupazioni, va notato che i social media sono percepiti prevalentemente come un
fattore positivo per la promozione del volontariato: il 50,2% degli intervistati ritiene che favoriscano
la partecipazione, mentre solo il 12,6% li considera un ostacolo. Questo suggerisce una valutazione
differenziata dell'impatto dei social media su diversi aspetti della vita sociale: preoccupante per la
qualità del dibattito democratico, ma potenzialmente positivo per la mobilitazione dell'impegno
solidale.
4. Il valore della gratuità e del dono come antidoti alla crisi fiduciaria
Un quarto elemento di riflessione, che attraversa trasversalmente i risultati dell'indagine, riguarda il
valore della gratuità e del dono come fondamenti della fiducia sociale. L'analisi della fiducia nei diversi
organismi ha mostrato una correlazione strettissima tra gratuità/dono e fiducia: famiglia, relazioni
personali e volontariato, tutte realtà fondate su principi di gratuità, reciprocità e solidarietà, raccolgono
livelli di fiducia nettamente superiori rispetto a istituzioni pubbliche e aziende private.
Questa correlazione suggerisce che, nella percezione dei toscani, la fiducia si costruisce primariamente
attraverso relazioni non strumentali, caratterizzate da gratuità, reciprocità e attenzione all'altro. La
dimensione del dono, intesa come disponibilità a mettere a disposizione tempo, energie e competenze
senza aspettarsi un ritorno immediato, appare come un fondamento essenziale della fiducia sociale.
In questo senso, il volontariato e il terzo settore, fondati proprio sui principi della gratuità e del dono,
rappresentano non solo ambiti di risposta ai bisogni sociali ma anche importanti laboratori di
ricostruzione della fiducia. La loro capacità di coniugare dimensione relazionale e impegno civico li
rende potenziali ponti tra la sfera privata delle relazioni familiari e quella pubblica delle istituzioni,
attualmente segnata da una profonda crisi di fiducia.
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Le istituzioni pubbliche potrebbero trarre ispirazione dai principi di gratuità, reciprocità e prossimità
che caratterizzano gli ambiti ad alta fiducia, per ripensare le proprie modalità di rapporto con i cittadini.
5. Verso una nuova integrazione tra volontariato e istituzioni
L'indagine delinea nel complesso una società toscana caratterizzata da un forte potenziale di solidarietà
e partecipazione, che si esprime prevalentemente attraverso il volontariato e l'impegno civico, a fronte
di una crisi di fiducia nelle istituzioni pubbliche. Questa polarizzazione rappresenta al contempo una
sfida e un'opportunità.
La sfida consiste nel rischio di una progressiva separazione tra una società civile vitale ma
autoreferenziale e un sistema istituzionale sempre più delegittimato. L'opportunità risiede invece nella
possibilità di valorizzare il terzo settore come ponte tra cittadini e istituzioni, come ambito di
ricostruzione del legame sociale e della fiducia pubblica.
In questo senso, appare particolarmente rilevante il dato relativo a "più occasioni di collaborazione tra
cittadini, associazioni e istituzioni" (20,7%) come potenziale incentivo alla partecipazione civica. La
collaborazione tra questi diversi soggetti potrebbe rappresentare una via per rivitalizzare le istituzioni
pubbliche, avvicinandole ai cittadini attraverso la mediazione di un terzo settore che gode di elevata
fiducia.
La complementarità tra welfare pubblico e azione del volontariato, se adeguatamente valorizzata,
potrebbe contribuire a rispondere più efficacemente ai bisogni sociali emergenti, combinando
universalismo dei diritti e personalizzazione dell'intervento, professionalità dei servizi pubblici e
flessibilità dell'impegno volontario.
I risultati dell'indagine delineano uno scenario complesso che richiede approcci diversificati:
1. Valorizzare e potenziare il volontariato come espressione significativa della vitalità civica
della società toscana, adattando le modalità organizzative alle esigenze e alle aspettative dei
potenziali volontari (flessibilità, trasparenza, significatività dell'impegno).
2. Ripensare le modalità di funzionamento delle istituzioni pubbliche, ispirandosi ai
principi di gratuità, reciprocità e prossimità che caratterizzano gli ambiti ad alta fiducia, per
ricostruire un rapporto fiduciario con i cittadini.
3. Promuovere una governance democratica della trasformazione digitale, investendo
nell'educazione critica all'uso dei media e sviluppando regolamentazioni efficaci delle
piattaforme digitali.
4. Sviluppare forme innovative di collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni,
valorizzando la complementarità tra impegno civico e azione istituzionale.
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5. Investire nella qualità dell'esperienza partecipativa, progettando occasioni di
partecipazione realmente significative, dove i cittadini possano vedere l'effetto concreto del
proprio impegno.
In un contesto caratterizzato da crescente complessità sociale e da sfide sempre più articolate,
l'integrazione tra diverse forme di impegno e la costruzione di ponti tra le varie sfere della società
appaiono come strategie cruciali per mantenere vitale il tessuto democratico e garantire risposte
efficaci ai bisogni emergenti della comunità.
La società toscana, con la sua ricca tradizione civica e associativa, potrebbe rappresentare un
laboratorio particolarmente significativo per sperimentare queste forme di innovazione sociale e
istituzionale, valorizzando la complementarità tra logiche di gratuità e dono e logiche di responsabilità
pubblica nella costruzione di un welfare plurale e partecipato.
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Appendice
Nota metodologica
Il presente rapporto raccoglie i risultati di una indagine demoscopica realizzata presso un campione
rappresentativo della popolazione della regione Toscana superiore ai 18 anni, di conseguenza tutti i
valori si riferiscono alla popolazione maggiorenne e non all’intera popolazione. La numerosità
campionaria è stata di 800 casi (800 interviste a buon fine) composta in funzione della provincia di
residenza (10 classi), della classe di età (4 classi), del genere (2 classi), del titolo di studio (4 classi) e
della condizione professionale (8 classi).
Il metodo di contatto e tecnica di rilevazione. Interviste effettuate con il sistema Cati (Computer aided
telephone interview) e Cawi (Computer aided web interview) per mezzo di un questionario strutturato,
preventivamente concordato con Cesvot.
Gruppo di lavoro. Interviste effettuate da parte di intervistatori professionisti, preventivamente formati
allo svolgimento del lavoro per mezzo di apposite sessioni di briefing. Il gruppo di lavoro è stato
coordinato da un responsabile del field.
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Questionario di indagine
L’indagine demoscopica è stata realizzata attraverso il seguente questionario.
Q1) In generale, cosa pensa dei volontari, di quelle persone che impegnano il proprio tempo
svolgendo attività per gli altri nelle associazioni di volontariato?
1. Fanno del bene per gli altri e sono da ammirare
2. Fanno cose positive, ma niente di speciale
3. Fanno cose positive come altri che non fanno volontariato
4. Fanno volontariato per motivi personali
Q2) Attualmente, svolge attività di volontariato?
1. Sì, in un’associazione (ad es., in una associazione di promozione sociale, organizzazione di
volontariato, cooperativa sociale)
2. Si, in maniera spontanea, non in un’associazione organizzata
3. No, non svolgo attività di volontariato in nessuna modalità
Q3) [solo per chi ha risposto “sì” alla domanda 2] In caso affermativo con quale frequenza?
1. Sì, regolarmente
2. Sì, occasionalmente
3. Sì, raramente
Q4) [solo per chi ha risposto “no” alla domanda 2] Se si presentasse l’occasione o le proponessero
di svolgere attività di volontariato presso un ente di terzo settore, a quali condizioni
accetterebbe?
(fino a max 2 risposte)
1. Accetterei senza particolari condizioni
2. Valuterei prima l’associazione e/o le persone coinvolte
3. Solo se i miei compiti e il tipo di impegno fossero chiari
4. Accetterei solo per attività saltuarie, per conciliare con impegni
5. Solo se potessi scegliere un’attività che mi appassiona
6. Valuterei positivamente solo attività che abbiano un impatto concreto
7. Non sono disponibile, non accetterei comunque
Q5) Se fosse intenzionata ad iniziare un’attività di volontariato, dove cercherebbe informazioni
necessarie?
(più risposte)
1. Su Siti web e/o piattaforme dedicate
2. Tramite passaparola, da amici e familiari
3. Social media
4. Eventi o incontri pubblici
5. Non saprei dove cercare
Q6) Quale sarebbe, secondo lei, il motivo principale per partecipare attivamente alla vita civica
e associativa?
1. Per contribuire al bene comune
2. Per collaborare con altre persone su temi di interesse comune
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3. Per sentirmi utile e parte di una comunità
4. Perché ritengo che ci siano organizzazioni che rappresentano i miei interessi
5. Altro
Q7) Secondo lei, oggi, i cittadini partecipano di più o di meno alla vita sociale e politica?
1. Sono molto più partecipativi oggi rispetto il passato
2. Sono abbastanza partecipativi oggi rispetto il passato
3. Partecipano allo stesso modo
4. Oggi sono poco partecipativi rispetto il passato
5. Oggi non partecipano affatto alla vita sociale e politica
Q8) Cosa potrebbe incentivare i cittadini ad una maggiore partecipazione civica?
(fino a max 2 risposte)
1. Maggiore trasparenza nelle organizzazioni e nelle istituzioni
2. Più informazioni sulle opportunità di partecipazione
3. Strumenti più semplici e accessibili per partecipare
4. Maggiore valorizzazione dell’impegno civico (es. attestati partecipazione)
5. Più occasioni di collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni
6. Esperienze più gratificanti e impattanti per la comunità
7. Una comunicazione più efficace che raggiunga maggiormente il cittadino
Q9) Secondo lei, in Toscana, quali sono i due problemi più urgenti in cui il volontariato può
incidere nelle politiche locali?
1. Accrescere la sostenibilità ambientale
2. Supportare le persone vulnerabili
3. Aiutare l’integrazione e l’inclusione sociale
4. Sviluppare un’offerta di educazione e formazione
5. Migliorare la prevenzione e la salute pubblica
6. Alleviare la povertà e la emarginazione
7. Valorizzare la cultura
8. Spingere verso un’agricoltura sostenibile
9. Sviluppare l’innovazione tecnologica
Q10) Negli ultimi anni, ha avuto la sensazione che i servizi pubblici di welfare (sanità, pensioni,
assistenza sociale) siano diventati meno accessibili o meno efficaci rispetto al passato?
1. Sì
2. No
Q11) Ritiene che il volontariato abbia un ruolo per colmare le carenze di accessibilità ed
efficacia?
1. Sì, in modo significativo, penso che il volontariato sia essenziale
2. Sì, solo in alcuni ambiti, il volontariato ha un ruolo importante
3. No, il volontariato non è sufficiente a compensare queste carenze
4. No, il volontariato non è rilevante in questo ambito
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Q12) A quanto corrisponde la sua fiducia, nei seguenti organismi, in merito alla risposta ai
bisogni della comunità?
(Indichi il livello di fiducia per ciascuna opzione usando giudizi)
Per niente Poco Abbastanza Molto
Volontariato e terzo settore
Istituzioni pubbliche (Comuni, Regioni, Stato)
Aziende private e settore profit
Chiesa e organizzazioni religiose
Famiglia e rete sociale personale
Q13) In che modo si informa sull’attualità?
(fino a max 3 risposte)
1. Leggendo quotidiani/periodici cartacei
2. Leggendo quotidiani/periodici online
3. Vedendo Telegiornali e programmi di approfondimento in TV
4. Ascoltando la Radio (notiziari e programmi di approfondimento)
5. Social media video
6. Su Siti web
7. Newsletter
8. Podcast
Q14) Secondo lei, i social media possono favorire o ostacolare la partecipazione al volontariato?
1. Favoriscono la partecipazione, aumentando la consapevolezza
2. Ostacolano la partecipazione, perché creano un impegno superficiale
3. Non hanno un impatto significativo
Q15) In questa era sempre più digitale, crede che i valori della democrazia siano in crisi o in
pericolo?
1. Sì, credo che i valori della democrazia siano seriamente minacciati
2. In parte sì, ma credo che dipenda molto da gestione
3. No, non credo che i valori della democrazia siano in pericolo
Q16) Pensando ai giovani, chi tra questi soggetti dovrebbe avere il ruolo principale a educare
all’uso del digitale?
1. La famiglia
2. La scuola
3. Le istituzioni pubbliche, attraverso campagne di sensibilizzazione
4. Le associazioni e gli enti del terzo settore
5. I giovani stessi, tramite peer education, favorendo il confronto tra pari
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Citizens, Volunteering and Social Life in Tuscany
A survey on a representative sample of Tuscany's population: volunteering, civic participation, and the relationship between citizens, institutions and the Third Sector.
