Le cose di cui ci occupiamo.

Primi, ma ultimi. Report sulla cultura a Roma


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  • 3 maggio 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Meno turismo? Più algoritmi, piuttosto

Siamo a un paradosso: da un lato facciamo il tifo per il turismo, un'industria che non smette di crescere (per fortuna) e che garantisce posti lavoro (una delle poche a cui l'automazione non nuoce) e dall'altro siamo già sul lato opposto della storia, perché parliamo di un eccesso dei turisti, di necessità di limitarne l'impatto, insomma demarketing. Marketing e demarketing insieme!
È evidente che il problema dell'eccesso si porrebbe solo per Venezia, Firenze, Roma, Capri e per pochissime altre destinazioni. Tralasciamo anche il problema politico di come regolare l'eventuale eccesso (intendo, con quale criterio: chi arriva prima? Chi paga di più? O, addirittura, chi vogliano noi?) e vediamo se c'è la soluzione del paradosso.
Piccola premessa: il turismo è il risultato di milioni di micro-decisioni. Ci pensate, proprio in questi giorni in cui si comincia a parlare di vacanze e week end, quante idee ci vengono in mente? La maggior parte finisce in un nulla e vince, alla fine, una sola idea (o pochissime). Ecco, moltiplicate il processo di selezione per milioni di volte. In questo momento a Cincinnati una signora sta decidendo se fermarsi anche un giorno sul Lago di Como o a Sankt Moriz, oppure puntare decisamente su Parigi, lasciandosi solo Venezia in Italia (sembra che l'accoppiata Parigi-Venezia abbia un suo fascino particolare), mentre a Palermo qualcun altro consulta il sito di Ryanair per capire la combinazione ottimale tra data, prezzo e destinazione. Nel frattempo una compagnia di low cost apre nuove rotte e persone che mai avrebbero pensato di passare una vacanza in un luogo, hanno appena finito di prenotarlo. Cosa accomuna queste persone? Vanno su internet.
Chi decide la vacanza? È un signore invisibile. Si chiama algoritmo. E dietro ha un esercito, anch'esso invisibile, che ha per nome "big data". Milioni e milioni di bit "impazziti" che si connettono e sconnettono e presentano "un'offerta che non si può rifiutare" a migliaia e migliaia di persone. Come fanno? Semplice: ci conoscono. Conoscono i nostri gusti, le nostre preferenze. Sanno più del confessore quanto siamo disposti a spendere, a cosa non saremmo mai capaci di rinunciare e quel che riteniamo superfluo. I motori di ricerca sanno cosa pensiamo e cosa facciamo quando nessuno ci vede. Se perciò ogni volta che cerco un albergo scelgo la fascia di prezzo tra 100-150 euro, il sistema sa quale prezzo vorrei; se tra gli attributi dell'albergo metto sempre il wi-fi gratis, statene certi che il sistema lo ha registrato e se dopo aver digitato Ibiza digito Rimini, il sistema sa che per me il competitor numero uno (cioè la destinazione più simile e più sostituibile) per Ibiza è Rimini. E anche questo è registrato.
La storia delle mie ricerche è la mia storia turistica. Il mio nome è un vettore di dati. La prossima volta che vi accedo troverò nella home page proprio quelle offerte che più s'approssimano ai gusti che ho dimostrato di avere. È anche così per le destinazioni? Sì, è anche così. Perché se ho digitato trenta località in un anno, questo comporrà un set di preferenze molto preciso. La legge dei grandi numeri, cui si ispira gran parte degli algoritmi utilizzati, è formidabile, perché più elevato è il numero delle persone da cui si traggono i dati, più facile sarà prevedere i loro comportamenti, per quanto erratici e indipendenti siano (chi non ci credesse, dedichi qualche minuto al Teorema di Bernoulli). Perciò milioni di persone che lasciano (volontariamente o involontariamente) i loro dati sui server rendono perfetta (o quasi) la capacità predittiva degli algoritmi.
Cosa c'entra con il paradosso iniziale? Tutto. Perché nel turismo vince la "spinta gentile", cioé quella tecnica meglio nota come "nudge", cioè l'uso di tecniche persuasive che spostano le scelte da uno all'altro prodotto con mezzi non coercitivi, ma presentando la convenienza di una scelta rispetto all'altra. Siamo nel campo della "scienza delle scelte", appunto. Non essendo il consumo di vacanze un obbligo, ciascuno sceglie in base alla valutazione di percezioni, promesse, costi, tempo disponibile, logistica, e così via. Sono tanti gli elementi che pesano, non uno solo, perciò si sceglie la combinazione che sembra migliore, la migliore possibile, naturalmente, nei vincoli dati.
Nessuno potrà costringere le persone a visitare Viterbo anziché Roma, nonostante i meriti di Viterbo. L'inerzia porta a visitare Roma, non Viterbo. Perché da sempre Roma è nota; da sempre Roma è promossa; perché da sempre è Roma al centro delle narrazioni. Chi potrà costringere la gente a visitare Viterbo? La spinta gentile: cioè la capacità di rendere quella destinazione interessante, attraente, godibile. Anche perché se si vieta Roma, la gente – come meccanismo inerziale – magari andrà a Parigi o a San Francisco, o a Osaka, o chissà dove, non necessariamente a Viterbo. Se vogliamo che la gente vada a Viterbo, dobbiamo rendere interessante Viterbo. Oggi la comunicazione fa miracoli. Magari non saranno convinti tutti, ma tanti penseranno convintamente che, andando a Roma, magari un giorno lo merita anche Viterbo, e perciò la pressione sulla capitale diminuirebbe, senza perdere nessuna attrazione e rendendo un favore anche a Viterbo che, proprio dalla prossimità a Roma, ha tutto da guadagnare.
Allora bisogna fare campagne promozionali su internet a favore di Viterbo? Anche, ma non principalmente. Qui arriva piuttosto la scienza dei dati. Andiamo a studiare il target giusto: vuole l'attrazione "worldwide", perciò Roma; vuole anche gratificarsi a scoprire quello che "gli altri" non sanno; vuole anche poter raccontare che ha visto qualcosa di davvero bello che pochi conoscono ("sai è proprio vicino a Roma. Ma come non la conosci!"). Usando gli algoritmi giusti si riesce a trovare esattamente questo tipo di pubblico. Sono quelli che amano vedere Versailles o la regione dei castelli intorno a Parigi. Li troviamo? Sì, con l'algoritmo giusto si possono trovare. Allora proprio a loro si può dare la spinta gentile che vicino a Roma, c'è un posto che... e via con la narrazione. Ribalterà la situazione? No. La renderà più disponibile? Sì. Non è quello che vogliamo?
Lo stesso accade per altre destinazioni, pensiamo al sud dove i turisti internazionali sono una rarità (per molti motivi, non ultimi quelli logistici). Anche qui il problema è il target giusto. È inutile puntare su tutto il mondo. Facciamo un esempio. Da Brindisi c'è un volo diretto a Stoccolma, ma nessun volo per la Svizzera, la Polonia e tanti altri paesi. Allora è bene puntare alle capitali per le quali ci sia un volo diretto. Mi basterà selezionare le persone che vivono nell'arco di 50 chilometri da ciascun aeroporto e puntare con un messaggio indirizzato proprio a loro, perché so che per loro la logistica non è un problema (come sarebbe per la gran parte delle capitali europee) e perciò ho un vantaggio competitivo da far pesare. Oppure posso vedere chi sono i competitor della Puglia (quelli veri, cioé che risultino dalla selezione delle destinazioni alternative) e puntare decisamente a loro. Scienza delle scelte, appunto.
Se ragioniamo così, il paradosso iniziale si scioglie e avremo la quadratura del cerchio: più turismo dove si vuole e meno turismo dove meno se ne vuole. Non si può fare? Google, Facebook, Amazon hanno un successo strepitoso proprio perché ragionano così: tanti dati, tanta scienza e un'infinità di spinte gentili che è... difficile rifiutare.


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  • 8 aprile 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Il populismo, i social media e l'Attimo Fuggente della sinistra

Life is people, life is people
In the space of a human face,
There's infinite variation,
Bill Fay
Non basta dire populismo per cancellare la realtà. Non basta un termine felice che sintetizza sentimenti molteplici e convergenti, per eliminare domande che pur bisogna farsi. Non basta cavarsela così, con l'ideologia. Quando l'idea di popolo (anche nel senso di populismo) e l'idea di sinistra si trovano su fronti contrapposti, vuol dire che qualcosa non va, che qualcosa non suona naturale. Qualcosa chiede perciò l'arditezza di farsi domande.
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  • 1 aprile 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

I Confini del Populismo

Il linguaggio tradisce il senso delle cose. Trump, Brexit, Le Pen e il Movimento 5 Stelle, sia pure con differenze importanti, vivono un sentimento comune, e questo sentimento è detto "populista". Ma come definiamo la parte che gli si contrappone? Non è una discussione sui nomi e lo vedremo presto, ma i nomi servono a capire.

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  • 1 marzo 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Il turismo, la democrazia e il problema (falso) della folla

Avrei un sogno. Complicato e semplice insieme, quello di vedere il turismo trattato come gli gli altri settori dell'economia con serietà, con rispetto, con critiche, naturalmente, ma sempre nel perimetro delle cose degne e stimabili. Il turismo non è un mondo a parte; non è un extra-mondo alieno da guardare con diffidenza, ma qualcosa che vive dentro la vita delle persone. Essendo in viaggio non si perde la propria singolarità, unicità e irripetibilità.

"Il turismo è il nuovo veleno che sta uccidendo i paesi e le città italiane", scrive Ernesto Galli della Loggia sul Corriere, e così condanna, in un certo qual modo, un intero settore dell'economia italiana, uno dei pochi, per altro, che non conosce crisi e continua a offrire lavoro e opportunità per molti.
Siamo abituati all'acume e allo spessore intellettuale dell'autore. Le sue analisi sulla politica italiana e su come il nostro Paese abbia bisogno di un tasso di liberalismo e di modernità ben superiori di quelli attuali (e totalmente in contro-tendenza rispetto alla deriva proporzionalista che il paese è tentato di prendere) sono spesso davvero da incorniciare, non solo per la raffinatezza, ma anche per l'esibita sottigliezza. Sottigliezza che però manca in questo caso. Vediamo perché.

Il primo punto è l'apocalitticità della definizione: si può naturalmente discutere se ci sia un eccesso di presenze turistiche a Venezia e di come queste possano essere regolate, o disincentivate, ma proiettare sull'intero paese un problema che, in termini fenomenologici potrebbe essere attribuito a Venezia o al massimo a qualche altra particolare situazione, è un po' troppo.

C'è in tutto il ragionamento un filo rosso che tradisce una diffidenza profonda verso quel che è l'industria dell'ospitalità. Galli della Loggia continua, in questo assumendo un luogo comune molto radicato nel nostro paese, nell'equivalenza di numero delle persone e danno crescente. Il suo assunto è molto semplice: più ci sono persone, più il nostro patrimonio va in rovina. È un assunto fuorviante, non perché non ci siano prove che questo succeda, ma ci sono prove che non è necessario che succeda, e se succede, succede per altre cause. Vediamo qualche esempio.

Ortisei è un gioiello incastonato nella Val Gardena, perciò oltre ai consueti problemi tipici delle località turistiche di successo, bisogna aggiungere che si trova in alta montagna e che ha un ambiente e un territorio particolarmente delicati. Ebbene, Ortisei ha meno di 5.000 abitanti e ospita oltre 100mila arrivi turistici (numero persone) e oltre 600mila presenza turistiche (numero notti).
Ha circa 20 turisti per abitante. Dovrebbe essere devastata da tutta questa gente. Dovrebbe essere un caos perpetuo. Dovrebbe essere un inferno. Invece è un paradiso, perché non c'è ombra di traffico, il paesaggio continua a essere meraviglioso e le presenze turistiche sono governate in maniera ineccepibile, perfetta, felice. Il problema non è la gente.

En passant, senza il turismo, grandi aree del Paese sarebbero condannate alla povertà e allo spopolamento. Il Trentino è la regione d'Italia che negli ultimi decenni ha avuto il massimo tasso di crescita dell'economia, trascinata dal turismo, dall'agricoltura modernizzata e dalla valorizzazione della tipicità. Neppure il Trentino appare devastato. Una recente indagine del TSM (Trentino School of Management) ha dimostrato che dovunque la montagna in Italia ha perso popolazione e reddito, dovunque. Ci sono solo poche eccezioni: il Trentino, l'Alto Adige e la Val d'Aosta. Qual è la ragione? Il turismo, non solo il turismo naturalmente, ma principalmente il turismo.

Non dovremmo chiamarlo turismo però, perché il turismo è semplicemente un fenomeno: si chiama industria dell'ospitalità. E se la chiamiamo così, tutto prende un'altra luce. Un'industria ha i suoi standard da rispettare, si prende cura dei suoi clienti, mantiene prezzi proporzionati al valore del servizio e così via. Se parliamo di industria dell'ospitalità, allora capiamo meglio le cose e capiamo che in quelle province sono capaci di gestire bene enormi flussi di turismo, così come sono capaci Rimini e altre destinazioni di gestire al meglio flussi ancora più grandi. Il problema non è la gente.
Orlando, in Florida, nel 2015 ha ospitato 66milioni di persone. È come se tutta l'Italia, con qualche milione di persone in più, si fosse riversata in quella cittadina nello stesso anno. Invece di citare Disney come il male assoluto, (con questo non si vuole dire che Venezia debba essere Disneyland, nota per chi già punta il dito...), impariamo a come gestire i flussi di persone.

C'è una scienza, sì proprio una scienza, che prende il nome di queueing, che si occupa di ottimizzare le code, in cui i maggiori maestri al mondo sono proprio alla Disney. Il problema non è la gente. (Al proposito, la scienza del governo delle code nasce con un paper del matematico russo Andrey Markov dell'inizio del secolo scorso, giusto per dire che l'ottimizzazione dei flussi è roba molto seria e si applica a ogni tipo di affollamento, a prescindere dalla ragione per cui si fa la coda o di chi la faccia).

Se guardiamo ai nostri beni culturali, allora dovremmo capire se tutta la discussione può essere fondata sul numero di persone (massimo) che si possono avere o solo sul prezzo del biglietto (massimo) che devono pagare. Abbiamo tanti siti culturali che vivono il fenomeno della mancanza di visitatori, non del loro eccesso, che è fenomeno riservato a pochi luoghi superstar.

Alcuni nostri musei (includo anche quelli Vaticani) sono al vertice delle classifiche come numero di visitatori, ma le nostre mostre sono tutte abbondantemente sotto la soglia della centesima posizione mondiale. Siamo in testa sull'eredità culturale, siamo in basso nella contemporaneità, o meglio nel fare "industria" culturale (anche qui, si chiarisce che il termine ha un senso evocativo di creare e sviluppare attività collegate alla cultura, dalle mostre, appunto, alla produzione creativa, etc.). Se tutti vanno nello stesso punto, non è forse dovuto al fatto che sono indotti a trovare attraenti solo quei punti? Non è colpa della folla.

Conclusione: ragioniamo su Venezia, a partire dai veneziani. Troviamo il modo, e la scienza, per governare i flussi turistici, perché le persone che scelgono l'Italia devono essere premiate (non punite) perché ci scelgono. Dobbiamo essere orgogliosi del fatto che, con tanto mondo disponibile, pensano che il nostro Paese meriti di essere visitato.

Ogni volta che ci scelgono dovremmo essere felici. Dobbiamo usare l'empatia, pensiamo a quanta gioia c'è nel vedere e vivere luoghi fantastici (sono i nostri stessi pensieri quando andiamo a Venezia, a Pompei o altrove). Quella folla anonima, non è anonima: ognuno ha un'anima che si aspetta felicità dal viaggio, come chiunque di noi quando decide di visitare un luogo che ritiene eletto, meritevole.
Se per un attimo entrassimo nella loro mente (basta leggere i commenti sui social media in maniera analitica e scientifica per rendersene conto), troveremmo pensieri condivisibili. Pensiamo a ciò che li muove, alle loro attese, non diverse dalle nostre.

In fondo sono ragionamenti analoghi alla democrazia: una volta deciso che siamo tutti uguali, che tutti abbiamo il diritto di decidere da chi e come essere governati, poi si costruiscono le istituzioni che quei diritti li organizzano in maniera ordinata. Una volta deciso che gioire del patrimonio dell'umanità è un diritto universale, poi bisogna organizzare al meglio quel diritto e la loro execution. Tutte le alternative sono peggiori.

Antonio Preiti
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  • 18 febbraio 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Come la politica s'impianta nel cuore delle persone, i social media, Trump e True Detective



There's truth that lives
And truth that dies
I don't know which
(Leonard Cohen, Nevermind)

Come un'opinione politica s'impianti nel cuore della gente è diventato un mistero. I sondaggisti sbagliano le previsioni, e sarebbe solo un deficit professionale. Però l'incomprensione va oltre i sondaggi.

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  • 6 febbraio 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

L'esperienza dei visistori dei musei a Firenze. Analisi semantica sui social media

L'opinione dei visitatori sulla loro esperienza di visita ai musei fiorentini.  Una grande indagine realizzata attraverso l'analisi semantica di migliaia di testi pubblicati sui social media. Calcolo del sentiment per ciascun museo. Il primato a Firenze del Museo dell'Opera del Duomo. Qui il Report da leggere.

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  • 1 febbraio 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Report sul cambiamento del turismo a Firenze e i visitatori dei musei. Il Peso della Religione

E' la prima volta che la religione entra nell'analisi dei flussi turistici. Come questa influenza i comportamenti di vacanza e, in particolare, la visita ai musei e alle chiese. Il caso di Firenze. Qui il report completo da leggere.
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Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Presentazione Report su percezione dei musei fiorentini



Qual è l’esperienza dei visitatori del Grande Museo del Duomo e degli altri più importanti musei fiorentini? Quali sono le emozioni più importanti, positive o negative, che i visitatori riportano nei loro commenti sui social media? Cosa li colpisce di più? Quali luoghi, quali nomi, quali intrecci sono più attraenti?

A queste e altre domande risponderanno due report realizzati da Sociometrica, che saranno presentati a Firenze il giorno 1. febbraio alle ore 12:00 presso il Museo dell'Opera di Firenze.

Il primo report dal titolo “Di più, di meglio”, descrive e sintetizza l’andamento del Grande Museo del Duomo, incluso il Museo dell’Opera con altri principali musei della città e con  i flussi turistici a Firenze negli ultimi anni. Inoltre, è presentata per la prima volta una classificazione dei turisti in base alla religione prevalente nel paese di provenienza.

Il secondo Report, dal titolo “L’esperienza del Grande Museo del Duomo”,  analizza oltre 14mila commenti, testimonianze e valutazioni, espressi in lingua inglese, da persone che hanno visitato i musei principali della città. Grazie all’analisi semantica (tecnologia Expert System) i testi sono stati indicizzati, classificati e su questa base è stato estratto e calcolato il sentiment, ovvero il giudizio di valore dell’esperienza personale di visita riferita a ciascun singolo museo su una scala da 0 a 100.
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  • 25 gennaio 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

L'impatto economico e sociale di easyJet in Italia

Qual è l'impatto economico di easyJet nell'economia italiana e nelle economie locali, dove la compagnia è presente? Qual è il suo impatto alla formazione della ricchezza territoriale? Qual è il suo impatto sul turismo? A queste e altre domande risponde il report realizzato da Sociometrica. Qui il report da leggere e scaricare.
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  • 20 gennaio 2017
Antonio Preiti Antonio Preiti Author

Cambia la comunicazione politica

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Sociometrica nasce come iniziativa nel campo delle ricerche socio-economiche, i comportamenti collettivi (il turismo, la fruizione dei beni culturali, i valori, i consumi, gli stili di vita, i comportamenti politici, lo sviluppo dei territori) analizzati con l'impiego delle nuove tecnologie digitali. I soci fondatori provengono dall’esperienza Censis.

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