The second Sociometrica and FieldCare survey, written by Antonio Preiti and promoted by Libertà Eguale and Fondazione Magna Carta. Views on Europe, security, immigration and welfare, information sources and five political profiles, based on 908 adults living in Italy.
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Report promosso da Associazione Libertà Eguale e Fondazione Magna Carta
L’anima politica degli italiani 2
Cosa vorrebbero gli italiani dal Parlamento 2027
Antonio Preiti
19 ottobre 2026
Sociometrica — FieldCare
Il Report è stato promosso dall’Associazione Libertà Eguale e dalla Fondazione Magna Carta e realizzato da un
gruppo di lavoro di Sociometrica (dir. Gianfranco Cataldi) e di FieldCare (dir. Marina Deiana).
Il Report è stato curato e scritto da Antonio Preiti.
L’Anima Politica degli italiani 2
Indice
Introduzione: Cos’è l’Anima Politica degli Italiani ..................................................................................................... 4
1. La collocazione geopolitica dell'Italia: Europa, solo Europa .................................................................................. 6
Posizione internazionale preferita dell'Italia ................................................................................................................ 6
2. Gli italiani per la difesa europea ............................................................................................................................ 9
Difesa europea comune e autonomia dagli Stati Uniti .................................................................................................9
3. Sostegno all'Ucraina sulle sue ragioni, prudenza sul piano militare ................................................................... 12
Conflitto Russia-Ucraina: attribuzione delle ragioni ...................................................................................................12
Posizione dell'Italia verso l'Ucraina .............................................................................................................................13
Giudizio sull'operato dell'Unione Europea per l'Ucraina ............................................................................................15
4. Avvertito il pericolo russo, ma non imminente ................................................................................................... 16
Percezione della minaccia russa .................................................................................................................................16
5. Reticenza, confusione e critiche al Governo di Israele sul Medio Oriente .......................................................... 18
Conflitto in Medio Oriente: opinione su Israele..........................................................................................................18
6. Sulle grandi questioni accordo bipartisan ............................................................................................................ 21
Rapporti fra centrodestra e centrosinistra .................................................................................................................21
Temi su cui trovare un accordo tra gli schieramenti ...................................................................................................23
7. Immigrazione bilanciata, no all'ingresso indiscriminato e a quello illegale ........................................................ 25
Politica migratoria .......................................................................................................................................................25
Immigrazione irregolare: valore dell'ingresso illegale ................................................................................................27
8. Sicurezza: leggi più severe e repressione più netta ............................................................................................. 29
Sicurezza e criminalità .................................................................................................................................................29
9. Leggi elettorali: decidere direttamente il governo, meno peso al Parlamento, sì al ballottaggio ..................... 34
Conoscenza della nuova legge elettorale ...................................................................................................................34
Obiettivo prioritario di una legge elettorale ...............................................................................................................34
Ballottaggio fra gli schieramenti principali .................................................................................................................36
10. Più Stato e meno mercato per aumentare la coesione sociale ......................................................................... 38
Tasse, spesa pubblica e welfare ..................................................................................................................................38
11. Le fonti di informazione politica: la televisione prevale ancora, forti i giornali online .................................... 41
Fonti di informazione politica .....................................................................................................................................41
Canali digitali di informazione .....................................................................................................................................44
12. Conclusioni: le cinque anime politiche italiane verso il voto ............................................................................ 47
I cinque profili .............................................................................................................................................................48
La geografia politica dei cluster ..................................................................................................................................50
Leader, temi, fonti ......................................................................................................................................................51
La lettura d’insieme come conclusione dell’analisi .....................................................................................................52
Nota metodologica della cluster .................................................................................................................................53
Composizione socio-demografica ...............................................................................................................................55
I dati strutturali del campione .................................................................................................................................. 58
Nota metodologica generale .................................................................................................................................... 59
L’Anima Politica degli italiani 3
Introduzione: Cos’è l’Anima Politica degli Italiani
Che cos’è L’Anima politica degli Italiani, di cui presentiamo qui la seconda edizione? Non è una ricerca
astratta e lontana sui pensieri «nobili» degli elettori, ma un’indagine che va al cuore del pensiero degli
italiani, compresi quanti di politica non si occupano e non vogliono occuparsi, e che tuttavia esistono ed
esercitano la loro influenza sul clima sociale e politico del Paese. Non è un “ricamo” sulle geometrie
politiche, che pure non sono ignorate, ma un’indagine sulla mente politica degli Italiani: come
ragionano quando si tratta di politica e, soprattutto, che cosa pensano, e con quali ragioni, delle
questioni più complicate e controverse dell’attualità politica a mesi dal voto.
Vediamo ogni giorno sondaggi fondati, nella sostanza, su una sola domanda: per chi votereste in caso di
elezioni politiche? Al di là di quanto essi siano, o possano essere, predittivi, resta inevasa una lunga e
decisiva lista di questioni: perché gli elettori scelgono questa o quella forza politica, questo o quel
leader? da chi e da che cosa sono mossi nelle loro scelte? su quali argomenti vorrebbero che partiti e
leader dessero risposte migliori? La lista è lunga, e per questo l’obiettivo è guardare la politica dal lato
della domanda — cioè delle speranze, delle paure, dei desideri e anche dei pregiudizi degli elettori — e
non soltanto da quello dell’ingegneria politica dell’offerta, fatta di tattiche e strategie. Vogliamo sapere
come gli Italiani ragionano quando ragionano di politica, qui e ora.
Le domande del questionario affrontano questioni molto dibattute con una metodologia rigorosa,
un’attendibilità statistica elevata e un’onestà intellettuale che concepiamo, intenzionalmente, come
obbligatoria. Il primo nodo è quello della collocazione geopolitica dell’Italia: con l’Europa, con gli Stati
Uniti, con nessuno? Vogliamo capire quale sia il sentimento popolare in questa materia. Da qui
discende la questione, oggi sempre più dirimente, della difesa europea: si è favorevoli o no e, in caso
contrario, quale strada deve scegliere il nostro Paese? Sempre sul piano internazionale sono affrontate
le due grandi questioni che in questo momento dividono gli schieramenti politici, fra loro e al proprio
interno: il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente.
Vengono poi affrontati i temi interni, a cominciare da un giudizio sulla crescente polarizzazione politica,
per capire se essa è voluta e alimentata dagli elettori o piuttosto è da loro subìta. E, nel caso non sia
voluta — fermo restando, ovviamente, che la competizione fra schieramenti opposti rimane l’essenza
della democrazia — se esistono, e quali sono, gli argomenti sui quali sarebbe preferibile un accordo
bipartisan, il più ampio possibile, lasciando tutti gli altri argomenti alla competizione politica in senso
stretto.
Un’indagine che va al cuore della mente politica non poteva ignorare due temi che evocano un dibattito
estremamente controverso e, per di più, molto emotivo, nel quale paure e speranze,
strumentalizzazioni e realtà s’intrecciano in modo non facile da interpretare: l’immigrazione e la
sicurezza, due temi distinti anche se talvolta visti come sinonimi. Sul primo si vuole capire il pensiero
profondo degli Italiani: il Paese deve aprirsi o chiudersi, e in che modo, nell’uno e nell’altro caso? Anche
sulla sicurezza il dibattito è molto acceso, al punto che ad alcuni appare un problema marginale e ad
altri un problema assoluto; e anche su questo conoscere il pensiero degli Italiani è particolarmente
importante.
L’Anima Politica degli italiani 4
Da pochi giorni è stata approvata la nuova legge elettorale, anch’essa fra molte controversie e con un
confronto molto aspro fra le parti politiche. Senza entrare nelle tecnicalità di ogni legge elettorale, si
chiede agli Italiani quale debba essere la ratio di una legge elettorale — a quale fine principale debba
servire — e come su questo punto si distribuiscano le preferenze rispetto alle stesse appartenenze
politiche. Va sottolineato, come si è detto, che si è evitata la domanda su quale lista o partito
l’intervistato voterebbe se oggi si votasse per le elezioni politiche; invece, si è chiesto a ciascuno come
si collocherebbe sulla scala lineare destra-sinistra, costruita in perfetta simmetria: sinistra e centro-
sinistra, poi il centro, e di rimpetto centro-destra e destra. Non c’è una corrispondenza biunivoca,
matematica, fra questa auto-collocazione e il voto, anche se è facile intuire a quali scelte elettorali
ciascuna possa condurre; ma le risposte a questa domanda ci dicono cose molto più importanti e solide
— l’auto-collocazione è meno volatile del voto alla singola lista — e molto più utili, perché le auto-
collocazioni politiche possono essere considerate una sorta di «blocco di partenza» per le successive
scelte al momento del voto.
Un ultimo tema, molto importante, è quello delle fonti d’informazione. Viviamo un momento
particolare della comunicazione politica: da un lato vediamo un’abbondanza d’informazione, anzi una
bulimia, in parte gratuita e in parte a pagamento di notizie, opinioni e quant’altro; dall’altro vediamo
una generale recriminazione sul fatto che la cognizione dei problemi sia superficiale, episodica,
frammentata e preda di modalità emotive immature. Anche su questo serve capire di più.
Il capitolo conclusivo mette insieme tutte queste risposte e chiede quanti e quali «tipi» (cluster) di
cittadini esistano, se le opinioni vengono considerate nel loro insieme e non una alla volta: ne esce una
tipologia in cinque gruppi — le cinque anime politiche dell’Italia — che offre a questa edizione la chiave
di lettura formidabile.
L’Anima politica degli Italiani vuole essere una sorta di esercizio di auto-consapevolezza degli Italiani sul
loro pensiero politico e anche una «guida», per quanto possibile, per chi fa offerta politica per
comprendere al meglio i sentimenti della popolazione: sentimenti che, in modo diretto e potente,
rappresentano i cambiamenti del Paese più auspicati, quelli per i quali batte più forte il cuore degli
Italiani.
L’Anima Politica degli italiani 5
1. La collocazione geopolitica dell'Italia: Europa, solo Europa
Il primo e più netto risultato dell'indagine riguarda il posto che gli italiani assegnano al proprio Paese nel
nuovo disordine mondiale. Di fronte a un sistema internazionale in cui l'alleanza atlantica è messa in
discussione dallo stesso alleato americano, la risposta prevalente non è né il proporre una pura e semplice
fedeltà transatlantica né la ricerca di nuovi protettori, ma l'ancoraggio all'Europa come spazio di
sovranità autonoma.
Posizione internazionale preferita dell'Italia
In questo periodo ci sono molti sconvolgimenti nell’ordine mondiale. Secondo lei quale dovrebbe essere la
posizione dell’Italia? (una sola risposta)
Tabella 1 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Vicina agli Stati Uniti, insieme all’Europa 19,2%
Vicina agli Stati Uniti, anche senza l’Europa 5,2%
Totalmente con l’Europa, in totale autonomia da chiunque 39,8%
Vicina alla Russia 1,6%
Vicino alla Cina 1,8%
Assolutamente da sola senza nessuna alleanza né con l’Europa, né con altri paesi 13,7%
Non so / preferisco non rispondere 18,6%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L'opzione prevalente, con ampio margine, è un'Italia «totalmente con l'Europa, in totale autonomia da
chiunque» (39,8%): quattro italiani su dieci, il doppio di chi sceglie l'opzione atlantica tradizionale —
vicina agli Stati Uniti insieme all'Europa (19,2%). L'allineamento agli Stati Uniti senza l'Europa è residuale
(5,2%), così come le opzioni filo-russa (1,6%) e filo-cinese (1,8%), che sommate non raggiungono il 3,5%.
L'isolazionismo puro — «da sola, senza alleanze» — raccoglie il 13,7%; il 18,6% non risponde.
Sommando l'opzione europea e quella isolazionista, più della metà degli italiani (53,5%) vuole un'Italia
svincolata da Washington; le due opzioni che includono gli Stati Uniti si fermano al 24,4%, un dato fra i
più bassi mai registrati in un'indagine italiana sull'atlantismo. Ovviamente, queste risposte sono
influenzate e talvolta determinate dal giudizio sull’attuale presidenza americana, pronte a risalire non
appena il contesto politico americano dovesse cambiare. L'Europa non è dunque percepita solo come una
scelta di campo all'interno dell'alleanza occidentale, ma come il contenitore della sovranità nazionale in
un mondo divenuto ostile: un europeismo autonomista che la presidenza Trump ha accelerato e che si
distingue tanto dall'atlantismo della Prima Repubblica, mentre declina decisamente l'euroscetticismo
sovranista degli anni Dieci.
Calcolato sui soli rispondenti, l'orientamento europeo-autonomista sale al 48,9% e quello atlantico (nelle
due varianti) al 30,0%: anche al netto dell'incertezza, il rapporto è di oltre tre a due. La quota di non
L’Anima Politica degli italiani 6
risposte (18,6%) è nella media del blocco internazionale e segnala che per quasi un quinto degli italiani la
collocazione del Paese non è un tema su cui si possiede un'opinione formata.
L'incrocio delle risposte con l'auto-collocazione politica scioglie subito la domanda che la distribuzione
generale lasciava aperta: l'europeismo autonomista non è un'opzione trasversale, ma ha un baricentro
netto a sinistra. L'Italia «totalmente con l'Europa, in totale autonomia da chiunque» è la scelta del 64%
di chi si colloca a sinistra e del 57% di chi si colloca nel centro-sinistra — contro il 40% della media generale
—: sono di gran lunga i maggiori sostenitori del protagonismo dell'Europa, e in queste due aree l'opzione
atlantica tradizionale scende rispettivamente al 9% e al 16%.
Spostandosi verso destra il quadro cambia, ma non a favore di un “sovranismo” chiuso al nostro paese.
Nel centro (31%) e nel centro-destra (32%), così come nella destra (32%), l'opzione «vicina agli Stati Uniti,
insieme all'Europa» eguaglia o supera quella europeo-autonomista (46%, 31% e 29%): è qui che
l'atlantismo è oggi più forte, nella variante che non rinuncia all'Europa ma la colloca dentro il rapporto
con Washington. L'allineamento agli Stati Uniti senza l'Europa resta residuale ovunque, ma raggiunge il
10% solo nel centro-destra. L'isolazionismo puro — «da sola, senza alleanze» — è invece il tratto distintivo
di chi non si colloca sulla scala destra-sinistra (26%), confermando l'ipotesi che l'area del disincanto
politico sia anche l'area del disimpegno internazionale, e ha una certa presenza (15%) nella destra e nel
centro-destra.
Figura 1.1 — Collocazione internazionale dell'Italia per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 19 5 40 14 19
Sinistra (n=106) 9 64 10 13
Centro-sinistra (n=139) 16 6 57 5 13
Centro (n=66) 31 46 12
Centro-destra (n=182) 32 10 31 15 9
Destra (n=112) 32 8 29 15 13
Non mi colloco (n=198) 10 30 26 30
Preferisco non rispondere (n=68) 10 24 61
0 20 40 60 80 100
Vicina agli USA, insieme all'Europa Vicina agli USA, anche senza l'Europa
Totalmente con l'Europa, in autonomia Vicina alla Russia
Vicina alla Cina Da sola, senza alleanze
Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 7
Un secondo incrocio, con il titolo di studio, mostra che l'europeismo autonomista cresce con l'istruzione:
fra i laureati l'opzione «totalmente con l'Europa» raggiunge il 54%, contro il 40% della media generale e
il 38% di chi ha la licenza elementare o media; fra i laureati, inoltre, le non risposte scendono al 7% e
l'isolazionismo al 9%. La scelta europea, in questo momento, appare dunque come l'opzione dei segmenti
più orientati ideologicamente a sinistra e più dotati di risorse culturali: l'Europa è percepita come spazio
di sovranità da chi dispone degli strumenti per leggerla come tale.
L’Anima Politica degli italiani 8
2. Gli italiani per la difesa europea
In questo capitolo si affronta il contenuto dell'ancoraggio europeo sul terreno più impegnativo, quello
della difesa. L'annuncio del disimpegno americano dall'Europa ha prodotto nell'opinione pubblica italiana
non un riflesso di abbandono, ma una domanda di difesa comune europea, che una parte consistente
vorrebbe comunque in collegamento con gli Stati Uniti.
Difesa europea comune e autonomia dagli Stati Uniti
Di fronte al disimpegno degli Stati Uniti dall’Europa annunciato dall'amministrazione Trump, ritiene che l'Europa
debba dotarsi di una propria politica di difesa comune, autonoma rispetto agli Stati Uniti? (una sola risposta)
Tabella 2 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Sì, del tutto autonoma 39,5%
Sì, ma sempre in collegamento con gli Stati Uniti 21,1%
No, deve fare il minimo indispensabile 13,0%
No, non deve fare assolutamente niente 6,5%
Non so / preferisco non rispondere 19,8%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Una maggioranza assoluta (60,6%) è favorevole a una politica di difesa comune europea: il 39,5% la
vuole «del tutto autonoma» dagli Stati Uniti, il 21,1% «sempre in collegamento» con Washington. Le
posizioni contrarie — fare «il minimo indispensabile» (13,0%) o «assolutamente niente» (6,5%) —
sommano al 19,5%; un quinto (19,8%) non ha opinione. Sui soli rispondenti, il consenso alla difesa
comune sale al 75,6%.
Due letture si impongono. La prima: la difesa europea, per decenni tema da addetti ai lavori, è diventata
una domanda di opinione pubblica, con un rapporto di tre a uno fra favorevoli e contrari. La seconda:
all'interno del fronte favorevole, l'opzione autonoma prevale su quella atlantica di quasi due a uno, ma
un terzo di chi vuole la difesa europea la vuole in alleanza con gli Stati Uniti. L'europeismo degli italiani
non è dunque anti-americano in senso stretto: è la constatazione che la garanzia americana non è più
sufficiente e che occorre dotarsi di una capacità propria — con Washington, se possibile; senza, se
necessario.
Il dato va letto insieme alla collocazione internazionale: la quota di chi vuole la difesa «in collegamento»
con gli Stati Uniti (21,1%) è quasi identica a quella di chi colloca l'Italia «vicina agli Stati Uniti, insieme
all'Europa» (19,2%). Si delinea un'area atlantico-europeista di circa un quinto dell'elettorato, distinta da
un'area europeista-autonomista di circa il 40%; gli incroci fra le due domande e con la collocazione
politica permetteranno di verificare se si tratta degli stessi intervistati.
Anche sulla difesa comune l'auto-collocazione politica ordina le risposte in modo coerente con il capitolo
precedente, ma con una differenza importante: qui il consenso alla difesa europea è trasversale, e ciò
L’Anima Politica degli italiani 9
che cambia da sinistra a destra è il rapporto con gli Stati Uniti. L'opzione «del tutto autonoma» è
massima a sinistra (57%) e resta sopra la media nel centro-sinistra (45%) e nel centro-destra (46%);
l'opzione «sempre in collegamento con gli Stati Uniti» cresce invece in modo quasi lineare lungo l'asse,
dal 16% della sinistra al 22% del centro-sinistra, al 24% del centro, al 31% del centro-destra e al 36% della
destra, dove le due varianti si equivalgono (35% e 36%).
La simmetria è evidente: a sinistra la difesa europea è pensata come emancipazione da Washington, a
destra come integrazione nell'alleanza con Washington. Sommando le due modalità favorevoli, il
consenso complessivo alla difesa comune è però omogeneo — 73% a sinistra, 67% nel centro-sinistra,
77% nel centro-destra, 71% nella destra — e cala solo fra chi non si colloca (40%), dove pesano le non
risposte (37%). Il contenuto della domanda di difesa non è quindi un tema di posizione fra gli
schieramenti, ma lo è la sua forma: più atlantica a destra, più autonomista a sinistra.
Figura 2.1 — Difesa europea comune per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 40 21 13 7 20
Sinistra (n=106) 57 16 9 7 11
Centro-sinistra (n=139) 45 22 19 5 9
Centro (n=66) 36 24 17 10 13
Centro-destra (n=182) 46 31 12 8
Destra (n=112) 35 36 12 6 11
Non mi colloco (n=198) 31 9 12 11 38
Preferisco non rispondere (n=68) 19 10 5 66
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Sì, del tutto autonoma Sì, ma in collegamento con gli USA No, il minimo indispensabile
No, non deve fare niente Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 10
L'incrocio con il titolo di studio aggiunge un elemento che va nella stessa direzione del capitolo 1: i laureati
sono i più favorevoli a entrambe le opzioni di difesa comune, sia a quella autonoma (48%, contro il 37%
di chi ha la licenza elementare o media) sia a quella in collegamento con gli Stati Uniti (24% contro
21%); complessivamente il 72% dei laureati vuole una difesa europea, contro il 58% dei meno istruiti, e
le non risposte scendono dal 23% all'11%. Il segmento più istruito è insomma, nel suo insieme, il più
«atlantista» in senso ampio — favorevole a una capacità europea che non rompe il legame con gli Stati
Uniti —, mentre nei livelli di istruzione più bassi crescono l'incertezza e il minimalismo.
Figura 2.2 — Difesa europea comune per titolo di studio (% di colonna)
Totale (n=911) 40 21 13 7 20
Licenza elementare/media (n=392) 37 21 14 6 23
Diploma di scuola superiore (n=367) 39 20 14 8 19
Laurea e più (n=147) 48 24 10 6 11
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Sì, del tutto autonoma Sì, ma in collegamento con gli USA No, il minimo indispensabile
No, non deve fare niente Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 11
3. Sostegno all'Ucraina sulle sue ragioni, prudenza sul piano
militare
Le tre domande sul conflitto russo-ucraino misurano tre cose diverse: a chi gli italiani attribuiscono le
ragioni della guerra, che cosa l'Italia dovrebbe fare, come giudicano quanto ha fatto l'Unione Europea.
Messe insieme disegnano un profilo coerente: sul piano del giudizio prevale il riconoscimento assoluto
delle ragioni dell'Ucraina; sul piano dell'azione prevale la prudenza, con una netta preferenza per un
sostegno militare limitato.
Conflitto Russia-Ucraina: attribuzione delle ragioni
Pensando al conflitto tra Russia e Ucraina, a chi ritiene che vadano attribuite più ragioni? (una sola risposta)
Tabella 3 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Ha pienamente ragione l’Ucraina a difendersi fino in fondo dall’invasione russa 23,0%
Ha ragione l’Ucraina a difendersi, però adesso c’è bisogno di realismo 20,2%
Hanno responsabilità uguali tutte e due le parti in causa 25,6%
Ha ragione l’Ucraina però in passato hanno dato ragioni alla Russia di intervenire 6,8%
la Russia ha avuto piena ragione per intervenire 4,5%
Non so / preferisco non rispondere 19,8%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Le due posizioni che riconoscono la ragione all'Ucraina — «piena ragione» (23,0%) e ragione «ma serve
realismo» (20,2%) — sommano al 43,2% e costituiscono l'orientamento prevalente. L'equidistanza
(«responsabilità uguali») è però la singola modalità più scelta (25,6%), e le posizioni che concedono
ragioni alla Russia, parziali (6,8%) o piene (4,5%), sommano all'11,3%. Un intervistato su cinque (19,8%)
non si esprime.
Sui soli rispondenti, il riconoscimento delle ragioni ucraine sale al 53,9%, l'equidistanza al 31,9%, le ragioni
alla Russia al 14,1%: la maggioranza assoluta di chi ha un'opinione sta con l'Ucraina, ma quasi la metà di
questa maggioranza condiziona il giudizio a una domanda di «realismo» che allude a una soluzione di
difesa e di negoziazione. Il blocco degli equidistanti e dei filo-russi (36,9% sul totale) resta di dimensioni
ragguardevoli e conferma la posizione dell'Italia, stabilmente fra i Paesi UE con il sostegno più tiepido alla
causa ucraina nelle rilevazioni Eurobarometro.
L'incrocio con il titolo di studio precisa dove si concentra il riconoscimento delle ragioni ucraine. Fra i
laureati il sostegno pieno all'Ucraina è al suo massimo (27%) e, sommato al sostegno «con realismo»
(30%, anch'esso il valore più alto), porta il riconoscimento complessivo delle ragioni dell'Ucraina al 57%,
L’Anima Politica degli italiani 12
contro il 43% della media generale e il 41% di chi ha la licenza elementare o media. Nel segmento più
istruito scendono inoltre le non risposte (10% contro 25%) e le posizioni che concedono ragioni alla Russia
(9% contro 10%), mentre l'equidistanza resta stabile intorno a un quarto in tutti i livelli di istruzione:
l'istruzione non sposta gli equidistanti, ma trasforma gli incerti in sostenitori dell'Ucraina.
Figura 3.1 — Conflitto Russia-Ucraina, attribuzione delle ragioni per titolo di studio (% di colonna)
Totale (n=911) 23 20 26 7 5 20
Licenza elementare/media (n=392) 25 15 25 7 25
Diploma di scuola superiore (n=367) 19 22 27 8 7 18
Laurea e più (n=147) 27 30 25 5 10
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Ucraina pienamente nel giusto Ucraina nel giusto, ma serve realismo
Responsabilità uguali Ucraina ha dato ragioni alla Russia
Russia pienamente nel giusto Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Posizione dell'Italia verso l'Ucraina
Quale posizione dovrebbe tenere l'Italia nei confronti dell'Ucraina? (una sola risposta)
Tabella 4 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
L’Italia deve sostenere l’Ucraina pienamente con aiuti militari importanti 10,8%
L’Italia deve sostenere l’Ucraina con un aiuto militare limitato 10,7%
L’Italia deve dare prevalentemente un sostegno economico, umanitario, 30,4%
energetico, ma solo eccezionalmente aiuti militari
L’Italia deve progressivamente ridurre ogni tipo di sostegno 9,2%
L'Italia non dovrebbe essere coinvolta in alcun modo in questa vicenda 23,8%
Non so / preferisco non rispondere 15,2%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 13
Sul che fare, la modalità prevalente è il sostegno «prevalentemente economico, umanitario,
energetico», con aiuti militari solo eccezionali (30,4%). Le due opzioni di aiuto militare, pieno (10,8%) o
limitato (10,7%), sommano al 21,5%; l'area del disimpegno — ridurre progressivamente ogni sostegno
(9,2%) e non essere coinvolti «in alcun modo» (23,8%) — raggiunge il 33,0%. Il 15,2% non risponde.
È qui che la prudenza prende forma: il 43,2% che riconosce le ragioni dell'Ucraina scende al 21,5% quando
si tratta di sostenerla militarmente senza esitazioni. Il «realismo» invocato si traduce in un sostegno che
limiti la dimensione militare.
Anche sul che fare il titolo di studio è la variabile che più differenzia le risposte, e lo fa nella stessa
direzione. Fra i laureati il sostegno pieno con aiuti militari pieni (14%), quello con aiuto militare limitato
(23%, più del doppio della media) e quello prevalentemente economico-umanitario con aiuti militari solo
eccezionali (35%) sommano a un 72% favorevole a una qualche forma di sostegno all'Ucraina, contro il
52% della media generale e il 43% di chi ha la licenza elementare o media. Specularmente l'area del
disimpegno si riduce dal 39% dei meno istruiti al 20% dei laureati, e fra questi ultimi il «non essere
coinvolti in alcun modo» scende all'11% (29% fra i meno istruiti). La prudenza militare dell'opinione
pubblica italiana è dunque in larga misura una prudenza dei ceti meno istruiti: nel segmento con più
risorse culturali la disponibilità ad sostenere l'Ucraina con le armi, almeno in forma limitata, raggiunge il
37%.
Figura 3.2 — Posizione dell'Italia verso l'Ucraina per titolo di studio (% di colonna)
Totale (n=911) 11 11 30 9 24 15
Licenza elementare/media (n=392) 12 5 26 10 29 18
Diploma di scuola superiore (n=367) 8 12 33 9 24 15
Laurea e più (n=147) 14 23 35 8 11 9
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Sostegno pieno, anche militare Sostegno con aiuto militare limitato
Sostegno civile, solo eccezionalmente militare Ridurre progressivamente ogni sostegno
Non coinvolgersi in alcun modo Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 14
Giudizio sull'operato dell'Unione Europea per l'Ucraina
E per quanto riguarda l'Unione Europea nel suo complesso, come giudica quello che ha fatto finora per l'Ucraina?
(una sola risposta)
Tabella 5 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Ha fatto meno di quanto avrebbe dovuto 25,6%
Ha fatto quanto era giusto fare 27,4%
Ha fatto più di quanto avrebbe dovuto 25,0%
Non so / preferisco non rispondere 21,9%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Il giudizio sull'Unione è tripartito in modo quasi perfetto: ha fatto «quanto era giusto» per il 27,4%,
«meno del dovuto» per il 25,6%, «più del dovuto» per il 25,0%; il 21,9% non sa. La critica proviene da due
direzioni opposte e di pari forza — troppo timida per alcuni, troppo esposta per altri.
La distribuzione è coerente con il profilo dei due capitoli precedenti: chi vuole una difesa europea
autonoma e riconosce le ragioni dell'Ucraina tende a giudicare insufficiente l'azione dell'Unione; chi è per
il disimpegno la giudica eccessiva. Che le due critiche si equivalgano conferma che la politica europea
verso l'Ucraina non è un tema «di valenza», su cui tutti condividono l'obiettivo.
L’Anima Politica degli italiani 15
4. Avvertito il pericolo russo, ma non imminente
La prudenza sul piano militare non deriva da una sottovalutazione della minaccia. Due terzi degli italiani
considerano la Russia un pericolo per l'Europa; ma la maggioranza lo percepisce come serio e differito,
non come immediato — ed è questa percezione che tiene insieme la domanda di difesa europea (cap. 2)
e la riluttanza ad armare l'Ucraina (cap. 3).
Percezione della minaccia russa
Ritiene che oggi la Russia costituisca un pericolo per l'Europa? (una sola risposta)
Tabella 6 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Sì, un pericolo molto grave e immediato 17,2%
Sì, un pericolo serio ma non immediato 33,3%
Sì, ma si tratta di un pericolo modesto 15,2%
No, nessun pericolo 20,4%
Non so / preferisco non rispondere 13,8%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
La Russia è percepita come un pericolo per l'Europa dal 65,7% del campione: «molto grave e immediato»
per il 17,2%, «serio ma non immediato» per il 33,3% — la modalità più frequente —, «modesto» per il
15,2%. Un intervistato su cinque (20,4%) esclude qualsiasi pericolo; il 13,8% non sa. Sui soli rispondenti,
chi vede un pericolo sale al 76,2% e chi lo giudica serio o grave al 58,6%.
La distribuzione spiega l'apparente paradosso dei capitoli precedenti: la minaccia è reale ma non alle
porte, e la conclusione prevalente è che occorra attrezzarsi, non combattere. Chi vede un pericolo «serio
ma non immediato» vuole una difesa europea e nessuna urgenza di coinvolgere l'Italia nel conflitto in
corso. Il 20,4% che nega ogni pericolo costituisce il nucleo duro dell'orientamento neutralista e non
considera la Russia una minaccia seria — una quota che corrisponde quasi esattamente al blocco degli
equidistanti e dei filo-russi e all'area del disimpegno (33,0%).
L'incrocio con l'auto-collocazione politica mostra che la percezione della minaccia russa ha una
gradazione ideologica precisa, più nell'intensità che nell'esistenza del pericolo. Il giudizio di pericolo
«molto grave e immediato» è soprattutto di sinistra (28%) e di centro-sinistra (26%), contro il 17% della
media; nel centro-destra la modalità prevalente è invece il pericolo «serio ma non immediato» (40%),
che è anche la modalità più scelta nel centro (37%) e nella destra (37%). A destra il pericolo immediato
scende al 7% e cresce la percezione di un pericolo «modesto» (27%), mentre la negazione di qualsiasi
pericolo è distribuita in modo sorprendentemente uniforme, fra il 16% e il 24%, da sinistra a destra.
Il quadro è coerente con i capitoli precedenti: l'area di sinistra, che vuole una difesa europea autonoma
e riconosce le ragioni dell'Ucraina, è anche quella che avverte la minaccia come più urgente; l'area di
L’Anima Politica degli italiani 16
centro-destra, atlantica sulla difesa, riconosce la serietà del pericolo ma ne rinvia l'orizzonte; la destra
estrema lo ridimensiona. Sommando le due modalità «grave» e «serio», la quota di chi considera la Russia
una minaccia seria è del 64% a sinistra, del 57% nel centro-sinistra, del 56% nel centro-destra e del 44%
nella destra: la percezione della minaccia decresce lungo l'asse sinistra-destra, e con essa — come si è
visto nel capitolo 3 — la disponibilità a sostenere l'Ucraina.
Figura 4.1 — Percezione della minaccia russa per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 17 33 15 20 14
Sinistra (n=106) 28 36 8 16 12
Centro-sinistra (n=139) 26 32 16 22 5
Centro (n=66) 18 37 19 16 10
Centro-destra (n=182) 17 40 13 24 7
Destra (n=112) 7 37 27 22 7
Non mi colloco (n=198) 15 30 13 22 20
Preferisco non rispondere (n=68) 7 28 11 7 48
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Pericolo molto grave e immediato Pericolo serio ma non immediato Pericolo modesto
Nessun pericolo Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 17
5. Reticenza, confusione e critiche al Governo di Israele sul Medio
Oriente
Il Medio Oriente è il tema internazionale su cui gli italiani hanno le idee meno chiare e con un’ampia
varietà di posizioni, anche se le critiche al Governo attuale di Israele sono nette. La domanda registra la
quota più alta di non risposte dell'intera indagine; fra chi si esprime, prevale un giudizio critico sulla
condotta del Governo israeliano, che tuttavia nella grande maggioranza dei casi non mette in discussione
il diritto di Israele a esistere.
Conflitto in Medio Oriente: opinione su Israele
Pensando al conflitto in Medio Oriente, quale di queste affermazioni si avvicina di più alla Sua opinione su Israele?
(una sola risposta)
Tabella 7 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Israele ha pieno diritto di esistere e di difendersi, anche attaccando preventivamente quando 6,0%
ritiene di essere minacciato
Israele ha diritto di esistere e di difendersi, ma le sue azioni militari devono essere limitate e 14,0%
proporzionate
Israeliani e palestinesi hanno ragioni e torti in egual misura: servono due Stati con pari diritti e 25,3%
pari sicurezza
Israele ha diritto di esistere, ma occupa territori che non gli appartengono e deve ritirarsi da 18,5%
essi
Israele occupa terre non sue e non dovrebbe continuare a esistere come Stato nel Medio 12,1%
Oriente
Non so / preferisco non rispondere 24,1%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Quasi un italiano su quattro (24,1%) non sa o preferisce non rispondere: è la domanda con più reticenza
di tutto il questionario, segno di un tema percepito come divisivo, emotivamente carico e difficile da
valutare. La singola modalità più scelta è quella equidistante — «ragioni e torti in egual misura: servono
due Stati» (25,3%).
Fra le altre posizioni, il baricentro è spostato verso la critica. Le due modalità che riconoscono a Israele il
diritto di esistere e difendersi — senza riserve (6,0%) o con riserve di proporzionalità (14,0%) — sommano
al 20,0%; quelle critiche sommano al 30,6%, ma sono di natura diversa: il 18,5% critica l'occupazione dei
territori chiedendo il ritiro, pur riconoscendo il diritto di Israele a esistere, mentre il 12,1% nega a Israele
il diritto di «continuare a esistere come Stato in quella regione». Sommando le posizioni che riconoscono
esplicitamente il diritto all'esistenza di Israele (6,0 + 14,0 + 18,5) si arriva al 38,5%, cui va aggiunta la
soluzione dei due Stati, che lo presuppone: la legittimità dello Stato di Israele è condivisa dal 63,8% del
campione, mentre la critica si rivolge alla condotta del suo Governo — le azioni militari e l'occupazione.
Sui soli rispondenti, il rapporto fra posizioni critiche e di sostegno è di 1,5 a 1, e la posizione più radicale
raggiunge il 16%. È un dato non trascurabile, che la ricerca internazionale (Pew Research Center, 2024-
L’Anima Politica degli italiani 18
2025) collega a un marcato divario generazionale e politico; la combinazione di alta reticenza,
equidistanza e critica alla condotta del Governo — più che allo Stato — definisce un'opinione pubblica
confusa più che schierata, che ha interiorizzato la gravità della crisi umanitaria senza disporre di un
quadro interpretativo che sia attento, o molto attento, alla distinzione tra lo Stato di Israele e il suo
attuale governo.
È sul Medio Oriente che l'auto-collocazione politica produce la situazione più variegata dell'intero blocco
internazionale, con profili quasi speculari fra le due ali dello schieramento. La posizione che nega a Israele
il diritto di «continuare a esistere come Stato in quella regione» è presente in modo consistente solo a
sinistra in senso stretto (27%), perché scende al 14% nel centro-sinistra, al 7% nel centro, al 5% nella
destra e al 3% nel centro-destra. Nella sinistra e nel centro-sinistra la modalità prevalente è comunque
quella che riconosce il diritto di Israele a esistere ma ne critica l'occupazione dei territori (33% in
entrambe le aree), e in queste due aree l'opzione equidistante dei «due Stati» è marginale (8% e 20%).
Il sostegno maggiore a Israele viene dal centro-destra e dalla destra. Sommando le due opzioni favorevoli
al Paese — il diritto a esistere e difendersi «anche attaccando per primo» e quello con azioni «limitate e
proporzionate» — si arriva al 32% nel centro-destra e al 31% nella destra, contro il 23% della sinistra, il
18% del centro-sinistra e il 15% del centro; in entrambe le aree di destra il sostegno è però
prevalentemente nella versione condizionata alla proporzionalità (25% e 21%), mentre quella
incondizionata non supera il 10%. La modalità più scelta nel centro (44%), nel centro-destra (39%) e nella
destra (36%) resta l'equidistanza dei «due Stati con pari diritti e pari sicurezza», che è invece la posizione
meno frequente a sinistra.
Ne risulta una struttura a tre livelli: una sinistra schierata e critica, che in un quarto dei casi arriva a
mettere in discussione l'esistenza dello Stato di Israele; un centro-destra e una destra più favorevoli a
Israele ma soprattutto equidistanti; e un'area di non collocati in cui prevale la reticenza (40% di non
risposte). La forte polarizzazione fra le ali conferma che il Medio Oriente è, in Italia come altrove, un tema
di identità politica più che di informazione — il divario per orientamento è ben più ampio di quello per
titolo di studio —, in linea con la polarizzazione documentata dalle rilevazioni internazionali sul conflitto
già citate.
L’Anima Politica degli italiani 19
Figura 5.1 — Conflitto in Medio Oriente, opinione su Israel per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 6 14 25 19 12 24
Sinistra (n=106) 7 16 8 33 27 10
Centro-sinistra (n=139) 14 20 33 14 16
Centro (n=66) 7 9 44 16 7 17
Centro-destra (n=182) 7 25 39 13 14
Destra (n=112) 10 21 36 9 5 19
Non mi colloco (n=198) 7 19 14 17 40
Preferisco non rispondere (n=68) 6 10 7 6 70
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Pieno diritto di difendersi, anche attaccando per primo Diritto di difendersi, ma con azioni limitate
Ragioni e torti uguali: due Stati Occupa territori non suoi: deve ritirarsi
Non dovrebbe esistere come Stato Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 20
6. Sulle grandi questioni accordi bipartisan
Dal fronte esterno a quello interno, il primo dato riguarda il modo in cui gli italiani vorrebbero che gli
schieramenti politici si rapportassero fra loro. Contro la rappresentazione di un elettorato polarizzato,
emerge una domanda ampia di accordo bipartisan su poche questioni di grande interesse generale —
sicurezza e immigrazione in primo luogo, poi giustizia, ambiente, politica estera e sostegno all'Europa —
conservando il conflitto su tutto il resto.
Rapporti fra centrodestra e centrosinistra
Parlando dei rapporti tra centrodestra e centrosinistra, quale di queste situazioni preferirebbe? (una sola risposta)
Tabella 8 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Una netta e continua contrapposizione: è giusto che le alternative restino chiare e nette su 15,6%
tutto
Una contrapposizione sulla maggior parte degli argomenti, però facendo un accordo su 41,1%
alcune questioni fondamentali
Una collaborazione ampia sulla maggior parte dei temi, riservando il conflitto a poche 25,1%
questioni
Non so / preferisco non rispondere 18,2%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Solo il 15,6% desidera una contrapposizione «netta e continua» fra gli schieramenti. Il 41,1% — la
modalità più scelta — preferisce un conflitto sulla maggior parte dei temi temperato dall'accordo «su
alcune questioni fondamentali di interesse nazionale», e il 25,1% una collaborazione ampia che riservi il
conflitto a poche questioni. Le due opzioni cooperative sommano al 66,2%; il 18,2% non risponde. Sui soli
rispondenti, chi vuole lo scontro permanente è meno di uno su cinque (19,1%).
Il risultato mette in discussione la lettura di un Paese polarizzato nella mente politica degli Italiani: la
polarizzazione è delle élite e della comunicazione politica, dei talk show più che dei cittadini. È un dato
in linea con la ricerca sulla affective polarization, che distingue fra ostilità verso l'altro campo e preferenze
sulle politiche: gli italiani possono non amare l'avversario, ma vogliono che i due schieramenti si parlino
sulle questioni di interesse nazionale. La preferenza per la modalità intermedia — conflitto come regola,
accordo come eccezione su poche questioni — indica inoltre che non si tratta di una domanda di «grande
coalizione» o di consociativismo, ma di una domanda di responsabilità condivisa sulle questioni di
sistema.
L'incrocio con l'auto-collocazione politica mostra che la domanda di accordo è largamente condivisa e
che l'unica spinta davvero rilevante alla contrapposizione netta viene da chi si colloca a destra (26%),
dieci punti sopra la media e contro il 14-17% di tutte le altre aree. Ovunque altrove prevale la modalità
intermedia — conflitto sulla maggior parte dei temi, ma accordo sulle questioni fondamentali —, che
raggiunge il 57% a sinistra e il 54% nel centro-sinistra e resta attorno al 47-48% nel centro e nel centro-
L’Anima Politica degli italiani 21
destra; la collaborazione ampia è invece più frequente a destra del centro (30% nel centro-destra, 29%
nella destra) che a sinistra (16%). Sommando le due opzioni cooperative, la domanda di accordo sui grandi
temi è del 74% a sinistra, del 79% nel centro-sinistra, del 73% nel centro, del 77% nel centro-destra e del
65% nella destra: una richiesta trasversale, che si attenua — senza venir meno — solo all'estrema destra
dello spettro. Fra chi non si colloca sulla scala la contrapposizione netta scende al 9%, ma pesano le non
risposte (35%).
Figura 6.1 — Rapporti fra centrodestra e centrosinistra per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 16 41 25 18
Sinistra (n=106) 14 57 16 13
Centro-sinistra (n=139) 16 54 25 6
Centro (n=66) 17 48 25 10
Centro-destra (n=182) 15 47 30 8
Destra (n=112) 26 36 29 9
Non mi colloco (n=198) 9 27 29 35
Preferisco non rispondere (n=68) 9 16 17 58
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Contrapposizione netta e continua
Contrapposizione, con accordi su questioni fondamentali
Collaborazione ampia
Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 22
Temi su cui trovare un accordo tra gli schieramenti
Su quali temi, secondo Lei, centrodestra e centrosinistra dovrebbero soprattutto trovare un accordo? (sono
possibili più risposte, massimo 3)
Tabella 9 — Distribuzione delle risposte (risposta multipla)
Modalità di risposta %
Immigrazione 29,9%
Sicurezza e criminalità 42,6%
Politica estera e collocazione internazionale dell'Italia 19,4%
Europa e difesa comune europea 17,0%
Giustizia 29,7%
Regole istituzionali e legge elettorale 9,7%
Ambiente ed energia 24,0%
Su nessuno di questi temi 0,4%
Non so / preferisco non rispondere 0,7%
Nota: domanda a risposta multipla (massimo 3 risposte); percentuali calcolate sulla base ponderata (media di 1,7 temi per
intervistato).
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
La sicurezza (42,6%) è il primo terreno d'intesa invocato, con oltre dodici punti di vantaggio sui successivi;
immigrazione (29,9%) e giustizia (29,7%) sono appaiate al secondo posto, seguite da ambiente ed energia
(24,0%). La politica estera (19,4%) e l'Europa e la difesa comune (17,0%) formano un terzo gruppo; le
regole istituzionali e la legge elettorale sono ultime (9,7%). Chi non vede alcun terreno d'intesa è appena
lo 0,4%: praticamente nessuno pensa che non ci sia nulla su cui accordarsi.
La graduatoria è significativa per due ragioni. La prima: i temi su cui si chiede l'accordo sono proprio quelli
— sicurezza, immigrazione, giustizia — su cui lo scontro fra gli schieramenti è più acceso e su cui la stessa
indagine registra le opinioni più severe (cap. 7 e 8). Gli elettori chiedono la de-politicizzazione delle
questioni che percepiscono come problemi da risolvere, non alternative fra cui scegliere. La seconda:
politica estera ed Europa, pur a metà classifica, raccolgono insieme oltre un terzo delle indicazioni —
coerentemente con l'ancoraggio europeo dei capitoli 1 e 2, gli italiani vorrebbero che la collocazione
internazionale del Paese fosse sottratta alla contesa di parte. La bassa priorità delle regole elettorali è
coerente con la loro scarsa conoscenza (cap. 9): non si chiede l'accordo su ciò che non si conosce.
Su quali grandi temi si chieda l'accordo lo dice la graduatoria generale: sicurezza, immigrazione, giustizia
e ambiente. Merita però una segnalazione il profilo del lavoro autonomo — imprenditori, commercianti
e artigiani —, che è la categoria più orientata di tutte verso l'intesa fra gli schieramenti (70% sceglie la
modalità del conflitto temperato dall'accordo, 6% la contrapposizione netta) e che indica con particolare
nettezza i terreni su cui la vorrebbe: la sicurezza (58%), la giustizia (44%) e l'ambiente ed energia (42%),
tutte ben al di sopra della media generale (rispettivamente 43%, 30% e 24%), oltre alla politica estera
(37% contro 19%). È il profilo di una categoria che chiede alla politica stabilità delle regole e dei costi —
ordine pubblico, certezza del diritto, prezzi dell'energia — e che per questo vorrebbe sottrarre questi
temi alla contesa fra i partiti. Il dato, calcolato su una base ridotta (44 casi ponderati), va letto come
L’Anima Politica degli italiani 23
indicazione di tendenza, ma è coerente con la letteratura sul voto dei ceti medi autonomi,
tradizionalmente sensibili alla domanda di «governabilità» più che di alternanza.
L’Anima Politica degli italiani 24
7. Immigrazione bilanciata, no all'ingresso indiscriminato e a
quello illegale
Sull'immigrazione le due domande — quanta e con quali regole — convergono su un'unica posizione: sì
a un'immigrazione controllata e selettiva, no all'ingresso indiscriminato e no all'ingresso illegale. La
domanda di governo del fenomeno prevale sia sulla chiusura totale sia sull'apertura, ma il baricentro è
nettamente spostato verso la restrizione.
Politica migratoria
Rispetto all'immigrazione, quale politica dovrebbe adottare l'Italia? (una sola risposta)
Tabella 10 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Non fare entrare nessuno 14,7%
Fare entrare pochissime persone, solo con criteri molto restrittivi 21,4%
Fare entrare le persone in modo controllato e selettivo, in base alle esigenze del Paese 46,8%
Fare entrare più persone di quante ne entrano oggi, mantenendo qualche controllo 6,7%
Fare entrare tutti coloro che lo desiderano 2,0%
Non so / preferisco non rispondere 8,4%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L'ingresso «controllato e selettivo, in base alle esigenze del Paese» è la posizione mediana e la più scelta
(46,8%): quasi la metà degli italiani, pur senza raggiungere la maggioranza assoluta. Le posizioni restrittive
sono robuste — «non fare entrare nessuno» 14,7%, «pochissime persone, con criteri molto restrittivi»
21,4%, per un'area della chiusura del 36,1% —, quelle di apertura marginali: «più persone di oggi» 6,7%,
«tutti coloro che lo desiderano» 2,0%, per un totale dell'8,7%. L'8,4% non risponde.
La distribuzione è unimodale ma marcatamente asimmetrica: il rapporto fra chiusura e apertura è di oltre
quattro a uno. Sommando la posizione selettiva alle due restrittive, l'82,9% degli italiani vuole
un'immigrazione governata o ridotta; la chiusura totale, che nei campioni più istruiti appare come
un'opinione di frangia, nella popolazione reale è scelta da un italiano su sette, in linea con quanto rilevano
la European Social Survey e gli studi sul welfare chauvinism. La posizione selettiva — che ammette
l'immigrazione in funzione dei bisogni del Paese — è il terreno su cui si gioca la mediazione politica.
L'incrocio con l'ampiezza del centro di residenza porta alla luce un elemento inedito: la chiusura totale
verso l'immigrazione è massima nei centri più piccoli. Fra chi vive in comuni fino a 15.000 abitanti il «non
fare entrare nessuno» raggiunge il 25%, contro il 10% dei comuni fra 15.000 e 50.000 abitanti, il 10% di
quelli fra 50.000 e 200.000 e il 13% delle città oltre i 200.000. Nei centri medi la restrizione assume
piuttosto la forma dell'ingresso «di pochissime persone, con criteri molto restrittivi» (26% e 31%), mentre
nelle grandi città prevale più che altrove la posizione selettiva (53%). Sommando le due modalità
restrittive, l'area della chiusura è del 38% nei piccoli comuni, del 36% in quelli medio-piccoli, del 41% in
L’Anima Politica degli italiani 25
quelli medio-grandi e del 31% nelle metropoli: ciò che distingue i piccoli centri non è dunque l'ampiezza
dell'area restrittiva, ma la sua radicalità.
Il risultato contraddice all'idea che l'allarme sociale sull'immigrazione cresca con la densità della presenza
straniera, concentrata nelle aree urbane. Nei piccoli centri, dove gli immigrati sono pochi e la comunità è
omogenea, basta evidentemente la presenza di pochi a creare allarme: la visibilità del «nuovo arrivato»
è massima proprio dove la sua incidenza numerica è pur limitata, mentre nelle grandi città la convivenza
quotidiana con una popolazione straniera consolidata favorisce la domanda di governo del fenomeno più
che di chiusura. È un esito coerente con la “contact hypothesis” e con gli studi che mostrano come
l'ostilità verso l'immigrazione sia più forte nelle aree a bassa esposizione, dove l'immigrato è percepito
attraverso la rappresentazione mediatica più che attraverso l'esperienza diretta.
Figura 7.1 — Politica migratoria per ampiezza del centro di residenza (% di colonna)
Totale (n=911) 15 21 47 7 8
Fino a 15.000 ab. (n=244) 25 13 46 8 8
15.001-50.000 ab. (n=261) 10 26 47 5 11
50.001-200.000 ab. (n=156) 10 31 39 7 10
Oltre 200.000 ab. (n=249) 13 18 53 7 6
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Non fare entrare nessuno Pochissimi, con criteri molto restrittivi
Ingresso controllato e selettivo Più persone di oggi, con controlli
Tutti coloro che lo desiderano Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 26
Immigrazione irregolare: valore dell'ingresso illegale
Per Lei il fatto che un immigrato arriva illegalmente in Italia costituisce: (una sola risposta)
Tabella 11 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Un motivo sufficiente per respingerlo, in ogni caso 31,1%
Un motivo per respingerlo, salvo casi eccezionali (per esempio chi fugge da una guerra) 28,0%
Un motivo per controllare meglio, ma non per negare l'accoglienza 23,3%
Un elemento poco rilevante: conta la condizione della persona, non il modo in cui è 7,6%
arrivata
Nessun motivo di distinzione: vanno accolti tutti 2,6%
Non so / preferisco non rispondere 7,3%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Posta sul piano normativo, la questione vede una posizione prevalente netta: l'ingresso illegale è «un
motivo sufficiente per respingere, in ogni caso» per il 31,1%, e «un motivo per respingere, salvo casi
eccezionali» per il 28,0%. Il controllo senza diniego dell'accoglienza raccoglie il 23,3%; chi considera il
modo d'arrivo poco rilevante (7,6%) o rifiuta ogni distinzione (2,6%) è il 10,2%. Il 7,3% non risponde.
Sommando le due modalità di respingimento si ottiene il 59,1%: per sei italiani su dieci l'ingresso illegale
è di per sé un motivo di esclusione, con o senza eccezioni. Rispetto alla domanda precedente la
distribuzione è più severa: la legalità dell'ingresso è un criterio di giudizio più stringente della quantità
dei flussi — gli elettori distinguono fra «chi» entra e «come» entra, e il rispetto delle regole è il criterio
di accettazione più trasversale. Va però notato che la metà di chi è favorevole al respingimento lo
subordina a eccezioni per chi fugge dalla guerra: la norma è rigida, la sua applicazione è umanitaria. Il
23,3% che vuole «controllare meglio» senza negare l'accoglienza è la versione, sul piano delle regole,
della posizione selettiva.
Sulla legalità dell'ingresso l'auto-collocazione politica disegna invece uno spartiacque netto fra la sinistra,
nelle sue due componenti, e l'area di centro e centro-destra. A sinistra e nel centro-sinistra l'ingresso
illegale è «un motivo sufficiente per respingere, in ogni caso» soltanto per l'8%, e la modalità prevalente
è quella del controllo senza diniego dell'accoglienza (40% e 39%); a sinistra, inoltre, quasi un quarto (24%)
considera il modo d'arrivo poco rilevante o rifiuta ogni distinzione. Dal centro in poi il quadro si capovolge:
il respingimento incondizionato sale al 23% nel centro, al 41% nel centro-destra e al 55% nella destra, e
sommato a quello con eccezioni umanitarie raggiunge il 53% nel centro, l'80% nel centro-destra e il 90%
nella destra, dove le posizioni di apertura sono pressoché assenti.
Il contrasto con la domanda precedente è istruttivo. Sulla quantità dei flussi la posizione selettiva è
condivisa da tutte le aree politiche (dal 37% della destra al 62% del centro-sinistra) e il tema appare
mediabile — coerentemente con la domanda di accordo bipartisan sull'immigrazione registrata nel
capitolo 6. Sulla legalità dell'ingresso, invece, la distanza fra sinistra e destra è di quasi cinquanta punti
sulla modalità più severa: è il criterio del rispetto delle regole, più che il numero degli ingressi, a definire
oggi la frattura fra gli schieramenti sull'immigrazione. Chi non si colloca sulla scala si allinea alle posizioni
L’Anima Politica degli italiani 27
di destra sul respingimento incondizionato (42%), confermando che l'area del disincanto politico è anche
quella in cui la domanda d'ordine è più immediata.
Figura 7.2 — Immigrazione irregolare per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 31 28 23 8 7
Sinistra (n=106) 8 22 40 19 5 6
Centro-sinistra (n=139) 9 33 39 11 6
Centro (n=66) 23 30 33 8
Centro-destra (n=182) 41 39 14
Destra (n=112) 55 35 8
Non mi colloco (n=198) 42 19 20 6 11
Preferisco non rispondere (n=68) 20 16 17 11 36
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Motivo sufficiente per respingere, sempre Respingere, salvo casi eccezionali
Controllare meglio, non negare accoglienza Poco rilevante: conta la persona
Nessuna distinzione: accogliere tutti Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 28
8. Sicurezza: leggi più severe e repressione più netta
La sicurezza è il tema su cui gli italiani hanno le idee più chiare e più severe. La quota di non risposte è la
più bassa fra le domande di opinione e sei intervistati su dieci chiedono pene più dure; la prevenzione
sociale è un'opzione minoritaria e la tesi che l'allarme sia esagerato è praticamente assente.
Sicurezza e criminalità
Parlando di sicurezza e criminalità in Italia, quale posizione sente più vicina? (una sola risposta)
Tabella 12 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Servono leggi durissime e molto più carcere: la criminalità, anche quella minore, va colpita 30,3%
con la massima severità
Servono pene più severe di quelle attuali e più forze dell'ordine sul territorio 29,3%
Servono, in egual misura, fermezza nelle pene e interventi di prevenzione sociale 21,0%
Più che inasprire le pene, bisogna investire su prevenzione, educazione e reinserimento di 13,0%
chi ha sbagliato
L'allarme sulla criminalità è esagerato: la microcriminalità non è un'emergenza e il carcere 1,4%
andrebbe usato il meno
Non so / preferisco non rispondere 5,1%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
La domanda di severità penale raccoglie il 59,6%: il 30,3% chiede «leggi durissime e molto più carcere»,
con la massima severità anche per la criminalità minore; il 29,3% pene più severe e più forze dell'ordine
sul territorio. La posizione intermedia — fermezza e prevenzione in egual misura — è al 21,0%; quella
orientata a prevenzione, educazione e reinserimento al 13,0%; chi giudica esagerato l'allarme è l'1,4%. Il
5,1% non risponde.
Tre elementi qualificano il dato. Primo, la nettezza: sui soli rispondenti, la domanda di repressione sale
al 62,8% e quella di prevenzione resta al 13,7%; il rapporto è di oltre quattro a uno. Secondo, la radicalità:
la modalità più dura — «leggi durissime e molto più carcere» — è la singola risposta più scelta, non una
posizione di frangia. Terzo, la trasversalità presunta: la bassissima quota di non risposte indica
un'opinione diffusa e strutturata in tutte le fasce della popolazione, che la letteratura descrive come la
«cultura del controllo» delle società tardo-moderne, nelle quali la domanda di pena cresce
indipendentemente dall'andamento reale della criminalità. Letto insieme alla domanda precedente, dove
la sicurezza è il primo tema su cui si chiede l'accordo fra gli schieramenti, il dato dice che gli italiani non
vogliono che la sicurezza sia contesa: vogliono che sia risolta, e in senso repressivo.
L'incrocio con il titolo di studio porta alla luce una relazione di proporzionalità inversa quasi lineare fra
istruzione e domanda di severità: più basso è il titolo di studio, più alto è l'allarme per la criminalità e più
forte la richiesta di leggi dure. Fra chi possiede la licenza elementare o media la modalità più radicale —
L’Anima Politica degli italiani 29
«leggi durissime e molto più carcere» — è scelta dal 35% e quella delle «pene più severe e più forze
dell'ordine» da un altro 35%: l'area repressiva raggiunge il 70%. Fra i diplomati scende al 56% (29% e 27%)
e fra i laureati al 44% (23% e 21%). Specularmente, la posizione orientata a prevenzione, educazione e
reinserimento sale dal 7% dei meno istruiti al 15% dei diplomati e al 22% dei laureati, e quella intermedia
dal 19% al 28%. Fra i laureati, per la prima volta, la posizione bilanciata è la singola modalità più scelta e
il blocco «prevenzione più equilibrio» (50%) supera quello repressivo: il gradiente è di ventisei punti
sull'area della severità e di quindici su quella della prevenzione.
L'istruzione agisce qui su due piani. Sul piano della percezione, la paura della criminalità è più intensa
dove la vulnerabilità percepita è maggiore e minori sono le risorse — economiche, cognitive, relazionali
— per fronteggiarla. Sul piano dei valori, la scolarità è il più robusto predittore degli orientamenti liberali
in materia penale (e non solo in quella), perché associa alla formazione una maggiore fiducia nella
capacità delle istituzioni di trattare il reato con strumenti diversi dal carcere. Il risultato conferma che la
punitività è una delle dimensioni lungo le quali passa oggi la frattura fra i «diplomati» e i «laureati» come
il nuovo cleavage delle democrazie europee, sull'asse integrazione-demarcazione.
Figura 8.1 — Sicurezza e criminalità per titolo di studio (% di colonna)
Totale (n=911) 30 29 21 13 5
Licenza elementare/media (n=392) 35 35 19 7 5
Diploma di scuola superiore (n=367) 29 27 21 15 5
Laurea e più (n=147) 23 21 28 22
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Leggi durissime e molto più carcere Pene più severe e più forze dell'ordine
Fermezza e prevenzione in egual misura Prevenzione, educazione, reinserimento
Allarme esagerato Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Il dato più sorprendente emerge dall'incrocio con la condizione lavorativa: le casalinghe sono il gruppo
in cui l'allarme è massimo. Una casalinga su due (50%) chiede «leggi durissime e molto più carcere»,
venti punti sopra la media (30%); sommando le «pene più severe» (27%) l'area repressiva arriva al 77%,
L’Anima Politica degli italiani 30
mentre la prevenzione è all'8% e la posizione intermedia al 12%. Seguono chi è in cerca di occupazione
(36% e 34%, per un 70% di severità, con la posizione intermedia ridotta al 9%) e gli imprenditori,
commercianti e artigiani, che hanno un profilo polarizzato: 37% sulla modalità più dura, ma solo 16% su
quella intermedia della severità e 19% sulla prevenzione. Gli occupati (27% e 31%, per un 58%) e
soprattutto i ritirati dal lavoro (24% e 28%, per un 52%) sono sotto la media: i pensionati, contro l'attesa,
sono il gruppo con la quota più alta di posizione bilanciata (28%) e una delle più alte di prevenzione (17%).
Il primato delle casalinghe contraddice all'ipotesi dell'esposizione, secondo cui la domanda di sicurezza
cresce con la frequentazione dello spazio urbano e dei luoghi di lavoro, e riporta al «paradosso paura-
vittimizzazione»: la paura della criminalità è più alta proprio nei gruppi — le donne, gli anziani, le persone
in condizione di minore autonomia economica — perché è la vulnerabilità percepita, non il rischio
statistico, a generare l'allarme. Vi concorre la dieta informativa: la televisione, fonte dominante per
questo segmento, è il mezzo in cui la cronaca nera occupa lo spazio maggiore, e la “teoria della
coltivazione” attribuisce all'esposizione prolungata alla rappresentazione televisiva della violenza la
cosiddetta «sindrome del mondo cattivo», cioè una sistematica sovrastima della pericolosità
dell'ambiente. La domanda di severità delle casalinghe è dunque una domanda di protezione dello spazio
di prossimità — la casa, il quartiere, la scuola dei figli — formulata da chi, non avendo altre risorse di
difesa, affida interamente allo Stato la tutela.
Figura 8.2 — Sicurezza e criminalità per condizione lavorativa (% di colonna)
Totale (n=911) 30 29 21 13 5
Occupati (n=399) 27 31 23 11 7
In cerca di occupazione (n=85) 36 34 9 16
Casalinghe (n=128) 50 27 12 8 4
Ritirati dal lavoro (n=181) 24 28 28 17
Imprenditori, comm., artigiani (n=44) 37 16 23 19 5
Altro (n=48) 15 44 20 7 14
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Leggi durissime e molto più carcere Pene più severe e più forze dell'ordine
Fermezza e prevenzione in egual misura Prevenzione, educazione, reinserimento
Allarme esagerato Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 31
L'auto-collocazione politica conferma che la sicurezza è il tema identitario di tutto l'arco che va dal
centro alla destra, nelle sue due declinazioni. A destra l'area repressiva raggiunge l'81% (44% «leggi
durissime», 37% «pene più severe»), nel centro-destra il 74% (30% e 44%) e nel centro il 68% (37% e
31%). A sinistra e nel centro-sinistra la severità è invece minoritaria — 33% (17% e 16%) e 35% (12% e
23%) — e la modalità prevalente è quella bilanciata (32% e 31%), seguita a breve distanza dalla
prevenzione (31% e 28%). Anche a sinistra, tuttavia, la tesi che l'allarme sia esagerato resta marginale
(4% e 2%): chi si auto-colloca a sinistra non nega il problema, lo declina diversamente. Chi non si colloca
sulla scala chiede «leggi durissime» nel 42% dei casi, un valore inferiore di soli due punti a quello della
destra e superiore a quello del centro-destra; fra chi preferisce non rispondere la non risposta sale al 31%.
Il confronto con l'immigrazione è istruttivo. Sulla quantità dei flussi la posizione selettiva era condivisa da
tutte le aree politiche; sulla sicurezza, come sulla legalità dell'ingresso, la frattura è netta e gli intervistati
che si dicono di centro si schierano con la destra. Nei termini della teoria dell'issue ownership, la destra
«possiede» il tema della sicurezza: la sua posizione coincide con quella dell'elettore mediano, il centro la
segue e la sinistra si difende con una posizione di equilibrio che, pur raccogliendo la maggioranza
relativa del suo elettorato, resta lontana dal baricentro dell'opinione. Il 42% di «leggi durissime» fra i
non collocati conferma che l'area del disincanto politico è la riserva dell'autoritarismo popolare: una
domanda d'ordine che non trova rappresentanza e che, letta insieme al primo posto della sicurezza fra i
temi di accordo bipartisan, dice che la richiesta di intesa fra gli schieramenti proviene da un elettorato
per il quale la soluzione è già data, e in senso repressivo.
L’Anima Politica degli italiani 32
Figura 8.3 — Sicurezza e criminalità per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 30 29 21 13 5
Sinistra (n=106) 17 16 32 31 4
Centro-sinistra (n=139) 12 23 31 28 5
Centro (n=66) 37 31 14 10 5
Centro-destra (n=182) 30 44 19 6
Destra (n=112) 44 38 13
Non mi colloco (n=198) 42 26 20 6 6
Preferisco non rispondere (n=68) 17 28 17 6 31
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Leggi durissime e molto più carcere Pene più severe e più forze dell'ordine
Fermezza e prevenzione in egual misura Prevenzione, educazione, reinserimento
Allarme esagerato Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 33
9. Leggi elettorali: decidere direttamente il governo, meno peso
al Parlamento, sì al ballottaggio
Sulle regole del gioco gli italiani esprimono un orientamento di principio chiaro — vogliono scegliere
direttamente il governo, riducendo il ruolo del Parlamento nella detrminanzione dell'esecutivo, e
approvano il ballottaggio — pur conoscendo poco la riforma in discussione. Le risposte vanno dunque
lette come preferenze sul modello di democrazia, non come giudizi sul merito della legge.
Conoscenza della nuova legge elettorale
Ha sentito parlare della nuova legge elettorale attualmente in discussione in Parlamento? (una sola risposta)
Tabella 13 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Sì, e so di che cosa si tratta 23,8%
Ne ho sentito parlare, ma in maniera generica 47,9%
No, non ne ho sentito parlare 28,3%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Meno di un quarto degli intervistati (23,8%) dichiara di sapere «di che cosa si tratta»; quasi la metà
(47,9%) ne ha sentito parlare in maniera generica e più di un quarto (28,3%) non ne ha sentito parlare
affatto. Per tre italiani su quattro (76,2%) la riforma elettorale in discussione è un tema sconosciuto o
percepito solo come rumore di fondo.
Il dato conferma la teoria dell'ignoranza razionale: le regole istituzionali hanno un costo informativo alto
e un beneficio percepito basso, e la loro conoscenza è concentrata nelle fasce più istruite e più coinvolte.
È anche coerente con l'ultimo posto delle «regole istituzionali e legge elettorale» fra i temi su cui si chiede
un accordo bipartisan (cap. 6).
Obiettivo prioritario di una legge elettorale
In generale, quale obiettivo ritiene più importante per una buona legge elettorale? (una sola risposta)
Tabella 14 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Garantire che i cittadini decidano il governo e il presidente del consiglio direttamente con il 54,1%
voto
Lasciare che il Parlamento decida governo e presidente del consiglio dopo il voto dei cittadini 18,5%
Vanno bene entrambe, allo stesso modo 7,9%
Non so / preferisco non rispondere 19,4%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 34
Oltre metà degli Italiani (54,1%) ritiene che una buona legge elettorale debba garantire che «i cittadini
decidano il governo e il presidente del consiglio direttamente con il voto»; meno di un quinto (18,5%)
preferisce che sia il Parlamento a decidere dopo il voto, e il 7,9% giudica le due soluzioni equivalenti. Un
quinto (19,4%) non risponde.
Fra chi si esprime, il rapporto a favore dell'investitura diretta è di quasi tre a uno (67,1% contro 23,0%).
La domanda di «governabilità» e di scelta diretta dell'esecutivo, che ha accompagnato tutte le stagioni di
riforma dal 1993 in poi, è dunque ancora maggioritaria e comporta, come corollario esplicito, la riduzione
del peso del Parlamento nella decisione sul governo. Gli italiani preferiscono in linea di principio il
modello «maggioritario» a quello «consensuale»: un orientamento di fondo che precede il merito della
singola riforma e costituisce il contesto di opinione in cui si colloca anche il dibattito sul premierato.
L'incrocio con l'auto-collocazione politica mette in luce due aspetti rilevanti. Il primo: la centralità del
Parlamento nella formazione del governo è una domanda che trova un pubblico consistente soltanto a
sinistra, dove la modalità «lasciare che il Parlamento decida governo e presidente del consiglio dopo il
voto» raccoglie il 32%, contro una media del 19%; nel centro-sinistra scende al 24%, nel centro al 23%,
nel centro-destra al 19%, nella destra al 16% e fra i non collocati al 9%. Il secondo: l'investitura diretta
dell'esecutivo da parte degli elettori è nettamente più forte nel centro-sinistra (60%) che nella sinistra
(49%), e il centro-sinistra si trova su questo punto più vicino alla destra (62%) e al centro-destra (68%, il
valore massimo) che alla propria area contigua. Il centro è esattamente sulla media (54%). Fra chi non si
colloca l'investitura diretta prevale comunque (48%), ma un terzo non risponde; fra chi preferisce non
rispondere la non risposta sale al 60%.
La divaricazione fra sinistra e centro-sinistra ha una radice storica. La sinistra conserva la cultura
costituzionale della «centralità del Parlamento» propria della Prima Repubblica, che faceva
dell'assemblea elettiva il luogo della formazione dell'indirizzo politico e diffidava di ogni investitura
plebiscitaria dell'esecutivo; il centro-sinistra ha invece interiorizzato la cultura maggioritaria nata con il
referendum del 1993 e con la stagione dell'Ulivo, che fece della scelta diretta del capo del governo — il
«sindaco d'Italia» — la propria bandiera. L'esito è che l'investitura diretta non è oggi proprietà della
destra ma patrimonio comune dell'area di governo, di centro-destra e di centro-sinistra: la linea di
frattura non corre fra maggioranza e opposizione. È un dato che pesa sul dibattito sul premierato: il
principio su cui la riforma si fonda ha un consenso trasversale che il merito della riforma — poco
conosciuto — non ha ancora. Nei termini di Sartori, gli elettori di centro-sinistra e di centro-destra
condividono la preferenza per un sistema che «produca» il governo nelle urne, mentre la sinistra resta
fedele al modello consensuale, nel quale l'esecutivo è il risultato della negoziazione parlamentare.
L’Anima Politica degli italiani 35
Figura 9.1 — Obiettivo prioritario di una legge elettorale per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 54 19 8 19
Sinistra (n=106) 49 32 5 14
Centro-sinistra (n=139) 60 24 8 9
Centro (n=66) 54 23 11 12
Centro-destra (n=182) 68 19 7 6
Destra (n=112) 62 16 8 15
Non mi colloco (n=198) 48 9 10 33
Preferisco non rispondere (n=68) 24 12 60
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
I cittadini decidono il governo con il voto Il Parlamento decide dopo il voto
Vanno bene entrambe Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Ballottaggio fra gli schieramenti principali
Si è parlato di fare nelle elezioni politiche lo stesso come nei comuni, cioè di inserire il ballottaggio fra i due
schieramenti principali quando nessuno prende la maggioranza assoluta dei voti, Lei è d’accordo? (una sola
risposta)
Tabella 15 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Molto d’accordo 41,5%
Non d’accordo 16,2%
Lo vedo poco importante 15,9%
Non so / preferisco non rispondere 26,4%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 36
Il ballottaggio nazionale sul modello comunale raccoglie una maggioranza relativa netta: 41,5% «molto
d'accordo», contro il 16,2% di contrari e il 15,9% che lo giudica poco importante. Oltre un quarto (26,4%)
non sa rispondere, coerentemente con la scarsa conoscenza del tema (D21).
Fra chi esprime un'opinione, i favorevoli superano i contrari di 2,6 a 1 e, sommando contrari e indifferenti,
restano maggioranza assoluta (56,4%). Il ballottaggio è percepito come lo strumento più intuitivo di
investitura diretta, grazie alla lunga familiarità degli elettori con l'elezione diretta dei sindaci e dei
presidenti di regione. Il dato è coerente con la domanda precedente: chi vuole che siano i cittadini a
scegliere il governo vede nel secondo turno la garanzia che la scelta sia chiara e che il vincitore abbia una
legittimazione maggioritaria.
L’Anima Politica degli italiani 37
10. Più Stato e meno mercato per aumentare la coesione sociale
Sull'asse economico la domanda prevalente è di più Stato: una maggioranza relativa vuole rafforzare
sanità, scuola e welfare finanziandoli con tasse più alte su chi ha di più, e l'opzione liberista — meno tasse,
meno servizi — è nettamente minoritaria. La combinazione con la severità sull'ordine pubblico (cap. 8) e
con la domanda di governo dell'immigrazione (cap. 7) definisce il profilo dominante dell'elettorato:
protezione sociale ed economica, e insieme protezione dell'ordine.
Tasse, spesa pubblica e welfare
Parlando di tasse, spesa pubblica e welfare (sanità, scuola, pensioni, aiuti alle famiglie), quale posizione sente più
vicina? (una sola risposta)
Tabella 16 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Molto più Stato: aumentare decisamente le tasse, soprattutto sui redditi più alti e sui 18,0%
grandi patrimoni, per finanzia
Un po' più di Stato: aumentare moderatamente le tasse su chi ha di più, per rafforzare 26,8%
sanità, scuola e welfare
Mantenere sostanzialmente l'equilibrio attuale fra tasse e servizi, puntando soprattutto a 29,8%
spendere meglio le risorse gi
Meno tasse per tutti, accettando in cambio una riduzione di alcuni servizi pubblici e 10,0%
prestazioni sociali
Tasse al minimo possibile, sapendo che questo comporta molto meno Stato e molto meno 5,2%
welfare: ciascuno provvede di più
Non so / preferisco non rispondere 10,2%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
«Molto più Stato», con tasse decisamente più alte sui redditi e i patrimoni maggiori (18,0%), e «un po'
più di Stato», con aumenti moderati su chi ha di più (26,8%), sommano al 44,8%. L'equilibrio attuale,
«spendendo meglio le risorse», è la singola modalità più scelta (29,8%). Le due opzioni di riduzione —
«meno tasse per tutti, meno servizi» (10,0%) e «tasse al minimo, molto meno Stato» (5,2%) — raccolgono
insieme il 15,2%. Il 10,2% non risponde.
La domanda redistributiva prevale su quella liberista di quasi tre a uno (sui soli rispondenti: 49,9% contro
16,9%), e la sua formulazione — più tasse «su chi ha di più» per rafforzare i servizi universali — indica che
la posta in gioco è la coesione sociale più che la dimensione dello Stato in sé. Il dato va però letto con
due cautele. La prima: il «più Stato» non è plebiscitario, perché quasi un terzo del campione preferisce
non muovere l'equilibrio e punta sull'efficienza della spesa — una domanda di buon governo che precede
quella di redistribuzione. La seconda: un italiano su sei accetta esplicitamente lo scambio «meno tasse,
meno welfare», una quota non trascurabile che la letteratura sul paradosso delle preferenze fiscali delle
classi popolari attribuisce alla sfiducia nella capacità dello Stato di spendere bene. La configurazione
L’Anima Politica degli italiani 38
complessiva — moderatamente statalista sull'economia, severa sull'ordine — è quella che la letteratura
sul voto di classe post-industriale associa all'elettorato popolare.
L'incrocio con l'auto-collocazione politica mostra che la maggiore richiesta di Stato proviene da chi si
colloca a sinistra. Sommando «molto più Stato» e «un po' più di Stato», la domanda redistributiva è del
69% a sinistra (34% e 35%), del 58% nel centro-sinistra (21% e 37%), del 52% nel centro (20% e 32%), del
44% nella destra (23% e 21%) e del 35% nel centro-destra (11% e 24%); fra i non collocati è al 38%. Il
mantenimento dell'equilibrio attuale, «spendendo meglio le risorse», segue il gradiente opposto: 14% a
sinistra, 27% nel centro-sinistra, 31% nel centro, 39% nella destra e 43% nel centro-destra, dove è la
singola modalità più scelta. Le due opzioni liberiste — «meno tasse per tutti» e «tasse al minimo» — non
superano un quinto in nessuna area: 13% a sinistra, 11% nel centro-sinistra, 14% nel centro, 14% nella
destra, 19% nel centro-destra e 18% fra i non collocati.
Due elementi meritano attenzione. Il primo è che l'asse economico distingue ancora chiaramente sinistra
e destra, confermando il criterio di Bobbio, secondo cui l'atteggiamento verso l'eguaglianza resta la
discriminante fondamentale: 34 punti separano la sinistra dal centro-destra sulla domanda di «più Stato».
Il secondo è che la destra italiana non è una destra liberista: la sua posizione sull'economia è più
statalista di quella del centro-destra, e sulla modalità più radicale — «molto più Stato», con tasse
decisamente più alte sui redditi e i patrimoni maggiori — raggiunge il 23%, superando il centro-sinistra
(21%) e distanziando il centro-destra (11%). È il profilo che abbiamo già chiamato di “welfare chauvinism”:
protezione sociale per i «nostri» e severità verso gli «altri», la combinazione che ha sostituito la «formula
vincente» neoliberista-autoritaria per la destra radicale degli anni Novanta. Coloro che si auto-collocano
nel centro-destra rappresentano invece l'area più “efficientista” — quasi un elettore su due non vuole
muovere l'equilibrio fra tasse e servizi — e la più aperta allo scambio «meno tasse, meno welfare», pur
restando questa un'opzione di minoranza. Nel complesso l'asse Stato-mercato appare schiacciato verso
lo Stato: la competizione fra gli schieramenti si gioca fra «più Stato» e «Stato uguale, ma più efficiente»,
non fra Stato e mercato. Il profilo «statalista-securitario» ipotizzato in apertura di capitolo trova nella
destra la sua espressione più compiuta.
L’Anima Politica degli italiani 39
Figura 10.1 — Tasse, spesa pubblica e welfare per auto-collocazione politica (% di colonna)
Totale (n=911) 18 27 30 10 5 10
Sinistra (n=106) 34 35 14 8 6 5
Centro-sinistra (n=139) 21 37 27 7 4 5
Centro (n=66) 20 32 31 9 6
Centro-destra (n=182) 11 24 43 12 7
Destra (n=112) 23 21 39 10 4
Non mi colloco (n=198) 14 24 26 12 6 18
Preferisco non rispondere (n=68) 9 17 23 5 46
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Molto più Stato Un po' più di Stato Equilibrio attuale, spendere meglio
Meno tasse, meno servizi Tasse al minimo, molto meno welfare Non so / n.r.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 40
11. Le fonti di informazione politica: la televisione prevale ancora,
forti i giornali online
Le opinioni fin qui descritte si formano attraverso una dieta informativa che resta dominata dalla
televisione, ma in cui internet raggiunge ormai più della metà della popolazione; e, nel digitale, non sono
i social a prevalere ma le testate giornalistiche online e i motori di ricerca. L'intelligenza artificiale
generativa fa il suo ingresso come fonte di informazione politica.
Fonti di informazione politica
Dove si informa sulla politica? (sono possibili più risposte: selezioni tutte le fonti che usa)
Tabella 17 — Distribuzione delle risposte (risposta multipla)
Modalità di risposta %
Televisione 75,0%
Radio 21,7%
Giornali di carta 21,5%
Internet 56,7%
Amici / familiari / colleghi 23,0%
Non mi informo di politica 6,8%
Base ponderata (rispondenti) 204,7%
Nota: domanda a risposta multipla; le percentuali sono calcolate sulla base ponderata e la loro somma (204,7%) indica che
ciascun intervistato ha indicato in media 2,0 fonti.
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
La televisione (75,0%) è la prima fonte, con diciotto punti di vantaggio su internet (56,7%): tre italiani
su quattro si informano di politica attraverso il mezzo televisivo, e la gerarchia tradizionale resta intatta
nella popolazione reale. Le fonti secondarie — reti interpersonali (23,0%), radio (21,7%), stampa cartacea
(21,5%) — si attestano intorno a un quinto del campione. Il 6,8% dichiara di non informarsi affatto di
politica.
Il numero medio di fonti per intervistato è di 2,0: la dieta informativa è composita, con la TV come base
comune e internet come integrazione per poco più della metà. Il 6,8% fuori da ogni circuito informativo,
pur minoritario, va letto insieme al 15,4% di non votanti e al 29,2% di non collocati (cap. 12): la letteratura
sull'information gap colloca il disimpegno informativo nella stessa area sociale del non voto. Nell'incrocio
con le opinioni sull'Ucraina, già esplorato, chi non si informa è risultato il pubblico più orientato al non
coinvolgimento dell'Italia.
L'incrocio con l'ampiezza del comune di residenza mostra che più grande è il centro, maggiore è il ricorso
a internet come fonte di informazione politica: il 48% nei comuni fino a 15.000 abitanti e in quelli fra
15.000 e 50.000, il 61% in quelli fra 50.000 e 200.000 e il 72% nelle città oltre i 200.000 abitanti, con un
gradiente di ventiquattro punti. Nelle metropoli internet (72%) si avvicina ormai alla televisione (74%),
che resta invece stabile intorno ai tre quarti in tutte le classi di ampiezza, con un picco (83%) nei centri
medio-grandi. Anche i giornali di carta (dal 17% al 26%) e le reti interpersonali (dal 21% al 26%) crescono
L’Anima Politica degli italiani 41
con la dimensione del centro, mentre la quota di chi non si informa affatto scende dal 10% dei comuni
piccoli e medio-piccoli al 4% dei medio-grandi e al 2% delle grandi città.
L'ampiezza del centro funziona qui come indicatore di densità informativa. Il dato riflette in parte la
composizione delle popolazioni urbane — più giovani e più istruite — ma segnala anche un divario
territoriale nell'accesso all'informazione digitale che la letteratura sul digital divide e le rilevazioni Istat
sull'uso delle tecnologie dell'informazione documentano da tempo per l'Italia. Nei piccoli comuni la
televisione resta pressoché l'unico canale e un abitante su dieci è fuori da ogni circuito informativo: è la
stessa area in cui, nel capitolo 7, si è registrata la massima radicalità della chiusura verso l'immigrazione,
a conferma che l'opinione sui temi di maggiore impatto emotivo si forma più attraverso la
rappresentazione mediatica — televisiva — che attraverso l'esperienza diretta e il confronto con fonti
plurali.
Figura 11.1 — Fonti di informazione politica per ampiezza del centro di residenza (% di colonna, risposta multipla)
75
73
Televisione 73
83
74
22
18
Radio 19
32
22
22
18
Giornali di carta 19
25
26
57
48
Internet 48
61
72
23
21
Amici / familiari / colleghi 21
26
26
7
10
Non mi informo di politica 10
4
2
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90
Totale (n=911) Fino a 15.000 ab. (n=244) 15.001-50.000 ab. (n=261)
50.001-200.000 ab. (n=156) Oltre 200.000 ab. (n=249)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L'incrocio con l'auto-collocazione politica distingue le diete informative delle aree politiche. Internet è
più frequentato a sinistra e nel centro-sinistra (68% e 73%, contro il 57% della media), seguiti dal centro
(61%), dalla destra (56%) e dal centro-destra (51%); fra chi non si colloca scende al 47% e fra chi preferisce
non rispondere al 39%. I giornali di carta sono letti soprattutto ai due poli: dal 32% a sinistra, dal 32%
nella destra e dal 29% nel centro-destra, contro il 22% del centro-sinistra, in linea con la media, il 18% del
centro e appena il 7% dei non collocati. La televisione è la fonte più trasversale, ma tocca i valori massimi
a sinistra (83%), nel centro-destra (83%) e nella destra (84%) e i minimi fra i non collocati (69%) e fra chi
non risponde (54%); la radio ha il suo pubblico nel centro-destra (33%). Chi non si informa affatto è
L’Anima Politica degli italiani 42
assente a sinistra (0%) e nel centro (1%), raro nel centro-sinistra (4%) e nella destra (6%), ma arriva al 12%
fra i non collocati e al 25% fra chi preferisce non rispondere.
Figura 11.2 — Fonti di informazione politica per auto-collocazione politica (% di colonna, risposta multipla)
75
83
70
Televisione 78 83
84
69
54
22
23
24
Radio 25 33
12
17
13
22
32
22
Giornali di carta 18 29
32
7
7
57
68
73
Internet 61 51
57
47
39
23
27
29
Amici / familiari / colleghi 29 19
23
23
13
7
0
5
Non mi informo di politica 1 3
6
12
25
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90
Totale (n=911) Sinistra (n=106) Centro-sinistra (n=139)
Centro (n=66) Centro-destra (n=182) Destra (n=112)
Non mi colloco (n=198) Preferisco non rispondere (n=68)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
La lettura congiunta dei due incroci conferma che la dieta informativa più ricca appartiene alle aree più
politicizzate: chi si colloca alle estremità della scala combina televisione, internet e stampa cartacea,
mentre chi non si colloca si affida quasi esclusivamente alla televisione e, in misura significativa, non si
informa. È l'evidenza della relazione fra identificazione politica e consumo di informazione al centro del
modello della «democrazia post-broadcast»: nell'ambiente ad alta scelta l'interesse politico seleziona chi
si informa e chi no, e il disimpegno informativo coincide con il disimpegno dalla scala sinistra-destra e dal
voto. Il giornale cartaceo, in particolare, si conferma il medium di un elettorato militante e identificato, a
sinistra come a destra; internet a sinistra e nel centro-sinistra riflette la composizione più giovane e più
L’Anima Politica degli italiani 43
istruita di quell'elettorato e, insieme, la maggiore disponibilità di fonti digitali di area progressista
nell'offerta informativa italiana.
Canali digitali di informazione
In quali modi/canali si informa più spesso? (sono possibili più risposte)
Tabella 18 — Distribuzione delle risposte (risposta multipla)
Modalità di risposta %
Siti web di quotidiani e testate giornalistiche online 36,2%
Motori di ricerca / aggregatori (es. Google News o simili) 27,6%
X (ex Twitter) 4,8%
Facebook 21,0%
Instagram 20,2%
TikTok 7,4%
YouTube / video online 14,8%
Telegram / WhatsApp (canali, gruppi) 6,6%
Newsletter 7,7%
Podcast 8,7%
Intelligenza artificiale generativa (es. GPT, Gemini, Claude, Perplexity o simili) 5,4%
Base ponderata (rispondenti) 160,4%
Nota: domanda a risposta multipla; percentuali calcolate sulla base ponderata (media di 1,6 canali per intervistato).
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Nel digitale la gerarchia premia le fonti giornalistiche professionali: i siti web dei quotidiani e delle testate
online sono il primo canale (36,2%), seguiti dai motori di ricerca e aggregatori (27,6%), che a loro volta
rimandano in larga parte a contenuti giornalistici. Le piattaforme social formano un secondo gruppo —
Facebook 21,0%, Instagram 20,2%, YouTube 14,8% — e i formati più recenti o di nicchia restano sotto il
10%: podcast 8,7%, newsletter 7,7%, TikTok 7,4%, Telegram/WhatsApp 6,6%, X 4,8%.
Il dato corregge una rappresentazione diffusa: l'informazione politica online degli italiani passa prima di
tutto per il giornalismo — in versione digitale — e solo in seconda battuta per i social, che comunque
raggiungono un quinto della popolazione ciascuno. L'intelligenza artificiale generativa è utilizzata per
informarsi di politica dal 5,4%: un italiano su venti, già più di X e quasi quanto TikTok. È un dato inedito
nelle indagini italiane e segnala l'ingresso di una nuova forma di intermediazione — algoritmica e
conversazionale — nel circuito dell'informazione politica. Il numero medio di canali è di 1,6.
L'incrocio con l'età rivela che fra i giovani vige un'altra gerarchia delle fonti. Fra i 18-34enni il primo
canale non è il sito di un quotidiano ma Instagram (44%), seguito a breve distanza dalla versione web
delle principali testate (41%) e dai motori di ricerca (32%); YouTube è al 28% — quasi il doppio della
media — e compare TikTok (17%), con X (11%) e l'intelligenza artificiale generativa (11%) a seguire;
Facebook è usato da meno di un giovane su cinque (19%). Nella classe 35-44 anni la gerarchia torna a
essere guidata dai siti dei quotidiani (44%) e dai motori di ricerca (37%), ma con la massima
concentrazione di Facebook (36%), di podcast (20%) e di canali Telegram e WhatsApp (15%), e con
L’Anima Politica degli italiani 44
Instagram (31%) e YouTube (25%) ancora molto presenti. Dai 45 anni in su il quadro si semplifica: siti dei
quotidiani (37%, 36%, 30%) e motori di ricerca (26%, 29%, 21%) prevalgono nettamente, Facebook resta
intorno a un quinto fino ai 64 anni, Instagram scende al 13-14% e tutti gli altri canali restano sotto il 10%.
Oltre i 65 anni TikTok è assente e l'intelligenza artificiale è al 2%.
Figura 11.3 — Canali digitali di informazione per classe di età (% di colonna, risposta multipla)
36
41
Siti di quotidiani / testate online 37 44
36
30
28
32
Motori di ricerca / aggregatori 26 37
29
21
5
11
X (ex Twitter) 4 6
5
1
21
19
Facebook 24 36
18
16
20
44
Instagram 13 31
14
9
7
17
TikTok 8 10
7
0
15
28
YouTube / video online 11 25
10
8
7
10
Telegram / WhatsApp 6 15
5
3
8
9
Newsletter 9 10
7
6
9
10
Podcast 11 20
7
3
5
11
IA generativa 5 10
3
2
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50
Totale (n=911) 18-34 anni (n=180) 35-44 anni (n=106)
45-54 anni (n=184) 55-64 anni (n=169) 65 anni e oltre (n=271)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Tre osservazioni. La prima: il giornalismo online tiene anche fra i giovani — il 41% dei 18-34enni consulta
i siti delle testate, più della media — ma vi arriva spesso attraverso i social, in una logica di esposizione
incidentale che la letteratura sintetizza nella formula «le notizie mi trovano». La seconda: la gerarchia
dei social è generazionale in modo quasi perfetto — Instagram, YouTube e TikTok sotto i 35 anni,
Facebook fra i 35 e i 54 — e riproduce la stratificazione per età dell'adozione delle piattaforme
documentata ogni anno dal Digital News Report del Reuters Institute, che per l'Italia colloca i video e i
L’Anima Politica degli italiani 45
social come primo accesso all'informazione sotto i 25 anni. La terza: l'intelligenza artificiale generativa è
una fonte politica degli under 45 (11% e 10%), ed è dunque destinata a crescere rapidamente. Se la
differenza fra le coorti è, come appare, un effetto di generazione e non di ciclo di vita, la televisione
perderà il primato entro un ciclo elettorale per la fascia che oggi ha meno di 45 anni, e l'informazione
politica passerà in misura crescente da canali — l’intelligenza artificiale generative e i social — nei quali
la selezione delle notizie è affidata ad algoritmi e non a redazioni.
L’Anima Politica degli italiani 46
12. Conclusioni: le cinque anime politiche verso il voto
I capitoli precedenti hanno descritto le opinioni degli italiani una domanda alla volta e, negli incroci, una
variabile alla volta. Questo capitolo cambia prospettiva e chiede quanti e quali «tipi» di cittadini (o
“personas”) esistano considerando insieme le posizioni espresse sui temi internazionali e interni. Si tratta
di una cluster analysis che consentono di assegnare ciascun rispondente a un gruppo, di misurarne il peso
del gruppo nella popolazione e di descriverne la composizione politica e sociale. L’analisi cluster è una
tecnica statistica che massimizza l’omogeneità dentro i singoli gruppi e massimizza la distanza di ciascun
gruppo dall’altro.
Il risultato è una tipologia in cinque gruppi: due aree sono di opinione strutturata e contrapposta
(“moderati di governo” e “progressisti europeisti”), poi c’è un polo sovranista-securitario, e due aree di
distanza dal dibattito politico che si distinguono per il grado di esclusione. Insieme, i tre gruppi «dentro»
il dibattito sono il 79% della popolazione; i due gruppi «fuori» il 21%. I nomi dei gruppi sono naturalmente
di tipo evocativo.
Tabella 19 — Dimensione dei cinque cluster
Cluster % popolazione
1. Moderati di governo 36,8%
2. Progressisti europeisti 21,8%
3. Sovranisti securitari 20,1%
4. Periferia chiusa 13,3%
5. Silenziosi 7,9%
Totale 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Figura 12.1a — Lo spazio delle opinioni: rispondenti e centroidi dei cluster (dimensioni 1×2)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 47
Figura 12.1b — Lo spazio delle opinioni: modalità di risposta e centroidi dei cluster (dimensioni 2×3)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Il piano delle prime due dimensioni (la prima 12.1a) mostra la struttura di fondo: i «silenziosi» isolati
all’estremo dell’asse della distanza, la «periferia chiusa» a metà strada, e i tre gruppi di opinione
strutturata addensati sulla destra del grafico, dove i sovranisti si staccano verso il basso lungo l’asse della
chiusura. Moderati e progressisti si sovrappongono su questo piano perché ciò che li distingue è la terza
dimensione (nella figura 12.1b), lungo la quale i due centroidi stanno ai poli opposti.
I cinque profili
1. Moderati di governo (36,8%). È il gruppo più numeroso e il baricentro dell’opinione pubblica italiana.
Il suo profilo è quello della posizione intermedia su ogni tema: l’immigrazione va governata in modo
«controllato e selettivo» (65%), l’ingresso illegale è un motivo di respingimento «salvo casi eccezionali»
(54%), sulla sicurezza servono «pene più severe» ma non «leggi durissime» (47% contro 23%), sul fisco
va mantenuto l’equilibrio attuale spendendo meglio (45%). In politica estera è il gruppo atlantista: vicino
agli Stati Uniti insieme all’Europa (35%, quasi il doppio della media), difesa europea «in collegamento con
gli USA» (41%), Russia come «pericolo serio ma non immediato» (52%), UE che «ha fatto quanto era
giusto» per l’Ucraina (51%), Ucraina nel giusto (66%, fra posizione piena e realista). Sulle regole del gioco
L’Anima Politica degli italiani 48
è decisamente maggioritario: investitura diretta del governo (59%) e ballottaggio (58%). Quasi nessun
«non so». Politicamente è l’area di governo in senso ampio ma non monocolore: 33% centro-destra e
15% destra, ma anche 16% centro-sinistra e 10% sinistra, 9% centro. È il gruppo più anziano (34% oltre i
65 anni, 26% pensionati), più maschile (56%), più settentrionale (53% Nord) e più «televisivo» (89%), con
la lettura di giornali più alta (30%) e la certezza di voto più elevata (77%). È l’elettore mediano, nei termini
del dibattito italiano è il «partito della governabilità»: moderatamente conservatore, atlantista,
legalitario senza essere punitivo. Da notare che la somma delle auto-collocazioni tra destra e sinistra in
questo gruppo centrale e decisivo della società italiana, il 48% si auto-colloca a destra (nelle due versioni)
e il 26% a sinistra (nelle due versioni alternative) e il 9 % al centro (quel che manca per arrivare a 100 è
dato da coloro che non si collocano nella scala destra-sinistra, o non lo dichiarano). Quindi fra i moderati
che cercano soluzioni equilibrate, bilanciate, che fanno affidamento sulla capacità di governo piuttosto
che sulla primazia ideologica, gli intervistati che si collocano sulla destra rappresentano il doppio rispetto
a quelli collocati a sinistra. Un punto dirimente.
2. Progressisti europeisti (21,8%). Il polo opposto dei moderati sulla terza dimensione. È il solo gruppo
in cui la prevenzione prevale sulla repressione in materia di sicurezza (50%), in cui l’ingresso illegale è un
motivo per «controllare meglio ma non negare l’accoglienza» (59%) e in cui un terzo (34%) vorrebbe
un’immigrazione più aperta di oggi. Sull’Europa è il gruppo più federalista — «totalmente con l’Europa,
in autonomia» 69%, difesa europea autonoma 54%, l’UE «ha fatto meno del dovuto» per l’Ucraina 43%
— ma non atlantista né interventista: il sostegno all’Ucraina è «solo civile» per il 51%, e su Israele
prevalgono le posizioni critiche (occupa e deve ritirarsi 42%, non dovrebbe esistere come Stato 30%). Sul
fisco chiede più Stato (66%). Sulle regole è l’unico gruppo che valorizza la centralità del Parlamento (38%)
e che è in maggioranza contrario o indifferente al ballottaggio; è anche quello che conosce meglio la legge
elettorale in discussione (41%) e che più chiede collaborazione fra le coalizioni con accordi (69%). Il profilo
politico è di sinistra e centro-sinistra (30% e 28%, più 5% di estrema sinistra), ma con un 14% di non
collocati. Socialmente è bimodale per età (28% sotto i 35 anni, 32% oltre i 65), più istruito (22% laureati),
concentrato nel Centro Italia (28%) e nelle grandi città (34%), con una presenza inattesa di imprenditori
e lavoratori autonomi (13%) e di studenti (8%). È il gruppo più «digitale»: internet 77%, siti di quotidiani
51%, Instagram 31%, podcast 17%. I temi su cui chiede accordo sono ambiente (41%) e politica estera
(35%). È il polo «libertario-universalista» della teoria dei nuovi cleavage, ma nella sua declinazione
italiana.
3. Sovranisti securitari (20,1%). Il gruppo più coeso e più radicale. Quattro su cinque vogliono respingere
sempre chi entra illegalmente (78%), quasi tre su quattro leggi durissime e molto più carcere (72%), uno
su due «non fare entrare nessuno» (48%). In politica estera la cifra è l’isolazionismo: «non coinvolgersi
in alcun modo» nella guerra in Ucraina (63%), Italia «da sola, senza alleanze» (40%), UE che «ha fatto più
del dovuto» (56%), Russia che «non è un pericolo» (36%) o che ha avuto le sue ragioni (24%),
responsabilità «uguali» fra le parti (41%). Sulle regole è il gruppo più plebiscitario: i cittadini devono
decidere il governo direttamente (85%), ballottaggio (57%), e più di un terzo (35%) vuole una
contrapposizione netta e continua fra le coalizioni. Politicamente è di destra — centro-destra 23%, destra
21%, estrema destra 8% — ma un terzo (32%) non si colloca sulla scala: è la destra «fuori dai partiti».
Socialmente è il gruppo delle classi centrali di età (50% fra 45 e 64 anni), con bassa istruzione (48% licenza
media, 11% laureati), forte presenza di chi cerca lavoro (16%) e di casalinghe (18%), e radicato nel Nord
L’Anima Politica degli italiani 49
(59%). La certezza di voto è sotto la media (68%) e l’astensione dichiarata sopra (11% «certamente no»).
È il profilo che descrive come nucleo della destra radicale populista — nativismo, autoritarismo,
populismo — e che qui mostra un tratto rilevante per la politica italiana: non è atlantista. L’elettorato
sovranista è isolazionista e non interventista, in distanza dalla linea atlantica del governo che pure
sostiene; è una tensione latente dentro il centro-destra fra la sua componente di governo (cluster 1) e la
sua componente identitaria (cluster 3).
4. Periferia chiusa (13,3%). Un gruppo che la sola analisi delle non risposte avrebbe confuso con i
«silenziosi», e che invece ha una fisionomia precisa: non ha opinioni sui temi lontani e ne ha di nette sui
temi vicini. Sulle questioni internazionali il «non so» è maggioritario (Ucraina 70%, UE 72%, Medio
Oriente 73%, difesa 65%) e il 60% non ha mai sentito parlare della legge elettorale; ma sull’immigrazione
illegale il 43% dice «respingere sempre», sulla sicurezza il 36% «leggi durissime», e quando risponde
sull’estero sceglie «Italia da sola» (28%) e «non coinvolgersi» (36%). È la distinzione fra «easy issues» ed
«hard issues»: i temi simbolici, emotivi, di prossimità generano opinioni anche senza informazione; quelli
tecnici e lontani no. Politicamente è l’area del disincanto: 47% non si colloca, 14% preferisce non
rispondere; nessun leader convince. È un gruppo femminile (65%) e giovane (29% sotto i 35 anni), con
bassa istruzione (49% licenza media, 7% laureati), molte casalinghe (23%) e persone in cerca di lavoro
(18%), concentrato nel Nord-ovest (38%) e nei comuni fino a 50.000 abitanti (62%). La certezza di voto
crolla al 45%, e un decimo non risponde sul voto. Si informa quasi solo dalla televisione (69%; internet
41%). È il serbatoio naturale tanto dell’astensione quanto del voto di protesta: le sue poche opinioni
strutturate coincidono con quelle del cluster sovranista.
5. Silenziosi (7,9%). Il gruppo dell’esclusione dal dibattito pubblico: la non risposta è pressoché totale su
ogni domanda (dal 57% sulla sicurezza al 100% sulla collocazione internazionale), il 70% non ha mai
sentito parlare della legge elettorale, il 43% non risponde sull’auto-collocazione e il 27% non si colloca.
Sul voto solo il 40% è certo di partecipare e un quinto (19%) non risponde; il 55% non sa indicare alcun
leader. Il profilo sociale è il più netto di tutta la tipologia: 72% donne, 67% Sud e Isole, 60% con licenza
media o nessun titolo, 8% laureate; il 36% dichiara di non informarsi affatto di politica e solo il 27% usa
internet. È la «non-attitude» nella sua forma pura: un cittadino su dodici è fuori dal circuito politico.
La geografia politica dei cluster
L’incrocio con l’auto-collocazione — variabile illustrativa, non usata per costruire i gruppi — valida la
tipologia e aggiunge informazioni che la sola scala sinistra-destra non dà. Letto per cluster (Tabella 13.2),
il gruppo dei moderati di governo è per metà di centro-destra e destra (48%) ma per oltre un quarto di
sinistra e centro-sinistra (27%); i progressisti sono per il 63% di sinistra, estrema sinistra e centro-sinistra;
i sovranisti sono per il 52% di destra, centro-destra ed estrema destra e per il 32% non collocati; nella
periferia chiusa e fra i silenziosi i non collocati e chi non risponde sono rispettivamente il 61% e il 70%.
L’Anima Politica degli italiani 50
Tabella 20 — Composizione politica dei cluster: auto-collocazione (% di colonna)
Auto-collocazione 1. Moderati di 2. Progressisti 3. Sovranisti 4. Periferia 5. Silenziosi Totale
governo europeisti securitari chiusa
Sinistra 11 35 2 7 6 14
Centro-sinistra 16 28 6 7 11 15
Centro 9 8 5 4 5 7
Centro-destra 33 8 23 10 2 20
Destra 16 5 29 12 5 15
Non mi colloco 11 14 32 47 27 22
Preferisco non rispondere 4 2 2 14 43 8
Totale 100 100 100 100 100 100
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Letto nella direzione opposta — come ogni area politica si distribuisce fra i cluster (Figura 13.3) — il dato
più rilevante riguarda le due coalizioni. Il centro-destra è per il 61% «di governo» e per il 23% sovranista;
la destra per il 46% e il 34%; l’estrema destra per il 61% sovranista. Il centro-sinistra si divide esattamente
a metà fra moderati (40%) e progressisti (40%), mentre la sinistra è per il 56% progressista e per il 30%
moderata. Il centro è per metà moderato (48%). Infine, chi non si colloca sulla scala si distribuisce fra
sovranisti (30%) e periferia chiusa (29%), con solo un terzo nei due gruppi di opinione strutturata: l’area
del «non mi colloco» non è un centro moderato ma, per sei decimi, un’area di chiusura, esplicita o
latente.
Figura 12.3 — Distribuzione di ogni area politica fra i cinque cluster (% di riga)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 51
Due conseguenze. La prima: l’elettorato moderato di governo è trasversale alle coalizioni — è il luogo in
cui il 40% del centro-sinistra e il 61% del centro-destra condividono le stesse posizioni su immigrazione,
sicurezza, Europa e regole — ed è quindi la base sociale della domanda di accordo bipartisan registrata
nel capitolo 6. La seconda: le due coalizioni hanno ciascuna un’ala che non condivide il profilo moderato
— i sovranisti a destra, i progressisti a sinistra — e in entrambi i casi quell’ala è, in politica estera, non
atlantista. Lo spazio politico italiano, visto dalle opinioni, ha dunque un centro largo e due poli che si
somigliano nella distanza dall’atlantismo e si oppongono su tutto il resto.
Leader, temi, fonti
Le preferenze sui leader confermano la coerenza della tipologia e ne rivelano un elemento non scontato.
Meloni è vista come la leader dei moderati e dei sovranisti nella stessa misura (45% in entrambi), ma con
un seguito diverso: nel primo gruppo accomunata dagli intervistati in questa percezione da Calenda,
Tajani e Draghi; nel secondo da Vannacci. Conte e Schlein sono i leader dei progressisti. Nei due gruppi
distanti dalla politica nessun leader supera il 20% e prevalgono «nessuno» e «non so».
Figura 12.4 — Leader preferiti per cluster (D26, % di colonna, risposta multipla)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Anche i temi su cui si chiede un accordo fra le coalizioni hanno un ordine diverso per gruppo: i moderati
chiedono accordo su sicurezza (59%), immigrazione (41%) e giustizia (36%); i progressisti su ambiente
(41%), sicurezza (38%), politica estera (35%) e giustizia (32%); i sovranisti su sicurezza (47%),
immigrazione (33%) e giustizia (32%). La sicurezza è il solo tema che tutti e tre i gruppi mettono nei primi
due posti — ma, come mostra il capitolo 8, con contenuti opposti. Le fonti di informazione descrivono
L’Anima Politica degli italiani 52
infine tre diete: la televisione più i giornali per i moderati (89% e 30%), internet e i siti delle testate per i
progressisti (77% e 51%), la televisione sola per i due gruppi distanti dalla politica, fra i quali l’11% dei
sovranisti, l’8% della periferia e il 36% dei silenziosi non si informa affatto.
La lettura d’insieme come conclusione dell’analisi
La frattura principale dell’opinione pubblica italiana oltre a destra e sinistra è fra dentro e fuori: un quinto
della popolazione (periferia chiusa e silenziosi) è ai margini o all’esterno del dibattito, e la sua distanza ha
una precisa connotazione sociale — femminile, poco istruita, meridionale o di piccolo centro — che
richiama la tesi del «cleavage della partecipazione». Dentro il dibattito, lo spazio è tripolare: una
posizione centrale, diremmo quasi “gaussiana”, moderata, atlantista e legalitaria che vale oltre un terzo
della popolazione e attraversa le coalizioni, anche se espressa dagli auto-collocati a destra – come detto
- in misura doppia rispetto a sinistra; un polo progressista-europeista-pacifista (22%) e un polo
sovranista-securitario-isolazionista (20%), che si oppongono su immigrazione, sicurezza, welfare e Israele
ma condividono la diffidenza verso l’alleanza atlantica.
Tre implicazioni per la lettura del quadro politico. La prima: la maggioranza di governo poggia su due
elettorati diversi, uno di governo e uno identitario, che sulla politica estera — e in particolare sull’Ucraina
e sul rapporto con gli Stati Uniti — hanno posizioni opposte; la tenuta della linea atlantica del governo
dipende dal primo e non dal secondo. La seconda: il centro-sinistra è diviso a metà fra un elettorato
moderato, che condivide con il gruppo dei “moderati di governo” le posizioni su immigrazione, sicurezza
e regole, e un elettorato progressista che ha posizioni più estreme; la competizione nel campo
progressista è, nei dati, una competizione fra questi due profili. La terza: l’area del «non mi colloco» è
per sei decimi un’area di chiusura, esplicita (sovranisti) o latente (periferia), e non un bacino moderato
in attesa di rappresentanza; è contendibile, ma non al centro.
Nota metodologica della cluster
Variabili attive. Le quindici domande di opinione a risposta singola dei capitoli 1-10 (D10-D24): Ucraina e
Russia, Unione Europea, difesa comune, collocazione internazionale, Medio Oriente, immigrazione
(quantità e legalità dell’ingresso), sicurezza, fisco e welfare, legge elettorale (conoscenza, obiettivo,
ballottaggio) e rapporti fra le coalizioni. La modalità «non so» è stata mantenuta come categoria a sé,
perché la non risposta sistematica è essa stessa un tratto distintivo di una parte dell’elettorato (Converse,
1964); le modalità con meno del 3% sono state accorpate alla contigua. Auto-collocazione politica,
propensione al voto, leader preferiti, temi di accordo, fonti di informazione e variabili socio-demografiche
sono state usate come variabili illustrative: non concorrono a formare i gruppi, ma servono a validarli e
a descriverli.
Procedura. Analisi delle corrispondenze multiple (ACM) ponderata sulle 15 domande (80 modalità),
quindi classificazione gerarchica di Ward sulle prime cinque coordinate fattoriali e consolidamento con
k-means ponderato (procedura HCPC, Husson, Lê e Pagès, 2017). Il dendrogramma indica un salto netto
L’Anima Politica degli italiani 53
a cinque gruppi; le soluzioni a quattro e a sei gruppi sono annidate nella stessa struttura (a quattro la
«periferia chiusa» si fonde con i «silenziosi», a sei si stacca solo una zona grigia fra sovranisti e moderati),
il che conferma la stabilità della partizione. La soluzione a cinque gruppi spiega il 59% dell’inerzia delle
coordinate fattoriali.
Le dimensioni dello spazio delle opinioni. La prima dimensione dell’ACM — che da sola assorbe il 78%
dell’inerzia — è l’asse della competenza e del coinvolgimento: oppone chi risponde «non so» a tutte le
domande a chi esprime un’opinione, qualunque essa sia. La seconda (9%) è l’asse della chiusura
sovranista: da un lato «Italia da sola», «non coinvolgersi» nella guerra, «non fare entrare nessuno»,
«respingere sempre», «l’UE ha fatto più del dovuto»; dall’altro le posizioni di apertura e di sostegno
all’Ucraina. La terza (6%) è l’asse sinistra-destra sui temi internazionali e di ordine: da un lato atlantismo,
sostegno militare all’Ucraina, pieno diritto di Israele, leggi durissime; dall’altro Europa autonoma, critica
di Israele, prevenzione, apertura migratoria. È la struttura a tre assi che la letteratura sui nuovi cleavage
descrive come sovrapposizione fra la frattura integrazione-demarcazione e quella classica destra-sinistra,
con in più — tratto specifico dell’opinione pubblica di massa — l’asse della distanza dalla politica.
L’Anima Politica degli italiani 54
Figura 12.2 — Profilo dei cinque cluster sulle modalità più discriminanti (% di colonna; colore = scarto dal totale)
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
L’Anima Politica degli italiani 55
Composizione socio-demografica
Tabella 21 — Profilo socio-demografico e partecipazione per cluster (% di colonna)
1. Moderati 2. Progressisti 3. Sovranisti 4. Periferia 5. Totale
di governo europeisti securitari chiusa Silenziosi
Età
18-34 anni 15 28 12 29 25 20
45-64 anni 41 27 50 35 39 39
65 anni e oltre 34 32 26 22 25 30
Genere
Donne 44 45 51 65 72 51
Area
Nord 53 40 59 55 24 49
Centro 14 28 10 8 9 15
Sud e Isole 34 32 31 37 67 36
Titolo di studio
Licenza elementare/media o 42 33 49 49 60 44
nessuno
Diploma 38 45 41 44 33 40
Laurea e più 21 22 11 7 8 16
Condizione
Occupati 46 41 47 36 47 44
In cerca di occupazione 5 6 16 18 7 9
Casalinghe 11 8 18 23 19 14
Ritirati dal lavoro 26 21 11 17 12 20
Imprenditori, comm., artigiani 2 13 4 3 2 5
Partecipazione
Certamente andrei a votare 77 78 68 45 40 68
Probabilmente/certamente no 7 9 20 18 15 12
Non risponde sul voto 0 1 0 10 19 3
Informazione
Televisione 89 70 67 69 54 75
Internet 58 77 54 41 27 57
Giornali di carta 30 26 18 7 3 21
Non mi informo 2 0 11 8 36 7
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
La tabella mostra che i cinque gruppi non sono soltanto profili di opinione ma anche profili sociali.
Istruzione e genere ordinano i gruppi lungo l’asse della distanza: i laureati scendono dal 21-22% dei due
gruppi di opinione strutturata all’11% dei sovranisti e al 7-8% della periferia e dei silenziosi; le donne
salgono dal 44-45% al 51%, al 65% e al 72%. L’età distingue invece i poli: i progressisti e la periferia sono
i gruppi più giovani, i moderati e i sovranisti quelli delle classi centrali e anziane. Il Mezzogiorno è
sovrarappresentato solo fra i silenziosi (67%); il Centro Italia fra i progressisti (28%); il Nord fra moderati
L’Anima Politica degli italiani 56
e sovranisti. La condizione lavorativa, infine, oppone i pensionati (moderati) a chi cerca lavoro e alle
casalinghe (sovranisti e periferia), confermando che la domanda di chiusura e di severità si concentra
nelle condizioni di maggiore vulnerabilità economica e di minore autonomia, come già osservato nei
capitoli 7 e 8.
L’Anima Politica degli italiani 57
I dati strutturali del campione
Il capitolo conclusivo documenta la composizione del campione — le sei variabili socio-demografiche, la
propensione al voto e l'auto-collocazione politica — che costituiscono le variabili indipendenti degli
incroci della seconda parte. Poiché la ponderazione riallinea le distribuzioni di sfondo ai parametri della
popolazione residente, le prime sei tabelle vanno lette come il ritratto della popolazione italiana adulta;
le ultime due — propensione al voto e collocazione politica — sono invece risultati dell'indagine e
contengono già un primo, importante elemento interpretativo: quasi un italiano su tre non si colloca
sull'asse sinistra-destra.
Classe di età
Tabella 22 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
18-34 anni 19,8%
35-44 anni 11,7%
45-54 anni 20,2%
55-64 anni 18,5%
65 anni e oltre 29,8%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Genere
Tabella 23 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Donna 50,5%
Uomo 49,5%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
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Area geografica di residenza
Tabella 24 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Nord-ovest 28,3%
Nord-est 21,1%
Centro 14,9%
Sud 21,9%
Isole 13,8%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Ampiezza del centro di residenza
Tabella 25 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Fino a 15.000 abitanti 26,8%
Da 15.001 a 50.000 abitanti 28,6%
Da 50.001 a 200.000 abitanti 17,2%
Oltre 200.000 abitanti 27,4%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Titolo di studio
Tabella 26 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Nessun titolo 0,6%
Licenza elementare/media 43,0%
Diploma di scuola superiore 40,3%
Laurea e più (triennale, magistrale, post-laurea) 16,1%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
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Condizione lavorativa
Tabella 27 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Occupato/a 43,8%
In cerca di occupazione 9,3%
Casalinga 14,0%
Studente 3,0%
Ritirato/a dal lavoro 19,8%
Imprenditore, commerciante, artigiano 4,8%
Altro 5,2%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Propensione al voto
Se oggi ci fossero le elezioni politiche, qual è la probabilità che Lei vada a votare? (una sola risposta)
Tabella 28 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Certamente andrei a votare 68,3%
Dipende, ma probabilmente andrei a votare 16,3%
Dipende, ma probabilmente non andrei a votare 6,4%
Certamente non andrei a votare 6,0%
Preferisco non rispondere 3,0%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
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Auto-collocazione politica
Parlando in via generale, dove ti collocheresti politicamente: (una sola risposta)?
Tabella 29 — Distribuzione delle risposte
Modalità di risposta %
Estrema sinistra 1,8%
Sinistra 11,7%
Centro-sinistra 15,3%
Centro 7,3%
Centro-destra 20,0%
Destra 12,3%
Estrema destra 2,5%
Non mi colloco su questa scala 21,7%
Preferisco non rispondere 7,5%
Totale ponderato 100,0%
Fonte: Indagine Sociometrica, FieldCare, 2026
Metodologia generale
L'indagine è stata condotta su un campione di 908 individui maggiorenni residenti in Italia. I dati sono
stati ponderati per riallineare le distribuzioni per età, genere, area geografica, ampiezza del comune e
titolo di studio ai parametri della popolazione residente; la base ponderata è di 910,7 casi e le frequenze
assolute in tabella sono i conteggi ponderati arrotondati all'unità (per questo la loro somma può differire
di qualche unità dal totale).
L'errore campionario massimo, al livello di confidenza del 95% e tenuto conto dell'effetto del disegno
introdotto dalla ponderazione, è stimabile intorno a ±3,5 punti percentuali per stime vicine al 50%
sull'intero campione; è più ampio nei sottogruppi che saranno analizzati negli incroci. Nelle domande a
risposta multipla (D8, D9, D25) le percentuali sono calcolate sulla base ponderata e la loro somma supera
il 100%. Le modalità «non so / preferisco non rispondere», «non mi colloco» e «non mi informo» sono
state conservate nelle distribuzioni perché nelle domande di opinione costituiscono un dato sostantivo
— l'assenza di un'opinione strutturata — e non un difetto della rilevazione; dove utile, il commento
riporta anche le percentuali calcolate sui soli rispondenti.
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