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2022 · Società e Terzo Settore

L'antidoto del volontariato. Terzo rapporto annuale Cesvot (2022)

Il terzo rapporto annuale sulla percezione del volontariato in Toscana, tra coesione sociale e impatto psicologico del Covid.

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Sociometrica (2022). L'antidoto del volontariato. Terzo rapporto annuale Cesvot (2022). https://www.sociometrica.it/research/antidoto-del-volontariato

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L’ANTIDOTO DEL VOLONTARIATO 3° Rapporto “Opinione pubblica e volontariato in Toscana” – indagine demoscopica. Anno 2022” Antonio Preiti 07 aprile 2022

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IL PRESENTE RAPPORTO DI RICERCA RAPPRESENTA LA SINTESI DELLA RICERCA SU INCARICO DEL CESVOT È REALIZZATA DA UN GRUPPO DI LAVORO DI SOCIOMETRICA, DIRETTO DA ANTONIO PREITI. 2

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INDICE 1. Premessa: epidemia e frammentazione sociale 04 _______________________________________________________ 2. La crescita della diffidenza 06 _______________________________________________________ 3. Lo stravolgimento dei comportamenti personali 14 _______________________________________________________ 4. L’impatto sulle categorie più deboli 19 _______________________________________________________ 5. La nuova solitudine 23 _______________________________________________________ 6. La consapevolezza collettiva del volontariato 26 _______________________________________________________ 7. Giudizi migliori sul volontariato e sui volontari 32 _______________________________________________________ 8. L’incrinatura nell’impegno personale 36 _______________________________________________________ 9. Conclusioni: l’antidoto del volontariato 42 _______________________________________________________ 10. Nota metodologica 44 _______________________________________________________ 3

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1. Premessa: epidemia e frammentazione sociale Siamo alla terza edizione della ricerca sulla Percezione del Volontariato in Toscana, un’edizione che delinea un sentire popolare molto diverso dalla precedente e, soprattutto, da quella iniziale del 2020. Tre edizioni che hanno offerto, per certi aspetti, un quadro sociale diverso: nella prima, del febbraio 2020 non era ancora scoppiata l’epidemia del Covid-19, il volontariato era considerato un’attività benefica, esemplare, da emulare, in un mondo -visto dall’oggi- molto tranquillo. L’unica tensione arrivava dalle polemiche e da una certa avversione all’immigrazione, rispetto a cui il lavoro di base, quasi certosino, del volontariato costituiva una sorta di risposta silenziosa, morale e concreta per le persone trattate come tali, e non come oggetto di polemiche. La società toscana si dimostrava salda, così come saldo era il suo attaccamento al volontariato. La seconda dizione del 2021 è stata realizzata nel pieno del biennio epidemico: si sono viste le conseguenze più forti, più emotive, più spaventose determinate dalla diffusione del virus. Il volontariato è stato messo a dura prova dalla cancellazione degli eventi, dalla difficoltà delle persone di incontrarsi e dall’impossibilità, talvolta, di aiutare quelle più bisognose. La ricerca aveva mostrato la capacità di risposta del volontariato, pur nelle condizioni critiche, pur in presenza di una miriade di ostacoli, non ultimi quelli di natura economica, perché la cancellazione (e la riduzione successiva) degli eventi ha costituito un ostacolo al volontariato sia sul piano finanziario, sia per il reclutamento e l’istruzione di nuovi volontari. Questa edizione del 2022, che in qualche modo potremmo definire come “after the deluge”, perché arriva dopo il diluvio creato dall’epidemia, anche se ancora non siamo certi che sia davvero finita, o che sia destinata a finire presto, ci restituisce un quadro sociale molto complicato, a tratti deformato da processi di crescita della solitudine, di frammentazione sociale e di comparsa di fenomeni anche di micro- egoismo, rispetto a cui il volontariato è visto dai Toscani come forse l’unico antidoto a una deriva tanto inattesa, quanto negativa. Nell’edizione del 2022 abbiamo riproposto le domande che rappresentano il cuore della ricerca sin dalla sua nascita: il livello di conoscenza delle attività del volontariato e la sua percezione; un giudizio sul valore delle associazioni di volontariato e la disponibilità degli intervistati a dedicare personalmente ore e giorni al volontariato. Come nelle altre edizioni, abbiamo predisposto una parte specifica su un tema di forte attualità: non potevamo non considerare per questa edizione l’impatto di due anni di epidemia sul tessuto sociale, sui comportamenti 4

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collettivi e sugli orientamenti della popolazione sui temi della convivenza civile e sulla solidarietà. Emerge un quadro molto forte rispetto ai cambiamenti che questo biennio ha sedimentato giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, con cambiamenti magari anche impercettibili, ma che sommati mostrano tutta la loro pesantezza. Li vedremo con grande dettaglio, così come vedremo quanto il volontariato rappresenti, a parere degli intervistati, la via maestra verso una riconnessione tra le persone, l’unico soggetto collettivo che forse può ricucire quanto l’epidemia ha lacerato. 5

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2. La crescita della diffidenza Per l’edizione di quest’anno dell’indagine sulla percezione del volontariato in Toscana, abbiamo pensato a una sezione di ricerca molto ampia che riguarda l’analisi del tessuto sociale della Toscana per come è stato modificato dal fenomeno dell’epidemia del COVID-19 e di tutte le misure che sono state via via adottate per farvi fronte. Il volontariato agisce nel sociale, perciò tutto ciò che accade nel sociale, nella vita concreta delle persone, ha importanza. Il volontariato vive in ogni piega della società e in ogni dimensione del bisogno, perciò da un lato rappresenta un soggetto che agisce nel sociale e dall’altro è coinvolto da ogni fenomenologia sociale che si manifesti sui temi del bisogno. A due anni di tempo che hanno sconvolto i comportamenti collettivi, e hanno messo davanti a tutti la centralità della sanità e dell’assistenza, non ci si poteva esimere nell’indagine da una valutazione delle trasformazioni sociali e del pensiero collettivo in Toscana e di come il volontariato si inserisce, si potrebbe inserire o si vorrebbe che si inserisse in queste fenomenologie. Nelle pagine successive si troverà l’analisi di grande dettaglio rispetto a come è cambiata la mentalità collettiva rispetto al “dualismo” pensare solo a sé stessi vs. pensare anche agli altri, vale a dire alla società nel suo insieme. Si tratta di analisi rispetto ai cambiamenti personali avvenuti in relazione al contesto nuovo delle norme anti Covid-19 finalizzate a contenerlo; c’è poi un focus sulla situazione di settori particolarmente deboli come i minori, gli anziani e le persone con disabilità. Prima però di arrivare a delle conclusioni, osserviamo con grande attenzione i dati che arrivano dall’indagine. Per questa parte dello studio non abbiamo raffronti con il 2020 e neppure con il 2021, in quanto si tratta esattamente della parte specifica, dedicata ai fenomeni sociale dell’anno in corso. Diamo conto adesso dei cambiamenti sociali più importanti degli ultimi dodici mesi. Il focus, come detto, è un’analisi di psiche collettiva sulle relazioni con gli altri, sulla diffusione o meno di un senso di solidarietà e su come, detto in generale, la popolazione si rapporta “agli altri”. Si è scelto in particolare di focalizzare l’attenzione su quattro temi: la crescita o meno della diffidenza generale tra le persone; l’aumento o meno della solidarietà; l’aumento o meno del solipsismo, cioè il prestare attenzione solo o soprattutto se stessi; l’aumento o meno della tolleranza rispetto alle opinioni non condivise. Si è scelto tecnicamente la formula di sintetizzare i temi in quattro affermazioni e di chiedere agli intervistati di esprimersi, cioè di dichiarare se si è molto o abbastanza 6

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d’accordo con l’affermazione, o altrimenti poco o per nulla d’accordo con la medesima affermazione. Intrecciando le risposte sui quattro quesiti, possiamo avere un quadro generale su come oggi è orientata alla popolazione rispetto ai temi della percezione del sentimento collettivo di questo particolare momento storico. Il primo dato è abbastanza sconvolgente e sicuramente inatteso, perché il 44,6% (Tab. 1) della popolazione residente in Toscana afferma che è “molto d’accordo” che in questo periodo sia aumentata la diffidenza generale fra le persone; inoltre, bisogna aggiungere che il 45,9% si dice “abbastanza d’accordo” che la diffidenza sia cresciuta; il che ci porta al 90,5% di persone che sono convinte che l’epidemia non ha consolidato la coesione sociale, quanto piuttosto l’ha disgregata a un livello molecolare, cioè al livello delle singole persone. Tab. 1 – Aumento della diffidenza fra le persone Lei è d’accordo che sia aumentata la diffidenza generale delle Valori persone in questi due anni di Covid e politiche anti-Covid? percentuali molto d’accordo 44,6 abbastanza d’accordo 45,9 poco d’accordo 9,1 per niente d’accordo 0,5 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Quando andiamo ad analizzare questa percezione secondo i parametri demografici più importanti, riscontriamo alcune differenze notevoli sia fra uomini e donne, sia rispetto al livello d’istruzione degli intervistati. Tra coloro che si dicono molto d’accordo sul fatto che sia aumentata la diffidenza generale fra le persone, si conta il 55,7% delle donne e il 32,5% (Tab. 2) degli uomini: è una differenza enorme, la cui interpretazione, in assenza di altri elementi, è difficile. Tuttavia, ad attenuazione di questa distanza, occorre aggiungere che, se comprendiamo anche coloro che si dichiarano “abbastanza d’accordo” sull’affermazione, i numeri sono molto più vicini. Rimane la differenza di accezione, o se si vuole, di intensità, rispetto alla convinzione e la condivisione dell’affermazione sulla diffidenza accresciuta. In ogni caso colpisce che sia fra gli uomini come fra le donne praticamente nessuno afferma di essere in disaccordo totale con l’affermazione che in questo periodo sia cresciuta la diffidenza tra le persone. Si tratta di una valutazione che, sebbene non possiamo presentare i risultati di un’analoga domanda per l’edizione degli anni 7

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scorsi, contrasta fortemente con la situazione descritta nell’edizione 2020, dove la situazione appariva di grande “pacificazione” e di grande attenzione verso i bisogni sociali, senza distinzione di genere, d’età e di ogni altro parametro. Tab. 2 – Aumento della diffidenza fra le persone, secondo il genere Lei è d’accordo che sia aumentata la diffidenza generale Uomini Donne delle persone in questi due anni? molto d’accordo 32,5 55,7 abbastanza d’accordo 56,3 36,3 poco d’accordo 10,8 7,5 per niente d’accordo 0,5 0,5 Totale 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Quando si osservano i dati dal punto di vista del livello di istruzione degli intervistati, si notano grandi differenze, perché fra coloro che si dichiarano “molto d’accordo” sul fatto che in questi due anni sia cresciuta la diffidenza generale tra le persone, si raggiunge il 53,0% (Tab. 3) fra quanti hanno una laurea o un titolo superiore e solo il 29,2% tra quanti hanno come titolo la licenza elementare o nessun titolo di studio. La percentuale di quanti si dichiarano “abbastanza d’accordo”, compensa la differenza rispetto alla convinzione più forte. Rimane tuttavia questa maggiore convinzione dell’intensità della diffidenza soprattutto tra quanti hanno un titolo di studio elevato. Tab. 3 – Aumento della diffidenza fra le persone, secondo il livello d’istruzione Lei è d’accordo che sia aumentata la Laurea o Elementari Medie Medie diffidenza generale delle persone in titolo /Nessun superiori inferiori questi due anni? superiore titolo molto d’accordo 53,0 45,6 24,2 29,2 abbastanza d’accordo 36,0 46,9 62,6 64,8 poco d’accordo 10,6 7,0 12,1 3,2 per niente d’accordo 0,4 0,4 1,1 2,8 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Immediatamente dopo la verifica del consenso della popolazione sull’ipotesi che sia cresciuta la diffidenza, al fine di avere un quadro più analitico della situazione, si è chiesto il giudizio su una affermazione opposta alla precedente, e cioè che in questi due anni sia cresciuta la solidarietà tra le persone. Incrociando le risposte di 8

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condivisione o meno della prima e della seconda affermazione si potrà avere un quadro più preciso del sentimento generale che in questo momento prevale in Toscana. Prima di andare alle conclusioni vediamo allora le risposte relativamente all’ipotesi che in questi due anni sia cresciuta, invece, la solidarietà fra le persone. Nel complesso quanti sono d’accordo che nel biennio la solidarietà sia cresciuta rappresentano nel complesso il 39,8% (Tab. 4), in particolare solo il 9% è “molto d’accordo” e il 30,8%, è “abbastanza d’accordo” che sia accaduto. Al contrario, il 60,2% è contraria all’affermazione secondo cui in questo periodo sarebbe cresciuta la solidarietà. C’è perciò una sostanziale convergenza tra le due scale di risposta. Tab. 4 – Aumento della solidarietà fra le persone Lei è d’accordo che sia aumentata la solidarietà generale delle Valori persone in questi due anni? percentuali molto d’accordo 9,0 abbastanza d’accordo 30,8 poco d’accordo 48,5 per niente d’accordo 11,7 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Veniamo adesso a un confronto più ravvicinato tra la struttura delle due scale di risposta, per arrivare a un quadro più completo rispetto alla percezione generale del dualismo tra diffidenza e solidarietà. È noto che il modo come sono congegnate le domande ha una influenza sulla percezione della domanda. Mettendo insieme due affermazioni opposte e chiedendo di esprimersi su ciascuna, si ottengono due scale che permettono di vedere meglio il sentimento prevalente. Tab. 5 – Solidarietà vs. diffidenza (% di intervistati d’accordo con l’affermazione) solidarietà 9 30,8 48,5 11,7 diffidenza 44,6 45,9 9,10,5 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% molto abbastanza poco per niente Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 9

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Possiamo provare a ricondurre a sintesi l’incrocio tra le risposte alle due questioni considerate secondo due prospettive opposte, quella dell’ottimismo e quella del pessimismo: da una parte abbiamo i molto ottimisti, pari al 9,0%; sul lato opposto abbiamo i pessimisti che pesano per il 44,6%. Quel che rimane fuori, quasi il 50%, esattamente il 46,4% si colloca in una posizione mediana: cresce che sia cresciuta abbastanza la diffidenza e crede che sia diminuita abbastanza la solidarietà. In sostanza potremmo dire che la lancetta tra pessimismo e ottimismo non si colloca esattamente al centro, ma nettamente dalla parte del pessimismo, ma non in termini assoluti e definitivi né rispetto alla caduta della solidarietà, né rispetto alla crescita della diffidenza. Ritornando alla domanda sulla crescita della solidarietà, attraverso la disaggregazione dei dati secondo alcuni caratteri demografici ci porta alla scoperta che la crescita della solidarietà è percepita soprattutto fra le persone più anziane e, in maniera molto significativa, anche se l’interpretazione rispetto alle motivazioni presenta molte difficoltà, tra le persone che hanno un titolo di studio più basso. Anzi, si potrebbe addirittura parlare di una legge di proporzionalità inversa, nel senso che, a mano a mano che scendiamo nel livello di istruzione, vediamo crescere la quantità di persone che vede la solidarietà in crescita. Nel caso delle persone con il titolo di studio più alto si osserva che proprio nessuno segnala la crescita della solidarietà in questo periodo epidemico, mentre è del tutto convinta della sua crescita il 12,1% (Tab. 6) di quanti non hanno nessun titolo di studio, se non la licenza elementare. Tab. 6 – Aumento della solidarietà fra le persone, secondo il livello d’istruzione Lei è d’accordo che sia aumentata Laurea o Elementari Medie Medie la solidarietà delle persone in titolo /Nessun superiori inferiori questi due anni? superiore titolo molto d’accordo 0,0 10,0 8,6 12,1 abbastanza d’accordo 27,8 30,4 29,9 35,4 poco d’accordo 59,5 42,6 50,9 48,0 per niente d’accordo 12,8 17,0 10,5 4,5 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Se prima ci siamo soffermati nel confronto tra diffidenza e solidarietà, adesso esaminiamo due altre questioni: la prima chiede una valutazione generale che in qualche modo fa la sintesi rispetto all’opposizione prima citata, tra diffidenza e solidarietà, perché si chiede agli intervistati di esprimersi rispetto al fatto che in questo periodo sia cresciuto un atteggiamento di pensare solo a sé stessi, senza 10

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attenzione verso gli altri; la seconda questione riguarda un tema un po’ più lontano rispetto quelli precedenti, perché chiede agli intervistati di esprimersi rispetto alla tolleranza verso le opinioni non condivise. Vediamo allora i risultati rispetto alle due questioni. Per il 75,8% (Tab. 7) degli intervistati c’è la tendenza, in questo periodo, a pensare soprattutto a sé stessi, senza attenzione verso gli altri. In particolare, è “molto d’accordo” su questa tesi il 29,0% e “abbastanza d’accordo” il 46,8%. Soltanto il 2,6% si esprime in netto disaccordo rispetto a questa affermazione. Si tratta di un quadro molto negativo rispetto alle tendenze della psiche collettiva, evidentemente messa a dura prova dall’epidemia, che dura già da due anni. Questa situazione è forse interpretabile come il risultato specifico indotto dalle caratteristiche della pandemia. Quando un virus si trasmette da persona a persona, è possibile che si crei una generale percezione di pericolosità, non soggettiva ma oggettiva, che può arrivare dalle altre persone. inoltre, il fatto che i portatori del virus possono essere anche asintomatici genera una generale sensazione di pericolo indistinta rivolta verso chiunque. Probabilmente non è semplicemente questa l’unica causa per cui avviene questo rinserramento in sé stessi, ma è possibile che agisca su livelli addirittura inconsci, e comunque non pienamente presenti o razionalmente decisi e determinati dalle singole persone. Tab. 7 – Aumento del disinteresse verso gli altri Lei è d’accordo che in questo periodo ognuno pensa a sé, senza Valori attenzione verso gli altri? percentuali molto d’accordo 29,0 abbastanza d’accordo 46,8 poco d’accordo 21,6 per niente d’accordo 2,6 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Passiamo adesso dall’analisi dei risultati relativamente alla diminuzione della tolleranza rispetto alle opinioni non condivise. In questo caso l’87,4% degli intervistati sostiene che effettivamente in questo periodo la tolleranza verso le opinioni non condivise si sia ridotta: il 44,1% ritiene che si sia molto ridotta e il 43,3 (Tab. 8) che si sia “abbastanza ridotta”. Solo l’1,8% si dichiara per niente d’accordo che si sia ridotta la tolleranza verso le opinioni non condivise. 11

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Anche in questo caso si tratta di un cambiamento notevole, perché la società appare molto divisa, in particolare proprio riguardo alle norme sul green pass e sui vaccini. Anche se non era prevista una domanda specifica su questi temi, s’intuisce dal contesto che proprio le posizioni di una netta contrapposizione rispetto a questa materia suscitano molte controversie e di conseguenza una minore tolleranza verso le tesi che non si condividono. Si tenga conto che sui vaccini e sul Green Pass di solito si hanno posizioni nettamente definite tra chi li giudica nettamente negativi e chi nettamente positivi. Anche questo aspetto contribuisce a determinare la crescita dell’intolleranza verso le tesi altrui non condivise. Tab. 8 – Diminuzione della tolleranza verso le opinioni non condivise Lei è d’accordo che in questo periodo In questo periodo è diminuita Valori la tolleranza rispetto alle opinioni non condivise? percentuali molto d’accordo 44,1 abbastanza d’accordo 43,3 poco d’accordo 10,8 per niente d’accordo 1,8 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 L’insieme di questi dati delinea una situazione di grande sfiducia che serpeggia nella popolazione. Se guardiamo al report di due anni fa, non c’era traccia di questo malessere. Vi erano varie tensioni, ad esempio l’impatto dell’immigrazione, ma la coesione sociale non era in discussione, almeno in Toscana. Adesso il quadro è diverso ed è registrato non a un livello di opinioni astratte, ma a un livello molecolare, cioè delle singole persone. Se il quadro appena descritto descrive una situazione particolarmente preoccupante, allora bisogna capire come se ne può uscire. Inoltre, è importante avere qualche idea sul fatto che si tratti di una contingenza psicologica, destinata a scomparire o ad affievolirsi a misura che la pandemia a sua volta diminuisca o scompaia, oppure se si tratta di uno status permanente, almeno in una certa misura. Si è chiesto allora agli intervistati di indicare qual è l’atteggiamento giusto in questo momento. La domanda prevedeva quattro opzioni possibili: a) di pensare a sé stessi in primo luogo e poi a tutto il resto; la seconda b) metteva in rilievo il valore della famiglia, l’unità della famiglia; la terza c) è più specifica, perché fa riferimento all’epidemia, indicando che è giusto assistere chi è maggiormente colpito in questo momento; l’ultima opzione d) invece aveva un carattere più generale di recupero del senso della socialità e perciò della solidarietà. 12

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I risultati sono nettamente favorevoli a questa quarta opzione, perché il 51,5% (Tab. 9) afferma che oggi è il momento di recuperare “il senso della socialità e della collettività”. In sostanza, nel mentre si descrive una situazione frammentata e da molti unti di vista deteriorata, si aggiunge, come posizione soggettiva, la necessità, il bisogno e la volontà di riprendere una dimensione solidale in grande difficoltà in questo periodo. Da un lato abbiamo una valutazione della realtà per quella che appare, o meglio per come è percepita e dall’altro c’è una risposta che va in una direzione nettamente contraria rispetto ai fenomeni sociali negativi che abbiamo in vario modo misurato. Tab. 9 – La risposta alla diffidenza e alla frammentazione Qual è oggi l’atteggiamento giusto rispetto alle difficoltà sociali Valori percentuali di questo periodo? A cosa bisogna pensare soprattutto? A sé stessi in primo luogo 7,2 A tenere unita la famiglia 20,4 A prestare aiuto e assistenza a chi è più colpito dalla pandemia 20,8 A recuperare il senso della socialità e della collettività 51,5 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Mentre prima abbiamo sottolineato come ci sia proprio nelle persone più istruite la sensazione che ci sia oggi meno solidarietà rispetto a prima, quando analizziamo le risposte rispetto alla diffidenza e alla frammentazione, scopriamo che proprio le persone più istruite indicano la necessità di recuperare un senso generale di solidarietà, anche se si tratta di differenze minime rispetto al resto della popolazione. Differenze che sostanzialmente non esistono rispetto all’età e al genere: ne emerge perciò che il bisogno di ripresa della solidarietà è generalizzato e trasversale. 13

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3. Lo stravolgimento dei comportamenti personali Nel capitolo precedente abbiamo provato ad analizzare la psicologia collettiva influenzata, anzi determinata, dall’incidenza della pandemia nella vita delle persone. Abbiamo cioè definito un quadro psicologico ma serve, per una migliore cognizione del quadro generale, comprendere anche i comportamenti collettivi. In qualche modo i comportamenti possono essere identificati come la causa, o la concausa, di specifiche condizioni psicologiche che abbiamo prima misurato e descritto. Si tratta di capire al meglio quali siano stati i cambiamenti indotti nelle persone dall’epidemia che si è incuneata, come vedremo, in vari risvolti della vita personale di ciascuno. Si vedrà con chiarezza come la diffidenza e la frammentazione siano il portato specifico, diremmo quasi ineluttabile, di comportamenti in buona parte determinati da vincoli oggettivi e, in parte, da vincoli soggettivi che ciascuno si è dato secondo la propria percezione del pericolo dell’epidemia. Abbiamo analizzato alcuni comportamenti tipici di carattere sociale, come ad esempio uscire con altre persone nel tempo libero; l’utilizzo di mezzi pubblici; gli spostamenti fuori residenza per gite, viaggi turistici e per incontri con gli amici; l’attività sportiva; la frequenza di negozi, ristoranti e luoghi pubblici e anche gli inviti a persone a casa propria. Vediamo allora, a uno a uno, l’andamento dei comportamenti socializzanti come sono cambiati in quest’ultimo periodo. Sono esclusi dal nostro computo, naturalmente, le attività vietate dalle norme di legge, ci riferiamo perciò solo al peso di decisioni spontanee e volontarie. Vediamo allora quali comportamenti spontanei, che di solito connotano la socialità, siano stati ridotti con varia intensità nel corso di questi due anni. Come si può notare, la maggioranza delle persone (dal 64% al 66%) ha ridotto le uscite con altre persone, ha ridotto la frequentazione di bar, ristoranti e negozi, ha ridotto, o addirittura rinunciato, a invitare persone a casa propria o a partecipare a incontri e relazioni in casa altrui (Tab. 10). È evidente che questo abbia compromesso la qualità della vita sociale di molte persone. Aggiungiamo che oltre la metà degli intervistati dichiara di aver rinunciato a usare i mezzi pubblici, che comunque sono pur essi modi di relazionarsi con gli altri e il 40,1% ha rinunciato ai viaggi. Solo il 6,7% non ha cambiato nessun comportamento spontaneo fra quelli elencati. Insomma, l’impatto sulle relazioni sociali è stato pesantissimo. Questo ha sicuramente inciso sull’equilibrio psicologico delle persone, sulle loro capacità di relazionarsi con gli altri e di assumere una postura sociale più rilassante e meno 14

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ansiosa. Avremo modo più avanti di vedere come questi comportamenti, uniti alle norme anti-Covid abbiano avuto impatto su particolari categorie sociali. Qui abbiamo un quadro molto esaustivo di quanto sia diminuita la qualità delle relazioni sociali in questi due anni. Tab. 10 – Modifica spontanea di alcuni comportamenti sociali ho ridotto le uscite con altre persone 66,5 ho ridotto frequenza bar, negozi, ristoranti 66,3 ho rinunciato o ridotto inviti a persone a casa… 64,7 ho evitato di prendere mezzi pubblici 51,1 ho ridotto spostamenti fuori residenza 40,1 ho rinunciato o ridotto sport o attività 29,1 non ho cambiato nessun comportamento citato 6,7 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 val. % Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Disaggregando i dati secondo le principali categorie analitiche demografiche scopriamo che: - per quanto riguarda la riduzione delle uscite con le altre persone, questo ha riguardato soprattutto le donne (71,6% contro il 60,9% degli uomini) e soprattutto le persone più istruite per le quali si è raggiunto il 68,7% contro la media del 66,5%. Quel che però su questo punto balza con più evidenza sono le differenze territoriali, perché osserviamo che la riduzione maggiore e si registra per i luoghi più grandi come Firenze e Prato e poi anche Pistoia e Arezzo; - per quanto riguarda la frequenza di bar, negozi e ristoranti, la riduzione maggiore si registra per le persone più anziane, mentre non ha molta variabilità rispetto le altre categorie demografiche. Da aggiungere solo il caso di Firenze dove questa riduzione è stata massima (75,3% rispetto al resto della regione); - rispetto alla rinuncia a invitare persone a casa propria o a partecipare a incontri in casa di altri, si segnalano differenze molto nette, in quanto questa rinuncia viene sottolineata maggiormente dalle donne rispetto agli uomini e poi si assiste a una sorta di legge statistica per cui maggiore è l’età, maggiore è la rinuncia a invitare persone a casa propria. Anche dal punto di vista del 15

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livello di istruzione notiamo che le rinunce maggiori arrivano delle persone con il livello di istruzione più alto; - osservando, invece, quanti hanno rinunciato a frequentare i mezzi pubblici, possiamo aggiungere che non ci sono differenze rilevanti per nessuna categoria demografica analizzata, perché la rinuncia è stata trasversale e omogenea in tutta la popolazione; - per quanto riguarda gli spostamenti fuori residenza, perciò i viaggi per motivi di svago o per motivi personali, l’unica differenza che si mostra rilevante riguarda l’età degli intervistati: anche in questo caso sembra vigere una legge statistica, perché più andiamo avanti con l’età, maggiore è la rinuncia agli spostamenti. Fra i più giovani le persone che hanno rinunciato allo spostamento si limita al 29,0%; - l’ultima opzione si riferiva all’assenza di qualunque cambiamento di comportamento, che ricordiamo coinvolge appena il 6,7% della popolazione. Su questo punto non ci sono grandi differenze tra le categorie demografiche, ma spuntano due risultati abbastanza significativi che si riferiscono in particolare alla provincia di Livorno e poi anche a quella di Siena nei quali nelle quali la percentuale di quanti non hanno cambiato comportamenti supera il 18% per la provincia di Livorno e il 15% per la provincia di Siena. Finora abbiamo considerato soprattutto i comportamenti che hanno relazione con gli altri, cioè le relazioni sociali, proprio perché abbiamo considerato di valutare le ragioni per cui in questo periodo c’è stata una crescita della diffidenza e una riduzione della solidarietà. La tesi che emerge è perciò che, al netto gli altri fattori, che qui non possiamo considerare, la caduta verticale delle relazioni sociali, cioè il fatto molto pratico di non incontrare più le persone con cui si aveva consuetudine, e in generale di partecipare meno a manifestazioni, eventi o semplicemente incontri con altre persone, ha generato una percezione di distacco dagli altri, per di più moltiplicata dall’effetto specifico del virus, per il cui contrasto la distanza sociale, perciò l’allontanamento delle persone, è reso necessario per contenere l’espansione del virus. Ci sono però alcune conseguenze che hanno una dimensione molto personale, anche se, inevitabilmente, finiscono con avere un impatto anche sul piano delle relazioni sociali. Abbiamo considerato perciò alcune difficoltà personali, alcune patologie, alcune abitudini che sono generalmente considerate negative, per valutare se in questo periodo siano cresciute o meno. Abbiamo chiesto se in quest’ultimo anno di pandemia le persone abbiano, ad esempio, fumato di più o incominciato a fumare; se consumano più alcolici oppure hanno cominciato a consumarne; se dormono di meno, oppure con meno facilità; se chi seguiva alcune regole alimentari, ha smesso di seguirle. 16

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Abbiamo riscontrato una situazione molto variegata, dal massimo del 46,7% (Tab. 11) della popolazione che avverte un maggiore nervosismo, oppure avverte un maggiore livello di stress, al minimo del 3,3% che ha cominciato a prendere ansiolitici, cosa che ovviamente non faceva prima. Fra questi due estremi, cioè di un cambiamento che ha coinvolto circa la metà della popolazione, quello relativo allo stress, e un altro cambiamento, anche più preoccupante, che comporta l’uso di ansiolitici, che riguarda una estrema minoranza della popolazione, esistono varie situazioni in cui i fenomeni individuati si manifestano con maggiore o minore intensità. Ad esempio, il 32,7% fa meno attività fisica, oppure ha smesso di farla; il 26,1% dorme con una certa difficoltà, o dorme meno facilmente; il 24,5% non segue più come prima alcune regole alimentari e il 18,4% avverte alcuni malesseri di carattere psicologico. Il 16,5% afferma che ha raggiunto livelli i sintomi che fanno pensare alla depressione. Da notare che alcuni comportamenti come il maggior consumo di alcol e di fumo sono estremamente ristretti a una piccolissima minoranza di popolazione, esattamente il 3,7% per l’alcol e il 6,7% per il fumo. Da notare che solo il 22,3% della popolazione dichiara di non aver subito nessuno dei comportamenti qui elencati. Tab. 11 – Comparsa di alcuni comportamenti patologici o stati personali di difficoltà Ho un po’ più di nervosismo, più di stress 46,7 Faccio meno attività fisica 32,7 Dormo di meno, o meno facilmente 26,1 Ho smesso di seguire regole alimentari 24,5 No, nessuno dei comportamenti citati 22,3 Avverto qualche malessere psicologico 18,4 Ho qualche accenno o sintomo di depressione 16,5 Ho piccoli malanni che non avevo avuto prima 12,5 Fumo di più, oppure ho incominciato a fumare 6,7 Consumo più alcol, oppure ho cominciato a… 3,7 Prendo ansiolitici, oaltri farmaci non necessari 3,3 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0 val. % Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Dal punto di vista della disaggregazione di questi dati secondo le caratteristiche demografiche, l’aspetto che balza con maggiore evidenza è dato dal maggiore impatto di questi comportamenti o di questi stati d’animo più critici soprattutto 17

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nelle donne, in particolare per quanto riguarda il minor controllo dell’alimentazione, la minore attività fisica e il maggior livello di stress. Un altro risultato che merita di essere citato riguarda i malesseri psicologici che sembrano, almeno in termini relativi, più presenti nella classe di età più giovane, perciò dai 18 ai 24 anni. L’impressione è però che i malesseri di questa natura siano più presenti nelle età ancora più giovani, anche se non possiamo affermarlo con certezza, perché le interviste erano riservate ai maggiori di 18 anni. Da alcune risposte successive vedremo che questo malessere dei bambini e anche degli adolescenti emergerà con grande chiarezza. 18

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4. L’impatto sulle categorie più deboli A conclusione del precedente capitolo si è fatto cenno all’impatto della pandemia, o meglio del contesto messo in moto dalla pandemia, dalle norme di legge alle strategie di contenimento del Covid, sulle persone più giovani. Nello studio era presente una questione relativa proprio alle conseguenze della situazione generale sui minori. Su questo punto la domanda era rivolta ai genitori, non potendo intervistare i minori direttamente. Il 58,2% dei genitori intervistati (Tab. 12) ha dichiarato che i minori sono stati colpiti pesantemente dal punto di vista psicologico dal combinato disposto dell’epidemia e delle misure che si sono rese necessarie per contenerla; a questi bisogna aggiungere il 35,6% dei genitori che sostiene che l’impatto sui bambini c’è stato, ma non di carattere assoluto, perché ha colpito i minori solo per qualche aspetto. Sommando le due valutazioni si raggiunge il 93,8% di genitori che sostiene l’esistenza di problemi psicologici provocati ai minori dal combinato disposto prima descritto. Solo il 6,2% sostiene che non ci sono stati problemi per i minori. in sostanza, tutti i minori con varia intensità hanno sofferto a causa dell’epidemia e del complesso di situazioni che l’epidemia stessa ha creato. Tab. 12 – Conseguenze del Covid e delle restrizioni per i minori Le conseguenze dovute al Covid (es. ridotta frequenza luoghi Valori percentuali pubblici, chiusura delle scuole, lezioni a distanza, ecc.), hanno colpito i minori dal punto di vista psicologico? Sono colpiti pesantemente 58,2 Sono colpiti, ma relativamente: solo per qualche aspetto 35,6 Sono colpiti poco o per nulla 6,2 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Un’altra categoria sociale che può essere indicata come debole è quella rappresentata dalle persone più anziane, che qui statisticamente sono definite con un’età superiore a 70 anni. Anche in questo caso l’impatto si dimostra enorme, perché il 58,2% (Tab. 13) dichiara, questa volta riferendosi a sé medesimi, avendo intervistato persone oltre la soglia d’età prima indicata, che sono stati colpiti sia sul piano psicologico, sia su quello più pratico, come ad esempio della possibilità di ottenere cure e servizi sanitari, frequentare luoghi di socializzazione e espletare quelle abitudini funzionali al loro benessere. Occorre aggiungere a quanti 19

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dichiarano di essere stati colpiti pesantemente in questo periodo, anche il 35,6% che affermano di essere stati colpiti, ma o in maniera più blanda o solo per alcuni aspetti. La somma ci fa arrivare al 93,8% di persone anziane colpite con varia intensità in quest’ultimo anno e, in generale, dal combinato disposto di pandemie e norme per contrastarla. Tab. 13 – Conseguenze del Covid e delle restrizioni per le persone più anziane Le conseguenze dovute al Covid (es. ridotta frequenza luoghi Valori percentuali * pubblici, ecc.), hanno colpito la sua persona dal punto di vista psicologico? Sono colpiti pesantemente 58,2 Sono colpiti, ma relativamente: solo per qualche aspetto 35,6 Sono colpiti poco o per nulla 6,2 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 *risposte relative solo a coloro che hanno 70 anni o più Da notare, inoltre, che in quest’ultimo anno la metà della popolazione ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie di qualche tipo: il 34,1% (Tab. 14) ha rinunciato a servizi che non erano essenziali o molto importanti, ma il 15,9% ha dovuto rinunciare a prestazioni molto importanti. Buona parte di queste prestazioni non ricevute si riferiscono a persone che hanno un’età elevata. Infatti, quando osserviamo questi dati secondo l’età, vediamo che le prestazioni importanti non utilizzate pesano in maniera crescente al crescere dell’età, con il massimo del 20,8% per la classe d’età più adulta. Tab. 14 – Prestazioni sanitarie non ricevute Durante quest’ultimo anno, Lei ha dovuto Valori Valori percentuali percentuali riferiti alla classe rinunciare a visite mediche, analisi altri servizi medi d’età uguale o sanitari perché non disponibili o per tempi di superiore a 65 attesa troppo lunghi? anni No, Non ne ho avuto bisogno 50,0 46,7 Ho dovuto rinunciare a servizi, ma non molto 34,1 32,5 importanti Ho dovuto rinunciare a servizi, anche importanti 15,9 20,8 Totale 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 20

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La terza categoria debole, anzi la più debole di tutti, è rappresentata dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie. In questo caso le persone che manifestano un disagio molto pesante arrivano al 65,8% (Tab. 15) e quanti hanno avvertito un disagio non assoluto, ma consistente, al 26,4%; perciò il totale è del 92,2% delle famiglie con disabili che è stata colpita in vario modo e con varia intensità, ma in questo caso è una variabilità molto vicina al massimo della pesantezza, a causa dell’epidemia e delle sue conseguenze sul piano sociale e su quello personale. Tab. 15 – Conseguenze del Covid e delle restrizioni per le persone disabili Le conseguenze dovute al Covid (es. ridotta frequenza luoghi Valori percentuali* pubblici, chiusura delle scuole, lezioni a distanza, ecc.), hanno colpito le persone disabili dal punto di vista psicologico? Sono colpiti pesantemente 65,8 Sono colpiti, ma relativamente: solo per qualche aspetto 26,4 Sono colpiti poco o per nulla 7,8 Totale 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 *solo persone che conoscono situazioni di disabilità In questa parte dell’indagine si è rinunciato a fare gli incroci con le distinzioni di tipo anagrafico degli intervistati per la ragione fondamentale che si tratta di domande rivolte esplicitamente ed esclusivamente a gruppi sociali direttamente indicati: i minori, gli anziani e le persone con disabilità. Il quadro che emerge è estremamente grave, perché per tutte le tre categorie i disagi che si non manifestati sono enormi, soprattutto per i minori e per le persone disabili, anche se per ragioni talvolta diverse. Si può perciò affermare che l’impatto psicologico, sociale e personale dell’epidemia è stato pesantissimo, tanto che ha modificato i comportamenti individuali, ha suscitato persino delle manifestazioni negative di carattere psicologico molto profonde, al punto di modificare l’atteggiamento generale della collettività, che è passata da una situazione di diffusa sensazione di solidarietà collettiva a una in cui sembrano prevalere demoni legati eccessivamente all’amor proprio esclusivo e alla salvaguardia degli interessi più vicini e strettamente familiari. Anzi, si ha l’impressione che anche quelli familiari possa aver subito qualche conseguenza. L’importante però è l’indicazione di una strategia d’uscita da questa situazione che è vista da molti come preoccupante. La risposta indicata sta nel volontariato, nella sua capacità da un lato di aggregare le persone in nome del bene, dell’aiuto agli altri e dall’altro di compensare con la loro azione quegli scompensi che si sono 21

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manifestati e, in qualche caso, approfonditi nel corpo sociale. Prima però di valutare la disponibilità dei Toscani a fare volontariato, vediamo di analizzare il fenomeno della solitudine, che già lo scorso anno avevamo segnalato e che quest’anno si è raddoppiato come intensità, se così possiamo dire. 22

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5. La nuova solitudine Già lo scorso anno avevamo visto come l’epidemia del Covid_19 in sé stessa, con le paure del contagio rivolte praticamente verso chiunque e con le restrizioni agli spostamenti e alla vicinanza fisica, determinati dalla lotta al virus, avesse creato una situazione di psiche collettiva molto particolare, speciale, ovviamente inattesa. Abbiamo voluto indagare anche su questi aspetti, perché il vivere sociale dipende fortemente dalla percezione che ciascuno ha degli altri e della collettività nel suo insieme. Abbiamo già visto come sentimenti come la solidarietà siano messi a dura prova di fronte a un’epidemia che sembra, piuttosto, chiamare all’individualismo, alla protezione di sé piuttosto che a quella degli altri. Abbiamo chiesto sia lo scorso anno e anche in questa edizione se l’intervistato avvertisse o meno una crescita della solitudine. Se nel 2021 avvertiva una crescita generalizzata della solitudine il 36,9% (Tab. 16) della popolazione della Toscana, quest’anno siamo arrivati al 64,1%, una crescita di quasi il doppio in un anno. È evidente che mentre nel primo anno di epidemia la solitudine si è manifestata con il combinato disposto di norme imposte dalla legge in fatto di restrizioni all’uscita e alle relazioni sociali, e si attribuiva a questo complesso di cose la nascita “forzata” della solitudine, per quest’anno, pur in presenza di norme molto meno restrittive, comunque la solitudine si è manifestata in tutta la sua evidenza e in tutta la sua pesantezza. Tab. 16 – Percezione della crescita della solitudine In questo periodo di chiusure e di restrizione degli 2022 (valori 2021 (valori spostamenti, ha avvertito una crescita generale della percentuali) percentuali) solitudine fra la gente? Sì, avverto una crescita generalizzata della solitudine 64,1 36,9 Sì, avverto una certa crescita della solitudine 22,8 40,1 Sì, ma l’avverto per persone in situazioni molto particolari 10,0 18,6 No, non avverto una crescita della solitudine 3,1 4,5 Totale 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2021-22 Il fenomeno era già ben presente prima dello scoppio dell’epidemia, ma quest’ultima lo ha accelerato, come ha fatto per molte altre cose, rendendolo prima quasi “obbligato” e poi più presente e più profondo, anche in assenza delle restrizioni di legge. La scelta, o la costrizione alla solitudine appaiono così, oggi, in 23

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tutta la loro enorme realtà. Naturalmente parte della solitudine è cercata, rappresentando talvolta anche una scelta o uno stile di vita; molte altre volte è però un risultato non voluto, non cercato, anzi subito come una sofferenza. È un tema che merita approfondimenti specifici: qui ne segnaliamo la sua incidenza. La distribuzione delle risposte secondo il genere degli intervistati ci fa scoprire un mondo forse inatteso, perché la maggiore “denuncia” della solitudine nel 2022 avviene tra le donne. Se consideriamo l’opzione più grave, che cioè la solitudine sia crescita in maniera generalizzata, vediamo che è di questo parere il 70,5% delle donne e “solo” il 57,0% degli uomini (Tab. 17), con addirittura una distanza ben superiore di dieci punti. Si tratta di una differente percezione dell’intensità e dell’estensione della solitudine, non della sua esistenza in generale, perché solo il 2,8% degli uomini e il 3,3% delle donne afferma di non vedere nessuna crescita della solitudine. Perciò tutti la vedono crescere, solo che le donne la vedono crescere con maggiore pesantezza e intensità. Tab. 17 – Percezione della crescita della solitudine secondo il genere In questo periodo di chiusure e di restrizione degli Uomini donne spostamenti, ha avvertito una crescita generale della solitudine fra la gente? Sì, avverto una crescita generalizzata della solitudine 57,0 70,5 Sì, avverto una certa crescita della solitudine 25,1 20,2 Sì, ma l’avverto per persone in situazioni molto particolari 15,1 6,0 No, non avverto una crescita della solitudine 2,8 3,3 Totale 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Mentre lo scorso anno abbiamo segnalato che la solitudine, stranamente, era più avvertita dai più giovani, quest’anno la situazione è cambiata, ed è avvertita con la stessa modalità in ogni classe d’età. È possibile che la chiusura delle scuole nel 2020, che non si è verificata con la stessa intensità nel 2021, abbia determinato quel risultato che abbiamo giudicato anomalo, perché statisticamente la solitudine viene maggiormente avvertita al crescere dell’età. Abbiamo visto l’impatto dell’epidemia e del contesto socio-normativo che ne è derivato sul piano della psiche collettiva; abbiamo visto quanto siano cambiati i comportamenti sociali, non solo e non certo solamente quelli obbligati dalla legge, ma quelli spontanei, cioè lasciati alla libera decisione delle singole persone; abbiamo visto l’impatto sulle categorie più deboli; soprattutto, abbiamo visto com’è cambiato l’orientamento dell’opinione pubblica verso la percezione di una 24

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maggiore diffidenza generalizzata e, da ultimo, di crescita della solitudine. Si è già visto come accanto all’avvertenza di questo disagio ci sia anche l’indicazione della strada per uscirne, una delle quali, se non in assoluto la principale, è quella del volontariato. Andiamo perciò ad analizzare la disponibilità dei Toscani a dare un loro contributo verso chi più ha bisogno e a nutrire l’antidoto del volontariato contro l’egoismo e la diffidenza. 25

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6. La consapevolezza collettiva del volontariato Questo studio, analogamente con l’edizione dello scorso anno e quella del 2020, presenta come primo argomento la misura del livello di conoscenza e di consapevolezza della popolazione della Toscana rispetto al fenomeno del volontariato. È importante misurare quanto queste attività siano conosciute e come questa conoscenza si distribuisca fra la popolazione. Dare una misura ai fenomeni è il primo passo per farne una valutazione. Cominciamo perciò a capire quanto il volontariato sia conosciuto e, nel suo interno, quanto sia conosciuto il CESVOT, il Centro che supporta e sviluppa in Toscana il Terzo settore. Il volontariato è un fenomeno molto noto in Toscana, tanto che più di una persona su tre (esattamente il 35,2%) afferma di conoscerlo “molto bene”; bisogna poi aggiungere che il 42,8% della popolazione, vicino alla metà, afferma di conoscerlo bene, anche se non in tutti i dettagli. Solo il 6,3% afferma di non saperne nulla. C’è poi da considerare che il 15,7% lo conosce solo in termini generali. In sostanza il 78,0% della popolazione toscana conosce bene, sebbene con varia intensità, il volontariato (Tab. 18). Tab. 18 – Livello di conoscenza del volontariato in Toscana Conoscenza del volontariato 2022 2021 2020 (Valori %) (valori %) (valori %) Sì, conosco molto bene il volontariato 35,2 33,5 34,8 Sì, conosco bene, ma senza dettagli 42,8 46,8 47,2 Sì, ho un’idea generale 15,7 16,6 12,3 Non ne so nulla 6,3 3,1 5,7 Totale 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Da notare che in questi due anni c’è stata la grande epidemia del Covid-19. L’indagine del 2020 è stata presentata a febbraio, con dati riferiti a gennaio 2020, perciò appena prima dello scoppio dell’epidemia che ha cambiato la realtà esistente molto e su molti piani, da quello sociale fino all’agibilità stessa delle attività di volontariato, di necessità ridotte. Nonostante questa situazione critica, i livelli di notorietà e di consapevolezza del volontariato non sono cambiati. Confrontando questi dati con l’anno precedente, si osserva che la conoscenza di grande dettaglio delle attività del volontariato è addirittura aumentata (+1,7%), ritornando ai livelli pre-pandemia. Da segnalare poi che quanti non conoscono 26

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affatto il volontariato, o ne sanno pochissimo, sono saliti dal 3,1% al 6,3%. In sostanza, la riduzione netta degli eventi ha impedito di avvicinare persone che per la loro consuetudine non hanno dimestichezza con il volontariato, perciò non lo conoscono. È attraverso gli eventi, oltre che con la comunicazione, che si riesce a raggiungere anche le persone lontane dal volontariato. La loro riduzione ha ridotto la conoscenza occasionale del volontariato, mentre ha rafforzato quella già esistente. È interessante vedere se la conoscenza espressa nei termini appena detti si distribuisca in maniera omogenea nella popolazione o se ci siano picchi di conoscenza in certi settori piuttosto che in altri. Analizzando i principali parametri demografici e geografici si osserva che anche in questa seconda annualità non c’è differenza di percezione tra uomini e donne, che esprimono perciò lo stesso livello di conoscenza; mentre una differenza si avverte rispetto alla classe d’età. La notorietà maggiore del volontariato si registra per l’età che va oltre i 64 anni (Tab. 19), dove il 41,5% lo conosce benissimo e il 33,1% abbastanza bene: la somma ci dà il 74,6%, perciò quasi tre persone su quattro fra gli anziani lo conoscono bene. Da notare la rilevante conoscenza del volontariato tra i più giovani, sotto i 30 anni, per i quali, sommando la conoscenza piena e quella sufficiente, si supera persino quella dei più anziani, arrivando al 75,7%. Il nuovo interesse giovanile è un fatto nuovo rispetto agli anni scorsi, dove c’era quasi una legge di proporzionalità diretta: più si era adulti e più si conosceva il volontariato. Una legge che adesso, in qualche modo, è ancora valida, ma fanno eccezione i più giovani. Si tratta di un segnale molto interessante. Tab. 19 – Livello di conoscenza del volontariato per classi d’età Conoscenza volontariato/classe 18-29 anni 30-54 anni 55-64 anni Oltre 65 d’età anni Sì, conosco molto bene il volontariato 34,8 29,7 37,4 41,5 Sì, conosco bene, ma senza dettagli 40,9 51,0 42,2 33,1 Sì, ho un’idea generale 16,6 14,3 13,1 18,6 Non ne so nulla 7,6 5,0 7,3 6,8 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 27

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Differenze maggiori, e anche parecchio significative, si registrano rispetto alla provincia di residenza (Tab. 20). Come si può osservare, ci sono differenze notevoli fra quanti conoscono bene il volontariato, perché si passa dal 56,1% dei residenti a Siena al 17,6% dei residenti a Pisa per quanto riguarda la parte di popolazione che conosce molto bene le attività del volontariato. Detto in sintesi: a Siena, Firenze e Grosseto circa la metà della popolazione conosce le attività del volontariato, mentre a Pisa, Prato e Pistoia le conosce meno di un quarto della popolazione. Nel 2021 avevamo sì delle differenze, ma c’era una sorta di continuum tra la prima e l’ultima delle province, in sostanza piccole differenze che però non modificavano il quadro complessivo di conoscenza. Adesso le distanze sono enormi. La ragione è attribuibile al taglio degli eventi con cui il volontariato si fa conoscere, oltre che per la minore entità di eventi che durante l’anno si sono svolti. La geografia delle associazioni del volontariato non è omogenea, e soprattutto non è omogeneo il settore in cui intervengono. In alcuni ambiti è stato impossibile fare attività di volontariato e in altri è stato, invece, possibile. Naturalmente è dipeso dalla natura delle attività e dall’ambito a cui erano destinate. Tab. 20 – Livello di conoscenza del volontariato per provincia 80,0 70,0 60,0 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 Massa Grosse Firenze Prato Pistoia Siena Pisa Arezzo Lucca Livorno Carrara to molto bene 45,4 18,1 23,2 56,1 17,6 28,4 31,1 30,2 47,0 41,4 un’idea generale 41,1 67,6 55,0 31,9 36,8 43,7 50,7 40,6 26,4 41,9 so poco 11,4 10,9 16,7 5,5 32,0 26,8 12,4 20,4 11,3 7,5 Non so nulla 2,2 3,4 5,1 6,5 13,7 1,1 5,8 8,9 15,2 9,2 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Un’ulteriore conferma della circostanza che lo stop agli eventi abbia provocato una naturale minore conoscenza del volontariato si deduce dall’esame delle fonti di informazione su cui si basa la conoscenza del volontariato. Una di queste fonti è proprio quella di essere in contatto con persone che fanno volontariato; ebbene, questa fonte di conoscenza due anni fa rappresentava il 51,1%, mentre adesso è scesa al 39,0% (Tab. 21). D’altro canto, quelli che conoscono il volontariato perché 28

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lo fanno (o lo hanno fatto) è salita quest’anno al 29,3%, mentre era sempre intorno al 15% nei due anni precedenti. Altro elemento significativo è che quanti conoscono il volontariato per le attività svolte (non da loro, evidentemente, ma da altri) è il 16,5% nel 2022, mentre superava il 20% nei due anni precedenti. Rimane allo stesso livello la conoscenza del volontariato acquisita per via dei mezzi di comunicazione. In sostanza, ci sono meno attività e questo non permette di raggiungere persone non molto vicine al volontariato, che imparano a conoscerlo proprio perché assistono o partecipano a suoi eventi pubblici. Tab. 21 – Modalità di conoscenza del volontariato Modalità di conoscenza del volontariato 2022 2021 2020 (2021-2020) (Valori %) (valori %) (valori %) Lo conosco perché faccio volontariato 29,3 16,0 15,3 Conosco persone che lo fanno 39,0 45,4 51,1 Conosco le attività di volontariato 16,5 21,2 20,6 Lo conosco perché ne ho sentito parlare 15,3 17,4 14,0 Totale 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2020-21-22 Nonostante l’impatto negativo dell’epidemia, possiamo concludere che il volontariato non ha perso peso nella realtà della Toscana: è un po’ meno conosciuto attraverso le sue singole attività, perché ci sono state meno iniziative in questi due anni, a causa del divieto di assembramenti e per le altre regole contro la pandemia. Il volontariato, almeno in termini generali, è rimasto intatto nella percezione delle persone della Toscana. Inoltre, la qualità del tipo di conoscenza si è mostrata anche quest’anno profondamente radicata nella vita delle persone, perché la sua notorietà è fondata sul coinvolgimento personale, dato che la parte maggioritaria conosce personalmente (o attraverso conoscenti diretti) le attività di volontariato. È una conoscenza basata non su informazioni generiche e astratte, ma sull’esperienza personale e sul vissuto delle persone. Finora abbiamo parlato della notorietà del volontariato come fenomeno, adesso facciamo un focus per vedere qual è il livello di notorietà del CESVOT1, il Centro che 1 Cesvot - Centro Servizi Volontariato Toscana – www.cesvot.it - è stato costituito nel gennaio 1997 come organizzazione di volontariato con lo scopo di svolgere funzioni in Toscana di Centro di Servizio per il Volontariato (Csv) in base alla Legge Quadro sul Volontariato. Con l’entrata in vigore del Codice del Terzo settore (decreto legislativo n. 117 del 03/07/2017) i Centri di Servizio per il Volontariato sono riconosciuti e accreditati dall’Organismo Nazionale di Controllo (Onc). In attesa della piena applicabilità del Codice, il Cesvot opera in regime di accreditamento provvisorio e sta progressivamente ampliando i propri servizi a tutti gli enti del terzo settore toscani iscritti ai registri regionali e che abbiano volontari. 29

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riunisce in Toscana tutti gli enti del Terzo settore. Ovviamente, chiedere la conoscenza di una sigla dell’organizzazione del volontariato che ha rapporti prevalentemente con le associazioni e non con i beneficiari finali delle attività di volontariato, è ben differente. Fatta questa necessaria e naturale premessa, bisogna dire che il livello di conoscenza del CESVOT in quanto tale è rimasto elevato, perché è noto a circa il 30% della popolazione toscana. Com’è comprensibile, molti lo conoscono senza grande dettaglio, ma in via generale; siamo perciò davanti a una tassonomia molto interessante: l’8,2% (Tab. 22) lo conosce molto bene e il 21,5% lo conosce abbastanza, siamo perciò al 29,7%, vale a dire che quasi una persona su tre ne ha una conoscenza appropriata. C’è poi un 18,3% che afferma di conoscerlo, ma di conoscerlo poco, mentre il 52,1% non lo conosce affatto. Tab. 22 – Livello di conoscenza del CESVOT Conoscenza del CESVOT 2022 (valori %) 2021 (Valori %) Sì, conosco molto bene il CESVOT 8,2 12,7 Sì, conosco abbastanza bene il CESVOT 21,5 20,4 Sì, conosco il CESVOT, ma poco 18,3 20,2 Non lo conosco 52,1 46,7 Totale 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2021-22 È naturale che la sigla CESVOT appaia nel momento in cui si creino degli eventi pubblici di cui è organizzatore o di affiancamento alle associazioni che realizzano gli eventi. Questa sua modalità d’essere sul piano della notorietà popolare (perché gran parte della sua attività si svolge per organizzare, assistere e sviluppare le iniziative delle singole associazioni) è potenzialmente ridotta nel momento in cui si svolgono meno eventi e meno manifestazioni pubbliche. Si capisce così la riduzione dal 12,7% all’8,2% della quota di popolazione che ha conosciuto il CESVOT in maniera approfondita. Quando si tratta di popolazione, senza gli eventi, è difficile che il CESVOT si conosca in maniera diffusa. È allora interessante capire attraverso quali strumenti e quali modalità le persone hanno appreso le informazioni sul CESVOT. La parte relativamente maggiore di fonti di conoscenza la fa la comunicazione che raggiunge il 91,1%, suddivisa tra il 43,8% che conosce il CESVOT perché ne ha letto articoli e interviste che ne parlavano e il 47,3% perché ne ha letto o visto qualcosa su internet e sui social media. Una parte di conoscenza arriva da fonti dirette, perché il 5,4% è entrato per qualche motivo in contatto con la delegazione CESVOT, il 10,8% ha partecipato direttamente a iniziative organizzate dal CESVOT e il 16,8% è coinvolto o fa parte di organizzazioni che aderiscono al CESVOT (Tab. 23). 30

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Tab. 23 – Fonti di conoscenza del CESVOT* Fonti di conoscenza del CESVOT 2022 (valori %) 2021 (valori %) Ho partecipato ad un’iniziativa/attività del Cesvot 10,8 13,9 Sono entrato in contatto con la Delegazione Cesvot 5,4 15,8 Attraverso internet e/o social media 47,3 32,8 Attraverso l’associazione di cui faccio parte 16,8 5,2 Ho letto articoli, ho sentito interviste 43,8 42,3 Altro 6,0 11,7 Fonte: Indagine Sociometrica, 2021-22 * Totale non è 100, perché possibili fino a due risposte Siamo davanti a una situazione molto diversa rispetto a quella del 2021, perché, sebbene anche l’anno scorso la parte di comunicazione era prevalente tra le fonti di informazione, quest’anno arriva, come detto, al 91,1%, mentre si è molto ridotta la quota di quanti conoscono il CESVOT perché entrati direttamente in contatto con la Delegazione CESVOT. Naturalmente questo è dovuto alla riduzione degli eventi e delle manifestazioni che permettevano di entrare in contatto diretto e personale con il CESVOT. Da notare, all’interno della comunicazione, il “sorpasso” di internet e dei mezzi digitali rispetto ai mezzi tradizionali, come la carta stampata e la televisione. 31

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7. Giudizi migliori sul volontariato e sui volontari Nonostante le difficoltà nei due anni di pandemia per il volontariato, specchio delle difficoltà di tutto il paese, il giudizio della popolazione della Toscana sulla sua funzione è ancora cresciuto, pur essendo già molto elevato, come registrato nelle passate edizioni di questo studio. Nel 2022 il 76,3% della popolazione ritiene che il volontariato è fondamentale; erano di questo stesso parere il 73,8% della popolazione nel 2021 e il 74,0% nell’anno ancora precedente (Tab. 24). Di fronte a uno sgretolamento della solidarietà, che vedremo nelle prossime pagine, il volontariato non solo si rivela come il suo antidoto, ma si rafforza come soggetto capace di ritessere il tessuto della solidarietà. Bisogna poi aggiungere che una parte, il 9,0%, lo vede come positivo, anche se non fondamentale; mentre chi ha un giudizio negativo pesa per lo 0,3%. A completare il quadro c’è l’11,6% della popolazione che vede il volontariato in maniera positiva, ma lo delimita a poche situazioni o a specifici contesti e non gli dà un valore generale. È anche significativo che solo il 2,8% non sappia nulla, o non sappia abbastanza sul volontariato per poterlo giudicare. Questo perché il fenomeno del volontariato è ben radicato alla popolazione della Toscana e quasi tutti sono in grado di formulare un giudizio al suo riguardo. Rispetto agli scorsi anni l’incapacità di avere un giudizio sul volontariato, già bassa, si è addirittura dimezzata. Tab. 24 – Giudizio generale sul volontariato Giudizio generale sul volontariato 2022 2021 2020 (valori %) (Valori %) (valori %) È molto positivo, è fondamentale 76,3 73,8 74,0 È molto positivo, ma non è fondamentale 9,0 13,7 15,5 È qualcosa che talvolta può servire 11,6 5,6 5,9 È qualcosa di negativo 0,3 2,2 4,0 Non ne sa abbastanza / non risponde 2,8 4,7 4,9 Totale 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2020-21-22 Se si analizzano i giudizi espressi non più secondo la media generale, ma rispetto alla classe d’età, si conferma che la classe d’età nettamente più favorevole al volontariato è quella più anziana, oltre i 64 anni, così come riscontrato nelle due passate annualità. Siamo davanti a un giudizio generale molto positivo e solido, che si rinnova di anno in anno. Dentro la quasi unanimità di giudizio vivono però 32

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differenze che è molto utile mettere in rilievo. Ad esempio, il volontariato è giudicato anche quest’anno meglio dalle donne che dagli uomini: infatti, su 100 donne, il 78,3% afferma che il volontariato è fondamentale nella nostra società; è dello stesso parere il 74,2% degli uomini. Rispetto allo scorso anno, in cui la distanza era di circa 10 punti, quest’anno la distanza è ridotta soli 4 punti, il che mostra ancora una volta l’unanimità dei giudizi. La differenza più grande è però data dal “dualismo” dei giudizi rispetto al titolo di studio degli intervistati, perché ad avere il giudizio più lusinghiero sul volontariato sono i più colti e quelli con istruzione più bassa, mentre è leggermente inferiore quello di quanti hanno un livello medio di istruzione. Questo fenomeno, appunto di “dualismo”, si manifesta anche rispetto alle professioni, perché viene stimato soprattutto tra chi svolge le professioni con la massima responsabilità e quanti fanno un lavoro più esecutivo. Si tratta comunque di nuance, piccole differenze, perché – come si è visto – si tratta sempre dovunque e comunque di giudizi nettamente positivi dovunque (Tab. 25). Tab. 25 – Giudizio sul volontariato e titolo di studio Giudizio sul volontariato/titolo di Laurea o Medie Medie Elementari/ studio titolo superiori inferiori nessun titolo superiore È molto positivo, è fondamentale 81,3 79,7 66,5 85,2 È positivo, ma non è fondamentale 6,8 8,3 8,3 7,3 È qualcosa che talvolta può servire 8,9 9,7 24,5 3,9 È qualcosa di negativo 0,4 ,2 0,0 0,0 Non sa/Non risponde 3,1 2,1 0,7 3,6 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Quando si osservano i risultati sul piano della distribuzione dei dati per provincia, se ne vedono tre (Pisa, Grosseto e Livorno) dove il giudizio di massimo apprezzamento non arriva mai oltre il 70% (e per Pisa si ferma al 53,0%), mentre per le altre province si supera sempre la soglia dell’80% (Tab. 26), con Arezzo che si ferma al 72,5%. Non si intravede nessun elemento interpretativo particolare per capire le differenze appena riscontrate, che tuttavia sono notevoli. Anche in questo caso è possibile che l’effetto restrizioni della pandemia abbia avuto un impatto diversificato, a seconda delle situazioni locali e in relazione ai settori prevalenti di intervento del volontariato in ciascuna situazione locale. 33

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Tab. 26 – Giudizi sul volontariato per provincia degli intervistati 100,0 80,0 60,0 40,0 20,0 0,0 Firenze Prato Pistoia Siena Pisa Arezzo Massa Lucca Grosseto Livorno Carrara È molto positivo, è fondamentale È positivo, ma non è fondamentale È qualcosa che talvolta può servire È qualcosa di negativo Non so rispondere Fonte: Indagine Sociometrica, 2022 Detto questo, in nessuna provincia il giudizio più elevato (“Il volontariato è fondamentale per la società”) si colloca sotto la soglia simbolica del 50%. Inoltre, la percezione del volontariato come di un fenomeno negativo è assente in ogni provincia, a prescindere dal fatto che in ciascuna di esse ci siano differenze quantitative tra quanti lo reputano fondamentale. Quando si passa dal giudizio sul volontariato come attività, al giudizio sui volontari come persone, i risultati sono ancora superiori ed è particolarmente significativo che i volontari siano ancora più apprezzati del volontariato, cioè il soggetto sia più apprezzato dell’oggetto, o della funzione. E vedremo fra un attimo quanto questo risultato assuma un grande valore. Cominciamo però dai dati. Si ricorda che il 76,3% (Tab. 24) apprezza il volontariato tanto da ritenerlo fondamentale; quando si passa ai volontari, quanti ritengono che si tratti di persone da ammirare, la percentuale è ancora più alta, con addirittura l’83,2% (Tab. 27). Se facciamo il confronto con gli anni scorsi, vedremo che si è passati dal 74,8% fra quanti giudicano i volontari “persone che fanno del bene per gli altri e sono da ammirare” del 2020 al 79,9% dell’anno successivo e, appunto all’83,2% di oggi. Tab. 27 – Giudizio generale sui volontari Giudizi sulle persone che fanno volontariato 2022 2021 2020 (valori %) (valori %) (valori %) Sono persone da ammirare 83,2 79,9 74,8 Persone che fanno cose positive, ma niente di speciale 5,4 13,0 13,1 Persone come tante che fanno cose positive 6,4 3,7 7,7 Hanno loro motivi personali per farlo 3,0 1,6 2,9 Non ne sa abbastanza / non risponde 2,1 1,9 1,5 Totale 100,0 100,0 100,0 Fonte: Indagine Sociometrica, 2020-21-22 34

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Se consideriamo insieme i due esisti, il primo relativo all’apprezzamento del volontariato, e il secondo di apprezzamento ai volontari, cresciuti nel biennio della pandemia, vediamo con chiarezza che la popolazione, pur avendo avuto meno modo di vedere il volontariato all’opera ne apprezza ancora di più il valore e – potremmo dire – ne sente ancora di più la necessità. L’ammirazione verso i volontari si registra più fra le donne che fra gli uomini, con una differenza di circa cinque punti. Se, invece, consideriamo le fasce d’età, allora vedremo che il massimo apprezzamento si registra fra le persone più anziane, e la minima tra i più giovani, con età compresa tra i 18 e i 29 anni, con una differenza che questa volta è di otto punti, mentre lo scorso anno era di venti punti. L’interpretazione di questi dati, che si riferisce non al volontariato in generale, ma ai volontari in specifico, dipende dal fatto che per ragioni oggettive i volontari sono più conosciuti dalle persone che sono più assistite e servite dai servizi di volontariato, quindi appare naturale che siano più apprezzati da chi li conosce di più. 35

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8. L’incrinatura nell’impegno personale In questo capitolo è analizzata la disponibilità dei residenti della Toscana di prestare parte del proprio tempo e del proprio impegno al volontariato. È una domanda che è sempre presente nelle tre edizioni di questo studio ed è l’indicatore di molti aspetti di cui abbiamo trattato in questo studio: naturalmente ha una accezione pratica, perché indica quante persone, a certe condizioni soggettive e oggettive, sarebbe disponibile a fare volontariato; ha un’accezione valoriale, perché da la misura del valore che si attribuisce al volontariato nella sua componente più impegnativa, cioè quella di fare personalmente volontariato; è, infine, un indicatore di quanto si crede nel “fenomeno” del volontariato, ovvero nelle sue funzioni sociali. Dalla descrizione che abbiamo fatto nei capitoli precedenti dovremmo aspettarci una caduta verticale della disponibilità a fare volontariato, dell’attribuzione di valore al volontariato e della fiducia le sue funzioni sociali e, in qualche misura in qualche modo, salvifiche. Questa caduta non c’è. Non ci sono elementi che ci possano far pensare di essere davanti a una caduta di percezione, di peso specifico e di valore del volontariato. Abbiamo già visto nei capitoli precedenti che nel passaggio dall’analisi alla parte propositiva vi è una grande differenza: nel mentre si affermava la crescita della diffidenza e la discesa della solidarietà, nello stesso tempo veniva espressa la convinzione che da questa situazione critica se ne può uscire soltanto recuperando il senso della socialità e della collettività. Questa era, come si ricorderà, l’opinione di oltre la metà degli intervistati. Perciò troviamo una elevata e, date le circostanze, potremmo aggiungere una sorprendentemente elevata disponibilità a fare del volontariato da parte delle persone che vivono in Toscana Certamente il clima psicologico generale si fa sentire. Se due anni fa il 33,6% della popolazione (Tab. 28) si dichiarava “senz’altro” disponibile a fare del volontariato, già lo scorso anno avevamo segnalato una piccola discesa al 32,0%; nell’edizione di quest’anno verifichiamo una discesa un po’ più pronunciata, perché si arriva al 26,8%. Si tratta di cinque punti percentuali in meno che hanno il loro peso, ma che, alla luce del quadro che abbiamo appena delineato, dimostrano una fortissima di occasione da parte del volontariato e della sua affermazione come strada maestra per la ricomposizione della società e la riconquista di una maggiore solidarietà per tutti. 36

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Vediamo così che il 46,1% sarebbe disponibile, sotto certe condizioni, considerando il tempo disponibile e le altre condizioni che si dovranno delineare (dove, come, ecc.), a svolgere di tanto in tanto, occasionalmente, attività di volontariato. Lo scorso anno la disponibilità era minore, perché era maggiore la parte di persone che dichiarava che avrebbe fatto volontariato “senz’altro”. Se sommiamo le disponibilità a un impegno più continuo con quelle a un impegno più occasionale, quest’anno arriviamo al 72,9% della popolazione e lo scorso anno era il 74,7%, perciò appena due punti in meno. Certo nel 2020 la somma ci dava l’82,6%, ma è un anno che, visto con gli occhi dell’oggi, sembra un’epoca fa. E tuttavia, non siamo poi molto lontani da quella soglia. Siamo a 10 punti in meno che, se si potesse fare una proporzione, è certamente una percentuale inferiore allo sconvolgimento sociale che abbiamo vissuto in questi due anni. Se calcoliamo il numero di persone che in nessun caso sarebbe disposto a fare volontariato, vediamo che oggi siamo al 12,0%, il doppio rispetto al 6,9% dlelo scorso anno, ma non lontani dal 10,4% di due anni fa. È quasi sorprendente che, data la situazione della psiche collettiva odierna, con l’enorme difficoltà delle persone a socializzare, ci sia pressoché la stessa disponibilità a fare volontariato rispetto allo scorso anno, e non troppo lontano da due anni fa. Tab. 28 – Disponibilità a svolgere attività di volontariato In generale, sotto certe condizioni, farebbe 2022 (valori 2021 (valori 2020 (valori personalmente attività di volontariato? percentuali) percentuali) percentuali) Sì’, senz’altro 26,8 32,0 33,6 Sì, occasionalmente, di tanto in tanto 46,1 42,7 49,0 Sì, ma solo in caso di eventi eccezionali 15,1 18,4 13,9 No, in nessun caso 12,0 6,9 3,5 Totale 100,0 100,0 100,0 Fonte: indagine Sociometrica, 2020-21-22 È importante osservare le differenze che ci sono al di là della media generale, che in alcuni casi sono molto significative. Per quanto riguarda le classi d’età, abbiamo una sorta di legge di proporzionalità tra classe d’età e disponibilità a fare volontariato: più si è adulti, più si è disponibili (Tab. 29). Lo scorso anno, invece, era maggiore la disponibilità nella classe d’età dei giovani adulti, tra i 34 e i 44 anni. 37

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Tab. 29 – Disponibilità a fare volontariato secondo l’età degli intervistati Disponibilità al volontariato 18-29 30-54 anni 55-64 Oltre 64 anni /classe d’età anni anni Sì’, senz’altro 20,3 24,6 27,5 31,9 Sì, occasionalmente 56,0 50,6 49,4 34,1 Sì, in caso di eventi eccezionali 7,1 14,6 12,5 20,7 No, in nessun caso 16,6 10,2 10,6 13,3 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: indagine Sociometrica, 2022 Le differenze diventano ancora più nette quando le risposte sono analizzate rispetto alla provincia d’appartenenza. In questo caso tra la provincia dove maggiore è la propensione al volontariato (“Lo farei senz’altro”) c’è Firenze (lo scorso anno era Grosseto) e quella dove è minore anche quest’anno c’è Prato, mentre era Pistoia due anni fa (Tab. 30). Tab. 30 – Disponibilità forte a fare attività di volontariato secondo la provincia firenze 35,9 23,3 massa carrara 34,7 44,6 pistoia 21,7 33,6 siena 32,6 40,2 pisa 23,9 41,8 2022 grosseto 20,7 51,6 2021 livorno 20,6 37,2 lucca 19,7 27,2 arezzo 16,3 39,7 prato 13,8 17,4 0 10 20 30 40 50 60 Fonte: indagine Sociometrica, 2021-22 Bisogna dire che solo per Firenze e per Pistoia si registra per il 2022 una disponibilità maggiore, in termini proporzionali rispetto alla popolazione, nel confronto con l’anno scorso; in tutte le altre province c’è una riduzione di disponibilità rispetto al 2021. Sia per Firenze che per Pistoia la crescita rispetto allo scorso anno è notevolmente cresciuta, perciò non è un puro cambio di segno. Bisogna anche aggiungere, ad esempio, per “temperare” alcuni dati, ad esempio quello di Grosseto, che dal punto di vista della statistica i dati hanno una varianza maggiore nelle province meno popolose, tuttavia in alcuni casi le differenze tra 2021 e 2022 sono così ampie che superano ogni possibile incidenza della varianza. 38

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Dal punto di vista delle categorie professionali la massima disponibilità al volontariato si registra tra i pensionati, com’era da attendersi, perché dispongono di un maggiore tempo libero. Lo scorso anno però non era stato così, perché, evidentemente, l’impatto dell’epidemia e le restrizioni, avevano ridotto la disponibilità proprio tra le persone più anziane e perciò tra i pensionati. Passiamo adesso a capire in quale ambito le persone che hanno espresso l’intenzione di impegnarsi nel volontariato, vorrebbero farlo. Al primo posto, come lo scorso anno, c’è l’assistenza sociale (ricordiamo che l’assistenza sanitaria due anni fa era indicata come l’ambito preferito, ma si vede anche qui l’impatto dell’epidemia) con il 38,1% (fra quanti sono disposti a fare volontariato) disponibile a lavorare in questo ambito. Al secondo posto c’è l’impegno nel campo ambientale, con il 31,7%, perciò non lontano dall’assistenza sociale. Al terzo posto ci sono insieme la cultura, lo sport e la ricreazione che raggiungono il 24,6%, e superano la sanità ferma al 23,8%. Da notare che lo scorso anno la sanità aveva maggiori preferenze rispetto alla cultura (Tab. 31). Da notare il piccolo “crollo” dell’attenzione verso la cooperazione e la solidarietà internazionale e la crescita degli ambiti religioso e della coesione sociale. Tab. 31 – Settore del volontariato dove si vorrebbe maggiormente impegnare Assistenza sociale e protezione civile 38,1 38,7 Ambiente 31,7 32,4 Cultura, sport e ricreazione 21,724,6 Sanità 23,8 21,9 Istruzione e ricerca 16,2 15,2 Tutela dei diritti e attività politica 5,1 8 Cooperazione e solidarietà internazionale 5,1 11,7 Religione 1,84,1 Sviluppo economico e coesione sociale 0,5 3,5 Filantropia e promozione del volontariato 2,2 7,3 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 oggi un anno fa Fonte: Indagine Sociometrica, 2021-22 È interessante valutare queste risposte secondo alcuni criteri demografici, a partire dall’età (Tab. 32). Scopriamo così che: - la maggiore disponibilità a fare volontariato dei giovani si registra nel settore ambientale, con il 42,4%. Anzi, si può dire che più cresce l’età degli intervistati, minore è l’attenzione verso i temi ambientali, e viceversa; 39

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- nel campo dell’istruzione e della ricerca il maggiore interesse si registra ai due estremi, vale a dire tra i più giovani e tra i più anziani; - nel campo della sanità prevalgono le classi d’età intermedie; - in quello dei diritti politici prevalgono i più giovani, così come nel campo della cooperazione e della solidarietà internazionale; - nel campo religioso il maggiore interesse relativo è nella classe di quanti hanno tra i 55 e i 64 anni. Si tratta comunque di indicazioni di carattere generale, perché per ogni settore corrispondono varie modalità di svolgere un lavoro di volontariato, perciò sono da interpretare come vocazioni di carattere molto generale. Tab. 32 – Disponibilità a fare volontariato secondo l’età degli intervistati Settore preferito del volontariato /classe 18-29 30-54 55-64 Oltre 64 d’età anni anni anni anni Cultura, sport e ricreazione 35,6 23,6 19,9 24,1 Istruzione e ricerca 27,3 11,1 10,1 21,9 Sanità 20,3 29,7 28,9 14,2 Assistenza sociale e protezione civile 18,8 36,9 41,2 45,8 Ambiente 42,4 32,5 29,1 27,6 Sviluppo economico e coesione sociale 5,3 3,9 4,7 1,7 Tutela dei diritti e attività politica 8,7 6,5 5,0 1,9 Filantropia e promozione del volontariato 0,8 2,4 4,3 1,4 Cooperazione e solidarietà internazionale 6,4 6,9 5,2 2,0 Religione 2,2 3,7 9,6 2,0 Fonte: indagine Sociometrica, 2022 È interessante vedere le preferenze del settore dove esercitare attività di volontariato rispetto al sesso degli intervistati. Si vede così che verso il settore della cultura, dello sport e della ricreazione c’è una netta preferenza degli uomini rispetto alle donne (30,8% contro il 18,7%); lo stesso accade verso la tutela dei diritti politici (8,5% contro il 2,0%). Al contrario, è netta la preferenza femminile nel campo dell’istruzione (19,6% contro il 12,5%), mentre su tutte le altre aree non ci sono particolari distinzioni di intensità di interesse da segnalare. La disponibilità a fare volontariato e/o a contribuire economicamente alla loro attività può essere definita anche in relazione al tipo di organizzazione presso la quale s’intenderebbe sviluppare il proprio impegno. Nella nostra ricerca abbiamo 40

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presentato tre opzioni: i) fare attività presso le associazioni locali che già si conoscono direttamente e personalmente; ii) presso associazioni locali che si ha la possibilità di conoscere, controllare, valutare di persona; iii) fare attività presso grandi associazioni riconosciute al livello globale che hanno anche dei brand molto forti. La preferenza dei cittadini della Toscana non lascia dubbi e si rivolge verso le associazioni locali: il 51,3% (Tab. 33) dice di essere pronto a fare volontariato (o sostenere) le associazioni che conoscono personalmente e direttamente. Da notare che, rispetto allo scorso anno, c’è una crescita di oltre dieci punti percentuali; il 24,2% si dice disposto a farlo sempre verso associazioni locali, anche se non le conosce (ma potrebbe facilmente conoscerle) e solo il 13,0% preferisce le grandi associazioni internazionali con brand molto noti, del tipo Save the Children, Telethon e altre ancora. Da notare, inoltre, che il numero di persone che non è disposto a sostenere in nessun modo le associazioni di volontariato è passato dal 5,6% dello scorso anno all’11,5% di quest’anno, ulteriore segno del disorientamento di cui più volte si è detto. Nonostante tutto, circa il 90% della popolazione della Toscana intende in qualche modo sostenere il volontariato e sempre più vuole sostenere le associazioni locali. Tab. 33 – Preferenze di sostegno verso il tipo di associazione di volontariato In generale, se dovesse fare volontariato o 2022 (valori 2021 (valori 2020 (valori contribuire economicamente, quale di queste percentuali) percentuali) percentuali) associazioni preferirebbe? Associazioni locali che conosco personalmente 51,3 37,1 39,8 Associazioni locali facili da conoscere 24,2 40,5 42,8 Grandi associazioni con brand globali 13,0 16,8 11,7 Nessuna associazione di nessun tipo 11,5 5,6 5,8 Totale 100,0 100,0 100,0 Fonte: indagine Sociometrica, 2020-21-22 Sintetizzando i contenuti di questo capitolo, possiamo affermare che, nonostante la difficile situazione ampiamente descritta, non cambia la disponibilità a impegnarsi nel volontariato. Questo è un grande risultato, perché mostra la sua capacità di affrontare le sfide in maniera seria e della popolazione della Toscana di non rinunciare a dare il proprio contributo civico ad aiutare le categorie sociali più bisognose. 41

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9. Conclusioni: l’antidoto del volontariato Anche a una lettura superficiale di questo rapporto, o anche solo scorrere delle tabelle, non si manca di percepire la distanza emotiva tra questo Rapporto rispetto a quello di appena due anni fa. Nel 2020 era descritta una società coesa, compatta, solidale che praticava e valutava il volontariato come un’attività quasi normale e scontata, tanto forte era il suo radicamento in Toscana. Oggi la ricerca ci restituisce una società che mantiene inalterata la sua volontà di essere solidale, anzi di sviluppare ancor di più, grazie al volontariato, il suo Dna solidale, ma l’epidemia del Covid, come una talpa silenziosa e incontenibile, ha agito creando diffidenza, sfiducia negli altri e un profondo senso di spaesamento. D’altro canto, le modalità stesse del suo agire, che portava a distanziare le persone, ad allontanarle, persino all’interno del nucleo familiare o sul lavoro, ha finito con l’ingenerare una diffidenza generalizzata, un senso di insicurezza sociale, per cui chiunque era visto come un potenziale agente del pericolo di infezione. L’impatto di questa situazione lo si è visto soprattutto sul piano personale: molte persone non hanno più incontrato le persone con cui condividono lo spazio sociale (familiari, amici, buoni conoscenti, colleghi di lavoro); molte hanno cambiato alcune abitudini di vita (dalle regole alimentari alla pratica sportiva), che ne hanno peggiorato l’umore e ridotto la soddisfazione verso sé stessi; molte hanno avuto problemi d’ordine psicologico, di maggiore stress e di difficoltà a riconciliare i pezzi della propria vita ordinaria (scuola, lavoro, figli, genitori anziani, e così via). L’insoddisfazione per sé stessi si è trasformata in insoddisfazione generalizzata e si è proiettata anche verso gli altri: è così cresciuto il senso di diffidenza, mentre si è ridotto il senso della solidarietà. Il punto cruciale però è che c’è una grande consapevolezza nella popolazione toscana di questo deteriorarsi delle relazioni sociali e nessuno si trova a suo agio in questa nuova situazione. Tutti vogliono uscirne prima possibile. Tutti indicano la necessità di una ripresa della solidarietà: oltre la metà della popolazione esplicitamente indica essere necessario recuperare il senso della solidarietà e della comunità. Se non tutti, in molti indicano nel volontariato la strada maestra per questo recupero di socialità. E, infatti, nonostante la chiusura di molti eventi; nonostante la difficoltà a svolgere le attività di assistenza nelle strutture sanitarie e, in genere, a frequentare i luoghi del bisogno; nonostante le difficoltà di ogni genere delle associazioni di volontariato, gli intervistati attribuiscono oggi al volontariato un valore maggiore rispetto anche all’anno scorso e a due anni fa. Come spesso succede, una sua sia pur parziale 42

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mancanza, ha finito con l’accrescere il senso di preziosità della sua funzione e dei suoi risultati. Si è percepito ancora di più il suo valore. La società toscana è perciò solidissima nelle intenzioni (nel dichiarare, in grande maggioranza, che bisogna riprendere il sentimento della solidarietà); è consapevole delle difficoltà oggettive che i due anni di epidemia hanno creato (testimoniate dai numerosi comportamenti personali di difficoltà); è fortemente impegnata a riprendere il filo del volontariato, perché solo con un movimento collettivo si risolvono a un tempo sia le questioni relazionali personali, sia quelle relative a chi ha bisogno. Come sempre accade, seguendo il principio fondamentale del volontariato: facendo il bene per gli altri, si finisce sempre con l’arricchire sé stessi, un modo per fare il bene proprio attraverso l’attenzione e il servizio verso gli altri. 43

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10. Nota metodologica Il presente Rapporto raccoglie i risultati di una indagine demoscopica realizzata presso un campione rappresentativo della popolazione della regione Toscana superiore ai 18 anni. La numerosità campionaria è stata di 800 casi (800 interviste a buon fine) composta in funzione della provincia di residenza (10 classi), della classe di età (4 classi), del genere (2 classi), del titolo di studio (4 classi) e della condizione professionale (8 classi). le interviste sono state realizzate nell’ultima settimana di febbraio e la prima settimana di marzo 2022. Tab. 34 – Popolazione della Toscana superiore a 18 anni* 18-29 anni 30-54 anni 55-64 anni >64 anni Totale Maschi 58.210 172.761 64.931 109.295 405.197 Firenze Femmine 54.307 180.055 70.876 146.101 451.339 Maschi 15.431 46.406 16.143 24.850 102.830 Prato Femmine 14.266 47.097 17.494 32.307 111.164 Maschi 16.399 50.101 19.629 31.979 118.108 Pistoia Femmine 15.411 52.043 20.926 41.732 130.112 Maschi 15.558 44.982 17.396 30.210 108.146 Siena Femmine 14.174 46.672 19.097 39.267 119.210 Maschi 24.116 74.738 27.227 44.342 170.423 Pisa Femmine 22.171 74.481 29.290 57.706 183.648 Maschi 20.179 59.022 22.846 38.521 140.568 Arezzo Femmine 18.441 60.040 24.321 48.000 150.802 Massa Maschi 10.643 33.134 14.223 22.437 80.437 Carrara Femmine 9.773 33.017 15.190 29.918 87.898 Maschi 21.853 66.154 26.950 43.216 158.173 Lucca Femmine 20.004 67.986 28.583 56.391 172.964 Maschi 12.265 36.934 15.385 26.622 91.206 Grosseto Femmine 11.163 37.683 16.980 34.168 99.994 Maschi 18.309 56.682 22.652 39.114 136.757 Livorno Femmine 16.489 57.872 24.848 50.912 150.121 Totale 409.162 1.297.860 514.987 947.088 3.169.097 Fonte: ISTAT, 2021 Il metodo di contatto e tecnica di rilevazione. Interviste effettuate con il sistema CATI (Computer Aided Telephone Interview) e CAWI (Computer Aided Web Interview) per mezzo di un questionario strutturato, preventivamente concordato con il Committente. 44

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Gruppo di lavoro. Interviste effettuate da parte di intervistatori professionisti, preventivamente formati allo svolgimento del lavoro per mezzo di apposite sessioni di briefing. Il gruppo di lavoro per le interviste è stato coordinato da un Responsabile del Field. 45

The Antidote of Volunteering. Third Annual Cesvot Report (2022)

The third annual report on the perception of volunteering in Tuscany, between social cohesion and the psychological impact of Covid.

Il Metodo Sociometrica