2023 · Turismo
Alberghi e affitti brevi: modelli di sviluppo locale a confronto
Come si produce ricchezza attraverso l'ospitalità: i diversi modelli di sviluppo turistico e la distribuzione del valore tra ospitalità ufficiale e non ufficiale.
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Sociometrica (2023). Alberghi e affitti brevi: modelli di sviluppo locale a confronto. https://www.sociometrica.it/research/alberghi-affitti-brevi
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ALBERGHI E AFFITTI BREVI
modelli di sviluppo locale a confronto
a cura di
in collaborazione con
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Federalberghi
ALBERGHI E AFFITTI BREVI
Modelli di sviluppo locale a confronto
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Alberghi e Affitti Brevi
ALBERGHI E AFFITTI BREVI
Modelli di sviluppo locale a confronto
Lo studio è un progetto promosso da Federalberghi.
Il Report che ne sintetizza i risultati è stato realizzato da un autonomo gruppo di lavoro di
Sociometrica, diretto da Antonio Preiti.
Testi: Antonio Preiti
© 2023 CFMT - Centro di Formazione Management del Terziario
Via Decembrio 28 – 20137 Milano – Italia
info@cfmt.it
www. cfmt.it
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Federalberghi
Presentazione
Abbiamo una responsabilità. La responsabilità di far crescere il turismo con l’obie8vo di
massimizzare i benefici per il Paese. Questa è la nostra bussola, da sempre.
Sappiamo che il ruolo degli alberghi non si limita a offrire i servizi di ospitalità, e in
parDcolare quelli legaD al soggiorno, ma rappresenta qualcosa di più grande: la
possibilità per le persone, dall’Italia e dal mondo, di visitare una ciIà, e in questo
modo aiutare l'economia di quelle desDnazioni. Aiuto che per decine e decine di ciIà,
piccole e grandi, è del tuIo vitale, insosDtuibile, tanto che il benessere di quelle
comunità non ci sarebbe se, d’improvviso, dalle loro strade scomparisse il movimento
turisDco e non ci fossero più gli alberghi. L'albergo è il fulcro su cui gioca tuIa la
grande macchina dell'ospitalità. Il suo valore non sta semplicemente nei suoi faIuraD,
nella sua economia in senso streIo, ma negli effe8 espansivi che è in grado di
diffondere sugli altri seIori.
Per capirlo con esaIezza, con i numeri ben definiD e con criteri scienDfici, abbiamo
voluto una ricerca che ci desse un quadro esausDvo della situazione della nostra
economia dell'ospitalità su una base comunale, quella più deIagliata, più molecolare,
la migliore per rendere più immediato e visibile il contributo del turismo alla creazione
di ricchezza delle varie comunità che vi sono coinvolte.
Bisogna, infa8, uscire dal genericismo che guarda solo al movimento fisico delle
persone, e non valuta con rigore le sue conseguenze economiche sulla comunità
ospitante. Il turismo deve uscire dalla sua percezione solo di fenomenologia sociale,
per arrivare a una più compiuta consapevolezza economica. Qualcosa di cui abbiamo
grande bisogno, perché il turismo è l'unico seIore, a dispeIo della sua importanza,
che non costruisce la sua percezione su parametri economici ogge8vi e coerenD, ma
su impressioni, luoghi comuni, e una sedimentata soIovalutazione del suo valore.
Come in tu8 i seIori dell'economia, esistono vari modi aIraverso cui una filiera che
offre beni e servizi si combina e si organizza: la filiera automobilisDca ha il suo modo
di agire; quella agricola ne ha un altro; e quella dei prodo8 di largo consumo un'altra
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ancora. Qual è l'ideale filiera turisDca? Quella che garanDsce alle comunità locali la
massima soddisfazione dalle a8vità di ospitalità in cui è impegnata? In quale modo
le risorse culturali, quelle paesaggisDche, le Dpicità alimentari, i luoghi
dell’intraIenimento di una desDnazione possono trarre il maggior beneficio per la
popolazione residente? Qual è il modello di soggiorno che promeIe il meglio per la
colle8vità?
Lo studio meIe a confronto due modelli: il primo è fondato sull'ospitalità alberghiera
e il secondo sulla commercializzazione simil-alberghiera delle seconde case, secondo
le modalità conosciute come “affi8 brevi”. QuesD due modelli hanno il medesimo fine
di offrire ospitalità a chi decide di pernoIare in una desDnazione turisDca, ma le
conseguenze economiche sono molto diverse, e talvolta opposte. Nello studio si vedrà
come nel caso degli alberghi il sistema ospitale preveda un’organizzazione aziendale
piuIosto complessa; la presenza di personale qualificato con figure professionali di
varia specializzazione e la capacità di creare e diffondere una molteplicità di
interdipendenze economiche che producono occupazione e reddito. Questa capacità
molDplicaDva è del tuIo scarna nel caso degli affi8 brevi, le cui operazioni, quasi
sempre, si limitano alla consegna delle chiavi, alla pulizia delle camere e alla
manutenzione ordinaria.
Queste differenze diventano rilevanD sul piano macro-economico, perché quando in
una desDnazione prevale la presenza commerciale delle seconde case, questa scelta
spoglia l’impaIo economico del turismo di gran parte delle sue potenzialità e delle
sue promesse in termini di benessere e occupazione, e allo stesso tempo impoverisce
l’esperienza di soggiorno dell’ospite.
Lo studio che presenDamo è ricco di informazioni, di valutazioni sui meccanismi
economici che sovrintendono all’economia dell’ospitalità, di sDme accurate (e inedite)
dei flussi che non sono ancora registraD nelle staDsDche ufficiali e permeIono di
capire quanto conta il turismo nel concreto della vita quoDdiana di molte delle nostre
comunità. Un lavoro che offriamo alla riflessione dell’opinione pubblica, nell’intento
di fare della nostra ospitalità, ancor di più, una delle strade migliori per garanDre il
benessere del Paese.
Bernabò Bocca
Presidente di Federalberghi
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Sommario
Cap. 1 – Premessa: fuori dall’indistinto ...................................................................................................... 7
Cap. 2 – La dimensione microeconomica .................................................................................................. 10
Cap. 3 – Le presenze turistiche non registrate .......................................................................................... 18
Cap. 4 – Alberghi e affitti brevi: l’impatto economico.............................................................................. 23
Cap. 5 – Presenze senza valore aggiunto .................................................................................................. 28
Cap. 6 – Conclusioni: due modelli divaricanti ........................................................................................... 34
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Cap. 1 – Premessa: fuori dall’indistinto
Il turismo è un fenomeno sociale dalle formidabili conseguenze economiche.
Nonostante questo, raramente la sua dimensione economica è valutata, e dunque
giudicata, in maniera approfondita, soprattutto nel suo impatto sulle economie
locali.
Il turismo è visto sempre in maniera indistinta, onnicomprensiva, come se non
meritasse una visione accurata, analitica, appropriata. Raramente ci si chiede se
esista un solo modello di sviluppo turistico, o se ve ne siano di alternativi, o
addirittura di opposti. Raramente ci si chiede quale sia la politica turistica più
efficace, anzi talvolta si fa coincidere la politica turistica “tout court” con la
semplice promozione, come se questa, da sola, bastasse a definire il futuro
turistico di una destinazione, o dell’intera nazione. Raramente si pensa che anche
nel turismo bisogna scegliere, perché quando le cose si configurano da sole, in
maniera casuale, pezzo dopo pezzo, senza un disegno, una destinazione rischia di
essere l’oggetto e non il soggetto dello sviluppo. Dove disegno non è la vecchia,
inadeguata e sorpassata, programmazione, ma le idee-guida che ogni
destinazione, in maniera condivisa, decide di seguire per ottenere il massimo
beneficio dal turismo.
Alla fine, l'indicatore universalmente adottato per valutare la performance
dell'economia dell'ospitalità è dato dalle presenze turistiche, cioè dal numero di
notti trascorse dagli ospiti in strutture alberghiere, extra-alberghiere o in altre
modalità più informali. Tuttavia, com’è facilmente intuibile, questo indicatore non
ha una natura economica, bensì si limita a segnalare il fenomeno in maniera
generale. Per dimostrare quanto questo approccio sia sbagliato, o almeno
insufficiente, bastano alcune analogie: non si giudica l'industria tessile in base al
puro e semplice numero di abiti venduti; né si valuta l'industria automobilistica
esclusivamente sulla base del numero di veicoli acquistati (in quel caso, alcuni
paesi dell'area sovietica sarebbero risultati ai vertici delle classifiche mondiali dei
produttori di automobili), ma è valutata in base al numero dei beni venduti
moltiplicato per il loro valore economico.
Le presenze turistiche segnalano semplicemente quante notti sono state spese da
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persone non residenti in una specifica destinazione. Inoltre, c’è il problema delle
presenze non registrate, quelle che nel linguaggio statistico sono indicate come
“non osservate”. Si dice che un fenomeno è “non osservato” quando non risulta
nelle statistiche ufficiali. Nel caso del turismo abbiamo una entità di presenze
turistiche, cioè di ospiti di una destinazione, la cui realtà però non è contemplata
nelle statistiche ufficiali. Abbiamo perciò la necessità, al fine di avere un esatto
computo del peso economico del turismo, di stimare queste presenze e di
definirne il loro valore economico.
Abbiamo perciò un assoluto bisogno di capire il funzionamento dei modelli di
sviluppo turistico, cioè di capire in quale modo si produca ricchezza attraverso
l’ospitalità, capire i diversi modi attraverso cui la distribuzione delle presenze, ad
esempio, tra ospitalità ufficiale e non ufficiale, crea e distribuisce ricchezza.
Ci sono molte modalità con cui una destinazione turistica si sviluppa: e se è sempre
vero che la ragion d’essere del fenomeno sia l’attrazione dei luoghi, è pur vero che
quella destinazione può svilupparsi in vari modi e con risultati differenti sul piano
dell’impatto economico. La mera conta del numero di presenze turistiche non è
sufficiente a rispondere a queste domande. Si tratta perciò di capire con quali
modalità (e con quale modello economico), una destinazione possa trarre i
maggiori benefici, a parità di presenze.
Il focus di questo Report riguarda perciò l’analisi dell’impatto economico di due
distinti e fondamentali modelli turistici: il primo trae la sua connotazione
dall’essere “trainato” dalla primazia alberghiera, con le tipologie dell’ospitalità
classificate negli annuari statistici (che includono le forme di attività di ospitalità
extra-alberghiere di natura professionale) e il secondo dall’essere “trainato” dalle
residenze offerte per affitti brevi, solitamente intermediate dalle piattaforme on
line. Qui il termine “trainato” significa semplicemente che in una destinazione
prevale, in termini quantitativi, l’offerta alberghiera e nell’altra prevale l’offerta di
case in affitto breve. L’obiettivo è di capire sul piano economico quale impatto
sull’economia locale hanno queste due modalità di sviluppo. Naturalmente i due
modelli hanno differenti impatti anche su altri piani: sull’organizzazione della città
nei suoi servizi essenziali; sul “crowding out” degli affitti brevi rispetto a quelli
destinati alle famiglie di residenti; sull’identità urbanistica dei centri storici delle
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città. Nessuno di questi fattori, o di altri analoghi, fa parte però del nostro studio,
che si “limita” ai diversi effetti di impatto economico.
Si potrà perciò vedere se c’è una differenza, e qual è in termini di impatto
economico, tra una presenza turistica alberghiera e una in affitto breve.
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Cap. 2 – La dimensione microeconomica
La prima difficoltà, forse la più evidente, per dare una misura soddisfacente al
valore economico del fenomeno turistico, è data dal fatto che non esiste nella
contabilità nazionale dell'economia italiana una voce, seppur composita, che
abbia per titolo “turismo ed economia dell'ospitalità”. Nella contabilità nazionale
c’è una voce sintetica che si riferisce al solo settore degli alberghi, della
ristorazione e delle agenzie di viaggio.
Tuttavia, è facile osservare che la spesa turistica, vale a dire la spesa che ogni
ospite produce quando soggiorna da non residente in una destinazione, sia molto
più ampia e comprenda molte altre tipologie classificate nella contabilità
nazionale con altre definizioni. È il caso dei trasporti, molto utilizzati, anzi
necessariamente utilizzati, da chi va a soggiornare in un altro luogo. Ovviamente,
non tutta la spesa dei trasporti è riconducibile al fenomeno turistico. Lo stesso
avviene, ad esempio, nel commercio al dettaglio: è evidente che i turisti spendano
per acquistare beni venduti nei negozi, ma non tutta la spesa che si realizza nei
negozi è ascrivibile al turismo.
D’altro canto, se tutta la parte di questi acquisti fosse ascritta al turismo avremmo
delle duplicazioni, con effetti distorsivi notevoli nella contabilità dell’economia
nazionale. Per sopperire da un lato a una eventuale sottovalutazione degli effetti
economici del turismo (limitandosi ai beni e servizi specifici del settore) e dall’altro
a una sovrastima del valore complessivo dell’economia nazionale, l’Istat ha creato
il Conto satellite del turismo, in cui si contemplano sia gli effetti diretti del turismo
sull’economia (impatto sul settore caratteristico) sia quelli indiretti, vale a dire la
quota-parte del valore aggiunto degli altri settori dell’economia coinvolti dal
turismo. Questo lavoro dell’Istat sarà utilizzato in questo report quando si avrà la
necessità (o l’opportunità) di avere una stima del valore economico complessivo
del settore.
Torniamo al focus di questo lavoro incentrato – come detto - sulla valutazione
degli effetti sull’economia dei due modelli di sviluppo turistico, uno improntato
sulla preminenza degli alberghi e l’altro degli affitti brevi. Prima di ragionare in
termini macroeconomici, cioè di considerazione dell’economia nel suo insieme, è
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utile descrivere come funzionano i due modelli sul piano della “produzione” dei
rispettivi servizi alla clientela.
Dal punto di vista microeconomico il primo elemento da considerare è dato
proprio dalle diverse modalità con cui si svolge il soggiorno nell’una o nell’altra
formula. Nel settore alberghiero, il soggiorno dell'ospite comporta la fruizione di
una vasta gamma di prestazioni professionali, che si distinguono per la loro
eterogeneità, e concorrono a fornire un'ampia gamma di servizi di ospitalità. Tra
questi servizi si annoverano non solo l'ospitalità in senso stretto, ma anche altre
attività connesse come, ad esempio, i congressi, la ristorazione, e i servizi per il
benessere. Nel caso dell'affitto breve, la situazione è diversa, perché si tratta di
un'attività senza standard predefiniti e vincolanti, il che rende la modalità
organizzativa estremamente semplificata. Si tratta di un modello che non ha
bisogno della presenza di molte figure professionali particolarmente sofisticate.
Si possono individuare tre modalità tipiche di gestione degli affitti brevi, che
presentano differenti esigenze in termini di personale:
a) la modalità che prevede la consegna delle chiavi al momento dell'arrivo
dell'ospite, accompagnata dalla pulizia dell'alloggio e dal regolare
funzionamento delle facilities presenti;
b) la modalità di gestione attraverso l'intermediazione di una società
specializzata, la quale si preoccupa di svolgere le medesime funzioni di pulizia
e manutenzione, ma agisce come soggetto terzo tra il proprietario e l'ospite;
c) la modalità di essere ospitati dal proprietario stesso, il quale si occupa
personalmente di allestire l'alloggio in funzione delle esigenze dell'ospite.
In tutti i casi le attività di comunicazione, promozione e commercializzazione
dell’abitazione sono gestite esclusivamente dalla piattaforma on line, che funge
da intermediario tra la domanda e l'offerta. Anche la parte economico-finanziaria
- se così vogliamo definirla - è di fatto gestita dalla piattaforma che incassa la
vendita, trattiene la sua percentuale di competenza e accredita il valore rimanente
al proprietario dell’abitazione. In generale, l'esercizio dell'attività di affitto breve
non richiede particolari competenze professionali, e l'unico servizio richiesto
riguarda la pulizia e la manutenzione ordinaria dell'alloggio, attività non
particolarmente caratteristiche e per le quali spesso valgono le medesime
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modalità di gestione del residente in una normale abitazione. Anzi, si può
affermare che nell’offerta di affitto breve viene espunto il concetto stesso di
servizio, che è l’elemento che caratterizza da sempre e dovunque l’ospitalità, che
non è semplicemente offrire un alloggio in senso fisico, ma l’insieme dei servizi
collegati al soggiorno. Lo schema qui di seguito (Tab. 1) riassume con grande
chiarezza le differenze organizzative dei due modelli e il modo prevalente con cui
vengono svolte nel primo come nel secondo modello.
Tab. 1 – Funzioni e figure professionali nell’albergo e negli affitti brevi
Funzione Hotel Affitti brevi
Coordinamento della gestione dell’insieme Direttore d’albergo In assenza di funzioni complesse,
delle attività connesse all’ospitalità (soggiorno, non c’è la figura professionale
ristorazione, congressi, ecc.) corrispondente
Accoglienza e assistenza degli ospiti (24/24h) Receptionist Nessuna figura professionale (solo
consegna chiavi)
Pulizia degli ambienti Imprese di pulizia; Attività di pulizia prima/dopo il
housekeeping spesso soggiorno
durante tutto il giorno
Gestione dipartimentale che comprende la Figure professionali Nessuna attività diversa dal
responsabilità di specifici reparti dell'hotel, responsabili delle varie soggiorno puro e semplice
come il Front Office Manager, lo Housekeeping funzioni
Manager, il Food and Beverage Manager e,
eventualmente, attività congressistica, wellness
center, ecc.
Attività di supporto che include il personale che Figure professionali Nessuna figura professionale
lavora dietro le quinte, come gli addetti alla specifiche essendo attività per intensità e
manutenzione e i contabili. complessità simile a quella di una
residenza abitativa familiare
Attività di comunicazione e promozione, Figura interna o, più Centralizzata dalla piattaforma
gestione del sito web, attività di gestione spesso, ricorso a figure digitale
digitale dei canali di booking e dell’attrazione professionali esterne
degli ospiti.
Attività di ristorazione Figure professionali Nessuna attività di questo tipo
attinenti al mondo food
& Beverage
Attività di intrattenimento Figure professionali del Nessuna attività di questo tipo
settore
Fonte: Sociometrica, 2023
Come si può osservare, le figure professionali coinvolte nelle attività alberghiere
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sono numerose, e ovviamente la loro numerosità dipende dal grado di complessità
e di importanza del singolo esercizio ricettivo, tuttavia alcune funzioni essenziali
del servizio di accoglienza non possono mancare. Nel caso della modalità di affitto
breve i servizi sono ridotti al minimo, e si limitano nella gran parte delle situazioni
alla consegna delle chiavi e all’ovvio servizio di pulizia. Non ci sono investimenti,
se si escludono quello del capitale iniziale composto dall’abitazione medesima e
degli arredi, che per altro dovendo avere le sembianze dell’ospitalità casalinga,
non prevede nessun acquisto caratteristico o finalizzato all’ospitalità
professionale. Sul piano organizzativo, salvo che siano offerte da un unico
proprietario una moltitudine di abitazioni, la gestione non assume le
caratteristiche di un’attività professionale vera e propria, se non quando viene
affidata a una società di gestione dell’appartamento (o della camera) offerti in
affitto. In questo caso però la professionalità si esprimerà nelle attività di gestione
delle facilities legate al real estate, non nelle attività ospitali, se non appunto in
termini dei servizi minimi ed essenziali già descritti.
La maggiore complessità e articolazione dell’organizzazione alberghiera si traduce
naturalmente in una domanda sul mercato del lavoro maggiore in termini
quantitativi e migliore in termini di figure professionali richieste.
Si potrebbe osservare che non si può paragonare una singola casa a un albergo; il
che è certo, ma il punto fondamentale è che la somma delle case non porta alla
complessità. Ad esempio, se compariamo un insieme di 100 abitazioni con un
albergo di 100 camere, la somma delle abitazioni non crea nuove figure
professionali, semplicemente somma le funzioni elementari di cui si compone la
singola offerta. All’opposto, via via che un albergo assume una dimensione
maggiore, avrà bisogno tendenzialmente di nuove funzioni, come avviene, ad
esempio, per le attività congressuali o per il banqueting; nel caso di un’offerta di
ristorazione aperta al pubblico; o nei servizi per la cura e il benessere personale;
tutte funzioni che portano all’acquisizione di nuove risorse umane, e alla loro
diversificazione, proprio per il bisogno di disporre della maggiore varietà indotta
dalla crescente dimensione alberghiera.
In termini economici, la maggiore articolazione dei servizi offerti innesta un
meccanismo moltiplicatore di tipo keynesiano, nel senso che un euro speso
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nell’economia alberghiera crea nuove spese in ambiti diversi da quelli
strettamente collegati ai servizi di alloggio, come l’industria alimentare e
l’agricoltura nella ristorazione; i trasporti e i servizi professionali specifici nel caso
delle attività congressuali o le competenze peculiari e l’industria della cosmesi nel
caso dei centri benessere. È un movimento espansivo che dall’ospitalità si allarga
via via a altre attività economiche. È un circolo virtuoso che la modalità degli affitti
brevi può creare solo in parte, perché questi servizi andranno cercati all’esterno,
e non sempre sono disponibili, e non sempre sono utilizzati con la stessa intensità
di quando si trovano all’interno della struttura ricettiva.
C’è un altro fattore di carattere generale che incide negativamente sull’effetto
moltiplicativo degli affitti brevi, che dipende dalla natura del reddito ricevuto in
cambio dell’ospitalità, dove la componente di rendita immobiliare è molto
rilevante. È noto che la rendita abbia una propensione al risparmio più elevata dei
redditi da lavoro e anche dei redditi d’impresa. Quando si trasforma in risparmio,
a sua volta può trasformarsi in investimento finanziario, e così sfugge dalla
dimensione locale, per sortire i suoi effetti moltiplicatori (comunque minori) su
una scala territoriale, teoricamente, senza confini.
Fatte queste considerazioni sui due differenti modelli organizzativi e dei relativi
comportamenti turistici, possiamo provare a rendere queste differenze in termini
più esatti dal punto di vista quantitativo. Uno studio accreditato, svolto in Spagna,
ha calcolato l’effetto moltiplicatore della spesa dei turisti che soggiornano in hotel
rispetto a quelli che scelgono la formula dell’affitto breve. Nel caso alberghiero
l’effetto diretto di moltiplicazione del reddito è di 1,50 e quello indotto è di 1,90.
Questo significa che un euro speso nella struttura alberghiera produce un ulteriore
0,50 euro nelle aziende collegate all’impresa alberghiera (fornitori, ecc.) e uno
0,90 euro nel complesso dell’economia. Nel caso della scelta dell’alloggio con
affitto breve, gli indicatori moltiplicativi sono più bassi, esattamente 1,43 di effetto
diretto e 1,76 di effetto indiretto (Tab. 2).
Qui non si fanno altre considerazioni che ineriscono ai mancati incassi da parte
dell’erario pubblico, cioè a beneficio della collettività, allorquando le presenze in
affitto breve dovessero rivelarsi irregolari, o comunque esenti dal pagamento dalla
tassa di soggiorno e dalle imposte relative sia al reddito delle persone fisiche che
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a quelle d’impresa. Anche i mancati introiti delle finanze pubbliche riducono
l’effetto moltiplicatore, che è massimo quando si tratta di spesa pubblica,
destinazione unica e “inevitabile” delle entrate fiscali.
Tab. 2 – Effetti moltiplicativi diretti e indiretti del soggiorno in albergo e con affitto breve1
Tipologia dell’effetto moltiplicatore Hotel Affitti brevi
Effetto moltiplicatore diretto 1,50 1,43
Effetto moltiplicatore indiretto 1,90 1,76
Fonte: Sociometrica su dati Fuentes-Navarrete, 2023
Questi parametri di moltiplicazione del reddito si riferiscono in senso generale alle
due opzioni di pernottamento; bisogna adesso considerare anche la differente
tipologia di clientela tra i due modelli, che porta a registrare una spesa in valori
assoluti molto diversa tra chi soggiorna in albergo e chi in una residenza ordinaria.
I dati di BankItalia ci forniscono su questo punto un’informazione molto preziosa:
chi soggiorna in albergo, nel complesso, perciò non solo la spesa per
pernottamento, ma quella complessiva che comprende ogni tipo di spesa per
qualunque tipo di beni e servizi acquistati nella destinazione, spende più del
doppio rispetto a chi soggiorna in case in affitto breve. Considerando il triennio
2019-2021 si vede benissimo la grande differenza di spesa: nel 2019 la spesa media
a notte per persona è di 143,60 euro per chi soggiorna in hotel e di 67,80 euro per
chi pernotta in casa d’affitto. In termini percentuali significa che la spesa di chi
soggiorna in albergo è del 211% superiore a quella di chi soggiorna in un’abitazione
adibita a ospitalità turistica. Se consideriamo l’anno 2021, vedremo che la spesa
media per gli ospiti delle case sale di appena 40 centesimi rispetto a due anni
prima, mentre quella di chi soggiorna in albergo sale di 12,9 euro2. Questo significa
1
Elaborazione Sociometrica sulla base del modello descritto da R. Fuentes e L. Navarrete, Tourists in hotel versus holiday homes: economic impact
and characterization, in Tourism Review International, Vol. 20, 2016
2
La fonte dei parametri è Bankitalia, Indagine sul turismo internazionale, 2021, pubblicata il 16 giugno 2022. I parametri sono calcolati sul
turismo internazionale e non includono il turismo domestico. Non esistono tuttavia altri dati sulla parte domestica della spesa turistica, perciò
non possiamo che utilizzare quelli del turismo internazionale, che comunque rappresenta circa la metà del movimento turistico italiano.
L’assunzione che la percentuale di consumi tra soggiorno alberghiero e soggiorno in affitto breve non si modifichi secondo la nazionalità
dell’ospite è molto robusta, perché come abbiamo indicato in altre parti di questo lavoro, e come confermano numerosi studi, a parità di valori
assoluti dei consumi, la nazionalità non cambia in modo significativo la proporzione di spesa complessiva risultante tra alloggio in affitto breve
e in hotel. La spesa a cui si fa riferimento non è esclusivamente quella relativa all’alloggio, ma quella complessiva durante il soggiorno per ogni
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che durante il biennio Covid la capacità di generare reddito per l’economia degli
alberghi è stata maggiore rispetto a quella generata dagli affitti delle abitazioni.
Si può notare quella che può sembrare una curiosità, però molto significativa, che
la spesa complessiva di chi è ospite in case d’affitto, confrontata con quella di chi
è ospite di parenti e amici, è sostanzialmente uguale, anzi chi è ospite di familiari
e amici spende nel complesso più di chi è ospite delle case in affitto. Si tratta perciò
di tipologie di vacanza che esprimono in media capacità di spesa molto lontane da
quella alberghiera (Tab. 3).
Tab. 3 – Ripartizione della spesa media per di tipo d’alloggio
Spesa media per notte e per persona
Struttura ricettiva
2019 2020 2021 Var. %
Albergo, villaggio, B&B, agriturismo 143,6 144,0 156,5 8,7
Casa in affitto 67,8 67,9 68,2 0,5
Ospite di parenti o amici 71,3 66,8 69,0 3,3
Fonte: Sociometrica su dati Bankitalia, Indagine sul turismo internazionale, 2023
Sintetizzando i risultati per la parte microeconomica di questo report, arriviamo
alle seguenti conclusioni:
a) l’organizzazione alberghiera è più complessa e articolata rispetto
all’offerta di affitti brevi e questo si traduce in termini di una maggiore
domanda di professionalità caratteristiche e di livello medio-alto;
b) gli effetti di moltiplicazione del reddito, vale a dire l’effetto di espansione
economica sono più alti nel caso di soggiorno alberghiero che in quello
residenziale;
c) la capacità complessiva di spesa degli ospiti dell’albergo rispetto a chi
soggiorna in residenze è molto più elevata, addirittura doppia.
tipo di beni e servizi. Per altro, il costo dell’albergo, così come il costo dell’affitto breve, non cambiano al cambiare della nazionalità dell’ospite:
i prezzi sono uguali per tutti. Inoltre, numerosi studi indicano che, in generale, il livello socioeconomico medio degli ospiti in albergo sia
mediamente più elevato rispetto a quanti soggiornano in affitto breve. Perciò la nostra ipotesi di tenere inalterata la proporzione registrata sul
mercato degli arrivi internazionali rispetto a quelli domestici è ampiamente suffragata.
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Adesso possiamo passare alla dimensione macroeconomica, per capire qual è il
contributo complessivo del soggiorno alberghiero all’economia italiana rispetto a
quello dell’offerta di affitti brevi, per cui il primo problema è quello di stimare le
presenze turistiche totali, essendo una parte statisticamente “non osservabile”,
cioè di presenze non registrate e perciò non presenti nelle statistiche ufficiali del
turismo, bisognerà perciò farne una stima con le appropriate metodologie.
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Cap. 3 – Le presenze turistiche non registrate
Nell'analisi macroeconomica, per avere un confronto tra l'impatto del settore
alberghiero e quello degli affitti brevi, bisogna considerare la totalità del
movimento turistico. Com’è noto, una parte dei flussi turistici che utilizza la
modalità di affitto breve sfugge alle statistiche ufficiali, perché quelle presenze
non sono registrate. Formalmente, nel linguaggio statistico, si tratta di un
fenomeno “non osservato”, cioè non presente ufficialmente nelle statistiche
disponibili. Le ragioni per cui questo accade sono molteplici, ma qui la questione
su cui siamo focalizzati è il loro impatto sull’economia locale, non altro.
Anche se non sono registrati nelle statistiche ufficiali, questi turisti sono
comunque presenti nell’economia. Perciò il primo passo per capire il loro impatto
economico è proprio quello di stimare le presenze non ufficiali, poiché non esiste
alcuna statistica a tal riguardo e i gestori delle piattaforme non condividono i dati
relativi al numero di persone ospitate nei loro alloggi in affitto breve. A causa della
mancanza di queste informazioni pubbliche, la stima deve essere effettuata
tramite metodi basati sul numero di unità disponibili sulle piattaforme, collegando
queste ai loro tassi d'occupazione destinazione per destinazione. Utilizzando
questi parametri, che sono stati già calcolati da Sociometrica in un rapporto del
20193, è possibile ottenere una stima affidabile del movimento turistico generato
da queste piattaforme. Per avere una valutazione analitica e non generale, che
perciò tenga conto delle diverse situazioni esistenti tra una destinazione e l'altra,
è necessario eseguire il processo di valutazione al livello comunale. Tenendo
presente l'enorme numero di comuni italiani, in particolare di quelli turistici (3.390
su circa 8.000), abbiamo considerato i primi 500, che rappresentano ben l'83% del
valore aggiunto del turismo italiano. Sulla base di questa selezione, abbiamo
proceduto a stimare le presenze turistiche "non osservate", ovvero quelle non
presenti nelle statistiche ufficiali.
Cominciamo allora dal dato più certo, vale a dire il numero di units, vale a dire di
unità locative presenti sulle piattaforme. Mentre l’offerta di alberghi è piuttosto
stabile nel tempo4, nel caso degli affitti brevi, la disponibilità alla locazione in
3 “Il Sommerso Turistico a Roma”, EBTL, Sociometrica. Rif. www.sociometrica.it.
4 Al massimo si distinguono gli alberghi aperti tutto l’anno da quelli stagionali, aperti solo in estate, o in estate e anche in inverno come le
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Federalberghi
pratica può cambiare di giorno in giorno. L’inserzionista può offrire una unità
locativa per tutto l’anno, oppure escludere alcuni giorni dell’anno, o anche
scegliere in totale libertà il periodo in cui l’unità è disponibile. Di conseguenza,
ogni giorno il numero delle units disponibili può cambiare. Naturalmente è difficile
pensare a una gestione day-by-day, per cui le variazioni d’offerta diventino
“schizofreniche”, perciò abbiamo fatto due estrazioni, una nei primi giorni di
settembre 2022 (a valere perciò sulla stagione estiva) e un’altra a febbraio 2023
(a valere perciò sulla stagione invernale). In questo modo abbiamo un range di
variazione piuttosto ragionevole sull’entità delle unità locative complessive
disponibili on line.
Tab. 4 – Top 20 comuni turistici con maggiore offerta di unità locative per affitti brevi
Unità locative Unità locative
Comuni offerte* Comuni offerte*
Roma 19.336 Verona 2.145
Milano 12.264 Bari 1.816
Firenze 8.454 Genova 1.795
Napoli 6.918 Olbia 1.762
Venezia 6.765 Ostuni 1.731
Palermo 4.941 Cagliari 1.613
Torino 4.116 Lucca 1.588
Bologna 3.112 Lecce 1.464
Siracusa 2.919 Alghero 1.425
Catania 2.868 Sorrento 1.415
Fonte: *calcolato al febbraio 2023. Stime Sociometrica, 2023
Considerando, come sempre, i primi 500 comuni turistici italiani5 vediamo che a
febbraio 2023 sono disponibili 205.546 unità abitative sulle piattaforme on line.
Se, invece, consideriamo il periodo estivo, allora l’offerta cresce a 267.076, vale a
destinazioni montane.
5 Il ranking dei primi 500 comuni turistici italiani è stilato sulla base delle presenze turistiche ufficiali.
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Alberghi e Affitti Brevi
dire 61.530 in più. È interessante vedere il ranking delle prime città con offerta di
unità abitative per affitti brevi sulle maggiori piattaforme on line (Tab. 4). Come si
può osservare tra le prime venti destinazioni, 16 sono città, mentre le restanti 4
sono destinazioni balneari, che naturalmente crescono come disponibilità nel
periodo estivo. Ad esempio, Olbia arriva a 3.048 unità, collocandosi al nono posto
della classifica e Alghero con 2.425 all’undicesimo. Vedremo più avanti come
soprattutto al sud il peso dell’offerta di affitti brevi sia molto consistente. Per il
momento la conclusione è che il fenomeno si è sviluppato soprattutto nelle grandi
città d’arte e poi nelle medie città d’arte e infine nelle destinazioni balneari del
sud.
Abbiamo finora analizzato la consistenza delle unità locative, ma per comprendere
il loro effettivo peso economico bisogna prendere in considerazione anche il loro
tasso di occupazione su base annua. La media del tasso di occupazione calcolata
sui 500 comuni è del 55,1%, ma la distribuzione presenta una vasta gamma di
variazioni, rendendo pertanto opportuno evidenziare alcune situazioni specifiche
di particolare interesse.
La destinazione turistica con il tasso di occupazione più alto è Roma, che raggiunge
l'88%, seguita da altre città di medie e grandi dimensioni, tra cui Firenze, Bergamo,
Padova e Venezia. Tra le prime dieci destinazioni turistiche, c'è solo una
destinazione balneare, Positano, che attira i clienti anche fuori stagione grazie alle
sue caratteristiche, e Bellagio, una destinazione lacuale con un alto grado di
attrazione tutto l'anno (Tab. 5).
L'analisi conferma, in generale, la grande estensione del fenomeno degli affitti
brevi nelle grandi città d'arte; oggi quel livello non è dissimile anche nelle città di
medie dimensioni con un alto valore artistico, che possiamo definire come "second
best". Nelle destinazioni balneari meridionali il fenomeno generalmente non si
sviluppa, se non in parte, nei centri storici, ma coinvolge massimamente le
seconde case per uso vacanze.
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Federalberghi
Tab. 5 – Top 20 comuni turistici con maggiore tasso d’occupazione per affitti brevi
% tasso di % tasso di
Comuni occupazione Comuni occupazione
Roma 88 Bellagio 82
Positano 84 Venezia 81
Firenze 83 Bologna 81
Bergamo 83 Brescia 81
Padova 82 Bolzano/Bozen 80
Fonte: Stime Sociometrica, 2023
Utilizzando parametri di analisi già calcolati da Sociometrica per Roma, si può
stimare che il numero complessivo di posti-letto disponibili sulle piattaforme di
affitto breve ammontano a 739.966 al giorno. Naturalmente si tratta di una cifra
indicativa, perché “posto-letto” non è una definizione incontrovertibile, dato che
un divano si può trasformare in letto; un letto può essere aggiunto facilmente e
così via, secondo le circostanze che questo tipo di ospitalità comporta. La cifra qui
indicata è una stima dell’ordine di grandezza della dimensione dell’offerta.
Da questa stima si può passare a quella della capacità lorda annua teorica, che
raggiunge il numero di 270milioni e 87.444 posti letto (Tab. 6). Per arrivare alla
capacità effettivamente utilizzata, bisogna naturalmente dividere questo
ammontare per il tasso d’occupazione, che abbiamo calcolato comune per
comune, non già semplicemente attraverso una divisione dell’ammontare totale
per il tasso d’occupazione medio. Arriviamo così alla stima di un ammontare di
posti-letto effettivamente utilizzati di 177milioni e 878.427. Quelle appena
calcolate rappresentano le presenze turistiche negli affitti brevi.
Naturalmente non tutto quello che passa dalle piattaforme on line è un fenomeno
statisticamente “non osservato”, perché parte dell’offerta rappresenta un’offerta
ricettiva extra-alberghiera regolarmente registrata, perciò le presenze turistiche
di questa parte dell’offerta sono regolarmente registrate. Bisogna perciò sottrarre
dalla stima lorda la parte che è già compresa nelle statistiche ufficiali, per evitare
le duplicazioni, vale a dire che una stessa presenza venga calcolata sia nella stima
delle presenze nell’offerta intermediata nelle piattaforme, che nelle statistiche
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Alberghi e Affitti Brevi
ufficiali. Sulla base di alcuni campionamenti, che perciò non sono esaustivi come
un “censimento”, possiamo stimare che la parte non registrata degli affitti brevi
sia intorno al 55,9%; di conseguenza, la stima delle presenze turistiche “non
osservate” è di 99milioni e 434.041, Ricordiamo che il totale delle presenze
turistiche registrate è di 321milioni 549.674 (stima sulla base dei primi dieci mesi
del 2022) e, per avere il dato di riferimento pre-pandemico, il 2019, si ricorda che
in quell’anno sono state 358milioni 472.323.
Tab. 6 – Processo di stima delle presenze turistiche “non osservate”
Variabile Valori Comuni Valori
Capacità teorica
Numero unità abitative in affitto breve giornaliera di presenze
(Tot. primi 500 comuni turistici italiani) 205.546 turistiche 739.966
Capacità teorica annuale di presenze Tasso d’occupazione
turistiche 270.087.444 medio 55,1%
Capacità effettiva annuale
Capacità effettiva annuale lorda di netta di presenze
presenze turistiche 178.168.164 turistiche 99.596.004
Fonte: Stime Sociometrica, 2023
A questo punto, ottenuta una stima delle presenze turistiche “non osservate”,
possiamo passare alla stima dell’impatto economico delle due forme di
pernottamento, anzi dei due modelli economici che si ricavano dalle due differenti
modalità di soggiorno.
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Federalberghi
Cap. 4 – Alberghi e affitti brevi: l’impatto economico
Come visto, le presenze turistiche “non osservate” sono quasi 100milioni e pesano per il 23,6%
nel totale delle presenze turistiche. Abbiamo così la possibilità di sommare a queste presenze
quelle “ufficiali”, che ammontano a 321milioni, per un totale generale di 421milioni di presenze
(Tab. 7).
Avendo stimato l’ammontare delle presenze turistiche “non osservate”, vale a dire quelle non
presenti nelle statistiche ufficiali, siamo adesso in grado di stimare la spesa complessiva relativa
ai consumi turistici sommando la parte di presenze ufficiali alla parte delle presenze “non
osservate”, ciascuna secondo un parametro di spesa che ci viene indicato dal già citato rapporto
della Banca d’Italia.
Tab. 7 – Stima delle presenze turistiche “non osservate” e presenze turistiche ufficiali
Presenze turistiche primi 500 comuni Numero di In termini
(2022) presenze percentuali
Presenze turistiche “non osservate” 99.596.004 23,6%
Presenze turistiche “ufficiali” 321.549.674 76,4%
Totale presenze turistiche 421.145.678 100,0%
Fonte: Sociometrica, 2023
L’incrocio dei dati, fatto sempre da Banca d’Italia, tra livello di spesa e tipologia di soggiorno ci
permette di distinguere i consumi dell’una e dell’altra tipologia. Consideriamo perciò, come già
descritto, (Tab. 3) la spesa complessiva pro-capite al giorno di un ospite in hotel del valore di
156,20 euro e l’equivalente tipologia di spesa per chi è ospite in affitto breve di 68,20 euro.
Utilizzando questi parametri potremo calcolare la spesa totale per consumi turistici sia della
quota di mercato che si rivolge agli alberghi, sia quella che si rivolge alle offerte di case in affitto
breve.
Vediamo allora qual è l’ammontare dei consumi turistici della parte che soggiorna in hotel e della
parte che soggiorna nelle case ad affitto breve. La parte “alberghiera”, vale a dire i consumi
complessivi degli ospiti che hanno scelto una struttura ricettiva ufficiale, produce 50miliardi di
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Alberghi e Affitti Brevi
consumi turistici; la parte che soggiorna, invece, negli affitti brevi raggiunge circa 7miliardi di euro
(Tab. 8).
Tab. 8 – Stima della spesa per consumi turistici
Consumi turistici Euro (milioni) In percentuale
Spesa complessiva per consumi turistici attribuibile
dalle presenze “non osservate” 6.792 11,9%
Spesa complessiva per consumi turistici attribuibile
dalle presenze ufficiali 50.332 88,1%
Totale spesa per consumi turistici 57.114 100,0%
Fonte: Sociometrica, 2023
La cosa più interessante è il confronto tra la quota-parte degli affitti brevi nelle presenze
turistiche, dove raggiunge il 23,6% e la quota-parte nella capacità di generare consumi turistici,
che si ferma all’11,9%. In sostanza, gli affitti brevi producono la metà, in termini percentuali, dei
consumi turistici rispetto alle presenze turistiche, tanto che le presenze turistiche “ufficiali”
raggiungono l’88,1% del complesso dei consumi turistici nazionali.
La distribuzione percentuale della spesa turistica che arriva dagli affitti brevi e quella delle
presenze ufficiali non è uguale in tutto il Paese. Nella media nazionale, la parte di spesa
attribuibile alle presenze turistiche ufficiali – come visto – rappresenta l’88,1%, ma le variazioni
sono notevoli. Questo perché si passa dal massimo dell’Emilia Romagna con il 95.0% al minimo
della Sicilia con il 68,9% (Tab. 9). Sono differenze notevoli, perché delineano i due modelli di
sviluppo che sono descritti in questo Report. In generale, al nord la quota-parte del turismo
“registrato” supera il 90% e non va sotto l’84%, mentre nel sud più balneare (Campania, Sicilia,
Sardegna, Puglia e Calabria) ci si colloca tra il 68,9% e l’81,4%. Se dovessimo considerare – come
abbiamo fatto in altra parte di questo lavoro – solo le destinazioni balneari, sia per il nord che
per il sud, allora le differenze sarebbero ancora più grandi. In realtà i due modelli di sviluppo
turistico si trovano in netta contrapposizione, e non in “coabitazione”, proprio quando si tratta
di destinazioni balneari. La differenza la fa la tradizione alberghiera che nelle aree settentrionali
è molto radicata, diffusa e ha permesso che l’alternativa degli affitti brevi avesse meno enfasi.
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Federalberghi
Tab. 9 – Stima della spesa per consumi turistici per regioni
Spesa per consumi Spesa per consumi Spesa totale Valore spesa
turistici presenze turistici presenze ufficiale in
Consumi turistici non ufficiali ufficiali percentuale
Abruzzo 53.648.389 603.199.847 656.848.237 91,8
Basilicata 27.214.933 313.786.776 341.001.709 92,0
Calabria 60.062.511 784.512.072 844.574.584 92,9
Campania 597.409.035 2.617.657.917 3.215.066.951 81,4
Emilia-Romagna 266.099.898 5.036.597.549 5.302.697.448 95,0
Friuli-Venezia Giulia 93.682.549 941.979.968 1.035.662.517 91,0
Lazio 922.563.039 5.131.060.571 6.053.623.609 84,8
Liguria 310.654.101 1.727.778.206 2.038.432.307 84,8
Lombardia 725.868.809 4.115.392.492 4.841.261.301 85,0
Marche 77.661.772 1.186.818.159 1.264.479.931 93,9
Molise 5.241.907 22.320.500 27.562.406 81,0
Piemonte 195.324.140 1.064.254.050 1.259.578.191 84,5
Puglia 394.969.447 1.651.629.085 2.046.598.532 80,7
Sardegna 475.419.488 1.777.385.727 2.252.805.215 78,9
Sicilia 710.885.492 1.575.434.901 2.286.320.393 68,9
Toscana 937.138.084 5.690.424.501 6.627.562.585 85,9
Trentino-Alto Adige 233.040.921 6.305.562.306 6.538.603.227 96,4
Umbria 91.095.660 567.324.909 658.420.569 86,2
Valle d'Aosta 40.768.548 293.329.266 334.097.814 87,8
Veneto 561.706.060 8.916.075.136 9.477.781.196 94,1
TOTALE 6.780.454.784 50.322.523.939 57.102.978.723 88,1
Fonte: Sociometrica, 2023
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Alberghi e Affitti Brevi
È importante adesso tradurre il valore dei consumi turistici in termini di posti di lavoro creati
(equivalenti). Per arrivare a una stima dell’impatto sull’occupazione delle due componenti qui
considerate, utilizziamo i parametri derivanti dal lavoro svolto dall’Istat nel 2019 con la redazione
del Conto Satellite del Turismo, che calcola non solo la parte di consumi attribuibile a beni e
servizi direttamente “turistici” (vale a dire alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio e altre voci
direttamente utilizzate nei conti economici nazionali), ma anche la quota-parte della spesa non
direttamente considerata turistica, ma che tuttavia è attribuibile al fenomeno turistico (trasporti,
commercio al dettaglio, prodotti agro-alimentari, ecc.). Inoltre, facciamo riferimento alla
rilevazione delle forze di lavoro Istat. In sintesi, per creare un posto di lavoro nel settore turistico
allargato (quello diretto più quello indiretto) servono 49.408 euro. Sulla base di questo
parametro possiamo allora calcolare la capacità di generare occupazione da parte della
componente alberghiera e da parte di quella degli affitti brevi.
Su un totale di 1milione 156mila occupati nel settore turistico allargato (perciò non solo il settore
specifico alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio, ecc.) che comprende anche gli effetti indiretti del
turismo negli altri settori dell’economia, un milione e 18mila arriva dalla spesa complessiva degli
ospiti che hanno deciso di soggiornare in albergo o in un’altra struttura extra-alberghiera
ufficialmente registrata, mentre 137mila è il numero di occupati (equivalenti) che si ricava dalla
spesa complessiva di quanti hanno scelto di soggiornare con la formula dell’abitazione in affitto
(Tab. 10).
Tab. 10 – Stima dell’impatto sull’occupazione
Numero % numero
% presenze
Tipologia di soggiorno occupati occupati
turistiche
(equivalenti) (equivalenti)
Settore turistico “non osservato” 137.468 11,9% 23,6%
Settore turistico “ufficiale” alberghiero ed extra-
1.018.701 88,1% 76,4%
alberghiero
Totale spesa per consumi turistici 1.156.169 100,0% 100,0%
Fonte: Sociometrica, 2023
Siamo così giunti alla stima anche dell’occupazione che, naturalmente, in quote proporzionali
rispecchia i valori già espressi in termini di consumi turistici, secondo le due differenti quote-
parte dei due mercati di riferimento: quello alberghiero (che include anche l’offerta extra-
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Federalberghi
alberghiera ufficialmente registrata) e quello dell’offerta di abitazioni secondo le modalità
dell’affitto breve. Come si può osservare, le differenze nell’impatto economico nella comunità
locale e, in generale nell’economia dell’ospitalità, tra le due forme di turismo sono molto nette.
Osserviamo che la componente ospitata negli affitti brevi rappresentando -come detto - il 23,6%
del totale delle presenze turistiche, ma solo l’11,9% dell’impatto economico, questo aspetto si
riflette sugli occupati. In sostanza, gli affitti brevi producono un movimento economico che è
circa la metà rispetto alla loro capacità di ospitare turisti. Una grande differenza dal punto di vista
delle economie locali.
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Cap. 5 – Presenze senza valore aggiunto
Abbiamo esaminato l'impatto delle due tipologie di alloggio sull'economia locale in termini
complessivi, riferiti all’insieme dei primi 500 comuni turistici italiani. Adesso è il momento di
capire se la proporzione tra le presenze registrate e non registrate rimane costante fra le diverse
destinazioni, sia pur con leggere variazioni, o se la proporzione varia in misura importante. Detto
in altri termini, se la proporzione media rispetta sostanzialmente la realtà distribuita nel
territorio, o se invece ci sono differenze rilevanti tra una destinazione e l’altra.
Il risultato è clamoroso, perché la tassonomia fra i comuni rispetto a questa variabile è
elevatissima: ci sono 8 destinazioni turistiche dove le presenze non registrate superano il 60% del
totale e 31 destinazioni, pari al 6,2% dell’insieme dei 500 comuni, che superano comunque il 50%,
vale a dire che le presenze “non osservate” superano le presenze ufficiali. Fra i comuni oltre il
60% ci sono Palermo, Trapani, Catania, Siracusa, Ostuni e altri ancora. All’opposto, ci sono circa
150 destinazioni che registrano una quota di presenze non osservate inferiore al 10%. In tal
modo, la situazione si presenta estremamente articolata e differenziata (Tab. 11). Siamo davanti
a un caso classico in cui la media (il 23,6% di presenze non registrate sul totale) rispecchia poco
la realtà effettiva, perché la sua varianza è molto ampia.
Se analizziamo i primi dieci comuni dove l’incidenza delle presenze non registrate è più alta,
troveremo che hanno un baricentro geografico, dato che si tratta di destinazioni tutte del sud e,
in particolare, sono città balneari, o città con una dimensione anche grande, ma sempre con una
componente balneare, o almeno marittima. Analizziamo adesso i primi dieci comuni che, invece,
hanno il più basso tasso d’incidenza delle presenze non registrate. In questo ambito la situazione
è molto diversificata, perché si ritrovano insieme destinazioni balneari note e di consolidata
tradizione, come Cesenatico e Gatteo a Mare, località termali quali Abano e Fiuggi, e luoghi
montani quali Stelvio e Sexten. Insomma, almeno analizzando le prime posizioni, non sembra
esserci né un baricentro geografico, né uno tipologico prevalente. Ci siamo però limitati ad
analizzare gli “estremi” dell’incidenza delle presenze non registrate, dobbiamo allora allargare
l’analisi fino a comprende la situazione di tutte le destinazioni turistiche, per capire se ci sono
comunque regolarità, in sostanza se all’interno dell’universo delle destinazioni si siano formati
dei “cluster”, cioè dei gruppi di destinazione che hanno in comune alcune caratteristiche sia
rispetto all’incidenza delle presenze non registrate, sia rispetto alla loro capacità di generare
ricchezza. Insomma, andiamo al cuore del problema della relazione tra presenze non registrate
e valore aggiunto.
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Federalberghi
Tab. 11 – Top 10 comuni turistici con maggiore/minore presenze non registrate
Presenze non Presenze non registrate
Destinazioni registrate sul totale Destinazioni sul totale (valori
(valori percentuali) percentuali)
Trapani 68,5 Cesenatico 1,8
Noto 66,4 Limone sul Garda 1,5
Quartu Sant'Elena 64,8 Abano Terme 1,4
Ostuni 64,7 Sesto/Sexten 1,4
Palermo 64,0 Stelvio/Stilfs 1,4
Marsala 63,5 Camerino 1,4
Siracusa 62,0 Cascia 1,3
Catania 61,7 Fiuggi 1,2
Modica 59,5 Gatteo mare 1,0
Nardò 58,8 Cavallino-Treporti 0,8
Fonte: Sociometrica, 2023
L’analisi dei dati comune per comune ci porta a delineare quattro singoli cluster o gruppi di
comuni omogenei:
• Cluster grandi città d’arte. In termini di valore assoluto (numero di units) la modalità degli
affitti brevi è particolarmente presente nelle grandi città (Roma, Milano, Firenze,
Venezia), dove si è sviluppata per prima; a cui si sono aggiunte le città medio-grandi, che
raccolgono ogni genere di motivazione per il soggiorno (Torino, Bologna, Catania). In
queste città c’è anche una rilevante presenza alberghiera, che non permette alle presenze
non registrate di collocarsi ai primi posti in termini relativi all’offerta alberghiera. Sono
città connotate perciò da una grande presenza alberghiera a cui si accompagna una
notevole presenza di offerta di residenze per affitti brevi;
• Cluster destinazioni balneari del Mezzogiorno. In questo caso vi è una notevolissima
disponibilità di offerta di residenze per l’affitto breve e una relativamente debole
presenza alberghiera. Si tratta di un folto numero di destinazioni balneari delle regioni
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meridionali del paese, dov’era già presente un’enorme offerta di seconde case, che sono
state messe sul mercato turistico reale (e non solo su quello di immediata prossimità)
grazie alle piattaforme digitali;
• Cluster città “second best”. Sono città che hanno una valenza turistica abbastanza
rilevante, che si collocano, per capacità d’attrazione, subito dopo le grandi città d’arte e
rappresentano su questo mercato una sorta di “second best”. Si tratta di città come Lucca,
La Spezia, Imperia, Pistoia e altre, generalmente collocate nelle regioni centrali e
settentrionali del Paese;
• Cluster alpino. Si tratta delle destinazioni montane, quasi sempre alpine, dove l’incidenza
alberghiera è sempre prevalente, anche per le caratteristiche specifiche di quelle
destinazioni nella stagione invernale, legate allo sci. Anche su queste aree si registra una
crescita dell’offerta di affitti brevi, che però non cambia l’assetto tradizionale di queste
località.
Guardiamo adesso con particolare attenzione alle città più grandi, perché se ne possono ricavare
ulteriori importanti indicazioni. Analizzando le prime venti città, troviamo che i primi sette posti
nel ranking che misura il maggior numero delle presenze non registrate sul totale delle presenze,
sono tutte del sud: oltre le già citate Palermo e Catania, troviamo in ordine discendente Cagliari,
Bari, Napoli, Salerno e Lecce. Si tratta certo di città importanti; di città che hanno
tendenzialmente un buon mercato turistico; di città che hanno attrazioni rilevanti, ma non
riescono a ricavare tutto il loro potenziale economico nell’economia dell’ospitalità. Questa
affermazione emerge dal confronto tra due ranking: uno si riferisce, appunto, alla numerosità
dell’offerta di affitto breve per ciascun comune (questa volta in valore assoluto, non in termini di
confronto percentuale) e l’altro alla capacità di estrarre valore aggiunto, cioè a creare ricchezza
nell’economia dell’ospitalità.6 In sostanza paragoniamo la capacità di attrarre visitatori che
soggiornano negli affitti brevi e la capacità di generare redditi dal turismo. Qui le differenze sono
davvero notevoli.
Prendiamo l’esempio di Palermo: il capoluogo siciliano si trova al 6° posto assoluto (includendo
ogni genere di comune turistico) nella classifica dell’offerta di units in affitto breve, ma nel
ranking della creazione di valore aggiunto, cioè di ricchezza collettiva, si trova soltanto al 13°
posto (Tab. 12). Valgono ancor di più gli esempi di Siracusa e di Catania, che si trovano nella top
6 Rif. Sociometrica, “La Ricchezza dei Comuni Turistici, 2022 (in www.sociometrica.it)
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10 della classifica per numerosità dell’offerta in affitto breve, ma sono al posto 24 e al posto 25
nel ranking per creazione del valore aggiunto. In sostanza, le distanze sugli affitti brevi sono
talvolta minime, come nel caso di Venezia e Napoli, distanti appena di 200 unità a favore del
capoluogo campano, ma Venezia riesce nel complesso a ottenere dal turismo oltre 3miliardi di
euro di creazione di ricchezza complessiva; questo valore scede a 1,3 miliardi di euro per Napoli,
vale a dire meno della metà. Questo significa che quel che determina la ricchezza complessiva
che una collettività riesce a ricavare dall’economia turistica non dipende dalla capacità
“sostitutiva” degli affitti a breve rispetto all’offerta alberghiera. Anche perché le strutture
alberghiere ufficiali riescono a conquistare tipologie di clientela più affluenti, per le quali la
modalità di affitto breve non è sempre la preferita.
Tab. 12 – Alcune grandi città per offerta di affitti brevi e valore aggiunto complessivo
Ranking Unità Ranking nel
nell’offerte locative valore aggiunto
locative a breve Comuni offerte* Valore aggiunto per comune
1 Roma 19.336 7.647.176.549 1
2 Milano 12.264 3.483.519.765 2
3 Firenze 8.454 2.843.550.652 4
4 Napoli 6.918 1.357.226.635 6
5 Venezia 6.765 3.076.678.870 3
6 Palermo 4.914 809.695.986 13
7 Torino 4.116 1.039.303.193 10
8 Bologna 3.112 917.851.631 11
9 Siracusa 2.919 445.231.100 25
10 Catania 2.868 422.712.541 39
Fonte: *calcolato al febbraio 2023. Stime Sociometrica, 2023
Si potrebbe obiettare che la preminenza alberghiera dipenda anche dalla “storia turistica” di ogni
destinazione, ed evidentemente quella di Roma, Venezia e Firenze è più antica e radicata rispetto
a quella di Palermo o di Siracusa. Certamente c’è anche questo fattore che incide sulle diverse
performance delle città più grandi. Vediamo allora le destinazioni balneari, dove l’effetto “storia
turistica”, escluse alcune destinazioni iconiche, è di minore spessore.
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Alberghi e Affitti Brevi
Per essere più chiari prendiamo in considerazione anche in questo caso le due graduatorie: con i
comuni che ricavano maggiore valore aggiunto dall’economia turistica, con accanto, per ciascun
singolo comune, il numero di units, cioè di abitazioni offerte in affitto breve (Tab. 13). Le
differenze sono eclatanti: Rimini ha un numero minimo di residenze offerte in affitto breve (765)
e un altissimo numero di alberghi. Il reddito ricavato da Rimini nel complesso dell'economia
turistica è quasi un miliardo e 500milioni di euro. Fra i primi cinque comuni con la più elevata
offerta di residenze in affitto breve nessuno riesce ad arrivare a un valore aggiunto complessivo
di mezzo miliardo di euro. Si dirà che per Rimini vale l’effetto-città, cioè le dimensioni del comune.
Ovviamente, c’è anche questo elemento; allora prendiamo Caorle, che ha una popolazione
residente di 11mila abitanti e ha “solo” 236 residenze in affitto breve, vale a dire un decimo
rispetto a Ostuni (o a Gallipoli), ma riesce a ottenere una ricchezza turistica quasi tre volte
superiore rispetto alle due destinazioni pugliesi.
Tab. 13 – Top destinazioni balneari per valore aggiunto e per offerta affitti brevi
Valore aggiunto Offerta affitto breve
Ranking Comuni turistico (.000) (num. units)
Top 5 comuni balneari per valore aggiunto turistico
1 Rimini 1.439 765
2 San Michele Tagliamento 1.274 406
3 Cavallino- Treporti 1.142 92
4 Jesolo 1.046 410
5 Caorle 0,847 236
Top 5 comuni balneari per offerta affitti brevi (n. units)
1 Ostuni 0,290 2.650
2 Alghero 0,414 2.425
3 Gallipoli 0,275 2.120
4 Castellammare d. Golfo 0,033 2.070
4 Porto Cesareo 0,245 1.832
Fonte: *calcolato al febbraio 2023. Stime Sociometrica, 2023
Sul balneare si delineano con evidente chiarezza, quasi allo stato puro, le differenze fra i due
modelli di crescita turistica. Il primo presente soprattutto nelle due aree di Rimini e di Jesolo, si
estende fino ai comuni balneari del Friuli Venezia Giulia e in maniera meno caratterizzante anche
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Federalberghi
sul lato tirrenico, dalla Toscana alla Liguria, è fondato sulla tradizione alberghiera. Questo
modello riesce a estrarre ricchezza collettiva dal turismo in proporzioni notevoli. Il modello è
quello alberghiero che porta a una complessità sua propria, che si estende a tutta la struttura
dell’economia locale. Dove prevalgono in termini assoluti le offerte di residenze in affitto, la
domanda di servizi aggiuntivi è minore, perché si tratta di una clientela che esprime una più bassa
domanda di servizi. Ad esempio, le seconde case sono spesso raggiunte con l’auto propria, il che
riduce l’impiego di taxi, trasporti pubblici, ecc.; allo stesso modo questo tipo di soggiorno richiede
meno servizi di ristorazione, perché spesso si cucina in proprio; interi segmenti di mercato
turistico, come il congressuale e i viaggiatori business, ad alta propensione di spesa, non possono
che privilegiare i soggiorni alberghieri. In conclusione, da un lato accade che la stessa tipologia di
clientela, quando sceglie l’affitto di una residenza, finisce con il far ricorso a un numero minore
di servizi e dall’altro le tipologie più propense a spendere sono meno presenti nel settore degli
affitti brevi. Il combinato disposto di queste due circostanze determina i risultati già descritti.
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Alberghi e Affitti Brevi
Cap. 6 – Conclusioni: due modelli divaricanti
La rappresentazione economica del turismo è un’operazione difficile, ma non meno
sorprendente. È solo guardando ai meccanismi economici che si comprendono appieno le sue
qualità “prometeiche”: la capacità di accendere, come faceva Prometeo, il fuoco fra gli uomini
con una scintilla rubata agli dei. L’assonanza con la mitologia è meno avventata di quanto si possa
credere. Il turismo, cioè il fenomeno sociale che porta le persone a vivere per qualche giorno in
un luogo diverso dalla propria residenza, è in sé una realtà relativamente piccola (vale a dire che
l’economia del turismo in sé non è imponente, anche perché statisticamente comprende solo i
consumi turistici diretti: alberghi, ristorazione e agenzie di viaggio), ma le sue conseguenze
economiche sono molto grandi, perché, una volta in vacanza o in viaggio, il protagonista spende
per una serie di beni e servizi molto più ampia di quella indicata come diretta: spende per i
trasporti, per acquistare vari tipi di beni in commercio e utilizza servizi di ogni sorta: insomma,
coinvolge appieno buona parte dell’economia locale di cui si è ospite. Tutto scaturisce (e qui il
rimando mitologico, ancora una volta, non è avventato) dall’attrazione di una destinazione: quel
misto di rarità, unicità, valore su cui è costruito il desiderio di visitare un luogo. Talvolta è evidente
perché lo si voglia visitare, talaltra è un mistero. Così come è un mistero in certi casi capire perché
una destinazione ha più successo di un’altra; un ristorante più di un altro, un museo più di un
altro. C’è qualcosa di profondo e fragile insieme, quasi inspiegabile alla base della scelta dei viaggi
e delle vacanze, eppure questa certa vulnerabilità non nasconde il grande impatto economico del
settore.
La capacità di creare ricchezza locale, di accendere il fuoco dell’economia del turismo, non
dipende (solo) dal numero di turisti che visitano una località, perché ne rappresentano la
condizione necessaria, ma non quella sufficiente per uno sviluppo più forte e più armonioso. Il
turismo – come già detto - è l’unico settore dell’economia in cui il fenomeno economico viene
misurato solo dalle quantità fisiche (numero presenze turistiche) e non dalle quantità
moltiplicate per il loro valore. I beni (e i servizi) dell’economia, per essere valutati nel loro apporto
alla ricchezza nazionale sono calcolati attraverso la moltiplicazione delle unità fisiche (beni di
consumo/investimento e ore lavorate) per il loro valore unitario. Nel turismo no: ci
“accontentiamo” di stabilire il numero delle presenze turistiche ufficiali, per altro non esatte,
perché non conteggiano (e come potrebbero?) le presenze non registrate. In questo report non
ci siamo perciò accontentati di ragionare, valutare e soppesare l’impatto economico del turismo
nell’economia solo sulla base delle statistiche ufficiali, ma abbiamo cercato di avere un quadro
esaustivo del valore economico del fenomeno, comprendendo anche una stima delle presenze
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Federalberghi
turistiche non registrate, quelle che solitamente vengono distribuite attraverso le piattaforme
digitali, e che hanno per oggetto residenze ordinarie utilizzate ai fini di ricettività simil-
alberghiera. Una volta compreso l’ordine di grandezza di questa parte del mercato, che
rappresenta il 23,6% del totale delle presenze turistiche, abbiamo studiato il loro impatto
economico, in parallelo a quello delle presenze turistiche ufficiali (alberghiere ed extra-
alberghiere regolarmente registrate).
Il risultato più importante, e per certi versi abbastanza clamoroso, è che c’è una grande differenza
nell’impatto economico e nella creazione di ricchezza collettiva tra le due forme di soggiorno:
mentre le presenze non registrate rappresentano appunto il 23,6% dei flussi turistici,
rappresentano solo l’11,9% dei consumi turistici e di conseguenza una analoga percentuale nella
creazione di ricchezza e di occupazione. L’economia generata dalle presenze non registrate copre
un valore complessivo che riesce a finanziare 137mila posti di lavoro (nel complesso
dell’economia locale), mentre l’economia fondata sulle presenze alberghiere riesce a generare
oltre un milione di occupati (sempre nel complesso dell’economia).
La distribuzione proporzionale tra presenze ufficiali e presenze non registrate non è omogenea
nel territorio nazionale, ma denota enormi differenze tra destinazioni che arrivano ad avere quasi
il 70% delle presenze nella parte non registrata, a molte altre dove queste ultime stanno sotto al
10%. Il punto non è però la disomogeneità in sé, ma la loro enorme conseguenza economica. Ci
troviamo, anzi, di fronte a due modelli di crescita del turismo fondati sulla diversa tipologia
dell’alloggio: il primo modello ha il driver nella maggiore presenza alberghiera e il secondo è
guidato, al contrario, dall’offerta delle seconde case. I due modelli, anche al di là della
registrazione o meno delle presenze, hanno conseguenze sulla produzione di ricchezza molto
diverse. Quando il fenomeno turistico è guidato dagli alberghi, la destinazione ha bisogno di una
maggiore complessità organizzativa, e ha perciò la necessità di generare più figure professionali,
un ventaglio più ampio di servizi offerti e produce di conseguenza una maggiore capacità di
coinvolgere altri settori, oltre a quelli direttamente legati all’economia dell’ospitalità.
Queste differenze si vedono ampiamente nella concretezza dell’andamento economico delle
diverse destinazioni turistiche. Guardiamo alle principali destinazioni balneari, perché le
differenze sono molto più nette e più visibili: le destinazioni più capaci di generare valore
aggiunto (vale a dire ricchezza collettiva) hanno una bassissima componente di presenze
turistiche legate alle seconde residenze. È il caso di Rimini, di Jesolo, di tutta l’area costiera del
nord est che dalle Marche sale fino al Friuli Venezia Giulia.
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Alberghi e Affitti Brevi
In queste aree l’incidenza alberghiera è preminente e anche per questa ragione le destinazioni
riescono a entrare maggiormente (e meglio) nei circuiti del turismo internazionale. I circuiti
alberghieri hanno una storia consolidata; una classificazione che, sebbene non sempre accurata,
comunque garantisce gli standard dell’ospitalità; hanno brand ampiamente affermati e
riconosciuti sul mercato. Questa relativa minore distinzione alberghiera nel sud (escluse le
destinazioni iconiche, come Capri, Taormina, Sorrento e altre) è uno dei fattori principali per cui
il tasso di turisti internazionali nelle regioni meridionali è nettamente più basso rispetto alle
regioni centrali e settentrionali, non solo nelle grandi città d’arte, ma anche nel settore balneare.
All’opposto, quando guardiamo alle destinazioni balneari, che hanno la maggiore proporzione di
seconde case, vediamo che la loro capacità di generare ricchezza (a parità di numero di presenze)
è nettamente inferiore. È il caso di alcune destinazioni balneari come Ostuni, Alghero, Gallipoli,
Porto Cesareo e altre ancora, quasi tutte localizzate nelle regioni meridionali del Paese.
Ovviamente non è questo il solo fattore che determina la loro minore capacità di creare valore
aggiunto nell’economia, ma all’interno del meccanismo specifico dell’economia turistica, questo
fattore si presenta come il principale.
Questo studio ci ha permesso perciò di “uscire dall’indistinto”, come si è scritto in premessa, e di
vedere il settore del turismo con precisione analitica, con attenzione ai suoi fattori distintivi, con
la capacità di discernere tra modelli che determinano grandi differenze di impatto economico. Il
turismo è un settore molto importante per l’economia nazionale e vitale per molte economie
locali; troppo importante per esser lasciato al genericismo e per accontentarsi di visioni nebulose,
evasive, indefinite, che non danno merito al suo valore e, di conseguenza, alle politiche
necessarie per accrescere il suo contributo alla formazione della ricchezza nazionale.
36
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una tutela a 360° che comprende rappresentanza istituzionale,
relazioni sindacali, consulenza, informazione, opportunità di business,
studi e ricerche, sicurezza sul lavoro, assistenza sanitaria,
previdenza complementare ... e tanto altro. www.confturismo.it www.confcommercio.it www.hotrec.org
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Pagina 40 — PDF originale
Alberghi e Affitti Brevi
Le guide degli alberghi
Ista, istituto di studi alberghieri intitolato a Giovanni Colombo, compianto presidente di
Federalberghi, elabora analisi, indagini e ricerche sui temi di principale interesse per la categoria,
autonomamente e in partnership con prestigiosi Istituti di ricerca.
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2023
L’apprendistato duale nel settore turismo, 2022
21 emozioni per dirlo, 2022
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2022
Rapporto sulla ristorazione in albergo, 2022
L'appalto di servizi nelle aziende alberghiere - terza edizione, 2022
Gli Istituti Tecnici Superiori e il settore Turismo, 2022
Gli incentivi per la riqualificazione delle strutture ricettive - ottava edizione, 2022
Finanziamento per l'acquisto di beni strumentali nuovi - nuova legge Sabatini, 2021
Accoglienza Sicura - manuale per le strutture turistico ricettive - seconda edizione, 2021
Il credito di imposta per i canoni di locazione e di affitto d'azienda, 2021
Incentivi per la riqualificazione delle strutture ricettive - nona edizione, 2021
Il fondo nuove competenze per le imprese del turismo, 2021
Il manuale "Il Fondo nuove competenze per le imprese del settore turismo", 2021
XIV meeting europeo del Comitato Nazionale Giovani Albergatori, 2021
Accoglienza Sicura - manuale per le strutture turistico ricettive, 2021
Incentivi per la riqualificazione delle strutture ricettive - ottava edizione, 2021
La disciplina del lavoro extra – quarta edizione 2020
Indagine sulle zone a traffico limitato, 2019
Il mio futuro è sostenibile, 2019
Dal breakfast al dinner gourmet: il reparto F&B in hotel diventa protagonista, 2019
Gli incentivi alle assunzioni nel settore Turismo, 2019
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2019
Lʹimposta di soggiorno in sintesi, 2019
La registrazione degli ospiti ai fini di sicurezza, 2019
Gli incentivi per la riqualificazione delle strutture ricettive - settima edizione, 2019
Il lavoro intermittente nel settore turismo, 2019
La protezione dei dati personali nella gestione delle imprese ricettive, 2019
38
Pagina 41 — PDF originale
Federalberghi
Ecobonus: istruzioni per l’uso, 2019
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2018
Come ripensare la ristorazione, per soddisfare le nuove esigenze dell’ospite, 2018
La reception per tutti, 2018
Incentivi sulla riqualificazione delle strutture ricettive, 2015 - 2018
Direct booking, 2017
L’albergo (manuale della collana Le Bussole), 2017
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2017
Alternare formazione e lavoro. Il progetto scuola, 2017-2018
Nuova disciplina delle prestazioni occasionali, 2017
Sommerso turistico ed affitti brevi, 2016
Locazioni brevi e sharing economy, 2016
Indagine sulle tourist card, 2016
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2016
L’apporto di Federalberghi al Decreto Turismo, 2016
Seminario istituzionale sul regime fiscale delle locazioni brevi, 2015
La privacy nell’ospitalità, 2002 - 2015
Taccuino degli allergeni, 2015
Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo, 2015
L’antitrust sanziona Tripadvisor, 2015
Stop all’abusivismo, 2014 - 2015
L’imposta di soggiorno. Osservatorio sulla fiscalità locale, 2012 - 2015
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2015
Ospitare, servire, ristorare. Storia dei lavoratori di alberghi e ristoranti in Italia dalla fine
dell’Ottocento alla metà del Novecento, 2014
Settimo rapporto sul sistema alberghiero italiano, 2014
L’appalto di servizi nelle aziende alberghiere, 2009 - 2014
@Hotel: digital marketing operations, 2014
L’alternanza scuola-lavoro nel settore turismo, 2014
I contratti a termine nel settore turismo dopo il jobs act, 2014
Il lavoro intermittente nel settore turismo, 2006 - 2014
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2014
I tirocini formativi nel settore turismo, 2014
Agevolazioni fiscali sul gas naturale, 2014
39
Pagina 42 — PDF originale
Alberghi e Affitti Brevi
Federalberghi ricorre all’Antitrust contro le on line travel agencies, 2014 - 2015
Guida al nuovo CCNL Turismo, 2014
Riflessioni e proposte per il rinnovo del CCNL Turismo, 2013
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2013
Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo, 2012
Il lavoro delle donne nel settore turismo, 2012
Percorsi formativi in Italia per il settore turismo, 2012
La successione dei contratti a termine nel settore turismo, 2012
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2012
Il turismo lavora per l’Italia, 2012
Il lavoro accessorio nel Turismo, 2009 - 2011
La contrattazione di secondo livello nel settore turismo, 2011
Misure per l’incremento della produttività del lavoro, 2011
Gli stage nel settore turismo - ed. speciale progetto RE.LA.R., 2011
Gli stage nel settore turismo, 2004 - 2011
L’apprendistato stagionale dopo la riforma, 2011
La sicurezza antincendio negli alberghi italiani, 2011
Metodologia di sicurezza antincendio MBS, 2011
Imposta municipale unica, 2011
Guida al mercato russo, 2011
Datatur, trend e statistiche sull’economia del turismo, 2011
Il lavoro intermittente nel Turismo, 2009 – 2010
Guida al nuovo CCNL Turismo, 2010
L’apprendistato nel settore Turismo, 2010
Sesto rapporto sul sistema alberghiero, 2010
Indagine sui fabbisogni formativi nel settore Turismo, 2010
Agevolazioni fiscali sul gas naturale, 2010
Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo, 2009
La pulizia professionale delle camere albergo, 2009
Gli ammortizzatori sociali nel settore Turismo, 2009
Il contratto di inserimento nel settore Turismo, 2009
Internet e Turismo, 2009
Guida al nuovo CCNL Turismo, 2007
Quinto rapporto sul sistema alberghiero, 2007
40
Pagina 43 — PDF originale
Federalberghi
Mercato del lavoro e professioni nel settore Turismo, 2006
Come cambia il lavoro nel Turismo, 2006
Incentivi per le imprese nelle aree sottoutilizzate, 2006
Quarto rapporto sul sistema alberghiero, 2005
Il pronto soccorso nel settore Turismo, 2005
Dimensione dell’azienda turistica e agevolazioni pubbliche, 2005
La nuova disciplina del lavoro extra, 2004 - 2010
Dati essenziali sul movimento turistico, 2004
Dati essenziali sul movimento turistico nazionale ed internazionale, 2004
I contratti part time nel settore Turismo, 2004
I tirocini formativi nel settore Turismo, 2004
I condoni fiscali, 2003
Mercato del lavoro e professioni nel settore turismo, 2003
Repertorio dei percorsi formativi universitari per il settore turismo, 2003
Le attività di intrattenimento negli alberghi, 2003
La riforma dell’orario di lavoro, 2003
La riforma del part time, 2003
Terzo rapporto sul sistema alberghiero in Italia, 2002
I congedi parentali, 2002
Il turismo religioso in Italia, 2002
Il nuovo contratto di lavoro a termine, 2001 - 2002
Il nuovo collocamento dei disabili , 2001
Le stagioni dello sviluppo, 2001
Sistema ricettivo termale in Italia, 2001
Indagine sulla domanda turistica nei paesi esteri, 2001
Sistema ricettivo delle località termali in Italia, 2001
La flessibilità del mercato del lavoro, 2000
Osservatorio sulla fiscalità locale, 2000
Il Turismo lavora per l’Italia, 2000
Norme per il soggiorno degli stranieri, 2000
Indagine sulla domanda turistica nei paesi esteri, 2000
Secondo rapporto sul sistema alberghiero in Italia, 2000
Il codice del lavoro nel turismo, 1999 - 2003
Primo rapporto sul sistema alberghiero in Italia, 1999
41
Pagina 44 — PDF originale
Alberghi e Affitti Brevi
Il collocamento obbligatorio, 1998
Manuale di corretta prassi igienica per la ristorazione, 1998
Diritti d’autore ed imposta spettacoli, 1997
La qualità e la certificazione ISO 9000 nell’azienda alberghiera, 1997
Il lavoro temporaneo, 1997
Analisi degli infortuni nel settore turismo, 1997
La prevenzione incendi negli alberghi: il registro dei controlli, 1996
La prevenzione incendi negli alberghi: come gestire la sicurezza, 1995
Il Turismo nelle politiche strutturali della UE, 1995
Il franchising nel settore alberghiero, 1995
Il finanziamento delle attività turistiche, 1994
Igiene e sanità negli alberghi, 1994
Linee guida per la costruzione di un modello di analisi del costo del lavoro, 1994
Costo e disciplina dei rapporti di lavoro negli alberghi dei Paesi CEE, 1993
Per una politica del turismo, 1993
Ecologia in albergo, 1993
Quale futuro per l’impresa alberghiera, 1993
La pulizia professionale delle camere d’albergo, 1993
Il turismo culturale in Italia, 1993
Il turismo marino in Italia, 1993
Serie storica dei minimi retributivi, 1993
Esame comparativo dei criteri di classificazione alberghiera, 1992
L’albergo impresa, 1990
42
Pagina 46 — PDF originale
Federalberghi da oltre cento anni è l’organizzazione nazionale maggiormente
rappresentativa delle imprese turistico ricettive italiane.
La federazione rappresenta le esigenze e le proposte delle imprese nei confronti
delle istituzioni e delle organizzazioni politiche, economiche e sindacali.
Aderiscono a Federalberghi 129 associazioni territoriali e 2 delegazioni,
raggruppate in 20 unioni regionali, e 7 Sindacati Nazionali (Federalberghi Extra, Federal-
berghi Isole Minori, Federalberghi Terme, Unione Nazionale Italiana Catene Alberghiere,
Sindacato Grandi Alberghi, Sindacato Villaggi Turistici, Unihotel Franchising).
Faiat service srl è il braccio operativo di Federalberghi.
Il Presidente è Bernabò Bocca.
Il Direttore Generale è Alessandro Massimo Nucara.
Federalberghi aderisce dal 1950 a Confcommercio ove, insieme alle principali
federazioni di categoria che operano nel Turismo, ha dato vita a Confturismo,
l’organizzazione di rappresentanza imprenditoriale di settore.
Federalberghi è socio fondatore di Hotrec,
la Confederazione Europea degli imprenditori del settore alberghiero
e della ristorazione.
Hotels and Short-Term Rentals: Local Development Models Compared
How hospitality generates wealth: the different tourism development models and how value is distributed between official and unofficial accommodation.
